Museo Van Gogh e la sua certezza della morte.

Dopo 15 giorni che ero in Olanda sono andata a vedere il Museo Van Gogh.

Quando ero una ragazzina amavo profondamente i quadri di Vincent Van Gogh. Poi sono stata attratta da altri pittori. E l’ho un pò dimenticato.

C’era qualcosa che mi impediva di andare a vedere il Museo, sono partita tre volte per andare a vederlo, alla fine giravo per la città e arrivavo sempre che era ora di chiusura.

Il percorso museale ti conduce lungo la sua vita. In dieci anni a prodotto tutta la sua opera. 900 quadri,  oltre mille disegni e altri incompiuti. La maggior parte dei suoi quadri sono stati dipinti negli ultimi due anni di vita, negli ultimi due mesi dipinse 70 quadri, eccezionali. Era frenetico, sapeva di non avere più tempo.

Ha due anni sapeva che sarebbe diventato pittore.  Io a 4 o 5 anni sapevo ciò che sarei diventata d’adulta.

La mostra con i dipinti, i tabelloni illustrativi, le foto, i manoscritti, i quadri dei pittori che amava, di quelli che hanno incrociato il suo percorso di vita, di altri che hanno lavorato sugli stessi temi, il rapporto con il fratello Teo  ti conduco per mano nei suoi quadri, in quello che era, in ciò che sentiva.

E’ qualcosa di eccezionale e terribile.

Alla fine capisci e non ti resta che piangere.

Ho passato lì 7 ore, avrei voluto restare, ma era orario di chiusura.

I suoi quadri che cambiano, la pennellata che si trasforma. Il colore. A piano terra dove inizia la mostra ci sono gli autoritratti, non avendo modelli, riproduceva se stesso, giocava con il colore. Riutilizzava le tele. Dietro agli autoritratti ci sono teste femminili, o maschili eseguite all’inizio quando dipinse i mangiatori di patate. Questi ritratti sono di una potenza, una forza pazzesca, era bravo, da subito. Un autoritratto, un vero quadro fa paura: l’intensità, la profondità, il mistero del suo sguardo è impressionante.

Nel museo c’è un quadro con uno strano colore. Ti fa pensare: questo non centra con Van Gogh, oppure il giorno che ha dipinto quel quadro è sceso dal lato sbagliato del letto!

A fianco un cartello ti spiega che il quadro a perso il suo colore originale. C’è una foto di un pezzo di tela che non è stata esposta alla luce e lì ritrovi la sua forza, il suo colore.

E sollevata, mi spiega anche cosa ho visto in un paio di quadri.

E’ nato a Zundert, Olanda, nel 1853; muore in Francia ad Auvers-sur-Oise nel 1890. Aveva 37 anni. Disegnava fin da bambino, frenato dal padre, severo pastore protestante. Diventa pittore a 27 anni, studia intensamente un anno per apprendere la tecnica. All’inizio dipingeva i contadini, il loro mondo, i colori erano scuri, neri, marroni, poca luce, nel 1885 dipinge il suo primo quadro importante “I mangiatori di patate”, poi nel 1886 va a Parigi, conosce gli impressionisti e trova ciò che cercava, i colori, la luce, che approfondisce nel sud della Francia in Provenza.

Vende in vita un un’unico quadro, bellissimo, “la vigna rossa”.

Dalla metà del XX secolo è considerato tra i più grandi pittori della storia. I suoi quadri sono tra i più cari sul mercato dell’arte, alcuni hanno superato i 100 milioni di euro!

Oggi viene considerato un pioniere dell’arte moderna.

In vita era sostenuto economicamente dal fratello Teo, mercante d’arte, credeva in lui e amava i suoi quadri.

La vedova del fratello Theo, morto nel 1891, pubblicò (1913) Le Lettere che i due fratelli si scrissero dal 1872 al 1890.

Quanto prima cercherò una copia in lingua italiana, voglio leggere cosa raccontava di sè e della sua pittura.

Scelse volontariamente di entrare in una casa di cura per malattie mentali, 150 psichiatri hanno analizzato i suoi sintomi con 30 verdetti diversi che vanno dalla schizofrenia all’epilessia alla malnutrizione (già, all’epoca l’epilessia veniva considerata malattia mentale).

Utilizzava i colori per esprimere ciò che vedeva e sentiva. Con i colori raccontava l’essenza delle persone, dei paesaggi, dei fiori, delle cose. Amava la vita.  Disperatamente.

Nell’ultimo anno e mezzo ho letto più volte un libro “La realtà non è come appare” del fisico, astronomo, studioso di fisica quantistica Carlo Revelli. Per me che ho scarse conoscenze scientifiche è un libro difficile, ma lo leggerò ancora, sono profondamente convinta che la realtà non è come ci appare. Molti fenomeni considerati misteriosi, inspiegabili, negati, sono semplicemente fenomeni fisici ancora inspiegati. Nel 1500 il Magnetismo era considerato, magia, opera del demonio e chi cercava di comprenderlo rischiava il rogo o passava per matto.

Probabilmente Van Gogh aveva delle qualità che lo portavo nell’essenza delle cose e dal poco che ho letto lì al Museo e poi su internet doveva essere una persona estremamente razionale che conviveva faticosamente con una realtà che forse non si spiegava o forse se la spiegava benissimo.

In punto di morte sembra che le sue parole siano state “Ora voglio tornare.”