Gita a Burana Tower e a Ak-Beshim. Kirghizistan.

Post pubblicato su Vivere e viaggiare in Kirghizistan, blog iniziato e lasciato a metà dell’opera! Ripubblico il post perchè mi è piaciuta molto la gita e La Torre di Burana e dintorni meritano una visita.

29 Aprile 2018.

Ieri per festeggiare il mio compleanno ho visitato i resti di due antiche città. Ak-Beshim, l’antica Suyab, città del V-VI secolo, a circa 6 km da Tokmok, poi Il minareto di Burana (Burana Tower)e quello che rimane dell’antica Balasagun, città fiorente tra il X e XIII secolo. Si trova a 13,5 km da Tokmok e 15 da Ak Beshim.

A 25 km da lì nel grande pianoro di quella che è la Valle del Chuy, ci son le rovine di un’altra città ancora più antica, Krasnovonoe, qualche secolo BC. 

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La piana del Chu, sullo sfondo una delle catene che formano le montagne Tian Shian.

Sono arrivata da Bishkek a Tokmok con un marshrutka per 50 Som, e 80 km di strada, era possibile arrivare nei dintorni di Burana con un altro marshrutka, e poi fare un pezzo a piedi nei prati. Quella era la mia intenzione, una simpatica signora conosciuta nel viaggio voleva accompagnarmi fino al bazar a prendere il nuovo autobus, se non ché parlando con i taxisti  che ci hanno circondati appena scesi dall’autobus ho avuto conferma di quello che temevo, non c’era nessun collegamento con Ak Beshim. Dopo una trattativa serrata e divertente con uno di loro, che cercava di conquistarmi prospettandomi una quantità industriale di serpenti nei prati che avrei attraversato e altre cose terrificanti, tra le risate dei suoi colleghi e le mie finte smorfie di terrore, ho deciso che 750 som, (11euro) pur essendo una cifra esagerata, valevano la pena per farmi scarrozzare in giro per i villaggi e le campagne dei dintorni.

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Burana Tower. Campo di Bal-bals.

In Kirghizistan ci sono pochi resti delle antiche civiltà, non perché non ci sono state antiche città,  queste terre erano al crocevia di importanti rotte commerciali e di grandi imperi, dalla Cina le merci andavano verso Occidente  sull’Antica Via della Seta,Mediterraneo, Europa, Medio Oriente, Paesi Arabi; qui passarono tutti, dal mongolo Gengis khan, agli eserciti degli imperatori cinesi della dinastia Tangagli ughuriai turchi dell’impero ottomano, e prima ancora gli imperi iranidi,  il problema sta sicuramente nelle invasioni e poi nei materiali da costruzione, le mura degli edifici erano costruite in fango, terra, poi con mattoni crudi, dal X sec. circa in poi in mattoni cotti. Non so in quale periodo, ci fu una decadenza che disperse le città e la popolazione vivendo di pastorizia divenne o tornò a essere completamente nomade.

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Burana Tower.

I kirghisi, mi raccontava il mio erudito taxista, non sono originari di queste terre, ma provengono dalle zone intorno al fiume Enissei, i primi abitanti erano Sciti, successivamente s’insediarono popolazioni Uighure, che furono cacciate al di là delle montagne del Tian Shan, dopo cruente battaglie con i kirghisi. La città fece parte di un Kanato turco. I cinesi occuparono per qualche secolo la zona. Ak Beshim è importante per la storia del Buddismo, ci sono le antiche rovine di un tempio,  secondo il mio taxista, una spedizione americana qualche anno fa concluse che un tumulo, una collinetta con mura di antichi edifici era di epoca cinese ed era un tempio di Shaolin. (Sarebbe interessante sapere come sono arrivati a tale conclusione visto il poco rimasto! Da ragazzina volevo fare l’archeologa… è un lavoro in cui occorre conoscenza ma anche grande immaginazione!  Nel piccolo museo della Torre di Burana ci sono gli oggetti ritrovati che portano all’identificazione delle varie rovine). Qui hanno ritrovato resti di templi buddisti, fortificazioni cinesi, ossari  zoroastriani, chiese nestoriane, bal-bals turchi.

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Missione archeologica giapponese su quel che resta di un tempio buddista.

In questo periodo c’è una missione archeologica giapponese che sta portando alla luce degli antichi edifici.

Camminando sui sentieri sterrati dell’area si trovano una quantità di pezzi di cotto, mattoni e altro consumati dal tempo. Il taxista mi voleva regalare un pezzo di terracotta, interessante, aveva subito una cottura, era in parte invetriato e aveva disegnato delle linee decorative, poteva essere parte di un piatto o di un vaso. Al mio rifiuto mi ha fatto notare che in terra era pieno di pezzi di terra cotta  e che era un ricordo della gita. E che lì intorno avevano trovato pezzi d’argento, d’oro, monete e molto altro. Insomma i tombaroli sono internazionali! (Scherzo, ma da noi le leggi sono severissime sul commercio di oggetti antichi).

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Ak-Beshim. Rovine.

Ho preso la terracotta e lo messa nello scavo dei giapponesi andati a pranzo! Sono stata a lungo appassionata di archeologia e di storia e mi emoziono di fronte ai resti del passato dell’umanità, ma proprio per questo ritengo siano patrimonio collettivo e vadano conservati per l’interesse di tutti e non all’interno della collezione  o della casa di qualcuno. Non era questo il caso essendo un pezzo 10×5 cm, però poteva essere il tassello per comprendere la storia di quel posto.

Ammetto però che ogni volta che vado a visitare un museo o una galleria d’arte, scelgo sempre uno o due quadri o oggetti che “mi porterei a casa”, e visto le migliaia di musei, gallerie d’arte e archivi che ho visto nella mia vita avrei una collezione fantastica! Se fosse possibile che senso avrebbe?  Nessuno.

Se voglio rivedere queste bellezze, so dove sono, se non le posso raggiungere le cerco su internet, e con me milioni di altre persone. Sono la bellezza del mondo. Ci sono delle cose che non si possono vedere in esclusiva, sarebbe meschino e miserabile perché appartengono al mondo, siamo noi, la nostra specie che nel corso dei millenni nonostante tutte le brutture è riuscita a evolvere ed esprimere cose grandiose.

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Burana Tower. Particolare.

Il taxista mi raccontò che avevano fatto rilevazioni satellitari e sotto le collinette lì intorno c’erano mura di antichi edifici, ma non avevano soldi per portarli alla luce, chi aveva le redini dello stato preferiva intascare i soldi…

All’ingresso dell’area di Ak Beshim (non c’è un ingresso), sulla destra ci sono i resti alcuni edifici in terra, le pareti hanno piccoli buchi, quando arrivo, uccellini vari scappano da tutte le parti perché lì c’è il loro nido! E lì ho visto una cosa fantastica, che non avevo mai visto in vita mia, solo sui libri: un Upupa! Bellissima, la cresta giallo-arancio dorata, è fuggita velocissima, era così inaspettata che non sono riuscita a fotografarla. Ho continuato a camminare in alto sulle rovine, quando qualche decina di metri più in là succede la stessa cosa, due Upupa fuggono velocissime, niente foto neanche questa volta, accidenti a me!

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Upupa. Dal vero sono bellissime. (foto del sito DigiscopingItalia)

Altra cosa bella è il paesaggio della valle del Cu (Chuy), la grande piana verde e sullo sfondo, ma vicine, le montagne. Ieri nel sole,  nella luce e nei colori vividi della primavera era spettacolare.

Riprendiamo l’auto e andiamo alla Torre di Burana.

La Torre di Burana è stata costruita nel XI secolo sui resti della città di Balasagun, costruita dai Sogdiani secoli prima. Dall’alto della Torre si vede la grande piana fertile tra le montagne del Tian Shan e si comprende il perché qui per molti secoli fiorirono antiche città.

Era da un pezzo che volevo visitare il sito di Burana, però guardavo le foto su internet e mi passava la voglia di andarci… mi sembrava misero…

Io sono italiana e nel paese da cui vengo, ogni città, villaggio o buco che sia, ha almeno una torre o un castello medioevale, delle chiese romaniche, o gotiche, delle mura romane, o delle tombe etrusche o dei resti del neolitico o dei petroglifi,  onde per cui sono abituata molto bene!

Invece val proprio la pena di fare una gita fin lì!

1° Il paesaggio. E’ stupendo. Le montagne innevate, il verde dei prati, il grigio dei campi arati, le pecore, le mucche e i pastori a cavallo. Ieri poi, 28 Aprile, era primavera, sole caldo, cielo blu, blu, prati verde smeraldo, da stare lì incantati a guardarsi intorno e basta…

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Pastore a cavallo tra le rovine del sito di Burana Tower.

2° Il minareto in mattoni cotti, molto più bello dal vero che su Internet, si può visitare. Si salgono 70 alti scali, all’interno di una stretta scala a chiocciola, al buio. Ci sono un paio di finestre lungo la scala. C’è coda, si sale solo quando l’ultimo è uscito, non passano due persone per volta. E’ alta 24 m., in passato era il doppio, ma è crollata a causa di un terremoto. Quando arrivo in cima e osservo intorno il paesaggio ho un attimo di felicità.

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Burana Tower. Un Bal-bal.

3° I Bal-bals. Le steli funerarie, provengono da varie zone del Kirghizistan. Sono belle. Figure scolpite, appena accennate, con decorazioni che descrivono il personaggio cui sono dedicate.

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Burana Tower. Petroglifo con inciso uno Stambecco.

4° I Petroglifi, incisioni rupestri su pietroni, cervi, camosci, uomini. Sono diffusi in tutto il Kirghizistan.

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5° La gente che visita il sito. E’ un posto allegro. Scolaresche, turisti, gruppi di giovani, coppie di sposi con annessi fotografo e amici/e un po’ bevuti e allegri.  Gli sposi che ho fotografato erano felici, ma veramente, avevano la leggerezza della felicità. Non capita spesso in Europa leggere sul viso di due giovani sposi quello che ho visto ieri in quei due ragazzi. Poi, cavalli e cani che girano per il sito.  Un cane mi ha adottato e per tutte le ore che sono stata lì, mi ha accompagnato. Paziente, mentre fotografavo, si sedeva e mi osservava. Poi ripartiva con me.

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Burana Tower. Il cane che mi ha “adottata” tra i Bal-bals.

E tutti quanti felici di farsi fotografare. Ti ringraziano perché li hai fotografati. Questo un po’ in tutto il Kirghizistan. Tempo fa, fotografai un’anziana donna in un cortile, prima le chiesi se potevo, poi le dissi che se era d’accordo l’avrei messa sul mio blog, che l’avrebbero vista in Europa e in molti altri paesi. Lei ci pensò un po’ su, mi chiese in tutto il mondo? Sì, le dissi. Lei con grande serietà mi guardò e con il capo mi disse di sì.

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Ragazzi kirghisi in gita a Burana Tower.

Primo Levi, l’Holocaust e la repressione dei lavoratori durante il Nazismo e Fascismo.

31 gennaio 2018

Negli ultimi giorni ho guardato su youtube una serie di video dedicati a Primo Levi, soprattutto interviste.

Il 27 gennaio ogni anno si ricorda la Shoah, lo sterminio degli ebrei nei lager nazisti E in sott’ordine qualche giornale evidenzia la morte di Rom, omossessuali e disabili. Sono anni che com’è stata impostata la Memoria del massacro compiuto dai nazisti e fascisti, mi irrita e molto, perché falsificano parte della storia. E non sto parlando dei Revisionisti di destra, quelli che negano la Shoah.

Primo Levi era torinese come me. Non l’ho mai conosciuto personalmente. E’ uno scrittore che amo molto e per molte ragioni. Un suo libro anni fa mi salvò la vita.

Ho letto molte sue opere, ne preferisco tre in particolare: Se questo è un uomo, pubblicato nel 1947, sulla sua vita di prigioniero nel lager di Auschwitz, vittima e testimone dello sterminio nazista.  E’ un libro che ogni persona dovrebbe leggere, se vuole restare tale. Ho letto più volte questo libro, non mi ricordo se la prima volta ero alle scuole medie o già alle superiori. L’ho riletto vent’enne, poi ancora un’altra volta. L’ultima 7/8 anni fa mentre ero perseguitata per le mie idee politiche e lì mi salvò la vita. In quel libro ci sono degli insegnamenti terribili, alcuni sono fondamentali per la sopravvivenza in condizioni estreme come può esserlo la vita in un lager o la sopravvivenza a una feroce persecuzione politica.

Il secondo è La Tregua, dedicato al lungo viaggio di ritorno verso casa, dura un anno, dopo la liberazione dal Lager grazie ai soldati dell’Armata Rossa.

Il terzo è La chiave a stella, bello e divertente libro dedicato all’orgoglio per il lavoro, la soddisfazione per il lavoro ben fatto, in cui racconta la storia dell’operaio specializzato Giovanni Fausone, piemontese e trasfertista in cantieri italiani in giro per il mondo. L’ho letto mentre ero in Germania e seguivo il mio ex compagno, tecnico specializzato e trasfertista in giro per l’Europa.  In quel libro vedevo i colleghi del mio ex. La descrizione è precisa, ho riso molto mentre leggevo. Levi descrive esattamente il tipo “medio” di questi lavoratori!

C’è un quarto libro molto interessante, Il sistema periodico. In una bella mostra, se non sbaglio nel 2007, a Palazzo Madama in Torino, dedicata a Primo Levi, su dei pannelli c’era la trascrizione di uno degli elementi del sistema periodico Il Carbonio, è una delle cose più belle che ho letto, la conoscenza, l’ironia e la lucidità nell’osservare il mondo di Levi, ebreo e ateo, mi ha incantato.

Tra l’altro proprio mentre ascoltavo la prima intervista a Primo Levi una persona che ho conosciuto qui, è passata da casa e mi ha annunciato che tra un mese parte per Israele. E’ un ebreo del Caucaso, si trasferisce per varie ragioni, problemi famigliari e per un senso d’insicurezza che sente qui. Mi ha solo detto: “E’ meglio che vada”. Mi sono stupita, pensavo che qui gli ebrei potessero sentirsi al sicuro. Anche perché in questo momento trasferirsi in Israele con i problemi che ci sono lì e in Medio Oriente non credo sia una grande idea. Sicuramente qui ci sono dei neonazisti, ma pensavo che… comincio a credere seriamente che non capisco niente di questo paese. Parlo pochissimo la lingua e questo m’impedisce di comprenderne le sfumature.

In un’intervista, Levi parla dell’urgenza di scrivere subito dopo la sua liberazione, in realtà aveva già iniziato nel lager, mettendo a rischio la sua vita, perché scrivere era considerato spionaggio ed era proibito. È liberato dal lager di Auschwitz il 27 gennaio 1945 dai russi dell’Armata Rossa e portato verso Est, perché a Ovest c’era ancora la guerra. Comincia così un avventuroso viaggio in treno e a piedi con altri ex deportati che durerà quasi un anno, raccontato vent’anni dopo nel suo secondo libro  La Tregua. Ritorna a casa, a Torino, nell’ottobre del 1945. Mio zio, Barba Berto, soldato e prigioniero militare dopo il settembre del 1943, fece un viaggio ancora più lungo e ritornò a casa nel 1946 dopo 7 anni di guerra e 2 anni di lager.

Mi sono chiesta per decenni com’era stato possibile, non me lo spiegavo, non capivo com’era stato possibile condurre al macello 6 milioni di ebrei nei lager nazisti. Lasciando un momento sullo sfondo gli altri, i milioni di lavoratori morti nei campi. Me lo sono spiegato dopo quello che è successo a me, dopo la persecuzione di cui sono stata soggetta. La causa è il tradimento dei capi e il fideismo dei molti, la fede politica che diventa cecità e stupidità.

Sono comunista e internazionalista, il mondo è diviso formalmente in popoli, la divisione reale è un’altra: la divisione in classi. Esistono una borghesia e un proletariato internazionale con interessi contrapposti. Oggi e da decenni la questione posta a molti: difendo lo stato ebraico o lo stato palestinese?  Non ha più nessun senso. 

I comunisti da Marx a Lenin e fino alla decolonizzazione degli anni ’60 del Novecento hanno appoggiato l’autodeterminazione dei popoli. Le lotte di liberazione nazionale. Le rivoluzioni democratico-borghesi. Lo facevano con uno scopo preciso, appoggiavano le borghesie nazionali nella conquista del loro potere politico perché questo avrebbe significato la formazione di un mercato nazionale, lo sviluppo industriale e quindi l’aumento di milioni di proletari in quel paese in ogni settore. Aumentava l’esercito dei lavoratori nel mondo, era un passo verso l’emancipazione dell’umanità, la possibilità concreta di costruire una società futura, senza classi, senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo, senza guerre e miseria. Appoggiavano consapevolmente i loro nemici. Ora quel tempo è finito. Il capitalismo, l’imperialismo è diffuso in ogni paese, le lotte nazionali sono un elemento di divisione e servono ad arricchire pochi predoni. Oggi serve l’unità del proletariato internazionale: lavoratori ebrei con lavoratori palestinesi, lavoratori russi con lavoratori americani e cinesi, lavoratori europei con lavoratori africani e così per ogni lavoratore nel mondo.

Detto questo, la storia degli ebrei prima e poi anche la storia dei valdesi mi ha sempre affascinato, fin da bambina li guardavo con ammirazione per il loro coraggio e le difficoltà affrontate nei secoli per difendere le loro idee religiose contro il dominio della chiesa cattolica.

In una delle interviste, Levi rimarca la necessità di testimoniare la barbarie vissuta. Il dovere della memoria.

Credo sia doveroso ricordare la Shoah e l’Holocaust, e gli ebrei hanno tutta la mia solidarietà, ma è il com’è fatto che non condivido, perché maschera le ragioni di fondo di quel macello. La causa. La causa è la crisi profonda del Capitale. Nel Novecento le due crisi profonde del capitalismo causarono le due Guerre Mondiali, la prima costò venticinque milioni di morti, la seconda cinquanta milioni di morti. Studi di Think-Tank ipotizzano per la futura Guerra Mondiale tra i 500 e gli 800 milioni di morti, nella prima metà del Novecento il mondo economicamente sviluppato era piccolo, ora il “materiale infiammabile” è esteso a tutti i paesi.

Se guardate su Internet, o se leggete i giornali quando affrontano la questione, mettono in evidenza i 6 milioni di ebrei, poi come comunità più colpite i rom, poi gli omossessuali e poi i disabili. Sembra che nei lager non ci fosse nessun altro. Mai una volta che qualcuno scriva i morti totali. Questa divisione puzza lontano di falso. Il 27 gennaio dopo aver letto un po’ di articoli su internet ho deciso di togliermi la curiosità di chi erano realmente i morti e quanti erano.

Ho fatto una breve ricerca, senza neanche andare lontano: Wikipedia e qualche sito specifico sull’argomento.

Fino a prima di questo post pensavo che i morti del Nazismo e Fascismo nei lager fossero circa 11milioni su 12 milioni d’internati, solo 1 milione era sopravvissuto, avevo letto questo dato negli anni ’80.

Ora ho letto in Internet che L’ United State Memorial Museum stima tra i 15 e i 20 milioni i morti nell’ Holocaust dal 1933 al 1945. E può essere che il dato degli 11 milioni sia comunque esatto, perché il nuovo dato 15/20 milioni include i morti fuori dai campi, ad esempio quelli gasati su speciali autocarri nell’Est Europa o sparati con un colpo in testa a centinaia di migliaia e sepolti nelle fosse comuni.

Inventarono la morte con il gas perché era meno traumatico per gli assassini. Sparare un colpo in testa a centinaia di migliaia di persone, credo possa far venir dei dubbi sulla bellezza, la giustezza e la necessità di un’idea che stermina parte della specie umana anche al peggiore imbecille fanatico nazista o fascista o simpatizzante liberale.

Il primo campo di concentramento fu aperto nel 1933 a Dachau, vicino a Monaco di Baviera, fu aperto per reprimere comunisti e socialisti oppositori politici del Nazismo, morì oltre un milione di lavoratori tedeschi. Nei campi, gli ebrei furono internati dal 1938. 

Tornando alla conta dei morti: 6 milioni di ebrei, 400 mila disabili, dai 220 ai 300 mila Rom/Zingari, dai 3 ai 9 mila omosessuali, questa è il conto che fanno quando parlano dell’Olocausto. Siamo “solo” a sei milioni e 700 mila morti… e gli altri 10/15 milioni di morti, dove sono finiti? Chi sono? Perché non se ne parla mai? E i tre milioni di prigionieri di guerra russi, lavoratori e contadini? E i quattro milioni di lavoratori e contadini Polacchi? E quanti lavoratori Ucraini, Serbi e di altri paesi dell’Est Europa?

E il 1,5/2 milioni di lavoratori  oppositori politici al nazismo/fascismo, di cui 1 milione di comunisti e socialisti tedeschi che negli anni ’20/’30 si opposero strenuamente al nazismo dove sono finiti? Dov’è finita la Resistenza dei lavoratori tedeschi al nazismo? L’altro milione era composto dagli oppositori politici degli altri paesi europei, tra cui 20/30 mila italiani.

Se si evidenziasse anche questo dato, non reggerebbe più la favola del “popolo” tedesco, in massa complice con Hitler. Quando parlano di Resistenza tedesca di solito descrivono il tentativo di uccidere Hitler organizzato da un gruppo di ufficiali nel 1944, momento in cui era ormai evidente che la guerra era persa. Nel 1944! I lavoratori erano dagli anni ’20 che si opponevano al nazismo! Circa 200 persone tra gli ufficiali tedeschi, figli dell’aristocrazia o della borghesia finirono nelle mani del boia, contro un milione di lavoratori tedeschi assassinati e chissà quanti erano quelli che non hanno ucciso, ma torturato e internato per la loro opposizione al nazismo. E’ evidente la mistificazione.

Serviva un capro espiatorio, il “popolo” tedesco, per nascondere i veri colpevoli: Chi organizzò e volle la guerra per ridefinire le fette da spartire del mercato europeo e mondiale. Cioè le borghesie di tutti i paesi coinvolti nella guerra.

Le vittime sono per la maggioranza lavoratori e contadini. Tra i Tedeschi, gli Ebrei, i Polacchi, i Russi, gli Ucraini, tra i soldati, tutta gente che prima della guerra e dopo sarebbe tornata a lavorare nelle fabbriche, negli uffici e nei campi. Mio zio, soldato italiano sopravvissuto a sette anni di guerra e a due anni di lager, era un ferroviere. 

Qualcuno potrebbe domandarsi perché questa conta dei morti? Perché sono così sensibile di fronte allo Sterminio e alla 2a Guerra Mondiale?

Per amore della verità storica.

Per onorare la memoria delle decine di milioni di lavoratori di ogni paese morti, feriti, costretti alla guerra, ad uccidere i loro simili, oltre tutto per interessi non loro, ma per l’accumulazione del Capitale. Per i lavoratori comunisti deportati nei lager di cui, in questi tempi sempre più tetri, nessuno mai parla.

Perché è parte della storia della mia famiglia: non solo mio zio fu costretto alla guerra e poi fu deportato in un lager nazista; il paese d’origine e la casa della mia famiglia furono bruciati dai nazi-fascisti; ho passato l’infanzia ad ascoltare i racconti degli anziani su cosa furono costretti a subire sotto il fascismo;  famigliari di gente che conoscevo bene, furono torturati e assassinati; parecchia gente del paese fu costretta ad andarsene all’estero perché socialisti, anarchici, antifascisti; mio padre quando aveva 8 anni fu ammassato con centinaia di donne e anziani in fondo al paese con le mitragliatrici puntate, stavano per essere tutti assassinati, poi un contrordine… forse la fine della guerra alle porte, o forse il cervello e il cuore di un ufficiale tedesco gli salvò la vita, si limitarono a bruciare il paese. La stessa fortuna non toccò a centinaia di persone in altri paesi del Piemonte, della Liguria e della Toscana. Mia nonna, vedova con 5 figli, un maresciallo di ferro in gonnella, fu così traumatizzata dalla guerra che prima di morire, quasi 45 anni dopo, a seguito di un ictus, la sera voleva andare a dormire vestita perché “Doveva essere pronta a scappare quando arrivavano i soldati tedeschi”. Nel suo cervello danneggiato dall’ictus, il ricordo e il terrore della guerra sepolto per decenni, tornava prepotente a galla rendendo amare e spaventose le ultime notti della sua vita.

Perché sono una sopravvissuta alla feroce repressione borghese avvenuta in Italia e in Europa negli ultimi venti anni.

E perché ci siamo di nuovo…

 

*La foto in evidenza è del sito Cultura.biografieonline.it

Inno alla vita e alla gioia…

2 Gennaio 2019

Ci sono dei giorni come oggi, particolarmente duri. La mia è una situazione difficile, non posso confrontarmi con nessuno, a lungo andare a parlare con se stessi e basta si diventa scemi. Poi nelle riflessioni di questi giorni, mi ricordo di cose dimenticate, o cose sepolte nel mio subconscio vengono a galla. O semplicemente realizzo che non sono sola da oggi, sono quindici anni che un po’ per volta sono stata isolata. Tradita. Non uno di quelli che in teoria avrebbe dovuto essere al mio fianco è rimasto. Compagni compresi. A volte mi sembra incredibile. Se non ne conoscessi le ragioni, sarebbe da diventare matti tanto è assurdo, ma la ragione c’è: i metodi della repressione borghese.

 A volte sono presa da una rabbia e da un odio feroce. E’ incredibile per me. Sono sempre stata la persona più mite della terra. Qualche giorno fa una donna su Facebook s’interrogava se il dolore fa diventare migliori. Direi che sono un’esperta. No, il dolore, se prolungato nel tempo, non fa diventare migliori. Fa diventare peggiori. 

La gente che ha massacrato me, i miei famigliari, i compagni e i loro cari hanno suscitato in me sentimenti che non pensavo di provare mai nella mia vita.

L’odio. Non ho mai odiato nessuno in vita mia. Essere un individuo cosciente dà dei vantaggi. Mi spiegavo il mondo, i meccanismi economici e sociali, le scelte individuali. Essere marxisti è un grande vantaggio. Non ne avevo motivo. I sentimenti che provavo erano sani. Non si odia per delle stupidaggini. Non si odia per un dispetto, per un affare andato male o per un amore finito. Si odia quando ti violentano, ti torturano, quando uccidono tuo padre o fanno del male hai tuoi famigliari. Si odia quando per farti terra bruciata intorno, violentano tua sorella che altrimenti sarebbe rimasta al tuo fianco e incolpano te o quando studiano la gente intorno a te, quando come mi ha detto qualcuno “ti mettono sotto una lente e sempre trovano qualcosa in quelli che ti stanno intorno” e poi fanno leva su piccole “invidie, gelosie, frustrazioni, vite insoddisfatte”. Piccole cose, insignificanti che riescono a far diventare macigni di rabbia.

Distruggono le famiglie perché dopo che ti hanno massacrato tu non abbia a disposizione quello che gli psicologici chiamano “ombrello protettivo”. La spalla su cui piangere, chi ti può aiutare a curare le tue ferite. O semplicemente della gente che ti fa sentire la sua solidarietà.

E se all’inizio ero disperata per quello che era successo ai miei, mi spiegavo il loro comportamento, con l’inganno, la paura, l’ignoranza (mancanza di conoscenza) e anche un po’ di stupidità. Con la Sindrome di Stoccolma: sei ostaggio di qualcuno e per timore di perdere la vita ne diventi complice. Li giustificavo. Ora molto meno. Non si va oltre certi limiti. O forse sono solo molto arrabbiata.

Senza dimenticare che sono la moglie e le figlie di un operaio e loro per quasi tutta la loro vita sono state lavoratrici dipendenti. Chi le ha massacrate sono loro nemici, non solo miei nemici.

Il sistema repressivo ha a disposizione psicologi, veri e propri apparati che studiano come rendere inoffensivi chi si oppone. La repressione è costruita in modo scientifico.

Poco fa camminavo, mentre tornavo a casa chiusa in me stessa, alzo gli occhi.  Mi vengono incontro sullo stesso marciapiede, un uomo con una bimba piccola in braccio, non arriverà ai due anni, con un berretto e due pon pon rosa che la fanno sembrare un meraviglioso coniglietto e un’altra piccola sui quattro anni che gli saltella intorno. Attirano la mia attenzione perché in quei pochi secondi in cui passo loro a fianco, vedo qualcosa di bellissimo: un vero e proprio inno alla vita e alla gioia.

La più piccolina dice DA. Sì, in russo. E’ incredibile la forza con cui ripete DA, DA, DA, quelle due lettere hanno una potenza che mi chiedo come può esserci una simile forza in una creatura così piccola. Non urla. Le ripete con forza, soddisfatta di sé. Sta imparando a parlare. La sorellina più grande ripete cantando Da, da, da. L’ha fatta diventare una filastrocca, intanto mentre cammina, i suoni e i saltelli diventano musica e una vera e propria danza. Il giovane padre kirghiso ha sulle labbra un lieve sorriso e negli occhi la gioia di un padre che osserva i progressi delle sue figlie. Quando si accorge che li sto osservando mi sorride e in inglese mi dice: “No, No, No”.

Sorridendo, mi allontano pensando che la vita è meravigliosa. La vita, il mondo è quello che ho incrociato per caso lungo la strada di casa, il resto, passerà. La storia insegna. La storia ci penserà e farà giustizia.

Repressione. 3. Ufficio dei rifugiati, militari, neonazisti e stupri di guerra.

Ad agosto 2017 dopo mesi che ricevo minacce su Facebook, dove mi prospettano sequestri, omicidi e un processo già in corso in Italia, nel quale sono accusata di qualcosa d’infamante, cerco di mettermi in contatto con un avvocato noto per il coraggio dimostrato nei processi contro dei carabinieri e poliziotti in pestaggi finiti in omicidi. Non ci riesco. Cade subito la linea. Non riesco a parlare con nessuno dei miei conoscenti in Italia. Non so ancora oggi se è vero che hanno costruito delle false accuse e un processo fasullo per screditarmi o non c’è nessun processo, ma era tutto orchestrato per terrorizzarmi.

Sono spaventata, sono sola, non so cosa fare. Decido di andare a chiedere informazioni all’Ufficio dei Rifugiati dell’ONU di Bishkek. Penso se proprio marca male almeno so come fare a chiedere rifugio politico.

E qui imparo qualcosa d’altro sul sistema in cui viviamo, molte illusioni mi erano già cadute in Italia: mi accolgono a braccia aperte, spiego cosa mi è successo, gentilissimi, appena dico che facevo parte di un partito di lavoratori, … comunisti, la trasformazione è immediata da dottor Jekyll a mister Hyde, “ah, partito di lavoratori… Comunisti”. Sanno perfettamente cosa avviene in Europa ai membri di partiti di opposizione. Vi risparmio il resto della trafila e l’attesa di un interprete di lingua italiana. L’interprete una donna kazaka, quando racconto sono stata stuprata da un gruppo di uomini dopo che tre mesi prima mi avevano detto che dovevo smettere di fare attività politica si è messa a ridere…

Già ha riso, come quel militare in borghese entrato nel mio studio Bibliografico con la scusa di voler acquistare un libro, un paio d’anni prima, mi disse sogghignando: “…ha rimosso…”, poi se ne andò. Sì, non mi ricordo nulla… probabilmente il mio cervello mi ha graziato. Mi hanno talmente massacrato che non mi ricordo nulla… provo solo un dolore immenso.

Preciso più volte che ora non voglio chiedere asilo, ma sono interessata a conoscere le procedure. Mi hanno minacciato più volte, se mi costringeranno, chiederò asilo per salvare la mia vita. Alla fine mi diranno che in quel momento non danno rifugio politico a nessuno. Però posso chiedere aiuto allo stato Kirghiso, mi dovrei rivolgere all’ufficio immigrazione e poi mi danno un indirizzo di un’associazione, una onlus immagino finanziata dagli occidentali. Non farò niente di tutto questo. Credo sia stato un errore, visto quello che è successo nei mesi successivi.

A titolo di pura informazione, nel 2017, il responsabile internazionale dell’ufficio dei rifugiati dell’ONU è italiano.

Intanto per sicurezza cambio hotel, dopo che ho scoperto che la titolare ha i parenti emigrati in Italia.

Mi trasferisco all’Hotel Alpinist. Resto lì dieci mesi. Lì sono stata narcotizzata e violentata. Credo che in questo hotel si sia saldato criminalità comune, corruzione e nazismo agli interessi della repressione europea e alla lotta tra frazioni del capitale in Italia.

Quando ero in Italia due persone differenti mi dissero che le violenze che ho subito sono “stupri di guerra”.

Stupro di guerra. Peccato che lo sapevano solo loro di essere in guerra.

Sarà che sono sempre stata una persona tranquilla, ma non capisco e mi rifiuto di capire certi metodi.  Metodi inutili in una fase storica come questa. Se ci fosse una guerra in corso o una guerra civile non lo capirei lo stesso, ma me lo spiegherei.

Dopo quello che mi è successo negli ultimi anni sono profondamente convinta che la causa dell’estremizzazione dei mussulmani in Europa oltre alle condizioni economiche e sociali pessime, sono i militari e civili annidati in associazioni sovversive e paramilitari, coperte dai servizi segreti locali e della propaganda finanziata per alimentare la paura e nascondere i problemi reali degli europei: disoccupazione, bassi salari, peggioramento delle condizioni di vita. Costruiscono dei nemici immaginari, una volta sono i mussulmani, un’altra volta gli ebrei, un’altra gli immigrati, un’altra ancora i sindacati o i comunisti,  su cui i frustrati e spaventati europei possono scaricare la rabbia invece di difendere i loro interessi. Sono una minoranza, ma una minoranza che fa rumore. Sono quelli che urlano forte per zittire i confusi.

Essendo italiana e non più giovane ho ben presente cosa fecero tra gli anni ’60 e gli anni ’90 del novecento, gruppi sovversivi di estrema destra, gruppi paramilitari come Gladio-Beyond, finanziati dalla Nato, dagli americani e servizi segreti “deviati”. Diventano sempre “devianti” quando si fanno beccare. Fecero tentativi di colpo di stato, stragi, misero bombe nelle piazze, sui treni, nelle banche, uccisero carabinieri e poliziotti e uccisero Moro. Moro fu ucciso dalle brigate rosse, terroristi controllati e manovrati dai servizi segreti italiani.

A me questa gente  fa veramente schifo. Quelli di ieri e quelli di oggi.  Di alcuni mi spiego il perché delle loro scelte, me le spiego con la forza delle ideologie borghesi, con l’incertezza economica diffusa, con la propaganda, con il mondo che è entrato in una fase storica nuova, quella generalizzata dell’acciaio dei cannoni e dei missili, con la necessità borghese di controllare le masse dei lavoratori.

In un mondo globalizzato, dove il nazionalismo è fumo negli occhi per nascondere la realtà dell’internazionalizzazione del capitale e serve a riempire le tasche di qualche predone, questi miserabili passano il tempo riempiendosi la bocca con la Patria, la Nazione…

E questo mi fa veramente incazzare: Miserabile immondizia umana, le centinaia e centinaia di persone morte nelle stragi, sui treni, nelle piazze, nelle banche, nei locali cos’erano e cosa sono? Ve lo ricordo: erano negli anni ’60/’80, italiani, i vostri compatrioti e oggi sono europei. 

Quello che scrivo in Italia è noto a tutti quelli della mia generazione.

Negli ultimi dieci anni hanno fatto circolare in Italia la voce che ” … forse, la strage di Bologna, 85 morti e decine di feriti, rovinati vita natural durante, è opera dei terroristi palestinesi!E’ un altro insulto ai morti e alle loro famiglie.

E’ sufficiente conoscere gli storici rapporti italiani con il Medio Oriente e gli arabi per sapere che è un’idiozia. Questo è buono per mistificare la storia e nascondere i crimini e confondere le idee ai giovani che la storia non l’hanno vissuto e non la conoscono.

Sono appassionata di storia, e lo studio della storia mi ha insegnato che i militari spesso sono degli emeriti imbecilli, ignoranti e disonesti oltre che pecore, ne ho avuto conferma in quello che mi è successo. E’ gente che non ragiona. A loro è richiesta l’obbedienza. Stop. E quando hanno dei margini di decisione individuale, sono degli imbecilli. Feroci imbecilli. Forse tra le poche eccezioni ci sono l’esercito Napoleonico e l’Armata Rossa, due eserciti espressione di due rivoluzioni. Una borghese e l’altra proletaria.

Un esempio per tutti: Quest’anno ricorre il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. Nel 1917 i soldati italiani furono accusati dagli Stati Maggiori e da tutti i giornali complici, di essere i responsabili della Disfatta di Caporetto, una battaglia con un costo in vite umane spaventoso, quasi 80.000 morti su i due fronti italiano e austriaco, decine di migliaia di feriti, centinaia di migliaia di prigionieri e oltre un milione di sfollati. E’ ingiurioso e falso, i responsabili furono gli ufficiali dello stato maggiore, arroganti macellai incompetenti, incapaci di impostare una tattica e una strategia mandarono al macello decine di migliaia di soldati. (E questo non lo dico io, sono stati scritti molti libri, denunciarono quegli imbecilli incompetenti e onorarono la memoria di chi a Caporetto aveva combattuto e perso la vita).

Torniamo all’hotel Alpinist.

Continua nel post successivo.

Repressione in Italia. 2. Come riuscire a farsi inseguire dai servizi segreti di mezzo mondo…

Inizio questo post con una precisazione: nell’ultimo anno mi è stato suggerito più volte di comprare un passaporto falso e sparire.

Mi sono chiesta perché? Ho due risposte: 1) Chi mi fa quella domanda registra la mia risposta, e anche un “potrebbe essere un idea” detto da me per capire dove vuole andare a parare chi mi consiglia questo, se il verme poi lo gira alle forze dell’ordine locale, mi fa passare automaticamente per criminale. 2) Vogliono effettivamente farmi sparire. Eliminano un testimone. Mi uccidono. Fanno sparire il mio cadavere. Nessuno mi cerca. E nessuno si preoccupa perché fanno sentire la registrazione e dicono “eh, si quella ha fatto un passaporto falso, ed è sparita”. Chissà in quale paese è andata?” NON HO NESSUNA INTENZIONE DI SPARIRE. Non ho nessuna intenzione di acquistare passaporti falsi, anche perché non saprei come fare. Non ci penso proprio.

Un’altra cosa: può sembrare bizzarro, ma questi ultimi vogliono indurmi a chiedere asilo politico. Perché? Semplice: così non posso rientrare in Italia e testimoniare. Sì, perché è vero che sono traumatizzata, e se mi massacrano di nuovo, come pare hanno intenzione, mi fanno impazzire, però devono aver capito che in quel caso sarò ancora più determinata a far giustizia. E magari cambio metodo e potete stare certi che l’avrò giustizia. Effettivamente essere una mammoletta con dei feroci predoni criminali non è una buona idea.

Parto il giorno dopo che mi hanno violentato così tanto da danneggiarmi un’anca. Non mi ricordo nulla, ma sto così male e oramai so, conosco il loro modus operandi perché si sono presi il disturbo di venire a dirmelo. Per umiliarmi secondo loro.

Peccato per loro, io la mia dignità non la tengo in mezzo alle gambe, ma è nelle mie scelte di vita, nei decenni di lotte, nel rifiutare di tradire, nel voler migliorare la condizione umana.

Più avanti spiegherò perchè è successo di nuovo e nonostante le mille attenzioni non ho potuto difendermi dalle violenze.

Quando ero in Italia tre persone differenti, perfettamente al corrente, mi dissero che il mio stupro era uno stupro di guerra. Sono dei veri psicopatici. E che “…con lei hanno fatto un vero e proprio lavoro da manuale…”. Uno di questi manuali era su internet fino al 2014. Ci sono manuali in cui spiegano i metodi per annientare gli oppositori politici. Li uccidono, lasciandoli vivi. Uccidono le persone mentalmente, con violenze e torture. Le destrutturano.

Una persona, mi chiese: “…Ti ricordi ancora com’eri?”, sottointeso, prima di tutte quelle violenze.

No, ho scritto una parola sbagliata, quella non è una persona, di umano non ha più nulla.

Stordita, traumatizzata, sembro uno zombie, metto 4 vestiti in valigia e un libro “La realtà non è come ci appare” di Carlo Rovelli, e parto, non pianifico nulla, voglio solo andare via e basta. Vado al mare, dopo una settimana decido di andarmene dall’Italia. Mi dirigo all’aeroporto di Milano, faccio un biglietto aereo per Parigi. Comincia il mio viaggio.

Ero tornata solo dieci giorni prima da un viaggio in Turchia. E questo è stato ” il primo errore”. Per tutto il tempo sono stata sotto controllo, in hotel erano in tre, subito ho pensato sarà normale, con i problemi che ha la Turchia con il terrorismo, controlleranno gli alberghi, dove si fermano gli stranieri, poi da una serie di cose capirò che il loro obiettivo ero io. Comunque non mi succede nulla, a parte un cane che cerca di mordermi alle porte del Mar Nero!

Vado a Parigi, dove resto oltre due mesi, vorrei fermarmi lì, ma la città è troppo cara, decido di continuare il viaggio. Vado in Belgio, ad Antwerpen, dove avevo vissuto anni prima. Il mio viaggio inizia in luoghi che avevo vissuto o già visitato in passato. Luoghi dove c’erano stati momenti belli nella mia vita, non so cosa sto cercando, voglio solo andare e basta.

“2° errore”: Non mi rendo conto che il mio viaggio passa attraverso paesi dove di recente ci sono stati attentati terroristici, Turchia, Francia, Belgio, Germania o paesi come l’Estonia e la Lettonia al confine dell’Europa, dove stanno dispiegando le armate NATO a mostrare i muscoli alla Russia e viceversa. Attraverso il Kazakistan dove c’è una forte repressione dei lavoratori. Ed io ho incollato alla schiena la patente di sovversiva.

La repressione nei confronti dei comunisti è internazionale. Quando ho chiesto il passaporto prima di partire me l’hanno fatto aspettare un po’, quando telefono per sollecitare mi rispondono “…dobbiamo fare un lavoro…”.

Ho poi capito qual era il “lavoro”, in ogni paese in cui sono entrata sono sempre stata tenuta sotto controllo dai servizi segreti locali, però dato che non sono tutti stupidi e in giro c’è gente onesta in tutti gli ambienti, in qualche paese dopo avermi controllato a lungo, mi hanno fatto sapere “Ci avevano detto che eri qui per reclutare gente per il tuo partito!” e altre cose simili. Evidentemente avevano concluso che era una stupidaggine. Com’è in realtà.  Sono sola, isolata, indifesa, talmente traumatizzata da stare appena in piedi e senza aver mai fatto nulla d’illegale, ma come si premurò di dirmi uno dei bastardi a cui devo la situazione attuale “…non conta che non fate niente d’ illegale, se vi sentono come un pericolo vi massacrano…” E così hanno fatto.

Grazie a questo biglietto da visita ho avuto un sacco di problemi.  Non so cosa hanno scritto nel mio “curriculum” ma deve essere pesante, il controllo è pesante, manco fossi una “primula rossa”.

“3° errore”: Vado in Russia. San Pietroburgo, poi Mosca. A Mosca una mattina vado per prelevare del contante, il mio conto è bloccato. Mi vengono i sudori freddi, ho solo 500 euro in tasca, cosa faccio? sono in un paese straniero, non parlo la lingua, non conosco nessuno. Mi dico calma, è venerdì, c’è il week end di mezzo. Riprovo lunedì. Niente, non posso prelevare.

Il lunedì mi telefona “casualmente” un vecchio “amore” o vecchio “amico” che un paio di anni prima dopo che mi avevano massacrato e dopo che ero andata in Procura per denunciare cosa mi era successo, ricompare dopo  25 anni, “casualmente”.

Per oltre un anno mi aveva fatto raccontare cosa mi era successo, cosa sapevo, chi erano i colpevoli, concluso che quello che sapevo non era dannoso per loro era ritornato nell’ombra. In quell’anno lì avevo capito che il mio vecchio amore era dei servizi segreti italiani e che qualche decennio prima me l’avevano messo nel letto per capire se ero legato al terrorismo, appurato che non centravo nulla con quegli squinternati, era sparito.

“4° errore”: Per telefono mi chiede come va, glielo spiego e concludo ” …trovarsi, da sola, migliaia di km da casa, senza soldi, disperata, fa veramente incazzare, sto pensando se è il caso di chiedere asilo politico ai russi”. Poche ore dopo il conto è di nuovo attivo. Ricevo un messaggio: “Sei sempre più imprevedibile. Cominci ad essere pericolosa”. (Una cosa simile).

Io intanto cambio il mio programma, volevo arrivare in Cina con la Transiberiana, ma con tutti questi problemi, non faccio più in tempo a prendere il visto cinese, ho il visto russo in scadenza. Decido di seguire il Volga. Entrare in Kazakistan, e poiché l’Uzbekistan non è lontano, voglio prendere il visto e andare a Samarcanda.

E da qui in poi comincia la seconda carrellata di guai.

Sono traumatizzata e manco della lucidità sufficiente a comprendere la situazione in cui sono.

Ci arriverò mesi dopo: Ho detto a uno dell’Intelligence italiano, che sto pensando se il caso di chiedere asilo politico ai Russi, in un momento in cui sono in corso sanzioni, scontri diplomatici, movimenti di truppe ai confini, anche se solo dimostrative.

Effettivamente è stata un’idiozia. Io ho l’attenuante di essere in stato confusionale, seguo distrattamente la politica internazionale, sto male e basta, ma il bastardo, ex amore non ne ha nessuna. Quell’uomo mi conosce da quando avevo 19 anni. Due anni prima aveva passato un anno a sentire cosa mi avevano fatto, la mia disperazione, il mio dolore e se fosse stato un uomo come si deve, ci avrebbe pensato due volte, invece, huao, aveva qualcosa da vendere, per riprendere punti.

E sì perché uno degli informatori o dei servizi che ogni tanto m’incollavano alle calcagna in Italia facendo “l’amico”, vanno tutti alla stessa scuola, agiscono tutti allo stesso modo, capito uno, capito tutti, mi disse senza fare nomi: “Il tuo “amico” aveva dovuto andarsene dall’Italia.” Ripensando alle cose che mi raccontava della sua vita mentre cercava di far parlare me, capii perché se n’era dovuto andare. (Ovviamente non mi ha mai detto di essere dell’Intelligence,  sapevo che fin da giovane  lavorava per il Ministero degli Esteri e lavorava come “tecnico” in giro per il mondo).

Probabilmente aveva un po’ di onestà: un diplomatico parente stretto di un politico aveva commesso dei crimini, lui incaricato d’indagare aveva fatto una relazione che era stata di corsa insabbiata e lui era stato costretto ad andarsene a lavorare in qualche paese di secondaria importanza per la diplomazia italiana, l’avevano trombato per troppa onestà. Con me, evidentemente, coglie l’occasione per dimostrare di essere come tutti gli altri. Un servo.

Da problema dello Stato italiano divento il problema degli Europei e di tutti gli occidentali antirussi, Americani compresi.

Mi ritrovo coinvolta in una guerra che non mi riguarda, non m’interessa e non me ne frega niente. La guerra feroce, diplomatica e non, tra le Potenze imperialiste.

“5° errore”: Attraverso il Kazakistan paese con una dittatura presidenziale. Non molto tempo prima c’era stata una forte repressione di lotte con richieste salariali. Grandi imprese italiane come ENI, AGIP e altre minori sono tra i principali partner privati del Kazakistan.  Il Kazakistan ha uno dei più alti PIL pro-capite nel mondo e i lavoratori kazaki hanno stipendi da fame. Oltretutto lavorano nei grandi impianti dell’estrazione e trasformazione del petrolio e del gas, possono mettere a confronto i loro salari con gli alti salari dei loro colleghi occidentali. Ed io sono una comunista italiana ex membro di un partito di lavoratori.

Arrivo in Kirghizistan. Prendo qui il visto per l’Uzbekistan.

Sono sempre più sfinita, vorrei fermarmi da qualche parte per provare se riesco a riprendermi. Giro per la città come uno zombie. Con il mio “curriculum”, immagino ora cosa si chiedevano: gira per la città, starà cercando contatti, informazioni o chissà che altro…

“6° errore”: La prima volta resto in Kirghizistan 15 giorni. Sono ospite di uno “strano” ostello cittadino, una sera chiedo a un ingegnere americano (Chissà chi era? La domanda è ironica.) se può provare ad aprirmi un file che non riesco ad aprire, qualcuno me l’ha inviato, un file video utile in un eventuale processo. Poi cambio idea non glielo faccio aprire.

I miserabili coglioni (scusate il grecismo, ma quando ci vuole, ci vuole) mi avevano inviato 3 volte, negli ultimi 4 anni, dei file, per spaventarmi e per ricattarmi. I miserabili mi violentano, filmano gli stupri e i poveri deficienti pensano come probabilmente hanno fatto con altre compagne o compagni (hanno violentato anche dei ragazzi) di minacciarmi di far vedere in giro cosa hanno filmato e pensano, loro, di sputtanarmi. Ho sempre ringraziato i deficienti, perché mi avevano fornito delle prove. Mi sono entrati in casa più volte, mi hanno distrutto il telefonino due volte. Mi hanno cancellato e danneggiato due computer. Tutto per riprendersi o cancellare i file.

Due mesi dopo, a gennaio 2017, quando torno qui in Kirghizistan, mi faranno sparire il file dal telefonino con una serie di Sim del telefono e quattro chiavette USB.

Due sere dopo aver parlato del file con l’ingegnere americano, sono in partenza per l’Uzbekistan. Vado alla stazione degli autobus in anticipo, cosa insolita per me, sono sempre in ritardo, ho perso mille autobus, treni e anche qualche aereo, ma lì arrivo in anticipo e posso capire la situazione.

Un vero e proprio commando tenta di sequestrarmi, solo per pura fortuna evito il sequestro. Uno sembra un russo o un tedesco, altri sembrano kazaki, c’è anche una donna asiatica, forse kirghisa.

Quando sei impegnata a salvarti la vita non hai paura, ti cade addosso quando sei fuori pericolo. Per qualche giorno resto in ostello. Ho paura, non so cosa fare. Alla fine prenderò un aereo per Osh, al confine con l’Uzbekistan.

Il 7° errore è la scelta di fermarmi per l’inverno a Bishkek, in Kirghizistan. Piccolo paese di 6,2 milioni di abitanti, un’economia arretrata, ma importante per i rapporti geopolitici mondiali. E’ al centro di quello che è stato definito “Il Nuovo Grande Gioco”. Qui siamo al confine con la Cina, e il Kazakistan, a due passi dall’Afghanistan e dal Pakistan, i Russi hanno una base militare a due passi dalla città, fino a quattro anni fa c’era una base americana d’appoggio per la guerra in Afghanistan; l’aeroporto cittadino era utilizzato da quasi tutti gli occidentali di stanza in Afghanistan. I Turchi hanno qui tradizioni e storia comune, buoni rapporti economici, finanziano università e hanno costruito una moschea immensa.

In città ci sono mille enti per la cooperazione, Europei, Americani, Giapponesi, Svizzeri, Russi, Cinesi, Tedeschi, Francesi, Canadesi, c’è l’università americana, quella turca, biblioteche e centri studi francesi e tedeschi, associazioni varie, uffici per la cooperazione e sicurezza internazionale; i Cinesi stanno ricostruendo la rete stradale; i Cinesi, Tedeschi, Russi e Svizzeri sono partner in miniere o industrie di trasformazione, o sono importanti partner commerciali. Cascate di milioni di dollari, per sviluppare l’agricoltura, la sicurezza, per “i diritti umani”, per “la democrazia”, insomma qui girano soldi a palate. E come continuano a ripetermi tutti, molti kirghisi con rassegnazione, il problema grave non è il terrorismo ma la Corruzione.

Una cosa è certa se vuoi mettere tutti d’accordo, i rappresentanti del capitale, nascosti nelle ambasciate, negli enti per la cooperazione internazionale, negli uffici della comunità europea, negli uffici per i rifugiati politici,  italiani, francesi, tedeschi, svizzeri,  russi, kazaki, turchi, kirghisi è sufficiente giri la voce che sei:  comunista ! E tutte le porte si chiudono come per magia. Ti fanno terra bruciata intorno. Per un espatriato sono estremamente importanti i contatti con gli altri espatriati, per non essere solo, avere informazioni per inserirti in un nuovo paese, ecco io sono stata isolata.

Fino a sei mesi fa ho vissuto in hotel, se affittavo un alloggio avrei risparmiato 4/5 di quello che ho speso, ma avevo paura per la mia incolumità e quella di chi avrebbe diviso con me l’alloggio. Conosco i metodi che usano e volevo evitare che rovinassero la vita a qualcuno che non centrava niente. Pensavo se sto in hotel, c’è un sacco di gente, sono visibile è più difficile farmi sparire. E in parte è vero, ma non avevo considerato la corruzione che c’è in questo paese.

Continua nel prossimo post.

Repressione in Italia. 1.

dicembre 2018

Scrivo questo post perché’ sono in pericolo. Voglio salvarmi la vita. Non permetterò più a nessuno di violentarmi. E se mi succede qualcosa di peggio, voglio che si sappia la causa.

Sono in pericolo qui in Kirghizistan. Sono stata minacciata di morte e ora mi stanno facendo terra bruciata intorno. Stanno “lavorando” sulla mia reputazione. Gente che conosco qui, sempre gentile e sorridente, è un po’ di giorni che ha cominciato a evitarmi. Non mi salutano più, senza nessuna ragione. 

Sono comunista. Me ne sono andata dall’Italia dopo essere stata massacrata e aver tentato di denunciare quella feccia umana.

Quando sono partita dall’Italia, pensavo me ne vado, vado in qualche altro paese e ricomincio una nuova vita. M’illudevo.  L’Europa non è ancora finita, ma se c’è una cosa che funziona, perfettamente, è l’apparato repressivo europeo, e i suoi rapporti internazionali sono ottimi. In Kirghizistan non c’è neanche un’ambasciata italiana, in compenso tedeschi e francesi si occupano degli interessi italiani qui.

Qualcuno in Italia mi aveva suggerito di prendere un profilo basso. Di essere più invisibile possibile per salvarmi la vita. Sono tre anni che con il profilo “più basso possibile” me ne vado in giro da sola per il mondo, e alla fine mi sono impantanata qui in Kirghizistan.

Me ne sono successe di tutti colori, mi hanno drogata, narcotizzata come si è fatto sfuggire una persona, e violentata. (Precisazione: in tutta la mia vita non ho mai usato droghe, neanche ho mai fumato uno spinello e sono una donna piuttosto seria. Se qualcuno vuole capire come la penso io, può andare a leggere l’intervista di Clara Zetkin a Lenin sulla Questione femminile ). Hanno tentato di sequestrarmi, hanno minacciato di uccidermi e di buttarmi nel lago di Issy kul se non stavo zitta, mi hanno minacciato mille volte usando internet. Sono tre anni che dico a tutto il mondo che non faccio attività politica, e voglio solo essere lasciata in pace. Niente, tutto inutile.

ONDE PER CUI ORA RACCONTO COSA MI E’ SUCCESSO.

  1. Sono stata e sono perseguitata per le mie scelte politiche da oltre un quindicennio. In Italia, in Europa e in tutto il mondo è in corso una repressione feroce dei partiti dei lavoratori marxisti leninisti e non solo, anarchici o di chiunque altro possa mettere seriamente in discussione il sistema. Il tutto eseguito in modo feroce, ma mascherato.
  2. Il motivo per cui continuano a perseguitarmi anche qui, in Kirghizistan non è solo perché sono comunista. Si, c’è sicuramente qualche scemo locale che si presta con la scusa dell’anticomunismo, ma in realtà semplicemente per acchiappare i dollari o gli euro versati a pioggia dagli occidentali per corrompe e ottenere ciò che gli serve e violentare una donna che altrimenti non si potrebbero permettere. Se è vero, come temo e mi hanno detto, hanno imbastito un processo fasullo e mi hanno coinvolto costruendo prove false e non posso per ora verificarlo, poiché m’impediscono di chiamare in Italia, non è solo perché sono comunista.

Mi sono lambiccata il cervello a lungo, non capivo il perché, dopo avermi massacrato, ridotta come uno zombi, avermi fatto terra bruciata in torno, nel Partito e in ogni luogo, non mi mollavano.  

  1. A) In questo eventuale processo ottengono di distruggermi completamente la reputazione,  distruggere la mia credibilità, tanto da impedirmi di continuare di fare attività politica se tornassi in Italia.
  2. B) Mi utilizzano come pedina in un gioco che è più grande di me e in cui non centro nulla, e soprattutto visto che non ho sufficienti informazioni non sono neanche in grado di giocare.

Quello che ho capito è questo: Sono finita inconsapevolmente nello scontro tra apparati dello stato italiano e tra due gruppi economici e politici che in Italia si stanno facendo la guerra utilizzando tutti i mezzi possibili, stupri, ricatti, omicidi, scandali e compiono i crimini più efferati. Veri e propri predoni.

Violando la legge, i diritti costituzionali e i diritti umani delle persone, cosa di cui non gliene frega niente a nessuno.

In Italia e in Europa, non sono ancora finiti gli Stati Uniti d’Europa, ma se c’è una cosa che funziona oltre la Banca Europea è l’Apparato Repressivo europeo.

Apparato repressivo che assume varie forme. In Italia: polizia, carabinieri, servizi segreti interni e per l’estero, polizia politica, i servizi “coperti”, le associazioni a delinquere come la ex Gladio, militari, piccoli imprenditori e parassiti sociali vari che campano sui soldi messi a disposizione dello stato italiano e dalla NATO per reprimere il dissenso. Tutti quelli che ai tempi dell’ex Unione Sovietica erano impegnati nel fronte anti comunista si sono riconvertiti in spioni interni e massacratori di dissidenti e intanto si fanno la guerra tra di loro.

L’Ideologia, sono soprattutto fascisti e di destra, ma non solo, come mi fece presente qualcuno anni fa, sono tutti coinvolti, è solo una copertura per fare soldi sulla pelle altrui.

Dopo il crollo dell’Impero russo e la riunificazione tedesca con tutto quello che ha comportato nella geografia politica mondiale e lo sviluppo del dragone cinese che sta mettendo in discussione i rapporti internazionali, c’è stata un’accelerazione tale della storia che ha cambiato il mondo quanto una guerra mondiale e se per decenni chi faceva attività politica in un partito dei lavoratori marxista-leninisti come me non ha mai avuto problemi ora la questione cambia. Fanno lavoro preventivo, sanno quanto me che non sono lontani i tempi di una crisi profonda e generale del capitale com’è successo due volte nel ‘900. Il loro scopo è prendere il controllo dei partiti come il mio, per controllare i lavoratori in fasi di grandi movimenti di massa o momenti rivoluzionari. Sicuramente non è una cosa nuova, l’hanno fatto molte volte nella storia dell’ultimo secolo e mezzo. E’ nuovo per me e per i compagni del mio partito, fino a quando non è incominciato tutto questo eravamo passati indenni in tutto il disordine italiano grazie ad un uso intelligente degli spazi di libertà rimasti e che oggi si stanno chiudendo.

Io, sembro un catalizzatore di guai, in serie.  Ho compreso di recente perché avevo alle costole, servizi segreti italiani, tedeschi, francesi, turchi, kazaki e russi oltre ai kirghisi, gli ultimi “giustamente” perché stavo nel loro paese. Ho fatto inconsapevolmente una serie di errori.

Che cosa succede ai comunisti e non solo a loro, in Italia, nei particolari lo racconterò in un altro post. Avete presente la tanto disprezzata Corea del Nord burattino nel grande gioco tra le potenze, le dittature africane e di alcuni paesi asiatici, bene, probabilmente sono meno feroci con gli oppositori del loro paese. La repressione è mascherata, già perché nella pacifica e benigna Europa, patria dei diritti umani “non può venire alla conoscenza degli ignari” che gli oppositori oltre ad essere picchiati, sono torturati, stuprati, “le compagne stordite con droga e psicofarmaci date in uso a dei porci schifosi”. Ti distruggono la salute. Il lavoro. La calunnia è usata a piene mani. Ti distruggono la reputazione per impedirti di essere credibile nelle tue accuse. La prima cosa che fanno a una donna dopo averla violentata è farla passare per matta, poi per puttana e poi se non basta per prostituta.  Terrorizzano i famigliari, inducono persone a compiere dei crimini per poterli ricattare, e compiono una quantità di gravi crimini, violano i diritti costituzionali e i diritti umani, ma di questo parlerò più avanti.

Scriverò della complicità diffusa negli ambienti giudiziari, di magistrati, degli avvocati, certi giri della politica e dell’imprenditoria.

Alcune associazioni femminili che dovrebbero difendere le donne e invece le loro dirigenti si preoccupano di mettere a tacere le donne che “si ricordano”, come mi ha detto un’illustre avvocatessa a capo di un’associazione femminile “… c’era una che si ricordava… chissà dov’è adesso…?”, già che fine hanno fatto fare a quella donna che si ricordava e si era rivolta a loro per avere assistenza giuridica e aiuto?

Molti sanno esattamente cosa succede agli oppositori, tanto è vero che 9 avvocati ai quali mi ero rivolta, capito quale era la questione, si sono rifiutati con varie scuse di accompagnarmi in Procura a denunciare cosa stava avvenendo. Mi sconsigliavano, “Lasci perdere.” “Se li denuncia, la massacrano”, improvvisamente erano impegnati in processi importanti, altri semplicemente non rispondevano più al telefono.

Continua nel prossimo post.

Incontro con un maniaco… No, con un ruffiano o una spia di…

Oggi ero in un caffe come capita spesso, a scrivere sul computer il libro su cui sto lavorando. Mi si avvicina un uomo che avevo già visto qui e al caffe Sierra vicino all’ambasciata russa dove si ritrovano gli occidentali di Bishkek, è anche il caffè più controllato della città, perché lì si trovano turisti di passaggio, impiegati di vari uffici occidentali e spie.

Da quando sono arrivata in questa città, ho imparato un sacco su come agiscono le spie in questo paese al centro di quello che è chiamato “Il Nuovo Grande Gioco”. Se in un paese vai quindici giorni in vacanza non ti accorgi cosa succede, se come me sei qui da due anni, vivi in hotel e ostelli a lungo, frequenti i ritrovi degli occidentali cominci a capire.

Si avvicina, mi dice di essere ucraino, russo-ucraino. Mi parla in russo, che capisco poco, mi dice che fa il giardiniere, bidello, guardiano, assistente agli anziani e se posso cercargli un lavoro su internet. Ha un aspetto dimesso, ordinato, pulito. Il viso sembra quello di una persona normale. Io, ovviamente dico va bene. Ho lavorato tutta la vita per un partito di lavoratori, sono più che disponibile.

Cerco, su job.kg, gli trovo due lavori, per uno serve la registrazione e l’email, che lui non ha. Gli apro una casella di posta su gmail, gli scrivo sulla sua agendina l’indirizzo e la password. Mentre ero presa nella mia opera di “assistente sociale”, porco schifo, avevo notato uno strano movimento, ma ero troppo presa, non ho prestato attenzione. Per mia fortuna, gmail ha un problema. Penso che forse non prenda i dati in caratteri cirillici, allora vado a chiedere al personale del caffè, se mi danno un indirizzo di un altro motore di ricerca kirghiso o russo. Mi danno mail.ru, torno a sedermi al tavolo… e quell’uomo si tocca i genitali …  finalmente capisco.

Il miserabile bastardo si toccava e lo faceva ben in evidenza, qui di fronte c’è una bella telecamera che registra tutto il giorno, come in tutti i caffè di Bishkek. Appena capisco, gli dico di andarsene e racconto a tutti nel locale cosa è successo. Mi dicono è un MANIACO.

Non credo sia casuale.

Me ne sono andata dall’Italia dopo essere stata massacrata per le mie idee politiche e ho tentato di denunciare cosa era successo a me e non solo a me e i metodi che usano contro gli oppositori politici in Italia.

Andandomene pensavo di potermi ricostruire una nuova vita, ma mi sono illusa parecchio. I miei problemi politici mi hanno seguito. Qui non c’è un’ambasciata italiana, ma i tedeschi e i francesi fanno i loro interessi. Non so se è peggio essere perseguitati da fascisti dell’apparato repressivo italiano, da sbirri neonazisti tedeschi, da fascisti francesi o nazisti kirghisi o russi nipoti di ex aristocratici inviati qui da Stalin. La persecuzione che ho subito in italia è continuata qui, si è intrecciata e complicata dalla corruzione diffusa tra i kirghisi,  lo racconterò in un altro post.

Che cosa fai se vuoi screditare qualcuno che in Italia ha tentato di denunciare di essere stata violentata per ragioni politiche? Cerchi di farla passare per puttana, per matta e poi se non ti riesce per prostituta.

Il maniaco, ruffiano bastardo, è quello che voleva fare, davanti alle telecamere del caffè cosa fa, si tocca più volte, mentre gli cerco un lavoro su internet. Secondo voi chiunque avrebbe detto ok, ti aiuto, ti cerco il lavoro, ti apro un indirizzo di posta elettronica perdendo del tempo con un perfetto sconosciuto senza lavoro?

No, solo un pirla comunista come me!

E poi tira fuori in bella evidenza la sua agendina su cui io ho scritto il suo nuovo indirizzo e mail, come se gli avessi scritto chissà che. Insomma cercava di farmi passare per puttana.

Cosa fa un occidentale tutti i giorni seduta in un caffè al computer?

Un occidentale come me, SCRIVE. 

SCRIVO SCRIVO QUELLO CHE MI E SUCCESSO E MI SUCCEDE QUI OGNI GIORNO PERCHE’ SE MI CAPITA DI PEGGIO VOGLIO CHE SI SAPPIA LA CAUSA!

SONO COMUNISTA E FIERA DI ESSERLO. E VENGO DA 15 ANNI DI FEROCE PERSECUZIONE.

VENGO DALL’EUROPA “PACIFICA” “BENIGNA” “PATRIA DEI DIRITTI UMANI” dove lasciano morire nel Mediterraneo migliaia di persone che fuggono dalla guerra e dalla miseria e dove massacrano gli oppositori politici.

Ecco chi sono!

 

La bufala dell’archetipo della Grande Madre, libro di cucina e repressione.

Venere di Willendorf

Devo ammetterlo sono stata sempre affascinata dalle statuette paleolitiche delle Veneri o dee o donne tettone, panciute e con dei fianchi che neanche mia nonna aveva. Non da sempre, ma da quando cercavo di avere un figlio, mi intenerivano, erano l’antichissima rappresentazione della maternità, della riproduzione della specie.

Mi piacevano i megaliti maltesi con le sculture femminili ciccione, sospetto che Botero per le sue figure sia partito da lì! La Venere di Willendorf, la Venere di Lespugue, mi parevano bellissime. Passavo quasi ogni giorno in una viuzza del centro storico, mi fermavo sempre davanti alle vetrine di un negozio d’oggettistica che aveva in vetrina una piccola Venere, non so quale, era stupenda.

E quando lessi, molti anni fa, dell’archetipo della Grande Madre mi piaceva un sacco. Non avevo capito gran chè su quali ideologie si appoggiava il mito. Più o meno consapevolmente mi sembrava una rivincita delle donne e una conferma del Matriarcato. Di quella fase della storia umana in cui il ruolo della donna era centrale nelle società di cacciatori e raccoglitori. Con lo sviluppo della proprietà privata le donne non ebbero mai più un ruolo simile. Non fa testo la singola donna. La questione femminile irrisolta non è la soluzione individuale più o meno vincente di una singola donna, ma il ruolo delle donne in generale in una società.

Quando su internet ho letto che la storiella dell’Archetipo della Grande Madre era una bufala e che l’archeologa Marija Gimbutas nascondeva o faceva sparire le statuette maschili per evidenziare la scoperta delle Veneri o figure femminili paleolitiche o neolitiche per confermare le sue tesi, un po’ ci sono rimasta male… alla faccia della serietà scientifica!

Se è vero, gli mancava qualche rotella o era una donna disgustosa.

Credo di aver capito e rifiutato il ruolo che questa società impone alle donne a sei anni, quando mia nonna mi prese dalle mani un libro che mi avevano regalato, e di cui ero fierissima, per darlo a mio cugino, maschio, di tre anni più vecchio di me. Io strillai, protestai, lei mi disse: “Lui è un maschio”. Andai piangendo da mia madre, che per mia fortuna s’incazzo come una belva con mia nonna e mandò mio padre a recuperare il libro.

In quel momento capiì alcune cose fondamentali: I maschi erano dei privilegiati. Io valevo quanto loro se non di più.

Mi confrontavo con mio cugino di cui ero segretamente innamorata e concludevo che lui per quanto bello e simpatico di sicuro non valeva più di me e di sicuro non avrei permesso un’altra volta che mi portassero via un libro. Potevano portarmi via una bambola, ma mi strapparono dalle mani un libro… avevo una curiosità e una sete di conoscenza infinita e mia nonna fece il più grosso errore della sua vita nel cercare di tarparmi le ali. Mi confermò con forza e determinazione ad andare per la mia strada. E capii che ci sono donne che accettano la loro oppressione, per ignoranza, per cultura, per paura.

Intorno ai vent’anni avevo letto diversi libri sull’origine della famiglia, delle forme sociali, sul ruolo della donna, sull’oppressione femminile e ne avevo tratto una serie di conclusioni. La questione femminile non è solo un problema femminile, ma di classe. La condizione femminile è il risultato dello sviluppo storico e ed è legato strettamente alla forma sociale in cui viviamo, quindi o cambi la società o non risolvi la condizione di oppressione delle donne. Per cui mi ci sono dedicata tutta la vita. Sono diventata marxista-leninista partendo dalla condizione femminile, e dal dolore che sentivo nella gente intorno a me (ma questa è ancora un’altra storia). E se per un po’, pur consapevole di questo, mi ero detta: ”Va bè, la condizione femminile non è risolta, ma io la mia personale condizione di donna me la risolvo” E così feci. Vita interessante, attività politica, bel lavoro, viaggi, crescita personale senza grandi limiti.

Poi FULLSTOP.

Finisco nelle maglie dell’apparato repressivo del mio paese perchè membro di un partito di lavoratori e la prima cosa che fanno mi massacrano come donna. Violenze, torture fisiche e psicologiche, calunnie, terra bruciata intorno  perchè mi sono rifiutata di tradire i miei ideali.

Dopo decenni la conferma: ho passato la vita a fare quello che pensavo fosse giusto e che volevo, per qualche decennio non le donne in generale, ma alcune donne come me, molte donne, si sono tenute strette una serie di conquiste e libertà ottenute con le lotte degli anni ’60, poi cambiano i tempi storici e la prima cosa che fanno con la scusa che sei un oppositore del sistema, ti massacrano, cercano di annientarti come donna. Su di te si accaniscono particolarmente, come mi ha detto qualcuno “con te hanno proprio esagerato un po’….” perchè vuoi cambiare il mondo, ma soprattutto sei una donna ribelle, che non vuol dire sei una che fa casino, sei arrogante, No: SEI UNA CHE VA PER LA SUA STRADA e non te ne importa un fico di cosa dice un uomo, se non ti dimostra che le sue affermazioni sono intelligenti e motivate.

Sei doppiamente colpevole: donna e comunista.

Sto scrivendo un libro di cucina, o perlomeno era iniziato così, dopo avever scoperto che qui in Kirghizistan non c’è un libro di cucina italiana, veramente ci sono pochi libri in generale. Credo sia da imputare all’origine nomade di questa gente. Bishkek la capitale ha solo 125 anni di vita, ci sono biblioteche, ma quelle che ho visto sono scarsine. Non so cosa diventerà questo libro, cucina, memorie, diario di vita e di viaggio, però sicuramente è un buon sistema per riflettere.

Volevo scrivere le ricette tradizionali italiane, descrivere i piatti semplici della cucina di montagna della mia infanzia, i piatti che ho mangiato in giro per l’Italia  e in questo viaggio. Questa mattina volevo cucinare gli gnocchi alla sorrentina per farli conoscere alla mia coinquilina kirghisa e perché sto provando tutti i piatti che inserisco nel libro. Alcuni non li cucino da anni, altri non li ho mai cucinati e solo mangiati, ma ne ho memoria del gusto, dei profumi e dei colori.

Ho cominciato a preparare gli gnocchi, mi mancava il basilico fresco, quello secco non mi piace, al grande supermercato sotto casa, tra i più forniti della città, non avevano il Parmigiano, poi la cucina a gas ha cominciato a crearmi problemi, alla fine ho messo il sedano e le erbe di Provenza, mozzarella e un formaggio russo non abbastanza stagionato, ho spento il forno e li ho rimessi in padella e alla faccia della ricetta originale sono venuti buoni!

Ho sempre pensato di avere un fondo di me tradizionalista, conservatore, la cosa fa ridere visto la vita che ho condotto. Questa parte per fortuna finisce in mare alla prima occasione, quando mi limita. Come la ricetta degli gnocchi. Ho sempre messo in discussione tutto. Senza risparmiare niente a me e a tutti gli altri che ho incrociato nella vita. Ho sempre pensato che la verità è rivoluzionaria, chi vuole cambiare il mondo, non ha niente da perdere a solo da guadagnare da un mondo nuovo, e non ha bisogno di nascondere niente a se stesso e agli altri, non ha niente da conservare di una società  come questa che mistifica tutto, storia, idee, realtà per la sua conservazione. In cui la gente senza prospettive si stordisce in mille modi per non vedere lo schifo che la circonda. E visto che una come me fa quello che crede giusto, incredibile ma vero, non ha niente da nascondere, ne da vergognarsi. E sa inquadrare cosa le capita nella vita per quello che è,  non una questione personale, ma politica.

Sì, sono una di quelle stronze coerenti. E pensavo fosse doveroso e normale, fino a due o tre anni fa, poi ho compreso che non lo era e che la mia coerenza a fatto incazzare un sacco di gente e non sto parlando solo di nemici.

Nella specie umana c’è un forte istinto alla conservazione dell’esistente, superato solo nei momenti in cui l’esistente mette a rischio la sopravvivenza della specie, o ne frena lo sviluppo e allora ci sono i grandi ribaltoni storici come la Rivoluzione francese o l’Ottobre russo.

Ho letto molti libri, tra quelli di narrativa che mi sono piaciuti molto, c’è il libro di Roy Lewis “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene”, nell’introduzione un diplomatico inglese dice che per il gran ridere ha rischiato di cadere dal cammello mentre viaggia in un deserto dell’Africa settentrionale! Avevo vent’anni quando lo letto, non sono caduta da un cammello, perché ero a Torino, seduta sul mio letto, ma mi sono scompisciata dalle risate.

Quel libro raccontava con ironia lo sviluppo della specie e mi rappresentava. Descriveva il confronto/scontro tra il conservatore e l’innovatore. Com’è accaduto spesso nei momenti cruciali della specie umana ha vinto l’innovatore, ma appena ha compiuto il suo ruolo di far progredire la specie umana: scopre il fuoco e mille altre cose, i suoi stessi figli lo uccidono perché lui vorrebbe andare ancora avanti, ma per il momento il traguardo raggiunto è sufficiente all’Orda; mi viene in mente Robespierre, rivoluzionario borghese conseguente, dopo il cosiddetto Periodo del Terrore che costo 2000 morti all’Aristocrazia, fu fermato dalla stessa borghesia che aveva ormai raggiunto il suo scopo: conquistare il potere politico, e liquidare l’aristocrazia. Per togliersi dai piedi chi guardava al futuro e cominciava a intravvedere un’altra prospettiva fece più di 15000 morti.

Tornando al Matriarcato, non so esattamente come in futuro risolveremo nella pratica la questione femminile, ma so che è necessario e urgente. E’ indecente e pura barbarie ciò che succede ogni giorno alle donne nel mondo.

Non si tratta solo degli omicidi, le violenze, gli stupri, le percosse, il terrore in cui vivono molte donne, o i salari più bassi di quelli degli uomini, la sottomissione a cui sono soggette, considerate esseri inferiori e con pochi diritti, quello che mi fa veramente incazzare è che oltre metà della popolazione umana deve chinare la testa di fronte a delle condizioni umilianti e completamente sbagliate.

Sono queste donne intelligenti che accettano la loro sottomissione, schiave non dubitano che la loro condizione sia sbagliata e non si ribellano, non rivendicano quelli che sono diritti fondamentali, buoni per qualsiasi essere umano, ma non per le donne.

E non è solo il velo mussulmano che nasconde la schiavitù mentale e culturale di molte donne. Qui in Asia le peggiori bestialità che ho sentito dalle donne, spesso simili a quelle europee, parole che pensavo non avrei mai più sentito nella mia vita, mi sono state dette da donne “emancipate”, bel lavoro, studi giusti, viaggi in Europa, vestiti europei, niente velo, ma come da noi molte donne, hanno scambiato il diventare oggetti sessuali, bambolone a disposizione di maschi ritardati, con l’emancipazione.

Non stupisce neanche troppo, viviamo in un mondo, dove spesso la licenza è spacciata per libertà: ti droghi sei libero, tratti le donne come pezze da piedi o come giocattoli perché sei libero, corri dietro le mode più sceme e sei libero, ripeti come un robot le quattro idee dominanti diffuse da giornali e televisioni e credi di essere un libero pensatore, anzi pensi di essere originale. Giustifichi la violenza sulle donne e  pensi di essere un uomo come si deve. No, non lo sei. Sei complice.

Il 25 novembre c’era su internet una quantità di post di uomini incazzati, uomini che dicono di essere dalla parte delle donne, come quelli che dicono “… non sono razzista, ma…” e appena aprono la bocca viene fuori tutto il loro razzismo, incazzati perché se ne parla “troppo”.

Non è mai troppo denunciare le violenze, la condizione di oppressione.

Le chiacchere degli ultimi mesi sulle attrici, vittime di violenze, o avance non desiderate possono essere un problema marginale perché le attrici sono un’infima minoranza, ma in questo periodo sono state la punta dell’ iceberg delle milioni di donne che subiscono violenza, hanno bassi salari e pessime condizioni nel luogo di lavoro.

Ed è significativo che in un momento in cui le condizioni delle donne sono particolarmente gravi, i giornali si occupano delle attrici, è la stessa cosa di qualche anno fa, dove c’era il problema della legalizzazione delle coppie e famiglie di fatto, e i giornali si occupavano delle coppie gay e dei diritti dei gay e si guardavano bene di affrontare la questione reale che coinvolgeva centinaia di migliaia di persone e metteva in discussione la famiglia cattolica.

Fai una gran cagnara per un problema minimo, un ottimo sistema per distogliere l’attenzione da una questione grave e importante che non vuoi affrontare.

Non mi passa neanche lontanamente nel cervello il pensiero che per gli uomini oggi sia rose e fiori, ma vorrei ricordare che le donne subiscono una doppia oppressione, una come donne e l’altra come lavoratrici. Ed è fondamentale il sostegno degli uomini in una lotta che li riguarda entrambi.

 

 

Trekking a Tash Rabat e dintorni.

Agosto 2018.

Sabato mattina siamo partiti per la montagna. Vivendo tra le montagne del Thian Shan c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Questa volta sono andata a vedere il  monastero nestoriano e poi caravanserraglio di Tash Rabat. A sud/est del Kirghizistan. Costruito prima del 9° secolo, si trova in una gorgia laterale del percorso dell’Antica Via della Seta, sulla strada del passo Torugart, ( a 84 km) sul confine con la Cina, passaggio obbligato per Kashgar. E’ uno dei due passi che dal Kirghizistan portano in Cina. Dall’autunno alla primavera è bene informarsi perché non sempre sono aperti a causa della neve, frane ecc.

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Tash Rabat e a sn. i gabinetti stile “Pra la Grangia”

Le strade principali sono generalmente buone, mentre le secondarie non sono asfaltate, a volte lo sterrato è buono altre volte no.

Siamo arrivati a destinazione dopo circa 8 ore di viaggio da Bishkek passando davanti al canyon Boom, si attraversa un colle a 3030 m. e si prosegue per Naryn poi dritti verso il confine cinese.

La nostra comitiva si è fermata per visitare At-Bashi (Ат Башы) centro amministrativo della regione di Naryn. La prima tappa è all’ingresso del distretto. Entrando in certi territori, sulle colline, ben in evidenza, ci sono dei monumenti, dei guerrieri o come qui a At Bashi, un cavallo, essi sono il simbolo del clan che domina su questa terra, indicano che stai entrando nel loro territorio. All’ingresso dei villaggi o cittadine ci sono delle vistose “porte” con il nome del luogo.

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Il cavallo che segna l’ingresso al distretto di At-Bashi.
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Areo e carro armato russi alle porte di At-Bashi (testa di cavallo) un tempo città con importante base e industria militare.
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“Porta” di At-Bashi, il significato è Testa di Cavallo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La testa di cavallo simboli di At Bashi.

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Monumento dedicato al Maestro di Manas il guerriero-leggenda simbolo del Kirghizistan.

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Bambine kirghise giocano lungo “la bialera” a AT-Bashi.
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Negozio al bazar di At-Bashi.

A Tash Rabat ci sono in tre punti differenti le yurte. Le tende rotonde dei nomadi kirghisi. Finalmente ho dormito in una grande tenda bianca colorata all’interno, 5 posti letto, tanti tappeti e una vecchia stufa, indispensabile per riscaldarsi nelle fredde notti dell’alta montagna.

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Tash Rabat.
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Yurte a Tash Rabat.
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Tash Rabat. Interno di una yurta a due letti.

Qui vivono due famiglie di allevatori di yak, anche d’inverno! A 3200 metri. Pensavo che ci fosse molta neve invece fa talmente freddo, che nevica “poco”. Normali sono i -50 gradi, come la Siberia! Non sono ancora riuscita a vedere uno yak, speravo, ma agosto a 3200 m. fa troppo caldo per loro, allora lì portano su sulle cime. Probabilmente riuscirò a vederli se andrò sul Pamir.

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Corridoio d’ingresso a Tash Rabat.

Lo scisma tra i cristiani di Roma, di Costantinopoli, e di Kiev con la teologia aveva poco a che vedere, il problema era il controllo di quello che rimaneva dell’Impero Romano d’Oriente. Il nocciolo teologico della questione era la figura di Cristo, per i seguaci del vescovo Nestorio (381-451), in Cristo esistevano due nature separate, una umana e l’altra divina e Maria non poteva essere definita “Madre di Dio” perchè solo madre della parte umana del Cristo. Il concilio di Efeso nel 431 condannò i nestoriani come eretici, fuggiti verso oriente, ebbero l’appoggio dei Persiani in funzione anti-bizantina e si diffusero in Persia, Asia Centrale, India e Cina. Cominciarono a perdere d’importanza con la diffusione dell’Islam.

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Tash Rabat. Dentro la grande sala centrale sotto la cupola.

Il Monastero e Caravanserraglio di Tash Rabat furono un luogo di culto e rifugio dei seguaci di Nestorio.

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Tash Rabat. La grande cupola. Alla base della cupola si vedono delle nicchie con i resti d’intonaco. L’interno doveva essere ben diverso qualche secolo fa.

Tash Rabat era il primo caravanserraglio, luogo di sosta delle carovane, sulle montagne del Thian Shan, dopo il passo Torugart e il terribile deserto Taklamakan, il deserto nel quale furono trovate le mummie del Tarim, che confermavano la presenza di popolazioni indoeuropee qualche millennio A.C. Nell’antichità vi erano città-oasi ormai scomparse, i viaggiatori temevano il passaggio in questo deserto, arido e infuocato, dove morivano a centinaia, la paura fece fiorire molte leggende sulle voci degli spiriti dei morti portate dal vento.

Noi oggi immaginiamo l’antica via delle seta, esistente tra il 3° sec. A.C. e la fine del XVI sec. D.C., come un’unica via, dalla Cina al Mediterraneo, in realtà era una rete di strade su cui fiorirono città importanti, insediamenti commerciali, bazar, caravanserragli dove si scambiavano spezie provenienti dall’India, preziosa seta dalla Cina, oro, argento dall’Iran, ceramiche da Afrosylab, animali e uccelli esotici.

Le carovane di uomini, cammelli e cavalli attraversavano deserti, il Taklamakan, l’Ak-Tala, Kara-Kum e Kuzyl-Kum, si fermavano nelle oasi, superavano i passi ghiacciati del Thien Shan o del Pamir, attraversavano fiumi come l’Oxus, o le sconfinate steppe e con le merci portavano idee e nuove religioni, l’Asia Centrale era una delle zone più tolleranti e aperte del mondo antico.

L’importanza dei commerci causò invasioni, battaglie, intere regioni ridotte in cenere, città, come Samarcanda rasa al suolo, rifiorirono tanto era strategica la loro posizione. Il Kirghizistan era la porta occidentale della Cina.

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I resti delle antiche mura di Koshoy-Korgon. Foto di Wikipedia.

A  circa 3 ore di strada, 170 km prima di Tash Rabat a  Koshoy Korgon  nel distretto di At-Bashi c’è un piccolo museo e i resti delle fortificazioni di una città lungo la via della Seta, qui si fermavano le grandi carovane che arrivavano dalla Cina e andavano verso l’Uzbekistan e il Mediterraneo o verso il Kazakistan o la Mongolia e poi verso il Nord.

I fedeli e mercanti nestoriani preferivano fermare le loro carovane a Tash Rabat. E’ affascinante questo edificio fortificato, in pietra con una cupola rotonda che sovrasta la stanza centrale, altri vani laterali accoglievano i viandanti, le derrate alimentari, due lunghe sale s’ipotizza fossero i luoghi di preghiera e c’è anche una prigione: un buco in terra, piccolissimo, dove poteva stare una sola persona, era chiuso da un’enorme pietra con un foro in mezzo, attraverso il quale veniva passato il cibo per il prigioniero.

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Tash Rabat. La pietra che copriva la cella della prigione.

Mi si sono rizzati i capelli in testa al commento di una della comitiva: “… serviva a tenerli tranquilli!”.

Sono passati più di mille anni… e l’affermazione di quella somara conferma la convinzione di un mio conoscente “…viviamo tempi in cui abbiamo di fronte un nuovo Medioevo.” La prigione come sistema di controllo degli “irrequieti”: manifestanti, dissidenti, emigranti, comunisti, neri delle periferie delle metropoli, zingari, femministe, ecc., ecc., ecc.

Dopo la visita, abbiamo iniziato a seguire il sentiero che sale a sinistra dietro il monastero nestoriano e va su dritto verso la montagna. Un paesaggio mozza fiato ci ha circondato lungo il percorso. Da 3200 metri siamo arrivati a 3700 metri. Il primo pezzo sale su deciso poi prosegue lungo le creste.

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Tash Rabat. Salendo verso le creste. Altitudine 3700 metri circa.

E’ facile, le pendenze sono lievi. Ero con gruppo di 9 francesi, il più giovane aveva 50 anni, era gente che si preparava per fare un 4100 metri in Cina. Poi siamo scesi di qualche centinaio di metri per raggiungere un pianoro che un tempo doveva essere un ghiacciaio, fino ad un torrente, l’abbiamo attraversato a cavallo per raggiungere una specie di alpeggio in un’altra gorgia. Qui abbiamo fatto un pic-nic con le vivande portate da un uomo a cavallo.

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Tash Rabat. Il cavaliere porta vivande.

Faceva un freddo cane ed eravamo bagnati marci!

Siamo partiti con un  bel sole. La gita era di circa cinque ore, dopo circa tre mentre eravamo sulle creste, ha cominciare a salire un vento di quelli forti e pungenti, si vedevano i nuvoloni neri in arrivo, la guida ha deciso di farci scendere velocemente di qualche centinaia di metri poi ha cominciato a piovere. Una pioggia sottile neanche troppo fastidiosa, ma sopra i 3000 metri quando piove fa freddo.

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Mentre scendevamo dalle creste molti gipeti, grandi avvoltoi e aquile volavano bassi sulle nostre teste in cerca di prede, le marmotte di guardia con fischi acuti lanciavano l’allarme al nostro passaggio e mentre fotografavamo gialle orchidee alpine.

Finito il pic-nic abbiamo attraversato un bellissimo pianoro, in una gorgia spettacolare. E qui ha cominciato a grandinare di brutto, raffiche violente di sassi ghiacciati che in faccia fanno un male cane, ogni tanto non si poteva più proseguire tanto era violenta la grandinata. I branchi di cavalli che ogni tanto incontravamo si tenevano vicini verso i fianchi della montagna e in cerchio per proteggere i puledri, per un’ora abbiamo proseguito a testa bassa fino alla fine della lunghissima gorgia dove ci attendeva il pulmino per riportarci a Tash Rabat.

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Siamo arrivati al mini bus,  dire: ” eravamo fradici…” è essere ottimisti!

Ho bagnato persino i cambi di vestiario che avevo nello zaino, ero infangata fino alle ginocchia, però il posto era splendido e ci tornerei domani… con un bel sole!

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Fiore di montagna. Sulle creste sopra Tash Rabat.

Trekking a Saimaluu Tach. Kirghizistan.

Ho passato tre giorni tra le montagne del Sud del Kirghizistan.

Abbiamo attraversato il paese da Bishkek, la capitale, fino a Naryn, poi invece di proseguire per il confine cinese siamo andate ad ovest, verso Kazarman a circa 150 km da Zalalabad ( o Jalalabad) confine con l’Uzbekistan. Eravamo quattro donne, dovevamo controllare il percorso verso Saimaluu Tach, uno dei trekking di preparazione, di acclimatazione, prima di affrontare il Pamir e il picco Domachii alto 5130 metri.

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Dintorni di Naryn.

Andando verso sud il paesaggio cambia continuamente, si passa attraverso zone climatiche molto diverse, è quasi incredibile per un’europea come me la varietà delle montagne, degli altopiani, i colori, i deserti e le vallate verdi circondate da montagne di varie forme completamente brulle, secche. Sono evidenti i movimenti della terra, ci sono alte montagne, montagne basse tondeggianti, altre sembrano dei cappelli appoggiati uno a fianco all’altro, altre sono morene lunghissime perfettamente tronche, come fosse passato un falegname con una pialla! Ci sono dei canyon sotto il livello del terreno, formazioni carsiche, onde di terra tagliate e colorate, valli verdissime nel deserto. Abbiano attraversato tutto il deserto di Ak-Tala, il deserto bianco… in realtà l’altopiano era verde, perché quest’anno ha piovuto tanto, dove di solito c’è erba secca e gialla c’erano distese di erba verde!

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Sullo sfondo la città di Naryn. Il fiume Naryn è uno dei due fiumi che va a formare il Syr-Daria.

Mi ha entusiasmato vedere cosa a prodotto il movimento della crosta terreste…

Devo ringraziare quattro cretini che ci hanno dato un’indicazione sbagliata, se ho visto un percorso tra le montagne bellissimo. I deficienti ci hanno fatto allungare il percorso di oltre 6 ore… tutto su sterrato, il viaggio doveva durare otto ore invece ne abbiamo fatte quattordici di ore. Mentre ci allontanavamo con il fuori strada mi ero voltata, avevo visto che stavano sghignazzando… Bisogna avere le pigne in testa per fare una cosa simile. Centinaia di chilometri tra le montagne, dove s’incontrano solo cavalli, qualche mucca e piccoli asinelli che stanno comodamente in mezzo alla strada e qualche rara yurta con tanti bambini curiosi che corrono felici a vedere e a dare il benvenuto a chi arriva.

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Una piccola moschea tra le montagne

Il nostro percorso in fuoristrada e stato tutto tra i 2000 e i 3030 metri.

Fino a Naryn, le strade sono asfaltate, poi sono dei begli sterrati, quando ci siamo accorte dell’errore, erano le 7 di sera, Natacha, la nostra guida e autista, tostissima donna, nascosta dietro un aspetto di delicato fiore femminile,  guidava da 10 ore, eravamo vicini a una miniera d’oro, un tempo importante, ora il villaggio nato intorno alla miniera è in decadenza. Grandi camion diretti alla miniera ci sfioravano nel tramonto.

Arrivati a Kazarman, abbiamo cenato e poi veloci a dormire, alle 6 dopo colazione siamo partite verso la nostra meta: Saimaluu Tasch.

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La nostra meta là sullo sfondo.

Abbiamo raggiuto dopo qualche chilometro tra le montagne delle yurte, dove ci attendevano le guide con i cavalli.

Dalle yurte siamo scese di qualche centinaio di metri verso un impetuoso torrente di montagna, lo abbiamo attraversato una prima volta su un traballante ponte tibetano, accomodato al momento dalle guide, poi di nuovo più avanti, questa volta a cavallo, perché era impossibile farlo a piedi. Poi per un’ora e mezza il sentiero saliva lentamente prima di diventare ripido.

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Io ero scoppiata. Non riuscivo a respirare, mai successo prima nella mia vita… ma dopo  quasi un anno senza muovermi, non è strano. Non ero allenata, ero stata in montagna solo due volte, e una volta per buona parte del tempo l’avevo passata a mangiare trote!

Sono partita dai circa 800 metri di Bishkek per arrivare intorno ai 2000 m. di Kazarman e poi cominciare a salire. Ho resistito un’ora e mezza, poi per non essere d’intralcio alle altre che erano lì per lavoro, ho deciso di montare a cavallo, non avevo mai fatto un trekking a cavallo… mi è piaciuto un sacco!

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Sul nevaio.

I cavalli in fila erano tranquilli, ho fatto delle belle foto, per tre ore mi sono goduta il paesaggio comodamente dall’alto di una sella. Siamo passati in mezzo all’erba alta, la flora che da noi è alta cinquanta centimetri, qui è alta 2 metri, abbiamo attraversato un grande nevaio, ripidi pendii erbosi e alla fine siamo arrivati a 3600 m. su un piccolo pianoro circondato dalle cime.

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Il “mio” cavallo può finalmente mangiare l’erba senza essere strattonato.

A metà strada abbiamo incontrato altre guide con i cavalli che stavano pulendo il sentiero e tagliando l’erba e abbiamo cambiato le guide.

In tre abbiamo fatto buona parte del percorso a cavallo, solo la nostra chef, Natacha, responsabile dell’agenzia la maison du voyager   ha fatto tutto il percorso a piedi.

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Famosa questa pietra simbolo degli antichi riti in onore del sole.

Arrivati a 3600 metri abbiamo lasciato i cavalli, di fronte a noi una pietraia saliva verso il colle, abbiamo passato l’ora successiva tra i pietroni alla ricerca dei Petroglifi, le iscrizioni rupestri, le più antiche hanno migliaia di anni e testimoniano il culto del sole degli antichi abitanti della regione, Sciti. Ci sono incisioni evidentemente di varie epoche successive: cervi con le grandi corna ricurve,  ghepardi delle nevi,  i serpenti simbolo della vita, scene di caccia, il ragazzo con attorno al capo i raggi del sole, ho visto su una pietra un animale identico a quelli della grotta di Altamira, scatto una foto ma si scarica la batteria, cerco un telefonino in prestito, torno indietro e in mezzo a tutti quei pietroni… non trovo più la pietra! Le iscrizioni più antiche sono anche le più belle, fatte con cura, eleganti e precise.

Al ritorno ho percorso il sentiero tutto a piedi. A parte i dieci minuti di una salita dove la guida dei cavalli ha voluto a tutti costi farmi salire a cavallo, perché riteneva che in un punto avrei avuto problemi con le scarpe che avevo…

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Nella pietraia a caccia di petroglifi.

Effettivamente ho fatto un’idiozia, sono andata in montagna con le scarpe da ginnastica, dopo aver passato la vita a criticare “gli scemi” che andavano in montagna con scarpe inadatte e poi cadevano o si ammazzavano rotolando giù dalle scarpate!

Ho attraversato il grande nevaio con le scarpe da ginnastica e come logica vuole ho rischiato di brutto di farlo tutto con il sedere, scivolavo da maledetti e non solo, raggiunta la terra era di quelle friabili che non teneva, e rischiavo continuamente di scivolare… un’idiozia, ma quando sono partita non avevo ben capito dove andavamo, pensavo fosse una passeggiatina… Accidenti alle lingue straniere! Era lo studio del percorso per l’ultimo trekking di preparazione prima di andare sulle cime del Pamir !

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Nei prati pieni di fiori blu oltre i 3000 metri.

Non ho avuto nessun problema a salire, mi hanno spiegato che salendo i cavalli in fila non possono che andare avanti, a scendere la questione cambia, bisogna saperli controllare con le redini. Cosa che non so fare. A salire non avevo nessun timore e il cavallo sentiva la mia sicurezza. A scendere, ho cambiato cavallo, sentivo che non era sicuro di se, o forse lui sentiva che non ero troppo tranquilla, anche perché pochi minuti prima avevo rischiato di scivolare sul nevaio.  Il sentiero era strettissimo, da un lato lo strapiombo di centinaia di metri, dall’altro il muro d’erba della montagna. Il cavallo ha fatto un movimento brusco con il corpo, io ero sbilanciata a sinistra verso la montagna, sono scivolata, potevo tenermi, ma nella frazione di secondo in cui è avvenuto il tutto, non ho capito bene cosa stava avvenendo e ho deciso che era meglio lasciarmi andare verso la montagna che cadere nello strapiombo, essendo strettissimo sono scivolata sotto il cavallo che mi ha scavalcato e … ho continuato a piedi!

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Petroglifi. Scena di caccia e serpente.

Intanto i kirghisi a cavallo che avevamo incontrato salendo avevano fatto un ottimo lavoro per chi sarebbe passato di lì dopo … due giorni, mentre per me con le scarpe scivolose, è stato faticoso, l’erba appena tagliata si agganciava ai piedi … ho fatto dei voli olimpionici!

Dopo quattro ore di discesa al torrente abbiamo trovato altri cavalieri ad attenderci per farci passare.

Dopo dieci minuti, il mio cavallo comincia a scalciare, infastidito dal cavallo che ci seguiva, forse erano stanchi e nervosi. L’ultimo pezzo l’ho fatto a piedi. Se voglio andare a cavallo devo imparare un po’ a conoscerli. I cavalli kirghisi sono molto quieti, ma comunque sono cavalli e un’idea di come si controllano è bene averla.

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Masha e la nostra guida dei cavalli.

Raggiunte le yurte abbiamo ripreso il fuori strada e raggiunto Kazarman per la cena. Stanche e contente abbiamo chiacchierato con altri escursionisti europei e poi a nanna. 

Il terzo giorno alle sei abbiamo fatto colazione e siamo partite in direzione di Naryn, poi Koch Kor, abbiamo fatto varie tappe per pranzare, vedere magazzini di prodotti locali, visitare guest house e dopo 16 ore abbiamo raggiunto Bishkek.

Io stanca e felice di aver fatto il mio primo vero trekking kirghiso.

 

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