La bellezza del mondo.

Siamo circondati dalla bellezza.

Le rocce grigie delle cime, nitide, in un alba chiara sulle Alpi. Un bosco millenario di pino Cembro o una foresta silenziosa immersa nella nebbia che fluttua e lontani canti di uccelli.  La foresta di larici con le radure simili a tappeti erbosi tagliati di fresco, pieni di piccole gustose fragoline sulle montagne del mio paese. Le rocce delle scogliere color del vino rosso della Bretagna bagnate dalla pioggia. Le spiagge dietro la pineta sulla Duna di Feniglia o quelle polacche della penisola di Hell. Le onde maestose del golfo di Guascogna. Le maree profonde del nord e del sud della Spagna, di fronte alla loro bellezza ti senti fortunato di essere vivo.

I paesini incastonati nelle rocce delle Cinque Terre o del Golfo di Sorrento, le affascinanti città antiche, piccole e grandi, italiane, spagnole, belghe, olandesi, francesi, turche, uzbeke  e di mille e mille altri luoghi sulla terra.

I quadri di Van Gogh, dei Fauves e di altri pittori antichi e moderni. La perfezione degli acquarelli giapponesi del ‘700 e dell’800. Le incisioni tormentate di Goya o della tedesca Kollwitz. Le Madonne e le Maternità medievali e cinquecentesche. Le iscrizioni, le pitture rupestri e le dee del Paleolitico. L’ affresco del Cristo Pantocratore bizantino dell’abbazia di Novalesa, e i mosaici di Monreale o di Istanbul. La porta d’Istar del museo di Berlino, le antichità di Roma, i templi greci e del sud Italia. Pompei e la villa dei Misteri. I palazzi medievali e cinquecenteschi italiani, l’armonia delle ville del Palladio, la Sacra di San Michele o l’abbazia di Sant’Antonio di Ranverso. Oggetti come il cofano gotico del cardinale Guala Bicchieri del 1200 cesellato d’oro e di smalti blu di Limoges,  alcuni codici miniati antichi con miniature simili a dipinti, le legature intarsiate del cinquecento o del novecento francese. Il busto marmoreo di Eleonora d’Aragona del Palazzo Abatellis di Palermo. Il parco belga con le sculture dei grandi del novecento di Middelheim. i Musei di Parigi o di Firenze. Le chiese di Venezia con i muri coperti dai quadri dei più importanti pittori europei del passato, in tutte le opere di questa piccolo elenco scopri la nostra grandezza di esseri umani.

Per tutta la vita sono andata alla ricerca di quelle bellezze, ora quella che mi affascina è un’altra bellezza: siamo noi, bambini, donne e uomini. Quando, in qualcuno scopro la sua bellezza interiore, sono felice di esistere, forse perché negli ultimi anni ne ho vista poca.

Mi è capitato spesso negli ultimi anni di essere abbagliata da questa bellezza in momenti bui e disperati, forse non è un caso. Sono stata circondata tutta la vita da gente disinteressata, coraggiosa, intelligente e forse perché era la norma, la coglievo appena, ma quando sei avvolto nell’oscurità, quando vedi la bassezza umana e ne sei inorridito, il contrasto tra il buio e la luce è forte. Il nero della cattiveria, stupidità e chiusura mentale, esalta la luce della bellezza interiore, della mente aperta, dell’interesse senza secondi fini, se non il desiderio di comprendere il mondo. La gioia di un altro essere umano che scopre con felice sorpresa che siamo simili e sa cogliere l’essenza della vita ti rende felice, ti riconcilia con il mondo e ti ridà speranza e fiducia nella specie umana.

A volte ho sentito dire “è una persona semplice…” a qualcuno di una profondità immensa. Spesso è confusa la cultura, la buona memoria di un argomento con la profondità vera, la comprensione del mondo e degli altri. La semplicità data dalla chiarezza d’idee, il rifiuto della corruzione e le conseguenti scelte di vita è scambiata per mancanza di profondità. La cosiddetta ”complessità” spesso è confusione morale, tormento dato dagli errori nelle scelte, apparenza, è sfuggire all’essenza del mondo per rincorrere miti, ideologie e modelli dominati, restando alla superficie delle cose.

Ieri, dopo dieci giorni in cui mi sono ricordata più volte “la Legge di Murphy”, cioè “ …se qualcosa può andare male, andrà male” ero veramente a terra, delusa, arrabbiata anche perché quasi tutte le notti ero stata svegliata violentemente nel cuore della notte e la mia coinquilina cercava di manipolarmi  capovolgendo la realtà. In più erano successe una serie di cose sgradevoli. In sequenza: cercavo lavoro, penso di mettere su un’attività di corsi di cucina, contatto un manager italiano, gliene parlo, il risultato è della serie “se sei all’estero, vai tranquillo, se ti becchi una fregatura, te la prendi da un connazionale”, come mi spiegò da ragazzina una persona vissuta molti anni all’estero.

Confermo. In questa esperienza negativa, però ho imparato alcune cose da non fare, altre invece che vanno fatte quando vuoi impostare un lavoro in collaborazione con altre persone. Poi prendo contatto con un ristoratore, questa volta un ragazzo come si deve, ma sono talmente arrabbiata che il giorno dopo gli mando un messaggio, ”… ti ringrazio ho trovato un’altra soluzione”, in realtà non ho ancora risolto nulla.

Il mio ex convivente intanto mi dovrebbe dare una quota d’affitto per la grande casa che abbiamo in comune e si rifiuta, anzi quando gli telefono, mi fa sapere che non gli importa più niente di me… cazzo, siamo separati da nove anni, in questi anni mi avrà pagato un anno d’affitto nonostante conoscesse i problemi economici che avevo, non ho dubbi che non gli importi niente di me!  E una parte dei problemi che ho li devo a lui, alla sua scemagine, avevo scambiato il suo opportunismo per intelligenza. (Anch’io a quanto pare in quanto a furbizia non brillo!). Mi fa questa sparata una sera che mi sento abbandonata da tutti. Non faccio commenti, ma mentalmente bestemmio. Gli chiedo di vendermi mobili di pregio che ho depositato nel seminterrato di casa, mi risolverebbero in parte i problemi economici, e lui fa il furbo, capisco che se li vende lui, sarà un altro bidone, mi dice vendili tu. Io sono in Asia Centrale, come cavolo faccio? Mi viene un’idea. Gli dico ok. Ci penso io. Mi raccomando solo di farsi trovare, se trovo dei clienti, lui deve farli entrare in casa a visionare i mobili che voglio vendere. Dopo due o tre giorni telefono per i mobili, lo chiamo 6 -7 volte, niente non risponde o stacca il telefono. Sono furiosa. Come faccio con i mobili? Telefono a mia madre e mi dice delle cose che mi fanno andare in bestia e così litigo con mia madre. Poi mi sento un verme per come ho trattato mia madre, se lo merita, però è mia madre, non l’ho mai fatto in passato. L’ho sempre trattata con rispetto, solo negli ultimi due anni, ho perso la pazienza, c’è un limite a tutto, e sono 10 giorni che mi tengono sveglia, nonostante sono una con un buon autocontrollo, divento odiosa.

Odio la gente che mi ha massacrato e massacrato i miei tanto da metterci l’una contro l’altra e indurmi ad essere scortese con mia madre.

Nonostante avessi detto a me stessa: “Gira lontano dagli italiani” decido di andare a parlare con un altro ristoratore italiano per propormi come cuoca, non lo conosco ho parlato con lui per telefono sei mesi fa, mi aveva detto che aveva già tre cuochi kirghisi. Provo, sono praticamente sicura che mi dirà di no, però intanto faccio due chiacchiere in lingua italiana per tirarmi su il morale. Mi avvio verso il suo ristorante, per strada mi ricordo che devo fare una riparazione.

… E sulla mia strada incontro un anziano Uomo kirghiso e un  trentenne kirghiso. Il più anziano parla solo russo, il giovane traduce in inglese. In questo incontro ho imparare nuove parole russe tra le risate, le storie e i commenti. Alcune frasi della conversazione non mi sono state tradotte, è molto meglio che non capisci, mi hanno detto scherzando!

Il giovane è stato in Europa e anche a Milano. Il vecchio kirghiso mi chiede com’è oggi in Europa? E pur con il mio russo minimo gli spiego brevemente i problemi. Fanno commenti e considerazioni sull’Europa, l’emigrazione, l’Islam dei sunniti e sciti giusto,  e l’altro Islam sbagliato che conduce al terrorismo. Sulla Seconda Guerra mondiale, e gli americani che hanno diviso la Germania e la Perestrojka che ha mandato a ramengo la Russia. Non capisco tutto quello che dicono. Spesso qui, gli anziani ricordano l’ex Unione Sovietica come un periodo florido. Il giovane kirghiso se ne va. L’anziano kirghiso mi racconta che in passato è emigrato in molti paesi. Ha visto molte nazioni e ha una buona conoscenza del mondo. Come in quasi tutte le famiglie ha una figlia emigrata in un altro paese.

Qui, quando la gente ti conosce, la prima cosa che ti chiede è se hai marito, se hai figli e dove sono! Quanti fratelli e sorelle hai e quanti nipoti. In passato, sentito le domande che mi ponevano, avevo pensato che avessero un grande senso della famiglia.  Mi hanno spiegato, e può essere vero che non hanno il senso della famiglia, ma del Clan. E questo potrebbe spiegare l’interesse per le quantità, i numeri dei famigliari. Il numero è forza.

Qui è peggio che in Italia, si sposano, fanno figli, poi la storia è finita il marito sparisce e non si occupa più dei figli e ancora meno delle mogli in difficoltà. Mi rimprovera quando gli dico che non ho figli. Gli dico che li volevo e non sono arrivati, che ho lavorato molto. Lui mi dice: “ Rabota, Rabota… lavora, lavora… e poi muori”. Scherzo: “Sì, muoio, ma muori anche tu che hai tanti figli…”. Ride, ma non demorde e mi dice, però la vita continua nei suoi figli. Ed è vero. Gli spiego che la mia vita è stata molto soddisfacente. Capisce che non scherzo e lui è contento per la mia buona vita, nel mentre mi spiega altre parole russe, tutto senza traduttore. Ci capiamo benissimo e lui sarebbe un ottimo insegnante di lingue.

Ha l’apparenza di un uomo semplice ma è incredibile come raggiunge l’essenza delle cose. Quando si parla con degli sconosciuti, finisci per raccontare cose di cui normalmente non parli. Parlo delle emigrazioni italiane del passato, dei nonni, zii e cugini emigrati in America del Nord, in Argentina, in Francia e alla fine trovi sempre storie comuni, siamo persone che pur vivendo in zone della terra differenti, con sviluppi economici ineguali, abbiamo vissuto lo stesso momento storico, e gli stessi problemi anche se a distanza di decenni si presentano in ogni paese.

A un certo punto mi dice: “ человеке не Проблема, la gente non è il problema. Noi parliamo. Siamo qui da un’ora e mezza a parlare e ci capiamo senza conoscere la stessa lingua. Le persone si capiscono l’un l’altro”.

Man mano che passa il tempo dallo sguardo, dal viso, dal sorriso, dalle parole di quell’uomo che ha viaggiato e compreso il mondo, viene fuori la sua bellezza interiore. La sua gioia per la vita, la sua allegria, la profonda conoscenza e comprensione della vita e delle persone.

Ho visto in quel vecchio uomo kirghiso racchiusa la bellezza della parte migliore dell’umanità. La bellezza del mondo. Mi ha riconciliato con i miei simili. Prima d’andare gli ho stretto la mano, non lo faccio mai, perché qui non si usa, ma non potevo abbracciarlo, forse si sarebbe scandalizzato!

Quell’uomo non leggerà mai questo post, ma lo ringrazio di esistere.

 

 

Ps. L’immagine in evidenza è presa da Wikipedia è di Francisco Goya “Il sonno della ragione genera mostri”.

8 marzo. LE CORAGGIOSE DONNE di Bishkek.

Questa mattina sono andata alla marcia organizzata dalle donne e femministe di Bishkek.

Non succedeva da quando avevo tra i 18 e i 20 anni. Una vita fa.

Ci sono andata per portare la mia solidarietà a quelle donne coraggiose.

Sono in questo paese da tre primavere, non avevo mai partecipato. L’anno scorso per puro caso vidi in lontananza il loro piccolo corteo, saranno state una cinquantina, del genere donne modaiole, però mi aveva colpito quello che lessi sulle News in internet: un gruppetto di uomini, giacche di pelle nera occhiali neri e a specchio le aveva intimorite.

Quest’anno le donne erano almeno il triplo o il quadruplo e non erano madame modaiole ma sfilavano giovani e giovanissime donne per difendere il diritto a lottare per la loro emancipazione economica, sociale e politica. Le donne della mia età saranno state sei o sette, ma c’erano!

Il femminismo è un po’ una moda, i diritti delle donne no. Quando è stato necessario difendere il diritto di manifestare, in campo sono rimaste le donne coraggiose, quelle che per difendere le loro aspirazioni e i loro sogni non temono di esporsi e sono state premiate dalla solidarietà di molti come me che altrimenti non avrebbero partecipato e hanno triplicato la partecipazione!

Due giorni fa, il 6 marzo su alcuni giornali on-line compare la notizia che il Municipio di Bishkek ha proibito la marcia delle donne perché potevano rappresentare un problema alla sicurezza. Passavano in piazza Ala Too dove, pare, ci sarebbero state iniziative della giornata internazionale delle donne (questa mattina non c’erano)… Domanda? Non era la stessa cosa per cui volevano manifestare le donne femministe e non: i diritti delle donne?

Ero sorpresa. Pensavo che questo fosse un paese democratico, anzi l’unico paese democratico dell’Asia Centrale. Non che la democrazia garantisca tutte le libertà, ma di solito, un tot. di spazi di libertà ci sono.

Negare una manifestazione pacifica di un gruppetto di donne direi che è demenziale, ma la cosa grave non era solo quella, un gruppo di estremisti, il Kyрk  Chорo, simile alle “Ronde padane” della Lega, o a gruppi dell’estrema destra italiana, comunicava ai giornali che sarebbero arivati in cento uomini per impedire la manifestazione!

Dopo due ore il Municipio che aveva negato l’autorizzazione, velocemente autorizza la manifestazione. Qualcuno con un po’ di cervello in testa avrà loro tirato le orecchie o più prosaicamente gli avrà chiesto: “Ma, vi siete bevuti il cervello?”

Per fortuna in questo paese degli spazi di libertà ci sono, i giornali Kloop, Azatik e altri avevano denunciato quello che stava avvenendo  e in questo modo hanno garantito alle donne la possibilità di manifestare.

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Alcuni deputati hanno verbalmente appoggiato la marcia delle donne, solo uno però ha presenziato con un piccolo intervento di fronte alle telecamere e questo la dice lunga sulla condizione delle donne qui.

La marcia si è conclusa nella piccola piazza di fronte alla grande statua di Urkuya Salieva, una coraggiosa donna kirghisa divenuta simbolo delle donne kirghise all’inizio del ‘900 e assassinata dai Basmachi nel 1934.

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Il piccolo corteo, si era fermato per un discorso, poco prima, di fronte alla statua di Kurmanjan Dacta, un altro simbolo della fierezza delle donne kirghise. Una donna divenuta capo delle quaranta tribù kirghise a metà Ottocento, le guidò alla lotta contro il khanato di Kokand vincendo e ottenendone il riconoscimento.

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Io non sono una femminista, ho lottato tutta la vita per avere gli stessi diritti degli uomini come donna consapevole, e l’8 marzo abbiamo poco da festeggiare, visto i tempi e la condizione delle donne nel mondo, inoltre l’8 marzo non è una festa, nasce per ricordare le operaie di un’industria tessile di New York, assassinate e bruciate vive mentre scioperavano per la riduzione dell’orario di lavoro nel 1909 e  per ricordare la necessità delle lotte per la difesa dei diritti delle donne.

Ho partecipato alla marcia delle donne di Bishkek per solidarietà, non avrei partecipato a una manifestazione di sole femministe, perché le cose da fare sono altre, penso che la questione femminile non sia risolvibile in una società come questa, si possono ottenere piccoli risultati, piccole riforme se hai la forza necessaria, come è successo in passato dove le lavoratrici hanno migliorato la loro vita lottando per la riduzione d’orario di lavoro, contro la sanità disastrosa, per migliori condizioni sul lavoro, per gli asili gratuiti ecc. e tutto questo si è riversato in un miglioramento per tutta la società, ma sono cose che come sta succedendo in Europa è sufficiente cambino i tempi e ti ritrovi quasi punto e a capo. Quindi è da lì che bisogna ripartire, dal mondo del lavoro. E poi va bene anche la manifestazione delle donne con la solidarietà degli uomini più consapevoli.

 Il femminismo è stato utilizzato soprattutto tra gli anni ’60, ’70 e ’80 del Novecento come strumento per mandare le donne a lavorare nelle fabbriche e negli uffici. Servivano braccia, forza lavoro.

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Non che ci fosse qualcosa di sbagliato in questo, tolsero le donne dall’isolamento delle cucine per portarle come avrebbe detto mia nonna “All’onore del mondo”.  Non fu la bella pensata di qualche femminista, bensì l’industrializzazione e l’urbanizzazione di massa che richiedeva un ruolo differente alle donne. Fu la forza conquistata sul lavoro che attraverso le lotte permise alle donne più coraggiose di portare un passo in avanti  tutte le donne.

Credo che i padri, i fratelli, i compagni e i mariti di queste donne debbano essere fieri di loro, marciano per il diritto al lavoro, ad una carriera lavorativa con le stesse possibilità e stipendi degli uomini, a un’educazione scolastica adeguata, a decidere loro del loro corpo, a non subire violenze in famiglia, a non essere stuprate, tutti passi necessari verso l’emancipazione femminile.

Mi sento onorata di aver camminato a fianco di queste  coraggiose donne del Kirghizistan, accanto a loro e ai loro compagni, immagino alcuni fossero lì perché condividevano le scelte delle loro donne, altri per difenderle da eventuali aggressioni, si sa… ci sono UOMINI e omuncoli.

Post Scriptum: Devo fare una precisazione necessaria: Dai 12 anni a circa 20 vent’anni, mi sono definita femminista! Ma proprio convinta. Per me le femministe erano le donne che lottavano per i diritti delle donne. Un mito. Stop. Praticavo con determinazione e costanza la dimostrazione in ogni situazione della vita che valevo quanto un uomo, e non c’era nulla che poteva fare un uomo che non potessi fare anch’io e meglio. Oggi, con la maturità, non ho più niente da dimostrare a nessuno. Poi incominciai a fare attività politica, studiai e approfondii il fenomeno. Diventai marxista leninista e imparai cos’è la lotta di classe, la storia umana,  la storia della famiglia, il ruolo dell’economia, della politica, il ruolo delle ideologie borghesi nel controllo delle masse dei lavoratori, gli elementi di divisione del proletariato, ecc. E rividi alcune cose. Non cosa pensavo degli uomini che reprimono o fanno violenza alle donne o pensano di essere superiori, ma manco per idea. Non la mia convinzione sulla necessità dell’emancipazione femminile. Rividi i metodi. Compresi cosa era necessario fare in quel momento storico per la mia emancipazione e quella delle altre donne. Lavorare per una società superiore, per il superamento della barbarie in cui viviamo. Lottando a fianco degli uomini più consapevoli per interessi che sono comuni. Ho fatto sicuramenti degli errori che oggi non ripeterei, per ingenuità, per eccesso di fiducia nei compagni, per assoluta dedizione alla Causa Comunista e fede nel Partito al di là di ogni interesse personale, ma questa è un’altra storia.