Trekking a Saimaluu Tach. Kirghizistan.

Ho passato tre giorni tra le montagne del Sud del Kirghizistan.

Abbiamo attraversato il paese da Bishkek, la capitale, fino a Naryn, poi invece di proseguire per il confine cinese siamo andate ad ovest, verso Kazarman a circa 150 km da Zalalabad ( o Jalalabad) confine con l’Uzbekistan. Eravamo quattro donne, dovevamo controllare il percorso verso Saimaluu Tach, uno dei trekking di preparazione, di acclimatazione, prima di affrontare il Pamir e il picco Domachii alto 5130 metri.

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Dintorni di Naryn.

Andando verso sud il paesaggio cambia continuamente, si passa attraverso zone climatiche molto diverse, è quasi incredibile per un’europea come me la varietà delle montagne, degli altopiani, i colori, i deserti e le vallate verdi circondate da montagne di varie forme completamente brulle, secche. Sono evidenti i movimenti della terra, ci sono alte montagne, montagne basse tondeggianti, altre sembrano dei cappelli appoggiati uno a fianco all’altro, altre sono morene lunghissime perfettamente tronche, come fosse passato un falegname con una pialla! Ci sono dei canyon sotto il livello del terreno, formazioni carsiche, onde di terra tagliate e colorate, valli verdissime nel deserto. Abbiano attraversato tutto il deserto di Ak-Tala, il deserto bianco… in realtà l’altopiano era verde, perché quest’anno ha piovuto tanto, dove di solito c’è erba secca e gialla c’erano distese di erba verde!

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Sullo sfondo la città di Naryn. Il fiume Naryn è uno dei due fiumi che va a formare il Syr-Daria.

Mi ha entusiasmato vedere cosa a prodotto il movimento della crosta terreste…

Devo ringraziare quattro cretini che ci hanno dato un’indicazione sbagliata, se ho visto un percorso tra le montagne bellissimo. I deficienti ci hanno fatto allungare il percorso di oltre 6 ore… tutto su sterrato, il viaggio doveva durare otto ore invece ne abbiamo fatte quattordici di ore. Mentre ci allontanavamo con il fuori strada mi ero voltata, avevo visto che stavano sghignazzando… Bisogna avere le pigne in testa per fare una cosa simile. Centinaia di chilometri tra le montagne, dove s’incontrano solo cavalli, qualche mucca e piccoli asinelli che stanno comodamente in mezzo alla strada e qualche rara yurta con tanti bambini curiosi che corrono felici a vedere e a dare il benvenuto a chi arriva.

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Una piccola moschea tra le montagne

Il nostro percorso in fuoristrada e stato tutto tra i 2000 e i 3030 metri.

Fino a Naryn, le strade sono asfaltate, poi sono dei begli sterrati, quando ci siamo accorte dell’errore, erano le 7 di sera, Natacha, la nostra guida e autista, tostissima donna, nascosta dietro un aspetto di delicato fiore femminile,  guidava da 10 ore, eravamo vicini a una miniera d’oro, un tempo importante, ora il villaggio nato intorno alla miniera è in decadenza. Grandi camion diretti alla miniera ci sfioravano nel tramonto.

Arrivati a Kazarman, abbiamo cenato e poi veloci a dormire, alle 6 dopo colazione siamo partite verso la nostra meta: Saimaluu Tasch.

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La nostra meta là sullo sfondo.

Abbiamo raggiuto dopo qualche chilometro tra le montagne delle yurte, dove ci attendevano le guide con i cavalli.

Dalle yurte siamo scese di qualche centinaio di metri verso un impetuoso torrente di montagna, lo abbiamo attraversato una prima volta su un traballante ponte tibetano, accomodato al momento dalle guide, poi di nuovo più avanti, questa volta a cavallo, perché era impossibile farlo a piedi. Poi per un’ora e mezza il sentiero saliva lentamente prima di diventare ripido.

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Io ero scoppiata. Non riuscivo a respirare, mai successo prima nella mia vita… ma dopo  quasi un anno senza muovermi, non è strano. Non ero allenata, ero stata in montagna solo due volte, e una volta per buona parte del tempo l’avevo passata a mangiare trote!

Sono partita dai circa 800 metri di Bishkek per arrivare intorno ai 2000 m. di Kazarman e poi cominciare a salire. Ho resistito un’ora e mezza, poi per non essere d’intralcio alle altre che erano lì per lavoro, ho deciso di montare a cavallo, non avevo mai fatto un trekking a cavallo… mi è piaciuto un sacco!

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Sul nevaio.

I cavalli in fila erano tranquilli, ho fatto delle belle foto, per tre ore mi sono goduta il paesaggio comodamente dall’alto di una sella. Siamo passati in mezzo all’erba alta, la flora che da noi è alta cinquanta centimetri, qui è alta 2 metri, abbiamo attraversato un grande nevaio, ripidi pendii erbosi e alla fine siamo arrivati a 3600 m. su un piccolo pianoro circondato dalle cime.

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Il “mio” cavallo può finalmente mangiare l’erba senza essere strattonato.

A metà strada abbiamo incontrato altre guide con i cavalli che stavano pulendo il sentiero e tagliando l’erba e abbiamo cambiato le guide.

In tre abbiamo fatto buona parte del percorso a cavallo, solo la nostra chef, Natacha, responsabile dell’agenzia la maison du voyager   ha fatto tutto il percorso a piedi.

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Famosa questa pietra simbolo degli antichi riti in onore del sole.

Arrivati a 3600 metri abbiamo lasciato i cavalli, di fronte a noi una pietraia saliva verso il colle, abbiamo passato l’ora successiva tra i pietroni alla ricerca dei Petroglifi, le iscrizioni rupestri, le più antiche hanno migliaia di anni e testimoniano il culto del sole degli antichi abitanti della regione, Sciti. Ci sono incisioni evidentemente di varie epoche successive: cervi con le grandi corna ricurve,  ghepardi delle nevi,  i serpenti simbolo della vita, scene di caccia, il ragazzo con attorno al capo i raggi del sole, ho visto su una pietra un animale identico a quelli della grotta di Altamira, scatto una foto ma si scarica la batteria, cerco un telefonino in prestito, torno indietro e in mezzo a tutti quei pietroni… non trovo più la pietra! Le iscrizioni più antiche sono anche le più belle, fatte con cura, eleganti e precise.

Al ritorno ho percorso il sentiero tutto a piedi. A parte i dieci minuti di una salita dove la guida dei cavalli ha voluto a tutti costi farmi salire a cavallo, perché riteneva che in un punto avrei avuto problemi con le scarpe che avevo…

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Nella pietraia a caccia di petroglifi.

Effettivamente ho fatto un’idiozia, sono andata in montagna con le scarpe da ginnastica, dopo aver passato la vita a criticare “gli scemi” che andavano in montagna con scarpe inadatte e poi cadevano o si ammazzavano rotolando giù dalle scarpate!

Ho attraversato il grande nevaio con le scarpe da ginnastica e come logica vuole ho rischiato di brutto di farlo tutto con il sedere, scivolavo da maledetti e non solo, raggiunta la terra era di quelle friabili che non teneva, e rischiavo continuamente di scivolare… un’idiozia, ma quando sono partita non avevo ben capito dove andavamo, pensavo fosse una passeggiatina… Accidenti alle lingue straniere! Era lo studio del percorso per l’ultimo trekking di preparazione prima di andare sulle cime del Pamir !

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Nei prati pieni di fiori blu oltre i 3000 metri.

Non ho avuto nessun problema a salire, mi hanno spiegato che salendo i cavalli in fila non possono che andare avanti, a scendere la questione cambia, bisogna saperli controllare con le redini. Cosa che non so fare. A salire non avevo nessun timore e il cavallo sentiva la mia sicurezza. A scendere, ho cambiato cavallo, sentivo che non era sicuro di se, o forse lui sentiva che non ero troppo tranquilla, anche perché pochi minuti prima avevo rischiato di scivolare sul nevaio.  Il sentiero era strettissimo, da un lato lo strapiombo di centinaia di metri, dall’altro il muro d’erba della montagna. Il cavallo ha fatto un movimento brusco con il corpo, io ero sbilanciata a sinistra verso la montagna, sono scivolata, potevo tenermi, ma nella frazione di secondo in cui è avvenuto il tutto, non ho capito bene cosa stava avvenendo e ho deciso che era meglio lasciarmi andare verso la montagna che cadere nello strapiombo, essendo strettissimo sono scivolata sotto il cavallo che mi ha scavalcato e … ho continuato a piedi!

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Petroglifi. Scena di caccia e serpente.

Intanto i kirghisi a cavallo che avevamo incontrato salendo avevano fatto un ottimo lavoro per chi sarebbe passato di lì dopo … due giorni, mentre per me con le scarpe scivolose, è stato faticoso, l’erba appena tagliata si agganciava ai piedi … ho fatto dei voli olimpionici!

Dopo quattro ore di discesa al torrente abbiamo trovato altri cavalieri ad attenderci per farci passare.

Dopo dieci minuti, il mio cavallo comincia a scalciare, infastidito dal cavallo che ci seguiva, forse erano stanchi e nervosi. L’ultimo pezzo l’ho fatto a piedi. Se voglio andare a cavallo devo imparare un po’ a conoscerli. I cavalli kirghisi sono molto quieti, ma comunque sono cavalli e un’idea di come si controllano è bene averla.

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Masha e la nostra guida dei cavalli.

Raggiunte le yurte abbiamo ripreso il fuori strada e raggiunto Kazarman per la cena. Stanche e contente abbiamo chiacchierato con altri escursionisti europei e poi a nanna. 

Il terzo giorno alle sei abbiamo fatto colazione e siamo partite in direzione di Naryn, poi Koch Kor, abbiamo fatto varie tappe per pranzare, vedere magazzini di prodotti locali, visitare guest house e dopo 16 ore abbiamo raggiunto Bishkek.

Io stanca e felice di aver fatto il mio primo vero trekking kirghiso.

 

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Childrens targeted shocking scale. Nelle guerre attuali sparse per il mondo i bambini sono obiettivi di guerra.

* La foto in evidenza non è una mia foto. Ho scritto il post il 29 dicembre 2017, mi spiace, ma ora non mi ricordo in quale sito ho preso la foto, era free, gratuita.

29 Dicembre 2017.

Questa mattina accendo il televisore per sentire le notizie. Scelgo Al Jazeera (Emirati arabi), di solito guardo o questo canale o la BBC (Inglese) o Rtd (Russo), perché sono in inglese e perché mi permettono di confrontare le notizie e cercare di capire cosa succede nel mondo. Mi piace particolarmente Al Jazeera, mi sembrano più seri e lì trovo molte più informazioni che negli altri telegiornali. Nei Tg occidentali le informazioni sono molto più filtrate, tante notizie non passano o sono appena accennate.

Non so se ogni tanto scopro l’acqua calda, ma questa mattina ho capito, anche perché era scritto bello chiaro, che i bambini sono target – obiettivi di guerra.

Finora pensavo che fosse casuale, un effetto “collaterale” delle guerre: i bambini soldati di Boko Haram, (in un documentario uno di quei bambini, avrà avuto tredici anni, ora in un centro di rieducazione, raccontava che drogato con la cocaina, uccideva le persone come fossero animali…); le bambine o ragazzine rapite costrette a matrimoni forzati o ridotte a schiave sessuali; i bambini morti sotto i bombardamenti insieme ai parenti, quest’anno 700 solo in Afghanistan; 5000 bambini morti o feriti in Yemen dall’inizio della guerra per le sue conseguenze, bombe, colera, fame; i bambini morti nel Mediterraneo mentre fuggivano dalla guerra in Siria, o dall’Afghanistan e da altre guerre degli ultimi venticinque anni; i ragazzini rivestiti di esplosivo e obbligati a farsi saltare in aria in qualche mercato dei paesi mussulmani.

L’Unicef denuncia: i bambini sono targeted shocking scale nelle guerre moderne.

Sono obiettivi e poiché suppongo ci siano delle scale di gravità nell’attacco al nemico, i bambini stanno nella scala dello shock, cioè devono essere scioccati, così alla fine della guerra saranno dei sopravvissuti con seri problemi a riprendersi e questo sarà un’ulteriore danno per la nazione in cui vivono… Sono stuprati, usati come bombe viventi, come soldati, come schiavi, costretti a vivere per anni in campi profughi in condizioni estreme e senza frequentare la scuola.

E’ un vero attacco alla specie umana… se tocchi i bambini… vai a distruggere le basi della sopravvivenza della specie… la vita.

L’umanitarismo non serve a niente e l’indignazione pure, serve l’organizzazione per cambiare il mondo, ma questa mattina sono così incazzata… e poi non è vero che non serve l’indignazione, è il primo passo sulla strada della presa di coscienza, perché c’è un sacco di gente, totalmente indifferente, come assuefatta. Hanno il cervello talmente coperto dal grasso dell’abbondanza, intorpidito,  da non porsi domande e quando se le pongono le risposte, sono da brivido…

Gli animalisti che su vari siti di viaggio s’indignano dell’uso improprio fatto degli animali per sollazzare i turisti, come gli elefanti costretti a scarrozzare i viaggiatori, o le tigri o altri animali sedati per le foto con i turisti, sono un esempio di cosa significa avere il cervello coperto dal grasso dell’abbondanza.

Vanno nei paesi asiatici e africani, dove c’è uno sfruttamento bestiale delle persone, orari di lavoro senza fine, stipendi miserrimi, bambini costretti a lavorare per aiutare le famiglie invece che frequentare la scuola, bambine e bambini venduti come schiavi sessuali, bambini scheletrici con la pancia gonfia per la fame e questi …….. si preoccupano degli animali…

Sì, perché il passo è breve, da questa cecità passare alla giustificazione delle atrocità… 

Qualche mese fa dei video su Facebook denunciavano le atrocità della guerra in Siria.

Un video, mostrava un ospedale nel quale dei bambini feriti, scampati a un bombardamento, non piangevano più, in mezzo ad altra gente ferita, alle urla di una madre che aveva perso tutti i suoi figli, consolata da un ragazzo di 14 anni, allucinato, con il suo fratellino di pochi mesi tra le braccia, morto soffocato dalla polvere insieme a tutti i suoi famigliari e che lui non voleva abbandonare ai becchini. I bambini non piangevano più, annientati dall’orrore, avevano smesso di piangere. Si guardavano intorno smarriti, era talmente enorme quello cui assistevano che non riuscivano più a piangere.

L’altro video documentava le atrocità delle carceri siriane, le torture, gli stupri, in particolare delle donne, raccontava di una ragazza sedicenne incarcerata, massacrata, violentata talmente tanto dai soldati del governo siriano da indurla al suicidio spaccandosi la testa contro il muro della sua cella. La storia di questa ragazzina la sentii raccontare un po’ di tempo dopo in un documentario di Al Jazeera dalle donne siriane compagne di cella di quella ragazza. Era quasi impossibile stare ad ascoltare le atrocità subite da quelle donne.

Quello che mi lasciò allibita, in un sito per viaggiatori, di fronte ai pochi commenti a questo 2° filmato, tutti dello stesso tenore, fu la risposta di una ragazza italiana, tanto ignobile da indurmi a visitare la sua pagina. Giovane, una ventina d’anni, studentessa universitaria, tanto carina, pulitina, un viso da ragazza “per bene”.

La miserabile mentecatta non scrisse una sola parola sulla ragazzina violentata e  uccisa dai soldati nel carcere siriano, ma disquisì se la notizia era vera o falsa, per lei era falsa. Non si sarebbe capito il perché di quest’affermazione se non fosse che negli stessi giorni in Italia c’era un dibattito causato da Salvini sulla falsità delle notizie dei bombardamenti dell’aviazione di Assad con il gas su Khan Saykhun, che aveva causato settantaquattro morti, quasi tutti bambini e dopo qualche mese confermato ampiamente non solo dai russi, ma anche dall’ONU e da tutti i testimoni oculari.

Salvini e soci sostenevano che erano propaganda entrambi i filmati.

Prendendo per buona l’ipotesi (non lo è) di Salvini e soci, se anche fossero stati di propaganda contro la guerra o di una delle parti in conflitto, non tolgono nulla al fatto che quello che si vedeva e si sentiva raccontare nei video accade ogni giorno nelle zone di guerra in modo più o meno efferato: Siria, Africa, Iraq, Afghanistan e in ogni guerra moderna.

Mi chiedevo come poteva, la ragazza italiana essere  totalmente priva di empatia, forse era stupida… evidentemente schierata nel centro destra o nell’estrema destra, ha fatto 1+1 = 3. La sua parte politica sostiene una tesi sugli avvenimenti in Siria, lei in modo acritico la conferma.

Quella ragazza “tanto per benino” mi ha profondamente indignato:

  1. In quanto donna disprezzo le donne complici morali con gli uomini che stuprano le donne.
  2. In quanto “madre simbolica”, non riesco a sopportare il dolore di quella giovane creatura che poteva essere mia figlia.
  3. In quanto essere umano, ritengo intollerabili, disumane, simili bestialità. Odio profondamente una società che alimenta, giustifica, tollera tali atrocità, condotte da persone che hanno perso la loro umanità, su altre persone indifese, per mantenere i privilegi di pochi a scapito della maggioranza.

Guardavo la foto dell’insensibile ragazza italiana e mi chiedevo com’era possibile?

Mi sono venuti in mente due libri: “La banalità del male” di Hannah Arendt, libro mai letto, mi propongo da anni di leggerlo, ma avendo altre priorità e la giornata di ventiquattr’ore ho sempre rimandato. Non so se dopo averlo letto condividerò le sue tesi, ma dai commenti  e dalle frasi che ho sentito citare nel corso degli anni sono certa che varrà la pena di leggerlo. Lei, ebrea, fuggita negli USA, seguiva il processo a Eichmann gerarca nazista e scriveva articoli per il New Yorker, giornale americano, riflettendo sugli aspetti politici e morali, su com’era possibile che un uomo avesse potuto compiere simili orrori.

Brano preso dal sito Robe di donne: “La Arendt sostiene che la società civile aveva creato un nuovo tipo di criminale caratterizzato dalla mancanza di idee, ma non stupido, quanto senza spirito critico, e ubbidiente: un uomo che vive attraverso i condizionamenti esterni che gli sono dati dalla società, o da un capo politico, un uomo mediocre che vive per inerzia.

Eppure, questo criminale solerte, fa più paura di un mostro inumano, perché Eichmann, alla fine, avrebbe potuto essere chiunque: bastava non avere idee che potessero aiutare a comprendere che cosa era giusto e cosa sbagliato; bastava essere ligi al dovere, ubbidienti ai comandi impartiti, grandi lavoratori, e si era Eichmann, un uomo che viveva, ma non era calato nel reale e nelle sue implicazioni, che faceva parte di uno stato totalitario che plasmava le personalità a suo vantaggio.”

Di sicuro non sono d’accordo sull’affermazione che è uno stato totalitario a plasmare simili individui a suo vantaggio, oggi questo avviene nella democratica Europa, in tutto l’Occidente, nei cosiddetti paesi “liberi”. Infatti, l’affermazione della ragazza italiana è spiegata, appunto nel suo essere una persona senza spirito critico, ignorante (= mancanza di conoscenza) e manipolata dalla propaganda.

L’altro libro è “Le Benevole” di Jonathan Littell, libro di oltre 1000 pagine, interessante, avvincente, documentatissimo, ma così terribile che non sono riuscita a finire di leggere le ultime cinquanta pagine. Tra le altre, sostiene la stessa tesi, la manipolazione degli individui da parte della società. E’ stato per me impossibile finire di leggere quel libro perché in quel momento stavo vivendo in prima persona la repressione feroce e mascherata che in Europa ha disintegrato varie organizzazioni dei lavoratori e per me era chiaro che quello che era descritto nel libro stava di nuovo avvenendo, la disinformazione, la manipolazione degli individui, la repressione, avveniva lì sotto i miei occhi e il rimanente non è lontano da accadere.

… Sul controllo ideologico delle masse e degli individui, dai “Persuasori occulti” di Vance Packard scritto nel 1957 in poi sono stati scritti molti libri. Dalle facoltà di psicologia, alle ricerche delle neuroscienze nelle Università, alle aziende che cercano nuovi metodi per vendere i loro prodotti, agli strateghi delle campagne elettorali, delle campagne stampa e televisive, ai vari partiti che per mantenere un “cadreghino” (leggi poltrona in qualche comune, regione o in parlamento) sono disponibili a “fare monete false”,  agli apparati repressivi dediti a destrutturare le persone che vogliono cambiare il mondo, i cosiddetti “sovversivi”, sono tutti impegnati, spesso partendo da basi reali o dalle paure immaginarie ha falsificare la realtà, ad alimentare l’odio verso l’altro, a creare nemici immaginari, un “nemico” che una volta può essere l’emigrato, il nero, l’ebreo, il profugo, un’altra volta, il sindacato, il comunista… e così via.

Stanno desensibilizzando la gente, per prepararla alla futura guerra per la spartizione del mercato mondiale, esattamente come è successo due volte nel ‘900, al punto che di fronte alle foto del bimbo siriano dalla maglia rossa in fuga dalla guerra su un gommone, morto annegato e  arenato su una spiaggia del Mediterraneo nel 2016, ho sentito una persona dire: “…tanto gli immigrati sono solo “rumenta” (spazzatura)… (significa che non è un essere umano e da lì alla repressione, alle botte, allo sterminio il passo è breve…) e un giornalista di “sinistra” sul suo blog affermare che non si dovrebbero far vedere foto simili, “turbano”, questi sono un esempio della complicità, dell’uniformarsi ai luoghi comuni, della mancanza di senso critico, di mediocrità, della “banalità del male” ben descritta nei due libri che ho citato e della brutta china ideologica su cui stanno scivolando i paesi europei.

Se di fronte ai bambini divenuti obiettivi di guerra, ad una ragazzina stuprata e uccisa dalle violenze, ad un bambino morto annegato in fuga dalla guerra,  rimani indifferente, o peggio provi soddisfazione perché è morto un “nemico”,e se di fronte a simili tragedie un giornalista neanche di destra ma “di sinistra” ha come unica preoccupazione, non la denuncia ma la mistificazione… se un sacco di gente con la pancia piena si preoccupa delle tigri e degli elefanti invece che delle condizioni dei bambini e dei lavoratori dei paesi che allegramente visitano ….direi che siamo proprio malmessi.

E le conseguenze, conoscendo la storia del Novecento, delle crisi e delle guerre del capitalismo sono facilmente prevedibili…

 

 

 

 

 

 

 

Buchara.

Buchara per secoli tra le più importanti città della Transoxiana, distrutta da Gengis Khan, ritornò a essere una famosa, ricca città commerciale sulla Via della Seta e un importante centro religioso.

Tra il 1261 e il 1264 qui vissero Matteo e Marco Polo prima di andare verso la Cina! Buchara nei secoli attirò tra le sue mura importanti studiosi e poeti, tra i quali Abd Allah ibn Sina conosciuto in Occidente come Avicenna grande medico e astronomo. 

Buchara è bella. Piccolina. Il centro storico con le su madrase, le moschee, le cupole dei mercanti è Patrimonio dell’Umanità. Due o tre giorni sono sufficienti per visitarla. E’ un posto molto turistico, ma vale veramente la pena di vederla.

L’unica cosa irritante è che chi vive e lavora nel centro storico sono commercianti che campano sul turismo e sfacciatamente per loro sei un bancomat emettitore di banconote e basta!

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Mausoleo dei Samanidi.

Il Mausoleo dei Samanidi del 9° secolo, è uno dei luoghi più belli di Buchara, la stupenda armonia della sua architettura, insieme Soghdiana preislamica e innovativa, è un capolavoro dell’architettura mondiale. E’ una rappresentazione simbolica dell’universo. Ha la forma di un cubo simbolo della terra e della stabilità, la cupola semisferica che lo sormonta rappresenta il cielo. La bellezza delle sue facciate, costruite con mattoni seccati in forno che formano motivi diagonali, orizzontali, verticali, rettangoli, quadrati, rosette, e dischi, è evidenziata dalle colonne ai quattro angoli dell’edificio con piccole cupole che circondano la grande cupola centrale.E’ un luogo di pellegrinaggio musulmano, la gente entra a pregare sulla tomba, le sepolture sono nascoste nelle cripte sotterranee. Sarà l’armonia delle forme, sarà che la gente va lì a pregare e ci va con le migliori intenzioni, in questo luogo si respira, si sente qualcosa che ti trattiene lì dentro, e ti affascina.

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Madrasa Chor-Minor

L’altro luogo che mi è piaciuto particolarmente è la Madrasa Chor-Minor: “Quattro minareti”. Il corpo centrale della madrasa è circondato da quattro minareti con cupole blu una diversa dall’altra. E’ stato costruito nel 1807 grazie a un ricco mercante, però è evidente dalle pietre con antiche iscrizioni  (rune) che reggono le porte o sono inserite nei muri con altre colonne di un’epoca più antica, che è stato costruito su un antico tempio zoroastriano.

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Rune. Madrasa Chor-Minor
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Vecchie donne uzbeke sotto casa al fresco di fronte al Chor-Minor.

Ho cercato per due giorni il Chor-Minor, non riuscivo a trovarlo, è un po’ spostato rispetto a tutti gli altri edifici più importanti. Avevo una cartina illeggibile. Chiedo informazioni ad un uomo in bicicletta, mi accompagna, mi racconta che ha cinque figli e tutti studiano le lingue inglese, russo, francese, tedesco. Lui è fiero dei suoi figli. Prima di andarsene, dal sacchetto di plastica appeso alla bicicletta, prende un grande pane tondo, mi regala un pezzo del suo pane. E’ il pane più buono che ho mangiato in Uzbekistan!

A Buchara ci sono mille cose belle da vedere, conviene perdersi, girando a piede, con una carta e una guida, fermarsi ed entrare nelle madrase, dove spesso vendono, nel cortile interno o nelle celle degli antichi studenti coranici, prodotti di artigianato locale, o nelle mosche, dove si può; o sotto le antiche cupole dei mercanti dove potrete intavolare lunghe trattative per acquistare un tappeto, una tovaglia o un cappello in karakul. Mi mangio ancora le mani per non averne acquistato uno stupendo!

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Tra quei cappelli c’è il “mio cappello in karakul !”

Di fronte alla Madrasa della foto qui sopra c’è la Madrasa di Ulug-Bek, della fine del 1500, qui c’è un’iscrizione “La ricerca della conoscenza è il dovere di ogni seguace dell’Islam, uomo e donna”, conoscevo Ulug-Bek come grande astronomo, innovatore e saggio, conosciuto e apprezzato nella sua epoca e nei secoli successivi anche in Europa, dopo aver saputo di questa iscrizione, la mia ammirazione nei suoi confronti è ancora cresciuta! Consiglio a tutti la visita di quel che rimane del suo osservatorio astronomico a Samarcanda.

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Madrassa di Ulug-Bek a Buchara.

L’Ark è la fortezza-cittadella e il più antico edificio di Buchara, ricostruito più volte, ha mura imponenti. All’interno ci sono due musei e un’antica moschea e molti altri edifici, fino all’inizio del 20° secolo ospitava ancora 3000 persone.

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Leone nel cortile del trono della cittadella d’Ark.

Di fronte alla fortezza c’è la Moschea del Venerdì con il suo piccolo minareto e una delle poche vasche rimaste delle oltre 100 presenti fino all’inizio del ‘900 nell’oasi di Buchara, furono interrate perché erano diventate putridi e malsani acquitrini.

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La seconda cinta muraria della città.

A una certa distanza dall’Ark c’è la seconda cinta muraria che proteggeva la città, dell’8°sec. Le condizioni non sono buone come quelle degli altri edifici, ma di fronte c’è un piccolo mercato, dove si può comprare la frutta fresca!

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Il grande complesso del minareto Kalon, con la sua moschea, la madrasa ancora attiva e i grandi cortili interni con cupole e colonne è bello, imponente, dall’esterno sembra una fortezza inattaccabile o un nostro antico monastero.

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Il complesso del minareto Kalon visto dall’esterno.

Credo di essere una donna rispettosa delle religioni altrui, perché comprendo i meccanismi che portano le persone a credere, anche se sono atea, ma qui ho dato dello stronzo ad un fondamentalista islamico. Ero stata invitata a entrare nella moschea da un gruppo di donne islamiche, altrimenti non mi sarei permessa di entrare, dopo un po’ le donne se ne vanno, io resto. Arriva questo deficiente maleducato e con pessimi modi mi dice nella sua lingua che me ne devo andare, comincia ad agitarsi e sbraitare. Io sono esterrefatta e non mi muovo, anzi lo ignoro proprio. Telefona al guardiano che mi dice devo andarmene. Mi alzo, esco vado dal guardiano e gli spiego da incazzata la situazione. Quando capisce, ride e si scusa. 

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Cortile con il minareto Kalon.

Oltre agli splendidi edifici storici, nelle viuzze, le case sono costruite in fango secco, ma si vedono anche molte case nuove e si capisce la ricchezza prodotta dal turismo.

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Casa in fango.

Dopo il primo giorno con un sole splendido, un cielo blu, una luce eccezionale che si rifletteva si muri bianchi rendendo la città magica, poi essendo novembre, per tre giorni sempre cielo grigio.

Buchara è una città dove fare i turisti, apprezzare la storia, la bellezza e la grandezza della specie umana, ma non una città da viverci, come invece è possibile nella bella e moderna città di Taskent.

 

Il lago di Issyk-kul. Kirghizistan. La leggenda del lago.

Non sono ancora andata a vedere il Lago di Issyk-Kul, luogo di sosta delle carovane lungo l’Antica via della Seta.

Qui tutti ne parlano come di un gioiello paesaggistico. Occidentali di passaggio e locali. E’ uno dei luoghi della villeggiatura estiva degli abitanti di Bishkek e stazione sciistica invernale.

Famose sono Cholponata cittadina balneare e museo a cielo aperto di Antichi Petroglifi Karakol  con la cattedrale russo ortodossa e la moschea Dougan e il Museo Prjevalski, grande esploratore russo-polacco.

E’ il più grande lago montano dopo il lago Titicaca, si trova a 1607 metri di altitudine, è profondo 668 metri.  La sua acqua è salata, è il più grande lago salato dopo il Mar Caspio e nonostante l’altitudine d’inverno non gela, le sue acque sono “calde”. E’ lungo 183 km e largo 60 km.  https://en.wikipedia.org/wiki/Issyk-Kul

E’ circondato da alte montagne, la catena del Tian Shan, le Montagne Celesti che  i kirghisi condividono con la Cina. Le più alte superano i 7000 metri come il Picco Podeby.

 La parte più turistica è a Nord mentre il lato Sud è selvaggio, con il  canyon  Skazka, (Fiaba) come le sue rocce che assumono forme fiabesche  e una valle con innumerevoli cascate. Ho sentito raccontare tante cose del lago perché a Bishkek vive molta gente originaria di Issyk-kul. Molti giovani che studiano, vivono o sono sposati in città hanno le famiglie ancora sul Lago.

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Strada tra le montagne del Kirghizistan.

Molte sono le leggende sul lago.

Vi racconto quella dei Venti…

Molti secoli fa nel luogo dove ora c’è il lago c’era una valle e qui viveva una bellissima ragazza di nome Issyk. Era corteggiata da due giovani pazzamente innamorati di lei…ma lei non sapeva decidersi… I due ragazzi Shantash e Ulan si sfidarono, chi avesse vinto il combattimento avrebbe avuto la ragazza.

La sfida iniziò, nessuno dei due riusciva ad abbattere l’altro, avevano la stessa forza, andarono avanti a lottare per giorni e giorni, poi per settimane…erano sporchi e insanguinati per le ferite…ma nessuno dei due cedeva… Issyk cominciò a supplicarli di smetterla, loro niente, non le davano ascolto, testardi come solo può essere la gente di montagna, amavano e volevano la ragazza con tutte le loro forze. La ragazza disperata piangeva, intanto il combattimento continuava, le lacrime di Issyk cominciarono a riempire la valle, lei pianse e pianse finche si formò il grande lago, salato come le lacrime di Issyk,  lei sfinita, morì e diventò parte del lago. Shantash e Ulan, ora disperati e pieni di rabbia per la morte della ragazza continuarono a lottare senza tregua fino a quando gli dei ebbero pietà di loro e li trasformarono in Vento.

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Kirghizistan. Tomba in un cimitero mussulmano.

I due venti che ancora oggi soffiano l’uno contro l’altro ogni giorno sul lago. Il vento dell’Est, Santash, soffia nella prima parte del giorno, a mezzogiorno cambia e comincia a soffiare il vento Ulan da Ovest.  Così ogni giorno, da secoli, e per l’eternità i due giovani continuano la loro lotta senza tregua per il loro amore perduto.

P.S. Non ho foto di Isykul Lake. Le foto del post sono di paesaggi montani del Kirghizistan in dicembre.

TALLIN (2). In attesa del visto per la Russia.

Dopo essere stata sull’isola di Saremaa ritorno a Tallin.

Voglio fare il visto per la Russia. Vado all’Ambasciata Russa, mi dirottano verso la loro agenzia viaggi ufficiale Travel Agency Vaatevinkel. Qui trovo una signora russa gentilissima, parla inglese e mi spiega cosa devo fare.

Per il visto turistico, durata 30 giorni:

  • consegno due copie del modulo scaricato dal sito  internet dell’Ambasciata,
  • allego una foto tessera,
  • la prenotazione dell’ostello a San Pietroburgo,
  • il passaporto con scadenza di oltre 6 mesi dopo la fine del viaggio. 
  • L’assicurazione per il viaggio la fa l’agenzia, 9 euro e qualche cent.   
  • 65 euro il costo del visto.              

Vuole sapere l’indirizzo del mio alloggio a Tallin…non glielo dò perchè ho cambiato ostello al mattino e non mi ricordo l’indirizzo. La città in agosto è piena di turisti, ho prenotato solo i primi tre giorni, in 10 giorni cambierò 3 volte di ostello!

Vuole conoscere il mio itinerario in Russia: San Pietroburgo, Mosca, Transiberiana con un paio di fermate, Vladivostok e poi Cina. Viaggio da sola, mi dice che non è proprio tanto sicuro, di fare attenzione. Mi da qualche consiglio. Con nostalgia mi dice che sono vent’anni che non torna in Russia. Ritorno dopo 10 giorni per ritirare il visto.

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Le spettacolari torri rotonde delle mura medioevali

Quando sono arrivata la prima volta a Tallin 20 giorni prima sono “fallen in love” (innamorata, quanto mi piacciono il suono e il significato di queste parole in inglese!) della città. Una città mediovale, in buona parte ricostruita, ma splendida. Le città  di Danzica, Riga, Tallin durante la 2a Guerra Mondiale furono quasi rase al suolo dai bombardamenti dell’aviazione tedesca e sovietica. Il mio è stato un vero “colpo di fulmine”, infatti quando sono tornata, guardo la città, storco il naso e penso: sembra finta! Ferma nel tempo, come possono essere altre città come Venezia o Bruges. Bellissime. Però molto simili a vecchie signore sfatte… e rifatte, con un vistoso maquillage,  un pò finte, fuori dal tempo.

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L’altissima chiesa gotica Olav’ Church al tramonto.

Decido di approfondire la conoscenza della città. Consiglio di camminare senza una meta precisa,  lungo le antiche mura, nelle vie più lontane dalla Raekoja Plats, la piazza principale; su uno dei suoi lati c’è la più antica farmacia europea ancora attiva, fu aperta nel 1422. Ci sono luoghi come le case colorate e la piazza che partono dalla chiesa gotica di St. Olav  che incantano.

Giro per le vie, entro nelle chiese, mi perdo nelle viuzze salendo verso la collina, attraverso l’antica porta che chiudeva la notte l’ingresso al quartiere dei nobili. Avevano timore della ribellione dei mercanti, dei marinai e contadini. Case eleganti, antiche, medioevali, rinascimentali, antiche chiese e l’imponente ottocentesca Alexander Nevskij  la più grande cattedrale ortodossa dei paesi baltici, proprio di fronte al Parlamento estone colorato di rosa. Tra le case una piazzetta con vista panoramica sulla città. Sono tornata più volte la sera, verso il tramonto a vedere la città riempirsi di luci.

Nel museo della Chiesa di S. Nicola (Niguliste Kirik), costruita alla fine del 1400, c’è La Danza Macabra di Bernt Notke, vale una visita solo per vedere questo grande dipinto su legno della fine del ‘400, un tempo lungo 30 metri!

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Vecchio veliero ottocentesco.

Visito tra gli altri il Museo della Marina. Molto interessante, collocato nella torre rotonda “La grassa Margherita” parte della cinta muraria medioevale e della Grande Porta Costiera, su 3 piani, è la storia navale della città di Tallin e dell’ Estonia. A piano terra c’è una mostra dedicata ai Vichinghi.

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Attrezzatura da palombaro

Dopo aver visitato il Museo Navale esco dalla Grande Porta Costiera, ad un passo dall’ingresso e vado verso il mare. Fuori dalle mura c’è un quartiere deindustrializzato, vecchie fabbriche dismesse, alcune dell’800 restaurate e portate a nuova vita. Archeologia industriale. Su tutto svetta un’altisssima ciminiera in mattoni rossi.

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Il vecchio quartiere industriale fuori dalle mura medioevali.

Nel vecchio quartiere operaio in un edificio cadente  c’è quello che pare un Centro Sociale, ma non è, è un centro culturale finanziato dal comune dove fanno concerti ed esposizioni d’arte, si beve birra, si ascolta musica e si socializza!

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Superato il quartiere, sulla destra proprio sul mare, di fronte ad un piccolo desolato imbarco per la Finlandia c’è un’ edificio immenso, del secondo novecento, completamente abbandonato, decorato da Street Art e immondizia. Cemento, Linee dritte, prospettive lineari.

Grandi scale portano in alto, il mare è lì ai suoi piedi, le navi da crociera e della guardia costiera si perdono nell’orizzonte e nel sole.

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Ingresso con colonne – simile all’ingresso di un’antico tempio

Torno più volte. Gli edifici dell’900 abbandonati sono simili ad antiche cattedrali. Mi danno una sensazione d’inquietudine profonda. Rappresentano bene la vita. I segni del tempo. Sono grandiosi,  un tempo orgogliosa espressione della grandezza umana ora nell’abbondono, nella decadenza esprimono chiaramente il senso del limite,  della vita e della morte e proprio per questo sono stupendi e mi emozionano.

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Monaco in contemplazione sulla grande scala.