Ostello. Bishkek.

Ho lasciato l’appartamento, dove ho vissuto gli ultimi sette mesi. Ora ho trovato una sistemazione provvisoria in un ostello. Non cerco un altro appartamento, perché voglio andarmene da questo paese, mentre penso dove andare, vivo in ostello. Mi piace la vita dell’ostello. E un luogo perfetto per conoscere la persone.

Nelle ultime settimane è girata parecchia gente in ostello, soprattutto occidentali, danesi, inglesi, americani, ma anche cinesi, russi, giapponesi, neozelandesi, australiani, una quantità industriale di francesi e tedeschi, qualche kirghiso, kazako e coreano.

Ci sono viaggiatori in giro per il mondo da mesi, o anni. Come una simpatica signora americana di origini asiatiche, dopo una vita di lavoro, lascia l’impiego, vende casa, saluta famiglia e figlia grande e decide che è il momento di vedere il mondo e ritornare nel Sud Est asiatico, terra di origine della sua famiglia, fuggita 40 anni fa dal Laos e accolta negli USA come rifugiata. Questa è una delle cose che in passato ha fatto grande l’America. Nel suo bel blog racconta che il padre invece di lasciarla guardare i Simpson, le faceva vedere i documentari di Nature, coltivando così il suo desiderio di conoscere il mondo. Una donna minuta, di quelle donne che sembrano delicati fiori e invece hanno un’anima d’acciaio, sono orgogliose, coraggiose e indipendenti. Le persone che piacciono a me.

Oppure un uomo, un inglese vissuto a Hong Kong, dove ha lavorato in una grande azienda e ora in pensione va in giro per il mondo. Qualche turista in viaggio per una-due settimane, o un mese tra le montagne del Tian Shian. Qualche ciclista, un francese, un neozelandese, un danese, gente tosta arrivata qui con alle spalle 5000, 9000 km in bicicletta!

E spie. Il Kirghizistan è al centro di un’importante zona geopoliticamente spinosa, questo piccolo paese è stretto in una morsa tra interessi europei, occidentali e cinesi. Tra l’altro vanno tutti negli stessi posti. Girano per l’Asia Centrale. Ora passano tutti dall’Iran o dallo Xinjiang Cinese, o dal Pakistan, due anni fa andavano tutti in Ucraina o nel Caucaso. Tutti luoghi politicamente instabili.

L’ostello è divertente, tutti ti raccontano i loro viaggi, da dove arrivano o dove vanno. Impari molte cose sui paesi che vuoi visitare. Un paio di ciclisti hanno attraversato la Cina, da Pechino verso lo Xinjiang, attraverso il deserto del Gobi per finire a Urumqi e passare in Kazakistan sempre controllati stretti dalla polizia cinese, cosa normale visto che passano in zone di confine e in regioni dove negli anni scorsi ci sono stati scontri con i nazionalisti uiguri, mentre nel resto della Cina gli stranieri vivono tranquillamente senza problemi.

Due ragazze francesi e l’americana, ieri mi raccontavano l’India. Un paese, pensavo in grande cambiamento e invece loro tre vissute lì chi un mese, tre mesi, sei mesi sostenevano che tutto è immobile, c’è un fatalismo religioso diffuso e che le caste sono inamovibili, che forse avranno fatto anche nuove leggi, ma gli intoccabili continuano ad essere vessati. Questo è quello che hanno visto loro. Leggendo i giornali, mi sono fatta un’idea ben diversa, sicuramente ci sarà ancora quello che hanno visto, ma un paese come l’India con un’industrializzazione massiccia, un terziario avanzatissimo, una scolarizzazione diffusa, dubito possa mantenere a lungo le vecchie espressioni sociali di un mondo che velocemente sta scomparendo. La dimostrazione, tragica, è i diffusi stupri e omicidi delle donne. Le donne sono entrate massicciamente nel mondo del lavoro, pretendono i loro diritti, i maschi messi in discussione e in difficoltà reagiscono malamente com’è già successo in altri paesi. Non sono ancora stata in India, però, credo che filtriamo il mondo e la realtà attraverso la cultura e la rappresentazione di un luogo, magari datata, diffusa nell’ambiente di provenienza che riempie la nostra testa e spesso le due cose non corrispondono.

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L’ostello è bello e molto accogliente, ha un dormitorio femminile e uno maschile, bei letti a castello con materassi assolutamente favolosi, si dorme divinamente! Quando viaggi a lungo, a volte trovi dei letti con le molle che si piantano nella schiena o hanno una fossa centrale e dormi male, molto male.

C’è un’accogliente stanza comune con un grande affresco su una parete,  e un grande cortile, con tavoli, amache e “Tap Chan” con colorati tappeti e materassini imbottiti, dove sedersi, lavorare o dormire all’ombra degli alberi del cortile. Anche se ci sono trentadue gradi come oggi e in giro per la città fa molto caldo, nel cortile all’ombra è piacevolmente fresco. Qui una volta la settimana, nel grande kazan sono cucinati squisiti piatti tipici kirghisi, offerti gratuitamente agli ospiti. Oggi Plof!

Un’altra parte dell’edificio è adibita a hotel. Non ho visto l’hotel, ma forse l’ostello è la parte migliore, perché ogni tanto portano le persone che dormono nell’hotel a visitare l’ostello, qualche famiglia utilizza il piccolo cucinino, attrezzatissimo per fare colazione. Noi dell’ostello cuciniamo e prepariamo piatti dei nostri paesi d’origine, due giorni fa ho cucinato gli gnocchi al pomodoro, ieri una ragazza francese ha preparato una coulis di fragole fresche ottima, la settimana scorsa un kazako ha preparato per tutti il Beshparmak, piatto nazionale kazako, veramente buono, una ragazza cinese ha cucinato i Dumplin ripieni di verdure, un cinese, una trota enorme e patate al barbecue, un neozelandese, una grigliata di carne.

In ostello capitano molte cose divertenti. Ieri un signore settantenne ospite dell’hotel, che ogni tanto si fa un giro nell’ostello, ci ha fatto sghignazzare. Questo signore, tedesco, nei giorni scorsi aveva attirato la mia attenzione per i capelli bianchissimi e lo sguardo intelligente, anzi più che intelligente “furbo” e mi aveva fatto riflette perché sul suo viso avevo letto qualcosa d’altro. E’ incredibile come la vita di ognuno di noi è scritta sul nostro viso. Puoi essere la persona più abituata a fingere o a mentire ma alla fine quello che sei l’hai stampato in faccia. Tutti fanno errori nella vita, piccoli o grandi, in fondo è attraverso gli errori che impariamo a vivere, e a migliorare noi stessi, ma se ripeti per anni le stesse cose, magari ritieni che sono furbate e non errori, massacri il prossimo, per far carriera non ti fai scrupoli e passi sugli altri come un buldozer, giustifichi le peggio schifezze, ti volti dall’altra parte quando dovresti impedire degli obbrobri o semplicemente sei insoddisfatto della tua vita e invece di migliorarla ti maceri nella rabbia e invidia accusando gli altri della tua mancanza di coraggio nel scegliere quello che ti farebbe stare bene, ma che magari non è quello che vorrebbe la famiglia, o non è in linea con i luoghi comuni sociali o le idee dominanti, viene il momento che quello che ti corrode dall’interno si vede chiaramente, all’esterno.

Questo settantenne tedesco, saluta appena e sta sulle sue, ieri, entra nell’ostello, in cui puoi entrare solo con una chiave elettronica. E’ un posto molto protetto, io che vivo con il terrore di essere violentata, soprattutto dopo quello che mi è successo l’anno scorso, devo dire che a parte in qualche momento, mi sento abbastanza al sicuro. Il tedesco entra accompagnato da una donna, non più giovane, kirghisa, con un bel taglio di capelli, vestita secondo la moda. Io che sono una curiosa incredibile, mi domando: “Chi è questa donna?” “Una donna che va in un albergo con un occidentale?”, “…può essere una sua amica? E’ la sua amante? o è una prostituta?”. Qui ci spiegava un kirghiso, la prostituzione delle donne con gli stranieri è un bel problema. I due fanno un giro e se ne vanno. Nel pomeriggio, io e altre due persone siamo seduti al tavolo a lavorare sui nostri computer. Io ho finito il libro che ho scritto e ora sto revisionando, un lavoraccio!

Entra il tedesco… con un’altra donna! Anche questa di una certa età, ben tenuta, si guardano intorno e se ne vanno. Noi tre seduti al tavolo ci guardiamo e scoppiamo a ridere! Però il vecchietto… oggi si è portato in albergo due donne… alla sua età chi avrebbe detto che ha tutta questa resistenza! E sghignazzando ci guardiamo dubbiosi.

S’incontrano persone che partono dai loro paesi con idee preconfezionate in testa. Ok, siamo figli dei paesi in cui viviamo, ne assorbiamo cultura, gusti, modelli, ma se non le lasci un po’ andare rischi di non capire niente dei paesi in cui viaggi, per questa ragione nei prossimi giorni pubblico un post sull’architettura a Bishkek, su un nuovo sito, utile al mio prossimo lavoro.

Negli ultimi tempi sono un po’ in imbarazzo. Quando dico che sono due anni che vivo a Bishkek tutti i turisti/viaggiatori strabuzzano gli occhi e mi guardano sorpresi. Effettivamente se non sei nato qua, non sei qui per lavoro, non hai sposato una kirghisa/o, non sei qui per fare un trekking tra le Montagne del Tian Shan, o a fare il bagno a 1600 metri nel lago Issik-kul, questo posto ha poco da offrire. Soprattutto per un’europea come me appassionata di storia e letteratura, ma non ho neanche voglia di raccontare che nella vita possono succedere cose pazzesche che ti portano a migliaia di chilometri da casa e magari finisci in un posto improbabile come questo. Improbabile, ma con delle cose belle come i viali con gli alberi altissimi le panchine e i prati verde smeraldo, dove la gente si siede al fresco; i cortili verdi e pieni di giochi per i bambini che nella mia città d’origine ce li sogniamo; l’architettura ex sovietica con costruzioni indubbiamente interessanti, ma poco comprese, perché sono da restaurare e gli europei sono abituati alle loro città “laccate” e i più anziani si sono dimenticati i quartieri cadenti esistenti nelle nostre città fino agli anni’90, prima che la ricchezza diffusa permettesse il restauro di interi quartieri anche periferici, oggi rivalutati come “chicche” architettoniche sui quali scrivere libri e fare congressi.

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Ovviamente in ostello puoi incontrare persone che non frequenteresti mai, perchè antipatiche, presuntuoso, ubriacone o peggio pericolose, ma hai la fortuna di poterle  quasi sempre evitare e in ogni caso di solito si fermano poco.