La penisola di Hel.

Da Danzica dopo un’ora e 50  di ferryboat si raggiunge il porticciolo della penisola di Hel.

La penisola chiude la baia di Puck, all’interno della grande baia di Danzica. Il nome Puck mi ricorda l’opera di Shakespeare “Il sogno di una notte di mezza estate” e tutte le leggende sui folletti dei boschi dispettosi raccontate dai vecchi nella mia infanzia. Ce n’era uno che mi piaceva particolarmente. Dimorava sotto il castello medioevale,vicino al ruscello dove un tempo, molto…molto tempo fa, le donne del paese andavano a lavare la biancheria. Era un po’ fuori dal paese, però…lì l’acqua era più calda… Portavano i bambini nelle piccole culle di legno. I bimbi dormivano mentre le donne lavavano e sbattevano i panni sulle pietre in riva al ruscello, intanto chiacchieravano. Mentre erano distratte dai pettegolezzi, e dalle risate, il folletto (al fulatun) prendeva una culla, la portava in alto nel cielo blu e poi la lasciava cadere. Le madri urlavano, ma prima che la culla si sfracellasse in terra il folletto ridendo come un matto la raccoglieva e depositava sul prato!

La penisola di Hel è larga massimo 200 metri a parte nella piccola cittadina che da il nome alla penisola dove arriva ai 3 km di larghezza. Hel è un tipico posto balneare, una passeggiata con un ristorante dopo l’altro. Acchiappaturisti. Infatti l’attraverso senza fermarmi, vado diritta alla spiaggia. Arrivo al bosco, chiedo informazioni: posso scegliere il sentiero che passa nel bosco dritto di fronte a me e dopo 850 m. arriva alla spiaggia oppure 1200 m per arrivare alla punta della penisola.

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Scelgo il Bosco. E non sbaglio. E’ bellissimo. Pini marittimi, betulle e altri alberi. Morbido muschio verdissimo. Resto lì più di due ore. Più avanti nascoste nel bosco e tra le dune ci sono le fortificazioni, strutture anticarro, bunker, in questo paradiso ci sono state cruente battaglie da Napoleone alla 2 Guerra Mondiale. Tuttora è un punto strategico con strutture militari lungo la costa.

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Negli ultimi trecento metri ci sono le dune un po’ nascoste dai pini marittimi e dalla bassa vegetazione, poi sbuco sulla spiaggia. Bianca, finissima, sembra cipria. E’ domenica, siamo a fine luglio, c’è un po’ di gente appena si scende dalle dune, ma è comunque una spiaggia semi selvaggia. Cammino per qualche chilometro sotto il sole cocente e incontro qualche coppia o gruppo di amici arrivati con la bicicletta passando attraverso le dune. Chissà che faticaccia!

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I pini sulla duna mentre giro tra i ruderi delle fortificazioni mi danno sollievo alla calura, siedo sotto un pino  e osservo il mare, i fiori che crescono rigogliosi.  La duna in alcuni punti e così vicina a riva che il mare la sta erodendo, dei pini sono caduti sulla spiaggia sottostante, è successo da poco sono ancora verdi, altri sono al limite del bordo della duna, alla prima tempesta crolleranno. Quando riprendo il cammino immergo i piedi nell’acqua, non è fredda, certo non è il Mar Mediterraneo, ma si può fare il bagno e l’acqua è pulita.

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Per centinaia di metri non c’è un’impronta, non è ancora passato nessuno. Cammino sulla sabbia, è intatta, nonostante sia finissima ad ogni passo fa uno strano rumore,  scricchiola.  E’ ricoperta da una patina sottilissima, forse è salsedine. Nella luce accecante, con la gola riarsa, senza un’anima in giro, nel silenzio accompagnata dallo scricchiolio della sabbia mi sembra di camminare in un deserto.

Sto morendo di sete, m’informo, il primo bar è a 2,5 km! E’ il caso che riattraverso il bosco. Dove inizia c’è un gruppo di 4 betulle isolate, piantate nella sabbia, cosa faranno lì? Poco più in là un cartello raccomanda di non disturbare le foche…le foche!? Si, e anche una specie di balenottero.

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Speranzosa chiedo informazioni ad un nativo. Dove posso vedere le foche? Lui mi guarda con aria compassionevole e poi con un verso in polacco che non ha bisogno di traduzioni mi dice che me le posso scordare. Ci sono, ad ottobre, ma su un’isola 5 km al largo! Ahi me, niente foche… Invece no.

Attraverso il bosco, incontro una donna che parla solo polacco, però capisce che sto cercando un ristorante dove si mangi bene  spendendo poco, mi indica un locale che non trovo, perché sono accecata dalla sete e dalla fame, infatti cerco un po’ e poi mi scoccio e mi infilo in un ristorante. Dopo pranzo il mio cervello ricomincia a funzionare così ricordo che la donna incontrata nel bosco mi aveva detto che il locale è vicino al Focario! Vado, trovo il ristorante dove cucinano il pesce appena pescato, dalla folla e dalle facce felice comprendo che il consiglio era buono e finalmente vedo le foche. 7 foche, ad una certa ora gli addetti tra cui una veterinaria le fanno giocare con palle e cerchi intanto danno le medicine a quelle che ne hanno bisogno.

Al tramonto vado verso il porticciolo, arriva il ferryboat, si torna a Danzica.

Il porto di Danzica.

Sono partita da Danzica sul ferryboat che porta alla penisola di Hel in una giornata di sole. Costo andata e ritorno 8 euro. La motonave percorre tutto il canale o fiume Motlawa, fino alla confluenza con il grande fiume Vistola. Sulle sponde della Motlawa si sviluppa, per chilometri, il porto di Danzica (GDanks). Primo porto polacco.

E’ affascinante questo passaggio in mezzo al fiume tra le due sponde del porto. Grandi navi  alla fonda sono in costruzione o in riparazione. I cantieri si susseguono uno dopo l’altro. Si vedono le gru al lavoro, grandi tubi raggiungo le navi e le riempiono di sabbia, cereali, e chissà quante altre cose. I rimorchiatori ruotano le navi tra le sponde. Le fiamme ossidriche  saldano l’acciaio delle navi. Gli operai si fermano ad osservare le navi dei turisti di passaggio.

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Dal 1200 importante porto commerciale e per la pesca, fu tra le più importanti città della Lega Anseatica, la potente alleanza tra le città mercantili che controllavano il commercio nell’Europa Settentrionale e nel Mar Baltico. Nel XVI secolo divenne il più importante porto del Mar Baltico. Danzica e il suo porto contesi per secoli tra principi polacchi, cavalieri teutonici, russi e prussiani videro sparare qui il colpo di cannone che diede inizio alla 2a Guerra Mondiale. Il 1° settembre del 1939 alle 4.45 la vecchia corazzata tedesca Schleswig-Holstein con una cannonata sparata nel porto diede inizio all’occupazione della Polonia e alle ostilità che nel mondo in 5 anni causarono la morte di 50 milioni di uomini e donne. Oggi sulla penisola di Westernplatte, verso la foce, alle spalle del porto, c’è un monumento ai caduti polacchi e un museo a cielo aperto delle fortificazioni che ressero l’assedio di una settimana dell’esercito tedesco.

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Il porto di Danzica nei decenni successivi alla 2a guerra mondiale è stato più volte al centro di lotte di un forte e coraggioso gruppo di  lavoratori che pur rischiando la vita, la prigione e il posto di lavoro hanno saputo lottare per difendere i loro interessi sul luogo di lavoro. I Cantieri Lenin restano nella memoria dei lavoratori di tutto il mondo. Poi su questo è stata fatta grande demagogia. Solidarnosc il sindacato espresso dalle lotte è finito col diventare uno strumento di controllo dei lavoratori, ma questo non toglie nulla al coraggio e al valore dei lavoratori polacchi.

 

Le cicogne di Copernico.

Polonia.

Volevo vedere Danzica, città ricca di storia antica e recente, ma soprattutto volevo andare a Frombork  il villaggio in cui Niccolò Copernico  (nato a Torun 1473-1543 morto a Frombork) astronomo, visse gli ultimi vent’anni della sua vita. Qui scrisse la sua opera, fondamentale per la  storia della scienza, il De Revolutionibus orbium celestium (Delle rivoluzioni dei corpi celesti) in cui affermava e dimostrava l’eliocentrismo contro le tesi geocentriche dominanti che sostenevano la terra fosse al centro dell’universo e sulle quali la Chiesa e la filosofia fondavano i loro principi.

Il De Revolutionibus fu pubblicato l’anno della sua morte, grazie all’insistenza di Georg Joachim Rethicus (1514-1574).

Nel 1514, Copernico aveva distribuito tra gli amici astronomi il Commentariolus, ebbe immediata notorietà negli ambienti accademici, e attirò l’attenzione della Chiesa. Copernico si spaventò al punto che continuò a lavorarci per i successivi 30 anni senza mai pubblicare nulla.

Porto di Danzica
Porto di Danzica
Porto di Danzica
Porto di Danzica

Vado alla Stazione degli autobus di Gdansk (Danzica), dietro alla stazione centrale. Chiedo informazioni e ottengo un biglietto da un’antipatica dipendente statale, disturbata dal fatto che, appunto, chiedevo un biglietto.  Evidentemente non si è ancora accorta che i tempi sono cambiati, che il Blocco dell’Est Europa non esiste più, il 1989 è finito da un pò e sono 12 anni che sono entrati in Europa.

Notturno a Danzica
Notturno a Danzica

Salgo al “perron 10”. Luogo buio in una giornata di sole con 32 gradi. Folla. Richiedo informazioni, ma qui, nessuno parla inglese o altre lingue, solo polacco.  Alla fine trovo una studentessa russa di Kaliningrad che conferma.  Aspetto. In orario arriva un autobus che per un secondo mi proietta nella Guerra Fredda. Solo per un secondo, anche i colori erano gli stessi! Piccolo, tozzo, color caffè-latte. Salgo, l’autista non capisce e io non capisco lui, parla russo! Alla fine capisco che il pulman è quello giusto. Un uomo a cui chiedo quanto dura il viaggio, mi dice 2 ore. Ancora un pò casco per terra! Ma, oso obiettare, sono solo 55 km! Lui spazientito mi dice che dipende dal traffico. Per tutto il viaggio ogni tanto mi dico, ma va, si sarà sbagliato. Sbagliato un’accidente ci abbiamo messo 2 ore e 10!

La strada è una statale a due corsie, ristrette. Stanno costruendo una grande autostrada, un’ investimento economico enorme, non ho mai visto tanti camion, gru, e macchinario vario neanche sulla Torino-Milano mentre costruivano l’Alta Velocità.

Attraversiamo la pianura polacca, immensi campi di grano e cereali fino ad Elblag, poi lentamente si comincia salire su alte terre ondulate che in alcuni punti diventano basse colline come a Frambork, passiamo in mezzo a boschi, campi, laghetti e piccoli villaggi di villette nuovissime immerse nel verde.

Boschi polacchi
Boschi polacchi
Cigni selvatici in Polonia
Cigni selvatici in Polonia

Nella pianura incolonnati, avevo incolpato il traffico per la lentezza. Giunti in mezzo ai boschi ho scoperto che per quanta buona volontà l’autista applicasse, “la corriera” arrivata direttamente dal capitalismo di stato est europeo, non poteva andare più veloce. E da brivido, appena aumentava la velocità cominciava ad ondeggiare. Lo stesso rollio di una barca con il mare mosso! L’autista aumentava la velocità fintanto che stava per capovolgersi poi rallentava…però sapeva il fatto suo, non ci siamo capovolti nei canali o giù per le rive!!!

Poco prima di Frombork, le vedo…incredibile… sono due cicogne!! Poi un’altra.

Bianche e nere, lunghe zampe come trampoli. Camminano in modo buffo.

E’ dall’Olanda in poi mi chiedo: dove sono le cicogne? Nel mio immaginario infantile le cicogne “portavano i bambini” nelle famiglie, non erano ancora i tempi dei fiori e delle api, e i semini erano ancora lontani! Nelle favole nordiche protagoniste erano le cicogne. Per cui associavo senza pensarci troppo le cicogne all’Olanda o Germania, invece niente manco una. Fino ai campi intorno a Frombork.

Campagna polacca vista dall'autobus.
Campagna polacca vista dall’autobus.

Al mio arrivo a Frombork, prima di scendere chiedo all’autista russo a che ora passa l’ultimo autobus per tornare a Danzica. Lui serafico mi dice tra 3 quarti d’ora. Lo guardo, non capisco. Mi prende per i fondelli? mi chiedo. Ho fatto 2 ore e 10 di viaggio per arrivare fin qui e ora dovrei tornare indietro subito!! E Fromboork? La Cattedrale…Copernico… il mare…

Insisto, gli dico non è possibile. Mi fa vedere l’orario. Effettivamente non ci sono altre corse. Intanto si forma una lunga coda di gente che deve salire. Mi decido a scendere, brontolano ostili.

Comincio a chiedere a tutti quelli che incontro se c’è un altro autobus più tardi, nulla. Una coppia di tedeschi sono nella mia stessa situazione. Allora penso, cavoli, voglio almeno vedere la cattedrale, vedo lì di fronte a me le mura delle fortificazioni. Salgo di corsa verso la collinetta. Entro nel grande cortile. Ci sono vari edifici, al centro la cattedrale, in fondo la torre dell’osservatorio.

Entro nella cattedrale, all’ingresso mi dicono che non si può entrare, il concerto è già iniziato! Il concerto!? Ma che mi frega del concerto… sono qui per Copernico! Impreco mentalmente, due ore di pulman ex sovietico, mi è rimasta mezzora di tempo e non mi fanno entrare nella cattedrale…

Guardo le due ragazze. Indifferenti. Hanno stampato in faccia il pensiero ” ma, che vuole questa rompiscatole” Per fortuna parlano inglese. Con il mio pessimo inglese spiego la situazione, insisto è impossibile non ci sia un altro mezzo. Si consultano alla fine,  cercano via Internet e infatti c’è un’autobus che va fino ad Elblag! Da lì ci sono varie corse per Danzica. Ho due ore di tempo!

E le due ragazze, alla fine gentili e solidali mi fanno entrare nella Cattedrale anche se c’è il concerto e mi fanno anche uno sconto sul biglietto d’ingresso.

Entro, è una strana chiesa, un pò diversa dalle nostre. Gli altari delle famiglie nobili non sono nei transetti laterali, ma su due file al centro della chiesa. Senza disturbare vado alla ricerca della tomba di Copernico. Ci sono molte pietre tombali sul pavimento e sui muri, anche recenti. Intanto ascolto la musica, l’organista è bravo, il suono della musica di Bach, Beethoven e altri si diffonde nella cattedrale. Mi fermo ad ascoltare.

Alla fine trovo l’urna con i resti di Copernico. C’è un cartellone con fotografie che racconta l’identificazione dei suoi resti. E’ proprio lui.

Sono emozionata di essere qui di fronte ai resti mortali di questo astronomo…. Da quando ho letto il libro di Owen Gingeric “Alla ricerca del libro perduto…..” sono affascinata dalla vita di Copernico e dalla storia delle edizioni del suo libro.

Esco dalla cattedrale e vorrei vedere l’Osservatorio astronomico, non lo vedrò, faranno di tutto per scoraggiarmi. La motivazione dichiarata è che tutto è scritto in polacco e io non capirei niente, la motivazione occulta credo sia che manca mezzora all’ora di chiusura e… stanno già chiudendo!

Vado a vedere il museo, interessante. Gli ultimi due piani erano già chiusi e con le luci spente. Riaprono e non mi mollano un attimo per accelerare la mia uscita. Esco, faccio un giro nel cortile del castello vescovile  e poi guardo l’ora, mancano 15 minuti all’arrivo dell’autobus, devo scendere. Invece di fare la stessa strada scendo verso la via principale, voglio vedere l’antico ospedale dei pellegrini,

Arrivo in fondo alla via, trovo l’edificio, mentre l’osservo alzo gli occhi, sul tetto, un nido enorme alto due metri, e dentro 3 cicogne, due adulti  e un cucciolo di cicogna!

Sono lì da sola non c’è nessuno. E io vorrei baciare il mondo intero.

Forse è una fortuna, perchè ero talmente felice che avrei abbracciato la prima persona che passava! E poi chiamavano la neurodeliri…

Un nido enorme sul tetto, rimango incantata, lo guardo da tutte le angolazioni e maledico la mia macchina fotografica e il mio cellulare scarichi. Poi mi ricordo del pulman. Porco schifo, corro, sono in ritardo, per fortuna l’autobus è in ritardo. Lo prendo. Sulla via del ritorno, sempre nei dintorni di Frombok, vedo altri nidi di cicogna, più piccoli, costruiti  sui tetti, altri addirittura all’incrocio di tre pali!

Tornerò a Frombork.

Le cicogne esistono, non sono un sogno infantile. Allora i sogni possono diventare realtà.

Museo Solidarnosc negli ex Cantieri Lenin a Danzica. Ossia come non deve essere un Sindacato dei Lavoratori.
Museo Solidarnosc negli ex Cantieri Lenin a Danzica. Ossia come non deve essere un Sindacato dei Lavoratori.