Il diritto delle donne alla maternità, l’ipocrisia della propaganda politica e l’immigrazione.

7 dicembre 2018.

Ieri su internet scopro che con un emendamento approvato dalla commissione di Bilancio, il Governo attuale abolisce l’obbligo all’astensione di due mesi dal lavoro prima del parto esistente finora a tutela della salute delle donne e del nascituro.

Mi sembrava impossibile, la notizia di tre righe non era chiara, ho pensato forse non ho capito io. Comincio a cercare in internet, non una parola o una riga in proposito. Ah respiro! Penso ho capito male, forse qualche cretino irresponsabile ha fatto la proposta e nessuno l’ha preso in considerazione.

Per scrupolo, guardo sul sito della CGIL, se mai avessero approvato una simile bestialità, lì, dovrei trovare qualcosa… Infatti un misero comunicato di neanche dieci righe annuncia la manovra. Con un tono dimesso, soft per non disturbare il governo al lavoro e il padronato che starà gongolando e facendo salti di gioia.

 “… in una nota, Loredana Taddei, responsabile Politiche di genere della Cgil nazionale”.

“Quanto proposto – incalza la dirigente sindacale – mina la libertà delle donne, soprattutto di quelle più precarie e meno tutelate, che in Italia, purtroppo, sono sempre più numerose e rischierebbero così di trovarsi di fronte a veri e propri ricatti del datore di lavoro”.

“Quanto previsto in merito al congedo per le neomamme lavoratrici – conclude Taddei – è un ulteriore colpo ai diritti delle donne, alle loro tutele, per questo chiediamo che nel passaggio al Senato questa norma venga modificata”.

Sono senza parole, se non è il sindacato a difendere il diritto delle donne all’astensione dal lavoro durante la maternità, chi deve farlo?

Passeranno quattro o cinque anni o meno prima che le statistiche cominceranno a rilevare l’aumento delle morti per parto delle madri e dei bambini?

Leggevo sul sito del Ministero della Sanità che la prima causa di morte sono le emorragie, 43,6% dei decessi, poi disordini ipertensivi e trombo-embolie.

Sicuramente la gravidanza non è una malattia, ma certamente è un momento della vita in cui è necessario avere particolare cura di se stesse.

Avete mai guardato le donne negli ultimi due mesi di gravidanza con che difficoltà si muovono?

Provate a mettervi nei panni di una donna incinta all’ottavo o al nono mese costretta a lavorare 8 ore in fabbrica o in un ufficio cosa può significare per il suo fisico e per il bambino che porta in grembo.

Inoltre questo è un momento di particolare debolezza dei lavoratori, un simile emendamento alla legge mette le lavoratrici in condizioni di essere ricattate. Per conservare il posto di lavoro rischiano di mettere in pericolo la propria vita e quella del nascituro.

In Kirghizistan le donne hanno diritto a due anni d’astensione dal lavoro senza perdere il posto di lavoro. Quel che rimane della legislazione per la tutela delle donne in epoca sovietica.

Qui in realtà la situazione è tragica: muoiono 48 donne ogni centomila nati vivi. In Italia muoiono 9 donne ogni centomila nati. Sempre troppo, ma per nostra fortuna da noi la sanità per certi versi funziona. In Kirghizistan la Sanità è disastrosa.

L’anno scorso cadendo sul ghiaccio sono finita due volte in ospedale e mi sono fatta un’idea: da un lato un medico scrupoloso, dall’altro personale non molto sveglio o tipico impiegato dell’amministrazione pubblica uguale in tutto il mondo, della serie facciamo il meno possibile,  se non fosse che si occupano di esseri umani e non di sassi, visti i loro stipendi avrebbero anche ragione.

Essendo io un’ affezionata (!) cliente del CTO (Centro Traumatologico) di Torino e ospedali limitrofi a causa della quantità industriale di fratture e distorsioni avute nel corso del tempo, sono rimasta impressionata dalle attrezzature obsolete.

In una delle visite ho assistito a una cosa assurda: era gennaio, tutto il mondo ghiacciato, spessi lastroni di ghiaccio sui marciapiedi, ghiaccio fino alla porta dell’ospedale. Avevo pensato, va bè che forse non hanno i soldi per pulire i marciapiedi, ma almeno il sentiero che porta all’ingresso della Traumatologia dell’ospedale potrebbero pulirlo. Ghignando avevo pensato, forse è il metodo per procurarsi altri clienti. Con il mio braccio ingessato entro facendo ben attenzione dove metto i piedi, è tutto bagnato e scivoloso. Nella sala un ragazzo accompagna la madre con un braccio fratturato, sempre il ghiaccio. Entro per la visita di controllo. Esco e trovo il ragazzo tutto sporco di sangue, con il naso rotto e si tiene il braccio, forse rotto anche quello… è caduto salendo le scale per andare al piano superiore! Una scala interna, marcia d’acqua e di ghiaccio.  Tutto questo spiega perché 48 donne muoiono di parto su centomila nati vivi.

Personalmente non sono per niente interessata a chi va al governo. Da molti decenni in Parlamento non si decide più nulla, si limitano a rettificare decisioni prese altrove: nei consiglio d’amministrazione delle aziende, delle banche e ha livello europeo. Chi vince le elezioni (momento utile a comprendere la tenuta delle idee dominanti) se vuole mantenere il “cadreghino” in Parlamento e tenersi stretti stipendi d’oro, privilegi e relative pensioni a spese dei lavoratori devono portare avanti ciò che serve in quel momento alla classe dominante.

Però dovrebbero esserci dei limiti alla sfrontatezza. Che la propaganda politica dei vari partiti è, uno sbraitare slogan e “un gioco a chi le spara più grosse” e un “dagli agli immigrati”, per spaventare la gente preda dell’incertezza, distrarla dai problemi reali: peggioramento delle condizioni di vita, salari bassi, riduzioni delle libertà in nome del terrorismo.

Salvini nelle interviste si preoccupa delle culle vuote… e poi il suo governo fa passare un emendamento che limita il diritto delle donne alla salute e alla maternità è veramente una faccia di bronzo rappresentativo della diffusa ipocrisia.

Lo è, perché sostiene nell’intervista riportata dalla testata LINKiesta e da altri giornali che la precarietà svuota le culle, cosa verissima, e altrettanto vero che ogni culla vuota è un immigrato in più. Infatti, da noi c’è un tasso di fertilità di 1,37 figli per donna, e gli immigrati vengono a riempire i vuoti lasciati tra le file dei lavoratori dalla crisi demografica. Sono necessari e lo saranno sempre di più in futuro, quindi tutta la demagogia contro gli immigrati è semplicemente funzionale a raccogliere consenso tra piccoli commercianti, imprenditori, pensionati, lavoratori, spaventati e frustrati di fronte all’erosione dei loro conti in banca, alla disoccupazione e alla precarietà.

Senza dimenticare che l’umanità è storia di emigrazioni, dalla fine dell’800 e per un secolo oltre 18 milioni di italiani  furono costretti a emigrare per dar da vivere a se stessi e ai loro figli. Nel mondo ci sono dai 60 agli 80 milioni di loro discendenti. Mio nonno, dei prozii, e mezzo paese di dove sono originaria, migrò nelle Americhe e in Francia. Qualcuno emigrò per problemi politici, perché erano antifascisti e perseguitati, ma la maggior parte emigrò per migliorare le proprie condizioni vita.  Con il loro lavoro arricchirono il paese d’adozione e con le rimesse alle famiglie svilupparono il paese d’origine.

Io sono fiera di esse la nipote di un uomo che lasciò la sua terra, la sua famiglia, per andare a lavorare a decine di migliaia di chilometri lontano per migliorare la sua vita e quella dei suoi figli. 

Non mi ricordo chi l’ha scritto ma è indubbiamente vero: Chi parte, chi emigra è tra gli elementi migliori di un paese e della specie umana. Sono i più coraggiosi, i più determinati, quelli che amano le sfide, quelle vere, quelli che si mettono in gioco, quelli che sono disponibili ad affrontare mille difficoltà per migliorare se stessi e garantire un futuro migliore alle loro famiglie.

E’ la precarietà che svuota le culle. Giusto, quindi migliori salari, migliori condizioni di lavoro, asili e scuole materne gratis, tutela della salute nei luoghi di lavoro.

Questo riguarda tutti i lavoratori  uomini e donne, i figli si fanno insieme, e quello che svuota le culle è la precarietà d’entrambi.

 

2 pensieri su “Il diritto delle donne alla maternità, l’ipocrisia della propaganda politica e l’immigrazione.

    1. L’ho letto su internet, poi sono andata nel sito della Cgil, lì c’era il comunicato che ho riportato nel mio post. Sono in Kirghizistan, non posso leggere i giornali italiani, molte altre verifiche non le posso fare. Comunque è veramente una situazione assurda.

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