Il porto di Danzica.

Sono partita da Danzica sul ferryboat che porta alla penisola di Hel in una giornata di sole. Costo andata e ritorno 8 euro. La motonave percorre tutto il canale o fiume Motlawa, fino alla confluenza con il grande fiume Vistola. Sulle sponde della Motlawa si sviluppa, per chilometri, il porto di Danzica (GDanks). Primo porto polacco.

E’ affascinante questo passaggio in mezzo al fiume tra le due sponde del porto. Grandi navi  alla fonda sono in costruzione o in riparazione. I cantieri si susseguono uno dopo l’altro. Si vedono le gru al lavoro, grandi tubi raggiungo le navi e le riempiono di sabbia, cereali, e chissà quante altre cose. I rimorchiatori ruotano le navi tra le sponde. Le fiamme ossidriche  saldano l’acciaio delle navi. Gli operai si fermano ad osservare le navi dei turisti di passaggio.

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Dal 1200 importante porto commerciale e per la pesca, fu tra le più importanti città della Lega Anseatica, la potente alleanza tra le città mercantili che controllavano il commercio nell’Europa Settentrionale e nel Mar Baltico. Nel XVI secolo divenne il più importante porto del Mar Baltico. Danzica e il suo porto contesi per secoli tra principi polacchi, cavalieri teutonici, russi e prussiani videro sparare qui il colpo di cannone che diede inizio alla 2a Guerra Mondiale. Il 1° settembre del 1939 alle 4.45 la vecchia corazzata tedesca Schleswig-Holstein con una cannonata sparata nel porto diede inizio all’occupazione della Polonia e alle ostilità che nel mondo in 5 anni causarono la morte di 50 milioni di uomini e donne. Oggi sulla penisola di Westernplatte, verso la foce, alle spalle del porto, c’è un monumento ai caduti polacchi e un museo a cielo aperto delle fortificazioni che ressero l’assedio di una settimana dell’esercito tedesco.

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Il porto di Danzica nei decenni successivi alla 2a guerra mondiale è stato più volte al centro di lotte di un forte e coraggioso gruppo di  lavoratori che pur rischiando la vita, la prigione e il posto di lavoro hanno saputo lottare per difendere i loro interessi sul luogo di lavoro. I Cantieri Lenin restano nella memoria dei lavoratori di tutto il mondo. Poi su questo è stata fatta grande demagogia. Solidarnosc il sindacato espresso dalle lotte è finito col diventare uno strumento di controllo dei lavoratori, ma questo non toglie nulla al coraggio e al valore dei lavoratori polacchi.

 

Amsterdam

Amsterdam mi piace.  E’ una città verde e d’acqua. Piena di alberi, parchi e giardini. Alberi spettacolari, non pensi di trovarne di simili in città, con centinaia d’anni, di molti non conosco i nomi.

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Ci sono salici, tigli, querce, platani, betulle e degli alberi di cui conosco solo il nome dialettale, “Les Alberes” per esempio sono bellissimi, alti, hanno delle fronde che mosse dal vento hanno un suono che ricorda il tintinnio lieve di campanellini. Ti entra sotto la pelle. Da bambina mi sdraiavo sotto questi alberi, vicino all’acqua di un ruscello, ascoltavo il suono del vento tra le foglie e il suono dell’acqua che scorreva veloce e allegra nell’erba. Ancora oggi quando ascolto il vento tra le fronde delle Albere provo una sensazione bellissima, mi sento profondamente parte della natura, degli alberi e dell’acqua.

Un paio di giorni fa ero triste e molto arrabbiata, avevo ottime ragioni per esserlo.

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Camminavo in giro per Amsterdam.  Passo davanti a Sarphati Park, entro e mi trovo di fronte un laghetto con dei salici piangenti che sfiorano l’acqua, delle anitre chiaccherine, gli aironi che si avvicinano senza paura e delle papare con le piume che sembrano cesellate e dei prati verde smeraldo. Continuo la mia passeggiata e lungo il canale Reguliergracht incontro un’antica chiesa in legno del ‘600, mi pare si chiami Amstel kerk, cammino lungo un lato della chiesa, alla fine si apre uno slargo che finisce nel canale Prinsengracht con degli alberi enormi, spettacolari, mi lasciano a bocca aperta. Proseguo, mi fermo a guardare da uno dei ponti sull’ Amstel,  il fiume con i ponti mobili, i barconi ancorati alle sponde, i traghetti, le barchette e il vento di mare che soffia quasi sempre mi fa sentire bene e dimentico tutta la mia rabbia. E’ una città talmente bella che ti fa stare bene. La sera rientro verso le undici, lungo il canale ogni sera è un incontro speciale: una volta è un airone che ti osserva sul bordo di un canale, un’altra delle strane papere che ti salutano, altre volte sono le nidiate di cigni o di germani reali o qualche corvo altezzoso che si avvicina per osservarti.

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Gli olandesi sono ospitali, gente aperta, parlano minimo 3 lingue. In città si respira un’aria leggera. E non perchè sono sballati dalla puzza di hascish e marjuana che impesta le vie o i canali di fronte ai coffe shop! C’è un tenore di vita elevato, gli stipendi sono buoni anche se la vita è cara. A parte nei fine settimana dove la città  invasa da migliaia di turisti è frenetica, dal lunedì al giovedi in città si respira una sensazione di calma, di benessere calmo.

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Parigi e il canale Saint-Martin.

Ieri ho scoperto un altro pezzo di Parigi.

Cercavo un negozio.

Sole, cielo blu. Vale la pena di andare a piedi. Parto da place Colonel Fabien, scendo lungo il canale Saint-Martin e incredibile riesco a vedere il passaggio lungo il canale di una chiatta.

Da un mese tutte le volte che passo lungo il canale mi chiedo se è ancora utilizzato e come funzionano le chiuse. C’è un dislivello notevole  dal Bassin de la Villette allo sbocco del canale nella Senna.

IMG_2068Fatto costruire da Napoleone I per portare acqua fresca alla città di Parigi allora in crescita, fu utilizzato per portare in città derrate alimentari, materiali e merci varie. E’ visibile fino alla rue de Faubourg du Temple, poi è coperto fino a poco prima di Place de la Bastille. Seguo per un po’ la chiatta, osservo le chiuse che si riempiono d’acqua (parecchio sporca) e poi si svuotano per far passare il barcone nella chiusa successiva. Vedo i ponti stradali che ruotano. Sui ponti in ferro, alti sul canale, lungo il quay de Walmy, nei giardini lungo le sponde, tutta la gente si ferma ad osservare. E’ uno spettacolo: il canale, il barcone, la gente, i bambini increduli.

Proseguo verso place de la  République, al mattino vuota. Si anima al pomeriggio e la sera con dibattiti, esposizioni, conferenze d’intellettuali di vario genere. Chiedo informazioni e son strani sti parigini… sempre mi indicano la metro. Poi dopo la terza volta che ripeto che voglio andare a piedi e finalmente “ascoltano” la mia richiesta mi fanno presente che piuttosto lontano, qualcuno mi dice “Buon courage”. Mi capita regolarmente. Deduco che i parigini si spostano decisamente poco a piedi!

Continuo su Boulevard Voltaire fino a place de la Nation, continuo oltre, alla fine trovo il negozio, ma non quello che cerco.

Sbuco nel Boulevard Daumesnil, guardo la cartina e penso che il ponte d’Austerliz e le Jarden de le plants non sono così lontani.

Cammino lungo il corso e osservo i negozi, ci sono molte botteghe di restauratori di pianoforti, liutai, mobili, gioielli insoliti, gallerie, insomma artigianato artistico, fin a quando non mi rendo conto che cammino lungo dei bastioni e le botteghe sono all’interno di arcate restaurate e che sopra c’è del verde. Per fortuna che sono curiosa! vedo sbucare da una gradinata un uomo, mi chiedo sarà un’uscita della metropolitana? però non è segnalata. Salgo lungo la scalinata e sbuco estasiata nella coulee verte Rene Dumont!