A -3o gradi sono morte molte piante tropicali nelle serre del Giardino Botanico di Bishek.

7 febbraio 2018.

Ieri un’amica mi ha detto che il Giardino è morto… Non voglio crederci. 

Nella settimana tra il 22 e il 29 gennaio 2018, qui in Asia Centrale, tra le montagne del Tien Shian, il freddo è stato terribile.

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Nelle foto su Sputnik.kg  si può vedere in che stato è ridotta questa pianta di banane che ho fotografato  a settembre.

A Bishkek, capitale del Kirghizistan, l’inverno non è molto rigido, la città si sviluppa dai 770 m. ai 900 m. salendo verso la montagna, ma l’ultima settimana di gennaio è stata impressionante, da -6, la temperatura è crollata a -12, -18, -22, -24, -26, in pieno giorno… sono morte trenta persone per il freddo, tra i senza tetto. Nei giorni successivi sono comparse tende riscaldate vicino ai centri commerciali per il soccorso con cibi e bevande calde ai senza tetto. Oggi a mezzogiorno c’era ancora -9!

Negli stessi giorni, tre sere, per 1/2/3 ore siamo rimasti senza corrente elettrica. Nella notte del 27 ci sono stati meno di trenta gradi, e per tre ore tutto il sistema elettrico cittadino è andato in avaria.

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I termosifoni che riscaldano le piante nelle serre del giardino di Bishkek.

 

Nelle serre del Giardino Botanico Sad2, il più grande dell’Asia Centrale, costruite nel 1938, rare piante tropicali, ficus e i banani nati con il giardino sono morte di freddo. I vecchi termosifoni non sono stati sufficienti, i tubi dell’acqua sono esplosi e le ore successive al freddo sono state fatali. Se ho ben capito 500 piante rare, sono morte o in pessime condizioni, non si sa ancora se sono morte solo le foglie o anche le radici.

In questo video si vede chiaramente il disastro.

Il capo del laboratorio delle piante Irina Bondartseva lavora nel giardino da 40 anni, nell’intervista  a Sputnik.kg dice di non aver mai visto una cosa simile.

Le piante in autunno erano state protette da sacchi di iuta e altro materiale, negli inverni normali e anche un po’ freddi, queste protezioni sommate al riscaldamento sono sempre state sufficienti, ma non quest’anno, sono troppi -30 per dei banani!

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Una delle serre del giardino botanico di Bishkek

Ieri sono andata a vedere il giardino, la prima foto in alto è del cancello che porta alle serre. Era chiuso. Ho letto le notizie su Internet, non credo sia morto il giardino, sono morte rare piante tropicali, si può far rinascere le serre, in una delle pagine del sito c’è la richiesta di fare volontariato, donazioni oppure regalare piante o panchine o attrezzi per il giardino.

Chi volesse sostenere la rinascita delle serre del Giardino botanico di Bishkek, può fare una donazione a uno dei conti della Fondazione pubblica Archa Iniziative, che trova qui  su una delle pagine del Giardino botanico (ботанический сад in russo). Il testo è in russo, però potete tradurlo nella vostra lingua, dopo aver aperto la pagina del giardino, cliccando sul simbolo in alto a destra dove inserite l’indirizzo. C’è un numero di telefono, non ho provato, ma se conoscete un minimo d’inglese, dovreste riuscire a parlare con chi se ne occupa, qui quasi tutti i kirghisi, conoscono un pò d’inglese necessario alla comunicazione.

Il nome del sito è http://www.botanica.kg.

 

BOTANICHESKII SAD 2. Il giardino Botanico di Bishkek

26 gennaio 2018

Scrivo questo post per solidarietà con i cittadini di Bishkek che stanno lavorando per far rinascere il loro Giardino Botanico. Sarà sicuramente impegnativo vista la mancanza di fondi ma vale la pena. Bravi!

Il giardino botanico sad2 di via Gorkii è bello, interessante, ricco di una varietà incredibile di piante e fiori provenienti da ogni angolo del Kirghizistan, dell’Asia Centrale, della Russia e dal resto del mondo.

E… disastrato, sembra di essere nel caos primordiale.

In ottobre il caos degli alberi avviluppati gli uni agli altri, gli arbusti, i cespugli erano un miscuglio di colori di una magnificenza che lasciava senza respiro. Le tonalità dei rossi, dei gialli, dell’arancione, le sfumature di marrone, di verde sotto il sole autunnale erano un vero spettacolo della natura.

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Sentiero nel Giardino Botanico.

Sono appassionata di Giardini Botanici, spesso quando visito una città, vado alla ricerca del suo Orto o Giardino Botanico. Amo i fiori, le piante, le erbe curative e per l’alimentazione.

Sono consapevole di essere parte di un tutt’uno interdipendente con la natura, ma sentendomi profondamente parte della specie umana, secondo me, non c’è niente di più bello di un campo coltivato, di un vigneto o frutteto allineato in filari, delle aiuole di un  giardino curato o delle divisioni per specie delle erbe e le verdure di un orto.

Amo l’ordine dato alla natura dal lavoro umano. M’inorgoglisce!

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Il caos del giardino in autunno.

La prima volta, in settembre, ho visitato il giardino di via Gorkii, mi aspettavo un giardino come quello di Parigi, Berlino, Amsterdam o anche più piccolo come l’orto botanico curatissimo di Antwerpen in Belgio o di Den Haag in Olanda… ci sono rimasta malissimo e sono uscita arrabbiata dicendo tra me e me: “Com’è possibile che lo trascurino in questo modo?”.

Si vedevano dalle strutture cadenti, i begli edifici del primo novecento, gli eleganti archi in metallo d’ingresso alle differenti aree e le belle serre che dovevano aver avuto un passato glorioso.

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La magia del giardino, qui i bambini delle scolaresche corrono allegri come folletti dei boschi.

Il giardino botanico, è una grande istituzione scientifica, parte dell’Accademia delle Scienze, composto di tre parti differenti, è dedicato a EZ. Gareeva, fondato nel 1938, disegnato dagli architetti I.Vigodtsi, E. Nikitin, era ed è con i suoi 160 ettari, il più grande dell’Asia Centrale. Negli anni tra il 1960 e il 1980 era riconosciuto come uno dei migliori dell’ex URSS, con migliaia di specie diverse di alberi. Qui lavorano 80 persone, per l’introduzione, acclimatazione di alberi, arbusti e piante ornamentali e sperimentano nuovi alberi da frutto. Le coltivazioni sono a fini scientifici, ma soprattutto pratici, abbellimenti dei giardini delle città kirghise, inserimento contro lo smottamento dei terreni, piantagioni per l’utilizzo commerciale, conservazione delle specie rare o in via d’estinzione.

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La forza della natura. Una rosa cresciuta tra gli arbusti e i cespugli incolti del giardino botanico.

Dopo il primo momento, ho pensato che era ovvio, il problema sta nella mancanza di finanziamenti.

Il Kirghizistan è un paese povero, anche se in ripresa. Ho letto su Internet i dati economici del paese, nel 2015, Il Kirghizistan non aveva ancora raggiunto il livello del 1991. Gli ultimi 25 anni sono stati anni duri. Hanno dovuto costruire una nuova nazione, ci sono state due rivolte nel 2005 e nel 2010, migliaia di kirghisi hanno dovuto emigrare all’estero, in Russia, Europa, Cina, Paesi Arabi per far sopravvivere le loro famiglie; lavorano, arricchiscono il paese che li ospita e arricchiscono il loro paese d’origine con le rimesse che finiscono nelle banche e sono usate per sviluppare l’economia.

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Una delle belle serre d’inizio Novecento.

Logicamente, se il tuo problema è cosa mettere nel piatto a pranzo e cena e come fare a nutrire i tuoi figli, l’ultimo dei pensieri è il miglioramento di un giardino botanico…

Al massimo, ti verrà in mente – mentre aggiungi un altro buco alla cinghia dei tuoi pantaloni sempre più larghi, prima che ti caschino per terra, tanto sei dimagrito per la fame – se quell’erba dell’America settentrionale o  quell’altra del Caucaso che hai visto nel giardino botanico mentre ti aggiravi come un/a disperato/a, spaccandoti la testa alla ricerca di una soluzione, è buona e abbastanza nutriente da fare una frittata a te e ai tuoi figli…

Però… Bishkek è una capitale, circolano un sacco di soldi come in tutte le capitali. E’ il centro finanziario e industriale del paese. Qui arrivano i denari della Cooperazione Internazionale, finanziamenti dall’Europa, U.S.A, Russia, Cina, Turchia.

Spesso parlando con i kirghisi ho sentito il grande amore e l’orgoglio che hanno per il loro paese…

Ora, lasciamo stare i lavoratori che percepiscono meno di 10000 sum (equivalente a 146 dollari o a 119 euro) e hanno altri problemi da risolvere, e lasciamo stare gli emigrati che fanno vite difficili in altri paesi e direi che il loro lo stanno facendo, resta un sacco di gente che può mettere mano al portafoglio e/o fare del volontariato per contribuire alla rinascita del loro bellissimo giardino botanico.

botanica.kg è il sito del Giardino Botanico di Bishkek, c’è una pagina dedicata alle iniziative in corso per salvaguardare il giardino, compresi i conti bancari per chi vuole fare una donazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il lago di Issyk-kul. Kirghizistan. La leggenda del lago.

Non sono ancora andata a vedere il Lago di Issyk-Kul, luogo di sosta delle carovane lungo l’Antica via della Seta.

Qui tutti ne parlano come di un gioiello paesaggistico. Occidentali di passaggio e locali. E’ uno dei luoghi della villeggiatura estiva degli abitanti di Bishkek e stazione sciistica invernale.

Famose sono Cholponata cittadina balneare e museo a cielo aperto di Antichi Petroglifi Karakol  con la cattedrale russo ortodossa e la moschea Dougan e il Museo Prjevalski, grande esploratore russo-polacco.

E’ il più grande lago montano dopo il lago Titicaca, si trova a 1607 metri di altitudine, è profondo 668 metri.  La sua acqua è salata, è il più grande lago salato dopo il Mar Caspio e nonostante l’altitudine d’inverno non gela, le sue acque sono “calde”. E’ lungo 183 km e largo 60 km.  https://en.wikipedia.org/wiki/Issyk-Kul

E’ circondato da alte montagne, la catena del Tian Shan, le Montagne Celesti che  i kirghisi condividono con la Cina. Le più alte superano i 7000 metri come il Picco Podeby.

 La parte più turistica è a Nord mentre il lato Sud è selvaggio, con il  canyon  Skazka, (Fiaba) come le sue rocce che assumono forme fiabesche  e una valle con innumerevoli cascate. Ho sentito raccontare tante cose del lago perché a Bishkek vive molta gente originaria di Issyk-kul. Molti giovani che studiano, vivono o sono sposati in città hanno le famiglie ancora sul Lago.

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Strada tra le montagne del Kirghizistan.

Molte sono le leggende sul lago.

Vi racconto quella dei Venti…

Molti secoli fa nel luogo dove ora c’è il lago c’era una valle e qui viveva una bellissima ragazza di nome Issyk. Era corteggiata da due giovani pazzamente innamorati di lei…ma lei non sapeva decidersi… I due ragazzi Shantash e Ulan si sfidarono, chi avesse vinto il combattimento avrebbe avuto la ragazza.

La sfida iniziò, nessuno dei due riusciva ad abbattere l’altro, avevano la stessa forza, andarono avanti a lottare per giorni e giorni, poi per settimane…erano sporchi e insanguinati per le ferite…ma nessuno dei due cedeva… Issyk cominciò a supplicarli di smetterla, loro niente, non le davano ascolto, testardi come solo può essere la gente di montagna, amavano e volevano la ragazza con tutte le loro forze. La ragazza disperata piangeva, intanto il combattimento continuava, le lacrime di Issyk cominciarono a riempire la valle, lei pianse e pianse finche si formò il grande lago, salato come le lacrime di Issyk,  lei sfinita, morì e diventò parte del lago. Shantash e Ulan, ora disperati e pieni di rabbia per la morte della ragazza continuarono a lottare senza tregua fino a quando gli dei ebbero pietà di loro e li trasformarono in Vento.

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Kirghizistan. Tomba in un cimitero mussulmano.

I due venti che ancora oggi soffiano l’uno contro l’altro ogni giorno sul lago. Il vento dell’Est, Santash, soffia nella prima parte del giorno, a mezzogiorno cambia e comincia a soffiare il vento Ulan da Ovest.  Così ogni giorno, da secoli, e per l’eternità i due giovani continuano la loro lotta senza tregua per il loro amore perduto.

P.S. Non ho foto di Isykul Lake. Le foto del post sono di paesaggi montani del Kirghizistan in dicembre.

Amsterdam

Amsterdam mi piace.  E’ una città verde e d’acqua. Piena di alberi, parchi e giardini. Alberi spettacolari, non pensi di trovarne di simili in città, con centinaia d’anni, di molti non conosco i nomi.

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Ci sono salici, tigli, querce, platani, betulle e degli alberi di cui conosco solo il nome dialettale, “Les Alberes” per esempio sono bellissimi, alti, hanno delle fronde che mosse dal vento hanno un suono che ricorda il tintinnio lieve di campanellini. Ti entra sotto la pelle. Da bambina mi sdraiavo sotto questi alberi, vicino all’acqua di un ruscello, ascoltavo il suono del vento tra le foglie e il suono dell’acqua che scorreva veloce e allegra nell’erba. Ancora oggi quando ascolto il vento tra le fronde delle Albere provo una sensazione bellissima, mi sento profondamente parte della natura, degli alberi e dell’acqua.

Un paio di giorni fa ero triste e molto arrabbiata, avevo ottime ragioni per esserlo.

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Camminavo in giro per Amsterdam.  Passo davanti a Sarphati Park, entro e mi trovo di fronte un laghetto con dei salici piangenti che sfiorano l’acqua, delle anitre chiaccherine, gli aironi che si avvicinano senza paura e delle papare con le piume che sembrano cesellate e dei prati verde smeraldo. Continuo la mia passeggiata e lungo il canale Reguliergracht incontro un’antica chiesa in legno del ‘600, mi pare si chiami Amstel kerk, cammino lungo un lato della chiesa, alla fine si apre uno slargo che finisce nel canale Prinsengracht con degli alberi enormi, spettacolari, mi lasciano a bocca aperta. Proseguo, mi fermo a guardare da uno dei ponti sull’ Amstel,  il fiume con i ponti mobili, i barconi ancorati alle sponde, i traghetti, le barchette e il vento di mare che soffia quasi sempre mi fa sentire bene e dimentico tutta la mia rabbia. E’ una città talmente bella che ti fa stare bene. La sera rientro verso le undici, lungo il canale ogni sera è un incontro speciale: una volta è un airone che ti osserva sul bordo di un canale, un’altra delle strane papere che ti salutano, altre volte sono le nidiate di cigni o di germani reali o qualche corvo altezzoso che si avvicina per osservarti.

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Gli olandesi sono ospitali, gente aperta, parlano minimo 3 lingue. In città si respira un’aria leggera. E non perchè sono sballati dalla puzza di hascish e marjuana che impesta le vie o i canali di fronte ai coffe shop! C’è un tenore di vita elevato, gli stipendi sono buoni anche se la vita è cara. A parte nei fine settimana dove la città  invasa da migliaia di turisti è frenetica, dal lunedì al giovedi in città si respira una sensazione di calma, di benessere calmo.

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Grandi stampatori tra Leiden e Antwerpen

Leiden.

Passeggiavo nelle vie e sui canali di Leida, una piccola città, (molto diversa da Amsterdam, qui la vita scorre più lenta) quando uscendo dall’HORTUS BOTANICUS e dal cortile dell’Antica sede dell’ Università di Leida mi sono trovata di fronte un cartello che indicava la casa dall’ altra parte del canale come la sede della stamperia della famiglia Elzevirius, gli Elzeviri, grandi stampatori del ‘600 olandese.

Sono stata felice di sapere che c’era ancora.

Qui, gli Elzeviri, aggirando la censura papale,  mentre Galileo Galilei era prigioniero della Chiesa,  stamparono la sua ultima opera “I Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti la matematica e i moti locali”, grazie ai quali è considerato il padre della scienza moderna. I Discorsi furono stampati tra il 1638 e il 1639, sono forse la sua opera scientifica più importante.

Antwerpen.

Una delle ragioni per le quali ho deciso di andare ad Anversa, antica città e porto commerciale sulla Schelda (L’Escout per i francofoni),  oggi dedita al commercio dei diamanti, alla produzione automobilistica, alla moda e al turismo, è rivedere il Museo Plantin-Moretus, La più importante stamperia del ‘500 e ‘600 esistente in Belgio. Dalla fine dell’800 è diventato un museo ed oggi è considerato patrimonio dell’umanità dall’Onu.

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La tipografia è perfettamente conservata con gli edifici costruiti dal 500 in poi, all’interno c’è la più antica macchina da stampa conosciuta, della fine ‘400;  altre 8 stampavano ancora a metà ‘800. Sono tuttora funzionanti. Ci sono i contenitori dove venivano depositati i caratteri mobili e ordinati per formare le righe dei testi da stampare. La camera dove erano corrette le bozze, la sala dove erano ricevuti gli ospiti o i clienti importanti. In una delle camera centrali lavorava Justo Lipsio, letterato, umanista; accanto l’ufficio di Plantin, con i vetri rinforzati, perché lì teneva il denaro. Ci sono le cucine per i dipendenti e molto altro. Nella bottega dove vendevano i libri, oggi, sono raccolti centinaia di tipi diversi di caratteri.

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Qui è esposta la lista dei libri messi “all’Indice”: i libri proibiti, non si potevano stampare o vendere, più di uno stampatore nel corso di 3 secoli finì in carcere o al rogo per aver stampato libri non graditi, non solo alla Chiesa, ma anche ai re e all’aristocrazia.

Esposti si possono vedere incunaboli, libri stampati nel ‘500 e ‘600, oltre ad alcuni manoscritti dell’inizio del ‘500 con le annotazioni a margine ( le correzioni dei refusi prima della stampa).

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Il Museo è molto interessante, perché è uno spaccato di quella che era una fiorente attività internazionale tra il ‘500 e la fine del ‘700 e anche abitazione delle famiglie Plantin e poi Moretus, divenuti ricchi e illustri personaggi conosciuti in tutta Europa. Disponevano di una notevole biblioteca.  Spesso i grandi stampatori del ‘500 erano dei letterati,  professori universitari, legati alle università di cui stampavano i libri.  E’ interessante la storia delle scelte editoriali. A causa della guerra contro gli spagnoli per qualche anno Plantin emigrò a Leida, dove fu nominato stampatore ufficiale dell’Università. Qui Plantin stampò il suo primo libro in ebraico. Con il genero Franciscus Raphalengius furono tra i pionieri della stampa nel nord dell’Olanda.

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Una parte degli edifici è in restauro. Il museo è chiuso dal 30 maggio. Saranno riaperte tutte le sale dal 1° ottobre 2016.(link a www.museumplantinmoretus.be)

 

Parigi e il canale Saint-Martin.

Ieri ho scoperto un altro pezzo di Parigi.

Cercavo un negozio.

Sole, cielo blu. Vale la pena di andare a piedi. Parto da place Colonel Fabien, scendo lungo il canale Saint-Martin e incredibile riesco a vedere il passaggio lungo il canale di una chiatta.

Da un mese tutte le volte che passo lungo il canale mi chiedo se è ancora utilizzato e come funzionano le chiuse. C’è un dislivello notevole  dal Bassin de la Villette allo sbocco del canale nella Senna.

IMG_2068Fatto costruire da Napoleone I per portare acqua fresca alla città di Parigi allora in crescita, fu utilizzato per portare in città derrate alimentari, materiali e merci varie. E’ visibile fino alla rue de Faubourg du Temple, poi è coperto fino a poco prima di Place de la Bastille. Seguo per un po’ la chiatta, osservo le chiuse che si riempiono d’acqua (parecchio sporca) e poi si svuotano per far passare il barcone nella chiusa successiva. Vedo i ponti stradali che ruotano. Sui ponti in ferro, alti sul canale, lungo il quay de Walmy, nei giardini lungo le sponde, tutta la gente si ferma ad osservare. E’ uno spettacolo: il canale, il barcone, la gente, i bambini increduli.

Proseguo verso place de la  République, al mattino vuota. Si anima al pomeriggio e la sera con dibattiti, esposizioni, conferenze d’intellettuali di vario genere. Chiedo informazioni e son strani sti parigini… sempre mi indicano la metro. Poi dopo la terza volta che ripeto che voglio andare a piedi e finalmente “ascoltano” la mia richiesta mi fanno presente che piuttosto lontano, qualcuno mi dice “Buon courage”. Mi capita regolarmente. Deduco che i parigini si spostano decisamente poco a piedi!

Continuo su Boulevard Voltaire fino a place de la Nation, continuo oltre, alla fine trovo il negozio, ma non quello che cerco.

Sbuco nel Boulevard Daumesnil, guardo la cartina e penso che il ponte d’Austerliz e le Jarden de le plants non sono così lontani.

Cammino lungo il corso e osservo i negozi, ci sono molte botteghe di restauratori di pianoforti, liutai, mobili, gioielli insoliti, gallerie, insomma artigianato artistico, fin a quando non mi rendo conto che cammino lungo dei bastioni e le botteghe sono all’interno di arcate restaurate e che sopra c’è del verde. Per fortuna che sono curiosa! vedo sbucare da una gradinata un uomo, mi chiedo sarà un’uscita della metropolitana? però non è segnalata. Salgo lungo la scalinata e sbuco estasiata nella coulee verte Rene Dumont!

Il tempo a Paris…

Il giorno del mio arrivo a Parigi, mi guardavo intorno, c’era un bel sole, la gente sorrideva.

Sorrideva!! Arrivando dall’Italia, era una bella novità…Da noi la gente va in giro, me compresa, con delle  facce scure da brivido, tutti arrabbiati. C’è in effetti una situazione economica, politica e sociale di cui non possiamo stare allegri.

Nel tardo pomeriggio entro nei giardini del Luxemburg  pieni di gente sorridente di tutte le età che si crogiola al sole.

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Penso: questa è la città giusta per me! E per un pò di giorni è andata avanti così. Sole, caldo, la gente  felicemente seduta e  stravaccata nei parchi e giardini. Poco vestita e con le infradito. Bei tramonti sulla Senna.

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Poi è cambiato il tempo… e ho scoperto il VERO CLIMA DI PARIGI, molto variabile e MOLTO, MOLTO PIOVOSO, GRIGIO e con il VENTO.  E un pò sono scomparsi anche i sorrisi.

Non ho riflettuto più di tanto, ho pensato che la primavera quest’anno in tutta Europa è molto piovosa ed è finita lì. Finchè non ho letto un divertente articolo del sito Italianipockett Come sopravvivere a Parigi, un sito  pieno di informazioni pratiche, come trovare alloggio, lavoro, corsi di lingua francese, obblighi amministrativi, usi e costumi locali, molto utile per chi vuole vivere qui, scritto da una ragazza italiana trasferita a Parigi da qualche anno.  La quale, evidentemente eccellente osservatrice e anche un pò scocciata ironizza con garbo sugli usi e costumi dei francesi. Da leggere il seguente post :  Il concetto di escursione termica.