SONO MORTA. Ecco come mi hanno ucciso. P.S. NON SONO MORTA PER NIENTE.

SONO MORTA. 

Sono almeno sei mesi che mi rifiuto di affrontare la questione, un po’ per orgoglio personale, un po’ per non dargliela vinta.

Tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 mi hanno ucciso. Qui, all’hotel Alpinist. Ho avuto anche un vero e proprio crollo fisico.

Ora credo sia necessario che affronti la questione. Devo elaborare la mia morte.

UCCIDONO LE PERSONE LASCIANDOLE VIVE. Vive, si fa per dire. Le lasciano che respirano.

Lo so da molto tempo. Non mi ricordo se era il 2011 o già prima. E’ difficile ricordare se sei … faccio ancora fatica a dirlo, ad ammetterlo… se sei morto. Ho usato la “O” come se non riguardasse me, non la “A”. E’ proprio dura… Io sono una donnA. “A“. Lo sono sempre stata, la donna più femminile che ci poteva essere in giro, nonostante ho sempre fatto delle scelte molto maschili. Già, non ho mai rinunciato a essere quella che sono per competere con i maschi. Senza malizia. Né pose, né ridicole maschere per soddisfare l’immaginario distorto di un maschio che vive nella putrefazione imperialista. Solo l’orgoglio, la felicità di essere quello che sono, una donna.

Una donna intelligente, orgogliosa e determinata nelle sue scelte.

Capii che chi non aveva tradito, chi non l’avrebbe mai fatto, chi era moralmente e intellettualmente onesto era stato ucciso. Ero in stato confusionale, avevo difficoltà a esprimermi, a organizzare le idee, a parlare, ma ero viva e osservavo i compagni di una vita di lotte e quelli che se ne erano andati dal partito, già la prima cosa che avevano fatto era cercare di causare una scissione, per indebolire il partito, per dividerci. Avevano lavorato sul malcontento, l’insoddisfazione. Sull’ambizione. Non c’è nessuno più ambizioso di un Comunista. Noi vogliamo cambiare il mondo, far fare un passo in avanti all’umanità. A testa alta. Vogliamo che l’umanità alzi la testa, si metta in piedi e prosegua la sua strada verso un futuro che eliminati i lacciuoli, le catene di una società come questa, sarà grandioso. Non esiste ambizione più grande e più sana.

Questo compito storico c’è l’ha il proletariato internazionale. I lavoratori.

Non sarei mai diventata comunista se non mi fosse stato chiaro che la società futura sarà composta da persone che possono esprimere il meglio di se stessi in un lavoro collettivo e in una società ricca.  Se qualcuno storce il naso, usi il cervello e si guardi intorno, già oggi il lavoro è sociale, collettivo. Chi costruisce le case, le macchine, i televisori, chi cuce i nostri abiti e ogni cosa, non lo fa da solo, ma lo fa accanto un altro lavoratore in un lavoro collettivo.

Marx nel Capitale scrive che l’uomo medio sarà a livello di Leonardo, di Galilei… e poi ci saranno i geni. E non sarà necessario a ognuno più di due ore al giorno di lavoro. Liberate le persone e le forze produttive dalle catene che ne frenano lo sviluppo, l’umanità sarà composta di giganti. Giganti sazi. La ricchezza prodotta, immensa, già oggi potrebbe risolvere tutti i problemi legati alla povertà se non fosse sprecata, da chi se ne appropria, in armamenti, guerre, droga, e mille altre cose dannose e inutili. Amo le cose belle, i quadri, i libri antichi, i vestiti, l’architettura, il design, il buon cibo, non sarei mai stata disponibile a lottare per … la miseria.

Osservavo i compagni, sembravano degli zombi. Gente brillante, intelligente a cui avevano tolto ogni speranza, moralmente, psicologicamente distrutti. Oppure corrotti.

Quando sono arrivata qui, un uomo, aveva evidentemente il compito di controllarmi, mi disse con un certo stupore: “Pensavo eri morta tanto tempo fa. Tu sei viva. Tu ami la vita.”.

Peccato che se ne sono accorti.

La persecuzione di oltre un quindicennio era finalizzata a questo scopo. Uccidermi. Uccidermi moralmente e se non fosse bastato, forse anche fisicamente.

Distruggere l’immenso amore che avevo per la vita, la grade empatia verso il resto dell’umanità e che nonostante tutte le efferate violenze che ho subito mi aveva permesso di non morire come persona.

Un altro uomo incontrato qui, probabilmente dell’Intelligence inglese o americano, un liberale, mi disse: “Dobbiamo togliere la speranza ai lavoratori. La speranza genera malcontento…!” Rimasi senza parole, non avevo mai sentito un’enormità simile. Neanche i preti sono così bestie, crudeli e scemi. Le religioni alimentano la speranza, speranze fasulle, ma speranze.

Io ho passato la vita a diffondere speranze. Era bello, quando spiegavo a un lavoratore che cambiare questa società non era solo storicamente necessario, ma anche possibile, cosa vedevo accendere nei loro occhi, la luce della comprensione e sì, della speranza. Ma non c’erano ancora tutte le condizioni necessarie. Se fosse solo una semplice questione di volontà, accendo o spengo la speranza, il mondo l’avremmo cambiato da un pezzo!

Peccato per il “teorico” liberale, che nella sua testa vuota, piena d’ideologie borghesi, (ideologia=falsa visione del mondo) non sa che quello che genera il malcontento non è la speranza, ma le reali condizioni di vita e di lavoro, il rapporto capitale-lavoro, le relazioni internazionali che mutano, le guerre, i duri fatti materiali sono quelli che muovono le masse, quelli che fanno pensare, non le idee più o meno campate per aria o qualche emozione.

Oltretutto, tu puoi togliere la speranza a una persona, a 100, a 1000, a 10000, ma non puoi toglierla a miliardi di lavoratori, si può togliere la speranza a qualcuno per un po’, ma non per sempre, perché le condizioni materiali cambiano. Tutto è in movimento e in continua mutazione, dalle cellule del nostro corpo alla storia. Pantarei. Tutto scorre. 

“Se sottoponiamo alla considerazione del nostro pensiero la natura o la storia umana o la nostra specifica attività spirituale, ci si offre anzitutto il quadro di un infinito intreccio di nessi, di azioni reciproche, in cui nulla rimane quel che era, dove era e come era, ma tutto si muove, si cambia, nasce e muore.

Questa visione primitiva, ingenua, ma sostanzialmente giusta del mondo è quella dell’antica filosofia greca e fu espressa chiaramente per la prima volta da Eraclito:
tutto è ed anche non è, perché tutto scorre, è in continuo cambiamento, in continuo nascere e morire.

(Engels, Anti-Dühring)

Puoi corrompere 10, 100, 1000 lavoratori, ma non tutti i lavoratori anche solo di un’azienda, perché non te lo puoi permettere, ti costerebbe troppo e il gioco non varrebbe più la pena. Puoi illudere qualche lavoratore, anche migliaia, come è successo negli anni ’80/90 in momenti di grande ricchezza e forza del Capitale, che la soluzione è individuale, che ti puoi arricchire, che tutti possono diventare dei borghesi, una stupidaggine, è impossibile, chi produce la ricchezza sono i lavoratori… e da allora sono passati quarant’anni e di lavoratori diventati borghesi, borghesi veri, non lavoratori con la partita IVA, un altro bel sistema per illudere e fregare i lavoratori, ne ho visti ben pochi..

Puoi distruggere, uccidere moralmente o anche fisicamente persone come me, ma non hai risolto nulla. Sono le condizioni materiali stesse della società capitalista che generano, producono continuamente altre persone che hanno chiaro la necessità di cambiare.

Io sono una donna espressione del mio tempo. Lo sono veramente, non come mi disse un compagno, un traditore, all’inizio de 2016 “…siamo uomini del nostro tempo” evidentemente tra di loro cercavano di giustificare il tradimento. No, voi siete dei traditori e stop. Nel vostro tempo c’è un sacco di gente che non ha tradito, alcuni non hanno capito niente, ma non hanno tradito. 

C’è una poesia scritta da Primo Levi, è la denuncia della ferocia borghese e delle paure subite nel lager, paure che non possono essere dimenticate, paure che vivranno per sempre in chi le ha vissute. Per chi ha subito le torture, le aberrazioni, le privazioni dei lager, non c’è modo di dimenticare, neppure al caldo, tra gli affetti, con il ventre sazio. Chi ha visto e subito l’orrore, chi ha conosciuto il lato oscuro, disumano, impietoso dell’animo umano, sa che non c’è tregua che tenga, che guerra è sempre, che finito il racconto si ricomincerà a sentire il grido nemico. L’unico modo per prolungare la tregua è continuare a ricordare.

E’ esattamente quello che voglio continuare a fare. Una mia zia, sconvolta, mi disse che ero pazza quando affermai che non volevo dimenticare. No, non voglio dimenticare, ho lo stesso dovere della memoria di Primo Levi.

Qualcuno anni fa, un miserabile, affermò: “… anche dalle cose peggiori si può imparare”. Può ringraziare che ero uno zombi, con una lentezza spaventosa a elaborare ciò che ascoltavo, ci arrivai ore dopo. E m’infuriai, quanto m’infuriai… negai per anni: da una schifezza simili non s’impara nulla è solo merda, distruzione, annientamento umano, dicevo a me stessa.

Ora dopo anni di riflessione o capito che c’è un fondo di verità. Non quella che pensava chi lo affermava. No. Quello che mi è successo, tutte le violenze che ho subito, i traumi continui, la disperazione, mi hanno tolto solamente le poche illusioni che avevo ancora su una società come questa.

E’ come mi avessero levato un velo dagli occhi, ora la realtà è più chiara.

E non sono morta. Sono una donna ferita che guarda al mondo con maggiore lucidità. Con disincanto. Con la certezza di Eraclito e di Engels: “Tutto scorre, tutto muta e si trasforma, in continuo  nascere e morire”.

Il tradimento di chi sarebbe dovuto restare al mio fianco, mi ha ferito, ma non mi annientato, perché non mi sono mai fatta illusioni sugli individui singoli, ho sempre avuto fiducia nella specie umana nel suo complesso. Al di là delle illusioni dei singoli, religiose, materiali, sentimentali o ideali, noi apparteniamo ad una specie sociale e quello che conta alla fine è la produzione e la riproduzione della vita, della specie umana e le forme economiche, politiche e sociali se diventano un freno allo sviluppo delle forze produttive, è solo una questione di tempo, saranno spazzate vie dalla storia e come diceva Marx finiranno nella pattumiera della storia con le società ormai inutili che le hanno precedute.

Amo la vita come l’ho sempre amata.  La luce i colori, la neve di questi giorni, il sole di oggi, i bimbi della scuola materna che due giorni fa, dalla mia finestra guardavo rotolare felici nella neve, sono la vita che ogni giorno urla la sua bellezza e mi fa sorridere e guardare al futuro della specie umana con fiducia.

 

 

 

 

 

Childrens targeted shocking scale. Nelle guerre attuali sparse per il mondo i bambini sono obiettivi di guerra.

* La foto in evidenza non è una mia foto. Ho scritto il post il 29 dicembre 2017, mi spiace, ma ora non mi ricordo in quale sito ho preso la foto, era free, gratuita.

29 Dicembre 2017.

Questa mattina accendo il televisore per sentire le notizie. Scelgo Al Jazeera (Emirati arabi), di solito guardo o questo canale o la BBC (Inglese) o Rtd (Russo), perché sono in inglese e perché mi permettono di confrontare le notizie e cercare di capire cosa succede nel mondo. Mi piace particolarmente Al Jazeera, mi sembrano più seri e lì trovo molte più informazioni che negli altri telegiornali. Nei Tg occidentali le informazioni sono molto più filtrate, tante notizie non passano o sono appena accennate.

Non so se ogni tanto scopro l’acqua calda, ma questa mattina ho capito, anche perché era scritto bello chiaro, che i bambini sono target – obiettivi di guerra.

Finora pensavo che fosse casuale, un effetto “collaterale” delle guerre: i bambini soldati di Boko Haram, (in un documentario uno di quei bambini, avrà avuto tredici anni, ora in un centro di rieducazione, raccontava che drogato con la cocaina, uccideva le persone come fossero animali…); le bambine o ragazzine rapite costrette a matrimoni forzati o ridotte a schiave sessuali; i bambini morti sotto i bombardamenti insieme ai parenti, quest’anno 700 solo in Afghanistan; 5000 bambini morti o feriti in Yemen dall’inizio della guerra per le sue conseguenze, bombe, colera, fame; i bambini morti nel Mediterraneo mentre fuggivano dalla guerra in Siria, o dall’Afghanistan e da altre guerre degli ultimi venticinque anni; i ragazzini rivestiti di esplosivo e obbligati a farsi saltare in aria in qualche mercato dei paesi mussulmani.

L’Unicef denuncia: i bambini sono targeted shocking scale nelle guerre moderne.

Sono obiettivi e poiché suppongo ci siano delle scale di gravità nell’attacco al nemico, i bambini stanno nella scala dello shock, cioè devono essere scioccati, così alla fine della guerra saranno dei sopravvissuti con seri problemi a riprendersi e questo sarà un’ulteriore danno per la nazione in cui vivono… Sono stuprati, usati come bombe viventi, come soldati, come schiavi, costretti a vivere per anni in campi profughi in condizioni estreme e senza frequentare la scuola.

E’ un vero attacco alla specie umana… se tocchi i bambini… vai a distruggere le basi della sopravvivenza della specie… la vita.

L’umanitarismo non serve a niente e l’indignazione pure, serve l’organizzazione per cambiare il mondo, ma questa mattina sono così incazzata… e poi non è vero che non serve l’indignazione, è il primo passo sulla strada della presa di coscienza, perché c’è un sacco di gente, totalmente indifferente, come assuefatta. Hanno il cervello talmente coperto dal grasso dell’abbondanza, intorpidito,  da non porsi domande e quando se le pongono le risposte, sono da brivido…

Gli animalisti che su vari siti di viaggio s’indignano dell’uso improprio fatto degli animali per sollazzare i turisti, come gli elefanti costretti a scarrozzare i viaggiatori, o le tigri o altri animali sedati per le foto con i turisti, sono un esempio di cosa significa avere il cervello coperto dal grasso dell’abbondanza.

Vanno nei paesi asiatici e africani, dove c’è uno sfruttamento bestiale delle persone, orari di lavoro senza fine, stipendi miserrimi, bambini costretti a lavorare per aiutare le famiglie invece che frequentare la scuola, bambine e bambini venduti come schiavi sessuali, bambini scheletrici con la pancia gonfia per la fame e questi …….. si preoccupano degli animali…

Sì, perché il passo è breve, da questa cecità passare alla giustificazione delle atrocità… 

Qualche mese fa dei video su Facebook denunciavano le atrocità della guerra in Siria.

Un video, mostrava un ospedale nel quale dei bambini feriti, scampati a un bombardamento, non piangevano più, in mezzo ad altra gente ferita, alle urla di una madre che aveva perso tutti i suoi figli, consolata da un ragazzo di 14 anni, allucinato, con il suo fratellino di pochi mesi tra le braccia, morto soffocato dalla polvere insieme a tutti i suoi famigliari e che lui non voleva abbandonare ai becchini. I bambini non piangevano più, annientati dall’orrore, avevano smesso di piangere. Si guardavano intorno smarriti, era talmente enorme quello cui assistevano che non riuscivano più a piangere.

L’altro video documentava le atrocità delle carceri siriane, le torture, gli stupri, in particolare delle donne, raccontava di una ragazza sedicenne incarcerata, massacrata, violentata talmente tanto dai soldati del governo siriano da indurla al suicidio spaccandosi la testa contro il muro della sua cella. La storia di questa ragazzina la sentii raccontare un po’ di tempo dopo in un documentario di Al Jazeera dalle donne siriane compagne di cella di quella ragazza. Era quasi impossibile stare ad ascoltare le atrocità subite da quelle donne.

Quello che mi lasciò allibita, in un sito per viaggiatori, di fronte ai pochi commenti a questo 2° filmato, tutti dello stesso tenore, fu la risposta di una ragazza italiana, tanto ignobile da indurmi a visitare la sua pagina. Giovane, una ventina d’anni, studentessa universitaria, tanto carina, pulitina, un viso da ragazza “per bene”.

La miserabile mentecatta non scrisse una sola parola sulla ragazzina violentata e  uccisa dai soldati nel carcere siriano, ma disquisì se la notizia era vera o falsa, per lei era falsa. Non si sarebbe capito il perché di quest’affermazione se non fosse che negli stessi giorni in Italia c’era un dibattito causato da Salvini sulla falsità delle notizie dei bombardamenti dell’aviazione di Assad con il gas su Khan Saykhun, che aveva causato settantaquattro morti, quasi tutti bambini e dopo qualche mese confermato ampiamente non solo dai russi, ma anche dall’ONU e da tutti i testimoni oculari.

Salvini e soci sostenevano che erano propaganda entrambi i filmati.

Prendendo per buona l’ipotesi (non lo è) di Salvini e soci, se anche fossero stati di propaganda contro la guerra o di una delle parti in conflitto, non tolgono nulla al fatto che quello che si vedeva e si sentiva raccontare nei video accade ogni giorno nelle zone di guerra in modo più o meno efferato: Siria, Africa, Iraq, Afghanistan e in ogni guerra moderna.

Mi chiedevo come poteva, la ragazza italiana essere  totalmente priva di empatia, forse era stupida… evidentemente schierata nel centro destra o nell’estrema destra, ha fatto 1+1 = 3. La sua parte politica sostiene una tesi sugli avvenimenti in Siria, lei in modo acritico la conferma.

Quella ragazza “tanto per benino” mi ha profondamente indignato:

  1. In quanto donna disprezzo le donne complici morali con gli uomini che stuprano le donne.
  2. In quanto “madre simbolica”, non riesco a sopportare il dolore di quella giovane creatura che poteva essere mia figlia.
  3. In quanto essere umano, ritengo intollerabili, disumane, simili bestialità. Odio profondamente una società che alimenta, giustifica, tollera tali atrocità, condotte da persone che hanno perso la loro umanità, su altre persone indifese, per mantenere i privilegi di pochi a scapito della maggioranza.

Guardavo la foto dell’insensibile ragazza italiana e mi chiedevo com’era possibile?

Mi sono venuti in mente due libri: “La banalità del male” di Hannah Arendt, libro mai letto, mi propongo da anni di leggerlo, ma avendo altre priorità e la giornata di ventiquattr’ore ho sempre rimandato. Non so se dopo averlo letto condividerò le sue tesi, ma dai commenti  e dalle frasi che ho sentito citare nel corso degli anni sono certa che varrà la pena di leggerlo. Lei, ebrea, fuggita negli USA, seguiva il processo a Eichmann gerarca nazista e scriveva articoli per il New Yorker, giornale americano, riflettendo sugli aspetti politici e morali, su com’era possibile che un uomo avesse potuto compiere simili orrori.

Brano preso dal sito Robe di donne: “La Arendt sostiene che la società civile aveva creato un nuovo tipo di criminale caratterizzato dalla mancanza di idee, ma non stupido, quanto senza spirito critico, e ubbidiente: un uomo che vive attraverso i condizionamenti esterni che gli sono dati dalla società, o da un capo politico, un uomo mediocre che vive per inerzia.

Eppure, questo criminale solerte, fa più paura di un mostro inumano, perché Eichmann, alla fine, avrebbe potuto essere chiunque: bastava non avere idee che potessero aiutare a comprendere che cosa era giusto e cosa sbagliato; bastava essere ligi al dovere, ubbidienti ai comandi impartiti, grandi lavoratori, e si era Eichmann, un uomo che viveva, ma non era calato nel reale e nelle sue implicazioni, che faceva parte di uno stato totalitario che plasmava le personalità a suo vantaggio.”

Di sicuro non sono d’accordo sull’affermazione che è uno stato totalitario a plasmare simili individui a suo vantaggio, oggi questo avviene nella democratica Europa, in tutto l’Occidente, nei cosiddetti paesi “liberi”. Infatti, l’affermazione della ragazza italiana è spiegata, appunto nel suo essere una persona senza spirito critico, ignorante (= mancanza di conoscenza) e manipolata dalla propaganda.

L’altro libro è “Le Benevole” di Jonathan Littell, libro di oltre 1000 pagine, interessante, avvincente, documentatissimo, ma così terribile che non sono riuscita a finire di leggere le ultime cinquanta pagine. Tra le altre, sostiene la stessa tesi, la manipolazione degli individui da parte della società. E’ stato per me impossibile finire di leggere quel libro perché in quel momento stavo vivendo in prima persona la repressione feroce e mascherata che in Europa ha disintegrato varie organizzazioni dei lavoratori e per me era chiaro che quello che era descritto nel libro stava di nuovo avvenendo, la disinformazione, la manipolazione degli individui, la repressione, avveniva lì sotto i miei occhi e il rimanente non è lontano da accadere.

… Sul controllo ideologico delle masse e degli individui, dai “Persuasori occulti” di Vance Packard scritto nel 1957 in poi sono stati scritti molti libri. Dalle facoltà di psicologia, alle ricerche delle neuroscienze nelle Università, alle aziende che cercano nuovi metodi per vendere i loro prodotti, agli strateghi delle campagne elettorali, delle campagne stampa e televisive, ai vari partiti che per mantenere un “cadreghino” (leggi poltrona in qualche comune, regione o in parlamento) sono disponibili a “fare monete false”,  agli apparati repressivi dediti a destrutturare le persone che vogliono cambiare il mondo, i cosiddetti “sovversivi”, sono tutti impegnati, spesso partendo da basi reali o dalle paure immaginarie ha falsificare la realtà, ad alimentare l’odio verso l’altro, a creare nemici immaginari, un “nemico” che una volta può essere l’emigrato, il nero, l’ebreo, il profugo, un’altra volta, il sindacato, il comunista… e così via.

Stanno desensibilizzando la gente, per prepararla alla futura guerra per la spartizione del mercato mondiale, esattamente come è successo due volte nel ‘900, al punto che di fronte alle foto del bimbo siriano dalla maglia rossa in fuga dalla guerra su un gommone, morto annegato e  arenato su una spiaggia del Mediterraneo nel 2016, ho sentito una persona dire: “…tanto gli immigrati sono solo “rumenta” (spazzatura)… (significa che non è un essere umano e da lì alla repressione, alle botte, allo sterminio il passo è breve…) e un giornalista di “sinistra” sul suo blog affermare che non si dovrebbero far vedere foto simili, “turbano”, questi sono un esempio della complicità, dell’uniformarsi ai luoghi comuni, della mancanza di senso critico, di mediocrità, della “banalità del male” ben descritta nei due libri che ho citato e della brutta china ideologica su cui stanno scivolando i paesi europei.

Se di fronte ai bambini divenuti obiettivi di guerra, ad una ragazzina stuprata e uccisa dalle violenze, ad un bambino morto annegato in fuga dalla guerra,  rimani indifferente, o peggio provi soddisfazione perché è morto un “nemico”,e se di fronte a simili tragedie un giornalista neanche di destra ma “di sinistra” ha come unica preoccupazione, non la denuncia ma la mistificazione… se un sacco di gente con la pancia piena si preoccupa delle tigri e degli elefanti invece che delle condizioni dei bambini e dei lavoratori dei paesi che allegramente visitano ….direi che siamo proprio malmessi.

E le conseguenze, conoscendo la storia del Novecento, delle crisi e delle guerre del capitalismo sono facilmente prevedibili…