Afrosyob, la Samarcanda Sogdiana, la mitica Marakanda di Alessandro Magno; il complesso dei Mausolei Shihai-Zinda e il cimitero costruito sui resti dell’antica città.

L’altura di Afrosyob, la città sogdiana, costruita tra il 7° e il 5° secolo BC. a qualche centinaio di metri dalla Samarcanda ricostruita da Tamerlano tra il 1370 e l’inizio del ‘400, dopo che Gengis Khan nel 1220 l’aveva rasa al suolo, è uno dei luoghi che più mi hanno affascinato e fatto sorridere.

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La moschea Hazrat-Hizr del 7°sec., ma ricostruita sugli antichi ruderi nell’800.

Aveva un’estensione di tredici kmq, era una delle città più importanti sull’Antica Via della Seta e famosi erano i mercanti sogdiani.  Dalla madrasa di Bibi Khanoum, si vede in lontananza a sinistra la bella moschea di Hazrat-Hizr, alle sue spalle i resti della città sogdiana; di fronte la moschea, una strada che taglia di netto una collinetta, una parte dell’antica Afrosyob e sul lato destro della collinetta il cimitero.

Hanno tagliato in due parti l’antica città per far passare una strada… e su una parte dell’antica Samarcanda, abbandonata e ricostruita nella piana da Tamerlano che volle farne la capitale e perla del suo impero, sono secoli, che seppelliscono i morti. Mi è sembrato terribilmente ironico e una bella metafora della condizione umana. Per millenni città dei vivi ora è la città dei morti.

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Paesaggio. Qui inizia l’antica Afrosyob.

Se si va a destra, seguendo il muro del cimitero si arriva al bellissimo complesso di Shahi-Zinda, il cui significato è La tomba del re vivente, costruito nel XI-XII sec. attorno a quella che si crede la tomba del cugino di Maometto, Qusam ibn- Abbas, si dice abbia portato l’Islam in queste terre. Ci sono le tombe dei familiari di Timur e di Ulug-bek, di favoriti e notabili. E’ un luogo di pellegrinaggio per gli uzbeki, è necessario essere vestiti adeguatamente a un luogo religioso.

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Mausoleo a Shihai-Zinda.

Prendendo la strada che passa ai piedi della moschea Hazrat-Hizr, si arriva dopo qualche centinaio di metri al Museo di Afrosyob, all’interno gli oggetti rinvenuti nelle campagne di scavo. E’ interessante, in particolare un affresco trovato in un palazzo, con un colorato corteo di ambasciatori, una sposa su un cammello, anitre e altri animali. Uscendo sulla destra c’è uno dei passaggi per salire tra le colline in quello che resta della città sogdiana, tra i ruderi di terra grigia, muri con finestre appena accennate, colline, buchi dei tombaroli, greggi di pecore al pascolo, giovani pastori silenziosi che ti osservano, non si capisce se con curiosità o ostilità, mura di fortificazioni.

Si racconta che Alessandro Magno giunto nella città sogdiana nel 4°sec. B.C., disse che aveva sentito  molte cose sulla leggendaria Marakanda, e che in realtà era ancora più bella di come l’aveva immaginata. Qui durante un banchetto, ubriaco, uccise Clito uno dei suoi migliori generali. Clito difese dei generali macedoni sconfitti in una battaglia e gli gettò in viso una serie di verità scomode. Nei banchetti non si potevano portare armi ed era indegno anche per un Re uccidere qualcuno a un banchetto soprattutto chi come Clito gli aveva salvato la vita e con lui aveva legami di parentela. Alessandro era così addolorato per ciò che aveva fatto che tentò di suicidarsi.

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Ruderi dell’antica Marakanda.

Quando ho visitato Shihia-Zinda era una bella giornata di sole, mentre camminavo tra i mausolei ricoperti di maioliche turchesi e blu con stupendi disegni astratti di fiori, sento un profumo, mi ricorda che è ora di pranzo e ho una gran fame. Seguo il profumo, proviene da un edificio, penso forse c’è un caffè e posso pranzare, invece è una mensa dei dipendenti, non possono darmi nulla. Esco affamata, non voglio uscire dal complesso, altrimenti devo ripagare l’ingresso ed è costoso come un museo europeo… ho visitato solo una piccola parte, il sole picchia in testa feroce.

Dopo un po’ si avvicina un uomo, mi dice che ha sentito che volevo pranzare, se voglio mi accompagna dove fanno bene da mangiare. Dico Ok, ma deve essere economico. Non voglio farmi pelare solo perché sono straniera e soprattutto voglio rientrare a vedere i mausolei. Mi accompagna a circa 200 metri, di fronte, vicino alla stazione degli autobus, in un posto veramente orrendo. All’aperto ci sono dei brutti tavoli sgangherati, sotto il pavimento passa un canale, c’è un’apertura, si sente l’impetuoso rumore dell’acqua, penso, se non crolla il pavimento dissestato è perfetto, rinfresca l’aria! L’uomo che mi accompagna parla con il cuoco, mi dice che non devo dargli più di un tot. (circa 3 euro!). Lui ovviamente si prende una percentuale !

C’è in terra murato un grande pentolone e dentro cuoce il Plof, il migliore plof dell’Asia Centrale! Riso,carote, peperoni, uvetta, carne, un uova e non so’ che altro…. Squisito.

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Il miglior Plof dell’Asia Centrale.

Dopo pranzo finisco di vedere i mausolei di Shihia-Zinda, arrivo in cima al complesso, scavalco il muro, perché il cancello verso il cimitero moderno è chiuso. Mi affascina questo cimitero costruito su una città millenaria, giro un po’ tra le migliaia di tombe sotto il sole cocente, dopo un po’ vedo un uomo davanti a una tomba, ha un coltellaccio enorme in mano, lo guardo preoccupata… che intenzioni ha? Dopo qualche minuto da un sacco tira fuori… un gallo! E al gallo che si dibatte taglia la gola. Vedo uscire il sangue. Lentamente mi allontano senza perderlo di vista, mi chiedo se è matto e se rischio di fare la stessa fine del gallo!

Chissà cosa aveva da farsi perdonare dal morto che probabilmente gli tormentava il sonno?

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Sacrificio a Samarcanda.

Tempo dopo mi sono informata, non è nella religione mussulmana, ma esiste nelle tradizioni locali uzbeke e kirghise il costume di praticare riti e sacrifici di animali, per propiziarsi la buona sorte o il perdono, retaggio di religioni animistiche precedenti alla diffusione dell’islam.

Proseguendo il mio giro ho disturbato un cucciolo addormentato tra le tombe o visto un serpente e dei cespugli di capperi rigogliosi. Sulle pietre delle tombe erano impresse le foto dei defunti, mi sono stupita, gli uzbechi sono sunniti come i turchi e i kirghisi, pensavo non potessero rappresentare la figura umana.

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Cucciolo tra le tombe del cimitero moderno di Samarcanda,

 

 

 

 

Samarcanda

Novembre 2016.

Ho desiderato per molto tempo di andare a Samarcanda. Leggevo i libri illustrati sull’Asia dell’800, i libri scritti dai viaggiatori, guardavo le foto color seppia di inizio novecento. Poi mentre ero in viaggio mentre pensavo dove andare, guardavo su internet le immagini del Registan, altrimenti ero sicura sarei rimasta delusa. Non pensavo facesse parte del mio viaggio. La mia direzione era un altra, invece un cambio di percorso mi ha condotto lì.

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Il Registan.

Non sono rimasta delusa. Samarcanda è bella. Sono stupendi i suoi colori, i turchesi, gli azzurri in tutte le sfumature, i minareti, le cupole scanalate, i riflessi dalla luce sulle piastrelle colorate della Samarcanda di Tamerlano.

Il verde dei suoi giardini, le aiuole curatissime mi hanno sorpreso. Samarcanda è un’oasi in mezzo al deserto eppure è verdissima!

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Le mura dell’antica Afrosyob vicino alla tomba del profeta Daniele.

Afrosyob, dell’8° sec. A.C., l’antica Maracanda dei greci, la Samarcanda sogdiana, distesa su un’altura di loess, grigiastra, con anche dieci strati di città e epoche diverse sovrapposti e il suo museo con i resti di affreschi di un antico palazzo del 7° secolo che ti lasciano lì incantata. E il suo cimitero, la sua città dei morti sovrapposta alle altre, un tempo città dei vivi.

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Il cimitero, città dei morti, costruito sull’antica città di Afrosyob.

La tomba di Timur lo zoppo, del grande e sanguinario Tamerlano, luogo santo per gli uzbeki e uno dei luoghi più belli e affascinanti della città.

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Interno della tomba di Tamerlano il Grande.

La madrasa e quel che resta dell’Osservatorio Astronomico di suo nipote Ulug-Bek.

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La madrasa e moschea di Bibi Khanoum con la storia e le leggende che ancora adesso non ho ben chiare, a parte la rabbia di Tamerlano.

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Una delle cupole di Bibi Khanoum.

I colori della necropoli Shahi-Zinda costruita da Ulug-Bek e il Plof più buono dell’Asia Centrale.

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Le tombe della necropoli di Shahi-Zinda.

Ho girato a piedi per giorni. Sono tornata più volte nei luoghi che mi avevano particolarmente colpita: La Moschea di Bibi Khanuom e la sua storia d’amore e di morte con Tamerlano; la tomba di Tamerlano, oggi luogo sacro per gli uzbeki; la città dei morti costruita sull’antica Afrosyob e l’Osservatorio Astronomico di Ulug Bek che descriverò nei prossimi post.

Buchara.

Buchara per secoli tra le più importanti città della Transoxiana, distrutta da Gengis Khan, ritornò a essere una famosa, ricca città commerciale sulla Via della Seta e un importante centro religioso.

Tra il 1261 e il 1264 qui vissero Matteo e Marco Polo prima di andare verso la Cina! Buchara nei secoli attirò tra le sue mura importanti studiosi e poeti, tra i quali Abd Allah ibn Sina conosciuto in Occidente come Avicenna grande medico e astronomo. 

Buchara è bella. Piccolina. Il centro storico con le su madrase, le moschee, le cupole dei mercanti è Patrimonio dell’Umanità. Due o tre giorni sono sufficienti per visitarla. E’ un posto molto turistico, ma vale veramente la pena di vederla.

L’unica cosa irritante è che chi vive e lavora nel centro storico sono commercianti che campano sul turismo e sfacciatamente per loro sei un bancomat emettitore di banconote e basta!

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Mausoleo dei Samanidi.

Il Mausoleo dei Samanidi del 9° secolo, è uno dei luoghi più belli di Buchara, la stupenda armonia della sua architettura, insieme Soghdiana preislamica e innovativa, è un capolavoro dell’architettura mondiale. E’ una rappresentazione simbolica dell’universo. Ha la forma di un cubo simbolo della terra e della stabilità, la cupola semisferica che lo sormonta rappresenta il cielo. La bellezza delle sue facciate, costruite con mattoni seccati in forno che formano motivi diagonali, orizzontali, verticali, rettangoli, quadrati, rosette, e dischi, è evidenziata dalle colonne ai quattro angoli dell’edificio con piccole cupole che circondano la grande cupola centrale.E’ un luogo di pellegrinaggio musulmano, la gente entra a pregare sulla tomba, le sepolture sono nascoste nelle cripte sotterranee. Sarà l’armonia delle forme, sarà che la gente va lì a pregare e ci va con le migliori intenzioni, in questo luogo si respira, si sente qualcosa che ti trattiene lì dentro, e ti affascina.

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Madrasa Chor-Minor

L’altro luogo che mi è piaciuto particolarmente è la Madrasa Chor-Minor: “Quattro minareti”. Il corpo centrale della madrasa è circondato da quattro minareti con cupole blu una diversa dall’altra. E’ stato costruito nel 1807 grazie a un ricco mercante, però è evidente dalle pietre con antiche iscrizioni  (rune) che reggono le porte o sono inserite nei muri con altre colonne di un’epoca più antica, che è stato costruito su un antico tempio zoroastriano.

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Rune. Madrasa Chor-Minor
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Vecchie donne uzbeke sotto casa al fresco di fronte al Chor-Minor.

Ho cercato per due giorni il Chor-Minor, non riuscivo a trovarlo, è un po’ spostato rispetto a tutti gli altri edifici più importanti. Avevo una cartina illeggibile. Chiedo informazioni ad un uomo in bicicletta, mi accompagna, mi racconta che ha cinque figli e tutti studiano le lingue inglese, russo, francese, tedesco. Lui è fiero dei suoi figli. Prima di andarsene, dal sacchetto di plastica appeso alla bicicletta, prende un grande pane tondo, mi regala un pezzo del suo pane. E’ il pane più buono che ho mangiato in Uzbekistan!

A Buchara ci sono mille cose belle da vedere, conviene perdersi, girando a piede, con una carta e una guida, fermarsi ed entrare nelle madrase, dove spesso vendono, nel cortile interno o nelle celle degli antichi studenti coranici, prodotti di artigianato locale, o nelle mosche, dove si può; o sotto le antiche cupole dei mercanti dove potrete intavolare lunghe trattative per acquistare un tappeto, una tovaglia o un cappello in karakul. Mi mangio ancora le mani per non averne acquistato uno stupendo!

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Tra quei cappelli c’è il “mio cappello in karakul !”

Di fronte alla Madrasa della foto qui sopra c’è la Madrasa di Ulug-Bek, della fine del 1500, qui c’è un’iscrizione “La ricerca della conoscenza è il dovere di ogni seguace dell’Islam, uomo e donna”, conoscevo Ulug-Bek come grande astronomo, innovatore e saggio, conosciuto e apprezzato nella sua epoca e nei secoli successivi anche in Europa, dopo aver saputo di questa iscrizione, la mia ammirazione nei suoi confronti è ancora cresciuta! Consiglio a tutti la visita di quel che rimane del suo osservatorio astronomico a Samarcanda.

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Madrassa di Ulug-Bek a Buchara.

L’Ark è la fortezza-cittadella e il più antico edificio di Buchara, ricostruito più volte, ha mura imponenti. All’interno ci sono due musei e un’antica moschea e molti altri edifici, fino all’inizio del 20° secolo ospitava ancora 3000 persone.

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Leone nel cortile del trono della cittadella d’Ark.

Di fronte alla fortezza c’è la Moschea del Venerdì con il suo piccolo minareto e una delle poche vasche rimaste delle oltre 100 presenti fino all’inizio del ‘900 nell’oasi di Buchara, furono interrate perché erano diventate putridi e malsani acquitrini.

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La seconda cinta muraria della città.

A una certa distanza dall’Ark c’è la seconda cinta muraria che proteggeva la città, dell’8°sec. Le condizioni non sono buone come quelle degli altri edifici, ma di fronte c’è un piccolo mercato, dove si può comprare la frutta fresca!

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Il grande complesso del minareto Kalon, con la sua moschea, la madrasa ancora attiva e i grandi cortili interni con cupole e colonne è bello, imponente, dall’esterno sembra una fortezza inattaccabile o un nostro antico monastero.

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Il complesso del minareto Kalon visto dall’esterno.

Credo di essere una donna rispettosa delle religioni altrui, perché comprendo i meccanismi che portano le persone a credere, anche se sono atea, ma qui ho dato dello stronzo ad un fondamentalista islamico. Ero stata invitata a entrare nella moschea da un gruppo di donne islamiche, altrimenti non mi sarei permessa di entrare, dopo un po’ le donne se ne vanno, io resto. Arriva questo deficiente maleducato e con pessimi modi mi dice nella sua lingua che me ne devo andare, comincia ad agitarsi e sbraitare. Io sono esterrefatta e non mi muovo, anzi lo ignoro proprio. Telefona al guardiano che mi dice devo andarmene. Mi alzo, esco vado dal guardiano e gli spiego da incazzata la situazione. Quando capisce, ride e si scusa. 

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Cortile con il minareto Kalon.

Oltre agli splendidi edifici storici, nelle viuzze, le case sono costruite in fango secco, ma si vedono anche molte case nuove e si capisce la ricchezza prodotta dal turismo.

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Casa in fango.

Dopo il primo giorno con un sole splendido, un cielo blu, una luce eccezionale che si rifletteva si muri bianchi rendendo la città magica, poi essendo novembre, per tre giorni sempre cielo grigio.

Buchara è una città dove fare i turisti, apprezzare la storia, la bellezza e la grandezza della specie umana, ma non una città da viverci, come invece è possibile nella bella e moderna città di Taskent.

 

Tashkent. Come partire per Samarcanda e ritrovarsi a Buchara… in piena notte!

Novembre 2016.

Sono arrivata ieri sera che era quasi mezzanotte. Il treno da Andijan a Tashkent aveva quasi tre ore di ritardo… il viaggio in treno tra i campi di cotone, i frutteti e le vigne della Valle di Fergana è bello. Mi sono proposta di tornare in un’altra stagione e fermarmi nella valle.

La Valle di Fergana in tempi recenti è stata tormentata da sanguinose repressioni, rivolte, problemi territoriali con i vicini kirghisi e tagiki. I controlli sono severi. Si è obbligati ha registrarsi ogni notte in hotel, mentre in altre zone dell’Uzbekistan ti puoi registrare ogni tre giorni. Sono gli hotel a registrarti, è meglio ricordarglielo evitando così arresti e multe salate. Chi viaggia in bicicletta e vuole fermarsi a dormire sotto le stelle, nella Valle non può.

Non avevo prenotato l’hotel, alla partenza ero incerta se fermarmi in qualche città della Valle di Fergana o andare direttamente a Samarcanda. Nel 2° caso pensavo: arrivo a Tashkent, faccio il biglietto e proseguo. Non sapevo ancora come funzionano i treni, le biglietterie e i ritardi in Uzbekistan!

I treni sono sempre in ritardo… vai a capire perché, hanno poche linee, pochi  treni… bei treni, simili alla Freccia rossa.

Sul treno sono l’unica occidentale e tutti sono curiosi, una donna, una cantante lirica sta andando in ospedale a Tashkent per una delicata operazione, chiacchieriamo un po’, prima di scendere mi regala una forma di pane tradizionale e della frutta secca. Vorrei rifiutare, non so dove metterli, ma è impossibile, i vicini di sedile mi dicono che devo accettare, è di buon augurio per lei che va ad affrontare una difficile operazione. La ringrazio tantissimo.

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Arrivo nella notte e non so dove andare a dormire, vicino alla stazione non vedo hotel, per fortuna in treno avevo chiacchierato con molta gente, tra queste una donna e la sua bambina, le chiedo informazioni, lei con i suoi amici mi accompagnano in un hotel della città, piuttosto lontano dalla stazione. Costo 26 euro. In realtà il primo hotel dove mi hanno accompagnato costava quasi 200 euro! Pensano che gli occidentali siano tutti ricchi…

Mi alzo alle 6,30. L’impiegato dell’hotel mi accompagna alla stazione, saranno 5 km e si fa pagare 8000 sum, la stessa cifra pagata per fare 70 km!

Arrivo alla stazione pensando di prendere il treno delle 8.45, avevo visto l’orario su internet, invece partiva alle 7.45! C’è folla, la coda è molto lunga, coda, si fa per dire… centinaia di persone ammassate davanti agli sportelli, tutti che ci provano a passarti davanti, gli uomini sono particolarmente stronzi…tutti usano falsi privilegi per superare gli altri, tirano fuori tessere, si fanno accompagnare da un poliziotto, parlano all’orecchio dell’impiegato che controlla tutto questo casino e che li agevola se paghi, la gente in coda brontola seccata, ma fanno poco per impedirlo.

Ci sono varie possibilità: ore 8.45 treno di lusso, 124.000 sum=37 euro; ore 17.15, 57.000 sum=17 euro oppure 18,45 posto economico 37.000 sum=11 euro. Scelgo quest’ultimo treno, così posso vedere la città di Tashkent.

E’ un’ottima idea e una bella esperienza.

L’oasi di Tashkent ha 2,2 milioni di abitanti, capitale dell’Uzbekistan si trova in uno stato in cui tre quarti del territorio è desertico, ha una storia antica, ci sono dei riferimenti a questa città in testi cinesi del II°secolo a.C. (all’epoca si chiamava Beitan).

Non avevo preso in considerazione una visita della città. Se non perdevo il treno del mattino, non mi sarei fermata. Credo sia sottovalutata dal turismo internazionale. E’ una bellissima città. La parte moderna mi è piaciuta moltissimo. Sulla cupola del Forum dei congressi c’è un gruppo di cicogne! Un paese che usa le cicogne come simbolo non può che essere un bel posto.

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Cicogne sul Palazzo dei Forum

Tashkent fu quasi completamente distrutta da un tremendo terremoto nel 1966. Completamente ricostruita ha grandi viali, parchi, giardini, bei palazzi e intorno al Bazar Chorsu quel poco che si è salvato della città vecchia.

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Arrivo in metro alla piazza Timur Amir Maydan, spiccano l’immenso Hotel Uzbekistan e lo spettacolare Palazzo dei Forum Internazionali, costruito come palazzo di rappresentanza della nazione, ospita cerimonie di stato, congressi, conferenze e momenti culturali che riguardano tutta la nazione.

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La Biblioteca Nazionale

Dalla città nuova al Bazar Choursu cammino lungo un viale alberato per qualche km, intorno begli edifici monumentali moderni come la Biblioteca nazionale, parchi, bei palazzi, poi prendo l’autobus e qui conosco una coppia di giovani, lui di origini kazake, lei uzbeka. Mi accompagnano in giro per il bazar Choursu, il più grande della città. Uno dei più bei bazar che ho visto in Asia Centrale. Grande, alcuni padiglioni sono posti in suggestivi edifici rotondi di epoca sovietica. Ordinati e puliti.

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Uno degli edifici del Bazar Choursu

Vicino all’ingresso del bazar c’è l’antica e bella Màdrasa Kukeldash costruita nel XVI° secolo e la Moschea Jami del XV° secolo.

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La madressa e sullo sfondo le cupole della moschea.

Usciamo dal bazar, andiamo in un caffè a bere tè e a mangiare la torta comprata nel padiglione dei dolci e del pane. Buonissima!

Visitiamo la màdrasa Kukeldash e il suo giardino interno. I due ragazzi devono tornare a casa, per non lasciarmi sola telefonano a un loro amico, che arriva con un altro amico turco, insieme andiamo a visitare il complesso religioso di Sheikhantaur, tre antichi mausolei del XVI°, in uno di essi c’è il più antico Corano dell’Asia centrale, non posso vederlo perché sono un’occidentale! C’e’ una festa religiosa. Essendo una libraia antiquaria mi secca un po’, amo i libri antichi. Una cosa è certa gli uzbechi sono un po’ fissati ed estremisti sulla questione religiosa, lo verificherò in più di un’occasione.

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L’edificio del Circo costruito in epoca sovietica.

COME PARTIRE DA TASHKENT PER SAMARKAND E FINIRE A BUCHARA (Buxoro in uzbeco) in piena notte!
Acquisto il biglietto per Samarkand, 37000 sum uzbeki. Km 344. Sono tre giorni che viaggio senza una pausa… sono stanchissima. In più sul treno c’è una persona che disturba la parte più profonda di me. MI ADDORMENTO. Dopo tre ore mi sveglio, vedo una grande stazione… chiedo a una donna è Samarcanda? No, è la prossima (era mezza addormentata anche lei, infatti quella era la stazione di Samarcanda! Il mio sensore interno non sbaglia mai… peccato che spesso non lo ascolto!).
Mi riaddormento, passano un’altra ora, mi sveglio, guardo l’orologio, mi dico non è possibile… è vero che i treni uzbeki sono sempre in ritardo, ma questo è troppo.
Vado dalla ferroviera, quando capisce, vuole farmi scendere alla prima stazione, così posso prendere il 1° treno per tornare indietro. Mi rifiuto. Sono le 23,30 di sera. Sono sfinita e visto che ormai manca solo un’ora a Buchara tanto vale che cambio il mio piano di viaggio.

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Tappeti uzbechi al vento a Buchara.

Mi ci vorrà un bel pò a farle capire perché non voglio scendere, credo sia un problema tipico di gente che vive in paesi dove ci sono dittature o poche libertà e povertà. Se dici che vai lì devi andare lì, altrimenti ti guardano con sospetto. “Chissà che cosa ha in mente questa? Sarà una spia?”.

Questa è una delle cose che da un lato fa ridere, dall’altra è demenziale… 

A metà novembre, a Samarcanda, un pomeriggio sul tardi è buio pesto e mi sono persa! Il mio hotel è trenta minuti dal Registan, sto tornando, ci sono pochissime luci, è talmente buio che non riesco a leggere la cartina, ad un incrocio c’è una fermata d’autobus con un sacco di gente, io con la mia cartina in mano cerco di fermare qualcuno, niente… è gente di corsa che torna a casa dal lavoro, sono straniera, mi guardano con diffidenza e se ne vanno,  finché non m’incazzo e alla fermata con decine di persone, in perfetto italiano e sventolando la mia cartina, alzo la voce e gli dicono che sono una turista e non una spia che non so’ come fare a tornare in hotel, e il loro paese è uno dei più poveri dell’Asia, non so’ cosa cazzo c’è da spiare… e magia… tutti si fanno intorno e mi spiegano come tornare!

Provate un po’ voi a trovarvi da soli, in un paese asiatico, di notte, al buio, con male ai piedi  boia, dopo aver camminato tutto il giorno e senza sapere come fare a tornare in hotel, come improvvisamente diventate “socievoli”!

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Le mura imponenti dell’Ark, la fortezza di Buchara.

Il giorno prima cercavo un museo, succede la stessa cosa: chiedo informazionie a tre persone diverse,  perché non c’è un cartello con il nome della via in cui mi trovo, manco a pagarlo, e non c’è un indicazione in nessuna via del centro, tutti e tre mi guardano e non mi rispondono e vedo che hanno timore e un punto interrogativo stampato negli occhi, se ne vanno svelti senza darmi informazioni. Il posto che cercavo era dall’altra parte della strada. Non vado in giro vestita come una barbona, sono vestita normale, ho capito cosa gli frullava nella mente, gli chiedevo  a 20 metri dal museo, dov’era… questi vivendo in un paese dove ci sono state violente repressioni ed è evidente lo stretto controllo poliziesco (sono proprio arroganti) si chiedevano se ero proprio una straniera o se ero qualcuno dell’apparato repressivo del paese che li metteva alla prova, se svelavano qualcosa di segreto…

Stessa cosa per le fotografie, non puoi fotografare le stazioni, dicono che hanno problemi con il terrorismo. L’obiezione, potrebbe essere, non sono asiatica e neanche mussulmana e se fossi asiatica sono anche un po’ avanti negli anni per andare in giro a fare simili bestialità, cose che di solito fanno dei giovani indottrinati a dovere.

Non puoi fotografare le metropolitane, ministeri, palazzi o dei cessi di fabbriche che da noi sarebbero chiuse da 40 anni, un giorno mi hanno ripreso perché fotografavo un muro… in realtà stavo fotografando l’albero sopra il muro. Questo mi è successo in 3 paesi differenti e mi hanno spiegato che oltre il terrorismo temono la concorrenza, secondo me bisognerebbe un’attimino inserire il cervello: ma cosa vuoi che mi freghi di fotografare delle fabbriche o dei palazzi mezzi in disuso se non perché da noi li hanno già tirati giù 30 anni fa e sono caratteristici per la loro architettura o perché appartengono ad un periodo storico ormai finito. Potrei, forse, capire se fossero delle nuove Sillicon Valley o qualche altro posto del genere, ma sono economie arretrate…

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Muro kirghiso che vai a sapere perchè non avrei dovuto fotografare.

Ora che mi sono tolta un sassolino da una scarpa torniamo al treno!

La ferroviera, quando capisce la mia stanchezza, mi fa sedere nel suo scompartimento e mi offre il te. E poi lei e altre due persone mi saranno di grande aiuto. E’ gente che sa’ cos’è la solidarietà. In paesi come l’Uzbekistan, il Kazakistan dove esiste una condizione delle donne pessima (molto peggio che da noi) ho trovato una solidarietà tra le donne che non ho mai visto da nessun’altra parte…

Sono meravigliose. Ero sfinita. Stavo per svenire dalla stanchezza. Mi hanno fatto dormire, di nascosto, nell’Hotel dei dipendenti delle ferrovie… alle 6.30 prima del cambio turno, una di loro mi ha svegliata, entro le 7 sono uscita, fresca e riposata. 

In questi mesi, mi sono fermata in ostelli o in guest house, più raramente in hotel, in Uzbekistan invece sono stata quasi sempre in Hotel, i prezzi di novembre erano buoni, i costi quelli di un ostello. Avevo visto su internet dei prezzi alti…
A Buchara sono arrivata in taxi dalla stazione ferroviaria, 10 km a piedi non li potevo fare trascinando il mio trolley. Spesso in Asia Centrale le stazioni sono a molti km dal centro città. Mi sono fermata al primo hotel, mi hanno chiesto 80 euro da 150 del listino. Saluto, passo al successivo 60, a quello dopo 45 però dopo una trattativa erano diventati 35 euro…

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Cammello davanti all’Ark a Buchara.

Stavo per fermarmi lì… fortuna vuole che il taxista gentile, ma un po’ impiccione, tutte le volte entrava con me in un nuovo hotel, quando va per prendere le valigie, trova la macchina chiusa e con le chiavi nel cruscotto.

Passerà mezzora a scassinare la sua macchina! Con l’aiuto di colleghi e passanti alla fine riuscirà ad aprirla…

Intanto che aspetto di recuperare trolley e zaino mi guardo intorno e punto su un’altro hotel, questa volta 35 euro, alla fine pagherò 23 euro al giorno ( su internet è a 90 euro) cioè 80.000 sum,  PERCHE’ HO CAMBIATO la valuta IN BANCA. Mentre a Samarcanda, Tashkent, Kokand, pagherò la stessa cifra 80.000 sum ma visto che AVRO’ IMPARATO A CAMBIARE AL MERCATO NERO LA STESSA CIFRA CORRISPONDERA’ A SOLI 12 EURO SCARSI!!
Concludendo in Uzbekistan si cambia solo al mercato nero altrimenti paghi tutto doppio! No, una volta in banca serve per avere una ricevuta per giustificare i sum che hai in tasca, se mai qualcuno te lo chiedesse, ma non credo. (vedi Post scriptum).

Il giorno dopo mi sveglio… e quello che vedo m’incanta c’è un cielo blu estivo, la luce e il contrasto con il colore degli edifici e qualcosa che è difficile da descrivere. Faccio centinaia di fotografie. Stupende.
Mi sveglio il giorno dopo il cielo è grigiastro, la magia e finita. E PORCA P. le foto dal mio telefonino sono sparite…

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Il mio hotel a Buchara.

PS. Dopo le elezioni del dicembre 2016, seguite alla morte del Presidente Karimov, al potere da vent’anni, un po’ di cose sono cambiate. Il cambio al mercato nero non e’ piu’ favorevole come nel 2016. E pare che sia obligatorio per gli stranieri pagare gli hotel, in valuta pregiata, dollari o euro. Se partite con un viaggio organizzato da una agenzia la questione non si pone, mentre per chi viaggia da solo o con un viaggio fai da te e’ bene informarsi. E’ bene avere un po’ di contante. Continuano ad esserci problemi a prelevare con carta di credito o bancomat anche in banca. Un giorno, finito il contante, ho dovuto girare 6 banche a Buchara prima di trovarne una che mi facesse prelevare. Avevo i capelli dritti in testa, neanche in Hotel era possibile pagare con la carta di credito, mi chiedevo come cavolo avrei fatto!

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A -3o gradi sono morte molte piante tropicali nelle serre del Giardino Botanico di Bishek.

7 febbraio 2018.

Ieri un’amica mi ha detto che il Giardino è morto… Non voglio crederci. 

Nella settimana tra il 22 e il 29 gennaio 2018, qui in Asia Centrale, tra le montagne del Tien Shian, il freddo è stato terribile.

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Nelle foto su Sputnik.kg  si può vedere in che stato è ridotta questa pianta di banane che ho fotografato  a settembre.

A Bishkek, capitale del Kirghizistan, l’inverno non è molto rigido, la città si sviluppa dai 770 m. ai 900 m. salendo verso la montagna, ma l’ultima settimana di gennaio è stata impressionante, da -6, la temperatura è crollata a -12, -18, -22, -24, -26, in pieno giorno… sono morte trenta persone per il freddo, tra i senza tetto. Nei giorni successivi sono comparse tende riscaldate vicino ai centri commerciali per il soccorso con cibi e bevande calde ai senza tetto. Oggi a mezzogiorno c’era ancora -9!

Negli stessi giorni, tre sere, per 1/2/3 ore siamo rimasti senza corrente elettrica. Nella notte del 27 ci sono stati meno di trenta gradi, e per tre ore tutto il sistema elettrico cittadino è andato in avaria.

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I termosifoni che riscaldano le piante nelle serre del giardino di Bishkek.

 

Nelle serre del Giardino Botanico Sad2, il più grande dell’Asia Centrale, costruite nel 1938, rare piante tropicali, ficus e i banani nati con il giardino sono morte di freddo. I vecchi termosifoni non sono stati sufficienti, i tubi dell’acqua sono esplosi e le ore successive al freddo sono state fatali. Se ho ben capito 500 piante rare, sono morte o in pessime condizioni, non si sa ancora se sono morte solo le foglie o anche le radici.

In questo video si vede chiaramente il disastro.

Il capo del laboratorio delle piante Irina Bondartseva lavora nel giardino da 40 anni, nell’intervista  a Sputnik.kg dice di non aver mai visto una cosa simile.

Le piante in autunno erano state protette da sacchi di iuta e altro materiale, negli inverni normali e anche un po’ freddi, queste protezioni sommate al riscaldamento sono sempre state sufficienti, ma non quest’anno, sono troppi -30 per dei banani!

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Una delle serre del giardino botanico di Bishkek

Ieri sono andata a vedere il giardino, la prima foto in alto è del cancello che porta alle serre. Era chiuso. Ho letto le notizie su Internet, non credo sia morto il giardino, sono morte rare piante tropicali, si può far rinascere le serre, in una delle pagine del sito c’è la richiesta di fare volontariato, donazioni oppure regalare piante o panchine o attrezzi per il giardino.

Chi volesse sostenere la rinascita delle serre del Giardino botanico di Bishkek, può fare una donazione a uno dei conti della Fondazione pubblica Archa Iniziative, che trova qui  su una delle pagine del Giardino botanico (ботанический сад in russo). Il testo è in russo, però potete tradurlo nella vostra lingua, dopo aver aperto la pagina del giardino, cliccando sul simbolo in alto a destra dove inserite l’indirizzo. C’è un numero di telefono, non ho provato, ma se conoscete un minimo d’inglese, dovreste riuscire a parlare con chi se ne occupa, qui quasi tutti i kirghisi, conoscono un pò d’inglese necessario alla comunicazione.

Il nome del sito è http://www.botanica.kg.

 

BOTANICHESKII SAD 2. Il giardino Botanico di Bishkek

26 gennaio 2018

Scrivo questo post per solidarietà con i cittadini di Bishkek che stanno lavorando per far rinascere il loro Giardino Botanico. Sarà sicuramente impegnativo vista la mancanza di fondi ma vale la pena. Bravi!

Il giardino botanico sad2 di via Gorkii è bello, interessante, ricco di una varietà incredibile di piante e fiori provenienti da ogni angolo del Kirghizistan, dell’Asia Centrale, della Russia e dal resto del mondo.

E… disastrato, sembra di essere nel caos primordiale.

In ottobre il caos degli alberi avviluppati gli uni agli altri, gli arbusti, i cespugli erano un miscuglio di colori di una magnificenza che lasciava senza respiro. Le tonalità dei rossi, dei gialli, dell’arancione, le sfumature di marrone, di verde sotto il sole autunnale erano un vero spettacolo della natura.

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Sentiero nel Giardino Botanico.

Sono appassionata di Giardini Botanici, spesso quando visito una città, vado alla ricerca del suo Orto o Giardino Botanico. Amo i fiori, le piante, le erbe curative e per l’alimentazione.

Sono consapevole di essere parte di un tutt’uno interdipendente con la natura, ma sentendomi profondamente parte della specie umana, secondo me, non c’è niente di più bello di un campo coltivato, di un vigneto o frutteto allineato in filari, delle aiuole di un  giardino curato o delle divisioni per specie delle erbe e le verdure di un orto.

Amo l’ordine dato alla natura dal lavoro umano. M’inorgoglisce!

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Il caos del giardino in autunno.

La prima volta, in settembre, ho visitato il giardino di via Gorkii, mi aspettavo un giardino come quello di Parigi, Berlino, Amsterdam o anche più piccolo come l’orto botanico curatissimo di Antwerpen in Belgio o di Den Haag in Olanda… ci sono rimasta malissimo e sono uscita arrabbiata dicendo tra me e me: “Com’è possibile che lo trascurino in questo modo?”.

Si vedevano dalle strutture cadenti, i begli edifici del primo novecento, gli eleganti archi in metallo d’ingresso alle differenti aree e le belle serre che dovevano aver avuto un passato glorioso.

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La magia del giardino, qui i bambini delle scolaresche corrono allegri come folletti dei boschi.

Il giardino botanico, è una grande istituzione scientifica, parte dell’Accademia delle Scienze, composto di tre parti differenti, è dedicato a EZ. Gareeva, fondato nel 1938, disegnato dagli architetti I.Vigodtsi, E. Nikitin, era ed è con i suoi 160 ettari, il più grande dell’Asia Centrale. Negli anni tra il 1960 e il 1980 era riconosciuto come uno dei migliori dell’ex URSS, con migliaia di specie diverse di alberi. Qui lavorano 80 persone, per l’introduzione, acclimatazione di alberi, arbusti e piante ornamentali e sperimentano nuovi alberi da frutto. Le coltivazioni sono a fini scientifici, ma soprattutto pratici, abbellimenti dei giardini delle città kirghise, inserimento contro lo smottamento dei terreni, piantagioni per l’utilizzo commerciale, conservazione delle specie rare o in via d’estinzione.

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La forza della natura. Una rosa cresciuta tra gli arbusti e i cespugli incolti del giardino botanico.

Dopo il primo momento, ho pensato che era ovvio, il problema sta nella mancanza di finanziamenti.

Il Kirghizistan è un paese povero, anche se in ripresa. Ho letto su Internet i dati economici del paese, nel 2015, Il Kirghizistan non aveva ancora raggiunto il livello del 1991. Gli ultimi 25 anni sono stati anni duri. Hanno dovuto costruire una nuova nazione, ci sono state due rivolte nel 2005 e nel 2010, migliaia di kirghisi hanno dovuto emigrare all’estero, in Russia, Europa, Cina, Paesi Arabi per far sopravvivere le loro famiglie; lavorano, arricchiscono il paese che li ospita e arricchiscono il loro paese d’origine con le rimesse che finiscono nelle banche e sono usate per sviluppare l’economia.

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Una delle belle serre d’inizio Novecento.

Logicamente, se il tuo problema è cosa mettere nel piatto a pranzo e cena e come fare a nutrire i tuoi figli, l’ultimo dei pensieri è il miglioramento di un giardino botanico…

Al massimo, ti verrà in mente – mentre aggiungi un altro buco alla cinghia dei tuoi pantaloni sempre più larghi, prima che ti caschino per terra, tanto sei dimagrito per la fame – se quell’erba dell’America settentrionale o  quell’altra del Caucaso che hai visto nel giardino botanico mentre ti aggiravi come un/a disperato/a, spaccandoti la testa alla ricerca di una soluzione, è buona e abbastanza nutriente da fare una frittata a te e ai tuoi figli…

Però… Bishkek è una capitale, circolano un sacco di soldi come in tutte le capitali. E’ il centro finanziario e industriale del paese. Qui arrivano i denari della Cooperazione Internazionale, finanziamenti dall’Europa, U.S.A, Russia, Cina, Turchia.

Spesso parlando con i kirghisi ho sentito il grande amore e l’orgoglio che hanno per il loro paese…

Ora, lasciamo stare i lavoratori che percepiscono meno di 10000 sum (equivalente a 146 dollari o a 119 euro) e hanno altri problemi da risolvere, e lasciamo stare gli emigrati che fanno vite difficili in altri paesi e direi che il loro lo stanno facendo, resta un sacco di gente che può mettere mano al portafoglio e/o fare del volontariato per contribuire alla rinascita del loro bellissimo giardino botanico.

botanica.kg è il sito del Giardino Botanico di Bishkek, c’è una pagina dedicata alle iniziative in corso per salvaguardare il giardino, compresi i conti bancari per chi vuole fare una donazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

Bishkek (2).Una città vivibile.

Giugno 2017

Mi sono trasferita in un nuovo quartiere, periferico, su verso la montagna. Essendo in alto, l’aria è notevolmente più fresca. In città ci sono oltre 40°. Tornare nel tardo pomeriggio dal centro afoso, con la pelle sudata e i rivoli di sudore che scorrono lungo le gambe, scendere dal Mashrutka affollato ed essere avvolta dall’aria fresca, mi fa scorrere un piacevole brivido lungo la schiena.

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E’ bello uscire la sera e passeggiare per le vie piene di gente alla ricerca di un po’ di fresco.  Un posto mi piace particolarmente, a circa venti minuti di strada. Una parte del quartiere si sviluppa lungo un torrente impetuoso, un canale senza nome chiamato Boga (pr. Vada, acqua in russo). E’ un quartiere di case popolari, di giorno con brutti casermoni, ma di notte diventa… magico.

Di notte lì si possono vedere le stelle…

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Lungo il torrente, il marciapiede sale dal livello stradale fino a risalire un’alta scarpata, la gente si siede sul muretto del torrente… al buio… l’unica luce proviene dalle macchine di passaggio o dalle finestre delle case… ci sono famiglie che chiacchierano con i vicini, coppiette, donne sole o in compagnia. Alte passerelle collegano l’altra sponda, ondeggiano quando attraversi, ma la gente senza timore si ferma a godere il fresco che sale dall’acqua impetuosa.  

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Queste due case rosse senza una ragione apparante mi affascinano. Credo sia l’armonia delle linee, delle forme, il colore… non so, tutte le volte che passo di là le fotografo!

A volte ci sono i pali di quelli che dovrebbero essere i lampioni… senza luci in cima… ad un certo punto ci sono 6 lampioni accesi, e in alcuni punti sulla riva opposta nel buio c’è qualche luce qui è là. Non riesco a capire il criterio dell’illuminazione cittadina. A parte sui corsi principali, nelle vie secondarie  non ci sono luci… se non in certi punti, evidentemente per risparmiare elettricità oppure la motivazione sta nella corruzione diffusa e capillare.

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Spettacolare palazzo di epoca sovietica.

E’ la prima cosa che ti dicono gli occidentali quando arrivi qua. I kirghisi ne parlano spesso, chi con tristezza e rassegnazione, chi con un sorriso furbo come se fosse un vanto.

La corruzione è diffusa in ogni paese, è endemica al sistema economico in cui viviamo, il nocciolo della questione è il livello, se è troppo alta diventa un freno allo sviluppo del sistema, e alla prima occasione cascheranno teste, tintinneranno chiavi e risuoneranno i chiavistelli… oppure la gente stanca di essere vessata si rivolterà com’ è successo qui due volte negli ultimi 10 anni.

Già nel ‘600 in Inghilterra, dopo la prima rivoluzione borghese si tentò di regolamentare “la mazzetta” con una legge ad hoc. In Italia nel 1992 con “Tangentopoli”, grazie al “fattore esterno europeo” fu dato un taglio netto, e cascarono teste eccellenti, industriali e politici di primo piano. Ovviamente il problema non è risolto in toto, perché non è eliminabile finché esiste un sistema come questo, ma non raggiunse mai più quei livelli.

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Mentre passeggi la sera o la notte, qui, nonostante tutto questo buio ti senti al sicuro, è la gente a trasmetterti questa tranquillità, perché in Kirghizistan c’è un bassissimo livello di criminalità comune e Bishkek nonostante sia una capitale è molto più sicura che qualsiasi città europea.

Torino, la città in cui ho vissuto la maggior parte della mia vita, e dove sono sempre andata in giro la notte da sola, nonostante mi dicessero tutti che era pericoloso, in confronto a Bishkek sembra la Chicago dei tempi di Al Capone!

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Le luci delle case dopo il tramonto.

Andavo da sola perché in realtà il pericolo era minimo. Il problema è la gente, terrorizzata dalle notizie, gonfiate ad arte dai giornali, per fare sensazione e per vendere più copie,  che finisce con il chiudersi in casa e guardare con diffidenza chiunque.

Nel quartiere c’è l’Orto-Sai Bazar. Si estende per un po’ d’isolati, certamente non è grande come l’Osh Bazar ed è piccolo rispetto al Dordoi Bazar, immenso, il più grande dell’Asia Centrale (dicono).

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Bishkek. Osh bazar. Banco del pane.

 

 

Vi racconto Bishkek. 1. Kirghizistan, Asia Centrale. Com’è che sono finita a Bishkek?

Mi hanno chiesto molte volte che ci fai lì, in Asia Centrale, in Kirghizistan, a Bishkek da mesi? Con lo stupore che sottintende “In quel posto dimenticato da dio e dagli uomini!”. Subito dopo la domanda: “Kirghizistan? Ma dov’è?”….

Perché  hai scelto Bishkek? Effettivamente è una bella domanda. Ha diverse risposte:

  1.  La ragione originaria del mio viaggio non la racconto in questo post.
  2. Non ho proprio scelto niente…è un caso che sono qui a Bishkek.
  3. – 4. – 5. Sono conseguenza del punto 1.

Ero a Mosca un anno fa, volevo prendere la Transiberiana per arrivare a Vladivostok  e da lì entrare in Cina. Non ci pensavo proprio di venire in Asia Centrale, non che non m’ interessasse, era una vita che volevo andare a Samarcanda in Uzbekistan. Anch’io come molti altri ero affascinata dall’Antica Via della Seta, da Gengis Khan, Tamerlano, dal Milione di Marco Polo.

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Mosca. Cattedrale all’interno delle mura del Cremlino.

Avevo letto qualche anno fa “Il Grande Gioco” di Hopkirk.

Bellissimo, avvincente. Inizia dal 1799 con l’occupazione di Napoleone dell’Egitto e con il suo desiderio di andare verso Oriente per danneggiare gli interessi inglesi, e segue lungo tutto l’800 la definizione delle zone d’influenza tra Russia e Gran Bretania in Asia Centrale. Lo fa attraverso i resoconti di viaggio degli “esploratori”, le spie mascherate da mercanti, giornalisti, finti viaggiatori o finti venditori di cavalli in realtà ufficiali dell’Intelligence russo o inglese. Coraggiosi ufficiali mapparono questa zona del mondo allora completamente sconosciuta agli occidentali. L’impero Russo cercava uno sbocco al mare verso Sud, gli inglesi che avevano colonizzato l’India temevano l’invasione russa. Entrambi cercavano alleanze con i feroci e indipendenti Khan dell’Asia Centrale. Contro i Khanati nel volgere di un secolo, furono tessute alleanze, condotte occupazioni e dichiarate guerre.

Spesso il costo in vite umane fu altissimo come nel caso di uno dei tentativi di occupare l’Afghanistan, la spedizione inglese del 1839-1842 (Descritta da Marx in una delle voci della Encyclopedia Americana)  costò la vita a  migliaia di soldati e civili al seguito (circa 16000!), si salvò solo un medico che riuscì a ritornare in India. Alcuni ufficiali inglesi, pieni di boria, stupidità e arroganza data dall’essere soldati del grande impero inglese, nel corso del ‘800 fecero una brutta fine, infilati in buche nella sabbia del deserto e mangiati dalle formiche rosse!

Letto il libro avevo messo l’Asia Centrale tra i miei desideri, chissà, forse un giorno sarei riuscita a fare un viaggio in quelle terre misteriose.

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Mosca. Ristorante con dirigibili e palloni aerostatici nel famoso Magazzino Centrale Detskii alla Lybianka (a fianco).

Devo fare un po’ più di attenzione con i miei desideri…quando desidero intensamente qualcosa, si realizza sempre… e non sempre i risvolti sono piacevoli…

Alla fine del libro c’è una bibliografia fantastica per chi è appassionato lettore di libri di viaggio e per chi colleziona libri antichi o ottocenteschi di viaggio.

Comunque tornando a Mosca… ero lì, succede un imprevisto (conseguenza della 1a ragione di questo mio viaggio in giro per il mondo) sommato ad una festività cinese che causa la chiusura dell’ambasciata per una settimana, e ad una mia indecisione, mi ritrovo che mancano circa 8 giorni alla scadenza del visto russo! Sarei riuscita ad arrivare a Vladivostok in tempo, forse,  non avrei avuto problemi con il visto cinese, ma non avrei potuto visitare i luoghi che m’interessavano e nonostante avessi il Mito e subissi il Fascino del viaggio in treno attraverso la grande Russia, farmi 7 giorni di treno senza potermi fermare mi pareva tempo sprecato. A quel punto non mi restavano che due opzioni: chiedere Asilo politico o cambiare direzione…

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Mosca. San Basilio sulla piazza Rossa.

Cambio direzione. Decido di seguire il Volga, il più lungo fiume europeo, in treno fino alla foce. Mi fermo nelle città più importanti di quella che è la Russia Europea, la più sviluppata zona industriale russa. Bellissime città antiche e moderne.

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Nizij Novgorod. La confluenza dell’Oka nel Volga.

Vado alla stazione di Mosca, dove partono i treni verso est. La sera prima ho costruito il viaggio lungo le città del Volga grazie al sito delle ferrovie russe, un sito eccezionale, c’è tutto: tratte, tutte le varianti, le classi delle carrozze, il numero dei letti, il n° delle carrozze, i prezzi e tradotto in inglese!

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Il mio treno nella stazione di Kazan.

I problemi arrivano a questo punto…Mi ritrovo in una grande stazione, con tanti sportelli, dietro ad ogni sportello cosa c’è…? Un impiegato statale! E gli impiegati statali, come ho avuto conferma più volte, sono uguali in tutto il mondo…Cercano di fare il meno possibile…appena si presenta qualcuno che li può portare appena fuori dal loro tran tran quotidiano, inorridiscono…non hanno il gusto per la sfida, la curiosità di ogni altro essere umano…E io sono quella che non parla russo. Devono fare uno sforzo mentale, non contemplato dall’impiegato statale medio!

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Il Volga a Samara.

Dopo aver fatto la coda a 3° sportelli, c’è un sacco di gente, tutti che cercano di passarti davanti e capita l’antifona, comincio a vedere rosso e penso come risolvere la situazione: mi piazzo in una fila, e decido che giunta allo sportello non mi sposto neanche a cannonate e attacco bottone con i compagni di fila, molti non capiscono, ma come sempre trovi qualcuno che qualche parola d’inglese la conosce…e i russi sono gentili e disponibili, una mamma in fila chiama la figlia, a scuola ha studiato inglese. Si forma un capannello di gente, ne arriva altra curiosa di capire che problema ha questa straniera e nel mucchio vengono fuori un ragazzo e una ragazza fantastici, parlano inglese, mi portano allo sportello giusto, in fila con me mi fanno i biglietti, cosa lunga e laboriosa, sono 5 i biglietti con il posto letto, perdono più di mezzora e se ne vanno senza neanche prendere un caffè perché ormai sono in ritardo...i russi sono eccezionali! Non solo i russi, è la gente, la specie umana è curiosa e sempre disponibile con chi viene da lontano, salvo situazioni particolari dove viene alimentato l’odio verso l’altro a scopi politici.

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Nizij Novgorod. Il Volga visto dalla fortezza.

Da Mosca vado a Niznij Novgorod, una città famosa per la sua fortezza, un tempo il suo nome era Gor’kij, alla confluenza tra il Volga e l’Oka. Il treno attraversa i boschi e le immense foreste russe.

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Transiberiana-treno notturno andando verso Kazan.

Proseguo per Kazan, antica città tartara capitale del Tatarstan con il suo Cremlino e una delle più grandi Moschee d’Europa.  Nella sua Università studiò Lenin e lì fu arrestato per aver organizzato manifestazioni studentesche. E’ spettacolare la vista dal Cremlino sul Volga di fronte alla città nuova. Qui ho dormito  3 giorni in uno dei migliori ostelli  mai visti: il Kazanskoye Podvorye Hostel.

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La porta principale del Cremlino di Kazan.

Riprendo il treno e vado verso Samara e Saratov, rischio di perdere quello successivo a causa della differenza di fuso orario della città e l’orario del treno che segue l’ora di Mosca. Da qui in poi si viaggia attraverso la steppa, arrivo ad Astrakhan, alla foce del Volga a qualche km  dalla riva del Mar Caspio. L’antica città mi è piaciuta tantissimo per il suo Cremlino, per il clima e il cielo blu da mare del sud e l’ospitalità dei suoi abitanti.

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Divertente cartello nell’ostello di Kazan.

Ormai non ho più tempo, devo passare il confine con il Kazakistan. L’attraverso allo scadere della mezzanotte dell’ultimo giorno utile!! Qui non serve il Visa se ti fermi solo 15 giorni (ora si può restare 30 giorni senza il visto). Fino a quel momento avevo un minimo organizzato il viaggio. Da qui in poi  viaggio un po’ alla cieca. Del Kazakistan so quasi niente. In passato avevo letto qualche articolo sull’estrazione di petrolio e gas. Ho letto qualcosa su Internet, Wikipedia!! Nulla di più. Il Kazakistan era proprio l’ultimo posto al mondo dove avrei pensato di fare un viaggio! Mi procuro un biglietto per la prima città dopo il confine, Atyrau, sul Mar Caspio.

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Lungo fiume di Samara. I Burlaki o trasportatori di barche lungo il Volga. Riproduzione in bronzo del famoso quadro di I E. Repin, 1870-73, denuncia il disumano sfruttamento dell’uomo sull’uomo della società capitalista.

Qualcuno dice che a Mosca finisce l’Europa e comincia l’Asia, in parte è vero perché le città cominciano a cambiare, ma è qui ad Atyrau  alla foce del fiume Ural dove passa il confine geografico tra Asia ed Europa, nell’arida steppa, che mi sono sentita immersa nell’ Asia.

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All’interno delle mura del Cremlino di Astrakan.

Atyrau, avamposto russo costruito alla fine del ‘600 in realtà è una città nuova,  cresciuta in meno di trent’anni grazie al petrolio e al gas, estratto dalle piattaforme nel Mar Caspio. Mi ha impressionato questa cittadina, sono rimasta lì, in quel posto desolato per diversi giorni. E ho scoperto delle interessanti e vergognose storie, i problemi causati dall’inettitudine di alcune imprese italiane… (scriverò un post sui fatti accaduti qualche anno fa).

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Atyrau. La città nuova sull’altra riva del fiume Ural.

Riprendo il treno, altre due notti e 3 giorni di viaggio (2700 km) verso Almaty (Alma Ata) ex capitale e centro finanziario del paese. Arrivo alla stazione, esco e penso: ” … cazzo sono proprio in Asia” e torno dentro…prenoto per una notte all’hotel della stazione…porco schifo devo abituarmi è un mondo completamente diverso, nessuno parla inglese, non capisco un accidente di cosa dicono! La stazione è a 10 km dal centro, come capita in molte città asiatiche, 10 km di case stranissime, vecchie, disordinate, asiatiche appunto, per arrivare alla fermata della metropolitana che mi porterà allo SkyHostel. All’11 piano di un palazzo nuovo con un terrazzo enorme e una vista sulla città e sulle montagne mozzafiato!

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Almaty. Il terrazzo dell’ ostello all’11° piano, al tramonto.

Rimango ad Almaty per qualche giorno, visito la città, ricca, edifici imponenti con colonne, un po’ pacchiani, tipici da nuovi ricchi, con una splendida chiesa russo-ortodossa, un città moderna, frenetica e inquinata. Almaty è costruita ai piedi delle montagne del Tien Shan, le Montagne Celesti cinesi, e così dopo settimane passate in mezzo alla steppa russa e kazaka finalmente vado a camminare in montagna! 

A Shimbulak. A 2300 m.Alt. Fino a 2000 m. sono andata su praticamente di corsa, negli ultimi 300 m. ho rischiato l’insolazione e ancora un po’ scoppio…forse perché arrivavo dalla depressione del Mar Caspio e il dislivello era eccessivo…Boh!

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Sulla strada verso Shimbulak. L’ultimo tratto con una pendenza da paura.

Il 13 di ottobre nevica! Un sacco di neve…Devo cercarmi velocemente un piumino perchè ho solo abiti estivi! La manager dell’ostello mi accompagna al bazar. La gente kazaka è molto carina e disponibile.

Intanto cerco di procurarmi il visto per l’Uzbekistan, non ci sono problemi, ma c’è un week end in mezzo. Il permesso kazako è in scadenza, decido di passare il confine ed entrare in Kirghizistan, qui si può stare 60 giorni senza il visto.

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13 ottobre 2016. Almaty dopo la nevicata.

Dopo un viaggio di 4 ore e mezza circa in un paesaggio innevato, passando tra montagne tonde, ondulate, lisce e basse scendiamo verso la pianura con le montagne azzurre del Tian Shan sullo sfondo. Spettacolare il paesaggio.

Giunti alla frontiera tutti i passeggeri del mashrutka scendono per attraversare a piedi il confine. Io devo passare con il passaporto da tre persone differenti, nell’ultimo ufficio mi fanno aspettare. Vedo che la gente è affannata. Pochi minuti dopo capisco perché…

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Il paesaggio visto dal mashrutka scendendo verso Bishkek. Le montagne del Tian Shan sullo sfondo.

Quando riesco a riavere il passaporto esco velocemente e in lontananza…vedo il pulmino andarsene!

Il maledetto autista mi ha lasciato a piedi!

Sono qui, da sola, su un confine sconosciuto in mezzo all’Asia Centrale, non so dove andare. C’è un sacco di gente.  Tutti che urlano in lingue sconosciute. Vedo taxi, mashrutka, gente affannata mi accerchia per convincermi a salire sul proprio mezzo. Costruzioni fatiscenti. Il paesaggio è tutto grigio. Ho un attimo di smarrimento. Intanto sono sempre più incazzata. Per fortuna esce dalla dogana una ragazza asiatica che vive in Canada con cui avevo scambiato qualche chiacchera mentre eravamo in attesa del timbro sul passaporto, gli spiego la situazione e lei nella sua squisita gentilezza asiatica mi dice: “Vieni con me, andiamo a prendere un mashrutka.” Ho solo monete russe o kazake. L’autista vuole solo moneta locale. La ragazza mi paga il biglietto del minibus! E poi lei e sua zia mi accompagnano a cercare il mio ostello! Mi hanno fatto sentire al sicuro! Qui la gente è veramente speciale.

(Dall’ora ho attraversato lo stesso confino 5 volte e …mi sento quasi a casa, quando passo il confine, solo alcuni taxisti, mi chiedono timidamente se voglio un taxi! Mi sono  abituata, mi so muovere, non mi sento più in un ambiente ostile ed estraneo. E’ il bello di essere viaggiatori!)

E arrivo per la prima volta in Kirghizistan…

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Bishkek. Pranzo al ristorante Navat. Cucina kirghisa.

Bishkek è più piccola di Almaty.  E’ evidente che è un paese più povero,  le sue case non hanno l’opulenza sfrontata di Almaty ma sono eleganti. Mi piace subito.

TALLIN (2). In attesa del visto per la Russia.

Dopo essere stata sull’isola di Saremaa ritorno a Tallin.

Voglio fare il visto per la Russia. Vado all’Ambasciata Russa, mi dirottano verso la loro agenzia viaggi ufficiale Travel Agency Vaatevinkel. Qui trovo una signora russa gentilissima, parla inglese e mi spiega cosa devo fare.

Per il visto turistico, durata 30 giorni:

  • consegno due copie del modulo scaricato dal sito  internet dell’Ambasciata,
  • allego una foto tessera,
  • la prenotazione dell’ostello a San Pietroburgo,
  • il passaporto con scadenza di oltre 6 mesi dopo la fine del viaggio. 
  • L’assicurazione per il viaggio la fa l’agenzia, 9 euro e qualche cent.   
  • 65 euro il costo del visto.              

Vuole sapere l’indirizzo del mio alloggio a Tallin…non glielo dò perchè ho cambiato ostello al mattino e non mi ricordo l’indirizzo. La città in agosto è piena di turisti, ho prenotato solo i primi tre giorni, in 10 giorni cambierò 3 volte di ostello!

Vuole conoscere il mio itinerario in Russia: San Pietroburgo, Mosca, Transiberiana con un paio di fermate, Vladivostok e poi Cina. Viaggio da sola, mi dice che non è proprio tanto sicuro, di fare attenzione. Mi da qualche consiglio. Con nostalgia mi dice che sono vent’anni che non torna in Russia. Ritorno dopo 10 giorni per ritirare il visto.

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Le spettacolari torri rotonde delle mura medioevali

Quando sono arrivata la prima volta a Tallin 20 giorni prima sono “fallen in love” (innamorata, quanto mi piacciono il suono e il significato di queste parole in inglese!) della città. Una città mediovale, in buona parte ricostruita, ma splendida. Le città  di Danzica, Riga, Tallin durante la 2a Guerra Mondiale furono quasi rase al suolo dai bombardamenti dell’aviazione tedesca e sovietica. Il mio è stato un vero “colpo di fulmine”, infatti quando sono tornata, guardo la città, storco il naso e penso: sembra finta! Ferma nel tempo, come possono essere altre città come Venezia o Bruges. Bellissime. Però molto simili a vecchie signore sfatte… e rifatte, con un vistoso maquillage,  un pò finte, fuori dal tempo.

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L’altissima chiesa gotica Olav’ Church al tramonto.

Decido di approfondire la conoscenza della città. Consiglio di camminare senza una meta precisa,  lungo le antiche mura, nelle vie più lontane dalla Raekoja Plats, la piazza principale; su uno dei suoi lati c’è la più antica farmacia europea ancora attiva, fu aperta nel 1422. Ci sono luoghi come le case colorate e la piazza che partono dalla chiesa gotica di St. Olav  che incantano.

Giro per le vie, entro nelle chiese, mi perdo nelle viuzze salendo verso la collina, attraverso l’antica porta che chiudeva la notte l’ingresso al quartiere dei nobili. Avevano timore della ribellione dei mercanti, dei marinai e contadini. Case eleganti, antiche, medioevali, rinascimentali, antiche chiese e l’imponente ottocentesca Alexander Nevskij  la più grande cattedrale ortodossa dei paesi baltici, proprio di fronte al Parlamento estone colorato di rosa. Tra le case una piazzetta con vista panoramica sulla città. Sono tornata più volte la sera, verso il tramonto a vedere la città riempirsi di luci.

Nel museo della Chiesa di S. Nicola (Niguliste Kirik), costruita alla fine del 1400, c’è La Danza Macabra di Bernt Notke, vale una visita solo per vedere questo grande dipinto su legno della fine del ‘400, un tempo lungo 30 metri!

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Vecchio veliero ottocentesco.

Visito tra gli altri il Museo della Marina. Molto interessante, collocato nella torre rotonda “La grassa Margherita” parte della cinta muraria medioevale e della Grande Porta Costiera, su 3 piani, è la storia navale della città di Tallin e dell’ Estonia. A piano terra c’è una mostra dedicata ai Vichinghi.

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Attrezzatura da palombaro

Dopo aver visitato il Museo Navale esco dalla Grande Porta Costiera, ad un passo dall’ingresso e vado verso il mare. Fuori dalle mura c’è un quartiere deindustrializzato, vecchie fabbriche dismesse, alcune dell’800 restaurate e portate a nuova vita. Archeologia industriale. Su tutto svetta un’altisssima ciminiera in mattoni rossi.

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Il vecchio quartiere industriale fuori dalle mura medioevali.

Nel vecchio quartiere operaio in un edificio cadente  c’è quello che pare un Centro Sociale, ma non è, è un centro culturale finanziato dal comune dove fanno concerti ed esposizioni d’arte, si beve birra, si ascolta musica e si socializza!

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Superato il quartiere, sulla destra proprio sul mare, di fronte ad un piccolo desolato imbarco per la Finlandia c’è un’ edificio immenso, del secondo novecento, completamente abbandonato, decorato da Street Art e immondizia. Cemento, Linee dritte, prospettive lineari.

Grandi scale portano in alto, il mare è lì ai suoi piedi, le navi da crociera e della guardia costiera si perdono nell’orizzonte e nel sole.

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Ingresso con colonne – simile all’ingresso di un’antico tempio

Torno più volte. Gli edifici dell’900 abbandonati sono simili ad antiche cattedrali. Mi danno una sensazione d’inquietudine profonda. Rappresentano bene la vita. I segni del tempo. Sono grandiosi,  un tempo orgogliosa espressione della grandezza umana ora nell’abbondono, nella decadenza esprimono chiaramente il senso del limite,  della vita e della morte e proprio per questo sono stupendi e mi emozionano.

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Monaco in contemplazione sulla grande scala.

 

RIGA (2). Tra Medioevo, Art Nouveau, passaporti rubati e neonazisti….

Rosone riflesso nell’acqua della più antica fonte battesimale della Lituania.

Circa un’anno fa sono stata a Riga.

Ogni tanto in viaggio mi capita di arrivare in una città  dove inizialmente intendo fermarmi per due giorni e poi restarci per 10 giorni o mesi…intanto continuare a chiedermi: “Che cavolo ci faccio qui!”.

Riga è una di queste città. Ora però devo renderle giustizia perché è  una bella città.

Ha belle case e piazze medioevali, come la Gilda delle Teste Nere associazione di mercanti del 1300, o le case dei Tre Fratelli in una stretta viuzza,   un quartiere Liberty (o Art Nouveau o Jugendstil) intorno alle vie Alberta Iela e Elisabeth Iela, considerato patrimonio dell’umanità, edifici moderni  tra i quali una biblioteca spettacolare, la spiaggia di Jurmala, il mare vicino. Ho scoperto alcuni locali fuori dai giri per turisti dove si mangia divinamente e con prezzi bassi. Ha sculture in plein air, antiche chiese altissime come le St. George e St. Peteris Baznica del 1200 e musei da vedere.

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La nuova Biblioteca vista dal centro storico.

Mentre ero qui sono successe alcune cose curiose che mi costringono a romanzare il mio soggiorno…

Arrivo in città da Gdanks (Danzica,Polonia) in autobus. Vado all’ostello prenotato via Internet e arrivo “Nel cortile d’Amelie” (indicazione di fantasia). L’avevo scelto affascinata dal nome. Sapeva di antico, di nostalgia, di buono… Si trova in un vecchio edificio ristrutturato in fondo ad un cortile. Sul tetto una terrazza per gli ospiti. Mi riceve un’italiano del sud. Mi aspettava. Esteriormente è un uomo del sud ma non è molto socievole. Niente feste, sta sulle sue.

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St. Peter Banzica, spettacolare architettura.

Una ragazza lituana mi accompagna al 1° piano dove c’è un bellissimo sottotetto, grandi tronchi sostengo il tetto, parquet in terra, letti a castello in legno su un lato, di fronte le finestre con qualche tavolino e delle vecchie poltrone, una porta in fondo si apre su una camera matrimoniale, l’atmosfera è calda e accogliente.  Mi assegnano un letto, scelgo la branda superiore. Si stupiscono sempre della mia scelta…si aspettano che scelga il letto inferiore…forse perchè non sono più giovanissima! Boh! In realtà in questo modo mi metto in sicurezza…non garantisce, ma è più difficile essere aggrediti se sei in alto e puoi controllare la situazione.

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Palazzo Jugendstil tra Albert Iela e Elisabeth Iela

Lascio zaino e trolley e faccio il mio primo giro in centro città, l’ostello si trova vicino al quartiere Liberty  e a 10/15 minuti a piedi dal centro storico medioevale. Riga non è una città vistosa come può essere Tallin. E’ una città elegante di cui scopri la bellezza un pò per volta. E’ immersa nel verde. Un verde scuro, deciso, lucido, di paese dove piove spesso, ci sono parchi e giardini pieni di gente, di bambini.

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Parco cittadino con ponte e lucchetti dell’amore eterno. L’internazionalizzazione delle scemenze. C’è n’è uno in ogni città europea.

Quando torno in ostello scopro piacevolmente che è pieno di giovani, ragazzi e ragazze in arrivo da tutta Europa. Simpatici, socievoli con i quali tenterò di migliorare il mio inglese. Restiamo fino a tardi a chiacchierare. Tra gli altri, una ragazza austriaca del Nord Tirolo e un ragazzo Viennese. Entrambi molto belli. Lui, 23 anni, alto, elegante, scuro di carnagione, sembra un mediorientale, infatti il padre è d’origini iraniane fuggito in Europa al tempo della rivoluzione Komeinista e poi sposato con una ragazza austriaca. Gente benestante.  Immagino i problemi che avrà avuto questo ragazzo nella Vienna razzista. E’ raffinato, molto vissuto, viziato. E simpatico.  Ha fatto un’Erasmus qui.

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Squisito dolce tradizionale Lettone con  pane di segale, panna montata, cannella e…

Conosce molto bene la città. Con la viennese con cui amoreggia (sono arrivata all’improvviso… si baciavano alla grande!) e un giovane turco ci porterà una notte a scoprire un famoso birrificio in un cortile di una vecchia fabbrica deindustrializzata.  (Accidenti, ho dimenticato il nome!).

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Fregio Art Nouveau

Qui fanno delle ottime birre aromatizzate, solo in Belgio e in certi villaggi tedeschi ho bevuto delle birre così buone. 8/9 boccali di birra, ognuno diverso dagli altri, fatti girare per la degustazione. Io avendo raggiunto l’età della ragione da un pezzo, conosco i miei limiti alcoolici  e non ho più bisogno di dimostrare nulla a nessuno onde per cui quando mi avvicino al mio limite chiudo, mentre i ragazzi devo dimostrare di essere dei duri, ecc. e bevono come delle spugne.

Al ritorno avendo scarpe con i tacchi alti in una strada dissestata di periferia, il giovane viennese mi offre il suo braccio, mi s’incolla addosso per “aiutarmi”. In realtà se non si attaccava al mio braccio dubito assai sarebbe riuscito a raggiungere l’ostello in posizione verticale, devo dire che aveva stile e reggeva bene la birra. Queste cose mi fanno crepare dal ridere!

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Simboli massonici su Palazzo Liberty

Nei giorni successivi visitiamo il Museo di Fotografia, anche perchè il giovane turco vuole fare una mostra delle sue opere nel museo. Ha un appuntamento con la direttrice.

Un paio di giorni dopo, prima di partire per la Finlandia mi accompagnano al Central Market-Central Tirgus.  In enormi Hangar rifugio e garage dei Dirigibili Zeppelin, ora c’è il più grande mercato coperto d’Europa, fornitissimo di specialità locali, erbe e frutti a cui diamo la caccia.  Giro tra i banchi affascinata.

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Interno Museo Nazionale Belle Arti
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Interni Museo Naz. d’Arte

E qui succede una cosa che attira la mia attenzione. Già nei giorni precedenti alcune allusioni tra di loro, dei sottointesi, frasi non finite… avevano fatto sorgere nella mia mente un punto interrogativo. I tre ragazzi sono diretti in Finlandia,  si danno appuntamento lì, ma prima visitano città diverse, giungono in Finlandia da percorsi differenti.

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Porta di Palazzo Art Nouveau

Quando arriva il momento dei saluti, si abbracciano, io guardo i banchi del bazar, ma li osservo con la coda dell’occhio distrattamente. L’austriaca si butta tra le braccia del turco in un caloroso abbraccio… la ragazza non pensa di essere osservata, un secondo prima, il braccio con cui gli cingerà il collo,  si alza deciso nel saluto nazista!!

Intanto nell’ostello vanno e vengono gruppi di europei di varie nazionalità, russi e finlandesi arrivano per acquistare alcolici molto più convenienti che nei loro paesi. Arriva un gruppo di 10 olandesi o belgi diretti in Russia. Una cosa che spicca in questo gruppo di maschi in viaggio e in altri che arriveranno dopo è il testosterone, sono aggressivi, arroganti, sembrano pentole sotto pressione e… vanno in Finlandia. Penso tra me e me “…dovrebbero frequentare più spesso intimamente e in modo intelligente le loro coetanee!”.

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Sculture Liberty

Una mattina mi sveglio, sento uno strano movimento nel grande sottotetto, brusii di voci e bisbigli, capisco che è successo qualcosa, scendo mezza addormentata a piano terra:  c’è il proprietario pallido, la faccia tirata, nervoso; gli olandesi seduti su un divano stanno discutendo concitati. Un poliziotto in borghese compila un modulo. C’è un nuovo ospite seduto su una poltrona, osserva sornione con uno strano sorriso. Chiedo all’italiano ma cos’è successo? Lui, pallido: “Questa notte hanno rubato 8 passaporti agli olandesi!”.

Nella parete di fronte ci sono gli armadietti di “sicurezza” dove lasciare computer, soldi, documenti. Strabuzzo gli occhi: “Cavoli, mi è andata bene ieri sera volevo lasciare il computer lì, per fortuna l’ho portato sopra.” “No”, mi dice, “hanno aperto solo l’armadietto dei passaporti!”. Huao, penso, se li sono curati.

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Sculture all’aperto

La notte la reception non funziona, per entrare c’è un codice da digitare su un tastierino esterno. C’è un ragazzo, in città per un periodo di prova per un lavoro, che gira per l’ostello con la testa bassa come un cane bastonato, scopro dopo, ha anche compiti di controllo, ma quella notte dormiva. L’italiano mi dice seccato “Dei lavoratori lituani non ti puoi fidare”. Capisco che lavora per lui.

Nel pomeriggio  il viennese se ne va. Rimane la ragazza del Nord Tirolo.

Il nuovo arrivato è argentino, dice… La sera va a fare baldoria con gli olandesi e un altro gruppo appena arrivato, aggressivi, sempre troppo testosterone. Mi invitano. No, grazie. L’austriaca accetta l’invito. Deve essere un posto particolarmente elegante, la ragazza si veste da sera…Nel cuore della notte la sento rientrare, da sola, il suo letto è di fronte al mio, ha un aspetto molto strapazzato…i vestiti in disordine…probabilmente è sbronza… non ha il viso allegro…mah?!

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Venus of Willendorf 21th century

Incrocio l’italiano, faccio due chiacchiere, nel mentre gli domando che tipo di polizia si occupa di crimini come il furto dei passaporti. L’Interpol, risponde.

Intanto qualcuno mi informa che il giorno dopo, sabato, si può visitare gratis uno dei palazzi più alti della città, è un hotel. Al 23° piano c’è un bar con grandi vetrate e una vista panoramica sulla città favolosa. Decido di andarci.

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Il bar panoramico al  23° piano.

La mattina dopo l’argentino si aggrega. Mi racconta un pò di sè. Ha viaggiato molto in tutto il mondo. In Argentina è proprietario di un ostello, gestito da una donna, lui è sempre in giro. Mi racconta di sua madre, al tempo della dittatura fascista era stata perseguitata  per le sue scelte politiche e costretta ad andare all’estero per salvarsi la vita. Gli dico che io e sua madre siamo sorelle.  Intanto s’informa sul percorso del mio viaggio, capisco da alcune sfumature della chiacchierata che conosce perfettamente le ragioni della mia partenza dall’Italia. Sta indagando. Cerca di capire se sono coinvolta.

Mi chiede informazioni sul proprietario dell’ostello di cui sò niente, a parte la regione di origine. Mi fà la battutta “Mafioso?”, io casco dalle nuvole, mi stringo nelle spalle: “…ma, non sò, non è siciliano…”. Abbiamo proprio una pessima fama…quello probabilmente è stato costretto ad emigrare a causa della mancanza di lavoro nel Sud Italia, succede un fattaccio e la prima cosa che si chiedono è se mafioso. Tra l’altro sarebbe un bel deficiente. Rubare dei passaporti nel suo ostello! E sono sicura non è stato lui, perchè ho visto la sua faccia la mattina dopo il furto.

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Antico locale in  Krisnaja Valdemara iela dove cucinano buoni  piatti lettoni per i cittadini di Riga.

Quando torno in ostello, vado in terrazzo. Piove spesso da queste parti, non perdo l’occasione per abbronzarmi le poche volte che il sole spunta tra le nuvole! Mi raggiunge l’italiano ora più socievole. Gli faccio presente che l’argentino mi ha chiesto se lui è un mafioso. Fa un lieve sorriso e commenta: “Sì, se sei italiano, è la prima cosa che pensano! Gli domando se l’argentino è dell’Interpol. Conferma.

Un paio di giorni dopo scoprirò che la domanda era pertinente! Il ragazzino, bello addormentato, mi dice che lavora per lui, nel suo CASINO’!!! Huaooo. Non credo che tutti gli emigrati italiani vadano all’estero ad aprire un casinò!

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Uno dei tanti dolci tipici buonissimi preparati nel locale di Krisnaja Valdemara iela.

Da subito, alla notizia del furto comincio a fare ipotesi su chi può aver rubato i passaporti. Mi guardo intorno, osservo la gente che gira nell’ostello, ripenso agli ospiti già partiti.

  • Escludo il proprietario dell’ostello, semplice emigrante, business man o mafioso,   perchè non è un deficiente e la mattina era paonazzo, per lui era un problema vero!
  • La porta non è stata scassinata, il ladro o i ladri conoscevano il codice per aprire la porta che da sul cortile. Quindi erano o sono ospiti dell’ostello (in questo caso bel sangue freddo!) o ex ospiti  appena partiti o qualcuno che lavora lì. Gli olandesi proprietari dei passaporti erano in ostello da soli due giorni…qualcuno ha colto l’occasione per rubare 8 bei passaporti!
  • I dati dei passaporti erano riferiti a giovani tra i venti e i trentanni anni, tutti alti, biondi e con gli occhi chiari…mi chiedo a chi potevano servire dei passaporti con una descrizione fisica simile. Di certo non ha dei mafiosi del Sud Europa o dei Turchi o dei terroristi mediorientali…
  • Mi chiedo se può essere la mafia russa, come qualcuno mi aveva suggerito, ma poi… cavolo ….
  • E lì mi ritorna in mente la Filandia… almeno 3 gruppi diversi di giovani arroganti palestrati, aggressivi, con le teste rasate e diretti in Filandia…Il saluto nazista dell’austriaca al turco; il turco che da brandelli di  discorsi e dai commenti sul tentativo di golpe in Turchia di qualche giorno prima mi aveva fatto pensare essere un militare fuggito dopo il fallito golpe o un ex militare, di sicuro non simpatizzava per Erdogan. Tra l’altro anche lui era vissuto a Riga per un periodo. Subito avevo pensato a qualche militare della Nato inviato lì a presidiare i confini europei a seguito degli attriti e le sanzioni contro la Russia. Dopo quei brandelli di discorsi avevo ipotizzato che l’Erasmus del viennese poteva essere una bugia e che anche lui fosse un soldato Nato o roba simile…. E’ risaputo che i militari spesso hanno simpatie fasciste o di  destra. Avevo anche ipotizzato ci fosse la settimana successiva un raduno di neonazisti e fasciti da tutta Europa! Troppa gente “giusta” nell’aspetto, nell’atteggiamento, nel vestiario diretta lì negli stessi giorni. Non poteva essere casuale.                                                                                                               La Finlandia è nota per i vari gruppi neonazisti e fasciti violenti, razzisti e anche assassini. Forse… rubano dei passaporti per compiere crimini per autofinanziarsi…??
  • C’è un’ultima ipotesi, ma questa la tengo per me, perchè se fosse vera, dovrei tornare all’ipotesi della mafia russa, che ha commissionato il furto a uno o più deficienti, ingenui, affamati di soldi e nel caso troppo stupidi…e se così fosse a quest’ora lì avrebbero già beccati!
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Palazzo Art Nouveau con i gatti nel centro storico.

Rimango ancora qualche giorno a Riga, vagabondando tra le antiche case medioevali e i palazzi Liberty con bei gattoni neri con la coda alzata sui tetti in gesto di disprezzo in una vecchia sfida; visitando antiche chiese protestanti con i campanili decorati da galli segnavento guardiani contro il male; ascoltando musica e passeggiando lungo la Daugava.

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Case mediovali.

Un giorno mentre cammino nelle tortuose vie del centro storico e osservo divertita una casa medioevale con all’interno un ristorante dal nome FELICITA’ ( in lingua italiana ) e con una scritta in ferro battuto “vini della tenuta di ALBANO CARRISI” proprio di fronte alla scultura dei “Tre cantori di Brema”, sento il suono di un’ organo uscire dalla porta di una chiesa minore, entro, mi siedo tra i banchi vuoti… ed ascolto uno dei più bei concerti di musica vocale mai sentiti.

Il caso vuole che un grande tenore dei Paesi Baltici quel giorno facesse le prove del suo concerto proprio lì. Brutto, basso, grasso, calvo, in tuta da ginnastica… e una voce indescrivibile, divina, sublime. Era talmente bravo e la voce così bella da commuovermi…

Poi prendo il mio zaino, il trolly e parto per Tallin, Estonia.

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