Childrens targeted shocking scale. Nelle guerre attuali sparse per il mondo i bambini sono obiettivi di guerra.

* La foto in evidenza non è una mia foto. Ho scritto il post il 29 dicembre 2017, mi spiace, ma ora non mi ricordo in quale sito ho preso la foto, era free, gratuita.

29 Dicembre 2017.

Questa mattina accendo il televisore per sentire le notizie. Scelgo Al Jazeera (Emirati arabi), di solito guardo o questo canale o la BBC (Inglese) o Rtd (Russo), perché sono in inglese e perché mi permettono di confrontare le notizie e cercare di capire cosa succede nel mondo. Mi piace particolarmente Al Jazeera, mi sembrano più seri e lì trovo molte più informazioni che negli altri telegiornali. Nei Tg occidentali le informazioni sono molto più filtrate, tante notizie non passano o sono appena accennate.

Non so se ogni tanto scopro l’acqua calda, ma questa mattina ho capito, anche perché era scritto bello chiaro, che i bambini sono target – obiettivi di guerra.

Finora pensavo che fosse casuale, un effetto “collaterale” delle guerre: i bambini soldati di Boko Haram, (in un documentario uno di quei bambini, avrà avuto tredici anni, ora in un centro di rieducazione, raccontava che drogato con la cocaina, uccideva le persone come fossero animali…); le bambine o ragazzine rapite costrette a matrimoni forzati o ridotte a schiave sessuali; i bambini morti sotto i bombardamenti insieme ai parenti, quest’anno 700 solo in Afghanistan; 5000 bambini morti o feriti in Yemen dall’inizio della guerra per le sue conseguenze, bombe, colera, fame; i bambini morti nel Mediterraneo mentre fuggivano dalla guerra in Siria, o dall’Afghanistan e da altre guerre degli ultimi venticinque anni; i ragazzini rivestiti di esplosivo e obbligati a farsi saltare in aria in qualche mercato dei paesi mussulmani.

L’Unicef denuncia: i bambini sono targeted shocking scale nelle guerre moderne.

Sono obiettivi e poiché suppongo ci siano delle scale di gravità nell’attacco al nemico, i bambini stanno nella scala dello shock, cioè devono essere scioccati, così alla fine della guerra saranno dei sopravvissuti con seri problemi a riprendersi e questo sarà un’ulteriore danno per la nazione in cui vivono… Sono stuprati, usati come bombe viventi, come soldati, come schiavi, costretti a vivere per anni in campi profughi in condizioni estreme e senza frequentare la scuola.

E’ un vero attacco alla specie umana… se tocchi i bambini… vai a distruggere le basi della sopravvivenza della specie… la vita.

L’umanitarismo non serve a niente e l’indignazione pure, serve l’organizzazione per cambiare il mondo, ma questa mattina sono così incazzata… e poi non è vero che non serve l’indignazione, è il primo passo sulla strada della presa di coscienza, perché c’è un sacco di gente, totalmente indifferente, come assuefatta. Hanno il cervello talmente coperto dal grasso dell’abbondanza, intorpidito,  da non porsi domande e quando se le pongono le risposte, sono da brivido…

Gli animalisti che su vari siti di viaggio s’indignano dell’uso improprio fatto degli animali per sollazzare i turisti, come gli elefanti costretti a scarrozzare i viaggiatori, o le tigri o altri animali sedati per le foto con i turisti, sono un esempio di cosa significa avere il cervello coperto dal grasso dell’abbondanza.

Vanno nei paesi asiatici e africani, dove c’è uno sfruttamento bestiale delle persone, orari di lavoro senza fine, stipendi miserrimi, bambini costretti a lavorare per aiutare le famiglie invece che frequentare la scuola, bambine e bambini venduti come schiavi sessuali, bambini scheletrici con la pancia gonfia per la fame e questi …….. si preoccupano degli animali…

Sì, perché il passo è breve, da questa cecità passare alla giustificazione delle atrocità… 

Qualche mese fa dei video su Facebook denunciavano le atrocità della guerra in Siria.

Un video, mostrava un ospedale nel quale dei bambini feriti, scampati a un bombardamento, non piangevano più, in mezzo ad altra gente ferita, alle urla di una madre che aveva perso tutti i suoi figli, consolata da un ragazzo di 14 anni, allucinato, con il suo fratellino di pochi mesi tra le braccia, morto soffocato dalla polvere insieme a tutti i suoi famigliari e che lui non voleva abbandonare ai becchini. I bambini non piangevano più, annientati dall’orrore, avevano smesso di piangere. Si guardavano intorno smarriti, era talmente enorme quello cui assistevano che non riuscivano più a piangere.

L’altro video documentava le atrocità delle carceri siriane, le torture, gli stupri, in particolare delle donne, raccontava di una ragazza sedicenne incarcerata, massacrata, violentata talmente tanto dai soldati del governo siriano da indurla al suicidio spaccandosi la testa contro il muro della sua cella. La storia di questa ragazzina la sentii raccontare un po’ di tempo dopo in un documentario di Al Jazeera dalle donne siriane compagne di cella di quella ragazza. Era quasi impossibile stare ad ascoltare le atrocità subite da quelle donne.

Quello che mi lasciò allibita, in un sito per viaggiatori, di fronte ai pochi commenti a questo 2° filmato, tutti dello stesso tenore, fu la risposta di una ragazza italiana, tanto ignobile da indurmi a visitare la sua pagina. Giovane, una ventina d’anni, studentessa universitaria, tanto carina, pulitina, un viso da ragazza “per bene”.

La miserabile mentecatta non scrisse una sola parola sulla ragazzina violentata e  uccisa dai soldati nel carcere siriano, ma disquisì se la notizia era vera o falsa, per lei era falsa. Non si sarebbe capito il perché di quest’affermazione se non fosse che negli stessi giorni in Italia c’era un dibattito causato da Salvini sulla falsità delle notizie dei bombardamenti dell’aviazione di Assad con il gas su Khan Saykhun, che aveva causato settantaquattro morti, quasi tutti bambini e dopo qualche mese confermato ampiamente non solo dai russi, ma anche dall’ONU e da tutti i testimoni oculari.

Salvini e soci sostenevano che erano propaganda entrambi i filmati.

Prendendo per buona l’ipotesi (non lo è) di Salvini e soci, se anche fossero stati di propaganda contro la guerra o di una delle parti in conflitto, non tolgono nulla al fatto che quello che si vedeva e si sentiva raccontare nei video accade ogni giorno nelle zone di guerra in modo più o meno efferato: Siria, Africa, Iraq, Afghanistan e in ogni guerra moderna.

Mi chiedevo come poteva, la ragazza italiana essere  totalmente priva di empatia, forse era stupida… evidentemente schierata nel centro destra o nell’estrema destra, ha fatto 1+1 = 3. La sua parte politica sostiene una tesi sugli avvenimenti in Siria, lei in modo acritico la conferma.

Quella ragazza “tanto per benino” mi ha profondamente indignato:

  1. In quanto donna disprezzo le donne complici morali con gli uomini che stuprano le donne.
  2. In quanto “madre simbolica”, non riesco a sopportare il dolore di quella giovane creatura che poteva essere mia figlia.
  3. In quanto essere umano, ritengo intollerabili, disumane, simili bestialità. Odio profondamente una società che alimenta, giustifica, tollera tali atrocità, condotte da persone che hanno perso la loro umanità, su altre persone indifese, per mantenere i privilegi di pochi a scapito della maggioranza.

Guardavo la foto dell’insensibile ragazza italiana e mi chiedevo com’era possibile?

Mi sono venuti in mente due libri: “La banalità del male” di Hannah Arendt, libro mai letto, mi propongo da anni di leggerlo, ma avendo altre priorità e la giornata di ventiquattr’ore ho sempre rimandato. Non so se dopo averlo letto condividerò le sue tesi, ma dai commenti  e dalle frasi che ho sentito citare nel corso degli anni sono certa che varrà la pena di leggerlo. Lei, ebrea, fuggita negli USA, seguiva il processo a Eichmann gerarca nazista e scriveva articoli per il New Yorker, giornale americano, riflettendo sugli aspetti politici e morali, su com’era possibile che un uomo avesse potuto compiere simili orrori.

Brano preso dal sito Robe di donne: “La Arendt sostiene che la società civile aveva creato un nuovo tipo di criminale caratterizzato dalla mancanza di idee, ma non stupido, quanto senza spirito critico, e ubbidiente: un uomo che vive attraverso i condizionamenti esterni che gli sono dati dalla società, o da un capo politico, un uomo mediocre che vive per inerzia.

Eppure, questo criminale solerte, fa più paura di un mostro inumano, perché Eichmann, alla fine, avrebbe potuto essere chiunque: bastava non avere idee che potessero aiutare a comprendere che cosa era giusto e cosa sbagliato; bastava essere ligi al dovere, ubbidienti ai comandi impartiti, grandi lavoratori, e si era Eichmann, un uomo che viveva, ma non era calato nel reale e nelle sue implicazioni, che faceva parte di uno stato totalitario che plasmava le personalità a suo vantaggio.”

Di sicuro non sono d’accordo sull’affermazione che è uno stato totalitario a plasmare simili individui a suo vantaggio, oggi questo avviene nella democratica Europa, in tutto l’Occidente, nei cosiddetti paesi “liberi”. Infatti, l’affermazione della ragazza italiana è spiegata, appunto nel suo essere una persona senza spirito critico, ignorante (= mancanza di conoscenza) e manipolata dalla propaganda.

L’altro libro è “Le Benevole” di Jonathan Littell, libro di oltre 1000 pagine, interessante, avvincente, documentatissimo, ma così terribile che non sono riuscita a finire di leggere le ultime cinquanta pagine. Tra le altre, sostiene la stessa tesi, la manipolazione degli individui da parte della società. E’ stato per me impossibile finire di leggere quel libro perché in quel momento stavo vivendo in prima persona la repressione feroce e mascherata che in Europa ha disintegrato varie organizzazioni dei lavoratori e per me era chiaro che quello che era descritto nel libro stava di nuovo avvenendo, la disinformazione, la manipolazione degli individui, la repressione, avveniva lì sotto i miei occhi e il rimanente non è lontano da accadere.

… Sul controllo ideologico delle masse e degli individui, dai “Persuasori occulti” di Vance Packard scritto nel 1957 in poi sono stati scritti molti libri. Dalle facoltà di psicologia, alle ricerche delle neuroscienze nelle Università, alle aziende che cercano nuovi metodi per vendere i loro prodotti, agli strateghi delle campagne elettorali, delle campagne stampa e televisive, ai vari partiti che per mantenere un “cadreghino” (leggi poltrona in qualche comune, regione o in parlamento) sono disponibili a “fare monete false”,  agli apparati repressivi dediti a destrutturare le persone che vogliono cambiare il mondo, i cosiddetti “sovversivi”, sono tutti impegnati, spesso partendo da basi reali o dalle paure immaginarie ha falsificare la realtà, ad alimentare l’odio verso l’altro, a creare nemici immaginari, un “nemico” che una volta può essere l’emigrato, il nero, l’ebreo, il profugo, un’altra volta, il sindacato, il comunista… e così via.

Stanno desensibilizzando la gente, per prepararla alla futura guerra per la spartizione del mercato mondiale, esattamente come è successo due volte nel ‘900, al punto che di fronte alle foto del bimbo siriano dalla maglia rossa in fuga dalla guerra su un gommone, morto annegato e  arenato su una spiaggia del Mediterraneo nel 2016, ho sentito una persona dire: “…tanto gli immigrati sono solo “rumenta” (spazzatura)… (significa che non è un essere umano e da lì alla repressione, alle botte, allo sterminio il passo è breve…) e un giornalista di “sinistra” sul suo blog affermare che non si dovrebbero far vedere foto simili, “turbano”, questi sono un esempio della complicità, dell’uniformarsi ai luoghi comuni, della mancanza di senso critico, di mediocrità, della “banalità del male” ben descritta nei due libri che ho citato e della brutta china ideologica su cui stanno scivolando i paesi europei.

Se di fronte ai bambini divenuti obiettivi di guerra, ad una ragazzina stuprata e uccisa dalle violenze, ad un bambino morto annegato in fuga dalla guerra,  rimani indifferente, o peggio provi soddisfazione perché è morto un “nemico”,e se di fronte a simili tragedie un giornalista neanche di destra ma “di sinistra” ha come unica preoccupazione, non la denuncia ma la mistificazione… se un sacco di gente con la pancia piena si preoccupa delle tigri e degli elefanti invece che delle condizioni dei bambini e dei lavoratori dei paesi che allegramente visitano ….direi che siamo proprio malmessi.

E le conseguenze, conoscendo la storia del Novecento, delle crisi e delle guerre del capitalismo sono facilmente prevedibili…

 

 

 

 

 

 

 

Asia Centrale. Bishkek. 5. Problemi culturali con i maschi asiatici …I mutandoni del tagiko.

27 Ottobre 2016.

Bishkek. Un buon ostello con standard europei. Nell’ostello ci sono soprattutto stranieri, arrivano da tutto il mondo: io dall’Italia, poi Olanda, Polonia, Russia, Nuova Zelanda, Inghilterra, Usa, Kazakistan e anche Kirghizistan.

L’ostello è di proprietà di due uomini locali (mai visti). Dalla manager che spunta ogni tanto a controllare la polvere sui mobili e la pulizia delle camere, alle receptionist, alla donna delle pulizie sono tutte ragazze. Simpatiche, parlano tutte inglese meglio di me.

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Per tutta la vita ho combattuto i pregiudizi, non penso di esserne completamente esente, viviamo in una società che massicciamente li diffonde, però ho sempre pensato che stando in guardia puoi renderti conto in tempo se cominci a dire scemenze ed evitarle.

Ora sono qui al centro dell’Asia,  viaggio da otto mesi, credo senza pregiudizi, qualcuno in viaggio mi ha definito una persona aperta, amichevole, e così è. Ho viaggiato in Europa e Russia senza problemi, alla fine la cultura è la stessa. Andando verso l’Asia ho cominciato ad essere più cauta.

Esiste uno sviluppo ineguale delle nazioni e questo implica molte cose: differenze economiche, in Asia maggiore povertà, ma anche grande ricchezza, problemi sociali diversi dall’Occidente, tradizioni differenti, idee superate dalla realtà economica e sociale ma ancora radicate nelle teste e grandi differenze culturali superabili con il massimo rispetto dell’altro. Ho trovato disponibilità e diffidenza normale verso uno straniero che arriva da un mondo molto lontano, ma superata facilmente con un sorriso, il rispetto e la disponibilità.

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In questo momento mi girano le scatole, penso che non è così semplice. Non serve che ti rispetto se non rispetti me.

Io ho problemi con gli uomini anche in Italia… intendo uomini imbecilli. Sono una donna che è sempre andata per la sua strada, facendo scelte di vita scomode, per buona parte della vita sono stata attivista politico in un partito di lavoratori e di certo non mi serve e non mi è mai servita “la protezione” di un uomo,

Si, mi sono sentita dire questo da un kazako in una notte buia, senza luna, su una scala senza luci, mentre cercavo di raggiungere un negozio a due passi senza cadere e con sta scusa cercava di mettermi le mani addosso.  Non potete vederlo ma mi escono il fumo dal naso e la bava dalla bocca al solo pensiero… 

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Ho sempre pensato di valere almeno quanto un uomo. E vista la mia esperienza di vita, soprattutto quella degli ultimi anni, sono migliore e valgo decisamente di più della media degli uomini. La mia non è presunzione. Sono una cinquantenne, se alla mia età non sapessi come sono, sarebbe assai grave.

Ovviamente in un ostello puoi trovare gente fantastica e grandi imbecilli come in qualsiasi altro luogo.

Sto cercando di migliorare il mio inglese per molte ragioni. Ad esempio, se leggo un libro, voglio poterlo raccontare e commentare non solo con frasi semplici; se vado in montagna, voglio raccontare la mia passeggiata e la natura intorno a me; voglio capire la società che mi circonda e per ultimo quando incontro un imbecille, presuntuoso, razzista e antifemminista voglio poterglielo dire, motivando a fondo la mia affermazione. Non c’è gusto a dare dell’idiota a qualcuno senza spiegargli perché lo è!

In quest’ostello c’è un buon clima, it is friendly! Fino a due giorni fa… qui gli ospiti si ritrovano e lavorano in una sala comune con larghi e comodi divani; c’è un grande tavolo, ci si siede intorno con il computer e nessuno ti disturba;  puoi guardare la TV,  e scambiare informazioni utili al tuo viaggio, puoi stare in cucina a chiacchierare oppure puoi restare nella tua camera.

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C’è gente che lavora per organizzazioni internazionali, come Tam neozelandese; Richard insegna l’inglese all’Università; un ingegnere di origini Indiane, ma naturalizzato americano, il quale disprezza profondamente gli americani che non si sono arricchiti, ossia la maggior parte dei 323 milioni dei suoi connazionali! I poveri, gli homeless negli USA sono 105milioni e 303.000. (dati presi dal libro di  Elisabetta Grande, prof.ssa di Sistemi giuridici comparati all’Università del Piemonte Orientale, ripresi da Repubblica.) Si sente parte di un’élite d’intellettuali intelligenti … e tutte le volte che apre la bocca non fa che ripetere una quantità industriale di beceri luoghi comuni!  Qui studia il russo per poi andare in Ucraina; alcuni come me e Derek sono qui per ottenere un visto per altri paesi, Micha si riposa dopo aver attraversato la Cina e il Pamir in bicicletta, c’è Abdullah… tagico (non si chiama così, la mia è  pura cattiveria!), in città per affari, compra profumate saponette Diva da rivendere in Tagikistan, almeno così dice…

Come è naturale chiacchiero con tutti. La sera, sotto il vestito mi metto il pantalone del pigiama  per sedermi o stendermi sui divani. Per stare comoda, mettere le gambe come mi pare, non avere problemi con i maschi, non creare scandalo o dare fastidio.

Anche altri ospiti si mettono in pigiama. E qui arrivo al Tagiko cinquantenne.

Due sere fa arriva e si mette in… mutandoni!!! Avete presente quelli dei nonni? Così!

Io rimango lì perplessa. Se il mio ex convivente girava per casa in mutande o in mutandoni, ovviamente non mi dava fastidio, non mi offendeva perché tra noi c’era intimità. Questo che va in giro con i suoi mutandoni e relativi attributi maschili in evidenza, mi spiazza, non so come reagire.  Subito, faccio finta di niente, continuo a parlare con lui come prima, osservo le donne, tutte fanno come se fosse vestito.

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Giuro non l’ho inventato. Ecco qui il tagiko in mutandoni! Sfocato e irriconoscibile per la privacy e perché da queste parti sono tranquilli ma permalosi  e pronipoti dei predoni dell’ Antica via della Seta!

Mi chiedo forse è normale… ma so che non è normale, vista la condizione femminile di questa parte del mondo. Nel suo paese dubito assai che di fronte a delle donne si permetta una cosa simile.

Rifletto e capisco che lui non ha capito la situazione.

Sembra anche una brava persona. Ha visto altri uomini in pigiama in mezzo alle donne e per un problema culturale si è messo… in mutandoni!  Non capisce la differenza: un pigiama, una tuta è un  vestito impersonale, neutro, asessuato, largo… un mutandone no!

Legge anche il Corano, a gambe incrociate sul divano, in… mutandoni!

Alla fine vado dalle receptionist, e chiedo: ” E’ normale che il tagiko se ne sta in mutandoni?” Risposta: “In mutandoni?” Spiego cosa sono. Il bello che la sera prima un paio di queste erano sedute vicino a me e parlavano tranquillamente con il tagiko! Quando afferrano il concetto, mi dicono “No, non è normale!” . Certo che non è normale.

E capisco che anche loro non sapendo affrontare la situazione hanno fatto finta che fosse vestito! Ma, cazzo, non lo è!!!

Mi sembra di essere nella situazione della favola “Il re nudo”. E la cosa mi fa sempre più incazzare oltre a crearmi altri problemi.

So che Mia ha parlato con il tagiko, lui gli ha detto che sono pantaloni! Un po’ perché è un cliente, un po’ perché non sa che fare, fa finta di niente e il tagiko da quando gli è stato fatto l’appunto gira imperterrito avanti indietro in mutandoni… suppongo, voglia affermare la sua mascolinità.  Non ho più scambiato una parola con il tagiko se non un Buongiorno, quando è vestito, altrimenti lo ignoro apertamente. Capirà prima o poi.

No, non capisce…

Ho chiesto a un ragazzo Americano-irlandese che sta in ostello e vive qui da due anni “Secondo te faccio bene se gli parlo?” Risposta: “Assolutamente no, vista la cultura di qui è capace che diventa violento! Una donna non può fare un’osservazione a un uomo…!”

Sono proprio tentata di fare due chiacchiere con il somaro. Lui sta offendendo me e tutte le donne presenti…

Sono entrata in cucina, me lo trovo davanti, seduto al tavolo in mutandoni… invece di uscire subito, vedo rosso… lo guardo e gli dico in perfetto italiano I tuoi non sono pantaloni, ma mutandoni…”, ha capito perfettamente, infatti è schizzato in piedi come se gli avessi piantato un ago nel culo e io me ne sono andata. Adesso sono due giorni che parla ad alta voce in tagico al cellulare. E questa sera mi ha fotografato.  Che stia preparando una vendetta…?!

Ho chiesto a Richard . “Mi devo preoccupare” Lui “No, c’è un sacco di gente in ostello, non è violento.”

Ora nell’ostello c’è una situazione un pò tesa, intanto il tagico in mutandoni e l’indiano americano hanno fatto comunella, s’intendono… hanno la stessa immondizia nella testa.

Entro in cucina, mi guardano e commentano tra di loro a bassa voce: “E’ affamata di uomini!” questa è una frase che ho già sentito…

Tu mandi a cagare un uomo, lo ignori, gli dimostri il tuo disprezzo e il coglione  dice “…deve essere affamata di uomini”! A parte la totale insensatezza, logica vuole che  se ti voglio, te lo dico o faccio in modo che capisci e se sei d’accordo, mi infilo nel tuo letto.

La conseguenza può essere grave: l’imbecille ignorato e ignorante , essendo un uomo cosa pensa di fare, dato che è un’idiota? pensa debba dominarti ed umiliarti. Poi si ricorda la frase dell’altro ” ha fame di uomini” e l’idea più intelligente che può venire in una testa bacata è quella di violentarti, di organizzare uno stupro, magari di gruppo.

E poi senti dire qualche uomo, “Ci sono delle donne cui piace essere violentate…”.  A quel punto l’unico pensiero che ti viene in mente è:  “Questi miserabili uomini di serie B vanno castrati, così non fanno più danni.”

STOP VIOLENCE 

AGAIN WOMAN

Alla fine ho preso il traduttore italiano-russo gli ho scritto che mi dava fastidio, spiegandogli perchè, lui: “Karasciof”, va bene, e non si è più messo in mutandoni!

Forse ho sbagliato io, per paura di offendere ho chiesto alla receptionist d’intervenire e lui si è offeso, se glielo dicevo, educatamente, forse sarebbe stato subito risolto, o forse no… accidenti, mai troppo tardi per imparare.

Tra l’altro qui in Kirghizistan gli uomini kirghisi sono molto rispettosi con le donne, finora mai avuto un problema. (Però… fino a 3 o 4 anni fa era legale rapire una donna non consenziente per obbligarla a sposare un uomo che non voleva = alla Sicilia di 50 anni fa!). Diversa  credo sia la situazione in Tagikistan, in Uzbekistan e Kazakistan, vivono una condizione peggiore. (In un altro post ne spiegherò la ragione).

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