Samarcanda

Novembre 2016.

Ho desiderato per molto tempo di andare a Samarcanda. Leggevo i libri illustrati sull’Asia dell’800, i libri scritti dai viaggiatori, guardavo le foto color seppia di inizio novecento. Poi mentre ero in viaggio mentre pensavo dove andare, guardavo su internet le immagini del Registan, altrimenti ero sicura sarei rimasta delusa. Non pensavo facesse parte del mio viaggio. La mia direzione era un altra, invece un cambio di percorso mi ha condotto lì.

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Il Registan.

Non sono rimasta delusa. Samarcanda è bella. Sono stupendi i suoi colori, i turchesi, gli azzurri in tutte le sfumature, i minareti, le cupole scanalate, i riflessi dalla luce sulle piastrelle colorate della Samarcanda di Tamerlano.

Il verde dei suoi giardini, le aiuole curatissime mi hanno sorpreso. Samarcanda è un’oasi in mezzo al deserto eppure è verdissima!

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Le mura dell’antica Afrosyob vicino alla tomba del profeta Daniele.

Afrosyob, dell’8° sec. A.C., l’antica Maracanda dei greci, la Samarcanda sogdiana, distesa su un’altura di loess, grigiastra, con anche dieci strati di città e epoche diverse sovrapposti e il suo museo con i resti di affreschi di un antico palazzo del 7° secolo che ti lasciano lì incantata. E il suo cimitero, la sua città dei morti sovrapposta alle altre, un tempo città dei vivi.

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Il cimitero, città dei morti, costruito sull’antica città di Afrosyob.

La tomba di Timur lo zoppo, del grande e sanguinario Tamerlano, luogo santo per gli uzbeki e uno dei luoghi più belli e affascinanti della città.

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Interno della tomba di Tamerlano il Grande.

La madrasa e quel che resta dell’Osservatorio Astronomico di suo nipote Ulug-Bek.

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La madrasa e moschea di Bibi Khanoum con la storia e le leggende che ancora adesso non ho ben chiare, a parte la rabbia di Tamerlano.

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Una delle cupole di Bibi Khanoum.

I colori della necropoli Shahi-Zinda costruita da Ulug-Bek e il Plof più buono dell’Asia Centrale.

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Le tombe della necropoli di Shahi-Zinda.

Ho girato a piedi per giorni. Sono tornata più volte nei luoghi che mi avevano particolarmente colpita: La Moschea di Bibi Khanuom e la sua storia d’amore e di morte con Tamerlano; la tomba di Tamerlano, oggi luogo sacro per gli uzbeki; la città dei morti costruita sull’antica Afrosyob e l’Osservatorio Astronomico di Ulug Bek che descriverò nei prossimi post.

Buchara.

Buchara per secoli tra le più importanti città della Transoxiana, distrutta da Gengis Khan, ritornò a essere una famosa, ricca città commerciale sulla Via della Seta e un importante centro religioso.

Tra il 1261 e il 1264 qui vissero Matteo e Marco Polo prima di andare verso la Cina! Buchara nei secoli attirò tra le sue mura importanti studiosi e poeti, tra i quali Abd Allah ibn Sina conosciuto in Occidente come Avicenna grande medico e astronomo. 

Buchara è bella. Piccolina. Il centro storico con le su madrase, le moschee, le cupole dei mercanti è Patrimonio dell’Umanità. Due o tre giorni sono sufficienti per visitarla. E’ un posto molto turistico, ma vale veramente la pena di vederla.

L’unica cosa irritante è che chi vive e lavora nel centro storico sono commercianti che campano sul turismo e sfacciatamente per loro sei un bancomat emettitore di banconote e basta!

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Mausoleo dei Samanidi.

Il Mausoleo dei Samanidi del 9° secolo, è uno dei luoghi più belli di Buchara, la stupenda armonia della sua architettura, insieme Soghdiana preislamica e innovativa, è un capolavoro dell’architettura mondiale. E’ una rappresentazione simbolica dell’universo. Ha la forma di un cubo simbolo della terra e della stabilità, la cupola semisferica che lo sormonta rappresenta il cielo. La bellezza delle sue facciate, costruite con mattoni seccati in forno che formano motivi diagonali, orizzontali, verticali, rettangoli, quadrati, rosette, e dischi, è evidenziata dalle colonne ai quattro angoli dell’edificio con piccole cupole che circondano la grande cupola centrale.E’ un luogo di pellegrinaggio musulmano, la gente entra a pregare sulla tomba, le sepolture sono nascoste nelle cripte sotterranee. Sarà l’armonia delle forme, sarà che la gente va lì a pregare e ci va con le migliori intenzioni, in questo luogo si respira, si sente qualcosa che ti trattiene lì dentro, e ti affascina.

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Madrasa Chor-Minor

L’altro luogo che mi è piaciuto particolarmente è la Madrasa Chor-Minor: “Quattro minareti”. Il corpo centrale della madrasa è circondato da quattro minareti con cupole blu una diversa dall’altra. E’ stato costruito nel 1807 grazie a un ricco mercante, però è evidente dalle pietre con antiche iscrizioni  (rune) che reggono le porte o sono inserite nei muri con altre colonne di un’epoca più antica, che è stato costruito su un antico tempio zoroastriano.

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Rune. Madrasa Chor-Minor
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Vecchie donne uzbeke sotto casa al fresco di fronte al Chor-Minor.

Ho cercato per due giorni il Chor-Minor, non riuscivo a trovarlo, è un po’ spostato rispetto a tutti gli altri edifici più importanti. Avevo una cartina illeggibile. Chiedo informazioni ad un uomo in bicicletta, mi accompagna, mi racconta che ha cinque figli e tutti studiano le lingue inglese, russo, francese, tedesco. Lui è fiero dei suoi figli. Prima di andarsene, dal sacchetto di plastica appeso alla bicicletta, prende un grande pane tondo, mi regala un pezzo del suo pane. E’ il pane più buono che ho mangiato in Uzbekistan!

A Buchara ci sono mille cose belle da vedere, conviene perdersi, girando a piede, con una carta e una guida, fermarsi ed entrare nelle madrase, dove spesso vendono, nel cortile interno o nelle celle degli antichi studenti coranici, prodotti di artigianato locale, o nelle mosche, dove si può; o sotto le antiche cupole dei mercanti dove potrete intavolare lunghe trattative per acquistare un tappeto, una tovaglia o un cappello in karakul. Mi mangio ancora le mani per non averne acquistato uno stupendo!

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Tra quei cappelli c’è il “mio cappello in karakul !”

Di fronte alla Madrasa della foto qui sopra c’è la Madrasa di Ulug-Bek, della fine del 1500, qui c’è un’iscrizione “La ricerca della conoscenza è il dovere di ogni seguace dell’Islam, uomo e donna”, conoscevo Ulug-Bek come grande astronomo, innovatore e saggio, conosciuto e apprezzato nella sua epoca e nei secoli successivi anche in Europa, dopo aver saputo di questa iscrizione, la mia ammirazione nei suoi confronti è ancora cresciuta! Consiglio a tutti la visita di quel che rimane del suo osservatorio astronomico a Samarcanda.

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Madrassa di Ulug-Bek a Buchara.

L’Ark è la fortezza-cittadella e il più antico edificio di Buchara, ricostruito più volte, ha mura imponenti. All’interno ci sono due musei e un’antica moschea e molti altri edifici, fino all’inizio del 20° secolo ospitava ancora 3000 persone.

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Leone nel cortile del trono della cittadella d’Ark.

Di fronte alla fortezza c’è la Moschea del Venerdì con il suo piccolo minareto e una delle poche vasche rimaste delle oltre 100 presenti fino all’inizio del ‘900 nell’oasi di Buchara, furono interrate perché erano diventate putridi e malsani acquitrini.

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La seconda cinta muraria della città.

A una certa distanza dall’Ark c’è la seconda cinta muraria che proteggeva la città, dell’8°sec. Le condizioni non sono buone come quelle degli altri edifici, ma di fronte c’è un piccolo mercato, dove si può comprare la frutta fresca!

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Il grande complesso del minareto Kalon, con la sua moschea, la madrasa ancora attiva e i grandi cortili interni con cupole e colonne è bello, imponente, dall’esterno sembra una fortezza inattaccabile o un nostro antico monastero.

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Il complesso del minareto Kalon visto dall’esterno.

Credo di essere una donna rispettosa delle religioni altrui, perché comprendo i meccanismi che portano le persone a credere, anche se sono atea, ma qui ho dato dello stronzo ad un fondamentalista islamico. Ero stata invitata a entrare nella moschea da un gruppo di donne islamiche, altrimenti non mi sarei permessa di entrare, dopo un po’ le donne se ne vanno, io resto. Arriva questo deficiente maleducato e con pessimi modi mi dice nella sua lingua che me ne devo andare, comincia ad agitarsi e sbraitare. Io sono esterrefatta e non mi muovo, anzi lo ignoro proprio. Telefona al guardiano che mi dice devo andarmene. Mi alzo, esco vado dal guardiano e gli spiego da incazzata la situazione. Quando capisce, ride e si scusa. 

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Cortile con il minareto Kalon.

Oltre agli splendidi edifici storici, nelle viuzze, le case sono costruite in fango secco, ma si vedono anche molte case nuove e si capisce la ricchezza prodotta dal turismo.

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Casa in fango.

Dopo il primo giorno con un sole splendido, un cielo blu, una luce eccezionale che si rifletteva si muri bianchi rendendo la città magica, poi essendo novembre, per tre giorni sempre cielo grigio.

Buchara è una città dove fare i turisti, apprezzare la storia, la bellezza e la grandezza della specie umana, ma non una città da viverci, come invece è possibile nella bella e moderna città di Taskent.

 

Le cicogne di Copernico.

Polonia.

Volevo vedere Danzica, città ricca di storia antica e recente, ma soprattutto volevo andare a Frombork  il villaggio in cui Niccolò Copernico  (nato a Torun 1473-1543 morto a Frombork) astronomo, visse gli ultimi vent’anni della sua vita. Qui scrisse la sua opera, fondamentale per la  storia della scienza, il De Revolutionibus orbium celestium (Delle rivoluzioni dei corpi celesti) in cui affermava e dimostrava l’eliocentrismo contro le tesi geocentriche dominanti che sostenevano la terra fosse al centro dell’universo e sulle quali la Chiesa e la filosofia fondavano i loro principi.

Il De Revolutionibus fu pubblicato l’anno della sua morte, grazie all’insistenza di Georg Joachim Rethicus (1514-1574).

Nel 1514, Copernico aveva distribuito tra gli amici astronomi il Commentariolus, ebbe immediata notorietà negli ambienti accademici, e attirò l’attenzione della Chiesa. Copernico si spaventò al punto che continuò a lavorarci per i successivi 30 anni senza mai pubblicare nulla.

Porto di Danzica
Porto di Danzica
Porto di Danzica
Porto di Danzica

Vado alla Stazione degli autobus di Gdansk (Danzica), dietro alla stazione centrale. Chiedo informazioni e ottengo un biglietto da un’antipatica dipendente statale, disturbata dal fatto che, appunto, chiedevo un biglietto.  Evidentemente non si è ancora accorta che i tempi sono cambiati, che il Blocco dell’Est Europa non esiste più, il 1989 è finito da un pò e sono 12 anni che sono entrati in Europa.

Notturno a Danzica
Notturno a Danzica

Salgo al “perron 10”. Luogo buio in una giornata di sole con 32 gradi. Folla. Richiedo informazioni, ma qui, nessuno parla inglese o altre lingue, solo polacco.  Alla fine trovo una studentessa russa di Kaliningrad che conferma.  Aspetto. In orario arriva un autobus che per un secondo mi proietta nella Guerra Fredda. Solo per un secondo, anche i colori erano gli stessi! Piccolo, tozzo, color caffè-latte. Salgo, l’autista non capisce e io non capisco lui, parla russo! Alla fine capisco che il pulman è quello giusto. Un uomo a cui chiedo quanto dura il viaggio, mi dice 2 ore. Ancora un pò casco per terra! Ma, oso obiettare, sono solo 55 km! Lui spazientito mi dice che dipende dal traffico. Per tutto il viaggio ogni tanto mi dico, ma va, si sarà sbagliato. Sbagliato un’accidente ci abbiamo messo 2 ore e 10!

La strada è una statale a due corsie, ristrette. Stanno costruendo una grande autostrada, un’ investimento economico enorme, non ho mai visto tanti camion, gru, e macchinario vario neanche sulla Torino-Milano mentre costruivano l’Alta Velocità.

Attraversiamo la pianura polacca, immensi campi di grano e cereali fino ad Elblag, poi lentamente si comincia salire su alte terre ondulate che in alcuni punti diventano basse colline come a Frambork, passiamo in mezzo a boschi, campi, laghetti e piccoli villaggi di villette nuovissime immerse nel verde.

Boschi polacchi
Boschi polacchi
Cigni selvatici in Polonia
Cigni selvatici in Polonia

Nella pianura incolonnati, avevo incolpato il traffico per la lentezza. Giunti in mezzo ai boschi ho scoperto che per quanta buona volontà l’autista applicasse, “la corriera” arrivata direttamente dal capitalismo di stato est europeo, non poteva andare più veloce. E da brivido, appena aumentava la velocità cominciava ad ondeggiare. Lo stesso rollio di una barca con il mare mosso! L’autista aumentava la velocità fintanto che stava per capovolgersi poi rallentava…però sapeva il fatto suo, non ci siamo capovolti nei canali o giù per le rive!!!

Poco prima di Frombork, le vedo…incredibile… sono due cicogne!! Poi un’altra.

Bianche e nere, lunghe zampe come trampoli. Camminano in modo buffo.

E’ dall’Olanda in poi mi chiedo: dove sono le cicogne? Nel mio immaginario infantile le cicogne “portavano i bambini” nelle famiglie, non erano ancora i tempi dei fiori e delle api, e i semini erano ancora lontani! Nelle favole nordiche protagoniste erano le cicogne. Per cui associavo senza pensarci troppo le cicogne all’Olanda o Germania, invece niente manco una. Fino ai campi intorno a Frombork.

Campagna polacca vista dall'autobus.
Campagna polacca vista dall’autobus.

Al mio arrivo a Frombork, prima di scendere chiedo all’autista russo a che ora passa l’ultimo autobus per tornare a Danzica. Lui serafico mi dice tra 3 quarti d’ora. Lo guardo, non capisco. Mi prende per i fondelli? mi chiedo. Ho fatto 2 ore e 10 di viaggio per arrivare fin qui e ora dovrei tornare indietro subito!! E Fromboork? La Cattedrale…Copernico… il mare…

Insisto, gli dico non è possibile. Mi fa vedere l’orario. Effettivamente non ci sono altre corse. Intanto si forma una lunga coda di gente che deve salire. Mi decido a scendere, brontolano ostili.

Comincio a chiedere a tutti quelli che incontro se c’è un altro autobus più tardi, nulla. Una coppia di tedeschi sono nella mia stessa situazione. Allora penso, cavoli, voglio almeno vedere la cattedrale, vedo lì di fronte a me le mura delle fortificazioni. Salgo di corsa verso la collinetta. Entro nel grande cortile. Ci sono vari edifici, al centro la cattedrale, in fondo la torre dell’osservatorio.

Entro nella cattedrale, all’ingresso mi dicono che non si può entrare, il concerto è già iniziato! Il concerto!? Ma che mi frega del concerto… sono qui per Copernico! Impreco mentalmente, due ore di pulman ex sovietico, mi è rimasta mezzora di tempo e non mi fanno entrare nella cattedrale…

Guardo le due ragazze. Indifferenti. Hanno stampato in faccia il pensiero ” ma, che vuole questa rompiscatole” Per fortuna parlano inglese. Con il mio pessimo inglese spiego la situazione, insisto è impossibile non ci sia un altro mezzo. Si consultano alla fine,  cercano via Internet e infatti c’è un’autobus che va fino ad Elblag! Da lì ci sono varie corse per Danzica. Ho due ore di tempo!

E le due ragazze, alla fine gentili e solidali mi fanno entrare nella Cattedrale anche se c’è il concerto e mi fanno anche uno sconto sul biglietto d’ingresso.

Entro, è una strana chiesa, un pò diversa dalle nostre. Gli altari delle famiglie nobili non sono nei transetti laterali, ma su due file al centro della chiesa. Senza disturbare vado alla ricerca della tomba di Copernico. Ci sono molte pietre tombali sul pavimento e sui muri, anche recenti. Intanto ascolto la musica, l’organista è bravo, il suono della musica di Bach, Beethoven e altri si diffonde nella cattedrale. Mi fermo ad ascoltare.

Alla fine trovo l’urna con i resti di Copernico. C’è un cartellone con fotografie che racconta l’identificazione dei suoi resti. E’ proprio lui.

Sono emozionata di essere qui di fronte ai resti mortali di questo astronomo…. Da quando ho letto il libro di Owen Gingeric “Alla ricerca del libro perduto…..” sono affascinata dalla vita di Copernico e dalla storia delle edizioni del suo libro.

Esco dalla cattedrale e vorrei vedere l’Osservatorio astronomico, non lo vedrò, faranno di tutto per scoraggiarmi. La motivazione dichiarata è che tutto è scritto in polacco e io non capirei niente, la motivazione occulta credo sia che manca mezzora all’ora di chiusura e… stanno già chiudendo!

Vado a vedere il museo, interessante. Gli ultimi due piani erano già chiusi e con le luci spente. Riaprono e non mi mollano un attimo per accelerare la mia uscita. Esco, faccio un giro nel cortile del castello vescovile  e poi guardo l’ora, mancano 15 minuti all’arrivo dell’autobus, devo scendere. Invece di fare la stessa strada scendo verso la via principale, voglio vedere l’antico ospedale dei pellegrini,

Arrivo in fondo alla via, trovo l’edificio, mentre l’osservo alzo gli occhi, sul tetto, un nido enorme alto due metri, e dentro 3 cicogne, due adulti  e un cucciolo di cicogna!

Sono lì da sola non c’è nessuno. E io vorrei baciare il mondo intero.

Forse è una fortuna, perchè ero talmente felice che avrei abbracciato la prima persona che passava! E poi chiamavano la neurodeliri…

Un nido enorme sul tetto, rimango incantata, lo guardo da tutte le angolazioni e maledico la mia macchina fotografica e il mio cellulare scarichi. Poi mi ricordo del pulman. Porco schifo, corro, sono in ritardo, per fortuna l’autobus è in ritardo. Lo prendo. Sulla via del ritorno, sempre nei dintorni di Frombok, vedo altri nidi di cicogna, più piccoli, costruiti  sui tetti, altri addirittura all’incrocio di tre pali!

Tornerò a Frombork.

Le cicogne esistono, non sono un sogno infantile. Allora i sogni possono diventare realtà.

Museo Solidarnosc negli ex Cantieri Lenin a Danzica. Ossia come non deve essere un Sindacato dei Lavoratori.
Museo Solidarnosc negli ex Cantieri Lenin a Danzica. Ossia come non deve essere un Sindacato dei Lavoratori.