TALLIN (2). In attesa del visto per la Russia.

Dopo essere stata sull’isola di Saremaa ritorno a Tallin.

Voglio fare il visto per la Russia. Vado all’Ambasciata Russa, mi dirottano verso la loro agenzia viaggi ufficiale Travel Agency Vaatevinkel. Qui trovo una signora russa gentilissima, parla inglese e mi spiega cosa devo fare.

Per il visto turistico, durata 30 giorni:

  • consegno due copie del modulo scaricato dal sito  internet dell’Ambasciata,
  • allego una foto tessera,
  • la prenotazione dell’ostello a San Pietroburgo,
  • il passaporto con scadenza di oltre 6 mesi dopo la fine del viaggio. 
  • L’assicurazione per il viaggio la fa l’agenzia, 9 euro e qualche cent.   
  • 65 euro il costo del visto.              

Vuole sapere l’indirizzo del mio alloggio a Tallin…non glielo dò perchè ho cambiato ostello al mattino e non mi ricordo l’indirizzo. La città in agosto è piena di turisti, ho prenotato solo i primi tre giorni, in 10 giorni cambierò 3 volte di ostello!

Vuole conoscere il mio itinerario in Russia: San Pietroburgo, Mosca, Transiberiana con un paio di fermate, Vladivostok e poi Cina. Viaggio da sola, mi dice che non è proprio tanto sicuro, di fare attenzione. Mi da qualche consiglio. Con nostalgia mi dice che sono vent’anni che non torna in Russia. Ritorno dopo 10 giorni per ritirare il visto.

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Le spettacolari torri rotonde delle mura medioevali

Quando sono arrivata la prima volta a Tallin 20 giorni prima sono “fallen in love” (innamorata, quanto mi piacciono il suono e il significato di queste parole in inglese!) della città. Una città mediovale, in buona parte ricostruita, ma splendida. Le città  di Danzica, Riga, Tallin durante la 2a Guerra Mondiale furono quasi rase al suolo dai bombardamenti dell’aviazione tedesca e sovietica. Il mio è stato un vero “colpo di fulmine”, infatti quando sono tornata, guardo la città, storco il naso e penso: sembra finta! Ferma nel tempo, come possono essere altre città come Venezia o Bruges. Bellissime. Però molto simili a vecchie signore sfatte… e rifatte, con un vistoso maquillage,  un pò finte, fuori dal tempo.

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L’altissima chiesa gotica Olav’ Church al tramonto.

Decido di approfondire la conoscenza della città. Consiglio di camminare senza una meta precisa,  lungo le antiche mura, nelle vie più lontane dalla Raekoja Plats, la piazza principale; su uno dei suoi lati c’è la più antica farmacia europea ancora attiva, fu aperta nel 1422. Ci sono luoghi come le case colorate e la piazza che partono dalla chiesa gotica di St. Olav  che incantano.

Giro per le vie, entro nelle chiese, mi perdo nelle viuzze salendo verso la collina, attraverso l’antica porta che chiudeva la notte l’ingresso al quartiere dei nobili. Avevano timore della ribellione dei mercanti, dei marinai e contadini. Case eleganti, antiche, medioevali, rinascimentali, antiche chiese e l’imponente ottocentesca Alexander Nevskij  la più grande cattedrale ortodossa dei paesi baltici, proprio di fronte al Parlamento estone colorato di rosa. Tra le case una piazzetta con vista panoramica sulla città. Sono tornata più volte la sera, verso il tramonto a vedere la città riempirsi di luci.

Nel museo della Chiesa di S. Nicola (Niguliste Kirik), costruita alla fine del 1400, c’è La Danza Macabra di Bernt Notke, vale una visita solo per vedere questo grande dipinto su legno della fine del ‘400, un tempo lungo 30 metri!

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Vecchio veliero ottocentesco.

Visito tra gli altri il Museo della Marina. Molto interessante, collocato nella torre rotonda “La grassa Margherita” parte della cinta muraria medioevale e della Grande Porta Costiera, su 3 piani, è la storia navale della città di Tallin e dell’ Estonia. A piano terra c’è una mostra dedicata ai Vichinghi.

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Attrezzatura da palombaro

Dopo aver visitato il Museo Navale esco dalla Grande Porta Costiera, ad un passo dall’ingresso e vado verso il mare. Fuori dalle mura c’è un quartiere deindustrializzato, vecchie fabbriche dismesse, alcune dell’800 restaurate e portate a nuova vita. Archeologia industriale. Su tutto svetta un’altisssima ciminiera in mattoni rossi.

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Il vecchio quartiere industriale fuori dalle mura medioevali.

Nel vecchio quartiere operaio in un edificio cadente  c’è quello che pare un Centro Sociale, ma non è, è un centro culturale finanziato dal comune dove fanno concerti ed esposizioni d’arte, si beve birra, si ascolta musica e si socializza!

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Superato il quartiere, sulla destra proprio sul mare, di fronte ad un piccolo desolato imbarco per la Finlandia c’è un’ edificio immenso, del secondo novecento, completamente abbandonato, decorato da Street Art e immondizia. Cemento, Linee dritte, prospettive lineari.

Grandi scale portano in alto, il mare è lì ai suoi piedi, le navi da crociera e della guardia costiera si perdono nell’orizzonte e nel sole.

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Ingresso con colonne – simile all’ingresso di un’antico tempio

Torno più volte. Gli edifici dell’900 abbandonati sono simili ad antiche cattedrali. Mi danno una sensazione d’inquietudine profonda. Rappresentano bene la vita. I segni del tempo. Sono grandiosi,  un tempo orgogliosa espressione della grandezza umana ora nell’abbondono, nella decadenza esprimono chiaramente il senso del limite,  della vita e della morte e proprio per questo sono stupendi e mi emozionano.

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Monaco in contemplazione sulla grande scala.

 

RIGA (2). Tra Medioevo, Art Nouveau, passaporti rubati e neonazisti….

Rosone riflesso nell’acqua della più antica fonte battesimale della Lituania.

Circa un’anno fa sono stata a Riga.

Ogni tanto in viaggio mi capita di arrivare in una città  dove inizialmente intendo fermarmi per due giorni e poi restarci per 10 giorni o mesi…intanto continuare a chiedermi: “Che cavolo ci faccio qui!”.

Riga è una di queste città. Ora però devo renderle giustizia perché è  una bella città.

Ha belle case e piazze medioevali, come la Gilda delle Teste Nere associazione di mercanti del 1300, o le case dei Tre Fratelli in una stretta viuzza,   un quartiere Liberty (o Art Nouveau o Jugendstil) intorno alle vie Alberta Iela e Elisabeth Iela, considerato patrimonio dell’umanità, edifici moderni  tra i quali una biblioteca spettacolare, la spiaggia di Jurmala, il mare vicino. Ho scoperto alcuni locali fuori dai giri per turisti dove si mangia divinamente e con prezzi bassi. Ha sculture in plein air, antiche chiese altissime come le St. George e St. Peteris Baznica del 1200 e musei da vedere.

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La nuova Biblioteca vista dal centro storico.

Mentre ero qui sono successe alcune cose curiose che mi costringono a romanzare il mio soggiorno…

Arrivo in città da Gdanks (Danzica,Polonia) in autobus. Vado all’ostello prenotato via Internet e arrivo “Nel cortile d’Amelie” (indicazione di fantasia). L’avevo scelto affascinata dal nome. Sapeva di antico, di nostalgia, di buono… Si trova in un vecchio edificio ristrutturato in fondo ad un cortile. Sul tetto una terrazza per gli ospiti. Mi riceve un’italiano del sud. Mi aspettava. Esteriormente è un uomo del sud ma non è molto socievole. Niente feste, sta sulle sue.

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St. Peter Banzica, spettacolare architettura.

Una ragazza lituana mi accompagna al 1° piano dove c’è un bellissimo sottotetto, grandi tronchi sostengo il tetto, parquet in terra, letti a castello in legno su un lato, di fronte le finestre con qualche tavolino e delle vecchie poltrone, una porta in fondo si apre su una camera matrimoniale, l’atmosfera è calda e accogliente.  Mi assegnano un letto, scelgo la branda superiore. Si stupiscono sempre della mia scelta…si aspettano che scelga il letto inferiore…forse perchè non sono più giovanissima! Boh! In realtà in questo modo mi metto in sicurezza…non garantisce, ma è più difficile essere aggrediti se sei in alto e puoi controllare la situazione.

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Palazzo Jugendstil tra Albert Iela e Elisabeth Iela

Lascio zaino e trolley e faccio il mio primo giro in centro città, l’ostello si trova vicino al quartiere Liberty  e a 10/15 minuti a piedi dal centro storico medioevale. Riga non è una città vistosa come può essere Tallin. E’ una città elegante di cui scopri la bellezza un pò per volta. E’ immersa nel verde. Un verde scuro, deciso, lucido, di paese dove piove spesso, ci sono parchi e giardini pieni di gente, di bambini.

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Parco cittadino con ponte e lucchetti dell’amore eterno. L’internazionalizzazione delle scemenze. C’è n’è uno in ogni città europea.

Quando torno in ostello scopro piacevolmente che è pieno di giovani, ragazzi e ragazze in arrivo da tutta Europa. Simpatici, socievoli con i quali tenterò di migliorare il mio inglese. Restiamo fino a tardi a chiacchierare. Tra gli altri, una ragazza austriaca del Nord Tirolo e un ragazzo Viennese. Entrambi molto belli. Lui, 23 anni, alto, elegante, scuro di carnagione, sembra un mediorientale, infatti il padre è d’origini iraniane fuggito in Europa al tempo della rivoluzione Komeinista e poi sposato con una ragazza austriaca. Gente benestante.  Immagino i problemi che avrà avuto questo ragazzo nella Vienna razzista. E’ raffinato, molto vissuto, viziato. E simpatico.  Ha fatto un’Erasmus qui.

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Squisito dolce tradizionale Lettone con  pane di segale, panna montata, cannella e…

Conosce molto bene la città. Con la viennese con cui amoreggia (sono arrivata all’improvviso… si baciavano alla grande!) e un giovane turco ci porterà una notte a scoprire un famoso birrificio in un cortile di una vecchia fabbrica deindustrializzata.  (Accidenti, ho dimenticato il nome!).

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Fregio Art Nouveau

Qui fanno delle ottime birre aromatizzate, solo in Belgio e in certi villaggi tedeschi ho bevuto delle birre così buone. 8/9 boccali di birra, ognuno diverso dagli altri, fatti girare per la degustazione. Io avendo raggiunto l’età della ragione da un pezzo, conosco i miei limiti alcoolici  e non ho più bisogno di dimostrare nulla a nessuno onde per cui quando mi avvicino al mio limite chiudo, mentre i ragazzi devo dimostrare di essere dei duri, ecc. e bevono come delle spugne.

Al ritorno avendo scarpe con i tacchi alti in una strada dissestata di periferia, il giovane viennese mi offre il suo braccio, mi s’incolla addosso per “aiutarmi”. In realtà se non si attaccava al mio braccio dubito assai sarebbe riuscito a raggiungere l’ostello in posizione verticale, devo dire che aveva stile e reggeva bene la birra. Queste cose mi fanno crepare dal ridere!

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Simboli massonici su Palazzo Liberty

Nei giorni successivi visitiamo il Museo di Fotografia, anche perchè il giovane turco vuole fare una mostra delle sue opere nel museo. Ha un appuntamento con la direttrice.

Un paio di giorni dopo, prima di partire per la Finlandia mi accompagnano al Central Market-Central Tirgus.  In enormi Hangar rifugio e garage dei Dirigibili Zeppelin, ora c’è il più grande mercato coperto d’Europa, fornitissimo di specialità locali, erbe e frutti a cui diamo la caccia.  Giro tra i banchi affascinata.

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Interno Museo Nazionale Belle Arti
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Interni Museo Naz. d’Arte

E qui succede una cosa che attira la mia attenzione. Già nei giorni precedenti alcune allusioni tra di loro, dei sottointesi, frasi non finite… avevano fatto sorgere nella mia mente un punto interrogativo. I tre ragazzi sono diretti in Finlandia,  si danno appuntamento lì, ma prima visitano città diverse, giungono in Finlandia da percorsi differenti.

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Porta di Palazzo Art Nouveau

Quando arriva il momento dei saluti, si abbracciano, io guardo i banchi del bazar, ma li osservo con la coda dell’occhio distrattamente. L’austriaca si butta tra le braccia del turco in un caloroso abbraccio… la ragazza non pensa di essere osservata, un secondo prima, il braccio con cui gli cingerà il collo,  si alza deciso nel saluto nazista!!

Intanto nell’ostello vanno e vengono gruppi di europei di varie nazionalità, russi e finlandesi arrivano per acquistare alcolici molto più convenienti che nei loro paesi. Arriva un gruppo di 10 olandesi o belgi diretti in Russia. Una cosa che spicca in questo gruppo di maschi in viaggio e in altri che arriveranno dopo è il testosterone, sono aggressivi, arroganti, sembrano pentole sotto pressione e… vanno in Finlandia. Penso tra me e me “…dovrebbero frequentare più spesso intimamente e in modo intelligente le loro coetanee!”.

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Sculture Liberty

Una mattina mi sveglio, sento uno strano movimento nel grande sottotetto, brusii di voci e bisbigli, capisco che è successo qualcosa, scendo mezza addormentata a piano terra:  c’è il proprietario pallido, la faccia tirata, nervoso; gli olandesi seduti su un divano stanno discutendo concitati. Un poliziotto in borghese compila un modulo. C’è un nuovo ospite seduto su una poltrona, osserva sornione con uno strano sorriso. Chiedo all’italiano ma cos’è successo? Lui, pallido: “Questa notte hanno rubato 8 passaporti agli olandesi!”.

Nella parete di fronte ci sono gli armadietti di “sicurezza” dove lasciare computer, soldi, documenti. Strabuzzo gli occhi: “Cavoli, mi è andata bene ieri sera volevo lasciare il computer lì, per fortuna l’ho portato sopra.” “No”, mi dice, “hanno aperto solo l’armadietto dei passaporti!”. Huao, penso, se li sono curati.

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Sculture all’aperto

La notte la reception non funziona, per entrare c’è un codice da digitare su un tastierino esterno. C’è un ragazzo, in città per un periodo di prova per un lavoro, che gira per l’ostello con la testa bassa come un cane bastonato, scopro dopo, ha anche compiti di controllo, ma quella notte dormiva. L’italiano mi dice seccato “Dei lavoratori lituani non ti puoi fidare”. Capisco che lavora per lui.

Nel pomeriggio  il viennese se ne va. Rimane la ragazza del Nord Tirolo.

Il nuovo arrivato è argentino, dice… La sera va a fare baldoria con gli olandesi e un altro gruppo appena arrivato, aggressivi, sempre troppo testosterone. Mi invitano. No, grazie. L’austriaca accetta l’invito. Deve essere un posto particolarmente elegante, la ragazza si veste da sera…Nel cuore della notte la sento rientrare, da sola, il suo letto è di fronte al mio, ha un aspetto molto strapazzato…i vestiti in disordine…probabilmente è sbronza… non ha il viso allegro…mah?!

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Venus of Willendorf 21th century

Incrocio l’italiano, faccio due chiacchiere, nel mentre gli domando che tipo di polizia si occupa di crimini come il furto dei passaporti. L’Interpol, risponde.

Intanto qualcuno mi informa che il giorno dopo, sabato, si può visitare gratis uno dei palazzi più alti della città, è un hotel. Al 23° piano c’è un bar con grandi vetrate e una vista panoramica sulla città favolosa. Decido di andarci.

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Il bar panoramico al  23° piano.

La mattina dopo l’argentino si aggrega. Mi racconta un pò di sè. Ha viaggiato molto in tutto il mondo. In Argentina è proprietario di un ostello, gestito da una donna, lui è sempre in giro. Mi racconta di sua madre, al tempo della dittatura fascista era stata perseguitata  per le sue scelte politiche e costretta ad andare all’estero per salvarsi la vita. Gli dico che io e sua madre siamo sorelle.  Intanto s’informa sul percorso del mio viaggio, capisco da alcune sfumature della chiacchierata che conosce perfettamente le ragioni della mia partenza dall’Italia. Sta indagando. Cerca di capire se sono coinvolta.

Mi chiede informazioni sul proprietario dell’ostello di cui sò niente, a parte la regione di origine. Mi fà la battutta “Mafioso?”, io casco dalle nuvole, mi stringo nelle spalle: “…ma, non sò, non è siciliano…”. Abbiamo proprio una pessima fama…quello probabilmente è stato costretto ad emigrare a causa della mancanza di lavoro nel Sud Italia, succede un fattaccio e la prima cosa che si chiedono è se mafioso. Tra l’altro sarebbe un bel deficiente. Rubare dei passaporti nel suo ostello! E sono sicura non è stato lui, perchè ho visto la sua faccia la mattina dopo il furto.

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Antico locale in  Krisnaja Valdemara iela dove cucinano buoni  piatti lettoni per i cittadini di Riga.

Quando torno in ostello, vado in terrazzo. Piove spesso da queste parti, non perdo l’occasione per abbronzarmi le poche volte che il sole spunta tra le nuvole! Mi raggiunge l’italiano ora più socievole. Gli faccio presente che l’argentino mi ha chiesto se lui è un mafioso. Fa un lieve sorriso e commenta: “Sì, se sei italiano, è la prima cosa che pensano! Gli domando se l’argentino è dell’Interpol. Conferma.

Un paio di giorni dopo scoprirò che la domanda era pertinente! Il ragazzino, bello addormentato, mi dice che lavora per lui, nel suo CASINO’!!! Huaooo. Non credo che tutti gli emigrati italiani vadano all’estero ad aprire un casinò!

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Uno dei tanti dolci tipici buonissimi preparati nel locale di Krisnaja Valdemara iela.

Da subito, alla notizia del furto comincio a fare ipotesi su chi può aver rubato i passaporti. Mi guardo intorno, osservo la gente che gira nell’ostello, ripenso agli ospiti già partiti.

  • Escludo il proprietario dell’ostello, semplice emigrante, business man o mafioso,   perchè non è un deficiente e la mattina era paonazzo, per lui era un problema vero!
  • La porta non è stata scassinata, il ladro o i ladri conoscevano il codice per aprire la porta che da sul cortile. Quindi erano o sono ospiti dell’ostello (in questo caso bel sangue freddo!) o ex ospiti  appena partiti o qualcuno che lavora lì. Gli olandesi proprietari dei passaporti erano in ostello da soli due giorni…qualcuno ha colto l’occasione per rubare 8 bei passaporti!
  • I dati dei passaporti erano riferiti a giovani tra i venti e i trentanni anni, tutti alti, biondi e con gli occhi chiari…mi chiedo a chi potevano servire dei passaporti con una descrizione fisica simile. Di certo non ha dei mafiosi del Sud Europa o dei Turchi o dei terroristi mediorientali…
  • Mi chiedo se può essere la mafia russa, come qualcuno mi aveva suggerito, ma poi… cavolo ….
  • E lì mi ritorna in mente la Filandia… almeno 3 gruppi diversi di giovani arroganti palestrati, aggressivi, con le teste rasate e diretti in Filandia…Il saluto nazista dell’austriaca al turco; il turco che da brandelli di  discorsi e dai commenti sul tentativo di golpe in Turchia di qualche giorno prima mi aveva fatto pensare essere un militare fuggito dopo il fallito golpe o un ex militare, di sicuro non simpatizzava per Erdogan. Tra l’altro anche lui era vissuto a Riga per un periodo. Subito avevo pensato a qualche militare della Nato inviato lì a presidiare i confini europei a seguito degli attriti e le sanzioni contro la Russia. Dopo quei brandelli di discorsi avevo ipotizzato che l’Erasmus del viennese poteva essere una bugia e che anche lui fosse un soldato Nato o roba simile…. E’ risaputo che i militari spesso hanno simpatie fasciste o di  destra. Avevo anche ipotizzato ci fosse la settimana successiva un raduno di neonazisti e fasciti da tutta Europa! Troppa gente “giusta” nell’aspetto, nell’atteggiamento, nel vestiario diretta lì negli stessi giorni. Non poteva essere casuale.                                                                                                               La Finlandia è nota per i vari gruppi neonazisti e fasciti violenti, razzisti e anche assassini. Forse… rubano dei passaporti per compiere crimini per autofinanziarsi…??
  • C’è un’ultima ipotesi, ma questa la tengo per me, perchè se fosse vera, dovrei tornare all’ipotesi della mafia russa, che ha commissionato il furto a uno o più deficienti, ingenui, affamati di soldi e nel caso troppo stupidi…e se così fosse a quest’ora lì avrebbero già beccati!
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Palazzo Art Nouveau con i gatti nel centro storico.

Rimango ancora qualche giorno a Riga, vagabondando tra le antiche case medioevali e i palazzi Liberty con bei gattoni neri con la coda alzata sui tetti in gesto di disprezzo in una vecchia sfida; visitando antiche chiese protestanti con i campanili decorati da galli segnavento guardiani contro il male; ascoltando musica e passeggiando lungo la Daugava.

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Case mediovali.

Un giorno mentre cammino nelle tortuose vie del centro storico e osservo divertita una casa medioevale con all’interno un ristorante dal nome FELICITA’ ( in lingua italiana ) e con una scritta in ferro battuto “vini della tenuta di ALBANO CARRISI” proprio di fronte alla scultura dei “Tre cantori di Brema”, sento il suono di un’ organo uscire dalla porta di una chiesa minore, entro, mi siedo tra i banchi vuoti… ed ascolto uno dei più bei concerti di musica vocale mai sentiti.

Il caso vuole che un grande tenore dei Paesi Baltici quel giorno facesse le prove del suo concerto proprio lì. Brutto, basso, grasso, calvo, in tuta da ginnastica… e una voce indescrivibile, divina, sublime. Era talmente bravo e la voce così bella da commuovermi…

Poi prendo il mio zaino, il trolly e parto per Tallin, Estonia.

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Parnu. Estonia.

Costretta ad andarmene da Tallin per mancanza di posti letto decido di andare a Parnu, considerata la capitale estiva dell’Estonia. Qui secondo gli abitanti di Tallin il mare è caldo… Non v’illudete il mare è praticamente gelido…! Mai fatto il bagno…pioveva e quando c’era il sole la massima temperatura erano 15 gradi, però è un bel posto. Le spiagge sul Mar Baltico non sono mai affollate come le spiagge italiane o del Mediterraneo, sono meno lotizzate, più selvagge, diverse.

Parnu è una cittadina balneare attrezzata: c’è il mare, la spiaggia, basse dune, prati verdi, modernissimi edifici, spa, paludi, parchi, giochi per famiglie, file di belle casette di varie epoche, un piccolo centro con case antiche, il centro sembra quasi un’isola con il fiume Parnu che scorre attorno e sfocia nel Mar Baltico, e tutto intorno le foreste… perfetto da girare in  bicicletta.

Una delle case più antiche di Parnu.
Antico Locanda del 16° sec. a Parnu.

Il 15 di agosto…c’erano 11 gradi! Seduta su una panchina sulla spiaggia con un maglione e un’impermeabile autunnale, pensavo “Voglio tornare a casa!!”.

Barche sul fiume Parnu che circonda la cittadina
Il cartello chiede il rispetto della privacy delle donne .

Sulla stessa spiaggia, in fondo,  un cartello chiede il rispetto della privacy delle signore nude ad abbronzarsi al sole, questa tradizionalmente e’ la spiaggia delle donne.

Vecchie case nelle vie di Parnu.

Essendo una zona ventilata  è molto praticato il Kitesurfing.

Ero ospite dell’ostello Vintsi Hostel, 1,5 km dal centro, molto spartano in un cortile di una vecchia casa, gentili il proprietario e la sua ragazza, italiana di Napoli, ma senza smancerie. Un ostello da backpacker.

Paesaggio visto dalla passerella che attraversa la palude e i laghetti per arrivare al mare.

A circa 1 km c’è il mare, passeggiando tra le casette si arriva alla spiaggia, in fondo, dove si confonde con le paludi e nel mare cresce l’erba. Qui hanno costruito una passerella e delle piattaforme sopra dei laghetti a pochi passi dal mare. Si possono osservare dall’alto i coraggiosi che fanno Kitesurfing, i bovini nella palude, fare birdwatching, osservare il paesaggio.

Spiaggia a Parnu.

Un giorno sono rimasta lì due ore a cercare di convincere un airone bianco ad alzarsi in volo, volevo fare una bella foto, ma il maledetto mi osservava con aria indolente , sembrava dirmi: “la Proloco non mi paga abbastanza per fare anche questo sforzo!”.

Credo il periodo migliore per venire qui sia tra giugno e luglio.

Vecchia Lada = Fiat Millecento

 

 

L’isola di Saaremaa.

I love Saaremma.

Per me l’Estonia è quest’isola immersa nel mar Baltico. E’ un luogo apparentemente quieto, ma dopo qualche ora che sei lì cominci a sentire il suo mistero, senti l’intensità delle forze che ribollono sotto quell’apparente calma…E’ un’isola antica, i primi insediamenti umani dell’Estonia sono qui. Sono state ritrovate tombe antiche di 7000 anni…2500 anni fa aveva rapporti commerciali con l’Oriente!  E’ un’isola tormentata, la sua posizione geografica ne ha fatto un campo di battaglia per secoli.  Qui sono corsi fiumi di sangue.

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Per la sua posizione strategica fino al crollo dell’impero russo e conseguente indipendenza estone nel 1991, era una delle zone speciali dell’Unione Sovietica, solo gli abitanti e i militari delle basi potevano arrivare sull’isola.

E’ la più grande isola estone, circondata dal mar Baltico, chiude il golfo di Riga. E’ coperta da boschi e foreste, basse spiagge e alte scogliere, minuscoli villaggi, colkoz abbandonati, fattorie, nei prati si vedono mucche e pecore, cavalli… cigni e cicogne!

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Sono arrivata con il traghetto da Virtsu, sotto la pioggia, mezzora circa l’attraversata. Intorno isole. Un cielo nero con nuvole basse. Sullo sfondo il verde scuro dell’isola di Saaremaa.

Dopo 150 km in autobus in mezzo ai boschi, arrivo a Kuressaare, il capoluogo. Scendo “accompagnata” da una signora conosciuta in autobus che a tutti costi vuole che soggiorni a casa del figlio, finalmente dopo 1,5 km a piedi mi sistemo nell’ostello … all’interno di un edificio della scuola elementare locale, aperto solo d’estate.

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Vado a fare un giro per la cittadina di 15.000 abitanti per capire dove sono finita. Mi piace subito. Arrivo al Castello costruito nel 1300 dai Cavalieri Teutonici, passeggio sulle antiche mura, e nel cortile. L’interno dell’edificio principale lo visiterò il giorno dopo. Esco dal castello dalla parte opposta da cui sono entrata,  prati, spiaggetta con campo di pallavolo e il mare. Mi siedo su un muretto con i piedi nella sabbia ed osservo il mare… una distesa calma, isole all’orizzonte, erba nel mare, cigni selvatici e silenzio…vengo invasa da un senso di quiete che non sentivo da anni…

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Ho prenotato per due notti, rimango  lì 8 giorni…

Se si arriva senza auto come me non ci sono grossi problemi, dalla stazione degli autobus c’è un servizio regolare per i villaggi e i luoghi più noti dell’isola.

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L’isola è splendida per chi ama la bicicletta, ho fatto chilometri girovagando tra i boschi, le dune, seguendo le deviazioni per le spiaggette lungo la costa…tra gli alberi ci sono dei campeggi favolosi. Pochissime case…e natura.

Non ho visto tutta l’isola, non ho visto le alte scogliere del nord e la costa ad ovest. Un ciclista conosciuto lì mi disse che sono la parte più bella.

Non ho fatto tutto il giro dell’isola perchè mi sono sfasciata un ginocchio il primo giorno…cadendo dalla bicicletta! E non c’è niente da ridere…perquanto mi sentissi un’idiota…seduta in terra in mezzo ad un cortile senza potermi muovere…Un male cane e un brutto taglio profondo e sbucciature in quantità!

Sono caduta perchè sono alta 1 metro e 65… quando baro un pò! Sull’isola quelli che vanno in bicicletta sono alti…

Io, orgogliosa figlia del Sud Europa quando ho visto quelle biciclette enormi ed altissime ho pensato “merda, ma quanto sono alti sti’ qua” però impavida scelgo la bici più bassa e provo, riesco a salirci, ma non tocco terra, faccio qualche giro nel cortile, alla fine urlo al donnone alto un metro e 90, “ok la prendo”, un secondo dopo mi ritrovo per terra sanguinante!

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Pronta assistenza. Non voglio un medico, per mia fortuna ho notevoli capacità di autoguarigione, dopo un’ora zoppicante me ne vado. Però non demordo, m’informo, mi dicono che forse l’unico che affitta biciclette “normali” è un bellissimo locale di fronte al castello. Ci vado. Il giorno dopo, tutta dolorante, alle 10, affitto la bici per 9 euro, la riporto la sera alle 18 dopo aver fatto una cinquantina di km. Stanca, ma profondamente soddisfatta.

img_4165 A Kaali all’interno dell’isola si possono vedere  i 9 crateri prodotti qualche millenio fa dalla caduta di un meteorite. Ci sono antichi  mulini a vento visitabili ad Angla.

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Molte chiese antiche sono sparse tra i boschi e il mare, ma la più misteriosa è l’antichissima chiesa di Karja.

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Lungo la costa c’è un piccolo cimitero, un sacrario militare e un monumento dell’ex USSR ai caduti su una insignificante spiaggetta, centinaia di  morti per difendere un quadratino di terra dall’invasione tedesca. IL mare, la spiaggia, i prati che scendono verso il mare, le dune, la pineta, la bellezza del luogo, il silenzio sono quasi insopportabili di fronte a quei morti, stridono, rendono evidente l’insensatezza delle guerre.

Sono talmente affascinata dall’isola che vado via pensando che forse tornerò e passerò lì l’inverno. Sull’isola e nei villaggi di Saaremaa fioriscono molte leggende, non mi stupisce… l’isola è uno di quei posti che se non stai attento non ti lascia più andare… Ho conosciuto lì un uomo, un tedesco, arrivato vent’anni fa non è più riuscito ad andarsene.

Nei prati davanti al piccolo porto di Kuressaare ci sono le statue dedicate al gigante Suur Toll e alla moglie Piret soccorritori dei pescatori in pericolo protagonisti di una leggenda locale.

Me ne  vado solo perchè non riesco più a dormire la notte, non sono stanca, ma le forze che sento lì sull’isola, umane e della natura sono notevoli… e devo decidere cosa fare…restare lì o andare in Russia?

 

 

La penisola di Hel.

Da Danzica dopo un’ora e 50  di ferryboat si raggiunge il porticciolo della penisola di Hel.

La penisola chiude la baia di Puck, all’interno della grande baia di Danzica. Il nome Puck mi ricorda l’opera di Shakespeare “Il sogno di una notte di mezza estate” e tutte le leggende sui folletti dei boschi dispettosi raccontate dai vecchi nella mia infanzia. Ce n’era uno che mi piaceva particolarmente. Dimorava sotto il castello medioevale,vicino al ruscello dove un tempo, molto…molto tempo fa, le donne del paese andavano a lavare la biancheria. Era un po’ fuori dal paese, però…lì l’acqua era più calda… Portavano i bambini nelle piccole culle di legno. I bimbi dormivano mentre le donne lavavano e sbattevano i panni sulle pietre in riva al ruscello, intanto chiacchieravano. Mentre erano distratte dai pettegolezzi, e dalle risate, il folletto (al fulatun) prendeva una culla, la portava in alto nel cielo blu e poi la lasciava cadere. Le madri urlavano, ma prima che la culla si sfracellasse in terra il folletto ridendo come un matto la raccoglieva e depositava sul prato!

La penisola di Hel è larga massimo 200 metri a parte nella piccola cittadina che da il nome alla penisola dove arriva ai 3 km di larghezza. Hel è un tipico posto balneare, una passeggiata con un ristorante dopo l’altro. Acchiappaturisti. Infatti l’attraverso senza fermarmi, vado diritta alla spiaggia. Arrivo al bosco, chiedo informazioni: posso scegliere il sentiero che passa nel bosco dritto di fronte a me e dopo 850 m. arriva alla spiaggia oppure 1200 m per arrivare alla punta della penisola.

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Scelgo il Bosco. E non sbaglio. E’ bellissimo. Pini marittimi, betulle e altri alberi. Morbido muschio verdissimo. Resto lì più di due ore. Più avanti nascoste nel bosco e tra le dune ci sono le fortificazioni, strutture anticarro, bunker, in questo paradiso ci sono state cruente battaglie da Napoleone alla 2 Guerra Mondiale. Tuttora è un punto strategico con strutture militari lungo la costa.

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Negli ultimi trecento metri ci sono le dune un po’ nascoste dai pini marittimi e dalla bassa vegetazione, poi sbuco sulla spiaggia. Bianca, finissima, sembra cipria. E’ domenica, siamo a fine luglio, c’è un po’ di gente appena si scende dalle dune, ma è comunque una spiaggia semi selvaggia. Cammino per qualche chilometro sotto il sole cocente e incontro qualche coppia o gruppo di amici arrivati con la bicicletta passando attraverso le dune. Chissà che faticaccia!

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I pini sulla duna mentre giro tra i ruderi delle fortificazioni mi danno sollievo alla calura, siedo sotto un pino  e osservo il mare, i fiori che crescono rigogliosi.  La duna in alcuni punti e così vicina a riva che il mare la sta erodendo, dei pini sono caduti sulla spiaggia sottostante, è successo da poco sono ancora verdi, altri sono al limite del bordo della duna, alla prima tempesta crolleranno. Quando riprendo il cammino immergo i piedi nell’acqua, non è fredda, certo non è il Mar Mediterraneo, ma si può fare il bagno e l’acqua è pulita.

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Per centinaia di metri non c’è un’impronta, non è ancora passato nessuno. Cammino sulla sabbia, è intatta, nonostante sia finissima ad ogni passo fa uno strano rumore,  scricchiola.  E’ ricoperta da una patina sottilissima, forse è salsedine. Nella luce accecante, con la gola riarsa, senza un’anima in giro, nel silenzio accompagnata dallo scricchiolio della sabbia mi sembra di camminare in un deserto.

Sto morendo di sete, m’informo, il primo bar è a 2,5 km! E’ il caso che riattraverso il bosco. Dove inizia c’è un gruppo di 4 betulle isolate, piantate nella sabbia, cosa faranno lì? Poco più in là un cartello raccomanda di non disturbare le foche…le foche!? Si, e anche una specie di balenottero.

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Speranzosa chiedo informazioni ad un nativo. Dove posso vedere le foche? Lui mi guarda con aria compassionevole e poi con un verso in polacco che non ha bisogno di traduzioni mi dice che me le posso scordare. Ci sono, ad ottobre, ma su un’isola 5 km al largo! Ahi me, niente foche… Invece no.

Attraverso il bosco, incontro una donna che parla solo polacco, però capisce che sto cercando un ristorante dove si mangi bene  spendendo poco, mi indica un locale che non trovo, perché sono accecata dalla sete e dalla fame, infatti cerco un po’ e poi mi scoccio e mi infilo in un ristorante. Dopo pranzo il mio cervello ricomincia a funzionare così ricordo che la donna incontrata nel bosco mi aveva detto che il locale è vicino al Focario! Vado, trovo il ristorante dove cucinano il pesce appena pescato, dalla folla e dalle facce felice comprendo che il consiglio era buono e finalmente vedo le foche. 7 foche, ad una certa ora gli addetti tra cui una veterinaria le fanno giocare con palle e cerchi intanto danno le medicine a quelle che ne hanno bisogno.

Al tramonto vado verso il porticciolo, arriva il ferryboat, si torna a Danzica.

Il porto di Danzica.

Sono partita da Danzica sul ferryboat che porta alla penisola di Hel in una giornata di sole. Costo andata e ritorno 8 euro. La motonave percorre tutto il canale o fiume Motlawa, fino alla confluenza con il grande fiume Vistola. Sulle sponde della Motlawa si sviluppa, per chilometri, il porto di Danzica (GDanks). Primo porto polacco.

E’ affascinante questo passaggio in mezzo al fiume tra le due sponde del porto. Grandi navi  alla fonda sono in costruzione o in riparazione. I cantieri si susseguono uno dopo l’altro. Si vedono le gru al lavoro, grandi tubi raggiungo le navi e le riempiono di sabbia, cereali, e chissà quante altre cose. I rimorchiatori ruotano le navi tra le sponde. Le fiamme ossidriche  saldano l’acciaio delle navi. Gli operai si fermano ad osservare le navi dei turisti di passaggio.

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Dal 1200 importante porto commerciale e per la pesca, fu tra le più importanti città della Lega Anseatica, la potente alleanza tra le città mercantili che controllavano il commercio nell’Europa Settentrionale e nel Mar Baltico. Nel XVI secolo divenne il più importante porto del Mar Baltico. Danzica e il suo porto contesi per secoli tra principi polacchi, cavalieri teutonici, russi e prussiani videro sparare qui il colpo di cannone che diede inizio alla 2a Guerra Mondiale. Il 1° settembre del 1939 alle 4.45 la vecchia corazzata tedesca Schleswig-Holstein con una cannonata sparata nel porto diede inizio all’occupazione della Polonia e alle ostilità che nel mondo in 5 anni causarono la morte di 50 milioni di uomini e donne. Oggi sulla penisola di Westernplatte, verso la foce, alle spalle del porto, c’è un monumento ai caduti polacchi e un museo a cielo aperto delle fortificazioni che ressero l’assedio di una settimana dell’esercito tedesco.

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Il porto di Danzica nei decenni successivi alla 2a guerra mondiale è stato più volte al centro di lotte di un forte e coraggioso gruppo di  lavoratori che pur rischiando la vita, la prigione e il posto di lavoro hanno saputo lottare per difendere i loro interessi sul luogo di lavoro. I Cantieri Lenin restano nella memoria dei lavoratori di tutto il mondo. Poi su questo è stata fatta grande demagogia. Solidarnosc il sindacato espresso dalle lotte è finito col diventare uno strumento di controllo dei lavoratori, ma questo non toglie nulla al coraggio e al valore dei lavoratori polacchi.

 

Amsterdam

Amsterdam mi piace.  E’ una città verde e d’acqua. Piena di alberi, parchi e giardini. Alberi spettacolari, non pensi di trovarne di simili in città, con centinaia d’anni, di molti non conosco i nomi.

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Ci sono salici, tigli, querce, platani, betulle e degli alberi di cui conosco solo il nome dialettale, “Les Alberes” per esempio sono bellissimi, alti, hanno delle fronde che mosse dal vento hanno un suono che ricorda il tintinnio lieve di campanellini. Ti entra sotto la pelle. Da bambina mi sdraiavo sotto questi alberi, vicino all’acqua di un ruscello, ascoltavo il suono del vento tra le foglie e il suono dell’acqua che scorreva veloce e allegra nell’erba. Ancora oggi quando ascolto il vento tra le fronde delle Albere provo una sensazione bellissima, mi sento profondamente parte della natura, degli alberi e dell’acqua.

Un paio di giorni fa ero triste e molto arrabbiata, avevo ottime ragioni per esserlo.

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Camminavo in giro per Amsterdam.  Passo davanti a Sarphati Park, entro e mi trovo di fronte un laghetto con dei salici piangenti che sfiorano l’acqua, delle anitre chiaccherine, gli aironi che si avvicinano senza paura e delle papare con le piume che sembrano cesellate e dei prati verde smeraldo. Continuo la mia passeggiata e lungo il canale Reguliergracht incontro un’antica chiesa in legno del ‘600, mi pare si chiami Amstel kerk, cammino lungo un lato della chiesa, alla fine si apre uno slargo che finisce nel canale Prinsengracht con degli alberi enormi, spettacolari, mi lasciano a bocca aperta. Proseguo, mi fermo a guardare da uno dei ponti sull’ Amstel,  il fiume con i ponti mobili, i barconi ancorati alle sponde, i traghetti, le barchette e il vento di mare che soffia quasi sempre mi fa sentire bene e dimentico tutta la mia rabbia. E’ una città talmente bella che ti fa stare bene. La sera rientro verso le undici, lungo il canale ogni sera è un incontro speciale: una volta è un airone che ti osserva sul bordo di un canale, un’altra delle strane papere che ti salutano, altre volte sono le nidiate di cigni o di germani reali o qualche corvo altezzoso che si avvicina per osservarti.

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Gli olandesi sono ospitali, gente aperta, parlano minimo 3 lingue. In città si respira un’aria leggera. E non perchè sono sballati dalla puzza di hascish e marjuana che impesta le vie o i canali di fronte ai coffe shop! C’è un tenore di vita elevato, gli stipendi sono buoni anche se la vita è cara. A parte nei fine settimana dove la città  invasa da migliaia di turisti è frenetica, dal lunedì al giovedi in città si respira una sensazione di calma, di benessere calmo.

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Le ombre di Scheeveningen. Olanda

Sono arrivata alla spiaggia di Scheeveningen in tarda mattinata, beach della città olandese Den Haag.

In Italia con questo nome non la conosce nessuno, infatti per noi è l’Aia. Importante per le istituzioni Internazionali. Tribunale Criminale internazionale (Crimini di Guerra: es. ex Jugoslavia- Milosevic),  Europol (apparato repressivo europeo) e sede del governo olandese. Mi avevano detto che se proprio volevo andare a piedi ci andava un’ora.

Beh, non so’ esattamente quanto tempo ci va, perché mi sono fermata a lungo nei grandi magazzini. Tanto Amsterdam è cara quanto Den Haag ha prezzi bassi. Ho comprato un cappellino di paglia estivo a 5 euro, lo stesso in Italia l’avrei pagato 54! E senza esagerare.

L’arrivo a Scheeveningen è stata un’esperienza unica, veramente insolita.

E’ una bella giornata. Vado sempre dritto fin dove finiscono le case. Di fronte alla grande duna salgo in un punto dove si abbassa e ancora prima di arrivare in cima mi dico, ma che succede…Quando sbuco in cima alla duna il mare non c’è! Una foschia lattiginosa copre tutto. S’intravvede appena il faro. Un muro fitto, ma lieve. Mi volto, invece alle mie spalle il sole continua splendere.

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Sono lì a guardare se riesco a vedere qualcosa, alla fine giù alla base della duna comincio a vedere la sabbia. Mi avevano detto che lì la spiaggia è larga 300 metri e lunga chilometri. Scendo, la sabbia è fine e dorata. Ci sono moltissimi frammenti di conchiglie. E’ un mare vivo. M’inoltro in tutto quel bianco, dopo più di cento metri, comincio a vedere le pozze d’acqua, la ragione della foschia. C’è bassa marea. Fa caldo. La differenza di temperatura, il mare gelido e il sole caldo fanno evaporare l’acqua.

 

Continuo a camminare verso il rombo del mare, il suono è possente. Intorno a me, ad una certa distanza, scorgo delle ombre, appaiono poi scompaiono, finalmente arrivo a riva. L’acqua è gelida, molto più fredda dell’inizio d’Aprile in Liguria. Con i piedi a bagno cammino lungo la battigia. Mi vengono in mente  quadri ottocenteschi di pittori olandesi, fiamminghi o francesi. Non pensavo fossero reali. E’ fantastico mi sento in un quadro. E’ difficile spiegare le sensazioni provate immersa in quella foschia, la gente che appare e scompare. Poi man mano la foschia si dirada, si cominciano a vedere zone più luminose, più gente, prima che si sciolga passeranno forse due ore.

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Un viaggio di mille miglia comincia con un passo…..Lao tze.

Ho messo in pratica il famoso aforisma di Lao tze, filosofo cinese del 6° secolo A.C.

Ho fatto il primo passo.

Ho cominciato a Spotorno… No forse il vero primo passo è stato il viaggio ad Istanbul…

SPOTORNO. Sabato, il cielo è coperto da nuvoloni neri, passeggio nel budello e tra i carrugi. C’è nessuno in giro. Verso le 14 inizia a piovere, in spiaggia cammino sulla battigia , un onda mi bagna i pantaloni fino al ginocchio, continuo a camminare sotto la pioggia battente, dopo una serie di altre ondate decido che è il caso di tornare in Hotel. Arrivo nell’accogliente camera dell’hotel Giongo, dove preparano una torta alle mele con pinoli ed uvetta squisita così come le prugne con la buccia dei limoni. Mi sdraio come un gatto sul letto e mi addormento, devo recuperare due notti in bianco.

Mi alzo alle 19, rintronata, perché non sono abituata a dormire al pomeriggio. Esco, fa un freddo polare, ceno con un Calzone megagalattico  al Black Bull, e dopo aver mangiato un gelato alla pera e cioccolato, torno di corsa in hotel al caldo.

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Domenica, c’è il sole. M’incammino a piedi lungo il mare, poi lungo la strada, verso Noli, è piacevole camminare guardando il paesaggio e il mare  che luccica sotto il sole. Antica Repubblica marinara, fondata nel 1192,  si trova in una bella insenatura. Cammino tra i carrugi (vicoli) del centro storico. Le antiche torri medioevali svettano sui tetti delle case dai vivaci colori, gialli, rosa, rossastri,  le torri mozzate trasformate in abitazioni hanno le basi in blocchi verdi di  pietra locale mentre la parte superiore è in mattoni. Nel medioevo si contavano 70 torri.

Cammino verso il Monte Ursino e il Castello dei Marchesi del Carretto, una bella passeggiata con una vista sul mare da cartolina.

Scendo, attraverso i carrugi e le piazzette fino all’antica Cattedrale San Paragorio costruita nel XI secolo al di fuori della cinta muraria, in stile romanico, si trova andando verso Capo Noli, non ho potuto visitare l’interno perché l’orario di visita è dalle 10 alle 12, sono arrivata quando era di già chiusa.

P.S. A Noli e lungo la strada per Varigotti ho fatto delle belle foto, peccato che ha causa del mio rapporto conflittuale con il mio nuovo cellulare smart phone, momentaneamente non posso recuperare le fotografie! Ma prossimamente riuscirò a domarlo!

Dal 1572 divenne cattedrale della repubblica la chiesa di San Pietro dei Pescatori essendo all’interno delle mura e quindi più sicura. Il suo altare è un antico sarcofago romano.

Il 2 dicembre del 1797 con l’occupazione Napoleonica si estinse l’autonomia della piccola repubblica ormai da secoli in decadenza, un tempo abitata da ricchi mercati divenuta borgo di pescatori.

Tuttora, Noli è uno dei pochi borghi costieri con una piccola flottiglia di barche da pesca a motore. Tutte le notti i pescatori escono in  mare e ritorno al mattino a vendere il pesce nel minuscolo mercato del pesce sul lungo mare.

Noli mi affascina non solo per il suo antico borgo ben conservato ma per i personaggi che sono parte della sua storia,  come Antonio de Noli (1419-…) navigatore, scopritore delle Isole di Capo Verde e tra i primi esploratori dell’Africa. Giordano Bruno (Nola 1548-Roma 1600) si rifugiò per qualche mese a Noli dove insegnò grammatica e cosmografia. A Roma condannato come eretico per la sua visione del mondo, fu bruciato sul rogo in Campo de’ Fiori.

E il genovese Cristoforo Colombo (Genova 1451-Valladolid 1506) sognatore e grande navigatore  s’imbarcò qui per l’Olanda, fece naufragio di fronte alle coste spagnole e lì cominciò la sua avventura, cercando una nuova via per raggiungere le terre produttrici delle rare, costose e favolose Spezie, scoprì l’America, un nuovo continente. Per essere parte di  grandi cambiamenti epocali si deve essere sognatori con i piedi per terra, ancorati al proprio tempo con uno sguardo nel futuro.

Tempo fa comprai un libro antico scritto da Joseph Marie Lequinio, “Le préjugés detruits “ stampato nel 1792.

Il rivoluzionario Lequinio  partecipò alla  Rivoluzione Francese, da vero repubblicano congiurò contro Napoleone affossatore della repubblica nata dalla rivoluzione, considerato uno dei fondatori della Repubblica Napoleone non osò toccarlo. Nella prefazione evidenzia la sua visione del mondo: è uno di quegli uomini, completamente disinteressati, a volte definiti “visionari” che andando al di là della contingenza del presente riescono a vedere il futuro e lottano per il miglioramento delle condizioni della specie umana.

Mi sdraio al sole sulla spiaggia di Noli, quando le nubi tornano a coprire il sole riprendo la mia camminata sul lungo mare, poi lungo la statale, uno stupendo balcone sul mare e la bianca scogliera e le rocce verso terra friabili, coperte da protezioni metalliche contro la caduta di massi. Per raggiungere Varigotti si attraversano due gallerie, al Malpasso, c’è una spiaggia libera sempre affollata, supero l’ultima galleria e m’infilo in un carrugio poco dopo sono sulla spiaggia di quello che un tempo era un  paese di pescatori ed ora è un lussoso luogo di villeggiatura.

Nonostante questo, il posto è splendido, le case colorate di giallo, rosso,  bruno.

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La passeggiata da Spotorno a Varigotti sono circa 8 chilometri all’andata e altrettanti al ritorno, osservando il paesaggio, prendendo un po’ di sole, visitando i carrugi e le chiese non è faticosa, anzi è piacevolissima.