Trekking a Tash Rabat e dintorni.

Agosto 2018.

Sabato mattina siamo partiti per la montagna. Vivendo tra le montagne del Thian Shan c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Questa volta sono andata a vedere il  monastero nestoriano e poi caravanserraglio di Tash Rabat. A sud/est del Kirghizistan. Costruito prima del 9° secolo, si trova in una gorgia laterale del percorso dell’Antica Via della Seta, sulla strada del passo Torugart, ( a 84 km) sul confine con la Cina, passaggio obbligato per Kashgar. E’ uno dei due passi che dal Kirghizistan portano in Cina. Dall’autunno alla primavera è bene informarsi perché non sempre sono aperti a causa della neve, frane ecc.

 

DSCN5097
Tash Rabat e a sn. i gabinetti stile “Pra la Grangia”

Le strade principali sono generalmente buone, mentre le secondarie non sono asfaltate, a volte lo sterrato è buono altre volte no.

Siamo arrivati a destinazione dopo circa 8 ore di viaggio da Bishkek passando davanti al canyon Boom, si attraversa un colle a 3030 m. e si prosegue per Naryn poi dritti verso il confine cinese.

La nostra comitiva si è fermata per visitare At-Bashi (Ат Башы) centro amministrativo della regione di Naryn. La prima tappa è all’ingresso del distretto. Entrando in certi territori, sulle colline, ben in evidenza, ci sono dei monumenti, dei guerrieri o come qui a At Bashi, un cavallo, essi sono il simbolo del clan che domina su questa terra, indicano che stai entrando nel loro territorio. All’ingresso dei villaggi o cittadine ci sono delle vistose “porte” con il nome del luogo.

DSCN4968
Il cavallo che segna l’ingresso al distretto di At-Bashi.
DSCN4978 (2)
Areo e carro armato russi alle porte di At-Bashi (testa di cavallo) un tempo città con importante base e industria militare.
DSCN4979
“Porta” di At-Bashi, il significato è Testa di Cavallo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DSCN5013
La Testa di Cavallo simbolo di At-Bashi.

DSCN5014

Monumento dedicato al Maestro di Manas il guerriero-leggenda simbolo del Kirghizistan.

DSCN5009
Bambine kirghise giocano lungo “la bialera” a AT-Bashi.
DSCN5024
Negozio al bazar di At-Bashi.

A Tash Rabat ci sono in tre punti differenti le yurte. Le tende rotonde dei nomadi kirghisi. Finalmente ho dormito in una grande tenda bianca colorata all’interno, 5 posti letto, tanti tappeti e una vecchia stufa, indispensabile per riscaldarsi nelle fredde notti dell’alta montagna.

DSCN5091 (2)
Tash Rabat.
DSCN5096
Yurte a Tash Rabat.
DSCN5078 (2)
Tash Rabat. Interno di una yurta a due letti.

Qui vivono due famiglie di allevatori di yak, anche d’inverno! A 3200 metri. Pensavo che ci fosse molta neve invece fa talmente freddo, che nevica “poco”. Normali sono i -50 gradi, come la Siberia! Non sono ancora riuscita a vedere uno yak, speravo, ma agosto a 3200 m. fa troppo caldo per loro, allora lì portano su sulle cime. Probabilmente riuscirò a vederli se andrò sul Pamir.

DSCN5162
Corridoio d’ingresso a Tash Rabat.

Lo scisma tra i cristiani di Roma, di Costantinopoli, e di Kiev con la teologia aveva poco a che vedere, il problema era il controllo di quello che rimaneva dell’Impero Romano d’Oriente. Il nocciolo teologico della questione era la figura di Cristo, per i seguaci del vescovo Nestorio (381-451), in Cristo esistevano due nature separate, una umana e l’altra divina e Maria non poteva essere definita “Madre di Dio” perchè solo madre della parte umana del Cristo. Il concilio di Efeso nel 431 condannò i nestoriani come eretici, fuggiti verso oriente, ebbero l’appoggio dei Persiani in funzione anti-bizantina e si diffusero in Persia, Asia Centrale, India e Cina. Cominciarono a perdere d’importanza con la diffusione dell’Islam.

DSCN5152 (2)
Tash Rabat. Dentro la grande sala centrale sotto la cupola.

Il Monastero e Caravanserraglio di Tash Rabat furono un luogo di culto e rifugio dei seguaci di Nestorio.

DSCN5161 (1)
Tash Rabat. La grande cupola. Alla base della cupola si vedono delle nicchie con i resti d’intonaco. L’interno doveva essere ben diverso qualche secolo fa.

Tash Rabat era il primo caravanserraglio, luogo di sosta delle carovane, sulle montagne del Thian Shan, dopo il passo Torugart e il terribile deserto Taklamakan, il deserto nel quale furono trovate le mummie del Tarim, che confermavano la presenza di popolazioni indoeuropee qualche millennio A.C. Nell’antichità vi erano città-oasi ormai scomparse, i viaggiatori temevano il passaggio in questo deserto, arido e infuocato, dove morivano a centinaia, la paura fece fiorire molte leggende sulle voci degli spiriti dei morti portate dal vento.

Noi oggi immaginiamo l’antica via delle seta, esistente tra il 3° sec. A.C. e la fine del XVI sec. D.C., come un’unica via, dalla Cina al Mediterraneo, in realtà era una rete di strade su cui fiorirono città importanti, insediamenti commerciali, bazar, caravanserragli dove si scambiavano spezie provenienti dall’India, preziosa seta dalla Cina, oro, argento dall’Iran, ceramiche da Afrosylab, animali e uccelli esotici.

Le carovane di uomini, cammelli e cavalli attraversavano deserti, il Taklamakan, l’Ak-Tala, Kara-Kum e Kuzyl-Kum, si fermavano nelle oasi, superavano i passi ghiacciati del Thien Shan o del Pamir, attraversavano fiumi come l’Oxus, o le sconfinate steppe e con le merci portavano idee e nuove religioni, l’Asia Centrale era una delle zone più tolleranti e aperte del mondo antico.

L’importanza dei commerci causò invasioni, battaglie, intere regioni ridotte in cenere, città, come Samarcanda rasa al suolo, rifiorirono tanto era strategica la loro posizione. Il Kirghizistan era la porta occidentale della Cina.

800px-Qoshoy_Qorgon_from_NW
I resti delle antiche mura di Koshoy-Korgon. Foto di Wikipedia.

A  circa 3 ore di strada, 170 km prima di Tash Rabat a  Koshoy Korgon  nel distretto di At-Bashi c’è un piccolo museo e i resti delle fortificazioni di una città lungo la via della Seta, qui si fermavano le grandi carovane che arrivavano dalla Cina e andavano verso l’Uzbekistan e il Mediterraneo o verso il Kazakistan o la Mongolia e poi verso il Nord.

I fedeli e mercanti nestoriani preferivano fermare le loro carovane a Tash Rabat. E’ affascinante questo edificio fortificato, in pietra con una cupola rotonda che sovrasta la stanza centrale, altri vani laterali accoglievano i viandanti, le derrate alimentari, due lunghe sale s’ipotizza fossero i luoghi di preghiera e c’è anche una prigione: un buco in terra, piccolissimo, dove poteva stare una sola persona, era chiuso da un’enorme pietra con un foro in mezzo, attraverso il quale veniva passato il cibo per il prigioniero.

DSCN5124 (1)
Tash Rabat. La pietra che copriva la cella della prigione.

Mi si sono rizzati i capelli in testa al commento di una della comitiva: “… serviva a tenerli tranquilli!”.

Sono passati più di mille anni… e l’affermazione di quella somara conferma la convinzione di un mio conoscente “…viviamo tempi in cui abbiamo di fronte un nuovo Medioevo.” La prigione come sistema di controllo degli “irrequieti”: manifestanti, dissidenti, emigranti, comunisti, neri delle periferie delle metropoli, zingari, femministe, ecc., ecc., ecc.

Dopo la visita, abbiamo iniziato a seguire il sentiero che sale a sinistra dietro il monastero nestoriano e va su dritto verso la montagna. Un paesaggio mozza fiato ci ha circondato lungo il percorso. Da 3200 metri siamo arrivati a 3700 metri. Il primo pezzo sale su deciso poi prosegue lungo le creste.

20180812_115404
Tash Rabat. Salendo verso le creste. Altitudine 3700 metri circa.

E’ facile, le pendenze sono lievi. Ero con gruppo di 9 francesi, il più giovane aveva 50 anni, era gente che si preparava per fare un 4100 metri in Cina. Poi siamo scesi di qualche centinaio di metri per raggiungere un pianoro che un tempo doveva essere un ghiacciaio, fino ad un torrente, l’abbiamo attraversato a cavallo per raggiungere una specie di alpeggio in un’altra gorgia. Qui abbiamo fatto un pic-nic con le vivande portate da un uomo a cavallo.

20180812_133309 (3)
Tash Rabat. Il cavaliere porta vivande.

Faceva un freddo cane ed eravamo bagnati marci!

Siamo partiti con un  bel sole. La gita era di circa cinque ore, dopo circa tre mentre eravamo sulle creste, ha cominciare a salire un vento di quelli forti e pungenti, si vedevano i nuvoloni neri in arrivo, la guida ha deciso di farci scendere velocemente di qualche centinaia di metri poi ha cominciato a piovere. Una pioggia sottile neanche troppo fastidiosa, ma sopra i 3000 metri quando piove fa freddo.

20180812_121309

Mentre scendevamo dalle creste molti gipeti, grandi avvoltoi e aquile volavano bassi sulle nostre teste in cerca di prede, le marmotte di guardia con fischi acuti lanciavano l’allarme al nostro passaggio e mentre fotografavamo gialle orchidee alpine.

Finito il pic-nic abbiamo attraversato un bellissimo pianoro, in una gorgia spettacolare. E qui ha cominciato a grandinare di brutto, raffiche violente di sassi ghiacciati che in faccia fanno un male cane, ogni tanto non si poteva più proseguire tanto era violenta la grandinata. I branchi di cavalli che ogni tanto incontravamo si tenevano vicini verso i fianchi della montagna e in cerchio per proteggere i puledri, per un’ora abbiamo proseguito a testa bassa fino alla fine della lunghissima gorgia dove ci attendeva il pulmino per riportarci a Tash Rabat.

20180812_131044

Siamo arrivati al mini bus,  dire: ” eravamo fradici…” è essere ottimisti!

Ho bagnato persino i cambi di vestiario che avevo nello zaino, ero infangata fino alle ginocchia, però il posto era splendido e ci tornerei domani… con un bel sole!

DSCN5211
Fiore di montagna. Sulle creste sopra Tash Rabat.

Samarcanda

Novembre 2016.

Ho desiderato per molto tempo di andare a Samarcanda. Leggevo i libri illustrati sull’Asia dell’800, i libri scritti dai viaggiatori, guardavo le foto color seppia di inizio novecento. Poi mentre ero in viaggio mentre pensavo dove andare, guardavo su internet le immagini del Registan, altrimenti ero sicura sarei rimasta delusa. Non pensavo facesse parte del mio viaggio. La mia direzione era un altra, invece un cambio di percorso mi ha condotto lì.

IMG_1174
Il Registan.

Non sono rimasta delusa. Samarcanda è bella. Sono stupendi i suoi colori, i turchesi, gli azzurri in tutte le sfumature, i minareti, le cupole scanalate, i riflessi dalla luce sulle piastrelle colorate della Samarcanda di Tamerlano.

Il verde dei suoi giardini, le aiuole curatissime mi hanno sorpreso. Samarcanda è un’oasi in mezzo al deserto eppure è verdissima!

IMG_1331_edited
Le mura dell’antica Afrosyob vicino alla tomba del profeta Daniele.

Afrosyob, dell’8° sec. A.C., l’antica Maracanda dei greci, la Samarcanda sogdiana, distesa su un’altura di loess, grigiastra, con anche dieci strati di città e epoche diverse sovrapposti e il suo museo con i resti di affreschi di un antico palazzo del 7° secolo che ti lasciano lì incantata. E il suo cimitero, la sua città dei morti sovrapposta alle altre, un tempo città dei vivi.

IMG_1046
Il cimitero, città dei morti, costruito sull’antica città di Afrosyob.

La tomba di Timur lo zoppo, del grande e sanguinario Tamerlano, luogo santo per gli uzbeki e uno dei luoghi più belli e affascinanti della città.

IMG_1086
Interno della tomba di Tamerlano il Grande.

La madrasa e quel che resta dell’Osservatorio Astronomico di suo nipote Ulug-Bek.

IMG_1341

La madrasa e moschea di Bibi Khanoum con la storia e le leggende che ancora adesso non ho ben chiare, a parte la rabbia di Tamerlano.

IMG_0861
Una delle cupole di Bibi Khanoum.

I colori della necropoli Shahi-Zinda costruita da Ulug-Bek e il Plof più buono dell’Asia Centrale.

IMG_1035 (2)
Le tombe della necropoli di Shahi-Zinda.

Ho girato a piedi per giorni. Sono tornata più volte nei luoghi che mi avevano particolarmente colpita: La Moschea di Bibi Khanuom e la sua storia d’amore e di morte con Tamerlano; la tomba di Tamerlano, oggi luogo sacro per gli uzbeki; la città dei morti costruita sull’antica Afrosyob e l’Osservatorio Astronomico di Ulug Bek che descriverò nei prossimi post.

Il lago di Issyk-kul. Kirghizistan. La leggenda del lago.

Non sono ancora andata a vedere il Lago di Issyk-Kul, luogo di sosta delle carovane lungo l’Antica via della Seta.

Qui tutti ne parlano come di un gioiello paesaggistico. Occidentali di passaggio e locali. E’ uno dei luoghi della villeggiatura estiva degli abitanti di Bishkek e stazione sciistica invernale.

Famose sono Cholponata cittadina balneare e museo a cielo aperto di Antichi Petroglifi Karakol  con la cattedrale russo ortodossa e la moschea Dougan e il Museo Prjevalski, grande esploratore russo-polacco.

E’ il più grande lago montano dopo il lago Titicaca, si trova a 1607 metri di altitudine, è profondo 668 metri.  La sua acqua è salata, è il più grande lago salato dopo il Mar Caspio e nonostante l’altitudine d’inverno non gela, le sue acque sono “calde”. E’ lungo 183 km e largo 60 km.  https://en.wikipedia.org/wiki/Issyk-Kul

E’ circondato da alte montagne, la catena del Tian Shan, le Montagne Celesti che  i kirghisi condividono con la Cina. Le più alte superano i 7000 metri come il Picco Podeby.

 La parte più turistica è a Nord mentre il lato Sud è selvaggio, con il  canyon  Skazka, (Fiaba) come le sue rocce che assumono forme fiabesche  e una valle con innumerevoli cascate. Ho sentito raccontare tante cose del lago perché a Bishkek vive molta gente originaria di Issyk-kul. Molti giovani che studiano, vivono o sono sposati in città hanno le famiglie ancora sul Lago.

WP_20161226_16_39_23_Pro_LI
Strada tra le montagne del Kirghizistan.

Molte sono le leggende sul lago.

Vi racconto quella dei Venti…

Molti secoli fa nel luogo dove ora c’è il lago c’era una valle e qui viveva una bellissima ragazza di nome Issyk. Era corteggiata da due giovani pazzamente innamorati di lei…ma lei non sapeva decidersi… I due ragazzi Shantash e Ulan si sfidarono, chi avesse vinto il combattimento avrebbe avuto la ragazza.

La sfida iniziò, nessuno dei due riusciva ad abbattere l’altro, avevano la stessa forza, andarono avanti a lottare per giorni e giorni, poi per settimane…erano sporchi e insanguinati per le ferite…ma nessuno dei due cedeva… Issyk cominciò a supplicarli di smetterla, loro niente, non le davano ascolto, testardi come solo può essere la gente di montagna, amavano e volevano la ragazza con tutte le loro forze. La ragazza disperata piangeva, intanto il combattimento continuava, le lacrime di Issyk cominciarono a riempire la valle, lei pianse e pianse finche si formò il grande lago, salato come le lacrime di Issyk,  lei sfinita, morì e diventò parte del lago. Shantash e Ulan, ora disperati e pieni di rabbia per la morte della ragazza continuarono a lottare senza tregua fino a quando gli dei ebbero pietà di loro e li trasformarono in Vento.

WP_20161226_17_03_31_Pro_edited
Kirghizistan. Tomba in un cimitero mussulmano.

I due venti che ancora oggi soffiano l’uno contro l’altro ogni giorno sul lago. Il vento dell’Est, Santash, soffia nella prima parte del giorno, a mezzogiorno cambia e comincia a soffiare il vento Ulan da Ovest.  Così ogni giorno, da secoli, e per l’eternità i due giovani continuano la loro lotta senza tregua per il loro amore perduto.

P.S. Non ho foto di Isykul Lake. Le foto del post sono di paesaggi montani del Kirghizistan in dicembre.

Tra mistero, paganesimo, pendoli e cacciatori di tombe. La chiesa di S. Caterina di Karja. Isola di Saaremaa.

La Chiesa di Santa Caterina di Karja è uno dei posti più strani che mi è capitato di vedere…

Dopo aver visitato i Mulini a vento di Angla, avevo qualche ora di tempo prima di prendere l’ autobus per tornare indietro a Saaremaa. Ero indecisa se andare fino a Leisi quasi a picco sul mare, 6 km a piedi e prendere lì l’autobus, ma mi ero dimenticata l’orario di ritorno. Rischiavo di restare a piedi, e 35 km per tornare a piedi fino a Saaremaa erano un pò tanti! Troppi.

I mulini di Anglia.

Chiedo informazioni nel piccolo Museo di storia locale,  c’è qualcosa d’altro di bello da vedere qui in zona? Una donna mi dice a 2,5 km c’è la Chiesa di Karja.

La Chiesa di Karja.

Ero proprio indecisa. Arrivo in fondo al prato dei Mulini dove c’è l’incrocio per Karja, mi piazzo in mezzo all’incrocio…dove vado? La chiesa di Karja è stata costruita tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300, ma chiese del genere ne ho viste in quantità nella mia vita.

Decido per Karja.

E’ una bella giornata di sole.  La strada attraversa grandi prati e campi con file di pali della luce, e boschetti; mentre con il naso per aria seguo il volo di una farfalla un grosso serpente mi passa tra i piedi, per lo spavento faccio un salto olimpionico…quando torno indietro per capire se è velenoso o no è ormai scomparso nell’erba alta.

La chiesa si vede da lontano bianca, alta, tra il verde degli alberi e nel sole. Però senza una ragione precisa più mi avvicino più mi sento inquieta. 

Karja è una località (küla) di 234 abitanti nella contea di Saaremaa, in Estonia. Fa parte del borgo di Leisi.

La chiesa di Karja, dedicata a Santa Caterina e un tempo anche a S.Nicola protettore dei naviganti, un misto di stile gotico e romanico, è una chiesa-fortezza, forse costruita alla fine del Duecento. Serviva da rifugio agli abitanti del villaggio vicino, durante invasioni, guerre e scorrerie. Sull’isola molte chiese avevano questa funzione e supportavano i baroni tedeschi, conquistatori di queste terre in epoca medioevale. Questo uso è evidenziato nella Cronaca di Henrik il Lituano, la più essenziale e completa storia delle conquiste Tedesche dei paesi Baltici nel Medioevo . 

Al mio arrivo, fuori dalla chiesa, su una panchina è seduto un uomo. Un uomo che ho già incontrato altre volte nei miei giri sull’isola. Un tipo strano. Altissimo, magro, i capelli arruffati. E ogni volta resta lì a fissarmi con insistenza.

I paesi baltici sono gli ultimi ad essere cristianizzati in Europa. Dalla 1a Crociata del Nord iniziata nel 1199 al 17°secolo, anche dopo la cristianizzazione  i popoli baltici continuarono a praticare i loro riti tradizionali, in una secolare coesistenza e sovrapposizione. Ci  furono 5 crociate, una 1206-1261 contro l’isola di Saaremaa.

Questo dà un’idea dello spirito di ribellione e della determinazione degli estoni e degli abitanti di Saaremaa in particolare a difendere la propria cultura e la propria terra! Isola quasi al centro del Mar Baltico, chiude il golfo di Riga, strategica per il controllo delle terre e della navigazione verso i Paesi Baltici, la Russia, la Finlandia e verso il Mare del Nord per millenni fu campo di battaglia e preda ambita dai vichinghi, danesi, germani, russi,  finlandesi. 

Entro nella chiesa, mi siedo su un banco a metà navata, dove c’è luce. Alte, strette bifore con vetri colorati illuminano l’interno.  Comincio a guardarmi intorno e sorpresa scopro che è un posto speciale. Normalmente le sculture, gli affreschi nelle chiese sono piene di simboli, ogni figura è legata alla teologia, alla storia della chiesa, molti sono criptici, comprensibili solo ai teologi, a specialisti di storia dell’arte.

Affresco-donna con le mani sul seno e tra le labbra un foro. Chissà cosa significa?

Ma qui ai classici simbolismi cristiani si aggiunge qualcosa di molto, molto più antico. Nei capitelli, sugli affreschi, sulle volte a crociera, sopra l’altare ci sono strane gargouille,  triscele colorate, pentagrammi o pentacoli, diavoli senza pantaloni (scoprirò  che la chiesa in cui sono finita casualmente è famosa per gli antichi affreschi apotropaici, ossia scaramantici, utili ad allontanare forze maligne) oltre ai semplici disegni decorativi medioevali sui muri in parte erosi dalla muffa e dall’umidità. Un vero peccato, rischiano di perdere una rara testimonianza di un passato remoto della storia umana di cui si è persa memoria e rimangono solo poche tracce.

Sono un miscuglio di simbolismo cristiano e simboli precristiani, indoeuropei, mediorientali. Una meraviglia!

Affresco.

Giro per la chiesa osservando curiosa e tanto per non cambiare quando trovo qualcosa di molto interessante ho giusto scaricato le batterie della macchina fotografica e del telefonino…una maledizione! Per cui ho 4 foto dell’interno e 2 dell’esterno.

Lo spilungone entra e si siede ad un banco sulla fila opposta alla mia. Mi guarda. Esce. Intanto la guardiana della chiesa, una dimessa donna di mezza età spunta  in piena luce dietro le sbarre di una porta, infondo al buio di una stanza laterale.  Sento che mi osserva, la guardo, più continua a fissarmi, più diventa agitata. Non penso, dico Boh?

Capitello.

Entrano una coppia con una bambina piccola. Io mi risiedo e quello che sento lì mi innervosisce. Penso: Boh?

Però incuriosita voglio conoscere la storia della chiesa. All’ingresso c’è un banchetto con dei libri , a parte una brossura scritta in inglese con quattro insignificanti informazioni storiche, i pochi altri sono in estone. Compro quello più corposo, dai disegni mi dice che è uno studio sui simboli. Intanto la guardiana mi gira intorno sempre più agitata. Mi chiede se sono da sola. Ad un certo punto esce dal portale dell’ingresso e chiama qualcuno, vedo nei prati dall’altra parte della strada un cane bianco correre avanti e indietro come un siluro. La guardiana mi dice che sta chiamando suo figlio.

Lo spilungone si è riseduto sulla panchina. La donna lo guarda nervosa e poi gli intima più volte di andarsene. Lui non fa una piega e poi gli dice qualcosa in finnico. Io li guardo con la faccia di una che non capisce la situazione. Lei alla fine mi dice è un bad man. Non gli do più retta, torno dentro a guardare i libri.

Entra anche lei e mi dice a gesti che deve chiudere, ok, ma fammi vedere ancora questo libro.  Comincia a chiudere un’anta del doppio portale…e in un secondo capisco che vuole chiudermi dentro. Spingo l’altro battente e M’infilo tra le due porte, lei cerca d’impedirmi d’uscire. Mi sparo fuori dalla chiesa come un bulldozer e nella stupenda luce del pomeriggio respiro. Intanto mi chiedo che cavolo di situazione è questa? La donna si allontana e continua a chiamare qualcuno.

Giro attorno alla chiesa su un lato ritrovo la coppia che discute sul significato delle antiche pietre tombali. Mentre osservo arrivo in un punto dove sento qualcosa d’inquietante, mi sposto di qualche metro…affievolisce…ritorno e riprovo per un pò di volte…sempre la stessa forte, intensissima sensazione. (Ipotesi: nel terreno,  rocce, minerali impregnate di magnetismo terrestre particolarmente intenso…Non sono un fisico).

Continuo a camminare, a un certo punto alzo gli occhi ad un’altezza di 25 metri c’è una finestra con due grosse sbarre di ferro piegate, sembra che un gigante abbia preso tra le mani le sbarre e con tutte le forze abbia cercato di piegarle per uscire…o entrare…! Rimango lì a bocca aperta.

Ho finito il giro. La coppia se ne andata. Per tornare sulla strada principale devo passare davanti allo spilungone. E’ in evidente attesa …di me…

Decido che la miglior difesa è l’attacco…non aspetto che mi parli… chiedo “Chi sta chiamando la guardiana?”…lui  ” Suo figlio.” invece spunta il cane bianco, si allontanano insieme verso delle baracche nel boschetto dietro la chiesa. L’uomo dice: “Suo figlio!” Io pensò, orca… un’altro matto!

Lo saluto cordialmente e cerco di allontanarmi…lui si alza e mi segue.

O merda… sono sola in mezzo alla campagna, non passa una macchina manco a pagarla, una squinternata con un cane-figlio ha appena cercato di chiudermi dentro un’antica chiesa piena di simboli esoterici, uno strano spilungone ha deciso che sono la cosa più interessante che ha visto da un sacco di tempo, non posso neanche scappare perchè ha le gambe lunghe il doppio delle mie….

….decido di…fare conversazione!

Quando voglio so essere amabile…soprattutto se voglio tenere le distanze!

Mi racconta che è ………(Europa occidentale),  arrivato un’estate sull’isola, vent’anni fa, e non se ne più andato. Arriviamo ad un’incrocio mi dice “Poco più avanti c’è un cimitero…se vuoi te lo faccio vedere…ho passato lì la notte!”

O cazzo, penso io…Dato che ho letto anni fa che  i matti non vanno contraddetti..con un bel sorriso gli faccio “ah però…interessante! Che ci facevi nel cimitero?”

Lui: Scavavo tombe!

Ehh!? Gli guardo le mani…effettivamente ha le mani sporche di terra…

Si, in quel cimitero ci sono almeno 4 strati di tombe antiche, l’uno sull’altro, sono sepolti gli antichi baroni tedeschi che occuparono l’isola nel medioevo.

Io, riprendo colore e la mia voce torna normale,  comincio a capire…

Rifiuto l’invito,  nonostante sono molto curiosa…non mi sembra proprio il caso! Mi propongo di tornarci da sola un’altro giorno. A curiosare…

Intanto mi racconta la storia delle conquiste medioevali tedesche dell’isola.

Sono stata per anni una libraia antiquaria, un bellissimo lavoro, affascinante, interessantissimo, impari continuamente qualcosa di nuovo, ma un lavoro altamente a rischio per i soldi che girano e per i matti. Si, i collezionisti sono dei veri matti squinternati, c’è chi si fa di cocaina e chi si fa di libri o magari tutti e due ed è disponibile a fare follie per una cosa che gli interessa, infatti ho sempre evitato con cura di acquistare e vendere certi libri come ad esempio i libri di magia ed esoterismo, avevo inquadrati i   personaggi…comunque non mi ha evitato problemi con questi pazzi da legare.

Lo spilungone mi dice che il giorno prima lui e un suo amico isolano che sa usare un pendolo sono andati a caccia di antichi reperti nei dintorni. Non hanno trovato nulla. (Non chiedetemi come sia possibile che con un pendolo da rabdomante si possono trovare antichi oggetti di metallo,non ne ho la più pallida idea…).

Anche in Italia ci sono persone che cercano oggetti antichi sui luoghi di antiche battaglie, anni fa un mio cliente mi regalò, dei bottoni di epoca napoleonica e delle palle da fucile che aveva raccolto su uno dei tanti campi di battaglia napoleoniche italiane. Vanno in giro per campi e prati con rilevatori di metalli a caccia di monete e oggetti vari.  Non ho idea se tutto questo è legale.

Poi ci sono quelli più ricchi e organizzati che fanno rilevazioni aeree e trovano oggetti preziosi. Poi ci sono i classici tombaroli, toscani, romani, calabresi, siculi…mi hanno raccontato che al Sud negli anni ’60 molta gente si è arricchita scavando tombe e vendendo anfore, oggetti vari agli americani, ai tedeschi e agli svizzeri. Questo sicuramente è illegale!

Lo spilungone mi dice che quando sono passati davanti alla chiesa il pendolo del suo amico aveva cominciato a vorticare paurosamente… “c’è una strana energia lì… sono venuto qui altre volte…”

Sono di Torino. A Torino ci sono un sacco di squinternati che fanno messe nere,  ci sono strane associazioni, e un sacco di favole sul triangolo magico Torino-Lione-Praga e il Santo Graal che pare sia nascosto chi dice alla Gran Madre chi in qualche cantina del centro storico, lì viveva Roll famoso sensitivo, e massoni che fanno orge e riti satanici per ingraziarsi qualche “spirito” e fare migliori affari e molte altre assurdità del genere.

Ogni tanto finiscono sui giornali per qualche fattaccio. Mi raccontava un vecchio collega che dopo uno di questi “incidenti” si sono immersi e sono molto cauti, viaggiano sotto traccia, è vero che sono coperti dal loro denaro, ma non devono esagerare se non vogliono finire nei guai (leggi galera) come tutti gli altri comuni mortali….

Quando leggevo qualche notizia nella cronaca cittadina ho sempre pensato : sono dei frustrati, dei veri poveracci mentalmente parlando, che o nella vita hanno combinato poco o non capisco niente del mondo in cui vivono o sono molto superstiziosi e compiono ridicoli riti per migliorare la loro misera vita. Ora penso siano anche pericolosi e fuori di testa.

Lo spilungone mi segue come un cagnolino, deciso a farsi adottare.  C’è gente che ha le pulci, io invece raccolgo cani smarriti a due zampe, di solito, con il tempo, si rivelano brutti cani rognosi, e nonostante l’esperienza di vita, in fondo mi fa un pò di tenerezza. Alla fine lo semino promettendogli che forse il giorno dopo ci rivedremo alla stazione per vedere le grandi scogliere del nord dell’isola e se invece parto per Tallin, tornerò sull’isola e verrò a cercarlo.

Lui mi invita a passare l’inverno a casa sua…è randagio ma ha una casa… Anzi al suo paese possiede un intero villaggio…il suo interesse per i baroni aveva un senso…la storia della sua famiglia.

Forse aveva solo bisogno di una coperta per l’inverno!

Meglio la Russia!! Vado a Tallin a fare il visto per la Russia.

P.s. In un prossimo post racconterò cosa penso dei Sensitivi. Della superstizione, del ciarpame costruito intorno per fare bussiness.

Dell’ignoranza e a volte credulità delle persone, il voler credere in spiriti, dei, angeli, come diceva Marx é “… il sospiro della creatura sopraffatta…” e che rinunciare a questa consolazione illusoria “esige che si deve rinunciare a una situazione che ha bisogno d’illusioni…” qui si riferisce alla religione “oppio dei popoli” e alla necessità di cambiare una società che per miliardi d’individui è sfruttamento, miseria, guerra, 12 ore di lavoro 7 giorni su 7, oppure disoccupazione, bassi salari e pressione continua per mantenere gli Standard di vita in Occidente. Le persone sopraffatte  e disperate si creano illusioni per sopportare il presente.

E si creano illusioni di fronte a fenomeni naturali che non hanno nulla di misterioso, di divino, di spirituale…come qualcuno mi ha detto qualche tempo fa …è Vita…semplicemente vita. Pura Materia e Pura Fisica.  Dna e centinaia di migliaia di anni di storia dell’Homo Sapiens.

P.s. E’ evidente da una serie di cose successe sull’isola  che lì c’è ancora gente che pratica antichi riti…(vedi: Wikipedia/neopaganesimo baltico ed europeo).

P.s. L’immagine in evidenza non è una mia fotografia. L’ho presa dal sito di Wikipedia.

Saaremaa. I crateri del meteorite di Kaali.

Sono arrivata a Kaali con l’autobus dalla stazione di Saaremaa.  Le corse giornaliere non sono molte, però in orari buoni per visitare con comodo l’isola.   http://visitestonia.com

A Kaali, all’interno dell’isola di Saaremaa, caddero dei meteoriti.  I crateri di diverse dimensioni sono sparsi tra i prati e i boschi. Sono 9. Il più grande, è il secondo al mondo per dimensioni, 150 metri di diametro, con all’interno un piccolo lago.

Secondo recenti studi, l’energia dell’impatto ebbe lo stesso effetto della Bomba di Hiroshima, per 6 km intorno al luogo dell’impatto le foreste furono incenerite.

Considerato un luogo sacro, sul bordo del cratere vi sono resti di antiche mura ed edifici probabili luogo di culto di antiche religioni animiste del passato, pare che nella prima Età del ferro il cratere fosse circondato da un muro lungo 450 m., profondo 2,5 m. e alto 2 m.

Tutti i visitatori vanno a vedere quello più grande, gli altri sono un pò nascosti.

Ho passato due ore sotto la pioggia battente seduta su un tronco al riparo degli alberi all’interno del 2° cratere. Ho attraversato un boschetto, ho seguito un sentiero che finiva tra due fattorie, stavo per tornare indietro quando a 300 metri ho visto un cerchio di alberi e ho capito che non poteva che essere lì, alla fine ho attraversato un orto e ho individuato tra due campi un piccolo sentiero, in fondo c’erano gli alberi in cerchio, ho cercato un passaggio tra la sterpaglia e sono entrata all’interno del cratere…

Non mi stupisce che fossero considerati luoghi sacri. Entri nel cerchio circondato dagli alberi,  le fronde verdi chiudono quasi completamente l’apertura verso il cielo, muschio verde sugli alberi, sulle pietre, in terra, ti sembra di entrare in un tempio.  Anche qui muri diroccati… una sorgente…un albero cresciuto proprio al centro del cratere…E un pò per il suono della pioggia che cade sulle foglie, gli uccellini che cinguettano al riparo, le farfalle che volano lievi, i fiori selvatici, provo una piacevole sensazione di pace.

 

 

L’isola di Saaremaa.

I love Saaremma.

Per me l’Estonia è quest’isola immersa nel mar Baltico. E’ un luogo apparentemente quieto, ma dopo qualche ora che sei lì cominci a sentire il suo mistero, senti l’intensità delle forze che ribollono sotto quell’apparente calma…E’ un’isola antica, i primi insediamenti umani dell’Estonia sono qui. Sono state ritrovate tombe antiche di 7000 anni…2500 anni fa aveva rapporti commerciali con l’Oriente!  E’ un’isola tormentata, la sua posizione geografica ne ha fatto un campo di battaglia per secoli.  Qui sono corsi fiumi di sangue.

wp_20160820_15_52_23_pro

Per la sua posizione strategica fino al crollo dell’impero russo e conseguente indipendenza estone nel 1991, era una delle zone speciali dell’Unione Sovietica, solo gli abitanti e i militari delle basi potevano arrivare sull’isola.

E’ la più grande isola estone, circondata dal mar Baltico, chiude il golfo di Riga. E’ coperta da boschi e foreste, basse spiagge e alte scogliere, minuscoli villaggi, colkoz abbandonati, fattorie, nei prati si vedono mucche e pecore, cavalli… cigni e cicogne!

img_4137

Sono arrivata con il traghetto da Virtsu, sotto la pioggia, mezzora circa l’attraversata. Intorno isole. Un cielo nero con nuvole basse. Sullo sfondo il verde scuro dell’isola di Saaremaa.

Dopo 150 km in autobus in mezzo ai boschi, arrivo a Kuressaare, il capoluogo. Scendo “accompagnata” da una signora conosciuta in autobus che a tutti costi vuole che soggiorni a casa del figlio, finalmente dopo 1,5 km a piedi mi sistemo nell’ostello … all’interno di un edificio della scuola elementare locale, aperto solo d’estate.

wp_20160820_15_23_08_pro

wp_20160820_12_18_42_pro

Vado a fare un giro per la cittadina di 15.000 abitanti per capire dove sono finita. Mi piace subito. Arrivo al Castello costruito nel 1300 dai Cavalieri Teutonici, passeggio sulle antiche mura, e nel cortile. L’interno dell’edificio principale lo visiterò il giorno dopo. Esco dal castello dalla parte opposta da cui sono entrata,  prati, spiaggetta con campo di pallavolo e il mare. Mi siedo su un muretto con i piedi nella sabbia ed osservo il mare… una distesa calma, isole all’orizzonte, erba nel mare, cigni selvatici e silenzio…vengo invasa da un senso di quiete che non sentivo da anni…

img_4107 img_4113

Ho prenotato per due notti, rimango  lì 8 giorni…

Se si arriva senza auto come me non ci sono grossi problemi, dalla stazione degli autobus c’è un servizio regolare per i villaggi e i luoghi più noti dell’isola.

wp_20160821_15_05_41_pro

L’isola è splendida per chi ama la bicicletta, ho fatto chilometri girovagando tra i boschi, le dune, seguendo le deviazioni per le spiaggette lungo la costa…tra gli alberi ci sono dei campeggi favolosi. Pochissime case…e natura.

Non ho visto tutta l’isola, non ho visto le alte scogliere del nord e la costa ad ovest. Un ciclista conosciuto lì mi disse che sono la parte più bella.

Non ho fatto tutto il giro dell’isola perchè mi sono sfasciata un ginocchio il primo giorno…cadendo dalla bicicletta! E non c’è niente da ridere…perquanto mi sentissi un’idiota…seduta in terra in mezzo ad un cortile senza potermi muovere…Un male cane e un brutto taglio profondo e sbucciature in quantità!

Sono caduta perchè sono alta 1 metro e 65… quando baro un pò! Sull’isola quelli che vanno in bicicletta sono alti…

Io, orgogliosa figlia del Sud Europa quando ho visto quelle biciclette enormi ed altissime ho pensato “merda, ma quanto sono alti sti’ qua” però impavida scelgo la bici più bassa e provo, riesco a salirci, ma non tocco terra, faccio qualche giro nel cortile, alla fine urlo al donnone alto un metro e 90, “ok la prendo”, un secondo dopo mi ritrovo per terra sanguinante!

wp_20160820_10_38_00_pro wp_20160820_12_07_08_pro

wp_20160820_14_07_17_pro

Pronta assistenza. Non voglio un medico, per mia fortuna ho notevoli capacità di autoguarigione, dopo un’ora zoppicante me ne vado. Però non demordo, m’informo, mi dicono che forse l’unico che affitta biciclette “normali” è un bellissimo locale di fronte al castello. Ci vado. Il giorno dopo, tutta dolorante, alle 10, affitto la bici per 9 euro, la riporto la sera alle 18 dopo aver fatto una cinquantina di km. Stanca, ma profondamente soddisfatta.

img_4165 A Kaali all’interno dell’isola si possono vedere  i 9 crateri prodotti qualche millenio fa dalla caduta di un meteorite. Ci sono antichi  mulini a vento visitabili ad Angla.

wp_20160821_16_27_36_pro wp_20160821_16_28_14_pro

Molte chiese antiche sono sparse tra i boschi e il mare, ma la più misteriosa è l’antichissima chiesa di Karja.

wp_20160820_15_32_43_pro

wp_20160820_15_51_43_pro

Lungo la costa c’è un piccolo cimitero, un sacrario militare e un monumento dell’ex USSR ai caduti su una insignificante spiaggetta, centinaia di  morti per difendere un quadratino di terra dall’invasione tedesca. IL mare, la spiaggia, i prati che scendono verso il mare, le dune, la pineta, la bellezza del luogo, il silenzio sono quasi insopportabili di fronte a quei morti, stridono, rendono evidente l’insensatezza delle guerre.

Sono talmente affascinata dall’isola che vado via pensando che forse tornerò e passerò lì l’inverno. Sull’isola e nei villaggi di Saaremaa fioriscono molte leggende, non mi stupisce… l’isola è uno di quei posti che se non stai attento non ti lascia più andare… Ho conosciuto lì un uomo, un tedesco, arrivato vent’anni fa non è più riuscito ad andarsene.

Nei prati davanti al piccolo porto di Kuressaare ci sono le statue dedicate al gigante Suur Toll e alla moglie Piret soccorritori dei pescatori in pericolo protagonisti di una leggenda locale.

Me ne  vado solo perchè non riesco più a dormire la notte, non sono stanca, ma le forze che sento lì sull’isola, umane e della natura sono notevoli… e devo decidere cosa fare…restare lì o andare in Russia?

 

 

La penisola di Hel.

Da Danzica dopo un’ora e 50  di ferryboat si raggiunge il porticciolo della penisola di Hel.

La penisola chiude la baia di Puck, all’interno della grande baia di Danzica. Il nome Puck mi ricorda l’opera di Shakespeare “Il sogno di una notte di mezza estate” e tutte le leggende sui folletti dei boschi dispettosi raccontate dai vecchi nella mia infanzia. Ce n’era uno che mi piaceva particolarmente. Dimorava sotto il castello medioevale,vicino al ruscello dove un tempo, molto…molto tempo fa, le donne del paese andavano a lavare la biancheria. Era un po’ fuori dal paese, però…lì l’acqua era più calda… Portavano i bambini nelle piccole culle di legno. I bimbi dormivano mentre le donne lavavano e sbattevano i panni sulle pietre in riva al ruscello, intanto chiacchieravano. Mentre erano distratte dai pettegolezzi, e dalle risate, il folletto (al fulatun) prendeva una culla, la portava in alto nel cielo blu e poi la lasciava cadere. Le madri urlavano, ma prima che la culla si sfracellasse in terra il folletto ridendo come un matto la raccoglieva e depositava sul prato!

La penisola di Hel è larga massimo 200 metri a parte nella piccola cittadina che da il nome alla penisola dove arriva ai 3 km di larghezza. Hel è un tipico posto balneare, una passeggiata con un ristorante dopo l’altro. Acchiappaturisti. Infatti l’attraverso senza fermarmi, vado diritta alla spiaggia. Arrivo al bosco, chiedo informazioni: posso scegliere il sentiero che passa nel bosco dritto di fronte a me e dopo 850 m. arriva alla spiaggia oppure 1200 m per arrivare alla punta della penisola.

img_3204   img_3221

Scelgo il Bosco. E non sbaglio. E’ bellissimo. Pini marittimi, betulle e altri alberi. Morbido muschio verdissimo. Resto lì più di due ore. Più avanti nascoste nel bosco e tra le dune ci sono le fortificazioni, strutture anticarro, bunker, in questo paradiso ci sono state cruente battaglie da Napoleone alla 2 Guerra Mondiale. Tuttora è un punto strategico con strutture militari lungo la costa.

img_3220   img_3225

Negli ultimi trecento metri ci sono le dune un po’ nascoste dai pini marittimi e dalla bassa vegetazione, poi sbuco sulla spiaggia. Bianca, finissima, sembra cipria. E’ domenica, siamo a fine luglio, c’è un po’ di gente appena si scende dalle dune, ma è comunque una spiaggia semi selvaggia. Cammino per qualche chilometro sotto il sole cocente e incontro qualche coppia o gruppo di amici arrivati con la bicicletta passando attraverso le dune. Chissà che faticaccia!

img_3231                                                                               img_3237

I pini sulla duna mentre giro tra i ruderi delle fortificazioni mi danno sollievo alla calura, siedo sotto un pino  e osservo il mare, i fiori che crescono rigogliosi.  La duna in alcuni punti e così vicina a riva che il mare la sta erodendo, dei pini sono caduti sulla spiaggia sottostante, è successo da poco sono ancora verdi, altri sono al limite del bordo della duna, alla prima tempesta crolleranno. Quando riprendo il cammino immergo i piedi nell’acqua, non è fredda, certo non è il Mar Mediterraneo, ma si può fare il bagno e l’acqua è pulita.

img_3257                                                                     img_3250

Per centinaia di metri non c’è un’impronta, non è ancora passato nessuno. Cammino sulla sabbia, è intatta, nonostante sia finissima ad ogni passo fa uno strano rumore,  scricchiola.  E’ ricoperta da una patina sottilissima, forse è salsedine. Nella luce accecante, con la gola riarsa, senza un’anima in giro, nel silenzio accompagnata dallo scricchiolio della sabbia mi sembra di camminare in un deserto.

Sto morendo di sete, m’informo, il primo bar è a 2,5 km! E’ il caso che riattraverso il bosco. Dove inizia c’è un gruppo di 4 betulle isolate, piantate nella sabbia, cosa faranno lì? Poco più in là un cartello raccomanda di non disturbare le foche…le foche!? Si, e anche una specie di balenottero.

img_3260   img_3258

Speranzosa chiedo informazioni ad un nativo. Dove posso vedere le foche? Lui mi guarda con aria compassionevole e poi con un verso in polacco che non ha bisogno di traduzioni mi dice che me le posso scordare. Ci sono, ad ottobre, ma su un’isola 5 km al largo! Ahi me, niente foche… Invece no.

Attraverso il bosco, incontro una donna che parla solo polacco, però capisce che sto cercando un ristorante dove si mangi bene  spendendo poco, mi indica un locale che non trovo, perché sono accecata dalla sete e dalla fame, infatti cerco un po’ e poi mi scoccio e mi infilo in un ristorante. Dopo pranzo il mio cervello ricomincia a funzionare così ricordo che la donna incontrata nel bosco mi aveva detto che il locale è vicino al Focario! Vado, trovo il ristorante dove cucinano il pesce appena pescato, dalla folla e dalle facce felice comprendo che il consiglio era buono e finalmente vedo le foche. 7 foche, ad una certa ora gli addetti tra cui una veterinaria le fanno giocare con palle e cerchi intanto danno le medicine a quelle che ne hanno bisogno.

Al tramonto vado verso il porticciolo, arriva il ferryboat, si torna a Danzica.

I galli di Riga.

Riga.

Da quando sono qui mi sono chiesta più volte: che ci faccio qui? Effettivamente non lo so, però la città è carina.

Ha una old town con case medioevali. E costruzioni avveniristiche come la biblioteca nazionale, la torre della televisione o il ponte sul fiume Daugava. E’ la città europea con più palazzi Art Nouveau nel mondo, per questa ragione  è considerata patrimonio dell’umanità dall’ONU.

IMG_3592   IMG_3722

 

Ha una biblioteca nazionale modernissima, spettacolare, domina il fiume di fronte alla città vecchia.

IMG_3654

Ma la cosa che mi ha incuriosito sono i galli in cima ai campanili delle chiese di Riga.

Girando per la città c’erano molti galli esposti nelle vetrine. In altre città vendono gufi, elefanti, tartarughe, delfini, animali legati alla storia cittadina o con qualche significati simbolico, esoterico o religioso.

IMG_3629   IMG_3640

Poi scopro un bel locale. Anzi prima scopro un gallo su un muro. Dopo averlo fotografato a lungo, abbasso lo sguardo e capisco che è l’insegna di un locale ……

Di solito sui campanili c’è una croce, simbolo della cristianità. A Riga molte chiese hanno sul campanile un gallo dorato. Ero sicura ci fosse una storia o delle leggende infatti è così.

IMG_3718  IMG_3745

 

IMG_3706          IMG_3717

Dal Medioevo è d’uso in Lettonia collocare un gallo dorato sui campanili delle chiese. Un tempo utilizzato come segnavento aveva ed ha un significato simbolico.

Nella tradizione europea il gallo ha un significato positivo. Il gallo attende nel buio per annunciare il levar del sole, con il suo allegro richiamo conduce la specie umana dalla tenebra della notte alla luce del giorno.

Nel folklore lettone il gallo significa protezione e vigilanza dal Male. Quando il gallo canta tre volte il Diavolo deve tornare all’inferno!