SONO MORTA. Ecco come mi hanno ucciso. P.S. NON SONO MORTA PER NIENTE.

SONO MORTA. 

Sono almeno sei mesi che mi rifiuto di affrontare la questione, un po’ per orgoglio personale, un po’ per non dargliela vinta.

Tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 mi hanno ucciso. Qui, all’hotel Alpinist. Ho avuto anche un vero e proprio crollo fisico.

Ora credo sia necessario che affronti la questione. Devo elaborare la mia morte.

UCCIDONO LE PERSONE LASCIANDOLE VIVE. Vive, si fa per dire. Le lasciano che respirano.

Lo so da molto tempo. Non mi ricordo se era il 2011 o già prima. E’ difficile ricordare se sei … faccio ancora fatica a dirlo, ad ammetterlo… se sei morto. Ho usato la “O” come se non riguardasse me, non la “A”. E’ proprio dura… Io sono una donnA. “A“. Lo sono sempre stata, la donna più femminile che ci poteva essere in giro, nonostante ho sempre fatto delle scelte molto maschili. Già, non ho mai rinunciato a essere quella che sono per competere con i maschi. Senza malizia. Né pose, né ridicole maschere per soddisfare l’immaginario distorto di un maschio che vive nella putrefazione imperialista. Solo l’orgoglio, la felicità di essere quello che sono, una donna.

Una donna intelligente, orgogliosa e determinata nelle sue scelte.

Capii che chi non aveva tradito, chi non l’avrebbe mai fatto, chi era moralmente e intellettualmente onesto era stato ucciso. Ero in stato confusionale, avevo difficoltà a esprimermi, a organizzare le idee, a parlare, ma ero viva e osservavo i compagni di una vita di lotte e quelli che se ne erano andati dal partito, già la prima cosa che avevano fatto era cercare di causare una scissione, per indebolire il partito, per dividerci. Avevano lavorato sul malcontento, l’insoddisfazione. Sull’ambizione. Non c’è nessuno più ambizioso di un Comunista. Noi vogliamo cambiare il mondo, far fare un passo in avanti all’umanità. A testa alta. Vogliamo che l’umanità alzi la testa, si metta in piedi e prosegua la sua strada verso un futuro che eliminati i lacciuoli, le catene di una società come questa, sarà grandioso. Non esiste ambizione più grande e più sana.

Questo compito storico c’è l’ha il proletariato internazionale. I lavoratori.

Non sarei mai diventata comunista se non mi fosse stato chiaro che la società futura sarà composta da persone che possono esprimere il meglio di se stessi in un lavoro collettivo e in una società ricca.  Se qualcuno storce il naso, usi il cervello e si guardi intorno, già oggi il lavoro è sociale, collettivo. Chi costruisce le case, le macchine, i televisori, chi cuce i nostri abiti e ogni cosa, non lo fa da solo, ma lo fa accanto un altro lavoratore in un lavoro collettivo.

Marx nel Capitale scrive che l’uomo medio sarà a livello di Leonardo, di Galilei… e poi ci saranno i geni. E non sarà necessario a ognuno più di due ore al giorno di lavoro. Liberate le persone e le forze produttive dalle catene che ne frenano lo sviluppo, l’umanità sarà composta di giganti. Giganti sazi. La ricchezza prodotta, immensa, già oggi potrebbe risolvere tutti i problemi legati alla povertà se non fosse sprecata, da chi se ne appropria, in armamenti, guerre, droga, e mille altre cose dannose e inutili. Amo le cose belle, i quadri, i libri antichi, i vestiti, l’architettura, il design, il buon cibo, non sarei mai stata disponibile a lottare per … la miseria.

Osservavo i compagni, sembravano degli zombi. Gente brillante, intelligente a cui avevano tolto ogni speranza, moralmente, psicologicamente distrutti. Oppure corrotti.

Quando sono arrivata qui, un uomo, aveva evidentemente il compito di controllarmi, mi disse con un certo stupore: “Pensavo eri morta tanto tempo fa. Tu sei viva. Tu ami la vita.”.

Peccato che se ne sono accorti.

La persecuzione di oltre un quindicennio era finalizzata a questo scopo. Uccidermi. Uccidermi moralmente e se non fosse bastato, forse anche fisicamente.

Distruggere l’immenso amore che avevo per la vita, la grade empatia verso il resto dell’umanità e che nonostante tutte le efferate violenze che ho subito mi aveva permesso di non morire come persona.

Un altro uomo incontrato qui, probabilmente dell’Intelligence inglese o americano, un liberale, mi disse: “Dobbiamo togliere la speranza ai lavoratori. La speranza genera malcontento…!” Rimasi senza parole, non avevo mai sentito un’enormità simile. Neanche i preti sono così bestie, crudeli e scemi. Le religioni alimentano la speranza, speranze fasulle, ma speranze.

Io ho passato la vita a diffondere speranze. Era bello, quando spiegavo a un lavoratore che cambiare questa società non era solo storicamente necessario, ma anche possibile, cosa vedevo accendere nei loro occhi, la luce della comprensione e sì, della speranza. Ma non c’erano ancora tutte le condizioni necessarie. Se fosse solo una semplice questione di volontà, accendo o spengo la speranza, il mondo l’avremmo cambiato da un pezzo!

Peccato per il “teorico” liberale, che nella sua testa vuota, piena d’ideologie borghesi, (ideologia=falsa visione del mondo) non sa che quello che genera il malcontento non è la speranza, ma le reali condizioni di vita e di lavoro, il rapporto capitale-lavoro, le relazioni internazionali che mutano, le guerre, i duri fatti materiali sono quelli che muovono le masse, quelli che fanno pensare, non le idee più o meno campate per aria o qualche emozione.

Oltretutto, tu puoi togliere la speranza a una persona, a 100, a 1000, a 10000, ma non puoi toglierla a miliardi di lavoratori, si può togliere la speranza a qualcuno per un po’, ma non per sempre, perché le condizioni materiali cambiano. Tutto è in movimento e in continua mutazione, dalle cellule del nostro corpo alla storia. Pantarei. Tutto scorre. 

“Se sottoponiamo alla considerazione del nostro pensiero la natura o la storia umana o la nostra specifica attività spirituale, ci si offre anzitutto il quadro di un infinito intreccio di nessi, di azioni reciproche, in cui nulla rimane quel che era, dove era e come era, ma tutto si muove, si cambia, nasce e muore.

Questa visione primitiva, ingenua, ma sostanzialmente giusta del mondo è quella dell’antica filosofia greca e fu espressa chiaramente per la prima volta da Eraclito:
tutto è ed anche non è, perché tutto scorre, è in continuo cambiamento, in continuo nascere e morire.

(Engels, Anti-Dühring)

Puoi corrompere 10, 100, 1000 lavoratori, ma non tutti i lavoratori anche solo di un’azienda, perché non te lo puoi permettere, ti costerebbe troppo e il gioco non varrebbe più la pena. Puoi illudere qualche lavoratore, anche migliaia, come è successo negli anni ’80/90 in momenti di grande ricchezza e forza del Capitale, che la soluzione è individuale, che ti puoi arricchire, che tutti possono diventare dei borghesi, una stupidaggine, è impossibile, chi produce la ricchezza sono i lavoratori… e da allora sono passati quarant’anni e di lavoratori diventati borghesi, borghesi veri, non lavoratori con la partita IVA, un altro bel sistema per illudere e fregare i lavoratori, ne ho visti ben pochi..

Puoi distruggere, uccidere moralmente o anche fisicamente persone come me, ma non hai risolto nulla. Sono le condizioni materiali stesse della società capitalista che generano, producono continuamente altre persone che hanno chiaro la necessità di cambiare.

Io sono una donna espressione del mio tempo. Lo sono veramente, non come mi disse un compagno, un traditore, all’inizio de 2016 “…siamo uomini del nostro tempo” evidentemente tra di loro cercavano di giustificare il tradimento. No, voi siete dei traditori e stop. Nel vostro tempo c’è un sacco di gente che non ha tradito, alcuni non hanno capito niente, ma non hanno tradito. 

C’è una poesia scritta da Primo Levi, è la denuncia della ferocia borghese e delle paure subite nel lager, paure che non possono essere dimenticate, paure che vivranno per sempre in chi le ha vissute. Per chi ha subito le torture, le aberrazioni, le privazioni dei lager, non c’è modo di dimenticare, neppure al caldo, tra gli affetti, con il ventre sazio. Chi ha visto e subito l’orrore, chi ha conosciuto il lato oscuro, disumano, impietoso dell’animo umano, sa che non c’è tregua che tenga, che guerra è sempre, che finito il racconto si ricomincerà a sentire il grido nemico. L’unico modo per prolungare la tregua è continuare a ricordare.

E’ esattamente quello che voglio continuare a fare. Una mia zia, sconvolta, mi disse che ero pazza quando affermai che non volevo dimenticare. No, non voglio dimenticare, ho lo stesso dovere della memoria di Primo Levi.

Qualcuno anni fa, un miserabile, affermò: “… anche dalle cose peggiori si può imparare”. Può ringraziare che ero uno zombi, con una lentezza spaventosa a elaborare ciò che ascoltavo, ci arrivai ore dopo. E m’infuriai, quanto m’infuriai… negai per anni: da una schifezza simili non s’impara nulla è solo merda, distruzione, annientamento umano, dicevo a me stessa.

Ora dopo anni di riflessione o capito che c’è un fondo di verità. Non quella che pensava chi lo affermava. No. Quello che mi è successo, tutte le violenze che ho subito, i traumi continui, la disperazione, mi hanno tolto solamente le poche illusioni che avevo ancora su una società come questa.

E’ come mi avessero levato un velo dagli occhi, ora la realtà è più chiara.

E non sono morta. Sono una donna ferita che guarda al mondo con maggiore lucidità. Con disincanto. Con la certezza di Eraclito e di Engels: “Tutto scorre, tutto muta e si trasforma, in continuo  nascere e morire”.

Il tradimento di chi sarebbe dovuto restare al mio fianco, mi ha ferito, ma non mi annientato, perché non mi sono mai fatta illusioni sugli individui singoli, ho sempre avuto fiducia nella specie umana nel suo complesso. Al di là delle illusioni dei singoli, religiose, materiali, sentimentali o ideali, noi apparteniamo ad una specie sociale e quello che conta alla fine è la produzione e la riproduzione della vita, della specie umana e le forme economiche, politiche e sociali se diventano un freno allo sviluppo delle forze produttive, è solo una questione di tempo, saranno spazzate vie dalla storia e come diceva Marx finiranno nella pattumiera della storia con le società ormai inutili che le hanno precedute.

Amo la vita come l’ho sempre amata.  La luce i colori, la neve di questi giorni, il sole di oggi, i bimbi della scuola materna che due giorni fa, dalla mia finestra guardavo rotolare felici nella neve, sono la vita che ogni giorno urla la sua bellezza e mi fa sorridere e guardare al futuro della specie umana con fiducia.

 

 

 

 

 

Repressione. 3. Ufficio dei rifugiati, militari, neonazisti e stupri di guerra.

Ad agosto 2017 dopo mesi che ricevo minacce su Facebook, dove mi prospettano sequestri, omicidi e un processo già in corso in Italia, nel quale sono accusata di qualcosa d’infamante, cerco di mettermi in contatto con un avvocato noto per il coraggio dimostrato nei processi contro dei carabinieri e poliziotti in pestaggi finiti in omicidi. Non ci riesco. Cade subito la linea. Non riesco a parlare con nessuno dei miei conoscenti in Italia. Non so ancora oggi se è vero che hanno costruito delle false accuse e un processo fasullo per screditarmi o non c’è nessun processo, ma era tutto orchestrato per terrorizzarmi.

Sono spaventata, sono sola, non so cosa fare. Decido di andare a chiedere informazioni all’Ufficio dei Rifugiati dell’ONU di Bishkek. Penso se proprio marca male almeno so come fare a chiedere rifugio politico.

E qui imparo qualcosa d’altro sul sistema in cui viviamo, molte illusioni mi erano già cadute in Italia: mi accolgono a braccia aperte, spiego cosa mi è successo, gentilissimi, appena dico che facevo parte di un partito di lavoratori, … comunisti, la trasformazione è immediata da dottor Jekyll a mister Hyde, “ah, partito di lavoratori… Comunisti”. Sanno perfettamente cosa avviene in Europa ai membri di partiti di opposizione. Vi risparmio il resto della trafila e l’attesa di un interprete di lingua italiana. L’interprete una donna kazaka, quando racconto sono stata stuprata da un gruppo di uomini dopo che tre mesi prima mi avevano detto che dovevo smettere di fare attività politica si è messa a ridere…

Già ha riso, come quel militare in borghese entrato nel mio studio Bibliografico con la scusa di voler acquistare un libro, un paio d’anni prima, mi disse sogghignando: “…ha rimosso…”, poi se ne andò. Sì, non mi ricordo nulla… probabilmente il mio cervello mi ha graziato. Mi hanno talmente massacrato che non mi ricordo nulla… provo solo un dolore immenso.

Preciso più volte che ora non voglio chiedere asilo, ma sono interessata a conoscere le procedure. Mi hanno minacciato più volte, se mi costringeranno, chiederò asilo per salvare la mia vita. Alla fine mi diranno che in quel momento non danno rifugio politico a nessuno. Però posso chiedere aiuto allo stato Kirghiso, mi dovrei rivolgere all’ufficio immigrazione e poi mi danno un indirizzo di un’associazione, una onlus immagino finanziata dagli occidentali. Non farò niente di tutto questo. Credo sia stato un errore, visto quello che è successo nei mesi successivi.

A titolo di pura informazione, nel 2017, il responsabile internazionale dell’ufficio dei rifugiati dell’ONU è italiano.

Intanto per sicurezza cambio hotel, dopo che ho scoperto che la titolare ha i parenti emigrati in Italia.

Mi trasferisco all’Hotel Alpinist. Resto lì dieci mesi. Lì sono stata narcotizzata e violentata. Credo che in questo hotel si sia saldato criminalità comune, corruzione e nazismo agli interessi della repressione europea e alla lotta tra frazioni del capitale in Italia.

Quando ero in Italia due persone differenti mi dissero che le violenze che ho subito sono “stupri di guerra”.

Stupro di guerra. Peccato che lo sapevano solo loro di essere in guerra.

Sarà che sono sempre stata una persona tranquilla, ma non capisco e mi rifiuto di capire certi metodi.  Metodi inutili in una fase storica come questa. Se ci fosse una guerra in corso o una guerra civile non lo capirei lo stesso, ma me lo spiegherei.

Dopo quello che mi è successo negli ultimi anni sono profondamente convinta che la causa dell’estremizzazione dei mussulmani in Europa oltre alle condizioni economiche e sociali pessime, sono i militari e civili annidati in associazioni sovversive e paramilitari, coperte dai servizi segreti locali e della propaganda finanziata per alimentare la paura e nascondere i problemi reali degli europei: disoccupazione, bassi salari, peggioramento delle condizioni di vita. Costruiscono dei nemici immaginari, una volta sono i mussulmani, un’altra volta gli ebrei, un’altra gli immigrati, un’altra ancora i sindacati o i comunisti,  su cui i frustrati e spaventati europei possono scaricare la rabbia invece di difendere i loro interessi. Sono una minoranza, ma una minoranza che fa rumore. Sono quelli che urlano forte per zittire i confusi.

Essendo italiana e non più giovane ho ben presente cosa fecero tra gli anni ’60 e gli anni ’90 del novecento, gruppi sovversivi di estrema destra, gruppi paramilitari come Gladio-Beyond, finanziati dalla Nato, dagli americani e servizi segreti “deviati”. Diventano sempre “devianti” quando si fanno beccare. Fecero tentativi di colpo di stato, stragi, misero bombe nelle piazze, sui treni, nelle banche, uccisero carabinieri e poliziotti e uccisero Moro. Moro fu ucciso dalle brigate rosse, terroristi controllati e manovrati dai servizi segreti italiani.

A me questa gente  fa veramente schifo. Quelli di ieri e quelli di oggi.  Di alcuni mi spiego il perché delle loro scelte, me le spiego con la forza delle ideologie borghesi, con l’incertezza economica diffusa, con la propaganda, con il mondo che è entrato in una fase storica nuova, quella generalizzata dell’acciaio dei cannoni e dei missili, con la necessità borghese di controllare le masse dei lavoratori.

In un mondo globalizzato, dove il nazionalismo è fumo negli occhi per nascondere la realtà dell’internazionalizzazione del capitale e serve a riempire le tasche di qualche predone, questi miserabili passano il tempo riempiendosi la bocca con la Patria, la Nazione…

E questo mi fa veramente incazzare: Miserabile immondizia umana, le centinaia e centinaia di persone morte nelle stragi, sui treni, nelle piazze, nelle banche, nei locali cos’erano e cosa sono? Ve lo ricordo: erano negli anni ’60/’80, italiani, i vostri compatrioti e oggi sono europei. 

Quello che scrivo in Italia è noto a tutti quelli della mia generazione.

Negli ultimi dieci anni hanno fatto circolare in Italia la voce che ” … forse, la strage di Bologna, 85 morti e decine di feriti, rovinati vita natural durante, è opera dei terroristi palestinesi!E’ un altro insulto ai morti e alle loro famiglie.

E’ sufficiente conoscere gli storici rapporti italiani con il Medio Oriente e gli arabi per sapere che è un’idiozia. Questo è buono per mistificare la storia e nascondere i crimini e confondere le idee ai giovani che la storia non l’hanno vissuto e non la conoscono.

Sono appassionata di storia, e lo studio della storia mi ha insegnato che i militari spesso sono degli emeriti imbecilli, ignoranti e disonesti oltre che pecore, ne ho avuto conferma in quello che mi è successo. E’ gente che non ragiona. A loro è richiesta l’obbedienza. Stop. E quando hanno dei margini di decisione individuale, sono degli imbecilli. Feroci imbecilli. Forse tra le poche eccezioni ci sono l’esercito Napoleonico e l’Armata Rossa, due eserciti espressione di due rivoluzioni. Una borghese e l’altra proletaria.

Un esempio per tutti: Quest’anno ricorre il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. Nel 1917 i soldati italiani furono accusati dagli Stati Maggiori e da tutti i giornali complici, di essere i responsabili della Disfatta di Caporetto, una battaglia con un costo in vite umane spaventoso, quasi 80.000 morti su i due fronti italiano e austriaco, decine di migliaia di feriti, centinaia di migliaia di prigionieri e oltre un milione di sfollati. E’ ingiurioso e falso, i responsabili furono gli ufficiali dello stato maggiore, arroganti macellai incompetenti, incapaci di impostare una tattica e una strategia mandarono al macello decine di migliaia di soldati. (E questo non lo dico io, sono stati scritti molti libri, denunciarono quegli imbecilli incompetenti e onorarono la memoria di chi a Caporetto aveva combattuto e perso la vita).

Torniamo all’hotel Alpinist.

Continua nel post successivo.

Repressione in Italia. 2. Come riuscire a farsi inseguire dai servizi segreti di mezzo mondo…

Inizio questo post con una precisazione: nell’ultimo anno mi è stato suggerito più volte di comprare un passaporto falso e sparire.

Mi sono chiesta perché? Ho due risposte: 1) Chi mi fa quella domanda registra la mia risposta, e anche un “potrebbe essere un idea” detto da me per capire dove vuole andare a parare chi mi consiglia questo, se il verme poi lo gira alle forze dell’ordine locale, mi fa passare automaticamente per criminale. 2) Vogliono effettivamente farmi sparire. Eliminano un testimone. Mi uccidono. Fanno sparire il mio cadavere. Nessuno mi cerca. E nessuno si preoccupa perché fanno sentire la registrazione e dicono “eh, si quella ha fatto un passaporto falso, ed è sparita”. Chissà in quale paese è andata?” NON HO NESSUNA INTENZIONE DI SPARIRE. Non ho nessuna intenzione di acquistare passaporti falsi, anche perché non saprei come fare. Non ci penso proprio.

Un’altra cosa: può sembrare bizzarro, ma questi ultimi vogliono indurmi a chiedere asilo politico. Perché? Semplice: così non posso rientrare in Italia e testimoniare. Sì, perché è vero che sono traumatizzata, e se mi massacrano di nuovo, come pare hanno intenzione, mi fanno impazzire, però devono aver capito che in quel caso sarò ancora più determinata a far giustizia. E magari cambio metodo e potete stare certi che l’avrò giustizia. Effettivamente essere una mammoletta con dei feroci predoni criminali non è una buona idea.

Parto il giorno dopo che mi hanno violentato così tanto da danneggiarmi un’anca. Non mi ricordo nulla, ma sto così male e oramai so, conosco il loro modus operandi perché si sono presi il disturbo di venire a dirmelo. Per umiliarmi secondo loro.

Peccato per loro, io la mia dignità non la tengo in mezzo alle gambe, ma è nelle mie scelte di vita, nei decenni di lotte, nel rifiutare di tradire, nel voler migliorare la condizione umana.

Più avanti spiegherò perchè è successo di nuovo e nonostante le mille attenzioni non ho potuto difendermi dalle violenze.

Quando ero in Italia tre persone differenti, perfettamente al corrente, mi dissero che il mio stupro era uno stupro di guerra. Sono dei veri psicopatici. E che “…con lei hanno fatto un vero e proprio lavoro da manuale…”. Uno di questi manuali era su internet fino al 2014. Ci sono manuali in cui spiegano i metodi per annientare gli oppositori politici. Li uccidono, lasciandoli vivi. Uccidono le persone mentalmente, con violenze e torture. Le destrutturano.

Una persona, mi chiese: “…Ti ricordi ancora com’eri?”, sottointeso, prima di tutte quelle violenze.

No, ho scritto una parola sbagliata, quella non è una persona, di umano non ha più nulla.

Stordita, traumatizzata, sembro uno zombie, metto 4 vestiti in valigia e un libro “La realtà non è come ci appare” di Carlo Rovelli, e parto, non pianifico nulla, voglio solo andare via e basta. Vado al mare, dopo una settimana decido di andarmene dall’Italia. Mi dirigo all’aeroporto di Milano, faccio un biglietto aereo per Parigi. Comincia il mio viaggio.

Ero tornata solo dieci giorni prima da un viaggio in Turchia. E questo è stato ” il primo errore”. Per tutto il tempo sono stata sotto controllo, in hotel erano in tre, subito ho pensato sarà normale, con i problemi che ha la Turchia con il terrorismo, controlleranno gli alberghi, dove si fermano gli stranieri, poi da una serie di cose capirò che il loro obiettivo ero io. Comunque non mi succede nulla, a parte un cane che cerca di mordermi alle porte del Mar Nero!

Vado a Parigi, dove resto oltre due mesi, vorrei fermarmi lì, ma la città è troppo cara, decido di continuare il viaggio. Vado in Belgio, ad Antwerpen, dove avevo vissuto anni prima. Il mio viaggio inizia in luoghi che avevo vissuto o già visitato in passato. Luoghi dove c’erano stati momenti belli nella mia vita, non so cosa sto cercando, voglio solo andare e basta.

“2° errore”: Non mi rendo conto che il mio viaggio passa attraverso paesi dove di recente ci sono stati attentati terroristici, Turchia, Francia, Belgio, Germania o paesi come l’Estonia e la Lettonia al confine dell’Europa, dove stanno dispiegando le armate NATO a mostrare i muscoli alla Russia e viceversa. Attraverso il Kazakistan dove c’è una forte repressione dei lavoratori. Ed io ho incollato alla schiena la patente di sovversiva.

La repressione nei confronti dei comunisti è internazionale. Quando ho chiesto il passaporto prima di partire me l’hanno fatto aspettare un po’, quando telefono per sollecitare mi rispondono “…dobbiamo fare un lavoro…”.

Ho poi capito qual era il “lavoro”, in ogni paese in cui sono entrata sono sempre stata tenuta sotto controllo dai servizi segreti locali, però dato che non sono tutti stupidi e in giro c’è gente onesta in tutti gli ambienti, in qualche paese dopo avermi controllato a lungo, mi hanno fatto sapere “Ci avevano detto che eri qui per reclutare gente per il tuo partito!” e altre cose simili. Evidentemente avevano concluso che era una stupidaggine. Com’è in realtà.  Sono sola, isolata, indifesa, talmente traumatizzata da stare appena in piedi e senza aver mai fatto nulla d’illegale, ma come si premurò di dirmi uno dei bastardi a cui devo la situazione attuale “…non conta che non fate niente d’ illegale, se vi sentono come un pericolo vi massacrano…” E così hanno fatto.

Grazie a questo biglietto da visita ho avuto un sacco di problemi.  Non so cosa hanno scritto nel mio “curriculum” ma deve essere pesante, il controllo è pesante, manco fossi una “primula rossa”.

“3° errore”: Vado in Russia. San Pietroburgo, poi Mosca. A Mosca una mattina vado per prelevare del contante, il mio conto è bloccato. Mi vengono i sudori freddi, ho solo 500 euro in tasca, cosa faccio? sono in un paese straniero, non parlo la lingua, non conosco nessuno. Mi dico calma, è venerdì, c’è il week end di mezzo. Riprovo lunedì. Niente, non posso prelevare.

Il lunedì mi telefona “casualmente” un vecchio “amore” o vecchio “amico” che un paio di anni prima dopo che mi avevano massacrato e dopo che ero andata in Procura per denunciare cosa mi era successo, ricompare dopo  25 anni, “casualmente”.

Per oltre un anno mi aveva fatto raccontare cosa mi era successo, cosa sapevo, chi erano i colpevoli, concluso che quello che sapevo non era dannoso per loro era ritornato nell’ombra. In quell’anno lì avevo capito che il mio vecchio amore era dei servizi segreti italiani e che qualche decennio prima me l’avevano messo nel letto per capire se ero legato al terrorismo, appurato che non centravo nulla con quegli squinternati, era sparito.

“4° errore”: Per telefono mi chiede come va, glielo spiego e concludo ” …trovarsi, da sola, migliaia di km da casa, senza soldi, disperata, fa veramente incazzare, sto pensando se è il caso di chiedere asilo politico ai russi”. Poche ore dopo il conto è di nuovo attivo. Ricevo un messaggio: “Sei sempre più imprevedibile. Cominci ad essere pericolosa”. (Una cosa simile).

Io intanto cambio il mio programma, volevo arrivare in Cina con la Transiberiana, ma con tutti questi problemi, non faccio più in tempo a prendere il visto cinese, ho il visto russo in scadenza. Decido di seguire il Volga. Entrare in Kazakistan, e poiché l’Uzbekistan non è lontano, voglio prendere il visto e andare a Samarcanda.

E da qui in poi comincia la seconda carrellata di guai.

Sono traumatizzata e manco della lucidità sufficiente a comprendere la situazione in cui sono.

Ci arriverò mesi dopo: Ho detto a uno dell’Intelligence italiano, che sto pensando se il caso di chiedere asilo politico ai Russi, in un momento in cui sono in corso sanzioni, scontri diplomatici, movimenti di truppe ai confini, anche se solo dimostrative.

Effettivamente è stata un’idiozia. Io ho l’attenuante di essere in stato confusionale, seguo distrattamente la politica internazionale, sto male e basta, ma il bastardo, ex amore non ne ha nessuna. Quell’uomo mi conosce da quando avevo 19 anni. Due anni prima aveva passato un anno a sentire cosa mi avevano fatto, la mia disperazione, il mio dolore e se fosse stato un uomo come si deve, ci avrebbe pensato due volte, invece, huao, aveva qualcosa da vendere, per riprendere punti.

E sì perché uno degli informatori o dei servizi che ogni tanto m’incollavano alle calcagna in Italia facendo “l’amico”, vanno tutti alla stessa scuola, agiscono tutti allo stesso modo, capito uno, capito tutti, mi disse senza fare nomi: “Il tuo “amico” aveva dovuto andarsene dall’Italia.” Ripensando alle cose che mi raccontava della sua vita mentre cercava di far parlare me, capii perché se n’era dovuto andare. (Ovviamente non mi ha mai detto di essere dell’Intelligence,  sapevo che fin da giovane  lavorava per il Ministero degli Esteri e lavorava come “tecnico” in giro per il mondo).

Probabilmente aveva un po’ di onestà: un diplomatico parente stretto di un politico aveva commesso dei crimini, lui incaricato d’indagare aveva fatto una relazione che era stata di corsa insabbiata e lui era stato costretto ad andarsene a lavorare in qualche paese di secondaria importanza per la diplomazia italiana, l’avevano trombato per troppa onestà. Con me, evidentemente, coglie l’occasione per dimostrare di essere come tutti gli altri. Un servo.

Da problema dello Stato italiano divento il problema degli Europei e di tutti gli occidentali antirussi, Americani compresi.

Mi ritrovo coinvolta in una guerra che non mi riguarda, non m’interessa e non me ne frega niente. La guerra feroce, diplomatica e non, tra le Potenze imperialiste.

“5° errore”: Attraverso il Kazakistan paese con una dittatura presidenziale. Non molto tempo prima c’era stata una forte repressione di lotte con richieste salariali. Grandi imprese italiane come ENI, AGIP e altre minori sono tra i principali partner privati del Kazakistan.  Il Kazakistan ha uno dei più alti PIL pro-capite nel mondo e i lavoratori kazaki hanno stipendi da fame. Oltretutto lavorano nei grandi impianti dell’estrazione e trasformazione del petrolio e del gas, possono mettere a confronto i loro salari con gli alti salari dei loro colleghi occidentali. Ed io sono una comunista italiana ex membro di un partito di lavoratori.

Arrivo in Kirghizistan. Prendo qui il visto per l’Uzbekistan.

Sono sempre più sfinita, vorrei fermarmi da qualche parte per provare se riesco a riprendermi. Giro per la città come uno zombie. Con il mio “curriculum”, immagino ora cosa si chiedevano: gira per la città, starà cercando contatti, informazioni o chissà che altro…

“6° errore”: La prima volta resto in Kirghizistan 15 giorni. Sono ospite di uno “strano” ostello cittadino, una sera chiedo a un ingegnere americano (Chissà chi era? La domanda è ironica.) se può provare ad aprirmi un file che non riesco ad aprire, qualcuno me l’ha inviato, un file video utile in un eventuale processo. Poi cambio idea non glielo faccio aprire.

I miserabili coglioni (scusate il grecismo, ma quando ci vuole, ci vuole) mi avevano inviato 3 volte, negli ultimi 4 anni, dei file, per spaventarmi e per ricattarmi. I miserabili mi violentano, filmano gli stupri e i poveri deficienti pensano come probabilmente hanno fatto con altre compagne o compagni (hanno violentato anche dei ragazzi) di minacciarmi di far vedere in giro cosa hanno filmato e pensano, loro, di sputtanarmi. Ho sempre ringraziato i deficienti, perché mi avevano fornito delle prove. Mi sono entrati in casa più volte, mi hanno distrutto il telefonino due volte. Mi hanno cancellato e danneggiato due computer. Tutto per riprendersi o cancellare i file.

Due mesi dopo, a gennaio 2017, quando torno qui in Kirghizistan, mi faranno sparire il file dal telefonino con una serie di Sim del telefono e quattro chiavette USB.

Due sere dopo aver parlato del file con l’ingegnere americano, sono in partenza per l’Uzbekistan. Vado alla stazione degli autobus in anticipo, cosa insolita per me, sono sempre in ritardo, ho perso mille autobus, treni e anche qualche aereo, ma lì arrivo in anticipo e posso capire la situazione.

Un vero e proprio commando tenta di sequestrarmi, solo per pura fortuna evito il sequestro. Uno sembra un russo o un tedesco, altri sembrano kazaki, c’è anche una donna asiatica, forse kirghisa.

Quando sei impegnata a salvarti la vita non hai paura, ti cade addosso quando sei fuori pericolo. Per qualche giorno resto in ostello. Ho paura, non so cosa fare. Alla fine prenderò un aereo per Osh, al confine con l’Uzbekistan.

Il 7° errore è la scelta di fermarmi per l’inverno a Bishkek, in Kirghizistan. Piccolo paese di 6,2 milioni di abitanti, un’economia arretrata, ma importante per i rapporti geopolitici mondiali. E’ al centro di quello che è stato definito “Il Nuovo Grande Gioco”. Qui siamo al confine con la Cina, e il Kazakistan, a due passi dall’Afghanistan e dal Pakistan, i Russi hanno una base militare a due passi dalla città, fino a quattro anni fa c’era una base americana d’appoggio per la guerra in Afghanistan; l’aeroporto cittadino era utilizzato da quasi tutti gli occidentali di stanza in Afghanistan. I Turchi hanno qui tradizioni e storia comune, buoni rapporti economici, finanziano università e hanno costruito una moschea immensa.

In città ci sono mille enti per la cooperazione, Europei, Americani, Giapponesi, Svizzeri, Russi, Cinesi, Tedeschi, Francesi, Canadesi, c’è l’università americana, quella turca, biblioteche e centri studi francesi e tedeschi, associazioni varie, uffici per la cooperazione e sicurezza internazionale; i Cinesi stanno ricostruendo la rete stradale; i Cinesi, Tedeschi, Russi e Svizzeri sono partner in miniere o industrie di trasformazione, o sono importanti partner commerciali. Cascate di milioni di dollari, per sviluppare l’agricoltura, la sicurezza, per “i diritti umani”, per “la democrazia”, insomma qui girano soldi a palate. E come continuano a ripetermi tutti, molti kirghisi con rassegnazione, il problema grave non è il terrorismo ma la Corruzione.

Una cosa è certa se vuoi mettere tutti d’accordo, i rappresentanti del capitale, nascosti nelle ambasciate, negli enti per la cooperazione internazionale, negli uffici della comunità europea, negli uffici per i rifugiati politici,  italiani, francesi, tedeschi, svizzeri,  russi, kazaki, turchi, kirghisi è sufficiente giri la voce che sei:  comunista ! E tutte le porte si chiudono come per magia. Ti fanno terra bruciata intorno. Per un espatriato sono estremamente importanti i contatti con gli altri espatriati, per non essere solo, avere informazioni per inserirti in un nuovo paese, ecco io sono stata isolata.

Fino a sei mesi fa ho vissuto in hotel, se affittavo un alloggio avrei risparmiato 4/5 di quello che ho speso, ma avevo paura per la mia incolumità e quella di chi avrebbe diviso con me l’alloggio. Conosco i metodi che usano e volevo evitare che rovinassero la vita a qualcuno che non centrava niente. Pensavo se sto in hotel, c’è un sacco di gente, sono visibile è più difficile farmi sparire. E in parte è vero, ma non avevo considerato la corruzione che c’è in questo paese.

Continua nel prossimo post.

Asia Centrale. Bishkek. 5. Problemi culturali con i maschi asiatici …I mutandoni del tagiko.

27 Ottobre 2016.

Bishkek. Un buon ostello con standard europei. Nell’ostello ci sono soprattutto stranieri, arrivano da tutto il mondo: io dall’Italia, poi Olanda, Polonia, Russia, Nuova Zelanda, Inghilterra, Usa, Kazakistan e anche Kirghizistan.

L’ostello è di proprietà di due uomini locali (mai visti). Dalla manager che spunta ogni tanto a controllare la polvere sui mobili e la pulizia delle camere, alle receptionist, alla donna delle pulizie sono tutte ragazze. Simpatiche, parlano tutte inglese meglio di me.

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Per tutta la vita ho combattuto i pregiudizi, non penso di esserne completamente esente, viviamo in una società che massicciamente li diffonde, però ho sempre pensato che stando in guardia puoi renderti conto in tempo se cominci a dire scemenze ed evitarle.

Ora sono qui al centro dell’Asia,  viaggio da otto mesi, credo senza pregiudizi, qualcuno in viaggio mi ha definito una persona aperta, amichevole, e così è. Ho viaggiato in Europa e Russia senza problemi, alla fine la cultura è la stessa. Andando verso l’Asia ho cominciato ad essere più cauta.

Esiste uno sviluppo ineguale delle nazioni e questo implica molte cose: differenze economiche, in Asia maggiore povertà, ma anche grande ricchezza, problemi sociali diversi dall’Occidente, tradizioni differenti, idee superate dalla realtà economica e sociale ma ancora radicate nelle teste e grandi differenze culturali superabili con il massimo rispetto dell’altro. Ho trovato disponibilità e diffidenza normale verso uno straniero che arriva da un mondo molto lontano, ma superata facilmente con un sorriso, il rispetto e la disponibilità.

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In questo momento mi girano le scatole, penso che non è così semplice. Non serve che ti rispetto se non rispetti me.

Io ho problemi con gli uomini anche in Italia… intendo uomini imbecilli. Sono una donna che è sempre andata per la sua strada, facendo scelte di vita scomode, per buona parte della vita sono stata attivista politico in un partito di lavoratori e di certo non mi serve e non mi è mai servita “la protezione” di un uomo,

Si, mi sono sentita dire questo da un kazako in una notte buia, senza luna, su una scala senza luci, mentre cercavo di raggiungere un negozio a due passi senza cadere e con sta scusa cercava di mettermi le mani addosso.  Non potete vederlo ma mi escono il fumo dal naso e la bava dalla bocca al solo pensiero… 

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Ho sempre pensato di valere almeno quanto un uomo. E vista la mia esperienza di vita, soprattutto quella degli ultimi anni, sono migliore e valgo decisamente di più della media degli uomini. La mia non è presunzione. Sono una cinquantenne, se alla mia età non sapessi come sono, sarebbe assai grave.

Ovviamente in un ostello puoi trovare gente fantastica e grandi imbecilli come in qualsiasi altro luogo.

Sto cercando di migliorare il mio inglese per molte ragioni. Ad esempio, se leggo un libro, voglio poterlo raccontare e commentare non solo con frasi semplici; se vado in montagna, voglio raccontare la mia passeggiata e la natura intorno a me; voglio capire la società che mi circonda e per ultimo quando incontro un imbecille, presuntuoso, razzista e antifemminista voglio poterglielo dire, motivando a fondo la mia affermazione. Non c’è gusto a dare dell’idiota a qualcuno senza spiegargli perché lo è!

In quest’ostello c’è un buon clima, it is friendly! Fino a due giorni fa… qui gli ospiti si ritrovano e lavorano in una sala comune con larghi e comodi divani; c’è un grande tavolo, ci si siede intorno con il computer e nessuno ti disturba;  puoi guardare la TV,  e scambiare informazioni utili al tuo viaggio, puoi stare in cucina a chiacchierare oppure puoi restare nella tua camera.

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C’è gente che lavora per organizzazioni internazionali, come Tam neozelandese; Richard insegna l’inglese all’Università; un ingegnere di origini Indiane, ma naturalizzato americano, il quale disprezza profondamente gli americani che non si sono arricchiti, ossia la maggior parte dei 323 milioni dei suoi connazionali! I poveri, gli homeless negli USA sono 105milioni e 303.000. (dati presi dal libro di  Elisabetta Grande, prof.ssa di Sistemi giuridici comparati all’Università del Piemonte Orientale, ripresi da Repubblica.) Si sente parte di un’élite d’intellettuali intelligenti … e tutte le volte che apre la bocca non fa che ripetere una quantità industriale di beceri luoghi comuni!  Qui studia il russo per poi andare in Ucraina; alcuni come me e Derek sono qui per ottenere un visto per altri paesi, Micha si riposa dopo aver attraversato la Cina e il Pamir in bicicletta, c’è Abdullah… tagico (non si chiama così, la mia è  pura cattiveria!), in città per affari, compra profumate saponette Diva da rivendere in Tagikistan, almeno così dice…

Come è naturale chiacchiero con tutti. La sera, sotto il vestito mi metto il pantalone del pigiama  per sedermi o stendermi sui divani. Per stare comoda, mettere le gambe come mi pare, non avere problemi con i maschi, non creare scandalo o dare fastidio.

Anche altri ospiti si mettono in pigiama. E qui arrivo al Tagiko cinquantenne.

Due sere fa arriva e si mette in… mutandoni!!! Avete presente quelli dei nonni? Così!

Io rimango lì perplessa. Se il mio ex convivente girava per casa in mutande o in mutandoni, ovviamente non mi dava fastidio, non mi offendeva perché tra noi c’era intimità. Questo che va in giro con i suoi mutandoni e relativi attributi maschili in evidenza, mi spiazza, non so come reagire.  Subito, faccio finta di niente, continuo a parlare con lui come prima, osservo le donne, tutte fanno come se fosse vestito.

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Giuro non l’ho inventato. Ecco qui il tagiko in mutandoni! Sfocato e irriconoscibile per la privacy e perché da queste parti sono tranquilli ma permalosi  e pronipoti dei predoni dell’ Antica via della Seta!

Mi chiedo forse è normale… ma so che non è normale, vista la condizione femminile di questa parte del mondo. Nel suo paese dubito assai che di fronte a delle donne si permetta una cosa simile.

Rifletto e capisco che lui non ha capito la situazione.

Sembra anche una brava persona. Ha visto altri uomini in pigiama in mezzo alle donne e per un problema culturale si è messo… in mutandoni!  Non capisce la differenza: un pigiama, una tuta è un  vestito impersonale, neutro, asessuato, largo… un mutandone no!

Legge anche il Corano, a gambe incrociate sul divano, in… mutandoni!

Alla fine vado dalle receptionist, e chiedo: ” E’ normale che il tagiko se ne sta in mutandoni?” Risposta: “In mutandoni?” Spiego cosa sono. Il bello che la sera prima un paio di queste erano sedute vicino a me e parlavano tranquillamente con il tagiko! Quando afferrano il concetto, mi dicono “No, non è normale!” . Certo che non è normale.

E capisco che anche loro non sapendo affrontare la situazione hanno fatto finta che fosse vestito! Ma, cazzo, non lo è!!!

Mi sembra di essere nella situazione della favola “Il re nudo”. E la cosa mi fa sempre più incazzare oltre a crearmi altri problemi.

So che Mia ha parlato con il tagiko, lui gli ha detto che sono pantaloni! Un po’ perché è un cliente, un po’ perché non sa che fare, fa finta di niente e il tagiko da quando gli è stato fatto l’appunto gira imperterrito avanti indietro in mutandoni… suppongo, voglia affermare la sua mascolinità.  Non ho più scambiato una parola con il tagiko se non un Buongiorno, quando è vestito, altrimenti lo ignoro apertamente. Capirà prima o poi.

No, non capisce…

Ho chiesto a un ragazzo Americano-irlandese che sta in ostello e vive qui da due anni “Secondo te faccio bene se gli parlo?” Risposta: “Assolutamente no, vista la cultura di qui è capace che diventa violento! Una donna non può fare un’osservazione a un uomo…!”

Sono proprio tentata di fare due chiacchiere con il somaro. Lui sta offendendo me e tutte le donne presenti…

Sono entrata in cucina, me lo trovo davanti, seduto al tavolo in mutandoni… invece di uscire subito, vedo rosso… lo guardo e gli dico in perfetto italiano I tuoi non sono pantaloni, ma mutandoni…”, ha capito perfettamente, infatti è schizzato in piedi come se gli avessi piantato un ago nel culo e io me ne sono andata. Adesso sono due giorni che parla ad alta voce in tagico al cellulare. E questa sera mi ha fotografato.  Che stia preparando una vendetta…?!

Ho chiesto a Richard . “Mi devo preoccupare” Lui “No, c’è un sacco di gente in ostello, non è violento.”

Ora nell’ostello c’è una situazione un pò tesa, intanto il tagico in mutandoni e l’indiano americano hanno fatto comunella, s’intendono… hanno la stessa immondizia nella testa.

Entro in cucina, mi guardano e commentano tra di loro a bassa voce: “E’ affamata di uomini!” questa è una frase che ho già sentito…

Tu mandi a cagare un uomo, lo ignori, gli dimostri il tuo disprezzo e il coglione  dice “…deve essere affamata di uomini”! A parte la totale insensatezza, logica vuole che  se ti voglio, te lo dico o faccio in modo che capisci e se sei d’accordo, mi infilo nel tuo letto.

La conseguenza può essere grave: l’imbecille ignorato e ignorante , essendo un uomo cosa pensa di fare, dato che è un’idiota? pensa debba dominarti ed umiliarti. Poi si ricorda la frase dell’altro ” ha fame di uomini” e l’idea più intelligente che può venire in una testa bacata è quella di violentarti, di organizzare uno stupro, magari di gruppo.

E poi senti dire qualche uomo, “Ci sono delle donne cui piace essere violentate…”.  A quel punto l’unico pensiero che ti viene in mente è:  “Questi miserabili uomini di serie B vanno castrati, così non fanno più danni.”

STOP VIOLENCE 

AGAIN WOMAN

Alla fine ho preso il traduttore italiano-russo gli ho scritto che mi dava fastidio, spiegandogli perchè, lui: “Karasciof”, va bene, e non si è più messo in mutandoni!

Forse ho sbagliato io, per paura di offendere ho chiesto alla receptionist d’intervenire e lui si è offeso, se glielo dicevo, educatamente, forse sarebbe stato subito risolto, o forse no… accidenti, mai troppo tardi per imparare.

Tra l’altro qui in Kirghizistan gli uomini kirghisi sono molto rispettosi con le donne, finora mai avuto un problema. (Però… fino a 3 o 4 anni fa era legale rapire una donna non consenziente per obbligarla a sposare un uomo che non voleva = alla Sicilia di 50 anni fa!). Diversa  credo sia la situazione in Tagikistan, in Uzbekistan e Kazakistan, vivono una condizione peggiore. (In un altro post ne spiegherò la ragione).

STOP VIOLENCE

AGAIN WOMAN

  STOP VIOLENCE AGAIN WOMAN

STOP VIOLENCE

AGAIN WOMAN

Bishkek. 3. Dordoi Bazar.

Fine ottobre 2016.

Al Dordoi Bazar a detta di tutti il più grande bazar dell’Asia, (non sò se è vero… grande è grande.) ricco di merci, da quelle scadenti a quelle di grande qualità e ottimi prezzi, sono stata una sola volta, con un inglese-americano un po’ cretino, con seri problemi nei confronti delle donne. Insegnante d’inglese all’Università di Bishkek. Molto più giovane di me, sportivo, habitué di una palestra locale.

Mi dice: “Sono già stato là altre volte a piedi.”

 

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Foto del bazar di Korday, Kazakistan.

 

Non so cosa volesse dimostrare… mi dice ci saranno 5-6 km a piedi, io : “Ok, mi piace camminare, 5 km a piedi li faccio spesso, quando perdo l’autobus, dalla stazione del treno al paese di mia madre, in montagna e in salita.” Andiamo.

Partiamo con un buon passo, già dopo qualche isolato aumenta l’andatura e cerca di distanziarmi. Io penso: “Boh? Cosa va cercando questo?”.

Aumento l’andatura, ma senza esagerare…se sono 5 km, non voglio scoppiare.

Dopo un po’ capisco che è una sfida, non ne comprendo la ragione, ma lo è… E decido di divertirmi. In fondo sono “solo” 5 km. Posso farli senza problemi. Intanto lui continua ad aumentare il passo, cammina qualche metro avanti a me, non gli lascio mai più di due o tre metri di distanza, ma non modifico la mia andatura, intanto passano il tempo e i km, comincio a chiedergli “ma sei sicuro che siano solo 5 km?” “Sì, fra un po’ arriviamo”. Penso che si sbagli di grosso, però ho accettato silenziosamente la sfida. Lui aumenta ancora l’andatura, è sempre più rosso in viso e non ha più il sorrisino sulle labbra.

 

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Tre simpatiche donne felici di farsi fotografare. Bazar di Korday. Kazakistan.

 

A un certo punto – dopo…10 kilometri….sì porca zozza, alla fine erano più di dieci km!! Se l’avessi saputo prima con il cavolo che mi facevo acchiappare in questa stupida sfida! – taglio una curva e lo sorpasso, ho visto il timore sul suo viso… mi sorpassa di nuovo.

Arriviamo al Dordoi Bazar, giriamo un po’, ci fermiamo a mangiare dei Manthi, tipico piatto locale a base di pasta ripiena di carne, e tè.

A un certo punto mi dice che ha “mal di testa”, dopo la terza volta che me lo dice, io con la più grande faccia di bronzo: “ …Se non ti senti bene, possiamo tornare in autobus.” Lui: “Si, Sì”. Cerchiamo la fermata”.

Non aspettava altro! Sogghigno, soddisfatta…

In realtà non avrei mai potuto tornare indietro a piedi e rifarmi a passo di corsa altri 10 Km. Sarei morta stecchita dopo 50 metri…!!!

Nei giorni successivi gli ho chiesto più volte, “… allora ti va di fare una passeggiata?.”

”Stranamente” ha sempre rifiutato!!! AH, AH, AH.

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P.s. non ho foto del Dordoi Bazar. Le foto sono dei bazar dei dintorni.

Vi racconto Bishkek. 1. Kirghizistan, Asia Centrale. Com’è che sono finita a Bishkek?

Mi hanno chiesto molte volte che ci fai lì, in Asia Centrale, in Kirghizistan, a Bishkek da mesi? Con lo stupore che sottintende “In quel posto dimenticato da dio e dagli uomini!”. Subito dopo la domanda: “Kirghizistan? Ma dov’è?”….

Perché  hai scelto Bishkek? Effettivamente è una bella domanda. Ha diverse risposte:

  1.  La ragione originaria del mio viaggio non la racconto in questo post.
  2. Non ho proprio scelto niente…è un caso che sono qui a Bishkek.
  3. – 4. – 5. Sono conseguenza del punto 1.

Ero a Mosca un anno fa, volevo prendere la Transiberiana per arrivare a Vladivostok  e da lì entrare in Cina. Non ci pensavo proprio di venire in Asia Centrale, non che non m’ interessasse, era una vita che volevo andare a Samarcanda in Uzbekistan. Anch’io come molti altri ero affascinata dall’Antica Via della Seta, da Gengis Khan, Tamerlano, dal Milione di Marco Polo.

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Mosca. Cattedrale all’interno delle mura del Cremlino.

Avevo letto qualche anno fa “Il Grande Gioco” di Hopkirk.

Bellissimo, avvincente. Inizia dal 1799 con l’occupazione di Napoleone dell’Egitto e con il suo desiderio di andare verso Oriente per danneggiare gli interessi inglesi, e segue lungo tutto l’800 la definizione delle zone d’influenza tra Russia e Gran Bretania in Asia Centrale. Lo fa attraverso i resoconti di viaggio degli “esploratori”, le spie mascherate da mercanti, giornalisti, finti viaggiatori o finti venditori di cavalli in realtà ufficiali dell’Intelligence russo o inglese. Coraggiosi ufficiali mapparono questa zona del mondo allora completamente sconosciuta agli occidentali. L’impero Russo cercava uno sbocco al mare verso Sud, gli inglesi che avevano colonizzato l’India temevano l’invasione russa. Entrambi cercavano alleanze con i feroci e indipendenti Khan dell’Asia Centrale. Contro i Khanati nel volgere di un secolo, furono tessute alleanze, condotte occupazioni e dichiarate guerre.

Spesso il costo in vite umane fu altissimo come nel caso di uno dei tentativi di occupare l’Afghanistan, la spedizione inglese del 1839-1842 (Descritta da Marx in una delle voci della Encyclopedia Americana)  costò la vita a  migliaia di soldati e civili al seguito (circa 16000!), si salvò solo un medico che riuscì a ritornare in India. Alcuni ufficiali inglesi, pieni di boria, stupidità e arroganza data dall’essere soldati del grande impero inglese, nel corso del ‘800 fecero una brutta fine, infilati in buche nella sabbia del deserto e mangiati dalle formiche rosse!

Letto il libro avevo messo l’Asia Centrale tra i miei desideri, chissà, forse un giorno sarei riuscita a fare un viaggio in quelle terre misteriose.

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Mosca. Ristorante con dirigibili e palloni aerostatici nel famoso Magazzino Centrale Detskii alla Lybianka (a fianco).

Devo fare un po’ più di attenzione con i miei desideri…quando desidero intensamente qualcosa, si realizza sempre… e non sempre i risvolti sono piacevoli…

Alla fine del libro c’è una bibliografia fantastica per chi è appassionato lettore di libri di viaggio e per chi colleziona libri antichi o ottocenteschi di viaggio.

Comunque tornando a Mosca… ero lì, succede un imprevisto (conseguenza della 1a ragione di questo mio viaggio in giro per il mondo) sommato ad una festività cinese che causa la chiusura dell’ambasciata per una settimana, e ad una mia indecisione, mi ritrovo che mancano circa 8 giorni alla scadenza del visto russo! Sarei riuscita ad arrivare a Vladivostok in tempo, forse,  non avrei avuto problemi con il visto cinese, ma non avrei potuto visitare i luoghi che m’interessavano e nonostante avessi il Mito e subissi il Fascino del viaggio in treno attraverso la grande Russia, farmi 7 giorni di treno senza potermi fermare mi pareva tempo sprecato. A quel punto non mi restavano che due opzioni: chiedere Asilo politico o cambiare direzione…

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Mosca. San Basilio sulla piazza Rossa.

Cambio direzione. Decido di seguire il Volga, il più lungo fiume europeo, in treno fino alla foce. Mi fermo nelle città più importanti di quella che è la Russia Europea, la più sviluppata zona industriale russa. Bellissime città antiche e moderne.

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Nizij Novgorod. La confluenza dell’Oka nel Volga.

Vado alla stazione di Mosca, dove partono i treni verso est. La sera prima ho costruito il viaggio lungo le città del Volga grazie al sito delle ferrovie russe, un sito eccezionale, c’è tutto: tratte, tutte le varianti, le classi delle carrozze, il numero dei letti, il n° delle carrozze, i prezzi e tradotto in inglese!

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Il mio treno nella stazione di Kazan.

I problemi arrivano a questo punto…Mi ritrovo in una grande stazione, con tanti sportelli, dietro ad ogni sportello cosa c’è…? Un impiegato statale! E gli impiegati statali, come ho avuto conferma più volte, sono uguali in tutto il mondo…Cercano di fare il meno possibile…appena si presenta qualcuno che li può portare appena fuori dal loro tran tran quotidiano, inorridiscono…non hanno il gusto per la sfida, la curiosità di ogni altro essere umano…E io sono quella che non parla russo. Devono fare uno sforzo mentale, non contemplato dall’impiegato statale medio!

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Il Volga a Samara.

Dopo aver fatto la coda a 3° sportelli, c’è un sacco di gente, tutti che cercano di passarti davanti e capita l’antifona, comincio a vedere rosso e penso come risolvere la situazione: mi piazzo in una fila, e decido che giunta allo sportello non mi sposto neanche a cannonate e attacco bottone con i compagni di fila, molti non capiscono, ma come sempre trovi qualcuno che qualche parola d’inglese la conosce…e i russi sono gentili e disponibili, una mamma in fila chiama la figlia, a scuola ha studiato inglese. Si forma un capannello di gente, ne arriva altra curiosa di capire che problema ha questa straniera e nel mucchio vengono fuori un ragazzo e una ragazza fantastici, parlano inglese, mi portano allo sportello giusto, in fila con me mi fanno i biglietti, cosa lunga e laboriosa, sono 5 i biglietti con il posto letto, perdono più di mezzora e se ne vanno senza neanche prendere un caffè perché ormai sono in ritardo...i russi sono eccezionali! Non solo i russi, è la gente, la specie umana è curiosa e sempre disponibile con chi viene da lontano, salvo situazioni particolari dove viene alimentato l’odio verso l’altro a scopi politici.

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Nizij Novgorod. Il Volga visto dalla fortezza.

Da Mosca vado a Niznij Novgorod, una città famosa per la sua fortezza, un tempo il suo nome era Gor’kij, alla confluenza tra il Volga e l’Oka. Il treno attraversa i boschi e le immense foreste russe.

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Transiberiana-treno notturno andando verso Kazan.

Proseguo per Kazan, antica città tartara capitale del Tatarstan con il suo Cremlino e una delle più grandi Moschee d’Europa.  Nella sua Università studiò Lenin e lì fu arrestato per aver organizzato manifestazioni studentesche. E’ spettacolare la vista dal Cremlino sul Volga di fronte alla città nuova. Qui ho dormito  3 giorni in uno dei migliori ostelli  mai visti: il Kazanskoye Podvorye Hostel.

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La porta principale del Cremlino di Kazan.

Riprendo il treno e vado verso Samara e Saratov, rischio di perdere quello successivo a causa della differenza di fuso orario della città e l’orario del treno che segue l’ora di Mosca. Da qui in poi si viaggia attraverso la steppa, arrivo ad Astrakhan, alla foce del Volga a qualche km  dalla riva del Mar Caspio. L’antica città mi è piaciuta tantissimo per il suo Cremlino, per il clima e il cielo blu da mare del sud e l’ospitalità dei suoi abitanti.

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Divertente cartello nell’ostello di Kazan.

Ormai non ho più tempo, devo passare il confine con il Kazakistan. L’attraverso allo scadere della mezzanotte dell’ultimo giorno utile!! Qui non serve il Visa se ti fermi solo 15 giorni (ora si può restare 30 giorni senza il visto). Fino a quel momento avevo un minimo organizzato il viaggio. Da qui in poi  viaggio un po’ alla cieca. Del Kazakistan so quasi niente. In passato avevo letto qualche articolo sull’estrazione di petrolio e gas. Ho letto qualcosa su Internet, Wikipedia!! Nulla di più. Il Kazakistan era proprio l’ultimo posto al mondo dove avrei pensato di fare un viaggio! Mi procuro un biglietto per la prima città dopo il confine, Atyrau, sul Mar Caspio.

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Lungo fiume di Samara. I Burlaki o trasportatori di barche lungo il Volga. Riproduzione in bronzo del famoso quadro di I E. Repin, 1870-73, denuncia il disumano sfruttamento dell’uomo sull’uomo della società capitalista.

Qualcuno dice che a Mosca finisce l’Europa e comincia l’Asia, in parte è vero perché le città cominciano a cambiare, ma è qui ad Atyrau  alla foce del fiume Ural dove passa il confine geografico tra Asia ed Europa, nell’arida steppa, che mi sono sentita immersa nell’ Asia.

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All’interno delle mura del Cremlino di Astrakan.

Atyrau, avamposto russo costruito alla fine del ‘600 in realtà è una città nuova,  cresciuta in meno di trent’anni grazie al petrolio e al gas, estratto dalle piattaforme nel Mar Caspio. Mi ha impressionato questa cittadina, sono rimasta lì, in quel posto desolato per diversi giorni. E ho scoperto delle interessanti e vergognose storie, i problemi causati dall’inettitudine di alcune imprese italiane… (scriverò un post sui fatti accaduti qualche anno fa).

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Atyrau. La città nuova sull’altra riva del fiume Ural.

Riprendo il treno, altre due notti e 3 giorni di viaggio (2700 km) verso Almaty (Alma Ata) ex capitale e centro finanziario del paese. Arrivo alla stazione, esco e penso: ” … cazzo sono proprio in Asia” e torno dentro…prenoto per una notte all’hotel della stazione…porco schifo devo abituarmi è un mondo completamente diverso, nessuno parla inglese, non capisco un accidente di cosa dicono! La stazione è a 10 km dal centro, come capita in molte città asiatiche, 10 km di case stranissime, vecchie, disordinate, asiatiche appunto, per arrivare alla fermata della metropolitana che mi porterà allo SkyHostel. All’11 piano di un palazzo nuovo con un terrazzo enorme e una vista sulla città e sulle montagne mozzafiato!

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Almaty. Il terrazzo dell’ ostello all’11° piano, al tramonto.

Rimango ad Almaty per qualche giorno, visito la città, ricca, edifici imponenti con colonne, un po’ pacchiani, tipici da nuovi ricchi, con una splendida chiesa russo-ortodossa, un città moderna, frenetica e inquinata. Almaty è costruita ai piedi delle montagne del Tien Shan, le Montagne Celesti cinesi, e così dopo settimane passate in mezzo alla steppa russa e kazaka finalmente vado a camminare in montagna! 

A Shimbulak. A 2300 m.Alt. Fino a 2000 m. sono andata su praticamente di corsa, negli ultimi 300 m. ho rischiato l’insolazione e ancora un po’ scoppio…forse perché arrivavo dalla depressione del Mar Caspio e il dislivello era eccessivo…Boh!

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Sulla strada verso Shimbulak. L’ultimo tratto con una pendenza da paura.

Il 13 di ottobre nevica! Un sacco di neve…Devo cercarmi velocemente un piumino perchè ho solo abiti estivi! La manager dell’ostello mi accompagna al bazar. La gente kazaka è molto carina e disponibile.

Intanto cerco di procurarmi il visto per l’Uzbekistan, non ci sono problemi, ma c’è un week end in mezzo. Il permesso kazako è in scadenza, decido di passare il confine ed entrare in Kirghizistan, qui si può stare 60 giorni senza il visto.

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13 ottobre 2016. Almaty dopo la nevicata.

Dopo un viaggio di 4 ore e mezza circa in un paesaggio innevato, passando tra montagne tonde, ondulate, lisce e basse scendiamo verso la pianura con le montagne azzurre del Tian Shan sullo sfondo. Spettacolare il paesaggio.

Giunti alla frontiera tutti i passeggeri del mashrutka scendono per attraversare a piedi il confine. Io devo passare con il passaporto da tre persone differenti, nell’ultimo ufficio mi fanno aspettare. Vedo che la gente è affannata. Pochi minuti dopo capisco perché…

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Il paesaggio visto dal mashrutka scendendo verso Bishkek. Le montagne del Tian Shan sullo sfondo.

Quando riesco a riavere il passaporto esco velocemente e in lontananza…vedo il pulmino andarsene!

Il maledetto autista mi ha lasciato a piedi!

Sono qui, da sola, su un confine sconosciuto in mezzo all’Asia Centrale, non so dove andare. C’è un sacco di gente.  Tutti che urlano in lingue sconosciute. Vedo taxi, mashrutka, gente affannata mi accerchia per convincermi a salire sul proprio mezzo. Costruzioni fatiscenti. Il paesaggio è tutto grigio. Ho un attimo di smarrimento. Intanto sono sempre più incazzata. Per fortuna esce dalla dogana una ragazza asiatica che vive in Canada con cui avevo scambiato qualche chiacchera mentre eravamo in attesa del timbro sul passaporto, gli spiego la situazione e lei nella sua squisita gentilezza asiatica mi dice: “Vieni con me, andiamo a prendere un mashrutka.” Ho solo monete russe o kazake. L’autista vuole solo moneta locale. La ragazza mi paga il biglietto del minibus! E poi lei e sua zia mi accompagnano a cercare il mio ostello! Mi hanno fatto sentire al sicuro! Qui la gente è veramente speciale.

(Dall’ora ho attraversato lo stesso confino 5 volte e …mi sento quasi a casa, quando passo il confine, solo alcuni taxisti, mi chiedono timidamente se voglio un taxi! Mi sono  abituata, mi so muovere, non mi sento più in un ambiente ostile ed estraneo. E’ il bello di essere viaggiatori!)

E arrivo per la prima volta in Kirghizistan…

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Bishkek. Pranzo al ristorante Navat. Cucina kirghisa.

Bishkek è più piccola di Almaty.  E’ evidente che è un paese più povero,  le sue case non hanno l’opulenza sfrontata di Almaty ma sono eleganti. Mi piace subito.