8 marzo. LE CORAGGIOSE DONNE di Bishkek.

Questa mattina sono andata alla marcia organizzata dalle donne e femministe di Bishkek.

Non succedeva da quando avevo tra i 18 e i 20 anni. Una vita fa.

Ci sono andata per portare la mia solidarietà a quelle donne coraggiose.

Sono in questo paese da tre primavere, non avevo mai partecipato. L’anno scorso per puro caso vidi in lontananza il loro piccolo corteo, saranno state una cinquantina, del genere donne modaiole, però mi aveva colpito quello che lessi sulle News in internet: un gruppetto di uomini, giacche di pelle nera occhiali neri e a specchio le aveva intimorite.

Quest’anno le donne erano almeno il triplo o il quadruplo e non erano madame modaiole ma sfilavano giovani e giovanissime donne per difendere il diritto a lottare per la loro emancipazione economica, sociale e politica. Le donne della mia età saranno state sei o sette, ma c’erano!

Il femminismo è un po’ una moda, i diritti delle donne no. Quando è stato necessario difendere il diritto di manifestare, in campo sono rimaste le donne coraggiose, quelle che per difendere le loro aspirazioni e i loro sogni non temono di esporsi e sono state premiate dalla solidarietà di molti come me che altrimenti non avrebbero partecipato e hanno triplicato la partecipazione!

Due giorni fa, il 6 marzo su alcuni giornali on-line compare la notizia che il Municipio di Bishkek ha proibito la marcia delle donne perché potevano rappresentare un problema alla sicurezza. Passavano in piazza Ala Too dove, pare, ci sarebbero state iniziative della giornata internazionale delle donne (questa mattina non c’erano)… Domanda? Non era la stessa cosa per cui volevano manifestare le donne femministe e non: i diritti delle donne?

Ero sorpresa. Pensavo che questo fosse un paese democratico, anzi l’unico paese democratico dell’Asia Centrale. Non che la democrazia garantisca tutte le libertà, ma di solito, un tot. di spazi di libertà ci sono.

Negare una manifestazione pacifica di un gruppetto di donne direi che è demenziale, ma la cosa grave non era solo quella, un gruppo di estremisti, il Kyрk  Chорo, simile alle “Ronde padane” della Lega, o a gruppi dell’estrema destra italiana, comunicava ai giornali che sarebbero arivati in cento uomini per impedire la manifestazione!

Dopo due ore il Municipio che aveva negato l’autorizzazione, velocemente autorizza la manifestazione. Qualcuno con un po’ di cervello in testa avrà loro tirato le orecchie o più prosaicamente gli avrà chiesto: “Ma, vi siete bevuti il cervello?”

Per fortuna in questo paese degli spazi di libertà ci sono, i giornali Kloop, Azatik e altri avevano denunciato quello che stava avvenendo  e in questo modo hanno garantito alle donne la possibilità di manifestare.

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Alcuni deputati hanno verbalmente appoggiato la marcia delle donne, solo uno però ha presenziato con un piccolo intervento di fronte alle telecamere e questo la dice lunga sulla condizione delle donne qui.

La marcia si è conclusa nella piccola piazza di fronte alla grande statua di Urkuya Salieva, una coraggiosa donna kirghisa divenuta simbolo delle donne kirghise all’inizio del ‘900 e assassinata dai Basmachi nel 1934.

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Il piccolo corteo, si era fermato per un discorso, poco prima, di fronte alla statua di Kurmanjan Dacta, un altro simbolo della fierezza delle donne kirghise. Una donna divenuta capo delle quaranta tribù kirghise a metà Ottocento, le guidò alla lotta contro il khanato di Kokand vincendo e ottenendone il riconoscimento.

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Io non sono una femminista, ho lottato tutta la vita per avere gli stessi diritti degli uomini come donna consapevole, e l’8 marzo abbiamo poco da festeggiare, visto i tempi e la condizione delle donne nel mondo, inoltre l’8 marzo non è una festa, nasce per ricordare le operaie di un’industria tessile di New York, assassinate e bruciate vive mentre scioperavano per la riduzione dell’orario di lavoro nel 1909 e  per ricordare la necessità delle lotte per la difesa dei diritti delle donne.

Ho partecipato alla marcia delle donne di Bishkek per solidarietà, non avrei partecipato a una manifestazione di sole femministe, perché le cose da fare sono altre, penso che la questione femminile non sia risolvibile in una società come questa, si possono ottenere piccoli risultati, piccole riforme se hai la forza necessaria, come è successo in passato dove le lavoratrici hanno migliorato la loro vita lottando per la riduzione d’orario di lavoro, contro la sanità disastrosa, per migliori condizioni sul lavoro, per gli asili gratuiti ecc. e tutto questo si è riversato in un miglioramento per tutta la società, ma sono cose che come sta succedendo in Europa è sufficiente cambino i tempi e ti ritrovi quasi punto e a capo. Quindi è da lì che bisogna ripartire, dal mondo del lavoro. E poi va bene anche la manifestazione delle donne con la solidarietà degli uomini più consapevoli.

 Il femminismo è stato utilizzato soprattutto tra gli anni ’60, ’70 e ’80 del Novecento come strumento per mandare le donne a lavorare nelle fabbriche e negli uffici. Servivano braccia, forza lavoro.

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Non che ci fosse qualcosa di sbagliato in questo, tolsero le donne dall’isolamento delle cucine per portarle come avrebbe detto mia nonna “All’onore del mondo”.  Non fu la bella pensata di qualche femminista, bensì l’industrializzazione e l’urbanizzazione di massa che richiedeva un ruolo differente alle donne. Fu la forza conquistata sul lavoro che attraverso le lotte permise alle donne più coraggiose di portare un passo in avanti  tutte le donne.

Credo che i padri, i fratelli, i compagni e i mariti di queste donne debbano essere fieri di loro, marciano per il diritto al lavoro, ad una carriera lavorativa con le stesse possibilità e stipendi degli uomini, a un’educazione scolastica adeguata, a decidere loro del loro corpo, a non subire violenze in famiglia, a non essere stuprate, tutti passi necessari verso l’emancipazione femminile.

Mi sento onorata di aver camminato a fianco di queste  coraggiose donne del Kirghizistan, accanto a loro e ai loro compagni, immagino alcuni fossero lì perché condividevano le scelte delle loro donne, altri per difenderle da eventuali aggressioni, si sa… ci sono UOMINI e omuncoli.

Post Scriptum: Devo fare una precisazione necessaria: Dai 12 anni a circa 20 vent’anni, mi sono definita femminista! Ma proprio convinta. Per me le femministe erano le donne che lottavano per i diritti delle donne. Un mito. Stop. Praticavo con determinazione e costanza la dimostrazione in ogni situazione della vita che valevo quanto un uomo, e non c’era nulla che poteva fare un uomo che non potessi fare anch’io e meglio. Oggi, con la maturità, non ho più niente da dimostrare a nessuno. Poi incominciai a fare attività politica, studiai e approfondii il fenomeno. Diventai marxista leninista e imparai cos’è la lotta di classe, la storia umana,  la storia della famiglia, il ruolo dell’economia, della politica, il ruolo delle ideologie borghesi nel controllo delle masse dei lavoratori, gli elementi di divisione del proletariato, ecc. E rividi alcune cose. Non cosa pensavo degli uomini che reprimono o fanno violenza alle donne o pensano di essere superiori, ma manco per idea. Non la mia convinzione sulla necessità dell’emancipazione femminile. Rividi i metodi. Compresi cosa era necessario fare in quel momento storico per la mia emancipazione e quella delle altre donne. Lavorare per una società superiore, per il superamento della barbarie in cui viviamo. Lottando a fianco degli uomini più consapevoli per interessi che sono comuni. Ho fatto sicuramenti degli errori che oggi non ripeterei, per ingenuità, per eccesso di fiducia nei compagni, per assoluta dedizione alla Causa Comunista e fede nel Partito al di là di ogni interesse personale, ma questa è un’altra storia.