Repressione. 3. Ufficio dei rifugiati, militari, neonazisti e stupri di guerra.

Ad agosto 2017 dopo mesi che ricevo minacce su Facebook, dove mi prospettano sequestri, omicidi e un processo già in corso in Italia, nel quale sono accusata di qualcosa d’infamante, cerco di mettermi in contatto con un avvocato noto per il coraggio dimostrato nei processi contro dei carabinieri e poliziotti in pestaggi finiti in omicidi. Non ci riesco. Cade subito la linea. Non riesco a parlare con nessuno dei miei conoscenti in Italia. Non so ancora oggi se è vero che hanno costruito delle false accuse e un processo fasullo per screditarmi o non c’è nessun processo, ma era tutto orchestrato per terrorizzarmi.

Sono spaventata, sono sola, non so cosa fare. Decido di andare a chiedere informazioni all’Ufficio dei Rifugiati dell’ONU di Bishkek. Penso se proprio marca male almeno so come fare a chiedere rifugio politico.

E qui imparo qualcosa d’altro sul sistema in cui viviamo, molte illusioni mi erano già cadute in Italia: mi accolgono a braccia aperte, spiego cosa mi è successo, gentilissimi, appena dico che facevo parte di un partito di lavoratori, … comunisti, la trasformazione è immediata da dottor Jekyll a mister Hyde, “ah, partito di lavoratori… Comunisti”. Sanno perfettamente cosa avviene in Europa ai membri di partiti di opposizione. Vi risparmio il resto della trafila e l’attesa di un interprete di lingua italiana. L’interprete una donna kazaka, quando racconto sono stata stuprata da un gruppo di uomini dopo che tre mesi prima mi avevano detto che dovevo smettere di fare attività politica si è messa a ridere…

Già ha riso, come quel militare in borghese entrato nel mio studio Bibliografico con la scusa di voler acquistare un libro, un paio d’anni prima, mi disse sogghignando: “…ha rimosso…”, poi se ne andò. Sì, non mi ricordo nulla… probabilmente il mio cervello mi ha graziato. Mi hanno talmente massacrato che non mi ricordo nulla… provo solo un dolore immenso.

Preciso più volte che ora non voglio chiedere asilo, ma sono interessata a conoscere le procedure. Mi hanno minacciato più volte, se mi costringeranno, chiederò asilo per salvare la mia vita. Alla fine mi diranno che in quel momento non danno rifugio politico a nessuno. Però posso chiedere aiuto allo stato Kirghiso, mi dovrei rivolgere all’ufficio immigrazione e poi mi danno un indirizzo di un’associazione, una onlus immagino finanziata dagli occidentali. Non farò niente di tutto questo. Credo sia stato un errore, visto quello che è successo nei mesi successivi.

A titolo di pura informazione, nel 2017, il responsabile internazionale dell’ufficio dei rifugiati dell’ONU è italiano.

Intanto per sicurezza cambio hotel, dopo che ho scoperto che la titolare ha i parenti emigrati in Italia.

Mi trasferisco all’Hotel Alpinist. Resto lì dieci mesi. Lì sono stata narcotizzata e violentata. Credo che in questo hotel si sia saldato criminalità comune, corruzione e nazismo agli interessi della repressione europea e alla lotta tra frazioni del capitale in Italia.

Quando ero in Italia due persone differenti mi dissero che le violenze che ho subito sono “stupri di guerra”.

Stupro di guerra. Peccato che lo sapevano solo loro di essere in guerra.

Sarà che sono sempre stata una persona tranquilla, ma non capisco e mi rifiuto di capire certi metodi.  Metodi inutili in una fase storica come questa. Se ci fosse una guerra in corso o una guerra civile non lo capirei lo stesso, ma me lo spiegherei.

Dopo quello che mi è successo negli ultimi anni sono profondamente convinta che la causa dell’estremizzazione dei mussulmani in Europa oltre alle condizioni economiche e sociali pessime, sono i militari e civili annidati in associazioni sovversive e paramilitari, coperte dai servizi segreti locali e della propaganda finanziata per alimentare la paura e nascondere i problemi reali degli europei: disoccupazione, bassi salari, peggioramento delle condizioni di vita. Costruiscono dei nemici immaginari, una volta sono i mussulmani, un’altra volta gli ebrei, un’altra gli immigrati, un’altra ancora i sindacati o i comunisti,  su cui i frustrati e spaventati europei possono scaricare la rabbia invece di difendere i loro interessi. Sono una minoranza, ma una minoranza che fa rumore. Sono quelli che urlano forte per zittire i confusi.

Essendo italiana e non più giovane ho ben presente cosa fecero tra gli anni ’60 e gli anni ’90 del novecento, gruppi sovversivi di estrema destra, gruppi paramilitari come Gladio-Beyond, finanziati dalla Nato, dagli americani e servizi segreti “deviati”. Diventano sempre “devianti” quando si fanno beccare. Fecero tentativi di colpo di stato, stragi, misero bombe nelle piazze, sui treni, nelle banche, uccisero carabinieri e poliziotti e uccisero Moro. Moro fu ucciso dalle brigate rosse, terroristi controllati e manovrati dai servizi segreti italiani.

A me questa gente  fa veramente schifo. Quelli di ieri e quelli di oggi.  Di alcuni mi spiego il perché delle loro scelte, me le spiego con la forza delle ideologie borghesi, con l’incertezza economica diffusa, con la propaganda, con il mondo che è entrato in una fase storica nuova, quella generalizzata dell’acciaio dei cannoni e dei missili, con la necessità borghese di controllare le masse dei lavoratori.

In un mondo globalizzato, dove il nazionalismo è fumo negli occhi per nascondere la realtà dell’internazionalizzazione del capitale e serve a riempire le tasche di qualche predone, questi miserabili passano il tempo riempiendosi la bocca con la Patria, la Nazione…

E questo mi fa veramente incazzare: Miserabile immondizia umana, le centinaia e centinaia di persone morte nelle stragi, sui treni, nelle piazze, nelle banche, nei locali cos’erano e cosa sono? Ve lo ricordo: erano negli anni ’60/’80, italiani, i vostri compatrioti e oggi sono europei. 

Quello che scrivo in Italia è noto a tutti quelli della mia generazione.

Negli ultimi dieci anni hanno fatto circolare in Italia la voce che ” … forse, la strage di Bologna, 85 morti e decine di feriti, rovinati vita natural durante, è opera dei terroristi palestinesi!E’ un altro insulto ai morti e alle loro famiglie.

E’ sufficiente conoscere gli storici rapporti italiani con il Medio Oriente e gli arabi per sapere che è un’idiozia. Questo è buono per mistificare la storia e nascondere i crimini e confondere le idee ai giovani che la storia non l’hanno vissuto e non la conoscono.

Sono appassionata di storia, e lo studio della storia mi ha insegnato che i militari spesso sono degli emeriti imbecilli, ignoranti e disonesti oltre che pecore, ne ho avuto conferma in quello che mi è successo. E’ gente che non ragiona. A loro è richiesta l’obbedienza. Stop. E quando hanno dei margini di decisione individuale, sono degli imbecilli. Feroci imbecilli. Forse tra le poche eccezioni ci sono l’esercito Napoleonico e l’Armata Rossa, due eserciti espressione di due rivoluzioni. Una borghese e l’altra proletaria.

Un esempio per tutti: Quest’anno ricorre il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. Nel 1917 i soldati italiani furono accusati dagli Stati Maggiori e da tutti i giornali complici, di essere i responsabili della Disfatta di Caporetto, una battaglia con un costo in vite umane spaventoso, quasi 80.000 morti su i due fronti italiano e austriaco, decine di migliaia di feriti, centinaia di migliaia di prigionieri e oltre un milione di sfollati. E’ ingiurioso e falso, i responsabili furono gli ufficiali dello stato maggiore, arroganti macellai incompetenti, incapaci di impostare una tattica e una strategia mandarono al macello decine di migliaia di soldati. (E questo non lo dico io, sono stati scritti molti libri, denunciarono quegli imbecilli incompetenti e onorarono la memoria di chi a Caporetto aveva combattuto e perso la vita).

Torniamo all’hotel Alpinist.

Continua nel post successivo.

Repressione in Italia. 1.

dicembre 2018

Scrivo questo post perché’ sono in pericolo. Voglio salvarmi la vita. Non permetterò più a nessuno di violentarmi. E se mi succede qualcosa di peggio, voglio che si sappia la causa.

Sono in pericolo qui in Kirghizistan. Sono stata minacciata di morte e ora mi stanno facendo terra bruciata intorno. Stanno “lavorando” sulla mia reputazione. Gente che conosco qui, sempre gentile e sorridente, è un po’ di giorni che ha cominciato a evitarmi. Non mi salutano più, senza nessuna ragione. 

Sono comunista. Me ne sono andata dall’Italia dopo essere stata massacrata e aver tentato di denunciare quella feccia umana.

Quando sono partita dall’Italia, pensavo me ne vado, vado in qualche altro paese e ricomincio una nuova vita. M’illudevo.  L’Europa non è ancora finita, ma se c’è una cosa che funziona, perfettamente, è l’apparato repressivo europeo, e i suoi rapporti internazionali sono ottimi. In Kirghizistan non c’è neanche un’ambasciata italiana, in compenso tedeschi e francesi si occupano degli interessi italiani qui.

Qualcuno in Italia mi aveva suggerito di prendere un profilo basso. Di essere più invisibile possibile per salvarmi la vita. Sono tre anni che con il profilo “più basso possibile” me ne vado in giro da sola per il mondo, e alla fine mi sono impantanata qui in Kirghizistan.

Me ne sono successe di tutti colori, mi hanno drogata, narcotizzata come si è fatto sfuggire una persona, e violentata. (Precisazione: in tutta la mia vita non ho mai usato droghe, neanche ho mai fumato uno spinello e sono una donna piuttosto seria. Se qualcuno vuole capire come la penso io, può andare a leggere l’intervista di Clara Zetkin a Lenin sulla Questione femminile ). Hanno tentato di sequestrarmi, hanno minacciato di uccidermi e di buttarmi nel lago di Issy kul se non stavo zitta, mi hanno minacciato mille volte usando internet. Sono tre anni che dico a tutto il mondo che non faccio attività politica, e voglio solo essere lasciata in pace. Niente, tutto inutile.

ONDE PER CUI ORA RACCONTO COSA MI E’ SUCCESSO.

  1. Sono stata e sono perseguitata per le mie scelte politiche da oltre un quindicennio. In Italia, in Europa e in tutto il mondo è in corso una repressione feroce dei partiti dei lavoratori marxisti leninisti e non solo, anarchici o di chiunque altro possa mettere seriamente in discussione il sistema. Il tutto eseguito in modo feroce, ma mascherato.
  2. Il motivo per cui continuano a perseguitarmi anche qui, in Kirghizistan non è solo perché sono comunista. Si, c’è sicuramente qualche scemo locale che si presta con la scusa dell’anticomunismo, ma in realtà semplicemente per acchiappare i dollari o gli euro versati a pioggia dagli occidentali per corrompe e ottenere ciò che gli serve e violentare una donna che altrimenti non si potrebbero permettere. Se è vero, come temo e mi hanno detto, hanno imbastito un processo fasullo e mi hanno coinvolto costruendo prove false e non posso per ora verificarlo, poiché m’impediscono di chiamare in Italia, non è solo perché sono comunista.

Mi sono lambiccata il cervello a lungo, non capivo il perché, dopo avermi massacrato, ridotta come uno zombi, avermi fatto terra bruciata in torno, nel Partito e in ogni luogo, non mi mollavano.  

  1. A) In questo eventuale processo ottengono di distruggermi completamente la reputazione,  distruggere la mia credibilità, tanto da impedirmi di continuare di fare attività politica se tornassi in Italia.
  2. B) Mi utilizzano come pedina in un gioco che è più grande di me e in cui non centro nulla, e soprattutto visto che non ho sufficienti informazioni non sono neanche in grado di giocare.

Quello che ho capito è questo: Sono finita inconsapevolmente nello scontro tra apparati dello stato italiano e tra due gruppi economici e politici che in Italia si stanno facendo la guerra utilizzando tutti i mezzi possibili, stupri, ricatti, omicidi, scandali e compiono i crimini più efferati. Veri e propri predoni.

Violando la legge, i diritti costituzionali e i diritti umani delle persone, cosa di cui non gliene frega niente a nessuno.

In Italia e in Europa, non sono ancora finiti gli Stati Uniti d’Europa, ma se c’è una cosa che funziona oltre la Banca Europea è l’Apparato Repressivo europeo.

Apparato repressivo che assume varie forme. In Italia: polizia, carabinieri, servizi segreti interni e per l’estero, polizia politica, i servizi “coperti”, le associazioni a delinquere come la ex Gladio, militari, piccoli imprenditori e parassiti sociali vari che campano sui soldi messi a disposizione dello stato italiano e dalla NATO per reprimere il dissenso. Tutti quelli che ai tempi dell’ex Unione Sovietica erano impegnati nel fronte anti comunista si sono riconvertiti in spioni interni e massacratori di dissidenti e intanto si fanno la guerra tra di loro.

L’Ideologia, sono soprattutto fascisti e di destra, ma non solo, come mi fece presente qualcuno anni fa, sono tutti coinvolti, è solo una copertura per fare soldi sulla pelle altrui.

Dopo il crollo dell’Impero russo e la riunificazione tedesca con tutto quello che ha comportato nella geografia politica mondiale e lo sviluppo del dragone cinese che sta mettendo in discussione i rapporti internazionali, c’è stata un’accelerazione tale della storia che ha cambiato il mondo quanto una guerra mondiale e se per decenni chi faceva attività politica in un partito dei lavoratori marxista-leninisti come me non ha mai avuto problemi ora la questione cambia. Fanno lavoro preventivo, sanno quanto me che non sono lontani i tempi di una crisi profonda e generale del capitale com’è successo due volte nel ‘900. Il loro scopo è prendere il controllo dei partiti come il mio, per controllare i lavoratori in fasi di grandi movimenti di massa o momenti rivoluzionari. Sicuramente non è una cosa nuova, l’hanno fatto molte volte nella storia dell’ultimo secolo e mezzo. E’ nuovo per me e per i compagni del mio partito, fino a quando non è incominciato tutto questo eravamo passati indenni in tutto il disordine italiano grazie ad un uso intelligente degli spazi di libertà rimasti e che oggi si stanno chiudendo.

Io, sembro un catalizzatore di guai, in serie.  Ho compreso di recente perché avevo alle costole, servizi segreti italiani, tedeschi, francesi, turchi, kazaki e russi oltre ai kirghisi, gli ultimi “giustamente” perché stavo nel loro paese. Ho fatto inconsapevolmente una serie di errori.

Che cosa succede ai comunisti e non solo a loro, in Italia, nei particolari lo racconterò in un altro post. Avete presente la tanto disprezzata Corea del Nord burattino nel grande gioco tra le potenze, le dittature africane e di alcuni paesi asiatici, bene, probabilmente sono meno feroci con gli oppositori del loro paese. La repressione è mascherata, già perché nella pacifica e benigna Europa, patria dei diritti umani “non può venire alla conoscenza degli ignari” che gli oppositori oltre ad essere picchiati, sono torturati, stuprati, “le compagne stordite con droga e psicofarmaci date in uso a dei porci schifosi”. Ti distruggono la salute. Il lavoro. La calunnia è usata a piene mani. Ti distruggono la reputazione per impedirti di essere credibile nelle tue accuse. La prima cosa che fanno a una donna dopo averla violentata è farla passare per matta, poi per puttana e poi se non basta per prostituta.  Terrorizzano i famigliari, inducono persone a compiere dei crimini per poterli ricattare, e compiono una quantità di gravi crimini, violano i diritti costituzionali e i diritti umani, ma di questo parlerò più avanti.

Scriverò della complicità diffusa negli ambienti giudiziari, di magistrati, degli avvocati, certi giri della politica e dell’imprenditoria.

Alcune associazioni femminili che dovrebbero difendere le donne e invece le loro dirigenti si preoccupano di mettere a tacere le donne che “si ricordano”, come mi ha detto un’illustre avvocatessa a capo di un’associazione femminile “… c’era una che si ricordava… chissà dov’è adesso…?”, già che fine hanno fatto fare a quella donna che si ricordava e si era rivolta a loro per avere assistenza giuridica e aiuto?

Molti sanno esattamente cosa succede agli oppositori, tanto è vero che 9 avvocati ai quali mi ero rivolta, capito quale era la questione, si sono rifiutati con varie scuse di accompagnarmi in Procura a denunciare cosa stava avvenendo. Mi sconsigliavano, “Lasci perdere.” “Se li denuncia, la massacrano”, improvvisamente erano impegnati in processi importanti, altri semplicemente non rispondevano più al telefono.

Continua nel prossimo post.

Afrosyob, la Samarcanda Sogdiana, la mitica Marakanda di Alessandro Magno; il complesso dei Mausolei Shihai-Zinda e il cimitero costruito sui resti dell’antica città.

L’altura di Afrosyob, la città sogdiana, costruita tra il 7° e il 5° secolo BC. a qualche centinaio di metri dalla Samarcanda ricostruita da Tamerlano tra il 1370 e l’inizio del ‘400, dopo che Gengis Khan nel 1220 l’aveva rasa al suolo, è uno dei luoghi che più mi hanno affascinato e fatto sorridere.

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La moschea Hazrat-Hizr del 7°sec., ma ricostruita sugli antichi ruderi nell’800.

Aveva un’estensione di tredici kmq, era una delle città più importanti sull’Antica Via della Seta e famosi erano i mercanti sogdiani.  Dalla madrasa di Bibi Khanoum, si vede in lontananza a sinistra la bella moschea di Hazrat-Hizr, alle sue spalle i resti della città sogdiana; di fronte la moschea, una strada che taglia di netto una collinetta, una parte dell’antica Afrosyob e sul lato destro della collinetta il cimitero.

Hanno tagliato in due parti l’antica città per far passare una strada… e su una parte dell’antica Samarcanda, abbandonata e ricostruita nella piana da Tamerlano che volle farne la capitale e perla del suo impero, sono secoli, che seppelliscono i morti. Mi è sembrato terribilmente ironico e una bella metafora della condizione umana. Per millenni città dei vivi ora è la città dei morti.

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Paesaggio. Qui inizia l’antica Afrosyob.

Se si va a destra, seguendo il muro del cimitero si arriva al bellissimo complesso di Shahi-Zinda, il cui significato è La tomba del re vivente, costruito nel XI-XII sec. attorno a quella che si crede la tomba del cugino di Maometto, Qusam ibn- Abbas, si dice abbia portato l’Islam in queste terre. Ci sono le tombe dei familiari di Timur e di Ulug-bek, di favoriti e notabili. E’ un luogo di pellegrinaggio per gli uzbeki, è necessario essere vestiti adeguatamente a un luogo religioso.

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Mausoleo a Shihai-Zinda.

Prendendo la strada che passa ai piedi della moschea Hazrat-Hizr, si arriva dopo qualche centinaio di metri al Museo di Afrosyob, all’interno gli oggetti rinvenuti nelle campagne di scavo. E’ interessante, in particolare un affresco trovato in un palazzo, con un colorato corteo di ambasciatori, una sposa su un cammello, anitre e altri animali. Uscendo sulla destra c’è uno dei passaggi per salire tra le colline in quello che resta della città sogdiana, tra i ruderi di terra grigia, muri con finestre appena accennate, colline, buchi dei tombaroli, greggi di pecore al pascolo, giovani pastori silenziosi che ti osservano, non si capisce se con curiosità o ostilità, mura di fortificazioni.

Si racconta che Alessandro Magno giunto nella città sogdiana nel 4°sec. B.C., disse che aveva sentito  molte cose sulla leggendaria Marakanda, e che in realtà era ancora più bella di come l’aveva immaginata. Qui durante un banchetto, ubriaco, uccise Clito uno dei suoi migliori generali. Clito difese dei generali macedoni sconfitti in una battaglia e gli gettò in viso una serie di verità scomode. Nei banchetti non si potevano portare armi ed era indegno anche per un Re uccidere qualcuno a un banchetto soprattutto chi come Clito gli aveva salvato la vita e con lui aveva legami di parentela. Alessandro era così addolorato per ciò che aveva fatto che tentò di suicidarsi.

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Ruderi dell’antica Marakanda.

Quando ho visitato Shihia-Zinda era una bella giornata di sole, mentre camminavo tra i mausolei ricoperti di maioliche turchesi e blu con stupendi disegni astratti di fiori, sento un profumo, mi ricorda che è ora di pranzo e ho una gran fame. Seguo il profumo, proviene da un edificio, penso forse c’è un caffè e posso pranzare, invece è una mensa dei dipendenti, non possono darmi nulla. Esco affamata, non voglio uscire dal complesso, altrimenti devo ripagare l’ingresso ed è costoso come un museo europeo… ho visitato solo una piccola parte, il sole picchia in testa feroce.

Dopo un po’ si avvicina un uomo, mi dice che ha sentito che volevo pranzare, se voglio mi accompagna dove fanno bene da mangiare. Dico Ok, ma deve essere economico. Non voglio farmi pelare solo perché sono straniera e soprattutto voglio rientrare a vedere i mausolei. Mi accompagna a circa 200 metri, di fronte, vicino alla stazione degli autobus, in un posto veramente orrendo. All’aperto ci sono dei brutti tavoli sgangherati, sotto il pavimento passa un canale, c’è un’apertura, si sente l’impetuoso rumore dell’acqua, penso, se non crolla il pavimento dissestato è perfetto, rinfresca l’aria! L’uomo che mi accompagna parla con il cuoco, mi dice che non devo dargli più di un tot. (circa 3 euro!). Lui ovviamente si prende una percentuale !

C’è in terra murato un grande pentolone e dentro cuoce il Plof, il migliore plof dell’Asia Centrale! Riso,carote, peperoni, uvetta, carne, un uova e non so’ che altro…. Squisito.

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Il miglior Plof dell’Asia Centrale.

Dopo pranzo finisco di vedere i mausolei di Shihia-Zinda, arrivo in cima al complesso, scavalco il muro, perché il cancello verso il cimitero moderno è chiuso. Mi affascina questo cimitero costruito su una città millenaria, giro un po’ tra le migliaia di tombe sotto il sole cocente, dopo un po’ vedo un uomo davanti a una tomba, ha un coltellaccio enorme in mano, lo guardo preoccupata… che intenzioni ha? Dopo qualche minuto da un sacco tira fuori… un gallo! E al gallo che si dibatte taglia la gola. Vedo uscire il sangue. Lentamente mi allontano senza perderlo di vista, mi chiedo se è matto e se rischio di fare la stessa fine del gallo!

Chissà cosa aveva da farsi perdonare dal morto che probabilmente gli tormentava il sonno?

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Sacrificio a Samarcanda.

Tempo dopo mi sono informata, non è nella religione mussulmana, ma esiste nelle tradizioni locali uzbeke e kirghise il costume di praticare riti e sacrifici di animali, per propiziarsi la buona sorte o il perdono, retaggio di religioni animistiche precedenti alla diffusione dell’islam.

Proseguendo il mio giro ho disturbato un cucciolo addormentato tra le tombe o visto un serpente e dei cespugli di capperi rigogliosi. Sulle pietre delle tombe erano impresse le foto dei defunti, mi sono stupita, gli uzbechi sono sunniti come i turchi e i kirghisi, pensavo non potessero rappresentare la figura umana.

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Cucciolo tra le tombe del cimitero moderno di Samarcanda,

 

 

 

 

Buchara.

Buchara per secoli tra le più importanti città della Transoxiana, distrutta da Gengis Khan, ritornò a essere una famosa, ricca città commerciale sulla Via della Seta e un importante centro religioso.

Tra il 1261 e il 1264 qui vissero Matteo e Marco Polo prima di andare verso la Cina! Buchara nei secoli attirò tra le sue mura importanti studiosi e poeti, tra i quali Abd Allah ibn Sina conosciuto in Occidente come Avicenna grande medico e astronomo. 

Buchara è bella. Piccolina. Il centro storico con le su madrase, le moschee, le cupole dei mercanti è Patrimonio dell’Umanità. Due o tre giorni sono sufficienti per visitarla. E’ un posto molto turistico, ma vale veramente la pena di vederla.

L’unica cosa irritante è che chi vive e lavora nel centro storico sono commercianti che campano sul turismo e sfacciatamente per loro sei un bancomat emettitore di banconote e basta!

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Mausoleo dei Samanidi.

Il Mausoleo dei Samanidi del 9° secolo, è uno dei luoghi più belli di Buchara, la stupenda armonia della sua architettura, insieme Soghdiana preislamica e innovativa, è un capolavoro dell’architettura mondiale. E’ una rappresentazione simbolica dell’universo. Ha la forma di un cubo simbolo della terra e della stabilità, la cupola semisferica che lo sormonta rappresenta il cielo. La bellezza delle sue facciate, costruite con mattoni seccati in forno che formano motivi diagonali, orizzontali, verticali, rettangoli, quadrati, rosette, e dischi, è evidenziata dalle colonne ai quattro angoli dell’edificio con piccole cupole che circondano la grande cupola centrale.E’ un luogo di pellegrinaggio musulmano, la gente entra a pregare sulla tomba, le sepolture sono nascoste nelle cripte sotterranee. Sarà l’armonia delle forme, sarà che la gente va lì a pregare e ci va con le migliori intenzioni, in questo luogo si respira, si sente qualcosa che ti trattiene lì dentro, e ti affascina.

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Madrasa Chor-Minor

L’altro luogo che mi è piaciuto particolarmente è la Madrasa Chor-Minor: “Quattro minareti”. Il corpo centrale della madrasa è circondato da quattro minareti con cupole blu una diversa dall’altra. E’ stato costruito nel 1807 grazie a un ricco mercante, però è evidente dalle pietre con antiche iscrizioni  (rune) che reggono le porte o sono inserite nei muri con altre colonne di un’epoca più antica, che è stato costruito su un antico tempio zoroastriano.

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Rune. Madrasa Chor-Minor
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Vecchie donne uzbeke sotto casa al fresco di fronte al Chor-Minor.

Ho cercato per due giorni il Chor-Minor, non riuscivo a trovarlo, è un po’ spostato rispetto a tutti gli altri edifici più importanti. Avevo una cartina illeggibile. Chiedo informazioni ad un uomo in bicicletta, mi accompagna, mi racconta che ha cinque figli e tutti studiano le lingue inglese, russo, francese, tedesco. Lui è fiero dei suoi figli. Prima di andarsene, dal sacchetto di plastica appeso alla bicicletta, prende un grande pane tondo, mi regala un pezzo del suo pane. E’ il pane più buono che ho mangiato in Uzbekistan!

A Buchara ci sono mille cose belle da vedere, conviene perdersi, girando a piede, con una carta e una guida, fermarsi ed entrare nelle madrase, dove spesso vendono, nel cortile interno o nelle celle degli antichi studenti coranici, prodotti di artigianato locale, o nelle mosche, dove si può; o sotto le antiche cupole dei mercanti dove potrete intavolare lunghe trattative per acquistare un tappeto, una tovaglia o un cappello in karakul. Mi mangio ancora le mani per non averne acquistato uno stupendo!

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Tra quei cappelli c’è il “mio cappello in karakul !”

Di fronte alla Madrasa della foto qui sopra c’è la Madrasa di Ulug-Bek, della fine del 1500, qui c’è un’iscrizione “La ricerca della conoscenza è il dovere di ogni seguace dell’Islam, uomo e donna”, conoscevo Ulug-Bek come grande astronomo, innovatore e saggio, conosciuto e apprezzato nella sua epoca e nei secoli successivi anche in Europa, dopo aver saputo di questa iscrizione, la mia ammirazione nei suoi confronti è ancora cresciuta! Consiglio a tutti la visita di quel che rimane del suo osservatorio astronomico a Samarcanda.

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Madrassa di Ulug-Bek a Buchara.

L’Ark è la fortezza-cittadella e il più antico edificio di Buchara, ricostruito più volte, ha mura imponenti. All’interno ci sono due musei e un’antica moschea e molti altri edifici, fino all’inizio del 20° secolo ospitava ancora 3000 persone.

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Leone nel cortile del trono della cittadella d’Ark.

Di fronte alla fortezza c’è la Moschea del Venerdì con il suo piccolo minareto e una delle poche vasche rimaste delle oltre 100 presenti fino all’inizio del ‘900 nell’oasi di Buchara, furono interrate perché erano diventate putridi e malsani acquitrini.

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La seconda cinta muraria della città.

A una certa distanza dall’Ark c’è la seconda cinta muraria che proteggeva la città, dell’8°sec. Le condizioni non sono buone come quelle degli altri edifici, ma di fronte c’è un piccolo mercato, dove si può comprare la frutta fresca!

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Il grande complesso del minareto Kalon, con la sua moschea, la madrasa ancora attiva e i grandi cortili interni con cupole e colonne è bello, imponente, dall’esterno sembra una fortezza inattaccabile o un nostro antico monastero.

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Il complesso del minareto Kalon visto dall’esterno.

Credo di essere una donna rispettosa delle religioni altrui, perché comprendo i meccanismi che portano le persone a credere, anche se sono atea, ma qui ho dato dello stronzo ad un fondamentalista islamico. Ero stata invitata a entrare nella moschea da un gruppo di donne islamiche, altrimenti non mi sarei permessa di entrare, dopo un po’ le donne se ne vanno, io resto. Arriva questo deficiente maleducato e con pessimi modi mi dice nella sua lingua che me ne devo andare, comincia ad agitarsi e sbraitare. Io sono esterrefatta e non mi muovo, anzi lo ignoro proprio. Telefona al guardiano che mi dice devo andarmene. Mi alzo, esco vado dal guardiano e gli spiego da incazzata la situazione. Quando capisce, ride e si scusa. 

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Cortile con il minareto Kalon.

Oltre agli splendidi edifici storici, nelle viuzze, le case sono costruite in fango secco, ma si vedono anche molte case nuove e si capisce la ricchezza prodotta dal turismo.

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Casa in fango.

Dopo il primo giorno con un sole splendido, un cielo blu, una luce eccezionale che si rifletteva si muri bianchi rendendo la città magica, poi essendo novembre, per tre giorni sempre cielo grigio.

Buchara è una città dove fare i turisti, apprezzare la storia, la bellezza e la grandezza della specie umana, ma non una città da viverci, come invece è possibile nella bella e moderna città di Taskent.

 

Asia Centrale. Bishkek. 5. Problemi culturali con i maschi asiatici …I mutandoni del tagiko.

27 Ottobre 2016.

Bishkek. Un buon ostello con standard europei. Nell’ostello ci sono soprattutto stranieri, arrivano da tutto il mondo: io dall’Italia, poi Olanda, Polonia, Russia, Nuova Zelanda, Inghilterra, Usa, Kazakistan e anche Kirghizistan.

L’ostello è di proprietà di due uomini locali (mai visti). Dalla manager che spunta ogni tanto a controllare la polvere sui mobili e la pulizia delle camere, alle receptionist, alla donna delle pulizie sono tutte ragazze. Simpatiche, parlano tutte inglese meglio di me.

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Per tutta la vita ho combattuto i pregiudizi, non penso di esserne completamente esente, viviamo in una società che massicciamente li diffonde, però ho sempre pensato che stando in guardia puoi renderti conto in tempo se cominci a dire scemenze ed evitarle.

Ora sono qui al centro dell’Asia,  viaggio da otto mesi, credo senza pregiudizi, qualcuno in viaggio mi ha definito una persona aperta, amichevole, e così è. Ho viaggiato in Europa e Russia senza problemi, alla fine la cultura è la stessa. Andando verso l’Asia ho cominciato ad essere più cauta.

Esiste uno sviluppo ineguale delle nazioni e questo implica molte cose: differenze economiche, in Asia maggiore povertà, ma anche grande ricchezza, problemi sociali diversi dall’Occidente, tradizioni differenti, idee superate dalla realtà economica e sociale ma ancora radicate nelle teste e grandi differenze culturali superabili con il massimo rispetto dell’altro. Ho trovato disponibilità e diffidenza normale verso uno straniero che arriva da un mondo molto lontano, ma superata facilmente con un sorriso, il rispetto e la disponibilità.

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In questo momento mi girano le scatole, penso che non è così semplice. Non serve che ti rispetto se non rispetti me.

Io ho problemi con gli uomini anche in Italia… intendo uomini imbecilli. Sono una donna che è sempre andata per la sua strada, facendo scelte di vita scomode, per buona parte della vita sono stata attivista politico in un partito di lavoratori e di certo non mi serve e non mi è mai servita “la protezione” di un uomo,

Si, mi sono sentita dire questo da un kazako in una notte buia, senza luna, su una scala senza luci, mentre cercavo di raggiungere un negozio a due passi senza cadere e con sta scusa cercava di mettermi le mani addosso.  Non potete vederlo ma mi escono il fumo dal naso e la bava dalla bocca al solo pensiero… 

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Ho sempre pensato di valere almeno quanto un uomo. E vista la mia esperienza di vita, soprattutto quella degli ultimi anni, sono migliore e valgo decisamente di più della media degli uomini. La mia non è presunzione. Sono una cinquantenne, se alla mia età non sapessi come sono, sarebbe assai grave.

Ovviamente in un ostello puoi trovare gente fantastica e grandi imbecilli come in qualsiasi altro luogo.

Sto cercando di migliorare il mio inglese per molte ragioni. Ad esempio, se leggo un libro, voglio poterlo raccontare e commentare non solo con frasi semplici; se vado in montagna, voglio raccontare la mia passeggiata e la natura intorno a me; voglio capire la società che mi circonda e per ultimo quando incontro un imbecille, presuntuoso, razzista e antifemminista voglio poterglielo dire, motivando a fondo la mia affermazione. Non c’è gusto a dare dell’idiota a qualcuno senza spiegargli perché lo è!

In quest’ostello c’è un buon clima, it is friendly! Fino a due giorni fa… qui gli ospiti si ritrovano e lavorano in una sala comune con larghi e comodi divani; c’è un grande tavolo, ci si siede intorno con il computer e nessuno ti disturba;  puoi guardare la TV,  e scambiare informazioni utili al tuo viaggio, puoi stare in cucina a chiacchierare oppure puoi restare nella tua camera.

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C’è gente che lavora per organizzazioni internazionali, come Tam neozelandese; Richard insegna l’inglese all’Università; un ingegnere di origini Indiane, ma naturalizzato americano, il quale disprezza profondamente gli americani che non si sono arricchiti, ossia la maggior parte dei 323 milioni dei suoi connazionali! I poveri, gli homeless negli USA sono 105milioni e 303.000. (dati presi dal libro di  Elisabetta Grande, prof.ssa di Sistemi giuridici comparati all’Università del Piemonte Orientale, ripresi da Repubblica.) Si sente parte di un’élite d’intellettuali intelligenti … e tutte le volte che apre la bocca non fa che ripetere una quantità industriale di beceri luoghi comuni!  Qui studia il russo per poi andare in Ucraina; alcuni come me e Derek sono qui per ottenere un visto per altri paesi, Micha si riposa dopo aver attraversato la Cina e il Pamir in bicicletta, c’è Abdullah… tagico (non si chiama così, la mia è  pura cattiveria!), in città per affari, compra profumate saponette Diva da rivendere in Tagikistan, almeno così dice…

Come è naturale chiacchiero con tutti. La sera, sotto il vestito mi metto il pantalone del pigiama  per sedermi o stendermi sui divani. Per stare comoda, mettere le gambe come mi pare, non avere problemi con i maschi, non creare scandalo o dare fastidio.

Anche altri ospiti si mettono in pigiama. E qui arrivo al Tagiko cinquantenne.

Due sere fa arriva e si mette in… mutandoni!!! Avete presente quelli dei nonni? Così!

Io rimango lì perplessa. Se il mio ex convivente girava per casa in mutande o in mutandoni, ovviamente non mi dava fastidio, non mi offendeva perché tra noi c’era intimità. Questo che va in giro con i suoi mutandoni e relativi attributi maschili in evidenza, mi spiazza, non so come reagire.  Subito, faccio finta di niente, continuo a parlare con lui come prima, osservo le donne, tutte fanno come se fosse vestito.

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Giuro non l’ho inventato. Ecco qui il tagiko in mutandoni! Sfocato e irriconoscibile per la privacy e perché da queste parti sono tranquilli ma permalosi  e pronipoti dei predoni dell’ Antica via della Seta!

Mi chiedo forse è normale… ma so che non è normale, vista la condizione femminile di questa parte del mondo. Nel suo paese dubito assai che di fronte a delle donne si permetta una cosa simile.

Rifletto e capisco che lui non ha capito la situazione.

Sembra anche una brava persona. Ha visto altri uomini in pigiama in mezzo alle donne e per un problema culturale si è messo… in mutandoni!  Non capisce la differenza: un pigiama, una tuta è un  vestito impersonale, neutro, asessuato, largo… un mutandone no!

Legge anche il Corano, a gambe incrociate sul divano, in… mutandoni!

Alla fine vado dalle receptionist, e chiedo: ” E’ normale che il tagiko se ne sta in mutandoni?” Risposta: “In mutandoni?” Spiego cosa sono. Il bello che la sera prima un paio di queste erano sedute vicino a me e parlavano tranquillamente con il tagiko! Quando afferrano il concetto, mi dicono “No, non è normale!” . Certo che non è normale.

E capisco che anche loro non sapendo affrontare la situazione hanno fatto finta che fosse vestito! Ma, cazzo, non lo è!!!

Mi sembra di essere nella situazione della favola “Il re nudo”. E la cosa mi fa sempre più incazzare oltre a crearmi altri problemi.

So che Mia ha parlato con il tagiko, lui gli ha detto che sono pantaloni! Un po’ perché è un cliente, un po’ perché non sa che fare, fa finta di niente e il tagiko da quando gli è stato fatto l’appunto gira imperterrito avanti indietro in mutandoni… suppongo, voglia affermare la sua mascolinità.  Non ho più scambiato una parola con il tagiko se non un Buongiorno, quando è vestito, altrimenti lo ignoro apertamente. Capirà prima o poi.

No, non capisce…

Ho chiesto a un ragazzo Americano-irlandese che sta in ostello e vive qui da due anni “Secondo te faccio bene se gli parlo?” Risposta: “Assolutamente no, vista la cultura di qui è capace che diventa violento! Una donna non può fare un’osservazione a un uomo…!”

Sono proprio tentata di fare due chiacchiere con il somaro. Lui sta offendendo me e tutte le donne presenti…

Sono entrata in cucina, me lo trovo davanti, seduto al tavolo in mutandoni… invece di uscire subito, vedo rosso… lo guardo e gli dico in perfetto italiano I tuoi non sono pantaloni, ma mutandoni…”, ha capito perfettamente, infatti è schizzato in piedi come se gli avessi piantato un ago nel culo e io me ne sono andata. Adesso sono due giorni che parla ad alta voce in tagico al cellulare. E questa sera mi ha fotografato.  Che stia preparando una vendetta…?!

Ho chiesto a Richard . “Mi devo preoccupare” Lui “No, c’è un sacco di gente in ostello, non è violento.”

Ora nell’ostello c’è una situazione un pò tesa, intanto il tagico in mutandoni e l’indiano americano hanno fatto comunella, s’intendono… hanno la stessa immondizia nella testa.

Entro in cucina, mi guardano e commentano tra di loro a bassa voce: “E’ affamata di uomini!” questa è una frase che ho già sentito…

Tu mandi a cagare un uomo, lo ignori, gli dimostri il tuo disprezzo e il coglione  dice “…deve essere affamata di uomini”! A parte la totale insensatezza, logica vuole che  se ti voglio, te lo dico o faccio in modo che capisci e se sei d’accordo, mi infilo nel tuo letto.

La conseguenza può essere grave: l’imbecille ignorato e ignorante , essendo un uomo cosa pensa di fare, dato che è un’idiota? pensa debba dominarti ed umiliarti. Poi si ricorda la frase dell’altro ” ha fame di uomini” e l’idea più intelligente che può venire in una testa bacata è quella di violentarti, di organizzare uno stupro, magari di gruppo.

E poi senti dire qualche uomo, “Ci sono delle donne cui piace essere violentate…”.  A quel punto l’unico pensiero che ti viene in mente è:  “Questi miserabili uomini di serie B vanno castrati, così non fanno più danni.”

STOP VIOLENCE 

AGAIN WOMAN

Alla fine ho preso il traduttore italiano-russo gli ho scritto che mi dava fastidio, spiegandogli perchè, lui: “Karasciof”, va bene, e non si è più messo in mutandoni!

Forse ho sbagliato io, per paura di offendere ho chiesto alla receptionist d’intervenire e lui si è offeso, se glielo dicevo, educatamente, forse sarebbe stato subito risolto, o forse no… accidenti, mai troppo tardi per imparare.

Tra l’altro qui in Kirghizistan gli uomini kirghisi sono molto rispettosi con le donne, finora mai avuto un problema. (Però… fino a 3 o 4 anni fa era legale rapire una donna non consenziente per obbligarla a sposare un uomo che non voleva = alla Sicilia di 50 anni fa!). Diversa  credo sia la situazione in Tagikistan, in Uzbekistan e Kazakistan, vivono una condizione peggiore. (In un altro post ne spiegherò la ragione).

STOP VIOLENCE

AGAIN WOMAN

  STOP VIOLENCE AGAIN WOMAN

STOP VIOLENCE

AGAIN WOMAN