TALLIN (2). In attesa del visto per la Russia.

Dopo essere stata sull’isola di Saremaa ritorno a Tallin.

Voglio fare il visto per la Russia. Vado all’Ambasciata Russa, mi dirottano verso la loro agenzia viaggi ufficiale Travel Agency Vaatevinkel. Qui trovo una signora russa gentilissima, parla inglese e mi spiega cosa devo fare.

Per il visto turistico, durata 30 giorni:

  • consegno due copie del modulo scaricato dal sito  internet dell’Ambasciata,
  • allego una foto tessera,
  • la prenotazione dell’ostello a San Pietroburgo,
  • il passaporto con scadenza di oltre 6 mesi dopo la fine del viaggio. 
  • L’assicurazione per il viaggio la fa l’agenzia, 9 euro e qualche cent.   
  • 65 euro il costo del visto.              

Vuole sapere l’indirizzo del mio alloggio a Tallin…non glielo dò perchè ho cambiato ostello al mattino e non mi ricordo l’indirizzo. La città in agosto è piena di turisti, ho prenotato solo i primi tre giorni, in 10 giorni cambierò 3 volte di ostello!

Vuole conoscere il mio itinerario in Russia: San Pietroburgo, Mosca, Transiberiana con un paio di fermate, Vladivostok e poi Cina. Viaggio da sola, mi dice che non è proprio tanto sicuro, di fare attenzione. Mi da qualche consiglio. Con nostalgia mi dice che sono vent’anni che non torna in Russia. Ritorno dopo 10 giorni per ritirare il visto.

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Le spettacolari torri rotonde delle mura medioevali

Quando sono arrivata la prima volta a Tallin 20 giorni prima sono “fallen in love” (innamorata, quanto mi piacciono il suono e il significato di queste parole in inglese!) della città. Una città mediovale, in buona parte ricostruita, ma splendida. Le città  di Danzica, Riga, Tallin durante la 2a Guerra Mondiale furono quasi rase al suolo dai bombardamenti dell’aviazione tedesca e sovietica. Il mio è stato un vero “colpo di fulmine”, infatti quando sono tornata, guardo la città, storco il naso e penso: sembra finta! Ferma nel tempo, come possono essere altre città come Venezia o Bruges. Bellissime. Però molto simili a vecchie signore sfatte… e rifatte, con un vistoso maquillage,  un pò finte, fuori dal tempo.

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L’altissima chiesa gotica Olav’ Church al tramonto.

Decido di approfondire la conoscenza della città. Consiglio di camminare senza una meta precisa,  lungo le antiche mura, nelle vie più lontane dalla Raekoja Plats, la piazza principale; su uno dei suoi lati c’è la più antica farmacia europea ancora attiva, fu aperta nel 1422. Ci sono luoghi come le case colorate e la piazza che partono dalla chiesa gotica di St. Olav  che incantano.

Giro per le vie, entro nelle chiese, mi perdo nelle viuzze salendo verso la collina, attraverso l’antica porta che chiudeva la notte l’ingresso al quartiere dei nobili. Avevano timore della ribellione dei mercanti, dei marinai e contadini. Case eleganti, antiche, medioevali, rinascimentali, antiche chiese e l’imponente ottocentesca Alexander Nevskij  la più grande cattedrale ortodossa dei paesi baltici, proprio di fronte al Parlamento estone colorato di rosa. Tra le case una piazzetta con vista panoramica sulla città. Sono tornata più volte la sera, verso il tramonto a vedere la città riempirsi di luci.

Nel museo della Chiesa di S. Nicola (Niguliste Kirik), costruita alla fine del 1400, c’è La Danza Macabra di Bernt Notke, vale una visita solo per vedere questo grande dipinto su legno della fine del ‘400, un tempo lungo 30 metri!

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Vecchio veliero ottocentesco.

Visito tra gli altri il Museo della Marina. Molto interessante, collocato nella torre rotonda “La grassa Margherita” parte della cinta muraria medioevale e della Grande Porta Costiera, su 3 piani, è la storia navale della città di Tallin e dell’ Estonia. A piano terra c’è una mostra dedicata ai Vichinghi.

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Attrezzatura da palombaro

Dopo aver visitato il Museo Navale esco dalla Grande Porta Costiera, ad un passo dall’ingresso e vado verso il mare. Fuori dalle mura c’è un quartiere deindustrializzato, vecchie fabbriche dismesse, alcune dell’800 restaurate e portate a nuova vita. Archeologia industriale. Su tutto svetta un’altisssima ciminiera in mattoni rossi.

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Il vecchio quartiere industriale fuori dalle mura medioevali.

Nel vecchio quartiere operaio in un edificio cadente  c’è quello che pare un Centro Sociale, ma non è, è un centro culturale finanziato dal comune dove fanno concerti ed esposizioni d’arte, si beve birra, si ascolta musica e si socializza!

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Superato il quartiere, sulla destra proprio sul mare, di fronte ad un piccolo desolato imbarco per la Finlandia c’è un’ edificio immenso, del secondo novecento, completamente abbandonato, decorato da Street Art e immondizia. Cemento, Linee dritte, prospettive lineari.

Grandi scale portano in alto, il mare è lì ai suoi piedi, le navi da crociera e della guardia costiera si perdono nell’orizzonte e nel sole.

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Ingresso con colonne – simile all’ingresso di un’antico tempio

Torno più volte. Gli edifici dell’900 abbandonati sono simili ad antiche cattedrali. Mi danno una sensazione d’inquietudine profonda. Rappresentano bene la vita. I segni del tempo. Sono grandiosi,  un tempo orgogliosa espressione della grandezza umana ora nell’abbondono, nella decadenza esprimono chiaramente il senso del limite,  della vita e della morte e proprio per questo sono stupendi e mi emozionano.

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Monaco in contemplazione sulla grande scala.

 

Tra mistero, paganesimo, pendoli e cacciatori di tombe. La chiesa di S. Caterina di Karja. Isola di Saaremaa.

La Chiesa di Santa Caterina di Karja è uno dei posti più strani che mi è capitato di vedere…

Dopo aver visitato i Mulini a vento di Angla, avevo qualche ora di tempo prima di prendere l’ autobus per tornare indietro a Saaremaa. Ero indecisa se andare fino a Leisi quasi a picco sul mare, 6 km a piedi e prendere lì l’autobus, ma mi ero dimenticata l’orario di ritorno. Rischiavo di restare a piedi, e 35 km per tornare a piedi fino a Saaremaa erano un pò tanti! Troppi.

I mulini di Anglia.

Chiedo informazioni nel piccolo Museo di storia locale,  c’è qualcosa d’altro di bello da vedere qui in zona? Una donna mi dice a 2,5 km c’è la Chiesa di Karja.

La Chiesa di Karja.

Ero proprio indecisa. Arrivo in fondo al prato dei Mulini dove c’è l’incrocio per Karja, mi piazzo in mezzo all’incrocio…dove vado? La chiesa di Karja è stata costruita tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300, ma chiese del genere ne ho viste in quantità nella mia vita.

Decido per Karja.

E’ una bella giornata di sole.  La strada attraversa grandi prati e campi con file di pali della luce, e boschetti; mentre con il naso per aria seguo il volo di una farfalla un grosso serpente mi passa tra i piedi, per lo spavento faccio un salto olimpionico…quando torno indietro per capire se è velenoso o no è ormai scomparso nell’erba alta.

La chiesa si vede da lontano bianca, alta, tra il verde degli alberi e nel sole. Però senza una ragione precisa più mi avvicino più mi sento inquieta. 

Karja è una località (küla) di 234 abitanti nella contea di Saaremaa, in Estonia. Fa parte del borgo di Leisi.

La chiesa di Karja, dedicata a Santa Caterina e un tempo anche a S.Nicola protettore dei naviganti, un misto di stile gotico e romanico, è una chiesa-fortezza, forse costruita alla fine del Duecento. Serviva da rifugio agli abitanti del villaggio vicino, durante invasioni, guerre e scorrerie. Sull’isola molte chiese avevano questa funzione e supportavano i baroni tedeschi, conquistatori di queste terre in epoca medioevale. Questo uso è evidenziato nella Cronaca di Henrik il Lituano, la più essenziale e completa storia delle conquiste Tedesche dei paesi Baltici nel Medioevo . 

Al mio arrivo, fuori dalla chiesa, su una panchina è seduto un uomo. Un uomo che ho già incontrato altre volte nei miei giri sull’isola. Un tipo strano. Altissimo, magro, i capelli arruffati. E ogni volta resta lì a fissarmi con insistenza.

I paesi baltici sono gli ultimi ad essere cristianizzati in Europa. Dalla 1a Crociata del Nord iniziata nel 1199 al 17°secolo, anche dopo la cristianizzazione  i popoli baltici continuarono a praticare i loro riti tradizionali, in una secolare coesistenza e sovrapposizione. Ci  furono 5 crociate, una 1206-1261 contro l’isola di Saaremaa.

Questo dà un’idea dello spirito di ribellione e della determinazione degli estoni e degli abitanti di Saaremaa in particolare a difendere la propria cultura e la propria terra! Isola quasi al centro del Mar Baltico, chiude il golfo di Riga, strategica per il controllo delle terre e della navigazione verso i Paesi Baltici, la Russia, la Finlandia e verso il Mare del Nord per millenni fu campo di battaglia e preda ambita dai vichinghi, danesi, germani, russi,  finlandesi. 

Entro nella chiesa, mi siedo su un banco a metà navata, dove c’è luce. Alte, strette bifore con vetri colorati illuminano l’interno.  Comincio a guardarmi intorno e sorpresa scopro che è un posto speciale. Normalmente le sculture, gli affreschi nelle chiese sono piene di simboli, ogni figura è legata alla teologia, alla storia della chiesa, molti sono criptici, comprensibili solo ai teologi, a specialisti di storia dell’arte.

Affresco-donna con le mani sul seno e tra le labbra un foro. Chissà cosa significa?

Ma qui ai classici simbolismi cristiani si aggiunge qualcosa di molto, molto più antico. Nei capitelli, sugli affreschi, sulle volte a crociera, sopra l’altare ci sono strane gargouille,  triscele colorate, pentagrammi o pentacoli, diavoli senza pantaloni (scoprirò  che la chiesa in cui sono finita casualmente è famosa per gli antichi affreschi apotropaici, ossia scaramantici, utili ad allontanare forze maligne) oltre ai semplici disegni decorativi medioevali sui muri in parte erosi dalla muffa e dall’umidità. Un vero peccato, rischiano di perdere una rara testimonianza di un passato remoto della storia umana di cui si è persa memoria e rimangono solo poche tracce.

Sono un miscuglio di simbolismo cristiano e simboli precristiani, indoeuropei, mediorientali. Una meraviglia!

Affresco.

Giro per la chiesa osservando curiosa e tanto per non cambiare quando trovo qualcosa di molto interessante ho giusto scaricato le batterie della macchina fotografica e del telefonino…una maledizione! Per cui ho 4 foto dell’interno e 2 dell’esterno.

Lo spilungone entra e si siede ad un banco sulla fila opposta alla mia. Mi guarda. Esce. Intanto la guardiana della chiesa, una dimessa donna di mezza età spunta  in piena luce dietro le sbarre di una porta, infondo al buio di una stanza laterale.  Sento che mi osserva, la guardo, più continua a fissarmi, più diventa agitata. Non penso, dico Boh?

Capitello.

Entrano una coppia con una bambina piccola. Io mi risiedo e quello che sento lì mi innervosisce. Penso: Boh?

Però incuriosita voglio conoscere la storia della chiesa. All’ingresso c’è un banchetto con dei libri , a parte una brossura scritta in inglese con quattro insignificanti informazioni storiche, i pochi altri sono in estone. Compro quello più corposo, dai disegni mi dice che è uno studio sui simboli. Intanto la guardiana mi gira intorno sempre più agitata. Mi chiede se sono da sola. Ad un certo punto esce dal portale dell’ingresso e chiama qualcuno, vedo nei prati dall’altra parte della strada un cane bianco correre avanti e indietro come un siluro. La guardiana mi dice che sta chiamando suo figlio.

Lo spilungone si è riseduto sulla panchina. La donna lo guarda nervosa e poi gli intima più volte di andarsene. Lui non fa una piega e poi gli dice qualcosa in finnico. Io li guardo con la faccia di una che non capisce la situazione. Lei alla fine mi dice è un bad man. Non gli do più retta, torno dentro a guardare i libri.

Entra anche lei e mi dice a gesti che deve chiudere, ok, ma fammi vedere ancora questo libro.  Comincia a chiudere un’anta del doppio portale…e in un secondo capisco che vuole chiudermi dentro. Spingo l’altro battente e M’infilo tra le due porte, lei cerca d’impedirmi d’uscire. Mi sparo fuori dalla chiesa come un bulldozer e nella stupenda luce del pomeriggio respiro. Intanto mi chiedo che cavolo di situazione è questa? La donna si allontana e continua a chiamare qualcuno.

Giro attorno alla chiesa su un lato ritrovo la coppia che discute sul significato delle antiche pietre tombali. Mentre osservo arrivo in un punto dove sento qualcosa d’inquietante, mi sposto di qualche metro…affievolisce…ritorno e riprovo per un pò di volte…sempre la stessa forte, intensissima sensazione. (Ipotesi: nel terreno,  rocce, minerali impregnate di magnetismo terrestre particolarmente intenso…Non sono un fisico).

Continuo a camminare, a un certo punto alzo gli occhi ad un’altezza di 25 metri c’è una finestra con due grosse sbarre di ferro piegate, sembra che un gigante abbia preso tra le mani le sbarre e con tutte le forze abbia cercato di piegarle per uscire…o entrare…! Rimango lì a bocca aperta.

Ho finito il giro. La coppia se ne andata. Per tornare sulla strada principale devo passare davanti allo spilungone. E’ in evidente attesa …di me…

Decido che la miglior difesa è l’attacco…non aspetto che mi parli… chiedo “Chi sta chiamando la guardiana?”…lui  ” Suo figlio.” invece spunta il cane bianco, si allontanano insieme verso delle baracche nel boschetto dietro la chiesa. L’uomo dice: “Suo figlio!” Io pensò, orca… un’altro matto!

Lo saluto cordialmente e cerco di allontanarmi…lui si alza e mi segue.

O merda… sono sola in mezzo alla campagna, non passa una macchina manco a pagarla, una squinternata con un cane-figlio ha appena cercato di chiudermi dentro un’antica chiesa piena di simboli esoterici, uno strano spilungone ha deciso che sono la cosa più interessante che ha visto da un sacco di tempo, non posso neanche scappare perchè ha le gambe lunghe il doppio delle mie….

….decido di…fare conversazione!

Quando voglio so essere amabile…soprattutto se voglio tenere le distanze!

Mi racconta che è ………(Europa occidentale),  arrivato un’estate sull’isola, vent’anni fa, e non se ne più andato. Arriviamo ad un’incrocio mi dice “Poco più avanti c’è un cimitero…se vuoi te lo faccio vedere…ho passato lì la notte!”

O cazzo, penso io…Dato che ho letto anni fa che  i matti non vanno contraddetti..con un bel sorriso gli faccio “ah però…interessante! Che ci facevi nel cimitero?”

Lui: Scavavo tombe!

Ehh!? Gli guardo le mani…effettivamente ha le mani sporche di terra…

Si, in quel cimitero ci sono almeno 4 strati di tombe antiche, l’uno sull’altro, sono sepolti gli antichi baroni tedeschi che occuparono l’isola nel medioevo.

Io, riprendo colore e la mia voce torna normale,  comincio a capire…

Rifiuto l’invito,  nonostante sono molto curiosa…non mi sembra proprio il caso! Mi propongo di tornarci da sola un’altro giorno. A curiosare…

Intanto mi racconta la storia delle conquiste medioevali tedesche dell’isola.

Sono stata per anni una libraia antiquaria, un bellissimo lavoro, affascinante, interessantissimo, impari continuamente qualcosa di nuovo, ma un lavoro altamente a rischio per i soldi che girano e per i matti. Si, i collezionisti sono dei veri matti squinternati, c’è chi si fa di cocaina e chi si fa di libri o magari tutti e due ed è disponibile a fare follie per una cosa che gli interessa, infatti ho sempre evitato con cura di acquistare e vendere certi libri come ad esempio i libri di magia ed esoterismo, avevo inquadrati i   personaggi…comunque non mi ha evitato problemi con questi pazzi da legare.

Lo spilungone mi dice che il giorno prima lui e un suo amico isolano che sa usare un pendolo sono andati a caccia di antichi reperti nei dintorni. Non hanno trovato nulla. (Non chiedetemi come sia possibile che con un pendolo da rabdomante si possono trovare antichi oggetti di metallo,non ne ho la più pallida idea…).

Anche in Italia ci sono persone che cercano oggetti antichi sui luoghi di antiche battaglie, anni fa un mio cliente mi regalò, dei bottoni di epoca napoleonica e delle palle da fucile che aveva raccolto su uno dei tanti campi di battaglia napoleoniche italiane. Vanno in giro per campi e prati con rilevatori di metalli a caccia di monete e oggetti vari.  Non ho idea se tutto questo è legale.

Poi ci sono quelli più ricchi e organizzati che fanno rilevazioni aeree e trovano oggetti preziosi. Poi ci sono i classici tombaroli, toscani, romani, calabresi, siculi…mi hanno raccontato che al Sud negli anni ’60 molta gente si è arricchita scavando tombe e vendendo anfore, oggetti vari agli americani, ai tedeschi e agli svizzeri. Questo sicuramente è illegale!

Lo spilungone mi dice che quando sono passati davanti alla chiesa il pendolo del suo amico aveva cominciato a vorticare paurosamente… “c’è una strana energia lì… sono venuto qui altre volte…”

Sono di Torino. A Torino ci sono un sacco di squinternati che fanno messe nere,  ci sono strane associazioni, e un sacco di favole sul triangolo magico Torino-Lione-Praga e il Santo Graal che pare sia nascosto chi dice alla Gran Madre chi in qualche cantina del centro storico, lì viveva Roll famoso sensitivo, e massoni che fanno orge e riti satanici per ingraziarsi qualche “spirito” e fare migliori affari e molte altre assurdità del genere.

Ogni tanto finiscono sui giornali per qualche fattaccio. Mi raccontava un vecchio collega che dopo uno di questi “incidenti” si sono immersi e sono molto cauti, viaggiano sotto traccia, è vero che sono coperti dal loro denaro, ma non devono esagerare se non vogliono finire nei guai (leggi galera) come tutti gli altri comuni mortali….

Quando leggevo qualche notizia nella cronaca cittadina ho sempre pensato : sono dei frustrati, dei veri poveracci mentalmente parlando, che o nella vita hanno combinato poco o non capisco niente del mondo in cui vivono o sono molto superstiziosi e compiono ridicoli riti per migliorare la loro misera vita. Ora penso siano anche pericolosi e fuori di testa.

Lo spilungone mi segue come un cagnolino, deciso a farsi adottare.  C’è gente che ha le pulci, io invece raccolgo cani smarriti a due zampe, di solito, con il tempo, si rivelano brutti cani rognosi, e nonostante l’esperienza di vita, in fondo mi fa un pò di tenerezza. Alla fine lo semino promettendogli che forse il giorno dopo ci rivedremo alla stazione per vedere le grandi scogliere del nord dell’isola e se invece parto per Tallin, tornerò sull’isola e verrò a cercarlo.

Lui mi invita a passare l’inverno a casa sua…è randagio ma ha una casa… Anzi al suo paese possiede un intero villaggio…il suo interesse per i baroni aveva un senso…la storia della sua famiglia.

Forse aveva solo bisogno di una coperta per l’inverno!

Meglio la Russia!! Vado a Tallin a fare il visto per la Russia.

P.s. In un prossimo post racconterò cosa penso dei Sensitivi. Della superstizione, del ciarpame costruito intorno per fare bussiness.

Dell’ignoranza e a volte credulità delle persone, il voler credere in spiriti, dei, angeli, come diceva Marx é “… il sospiro della creatura sopraffatta…” e che rinunciare a questa consolazione illusoria “esige che si deve rinunciare a una situazione che ha bisogno d’illusioni…” qui si riferisce alla religione “oppio dei popoli” e alla necessità di cambiare una società che per miliardi d’individui è sfruttamento, miseria, guerra, 12 ore di lavoro 7 giorni su 7, oppure disoccupazione, bassi salari e pressione continua per mantenere gli Standard di vita in Occidente. Le persone sopraffatte  e disperate si creano illusioni per sopportare il presente.

E si creano illusioni di fronte a fenomeni naturali che non hanno nulla di misterioso, di divino, di spirituale…come qualcuno mi ha detto qualche tempo fa …è Vita…semplicemente vita. Pura Materia e Pura Fisica.  Dna e centinaia di migliaia di anni di storia dell’Homo Sapiens.

P.s. E’ evidente da una serie di cose successe sull’isola  che lì c’è ancora gente che pratica antichi riti…(vedi: Wikipedia/neopaganesimo baltico ed europeo).

P.s. L’immagine in evidenza non è una mia fotografia. L’ho presa dal sito di Wikipedia.

L’isola di Saaremaa.

I love Saaremma.

Per me l’Estonia è quest’isola immersa nel mar Baltico. E’ un luogo apparentemente quieto, ma dopo qualche ora che sei lì cominci a sentire il suo mistero, senti l’intensità delle forze che ribollono sotto quell’apparente calma…E’ un’isola antica, i primi insediamenti umani dell’Estonia sono qui. Sono state ritrovate tombe antiche di 7000 anni…2500 anni fa aveva rapporti commerciali con l’Oriente!  E’ un’isola tormentata, la sua posizione geografica ne ha fatto un campo di battaglia per secoli.  Qui sono corsi fiumi di sangue.

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Per la sua posizione strategica fino al crollo dell’impero russo e conseguente indipendenza estone nel 1991, era una delle zone speciali dell’Unione Sovietica, solo gli abitanti e i militari delle basi potevano arrivare sull’isola.

E’ la più grande isola estone, circondata dal mar Baltico, chiude il golfo di Riga. E’ coperta da boschi e foreste, basse spiagge e alte scogliere, minuscoli villaggi, colkoz abbandonati, fattorie, nei prati si vedono mucche e pecore, cavalli… cigni e cicogne!

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Sono arrivata con il traghetto da Virtsu, sotto la pioggia, mezzora circa l’attraversata. Intorno isole. Un cielo nero con nuvole basse. Sullo sfondo il verde scuro dell’isola di Saaremaa.

Dopo 150 km in autobus in mezzo ai boschi, arrivo a Kuressaare, il capoluogo. Scendo “accompagnata” da una signora conosciuta in autobus che a tutti costi vuole che soggiorni a casa del figlio, finalmente dopo 1,5 km a piedi mi sistemo nell’ostello … all’interno di un edificio della scuola elementare locale, aperto solo d’estate.

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Vado a fare un giro per la cittadina di 15.000 abitanti per capire dove sono finita. Mi piace subito. Arrivo al Castello costruito nel 1300 dai Cavalieri Teutonici, passeggio sulle antiche mura, e nel cortile. L’interno dell’edificio principale lo visiterò il giorno dopo. Esco dal castello dalla parte opposta da cui sono entrata,  prati, spiaggetta con campo di pallavolo e il mare. Mi siedo su un muretto con i piedi nella sabbia ed osservo il mare… una distesa calma, isole all’orizzonte, erba nel mare, cigni selvatici e silenzio…vengo invasa da un senso di quiete che non sentivo da anni…

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Ho prenotato per due notti, rimango  lì 8 giorni…

Se si arriva senza auto come me non ci sono grossi problemi, dalla stazione degli autobus c’è un servizio regolare per i villaggi e i luoghi più noti dell’isola.

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L’isola è splendida per chi ama la bicicletta, ho fatto chilometri girovagando tra i boschi, le dune, seguendo le deviazioni per le spiaggette lungo la costa…tra gli alberi ci sono dei campeggi favolosi. Pochissime case…e natura.

Non ho visto tutta l’isola, non ho visto le alte scogliere del nord e la costa ad ovest. Un ciclista conosciuto lì mi disse che sono la parte più bella.

Non ho fatto tutto il giro dell’isola perchè mi sono sfasciata un ginocchio il primo giorno…cadendo dalla bicicletta! E non c’è niente da ridere…perquanto mi sentissi un’idiota…seduta in terra in mezzo ad un cortile senza potermi muovere…Un male cane e un brutto taglio profondo e sbucciature in quantità!

Sono caduta perchè sono alta 1 metro e 65… quando baro un pò! Sull’isola quelli che vanno in bicicletta sono alti…

Io, orgogliosa figlia del Sud Europa quando ho visto quelle biciclette enormi ed altissime ho pensato “merda, ma quanto sono alti sti’ qua” però impavida scelgo la bici più bassa e provo, riesco a salirci, ma non tocco terra, faccio qualche giro nel cortile, alla fine urlo al donnone alto un metro e 90, “ok la prendo”, un secondo dopo mi ritrovo per terra sanguinante!

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Pronta assistenza. Non voglio un medico, per mia fortuna ho notevoli capacità di autoguarigione, dopo un’ora zoppicante me ne vado. Però non demordo, m’informo, mi dicono che forse l’unico che affitta biciclette “normali” è un bellissimo locale di fronte al castello. Ci vado. Il giorno dopo, tutta dolorante, alle 10, affitto la bici per 9 euro, la riporto la sera alle 18 dopo aver fatto una cinquantina di km. Stanca, ma profondamente soddisfatta.

img_4165 A Kaali all’interno dell’isola si possono vedere  i 9 crateri prodotti qualche millenio fa dalla caduta di un meteorite. Ci sono antichi  mulini a vento visitabili ad Angla.

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Molte chiese antiche sono sparse tra i boschi e il mare, ma la più misteriosa è l’antichissima chiesa di Karja.

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Lungo la costa c’è un piccolo cimitero, un sacrario militare e un monumento dell’ex USSR ai caduti su una insignificante spiaggetta, centinaia di  morti per difendere un quadratino di terra dall’invasione tedesca. IL mare, la spiaggia, i prati che scendono verso il mare, le dune, la pineta, la bellezza del luogo, il silenzio sono quasi insopportabili di fronte a quei morti, stridono, rendono evidente l’insensatezza delle guerre.

Sono talmente affascinata dall’isola che vado via pensando che forse tornerò e passerò lì l’inverno. Sull’isola e nei villaggi di Saaremaa fioriscono molte leggende, non mi stupisce… l’isola è uno di quei posti che se non stai attento non ti lascia più andare… Ho conosciuto lì un uomo, un tedesco, arrivato vent’anni fa non è più riuscito ad andarsene.

Nei prati davanti al piccolo porto di Kuressaare ci sono le statue dedicate al gigante Suur Toll e alla moglie Piret soccorritori dei pescatori in pericolo protagonisti di una leggenda locale.

Me ne  vado solo perchè non riesco più a dormire la notte, non sono stanca, ma le forze che sento lì sull’isola, umane e della natura sono notevoli… e devo decidere cosa fare…restare lì o andare in Russia?