Gita a Burana Tower e a Ak-Beshim. Kirghizistan.

Post pubblicato su Vivere e viaggiare in Kirghizistan, blog iniziato e lasciato a metà dell’opera! Ripubblico il post perchè mi è piaciuta molto la gita e La Torre di Burana e dintorni meritano una visita.

29 Aprile 2018.

Ieri per festeggiare il mio compleanno ho visitato i resti di due antiche città. Ak-Beshim, l’antica Suyab, città del V-VI secolo, a circa 6 km da Tokmok, poi Il minareto di Burana (Burana Tower)e quello che rimane dell’antica Balasagun, città fiorente tra il X e XIII secolo. Si trova a 13,5 km da Tokmok e 15 da Ak Beshim.

A 25 km da lì nel grande pianoro di quella che è la Valle del Chuy, ci son le rovine di un’altra città ancora più antica, Krasnovonoe, qualche secolo BC. 

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La piana del Chu, sullo sfondo una delle catene che formano le montagne Tian Shian.

Sono arrivata da Bishkek a Tokmok con un marshrutka per 50 Som, e 80 km di strada, era possibile arrivare nei dintorni di Burana con un altro marshrutka, e poi fare un pezzo a piedi nei prati. Quella era la mia intenzione, una simpatica signora conosciuta nel viaggio voleva accompagnarmi fino al bazar a prendere il nuovo autobus, se non ché parlando con i taxisti  che ci hanno circondati appena scesi dall’autobus ho avuto conferma di quello che temevo, non c’era nessun collegamento con Ak Beshim. Dopo una trattativa serrata e divertente con uno di loro, che cercava di conquistarmi prospettandomi una quantità industriale di serpenti nei prati che avrei attraversato e altre cose terrificanti, tra le risate dei suoi colleghi e le mie finte smorfie di terrore, ho deciso che 750 som, (11euro) pur essendo una cifra esagerata, valevano la pena per farmi scarrozzare in giro per i villaggi e le campagne dei dintorni.

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Burana Tower. Campo di Bal-bals.

In Kirghizistan ci sono pochi resti delle antiche civiltà, non perché non ci sono state antiche città,  queste terre erano al crocevia di importanti rotte commerciali e di grandi imperi, dalla Cina le merci andavano verso Occidente  sull’Antica Via della Seta,Mediterraneo, Europa, Medio Oriente, Paesi Arabi; qui passarono tutti, dal mongolo Gengis khan, agli eserciti degli imperatori cinesi della dinastia Tangagli ughuriai turchi dell’impero ottomano, e prima ancora gli imperi iranidi,  il problema sta sicuramente nelle invasioni e poi nei materiali da costruzione, le mura degli edifici erano costruite in fango, terra, poi con mattoni crudi, dal X sec. circa in poi in mattoni cotti. Non so in quale periodo, ci fu una decadenza che disperse le città e la popolazione vivendo di pastorizia divenne o tornò a essere completamente nomade.

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Burana Tower.

I kirghisi, mi raccontava il mio erudito taxista, non sono originari di queste terre, ma provengono dalle zone intorno al fiume Enissei, i primi abitanti erano Sciti, successivamente s’insediarono popolazioni Uighure, che furono cacciate al di là delle montagne del Tian Shan, dopo cruente battaglie con i kirghisi. La città fece parte di un Kanato turco. I cinesi occuparono per qualche secolo la zona. Ak Beshim è importante per la storia del Buddismo, ci sono le antiche rovine di un tempio,  secondo il mio taxista, una spedizione americana qualche anno fa concluse che un tumulo, una collinetta con mura di antichi edifici era di epoca cinese ed era un tempio di Shaolin. (Sarebbe interessante sapere come sono arrivati a tale conclusione visto il poco rimasto! Da ragazzina volevo fare l’archeologa… è un lavoro in cui occorre conoscenza ma anche grande immaginazione!  Nel piccolo museo della Torre di Burana ci sono gli oggetti ritrovati che portano all’identificazione delle varie rovine). Qui hanno ritrovato resti di templi buddisti, fortificazioni cinesi, ossari  zoroastriani, chiese nestoriane, bal-bals turchi.

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Missione archeologica giapponese su quel che resta di un tempio buddista.

In questo periodo c’è una missione archeologica giapponese che sta portando alla luce degli antichi edifici.

Camminando sui sentieri sterrati dell’area si trovano una quantità di pezzi di cotto, mattoni e altro consumati dal tempo. Il taxista mi voleva regalare un pezzo di terracotta, interessante, aveva subito una cottura, era in parte invetriato e aveva disegnato delle linee decorative, poteva essere parte di un piatto o di un vaso. Al mio rifiuto mi ha fatto notare che in terra era pieno di pezzi di terra cotta  e che era un ricordo della gita. E che lì intorno avevano trovato pezzi d’argento, d’oro, monete e molto altro. Insomma i tombaroli sono internazionali! (Scherzo, ma da noi le leggi sono severissime sul commercio di oggetti antichi).

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Ak-Beshim. Rovine.

Ho preso la terracotta e lo messa nello scavo dei giapponesi andati a pranzo! Sono stata a lungo appassionata di archeologia e di storia e mi emoziono di fronte ai resti del passato dell’umanità, ma proprio per questo ritengo siano patrimonio collettivo e vadano conservati per l’interesse di tutti e non all’interno della collezione  o della casa di qualcuno. Non era questo il caso essendo un pezzo 10×5 cm, però poteva essere il tassello per comprendere la storia di quel posto.

Ammetto però che ogni volta che vado a visitare un museo o una galleria d’arte, scelgo sempre uno o due quadri o oggetti che “mi porterei a casa”, e visto le migliaia di musei, gallerie d’arte e archivi che ho visto nella mia vita avrei una collezione fantastica! Se fosse possibile che senso avrebbe?  Nessuno.

Se voglio rivedere queste bellezze, so dove sono, se non le posso raggiungere le cerco su internet, e con me milioni di altre persone. Sono la bellezza del mondo. Ci sono delle cose che non si possono vedere in esclusiva, sarebbe meschino e miserabile perché appartengono al mondo, siamo noi, la nostra specie che nel corso dei millenni nonostante tutte le brutture è riuscita a evolvere ed esprimere cose grandiose.

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Burana Tower. Particolare.

Il taxista mi raccontò che avevano fatto rilevazioni satellitari e sotto le collinette lì intorno c’erano mura di antichi edifici, ma non avevano soldi per portarli alla luce, chi aveva le redini dello stato preferiva intascare i soldi…

All’ingresso dell’area di Ak Beshim (non c’è un ingresso), sulla destra ci sono i resti alcuni edifici in terra, le pareti hanno piccoli buchi, quando arrivo, uccellini vari scappano da tutte le parti perché lì c’è il loro nido! E lì ho visto una cosa fantastica, che non avevo mai visto in vita mia, solo sui libri: un Upupa! Bellissima, la cresta giallo-arancio dorata, è fuggita velocissima, era così inaspettata che non sono riuscita a fotografarla. Ho continuato a camminare in alto sulle rovine, quando qualche decina di metri più in là succede la stessa cosa, due Upupa fuggono velocissime, niente foto neanche questa volta, accidenti a me!

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Upupa. Dal vero sono bellissime. (foto del sito DigiscopingItalia)

Altra cosa bella è il paesaggio della valle del Cu (Chuy), la grande piana verde e sullo sfondo, ma vicine, le montagne. Ieri nel sole,  nella luce e nei colori vividi della primavera era spettacolare.

Riprendiamo l’auto e andiamo alla Torre di Burana.

La Torre di Burana è stata costruita nel XI secolo sui resti della città di Balasagun, costruita dai Sogdiani secoli prima. Dall’alto della Torre si vede la grande piana fertile tra le montagne del Tian Shan e si comprende il perché qui per molti secoli fiorirono antiche città.

Era da un pezzo che volevo visitare il sito di Burana, però guardavo le foto su internet e mi passava la voglia di andarci… mi sembrava misero…

Io sono italiana e nel paese da cui vengo, ogni città, villaggio o buco che sia, ha almeno una torre o un castello medioevale, delle chiese romaniche, o gotiche, delle mura romane, o delle tombe etrusche o dei resti del neolitico o dei petroglifi,  onde per cui sono abituata molto bene!

Invece val proprio la pena di fare una gita fin lì!

1° Il paesaggio. E’ stupendo. Le montagne innevate, il verde dei prati, il grigio dei campi arati, le pecore, le mucche e i pastori a cavallo. Ieri poi, 28 Aprile, era primavera, sole caldo, cielo blu, blu, prati verde smeraldo, da stare lì incantati a guardarsi intorno e basta…

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Pastore a cavallo tra le rovine del sito di Burana Tower.

2° Il minareto in mattoni cotti, molto più bello dal vero che su Internet, si può visitare. Si salgono 70 alti scali, all’interno di una stretta scala a chiocciola, al buio. Ci sono un paio di finestre lungo la scala. C’è coda, si sale solo quando l’ultimo è uscito, non passano due persone per volta. E’ alta 24 m., in passato era il doppio, ma è crollata a causa di un terremoto. Quando arrivo in cima e osservo intorno il paesaggio ho un attimo di felicità.

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Burana Tower. Un Bal-bal.

3° I Bal-bals. Le steli funerarie, provengono da varie zone del Kirghizistan. Sono belle. Figure scolpite, appena accennate, con decorazioni che descrivono il personaggio cui sono dedicate.

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Burana Tower. Petroglifo con inciso uno Stambecco.

4° I Petroglifi, incisioni rupestri su pietroni, cervi, camosci, uomini. Sono diffusi in tutto il Kirghizistan.

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5° La gente che visita il sito. E’ un posto allegro. Scolaresche, turisti, gruppi di giovani, coppie di sposi con annessi fotografo e amici/e un po’ bevuti e allegri.  Gli sposi che ho fotografato erano felici, ma veramente, avevano la leggerezza della felicità. Non capita spesso in Europa leggere sul viso di due giovani sposi quello che ho visto ieri in quei due ragazzi. Poi, cavalli e cani che girano per il sito.  Un cane mi ha adottato e per tutte le ore che sono stata lì, mi ha accompagnato. Paziente, mentre fotografavo, si sedeva e mi osservava. Poi ripartiva con me.

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Burana Tower. Il cane che mi ha “adottata” tra i Bal-bals.

E tutti quanti felici di farsi fotografare. Ti ringraziano perché li hai fotografati. Questo un po’ in tutto il Kirghizistan. Tempo fa, fotografai un’anziana donna in un cortile, prima le chiesi se potevo, poi le dissi che se era d’accordo l’avrei messa sul mio blog, che l’avrebbero vista in Europa e in molti altri paesi. Lei ci pensò un po’ su, mi chiese in tutto il mondo? Sì, le dissi. Lei con grande serietà mi guardò e con il capo mi disse di sì.

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Ragazzi kirghisi in gita a Burana Tower.

Incontro con un maniaco… No, con un ruffiano o una spia di…

Oggi ero in un caffe come capita spesso, a scrivere sul computer il libro su cui sto lavorando. Mi si avvicina un uomo che avevo già visto qui e al caffe Sierra vicino all’ambasciata russa dove si ritrovano gli occidentali di Bishkek, è anche il caffè più controllato della città, perché lì si trovano turisti di passaggio, impiegati di vari uffici occidentali e spie.

Da quando sono arrivata in questa città, ho imparato un sacco su come agiscono le spie in questo paese al centro di quello che è chiamato “Il Nuovo Grande Gioco”. Se in un paese vai quindici giorni in vacanza non ti accorgi cosa succede, se come me sei qui da due anni, vivi in hotel e ostelli a lungo, frequenti i ritrovi degli occidentali cominci a capire.

Si avvicina, mi dice di essere ucraino, russo-ucraino. Mi parla in russo, che capisco poco, mi dice che fa il giardiniere, bidello, guardiano, assistente agli anziani e se posso cercargli un lavoro su internet. Ha un aspetto dimesso, ordinato, pulito. Il viso sembra quello di una persona normale. Io, ovviamente dico va bene. Ho lavorato tutta la vita per un partito di lavoratori, sono più che disponibile.

Cerco, su job.kg, gli trovo due lavori, per uno serve la registrazione e l’email, che lui non ha. Gli apro una casella di posta su gmail, gli scrivo sulla sua agendina l’indirizzo e la password. Mentre ero presa nella mia opera di “assistente sociale”, porco schifo, avevo notato uno strano movimento, ma ero troppo presa, non ho prestato attenzione. Per mia fortuna, gmail ha un problema. Penso che forse non prenda i dati in caratteri cirillici, allora vado a chiedere al personale del caffè, se mi danno un indirizzo di un altro motore di ricerca kirghiso o russo. Mi danno mail.ru, torno a sedermi al tavolo… e quell’uomo si tocca i genitali …  finalmente capisco.

Il miserabile bastardo si toccava e lo faceva ben in evidenza, qui di fronte c’è una bella telecamera che registra tutto il giorno, come in tutti i caffè di Bishkek. Appena capisco, gli dico di andarsene e racconto a tutti nel locale cosa è successo. Mi dicono è un MANIACO.

Non credo sia casuale.

Me ne sono andata dall’Italia dopo essere stata massacrata per le mie idee politiche e ho tentato di denunciare cosa era successo a me e non solo a me e i metodi che usano contro gli oppositori politici in Italia.

Andandomene pensavo di potermi ricostruire una nuova vita, ma mi sono illusa parecchio. I miei problemi politici mi hanno seguito. Qui non c’è un’ambasciata italiana, ma i tedeschi e i francesi fanno i loro interessi. Non so se è peggio essere perseguitati da fascisti dell’apparato repressivo italiano, da sbirri neonazisti tedeschi, da fascisti francesi o nazisti kirghisi o russi nipoti di ex aristocratici inviati qui da Stalin. La persecuzione che ho subito in italia è continuata qui, si è intrecciata e complicata dalla corruzione diffusa tra i kirghisi,  lo racconterò in un altro post.

Che cosa fai se vuoi screditare qualcuno che in Italia ha tentato di denunciare di essere stata violentata per ragioni politiche? Cerchi di farla passare per puttana, per matta e poi se non ti riesce per prostituta.

Il maniaco, ruffiano bastardo, è quello che voleva fare, davanti alle telecamere del caffè cosa fa, si tocca più volte, mentre gli cerco un lavoro su internet. Secondo voi chiunque avrebbe detto ok, ti aiuto, ti cerco il lavoro, ti apro un indirizzo di posta elettronica perdendo del tempo con un perfetto sconosciuto senza lavoro?

No, solo un pirla comunista come me!

E poi tira fuori in bella evidenza la sua agendina su cui io ho scritto il suo nuovo indirizzo e mail, come se gli avessi scritto chissà che. Insomma cercava di farmi passare per puttana.

Cosa fa un occidentale tutti i giorni seduta in un caffè al computer?

Un occidentale come me, SCRIVE. 

SCRIVO SCRIVO QUELLO CHE MI E SUCCESSO E MI SUCCEDE QUI OGNI GIORNO PERCHE’ SE MI CAPITA DI PEGGIO VOGLIO CHE SI SAPPIA LA CAUSA!

SONO COMUNISTA E FIERA DI ESSERLO. E VENGO DA 15 ANNI DI FEROCE PERSECUZIONE.

VENGO DALL’EUROPA “PACIFICA” “BENIGNA” “PATRIA DEI DIRITTI UMANI” dove lasciano morire nel Mediterraneo migliaia di persone che fuggono dalla guerra e dalla miseria e dove massacrano gli oppositori politici.

Ecco chi sono!

 

Trekking a Tash Rabat e dintorni.

Agosto 2018.

Sabato mattina siamo partiti per la montagna. Vivendo tra le montagne del Thian Shan c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Questa volta sono andata a vedere il  monastero nestoriano e poi caravanserraglio di Tash Rabat. A sud/est del Kirghizistan. Costruito prima del 9° secolo, si trova in una gorgia laterale del percorso dell’Antica Via della Seta, sulla strada del passo Torugart, ( a 84 km) sul confine con la Cina, passaggio obbligato per Kashgar. E’ uno dei due passi che dal Kirghizistan portano in Cina. Dall’autunno alla primavera è bene informarsi perché non sempre sono aperti a causa della neve, frane ecc.

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Tash Rabat e a sn. i gabinetti stile “Pra la Grangia”

Le strade principali sono generalmente buone, mentre le secondarie non sono asfaltate, a volte lo sterrato è buono altre volte no.

Siamo arrivati a destinazione dopo circa 8 ore di viaggio da Bishkek passando davanti al canyon Boom, si attraversa un colle a 3030 m. e si prosegue per Naryn poi dritti verso il confine cinese.

La nostra comitiva si è fermata per visitare At-Bashi (Ат Башы) centro amministrativo della regione di Naryn. La prima tappa è all’ingresso del distretto. Entrando in certi territori, sulle colline, ben in evidenza, ci sono dei monumenti, dei guerrieri o come qui a At Bashi, un cavallo, essi sono il simbolo del clan che domina su questa terra, indicano che stai entrando nel loro territorio. All’ingresso dei villaggi o cittadine ci sono delle vistose “porte” con il nome del luogo.

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Il cavallo che segna l’ingresso al distretto di At-Bashi.
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Areo e carro armato russi alle porte di At-Bashi (testa di cavallo) un tempo città con importante base e industria militare.
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“Porta” di At-Bashi, il significato è Testa di Cavallo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La testa di cavallo simboli di At Bashi.

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Monumento dedicato al Maestro di Manas il guerriero-leggenda simbolo del Kirghizistan.

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Bambine kirghise giocano lungo “la bialera” a AT-Bashi.
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Negozio al bazar di At-Bashi.

A Tash Rabat ci sono in tre punti differenti le yurte. Le tende rotonde dei nomadi kirghisi. Finalmente ho dormito in una grande tenda bianca colorata all’interno, 5 posti letto, tanti tappeti e una vecchia stufa, indispensabile per riscaldarsi nelle fredde notti dell’alta montagna.

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Tash Rabat.
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Yurte a Tash Rabat.
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Tash Rabat. Interno di una yurta a due letti.

Qui vivono due famiglie di allevatori di yak, anche d’inverno! A 3200 metri. Pensavo che ci fosse molta neve invece fa talmente freddo, che nevica “poco”. Normali sono i -50 gradi, come la Siberia! Non sono ancora riuscita a vedere uno yak, speravo, ma agosto a 3200 m. fa troppo caldo per loro, allora lì portano su sulle cime. Probabilmente riuscirò a vederli se andrò sul Pamir.

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Corridoio d’ingresso a Tash Rabat.

Lo scisma tra i cristiani di Roma, di Costantinopoli, e di Kiev con la teologia aveva poco a che vedere, il problema era il controllo di quello che rimaneva dell’Impero Romano d’Oriente. Il nocciolo teologico della questione era la figura di Cristo, per i seguaci del vescovo Nestorio (381-451), in Cristo esistevano due nature separate, una umana e l’altra divina e Maria non poteva essere definita “Madre di Dio” perchè solo madre della parte umana del Cristo. Il concilio di Efeso nel 431 condannò i nestoriani come eretici, fuggiti verso oriente, ebbero l’appoggio dei Persiani in funzione anti-bizantina e si diffusero in Persia, Asia Centrale, India e Cina. Cominciarono a perdere d’importanza con la diffusione dell’Islam.

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Tash Rabat. Dentro la grande sala centrale sotto la cupola.

Il Monastero e Caravanserraglio di Tash Rabat furono un luogo di culto e rifugio dei seguaci di Nestorio.

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Tash Rabat. La grande cupola. Alla base della cupola si vedono delle nicchie con i resti d’intonaco. L’interno doveva essere ben diverso qualche secolo fa.

Tash Rabat era il primo caravanserraglio, luogo di sosta delle carovane, sulle montagne del Thian Shan, dopo il passo Torugart e il terribile deserto Taklamakan, il deserto nel quale furono trovate le mummie del Tarim, che confermavano la presenza di popolazioni indoeuropee qualche millennio A.C. Nell’antichità vi erano città-oasi ormai scomparse, i viaggiatori temevano il passaggio in questo deserto, arido e infuocato, dove morivano a centinaia, la paura fece fiorire molte leggende sulle voci degli spiriti dei morti portate dal vento.

Noi oggi immaginiamo l’antica via delle seta, esistente tra il 3° sec. A.C. e la fine del XVI sec. D.C., come un’unica via, dalla Cina al Mediterraneo, in realtà era una rete di strade su cui fiorirono città importanti, insediamenti commerciali, bazar, caravanserragli dove si scambiavano spezie provenienti dall’India, preziosa seta dalla Cina, oro, argento dall’Iran, ceramiche da Afrosylab, animali e uccelli esotici.

Le carovane di uomini, cammelli e cavalli attraversavano deserti, il Taklamakan, l’Ak-Tala, Kara-Kum e Kuzyl-Kum, si fermavano nelle oasi, superavano i passi ghiacciati del Thien Shan o del Pamir, attraversavano fiumi come l’Oxus, o le sconfinate steppe e con le merci portavano idee e nuove religioni, l’Asia Centrale era una delle zone più tolleranti e aperte del mondo antico.

L’importanza dei commerci causò invasioni, battaglie, intere regioni ridotte in cenere, città, come Samarcanda rasa al suolo, rifiorirono tanto era strategica la loro posizione. Il Kirghizistan era la porta occidentale della Cina.

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I resti delle antiche mura di Koshoy-Korgon. Foto di Wikipedia.

A  circa 3 ore di strada, 170 km prima di Tash Rabat a  Koshoy Korgon  nel distretto di At-Bashi c’è un piccolo museo e i resti delle fortificazioni di una città lungo la via della Seta, qui si fermavano le grandi carovane che arrivavano dalla Cina e andavano verso l’Uzbekistan e il Mediterraneo o verso il Kazakistan o la Mongolia e poi verso il Nord.

I fedeli e mercanti nestoriani preferivano fermare le loro carovane a Tash Rabat. E’ affascinante questo edificio fortificato, in pietra con una cupola rotonda che sovrasta la stanza centrale, altri vani laterali accoglievano i viandanti, le derrate alimentari, due lunghe sale s’ipotizza fossero i luoghi di preghiera e c’è anche una prigione: un buco in terra, piccolissimo, dove poteva stare una sola persona, era chiuso da un’enorme pietra con un foro in mezzo, attraverso il quale veniva passato il cibo per il prigioniero.

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Tash Rabat. La pietra che copriva la cella della prigione.

Mi si sono rizzati i capelli in testa al commento di una della comitiva: “… serviva a tenerli tranquilli!”.

Sono passati più di mille anni… e l’affermazione di quella somara conferma la convinzione di un mio conoscente “…viviamo tempi in cui abbiamo di fronte un nuovo Medioevo.” La prigione come sistema di controllo degli “irrequieti”: manifestanti, dissidenti, emigranti, comunisti, neri delle periferie delle metropoli, zingari, femministe, ecc., ecc., ecc.

Dopo la visita, abbiamo iniziato a seguire il sentiero che sale a sinistra dietro il monastero nestoriano e va su dritto verso la montagna. Un paesaggio mozza fiato ci ha circondato lungo il percorso. Da 3200 metri siamo arrivati a 3700 metri. Il primo pezzo sale su deciso poi prosegue lungo le creste.

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Tash Rabat. Salendo verso le creste. Altitudine 3700 metri circa.

E’ facile, le pendenze sono lievi. Ero con gruppo di 9 francesi, il più giovane aveva 50 anni, era gente che si preparava per fare un 4100 metri in Cina. Poi siamo scesi di qualche centinaio di metri per raggiungere un pianoro che un tempo doveva essere un ghiacciaio, fino ad un torrente, l’abbiamo attraversato a cavallo per raggiungere una specie di alpeggio in un’altra gorgia. Qui abbiamo fatto un pic-nic con le vivande portate da un uomo a cavallo.

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Tash Rabat. Il cavaliere porta vivande.

Faceva un freddo cane ed eravamo bagnati marci!

Siamo partiti con un  bel sole. La gita era di circa cinque ore, dopo circa tre mentre eravamo sulle creste, ha cominciare a salire un vento di quelli forti e pungenti, si vedevano i nuvoloni neri in arrivo, la guida ha deciso di farci scendere velocemente di qualche centinaia di metri poi ha cominciato a piovere. Una pioggia sottile neanche troppo fastidiosa, ma sopra i 3000 metri quando piove fa freddo.

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Mentre scendevamo dalle creste molti gipeti, grandi avvoltoi e aquile volavano bassi sulle nostre teste in cerca di prede, le marmotte di guardia con fischi acuti lanciavano l’allarme al nostro passaggio e mentre fotografavamo gialle orchidee alpine.

Finito il pic-nic abbiamo attraversato un bellissimo pianoro, in una gorgia spettacolare. E qui ha cominciato a grandinare di brutto, raffiche violente di sassi ghiacciati che in faccia fanno un male cane, ogni tanto non si poteva più proseguire tanto era violenta la grandinata. I branchi di cavalli che ogni tanto incontravamo si tenevano vicini verso i fianchi della montagna e in cerchio per proteggere i puledri, per un’ora abbiamo proseguito a testa bassa fino alla fine della lunghissima gorgia dove ci attendeva il pulmino per riportarci a Tash Rabat.

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Siamo arrivati al mini bus,  dire: ” eravamo fradici…” è essere ottimisti!

Ho bagnato persino i cambi di vestiario che avevo nello zaino, ero infangata fino alle ginocchia, però il posto era splendido e ci tornerei domani… con un bel sole!

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Fiore di montagna. Sulle creste sopra Tash Rabat.

Trekking a Saimaluu Tach. Kirghizistan.

Ho passato tre giorni tra le montagne del Sud del Kirghizistan.

Abbiamo attraversato il paese da Bishkek, la capitale, fino a Naryn, poi invece di proseguire per il confine cinese siamo andate ad ovest, verso Kazarman a circa 150 km da Zalalabad ( o Jalalabad) confine con l’Uzbekistan. Eravamo quattro donne, dovevamo controllare il percorso verso Saimaluu Tach, uno dei trekking di preparazione, di acclimatazione, prima di affrontare il Pamir e il picco Domachii alto 5130 metri.

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Dintorni di Naryn.

Andando verso sud il paesaggio cambia continuamente, si passa attraverso zone climatiche molto diverse, è quasi incredibile per un’europea come me la varietà delle montagne, degli altopiani, i colori, i deserti e le vallate verdi circondate da montagne di varie forme completamente brulle, secche. Sono evidenti i movimenti della terra, ci sono alte montagne, montagne basse tondeggianti, altre sembrano dei cappelli appoggiati uno a fianco all’altro, altre sono morene lunghissime perfettamente tronche, come fosse passato un falegname con una pialla! Ci sono dei canyon sotto il livello del terreno, formazioni carsiche, onde di terra tagliate e colorate, valli verdissime nel deserto. Abbiano attraversato tutto il deserto di Ak-Tala, il deserto bianco… in realtà l’altopiano era verde, perché quest’anno ha piovuto tanto, dove di solito c’è erba secca e gialla c’erano distese di erba verde!

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Sullo sfondo la città di Naryn. Il fiume Naryn è uno dei due fiumi che va a formare il Syr-Daria.

Mi ha entusiasmato vedere cosa a prodotto il movimento della crosta terreste…

Devo ringraziare quattro cretini che ci hanno dato un’indicazione sbagliata, se ho visto un percorso tra le montagne bellissimo. I deficienti ci hanno fatto allungare il percorso di oltre 6 ore… tutto su sterrato, il viaggio doveva durare otto ore invece ne abbiamo fatte quattordici di ore. Mentre ci allontanavamo con il fuori strada mi ero voltata, avevo visto che stavano sghignazzando… Bisogna avere le pigne in testa per fare una cosa simile. Centinaia di chilometri tra le montagne, dove s’incontrano solo cavalli, qualche mucca e piccoli asinelli che stanno comodamente in mezzo alla strada e qualche rara yurta con tanti bambini curiosi che corrono felici a vedere e a dare il benvenuto a chi arriva.

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Una piccola moschea tra le montagne

Il nostro percorso in fuoristrada e stato tutto tra i 2000 e i 3030 metri.

Fino a Naryn, le strade sono asfaltate, poi sono dei begli sterrati, quando ci siamo accorte dell’errore, erano le 7 di sera, Natacha, la nostra guida e autista, tostissima donna, nascosta dietro un aspetto di delicato fiore femminile,  guidava da 10 ore, eravamo vicini a una miniera d’oro, un tempo importante, ora il villaggio nato intorno alla miniera è in decadenza. Grandi camion diretti alla miniera ci sfioravano nel tramonto.

Arrivati a Kazarman, abbiamo cenato e poi veloci a dormire, alle 6 dopo colazione siamo partite verso la nostra meta: Saimaluu Tasch.

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La nostra meta là sullo sfondo.

Abbiamo raggiuto dopo qualche chilometro tra le montagne delle yurte, dove ci attendevano le guide con i cavalli.

Dalle yurte siamo scese di qualche centinaio di metri verso un impetuoso torrente di montagna, lo abbiamo attraversato una prima volta su un traballante ponte tibetano, accomodato al momento dalle guide, poi di nuovo più avanti, questa volta a cavallo, perché era impossibile farlo a piedi. Poi per un’ora e mezza il sentiero saliva lentamente prima di diventare ripido.

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Io ero scoppiata. Non riuscivo a respirare, mai successo prima nella mia vita… ma dopo  quasi un anno senza muovermi, non è strano. Non ero allenata, ero stata in montagna solo due volte, e una volta per buona parte del tempo l’avevo passata a mangiare trote!

Sono partita dai circa 800 metri di Bishkek per arrivare intorno ai 2000 m. di Kazarman e poi cominciare a salire. Ho resistito un’ora e mezza, poi per non essere d’intralcio alle altre che erano lì per lavoro, ho deciso di montare a cavallo, non avevo mai fatto un trekking a cavallo… mi è piaciuto un sacco!

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Sul nevaio.

I cavalli in fila erano tranquilli, ho fatto delle belle foto, per tre ore mi sono goduta il paesaggio comodamente dall’alto di una sella. Siamo passati in mezzo all’erba alta, la flora che da noi è alta cinquanta centimetri, qui è alta 2 metri, abbiamo attraversato un grande nevaio, ripidi pendii erbosi e alla fine siamo arrivati a 3600 m. su un piccolo pianoro circondato dalle cime.

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Il “mio” cavallo può finalmente mangiare l’erba senza essere strattonato.

A metà strada abbiamo incontrato altre guide con i cavalli che stavano pulendo il sentiero e tagliando l’erba e abbiamo cambiato le guide.

In tre abbiamo fatto buona parte del percorso a cavallo, solo la nostra chef, Natacha, responsabile dell’agenzia la maison du voyager   ha fatto tutto il percorso a piedi.

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Famosa questa pietra simbolo degli antichi riti in onore del sole.

Arrivati a 3600 metri abbiamo lasciato i cavalli, di fronte a noi una pietraia saliva verso il colle, abbiamo passato l’ora successiva tra i pietroni alla ricerca dei Petroglifi, le iscrizioni rupestri, le più antiche hanno migliaia di anni e testimoniano il culto del sole degli antichi abitanti della regione, Sciti. Ci sono incisioni evidentemente di varie epoche successive: cervi con le grandi corna ricurve,  ghepardi delle nevi,  i serpenti simbolo della vita, scene di caccia, il ragazzo con attorno al capo i raggi del sole, ho visto su una pietra un animale identico a quelli della grotta di Altamira, scatto una foto ma si scarica la batteria, cerco un telefonino in prestito, torno indietro e in mezzo a tutti quei pietroni… non trovo più la pietra! Le iscrizioni più antiche sono anche le più belle, fatte con cura, eleganti e precise.

Al ritorno ho percorso il sentiero tutto a piedi. A parte i dieci minuti di una salita dove la guida dei cavalli ha voluto a tutti costi farmi salire a cavallo, perché riteneva che in un punto avrei avuto problemi con le scarpe che avevo…

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Nella pietraia a caccia di petroglifi.

Effettivamente ho fatto un’idiozia, sono andata in montagna con le scarpe da ginnastica, dopo aver passato la vita a criticare “gli scemi” che andavano in montagna con scarpe inadatte e poi cadevano o si ammazzavano rotolando giù dalle scarpate!

Ho attraversato il grande nevaio con le scarpe da ginnastica e come logica vuole ho rischiato di brutto di farlo tutto con il sedere, scivolavo da maledetti e non solo, raggiunta la terra era di quelle friabili che non teneva, e rischiavo continuamente di scivolare… un’idiozia, ma quando sono partita non avevo ben capito dove andavamo, pensavo fosse una passeggiatina… Accidenti alle lingue straniere! Era lo studio del percorso per l’ultimo trekking di preparazione prima di andare sulle cime del Pamir !

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Nei prati pieni di fiori blu oltre i 3000 metri.

Non ho avuto nessun problema a salire, mi hanno spiegato che salendo i cavalli in fila non possono che andare avanti, a scendere la questione cambia, bisogna saperli controllare con le redini. Cosa che non so fare. A salire non avevo nessun timore e il cavallo sentiva la mia sicurezza. A scendere, ho cambiato cavallo, sentivo che non era sicuro di se, o forse lui sentiva che non ero troppo tranquilla, anche perché pochi minuti prima avevo rischiato di scivolare sul nevaio.  Il sentiero era strettissimo, da un lato lo strapiombo di centinaia di metri, dall’altro il muro d’erba della montagna. Il cavallo ha fatto un movimento brusco con il corpo, io ero sbilanciata a sinistra verso la montagna, sono scivolata, potevo tenermi, ma nella frazione di secondo in cui è avvenuto il tutto, non ho capito bene cosa stava avvenendo e ho deciso che era meglio lasciarmi andare verso la montagna che cadere nello strapiombo, essendo strettissimo sono scivolata sotto il cavallo che mi ha scavalcato e … ho continuato a piedi!

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Petroglifi. Scena di caccia e serpente.

Intanto i kirghisi a cavallo che avevamo incontrato salendo avevano fatto un ottimo lavoro per chi sarebbe passato di lì dopo … due giorni, mentre per me con le scarpe scivolose, è stato faticoso, l’erba appena tagliata si agganciava ai piedi … ho fatto dei voli olimpionici!

Dopo quattro ore di discesa al torrente abbiamo trovato altri cavalieri ad attenderci per farci passare.

Dopo dieci minuti, il mio cavallo comincia a scalciare, infastidito dal cavallo che ci seguiva, forse erano stanchi e nervosi. L’ultimo pezzo l’ho fatto a piedi. Se voglio andare a cavallo devo imparare un po’ a conoscerli. I cavalli kirghisi sono molto quieti, ma comunque sono cavalli e un’idea di come si controllano è bene averla.

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Masha e la nostra guida dei cavalli.

Raggiunte le yurte abbiamo ripreso il fuori strada e raggiunto Kazarman per la cena. Stanche e contente abbiamo chiacchierato con altri escursionisti europei e poi a nanna. 

Il terzo giorno alle sei abbiamo fatto colazione e siamo partite in direzione di Naryn, poi Koch Kor, abbiamo fatto varie tappe per pranzare, vedere magazzini di prodotti locali, visitare guest house e dopo 16 ore abbiamo raggiunto Bishkek.

Io stanca e felice di aver fatto il mio primo vero trekking kirghiso.

 

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Afrosyob, la Samarcanda Sogdiana, la mitica Marakanda di Alessandro Magno; il complesso dei Mausolei Shihai-Zinda e il cimitero costruito sui resti dell’antica città.

L’altura di Afrosyob, la città sogdiana, costruita tra il 7° e il 5° secolo BC. a qualche centinaio di metri dalla Samarcanda ricostruita da Tamerlano tra il 1370 e l’inizio del ‘400, dopo che Gengis Khan nel 1220 l’aveva rasa al suolo, è uno dei luoghi che più mi hanno affascinato e fatto sorridere.

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La moschea Hazrat-Hizr del 7°sec., ma ricostruita sugli antichi ruderi nell’800.

Aveva un’estensione di tredici kmq, era una delle città più importanti sull’Antica Via della Seta e famosi erano i mercanti sogdiani.  Dalla madrasa di Bibi Khanoum, si vede in lontananza a sinistra la bella moschea di Hazrat-Hizr, alle sue spalle i resti della città sogdiana; di fronte la moschea, una strada che taglia di netto una collinetta, una parte dell’antica Afrosyob e sul lato destro della collinetta il cimitero.

Hanno tagliato in due parti l’antica città per far passare una strada… e su una parte dell’antica Samarcanda, abbandonata e ricostruita nella piana da Tamerlano che volle farne la capitale e perla del suo impero, sono secoli, che seppelliscono i morti. Mi è sembrato terribilmente ironico e una bella metafora della condizione umana. Per millenni città dei vivi ora è la città dei morti.

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Paesaggio. Qui inizia l’antica Afrosyob.

Se si va a destra, seguendo il muro del cimitero si arriva al bellissimo complesso di Shahi-Zinda, il cui significato è La tomba del re vivente, costruito nel XI-XII sec. attorno a quella che si crede la tomba del cugino di Maometto, Qusam ibn- Abbas, si dice abbia portato l’Islam in queste terre. Ci sono le tombe dei familiari di Timur e di Ulug-bek, di favoriti e notabili. E’ un luogo di pellegrinaggio per gli uzbeki, è necessario essere vestiti adeguatamente a un luogo religioso.

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Mausoleo a Shihai-Zinda.

Prendendo la strada che passa ai piedi della moschea Hazrat-Hizr, si arriva dopo qualche centinaio di metri al Museo di Afrosyob, all’interno gli oggetti rinvenuti nelle campagne di scavo. E’ interessante, in particolare un affresco trovato in un palazzo, con un colorato corteo di ambasciatori, una sposa su un cammello, anitre e altri animali. Uscendo sulla destra c’è uno dei passaggi per salire tra le colline in quello che resta della città sogdiana, tra i ruderi di terra grigia, muri con finestre appena accennate, colline, buchi dei tombaroli, greggi di pecore al pascolo, giovani pastori silenziosi che ti osservano, non si capisce se con curiosità o ostilità, mura di fortificazioni.

Si racconta che Alessandro Magno giunto nella città sogdiana nel 4°sec. B.C., disse che aveva sentito  molte cose sulla leggendaria Marakanda, e che in realtà era ancora più bella di come l’aveva immaginata. Qui durante un banchetto, ubriaco, uccise Clito uno dei suoi migliori generali. Clito difese dei generali macedoni sconfitti in una battaglia e gli gettò in viso una serie di verità scomode. Nei banchetti non si potevano portare armi ed era indegno anche per un Re uccidere qualcuno a un banchetto soprattutto chi come Clito gli aveva salvato la vita e con lui aveva legami di parentela. Alessandro era così addolorato per ciò che aveva fatto che tentò di suicidarsi.

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Ruderi dell’antica Marakanda.

Quando ho visitato Shihia-Zinda era una bella giornata di sole, mentre camminavo tra i mausolei ricoperti di maioliche turchesi e blu con stupendi disegni astratti di fiori, sento un profumo, mi ricorda che è ora di pranzo e ho una gran fame. Seguo il profumo, proviene da un edificio, penso forse c’è un caffè e posso pranzare, invece è una mensa dei dipendenti, non possono darmi nulla. Esco affamata, non voglio uscire dal complesso, altrimenti devo ripagare l’ingresso ed è costoso come un museo europeo… ho visitato solo una piccola parte, il sole picchia in testa feroce.

Dopo un po’ si avvicina un uomo, mi dice che ha sentito che volevo pranzare, se voglio mi accompagna dove fanno bene da mangiare. Dico Ok, ma deve essere economico. Non voglio farmi pelare solo perché sono straniera e soprattutto voglio rientrare a vedere i mausolei. Mi accompagna a circa 200 metri, di fronte, vicino alla stazione degli autobus, in un posto veramente orrendo. All’aperto ci sono dei brutti tavoli sgangherati, sotto il pavimento passa un canale, c’è un’apertura, si sente l’impetuoso rumore dell’acqua, penso, se non crolla il pavimento dissestato è perfetto, rinfresca l’aria! L’uomo che mi accompagna parla con il cuoco, mi dice che non devo dargli più di un tot. (circa 3 euro!). Lui ovviamente si prende una percentuale !

C’è in terra murato un grande pentolone e dentro cuoce il Plof, il migliore plof dell’Asia Centrale! Riso,carote, peperoni, uvetta, carne, un uova e non so’ che altro…. Squisito.

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Il miglior Plof dell’Asia Centrale.

Dopo pranzo finisco di vedere i mausolei di Shihia-Zinda, arrivo in cima al complesso, scavalco il muro, perché il cancello verso il cimitero moderno è chiuso. Mi affascina questo cimitero costruito su una città millenaria, giro un po’ tra le migliaia di tombe sotto il sole cocente, dopo un po’ vedo un uomo davanti a una tomba, ha un coltellaccio enorme in mano, lo guardo preoccupata… che intenzioni ha? Dopo qualche minuto da un sacco tira fuori… un gallo! E al gallo che si dibatte taglia la gola. Vedo uscire il sangue. Lentamente mi allontano senza perderlo di vista, mi chiedo se è matto e se rischio di fare la stessa fine del gallo!

Chissà cosa aveva da farsi perdonare dal morto che probabilmente gli tormentava il sonno?

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Sacrificio a Samarcanda.

Tempo dopo mi sono informata, non è nella religione mussulmana, ma esiste nelle tradizioni locali uzbeke e kirghise il costume di praticare riti e sacrifici di animali, per propiziarsi la buona sorte o il perdono, retaggio di religioni animistiche precedenti alla diffusione dell’islam.

Proseguendo il mio giro ho disturbato un cucciolo addormentato tra le tombe o visto un serpente e dei cespugli di capperi rigogliosi. Sulle pietre delle tombe erano impresse le foto dei defunti, mi sono stupita, gli uzbechi sono sunniti come i turchi e i kirghisi, pensavo non potessero rappresentare la figura umana.

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Cucciolo tra le tombe del cimitero moderno di Samarcanda,

 

 

 

 

Samarcanda

Novembre 2016.

Ho desiderato per molto tempo di andare a Samarcanda. Leggevo i libri illustrati sull’Asia dell’800, i libri scritti dai viaggiatori, guardavo le foto color seppia di inizio novecento. Poi mentre ero in viaggio mentre pensavo dove andare, guardavo su internet le immagini del Registan, altrimenti ero sicura sarei rimasta delusa. Non pensavo facesse parte del mio viaggio. La mia direzione era un altra, invece un cambio di percorso mi ha condotto lì.

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Il Registan.

Non sono rimasta delusa. Samarcanda è bella. Sono stupendi i suoi colori, i turchesi, gli azzurri in tutte le sfumature, i minareti, le cupole scanalate, i riflessi dalla luce sulle piastrelle colorate della Samarcanda di Tamerlano.

Il verde dei suoi giardini, le aiuole curatissime mi hanno sorpreso. Samarcanda è un’oasi in mezzo al deserto eppure è verdissima!

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Le mura dell’antica Afrosyob vicino alla tomba del profeta Daniele.

Afrosyob, dell’8° sec. A.C., l’antica Maracanda dei greci, la Samarcanda sogdiana, distesa su un’altura di loess, grigiastra, con anche dieci strati di città e epoche diverse sovrapposti e il suo museo con i resti di affreschi di un antico palazzo del 7° secolo che ti lasciano lì incantata. E il suo cimitero, la sua città dei morti sovrapposta alle altre, un tempo città dei vivi.

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Il cimitero, città dei morti, costruito sull’antica città di Afrosyob.

La tomba di Timur lo zoppo, del grande e sanguinario Tamerlano, luogo santo per gli uzbeki e uno dei luoghi più belli e affascinanti della città.

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Interno della tomba di Tamerlano il Grande.

La madrasa e quel che resta dell’Osservatorio Astronomico di suo nipote Ulug-Bek.

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La madrasa e moschea di Bibi Khanoum con la storia e le leggende che ancora adesso non ho ben chiare, a parte la rabbia di Tamerlano.

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Una delle cupole di Bibi Khanoum.

I colori della necropoli Shahi-Zinda costruita da Ulug-Bek e il Plof più buono dell’Asia Centrale.

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Le tombe della necropoli di Shahi-Zinda.

Ho girato a piedi per giorni. Sono tornata più volte nei luoghi che mi avevano particolarmente colpita: La Moschea di Bibi Khanuom e la sua storia d’amore e di morte con Tamerlano; la tomba di Tamerlano, oggi luogo sacro per gli uzbeki; la città dei morti costruita sull’antica Afrosyob e l’Osservatorio Astronomico di Ulug Bek che descriverò nei prossimi post.

Buchara.

Buchara per secoli tra le più importanti città della Transoxiana, distrutta da Gengis Khan, ritornò a essere una famosa, ricca città commerciale sulla Via della Seta e un importante centro religioso.

Tra il 1261 e il 1264 qui vissero Matteo e Marco Polo prima di andare verso la Cina! Buchara nei secoli attirò tra le sue mura importanti studiosi e poeti, tra i quali Abd Allah ibn Sina conosciuto in Occidente come Avicenna grande medico e astronomo. 

Buchara è bella. Piccolina. Il centro storico con le su madrase, le moschee, le cupole dei mercanti è Patrimonio dell’Umanità. Due o tre giorni sono sufficienti per visitarla. E’ un posto molto turistico, ma vale veramente la pena di vederla.

L’unica cosa irritante è che chi vive e lavora nel centro storico sono commercianti che campano sul turismo e sfacciatamente per loro sei un bancomat emettitore di banconote e basta!

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Mausoleo dei Samanidi.

Il Mausoleo dei Samanidi del 9° secolo, è uno dei luoghi più belli di Buchara, la stupenda armonia della sua architettura, insieme Soghdiana preislamica e innovativa, è un capolavoro dell’architettura mondiale. E’ una rappresentazione simbolica dell’universo. Ha la forma di un cubo simbolo della terra e della stabilità, la cupola semisferica che lo sormonta rappresenta il cielo. La bellezza delle sue facciate, costruite con mattoni seccati in forno che formano motivi diagonali, orizzontali, verticali, rettangoli, quadrati, rosette, e dischi, è evidenziata dalle colonne ai quattro angoli dell’edificio con piccole cupole che circondano la grande cupola centrale.E’ un luogo di pellegrinaggio musulmano, la gente entra a pregare sulla tomba, le sepolture sono nascoste nelle cripte sotterranee. Sarà l’armonia delle forme, sarà che la gente va lì a pregare e ci va con le migliori intenzioni, in questo luogo si respira, si sente qualcosa che ti trattiene lì dentro, e ti affascina.

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Madrasa Chor-Minor

L’altro luogo che mi è piaciuto particolarmente è la Madrasa Chor-Minor: “Quattro minareti”. Il corpo centrale della madrasa è circondato da quattro minareti con cupole blu una diversa dall’altra. E’ stato costruito nel 1807 grazie a un ricco mercante, però è evidente dalle pietre con antiche iscrizioni  (rune) che reggono le porte o sono inserite nei muri con altre colonne di un’epoca più antica, che è stato costruito su un antico tempio zoroastriano.

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Rune. Madrasa Chor-Minor
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Vecchie donne uzbeke sotto casa al fresco di fronte al Chor-Minor.

Ho cercato per due giorni il Chor-Minor, non riuscivo a trovarlo, è un po’ spostato rispetto a tutti gli altri edifici più importanti. Avevo una cartina illeggibile. Chiedo informazioni ad un uomo in bicicletta, mi accompagna, mi racconta che ha cinque figli e tutti studiano le lingue inglese, russo, francese, tedesco. Lui è fiero dei suoi figli. Prima di andarsene, dal sacchetto di plastica appeso alla bicicletta, prende un grande pane tondo, mi regala un pezzo del suo pane. E’ il pane più buono che ho mangiato in Uzbekistan!

A Buchara ci sono mille cose belle da vedere, conviene perdersi, girando a piede, con una carta e una guida, fermarsi ed entrare nelle madrase, dove spesso vendono, nel cortile interno o nelle celle degli antichi studenti coranici, prodotti di artigianato locale, o nelle mosche, dove si può; o sotto le antiche cupole dei mercanti dove potrete intavolare lunghe trattative per acquistare un tappeto, una tovaglia o un cappello in karakul. Mi mangio ancora le mani per non averne acquistato uno stupendo!

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Tra quei cappelli c’è il “mio cappello in karakul !”

Di fronte alla Madrasa della foto qui sopra c’è la Madrasa di Ulug-Bek, della fine del 1500, qui c’è un’iscrizione “La ricerca della conoscenza è il dovere di ogni seguace dell’Islam, uomo e donna”, conoscevo Ulug-Bek come grande astronomo, innovatore e saggio, conosciuto e apprezzato nella sua epoca e nei secoli successivi anche in Europa, dopo aver saputo di questa iscrizione, la mia ammirazione nei suoi confronti è ancora cresciuta! Consiglio a tutti la visita di quel che rimane del suo osservatorio astronomico a Samarcanda.

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Madrassa di Ulug-Bek a Buchara.

L’Ark è la fortezza-cittadella e il più antico edificio di Buchara, ricostruito più volte, ha mura imponenti. All’interno ci sono due musei e un’antica moschea e molti altri edifici, fino all’inizio del 20° secolo ospitava ancora 3000 persone.

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Leone nel cortile del trono della cittadella d’Ark.

Di fronte alla fortezza c’è la Moschea del Venerdì con il suo piccolo minareto e una delle poche vasche rimaste delle oltre 100 presenti fino all’inizio del ‘900 nell’oasi di Buchara, furono interrate perché erano diventate putridi e malsani acquitrini.

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La seconda cinta muraria della città.

A una certa distanza dall’Ark c’è la seconda cinta muraria che proteggeva la città, dell’8°sec. Le condizioni non sono buone come quelle degli altri edifici, ma di fronte c’è un piccolo mercato, dove si può comprare la frutta fresca!

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Il grande complesso del minareto Kalon, con la sua moschea, la madrasa ancora attiva e i grandi cortili interni con cupole e colonne è bello, imponente, dall’esterno sembra una fortezza inattaccabile o un nostro antico monastero.

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Il complesso del minareto Kalon visto dall’esterno.

Credo di essere una donna rispettosa delle religioni altrui, perché comprendo i meccanismi che portano le persone a credere, anche se sono atea, ma qui ho dato dello stronzo ad un fondamentalista islamico. Ero stata invitata a entrare nella moschea da un gruppo di donne islamiche, altrimenti non mi sarei permessa di entrare, dopo un po’ le donne se ne vanno, io resto. Arriva questo deficiente maleducato e con pessimi modi mi dice nella sua lingua che me ne devo andare, comincia ad agitarsi e sbraitare. Io sono esterrefatta e non mi muovo, anzi lo ignoro proprio. Telefona al guardiano che mi dice devo andarmene. Mi alzo, esco vado dal guardiano e gli spiego da incazzata la situazione. Quando capisce, ride e si scusa. 

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Cortile con il minareto Kalon.

Oltre agli splendidi edifici storici, nelle viuzze, le case sono costruite in fango secco, ma si vedono anche molte case nuove e si capisce la ricchezza prodotta dal turismo.

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Casa in fango.

Dopo il primo giorno con un sole splendido, un cielo blu, una luce eccezionale che si rifletteva si muri bianchi rendendo la città magica, poi essendo novembre, per tre giorni sempre cielo grigio.

Buchara è una città dove fare i turisti, apprezzare la storia, la bellezza e la grandezza della specie umana, ma non una città da viverci, come invece è possibile nella bella e moderna città di Taskent.

 

Tashkent. Come partire per Samarcanda e ritrovarsi a Buchara… in piena notte!

Novembre 2016.

Sono arrivata ieri sera che era quasi mezzanotte. Il treno da Andijan a Tashkent aveva quasi tre ore di ritardo… il viaggio in treno tra i campi di cotone, i frutteti e le vigne della Valle di Fergana è bello. Mi sono proposta di tornare in un’altra stagione e fermarmi nella valle.

La Valle di Fergana in tempi recenti è stata tormentata da sanguinose repressioni, rivolte, problemi territoriali con i vicini kirghisi e tagiki. I controlli sono severi. Si è obbligati ha registrarsi ogni notte in hotel, mentre in altre zone dell’Uzbekistan ti puoi registrare ogni tre giorni. Sono gli hotel a registrarti, è meglio ricordarglielo evitando così arresti e multe salate. Chi viaggia in bicicletta e vuole fermarsi a dormire sotto le stelle, nella Valle non può.

Non avevo prenotato l’hotel, alla partenza ero incerta se fermarmi in qualche città della Valle di Fergana o andare direttamente a Samarcanda. Nel 2° caso pensavo: arrivo a Tashkent, faccio il biglietto e proseguo. Non sapevo ancora come funzionano i treni, le biglietterie e i ritardi in Uzbekistan!

I treni sono sempre in ritardo… vai a capire perché, hanno poche linee, pochi  treni… bei treni, simili alla Freccia rossa.

Sul treno sono l’unica occidentale e tutti sono curiosi, una donna, una cantante lirica sta andando in ospedale a Tashkent per una delicata operazione, chiacchieriamo un po’, prima di scendere mi regala una forma di pane tradizionale e della frutta secca. Vorrei rifiutare, non so dove metterli, ma è impossibile, i vicini di sedile mi dicono che devo accettare, è di buon augurio per lei che va ad affrontare una difficile operazione. La ringrazio tantissimo.

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Arrivo nella notte e non so dove andare a dormire, vicino alla stazione non vedo hotel, per fortuna in treno avevo chiacchierato con molta gente, tra queste una donna e la sua bambina, le chiedo informazioni, lei con i suoi amici mi accompagnano in un hotel della città, piuttosto lontano dalla stazione. Costo 26 euro. In realtà il primo hotel dove mi hanno accompagnato costava quasi 200 euro! Pensano che gli occidentali siano tutti ricchi…

Mi alzo alle 6,30. L’impiegato dell’hotel mi accompagna alla stazione, saranno 5 km e si fa pagare 8000 sum, la stessa cifra pagata per fare 70 km!

Arrivo alla stazione pensando di prendere il treno delle 8.45, avevo visto l’orario su internet, invece partiva alle 7.45! C’è folla, la coda è molto lunga, coda, si fa per dire… centinaia di persone ammassate davanti agli sportelli, tutti che ci provano a passarti davanti, gli uomini sono particolarmente stronzi…tutti usano falsi privilegi per superare gli altri, tirano fuori tessere, si fanno accompagnare da un poliziotto, parlano all’orecchio dell’impiegato che controlla tutto questo casino e che li agevola se paghi, la gente in coda brontola seccata, ma fanno poco per impedirlo.

Ci sono varie possibilità: ore 8.45 treno di lusso, 124.000 sum=37 euro; ore 17.15, 57.000 sum=17 euro oppure 18,45 posto economico 37.000 sum=11 euro. Scelgo quest’ultimo treno, così posso vedere la città di Tashkent.

E’ un’ottima idea e una bella esperienza.

L’oasi di Tashkent ha 2,2 milioni di abitanti, capitale dell’Uzbekistan si trova in uno stato in cui tre quarti del territorio è desertico, ha una storia antica, ci sono dei riferimenti a questa città in testi cinesi del II°secolo a.C. (all’epoca si chiamava Beitan).

Non avevo preso in considerazione una visita della città. Se non perdevo il treno del mattino, non mi sarei fermata. Credo sia sottovalutata dal turismo internazionale. E’ una bellissima città. La parte moderna mi è piaciuta moltissimo. Sulla cupola del Forum dei congressi c’è un gruppo di cicogne! Un paese che usa le cicogne come simbolo non può che essere un bel posto.

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Cicogne sul Palazzo dei Forum

Tashkent fu quasi completamente distrutta da un tremendo terremoto nel 1966. Completamente ricostruita ha grandi viali, parchi, giardini, bei palazzi e intorno al Bazar Chorsu quel poco che si è salvato della città vecchia.

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Arrivo in metro alla piazza Timur Amir Maydan, spiccano l’immenso Hotel Uzbekistan e lo spettacolare Palazzo dei Forum Internazionali, costruito come palazzo di rappresentanza della nazione, ospita cerimonie di stato, congressi, conferenze e momenti culturali che riguardano tutta la nazione.

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La Biblioteca Nazionale

Dalla città nuova al Bazar Choursu cammino lungo un viale alberato per qualche km, intorno begli edifici monumentali moderni come la Biblioteca nazionale, parchi, bei palazzi, poi prendo l’autobus e qui conosco una coppia di giovani, lui di origini kazake, lei uzbeka. Mi accompagnano in giro per il bazar Choursu, il più grande della città. Uno dei più bei bazar che ho visto in Asia Centrale. Grande, alcuni padiglioni sono posti in suggestivi edifici rotondi di epoca sovietica. Ordinati e puliti.

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Uno degli edifici del Bazar Choursu

Vicino all’ingresso del bazar c’è l’antica e bella Màdrasa Kukeldash costruita nel XVI° secolo e la Moschea Jami del XV° secolo.

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La madressa e sullo sfondo le cupole della moschea.

Usciamo dal bazar, andiamo in un caffè a bere tè e a mangiare la torta comprata nel padiglione dei dolci e del pane. Buonissima!

Visitiamo la màdrasa Kukeldash e il suo giardino interno. I due ragazzi devono tornare a casa, per non lasciarmi sola telefonano a un loro amico, che arriva con un altro amico turco, insieme andiamo a visitare il complesso religioso di Sheikhantaur, tre antichi mausolei del XVI°, in uno di essi c’è il più antico Corano dell’Asia centrale, non posso vederlo perché sono un’occidentale! C’e’ una festa religiosa. Essendo una libraia antiquaria mi secca un po’, amo i libri antichi. Una cosa è certa gli uzbechi sono un po’ fissati ed estremisti sulla questione religiosa, lo verificherò in più di un’occasione.

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L’edificio del Circo costruito in epoca sovietica.

COME PARTIRE DA TASHKENT PER SAMARKAND E FINIRE A BUCHARA (Buxoro in uzbeco) in piena notte!
Acquisto il biglietto per Samarkand, 37000 sum uzbeki. Km 344. Sono tre giorni che viaggio senza una pausa… sono stanchissima. In più sul treno c’è una persona che disturba la parte più profonda di me. MI ADDORMENTO. Dopo tre ore mi sveglio, vedo una grande stazione… chiedo a una donna è Samarcanda? No, è la prossima (era mezza addormentata anche lei, infatti quella era la stazione di Samarcanda! Il mio sensore interno non sbaglia mai… peccato che spesso non lo ascolto!).
Mi riaddormento, passano un’altra ora, mi sveglio, guardo l’orologio, mi dico non è possibile… è vero che i treni uzbeki sono sempre in ritardo, ma questo è troppo.
Vado dalla ferroviera, quando capisce, vuole farmi scendere alla prima stazione, così posso prendere il 1° treno per tornare indietro. Mi rifiuto. Sono le 23,30 di sera. Sono sfinita e visto che ormai manca solo un’ora a Buchara tanto vale che cambio il mio piano di viaggio.

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Tappeti uzbechi al vento a Buchara.

Mi ci vorrà un bel pò a farle capire perché non voglio scendere, credo sia un problema tipico di gente che vive in paesi dove ci sono dittature o poche libertà e povertà. Se dici che vai lì devi andare lì, altrimenti ti guardano con sospetto. “Chissà che cosa ha in mente questa? Sarà una spia?”.

Questa è una delle cose che da un lato fa ridere, dall’altra è demenziale… 

A metà novembre, a Samarcanda, un pomeriggio sul tardi è buio pesto e mi sono persa! Il mio hotel è trenta minuti dal Registan, sto tornando, ci sono pochissime luci, è talmente buio che non riesco a leggere la cartina, ad un incrocio c’è una fermata d’autobus con un sacco di gente, io con la mia cartina in mano cerco di fermare qualcuno, niente… è gente di corsa che torna a casa dal lavoro, sono straniera, mi guardano con diffidenza e se ne vanno,  finché non m’incazzo e alla fermata con decine di persone, in perfetto italiano e sventolando la mia cartina, alzo la voce e gli dicono che sono una turista e non una spia che non so’ come fare a tornare in hotel, e il loro paese è uno dei più poveri dell’Asia, non so’ cosa cazzo c’è da spiare… e magia… tutti si fanno intorno e mi spiegano come tornare!

Provate un po’ voi a trovarvi da soli, in un paese asiatico, di notte, al buio, con male ai piedi  boia, dopo aver camminato tutto il giorno e senza sapere come fare a tornare in hotel, come improvvisamente diventate “socievoli”!

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Le mura imponenti dell’Ark, la fortezza di Buchara.

Il giorno prima cercavo un museo, succede la stessa cosa: chiedo informazionie a tre persone diverse,  perché non c’è un cartello con il nome della via in cui mi trovo, manco a pagarlo, e non c’è un indicazione in nessuna via del centro, tutti e tre mi guardano e non mi rispondono e vedo che hanno timore e un punto interrogativo stampato negli occhi, se ne vanno svelti senza darmi informazioni. Il posto che cercavo era dall’altra parte della strada. Non vado in giro vestita come una barbona, sono vestita normale, ho capito cosa gli frullava nella mente, gli chiedevo  a 20 metri dal museo, dov’era… questi vivendo in un paese dove ci sono state violente repressioni ed è evidente lo stretto controllo poliziesco (sono proprio arroganti) si chiedevano se ero proprio una straniera o se ero qualcuno dell’apparato repressivo del paese che li metteva alla prova, se svelavano qualcosa di segreto…

Stessa cosa per le fotografie, non puoi fotografare le stazioni, dicono che hanno problemi con il terrorismo. L’obiezione, potrebbe essere, non sono asiatica e neanche mussulmana e se fossi asiatica sono anche un po’ avanti negli anni per andare in giro a fare simili bestialità, cose che di solito fanno dei giovani indottrinati a dovere.

Non puoi fotografare le metropolitane, ministeri, palazzi o dei cessi di fabbriche che da noi sarebbero chiuse da 40 anni, un giorno mi hanno ripreso perché fotografavo un muro… in realtà stavo fotografando l’albero sopra il muro. Questo mi è successo in 3 paesi differenti e mi hanno spiegato che oltre il terrorismo temono la concorrenza, secondo me bisognerebbe un’attimino inserire il cervello: ma cosa vuoi che mi freghi di fotografare delle fabbriche o dei palazzi mezzi in disuso se non perché da noi li hanno già tirati giù 30 anni fa e sono caratteristici per la loro architettura o perché appartengono ad un periodo storico ormai finito. Potrei, forse, capire se fossero delle nuove Sillicon Valley o qualche altro posto del genere, ma sono economie arretrate…

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Muro kirghiso che vai a sapere perchè non avrei dovuto fotografare.

Ora che mi sono tolta un sassolino da una scarpa torniamo al treno!

La ferroviera, quando capisce la mia stanchezza, mi fa sedere nel suo scompartimento e mi offre il te. E poi lei e altre due persone mi saranno di grande aiuto. E’ gente che sa’ cos’è la solidarietà. In paesi come l’Uzbekistan, il Kazakistan dove esiste una condizione delle donne pessima (molto peggio che da noi) ho trovato una solidarietà tra le donne che non ho mai visto da nessun’altra parte…

Sono meravigliose. Ero sfinita. Stavo per svenire dalla stanchezza. Mi hanno fatto dormire, di nascosto, nell’Hotel dei dipendenti delle ferrovie… alle 6.30 prima del cambio turno, una di loro mi ha svegliata, entro le 7 sono uscita, fresca e riposata. 

In questi mesi, mi sono fermata in ostelli o in guest house, più raramente in hotel, in Uzbekistan invece sono stata quasi sempre in Hotel, i prezzi di novembre erano buoni, i costi quelli di un ostello. Avevo visto su internet dei prezzi alti…
A Buchara sono arrivata in taxi dalla stazione ferroviaria, 10 km a piedi non li potevo fare trascinando il mio trolley. Spesso in Asia Centrale le stazioni sono a molti km dal centro città. Mi sono fermata al primo hotel, mi hanno chiesto 80 euro da 150 del listino. Saluto, passo al successivo 60, a quello dopo 45 però dopo una trattativa erano diventati 35 euro…

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Cammello davanti all’Ark a Buchara.

Stavo per fermarmi lì… fortuna vuole che il taxista gentile, ma un po’ impiccione, tutte le volte entrava con me in un nuovo hotel, quando va per prendere le valigie, trova la macchina chiusa e con le chiavi nel cruscotto.

Passerà mezzora a scassinare la sua macchina! Con l’aiuto di colleghi e passanti alla fine riuscirà ad aprirla…

Intanto che aspetto di recuperare trolley e zaino mi guardo intorno e punto su un’altro hotel, questa volta 35 euro, alla fine pagherò 23 euro al giorno ( su internet è a 90 euro) cioè 80.000 sum,  PERCHE’ HO CAMBIATO la valuta IN BANCA. Mentre a Samarcanda, Tashkent, Kokand, pagherò la stessa cifra 80.000 sum ma visto che AVRO’ IMPARATO A CAMBIARE AL MERCATO NERO LA STESSA CIFRA CORRISPONDERA’ A SOLI 12 EURO SCARSI!!
Concludendo in Uzbekistan si cambia solo al mercato nero altrimenti paghi tutto doppio! No, una volta in banca serve per avere una ricevuta per giustificare i sum che hai in tasca, se mai qualcuno te lo chiedesse, ma non credo. (vedi Post scriptum).

Il giorno dopo mi sveglio… e quello che vedo m’incanta c’è un cielo blu estivo, la luce e il contrasto con il colore degli edifici e qualcosa che è difficile da descrivere. Faccio centinaia di fotografie. Stupende.
Mi sveglio il giorno dopo il cielo è grigiastro, la magia e finita. E PORCA P. le foto dal mio telefonino sono sparite…

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Il mio hotel a Buchara.

PS. Dopo le elezioni del dicembre 2016, seguite alla morte del Presidente Karimov, al potere da vent’anni, un po’ di cose sono cambiate. Il cambio al mercato nero non e’ piu’ favorevole come nel 2016. E pare che sia obligatorio per gli stranieri pagare gli hotel, in valuta pregiata, dollari o euro. Se partite con un viaggio organizzato da una agenzia la questione non si pone, mentre per chi viaggia da solo o con un viaggio fai da te e’ bene informarsi. E’ bene avere un po’ di contante. Continuano ad esserci problemi a prelevare con carta di credito o bancomat anche in banca. Un giorno, finito il contante, ho dovuto girare 6 banche a Buchara prima di trovarne una che mi facesse prelevare. Avevo i capelli dritti in testa, neanche in Hotel era possibile pagare con la carta di credito, mi chiedevo come cavolo avrei fatto!

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A -3o gradi sono morte molte piante tropicali nelle serre del Giardino Botanico di Bishek.

7 febbraio 2018.

Ieri un’amica mi ha detto che il Giardino è morto… Non voglio crederci. 

Nella settimana tra il 22 e il 29 gennaio 2018, qui in Asia Centrale, tra le montagne del Tien Shian, il freddo è stato terribile.

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Nelle foto su Sputnik.kg  si può vedere in che stato è ridotta questa pianta di banane che ho fotografato  a settembre.

A Bishkek, capitale del Kirghizistan, l’inverno non è molto rigido, la città si sviluppa dai 770 m. ai 900 m. salendo verso la montagna, ma l’ultima settimana di gennaio è stata impressionante, da -6, la temperatura è crollata a -12, -18, -22, -24, -26, in pieno giorno… sono morte trenta persone per il freddo, tra i senza tetto. Nei giorni successivi sono comparse tende riscaldate vicino ai centri commerciali per il soccorso con cibi e bevande calde ai senza tetto. Oggi a mezzogiorno c’era ancora -9!

Negli stessi giorni, tre sere, per 1/2/3 ore siamo rimasti senza corrente elettrica. Nella notte del 27 ci sono stati meno di trenta gradi, e per tre ore tutto il sistema elettrico cittadino è andato in avaria.

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I termosifoni che riscaldano le piante nelle serre del giardino di Bishkek.

 

Nelle serre del Giardino Botanico Sad2, il più grande dell’Asia Centrale, costruite nel 1938, rare piante tropicali, ficus e i banani nati con il giardino sono morte di freddo. I vecchi termosifoni non sono stati sufficienti, i tubi dell’acqua sono esplosi e le ore successive al freddo sono state fatali. Se ho ben capito 500 piante rare, sono morte o in pessime condizioni, non si sa ancora se sono morte solo le foglie o anche le radici.

In questo video si vede chiaramente il disastro.

Il capo del laboratorio delle piante Irina Bondartseva lavora nel giardino da 40 anni, nell’intervista  a Sputnik.kg dice di non aver mai visto una cosa simile.

Le piante in autunno erano state protette da sacchi di iuta e altro materiale, negli inverni normali e anche un po’ freddi, queste protezioni sommate al riscaldamento sono sempre state sufficienti, ma non quest’anno, sono troppi -30 per dei banani!

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Una delle serre del giardino botanico di Bishkek

Ieri sono andata a vedere il giardino, la prima foto in alto è del cancello che porta alle serre. Era chiuso. Ho letto le notizie su Internet, non credo sia morto il giardino, sono morte rare piante tropicali, si può far rinascere le serre, in una delle pagine del sito c’è la richiesta di fare volontariato, donazioni oppure regalare piante o panchine o attrezzi per il giardino.

Chi volesse sostenere la rinascita delle serre del Giardino botanico di Bishkek, può fare una donazione a uno dei conti della Fondazione pubblica Archa Iniziative, che trova qui  su una delle pagine del Giardino botanico (ботанический сад in russo). Il testo è in russo, però potete tradurlo nella vostra lingua, dopo aver aperto la pagina del giardino, cliccando sul simbolo in alto a destra dove inserite l’indirizzo. C’è un numero di telefono, non ho provato, ma se conoscete un minimo d’inglese, dovreste riuscire a parlare con chi se ne occupa, qui quasi tutti i kirghisi, conoscono un pò d’inglese necessario alla comunicazione.

Il nome del sito è http://www.botanica.kg.

 

BOTANICHESKII SAD 2. Il giardino Botanico di Bishkek

26 gennaio 2018

Scrivo questo post per solidarietà con i cittadini di Bishkek che stanno lavorando per far rinascere il loro Giardino Botanico. Sarà sicuramente impegnativo vista la mancanza di fondi ma vale la pena. Bravi!

Il giardino botanico sad2 di via Gorkii è bello, interessante, ricco di una varietà incredibile di piante e fiori provenienti da ogni angolo del Kirghizistan, dell’Asia Centrale, della Russia e dal resto del mondo.

E… disastrato, sembra di essere nel caos primordiale.

In ottobre il caos degli alberi avviluppati gli uni agli altri, gli arbusti, i cespugli erano un miscuglio di colori di una magnificenza che lasciava senza respiro. Le tonalità dei rossi, dei gialli, dell’arancione, le sfumature di marrone, di verde sotto il sole autunnale erano un vero spettacolo della natura.

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Sentiero nel Giardino Botanico.

Sono appassionata di Giardini Botanici, spesso quando visito una città, vado alla ricerca del suo Orto o Giardino Botanico. Amo i fiori, le piante, le erbe curative e per l’alimentazione.

Sono consapevole di essere parte di un tutt’uno interdipendente con la natura, ma sentendomi profondamente parte della specie umana, secondo me, non c’è niente di più bello di un campo coltivato, di un vigneto o frutteto allineato in filari, delle aiuole di un  giardino curato o delle divisioni per specie delle erbe e le verdure di un orto.

Amo l’ordine dato alla natura dal lavoro umano. M’inorgoglisce!

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Il caos del giardino in autunno.

La prima volta, in settembre, ho visitato il giardino di via Gorkii, mi aspettavo un giardino come quello di Parigi, Berlino, Amsterdam o anche più piccolo come l’orto botanico curatissimo di Antwerpen in Belgio o di Den Haag in Olanda… ci sono rimasta malissimo e sono uscita arrabbiata dicendo tra me e me: “Com’è possibile che lo trascurino in questo modo?”.

Si vedevano dalle strutture cadenti, i begli edifici del primo novecento, gli eleganti archi in metallo d’ingresso alle differenti aree e le belle serre che dovevano aver avuto un passato glorioso.

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La magia del giardino, qui i bambini delle scolaresche corrono allegri come folletti dei boschi.

Il giardino botanico, è una grande istituzione scientifica, parte dell’Accademia delle Scienze, composto di tre parti differenti, è dedicato a EZ. Gareeva, fondato nel 1938, disegnato dagli architetti I.Vigodtsi, E. Nikitin, era ed è con i suoi 160 ettari, il più grande dell’Asia Centrale. Negli anni tra il 1960 e il 1980 era riconosciuto come uno dei migliori dell’ex URSS, con migliaia di specie diverse di alberi. Qui lavorano 80 persone, per l’introduzione, acclimatazione di alberi, arbusti e piante ornamentali e sperimentano nuovi alberi da frutto. Le coltivazioni sono a fini scientifici, ma soprattutto pratici, abbellimenti dei giardini delle città kirghise, inserimento contro lo smottamento dei terreni, piantagioni per l’utilizzo commerciale, conservazione delle specie rare o in via d’estinzione.

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La forza della natura. Una rosa cresciuta tra gli arbusti e i cespugli incolti del giardino botanico.

Dopo il primo momento, ho pensato che era ovvio, il problema sta nella mancanza di finanziamenti.

Il Kirghizistan è un paese povero, anche se in ripresa. Ho letto su Internet i dati economici del paese, nel 2015, Il Kirghizistan non aveva ancora raggiunto il livello del 1991. Gli ultimi 25 anni sono stati anni duri. Hanno dovuto costruire una nuova nazione, ci sono state due rivolte nel 2005 e nel 2010, migliaia di kirghisi hanno dovuto emigrare all’estero, in Russia, Europa, Cina, Paesi Arabi per far sopravvivere le loro famiglie; lavorano, arricchiscono il paese che li ospita e arricchiscono il loro paese d’origine con le rimesse che finiscono nelle banche e sono usate per sviluppare l’economia.

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Una delle belle serre d’inizio Novecento.

Logicamente, se il tuo problema è cosa mettere nel piatto a pranzo e cena e come fare a nutrire i tuoi figli, l’ultimo dei pensieri è il miglioramento di un giardino botanico…

Al massimo, ti verrà in mente – mentre aggiungi un altro buco alla cinghia dei tuoi pantaloni sempre più larghi, prima che ti caschino per terra, tanto sei dimagrito per la fame – se quell’erba dell’America settentrionale o  quell’altra del Caucaso che hai visto nel giardino botanico mentre ti aggiravi come un/a disperato/a, spaccandoti la testa alla ricerca di una soluzione, è buona e abbastanza nutriente da fare una frittata a te e ai tuoi figli…

Però… Bishkek è una capitale, circolano un sacco di soldi come in tutte le capitali. E’ il centro finanziario e industriale del paese. Qui arrivano i denari della Cooperazione Internazionale, finanziamenti dall’Europa, U.S.A, Russia, Cina, Turchia.

Spesso parlando con i kirghisi ho sentito il grande amore e l’orgoglio che hanno per il loro paese…

Ora, lasciamo stare i lavoratori che percepiscono meno di 10000 sum (equivalente a 146 dollari o a 119 euro) e hanno altri problemi da risolvere, e lasciamo stare gli emigrati che fanno vite difficili in altri paesi e direi che il loro lo stanno facendo, resta un sacco di gente che può mettere mano al portafoglio e/o fare del volontariato per contribuire alla rinascita del loro bellissimo giardino botanico.

botanica.kg è il sito del Giardino Botanico di Bishkek, c’è una pagina dedicata alle iniziative in corso per salvaguardare il giardino, compresi i conti bancari per chi vuole fare una donazione.