Dal confine Uzbeko scendendo verso Andijan.

Novembre 2016.

Dopo tre giorni in giro per Osh, prendo un taxi che mi porta al confine a Dostok, 250 sum, sono meno di 10 km da Osh.

Entro negli edifici, c’è coda. Compilo un modulo: dichiaro le motivazioni del mio viaggio, e quanto denaro porto con me, è necessario essere precisi perché al ritorno se le cifre non concordano, ti sequestrano tutto il denaro. Si dichiararono anche telefonini e computer. Il modulo timbrato va conservato e riconsegnato al ritorno.

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Qui i controlli sono severi.  Aprono e perquisiscono zaino e trolley. Mi fanno aprire il computer e guardano i file. Mi chiedono se ho medicinali e libri religiosi. Non ne ho. Alcuni medicinali,  sono considerate droghe, ed è bene evitare libri religiosi.

Ed è vivamente sconsigliato tentare di corrompere i doganieri con denaro, magari per saltare la coda. Ci sono dei cartelli istruttivi e a colori che se anche non capisci la lingua ti fanno chiaramente intendere che se osi, finisci in carcere per mesi!

Sono comunque molto gentili, quando scoprono che sono italiana, diventano ancora più gentili, usano tutte le parole che conoscono, Juventus, Celentano, Toto Cotugno, accennano alla canzone “Io sono un’italiano, sono un’italiano vero..”! Totti, Roma, ecc. 

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Comunque da subito si percepisce che qui tira un’aria diversa, non è il Kirghizistan, dove ci sono istituzioni democratiche…

In coda faccio conoscenza con una ragazza russa, il padre lavora in Uzbekistan. Chiacchierando scopro che moltissimi uzbechi o russi, o uzbechi emigrati arrivano in aereo a Osh o a Bishkek perchè costa molto meno che arrivare direttamente a Tashkent.

Importante: controllare sempre se il confine è aperto. Le frontiere sono soggette a chiusure improvvise per feste nazionali, festività o tensioni con i paesi confinanti.

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Esco. Circondata da taxisti che sono dei mastini e delle facce di bronzo, dopo varie trattative, io “parlo” inglese loro uzbeko, grazie anche all’aiuto di un russo indignato dalle cifre esorbitanti che mi chiedono per portarmi alla stazione di Andijan, dai 20000 sum iniziali pattuisco con un taxista 8000 sum (sempre troppo, ma sono europea, viaggio da sola e soprattutto sono donna = pollastra da spennare!). L’autista mi prende le valige, le chiude a chiave nella sua macchina e se ne va. Nello stesso tempo altri taxisti ci riprovano a trattare.

In questa terra di nessuno, in mezzo a camion, macchine e pulmini, strade dissestate e buche mi chiedo dov’è finito…
Dopo un po’ ricompare con un giovane uzbeko emigrato in Russia che torna a casa. Sparisce di nuovo.
Ora siamo in due ad aspettare. Cerco di fare conversazione.
Sembra un uomo solido con dei problemi. Sta sulle sue, però è gentile, visto che ostinatamente cerco di farlo chiacchierare, per capire la situazione. Parlare la stessa lingua è meglio, in ogni caso per le cose essenziali ci si capisce lo stesso. Altrimenti mi sarei persa da un pezzo in mezzo all’Asia Centrale!

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Ingresso ad un borgo. lungo la strada per Andijan.

Torna il taxista, penso si va… no, ci spostiamo solo di 500 metri. E’ chiaro che il taxista vuole riempire la macchina prima di partire, aspettiamo… riceve una telefonata, andiamo a prendere a casa un altro uomo in un borgo a qualche km da lì. Si va…

Scendendo dal confine, all’inizio le strade non sono asfaltate, ci sono molte case in costruzione, immagino le stiano costruendo con le rimesse degli emigrati. Il paesaggio a novembre è brullo, spoglio. Ci sono vigneti, campi, alberi da frutta e campi di cotone.

Arriviamo ad Andijan la prima città, la distanza tra Osh e Andijan è di 79 km, circa due ore in macchina, ma non ho idea di quanto tempo ho impiegato ad arrivarci, tra la coda al confine, le trattative per il taxi, l’attesa mentre il taxista cercava altri passeggeri, la deviazione in un paese a prelevare il terzo passeggero, le deviazioni o fughe improvvise in mezzo ai campi per evitare i posti di blocco, probabilmente non era autorizzato a fare il taxista… qualcuno lo avvisava quando più avanti c’era un controllo. Non mi sono mai preoccupata, gli altri passeggeri uzbeki erano tranquilli, perché dovevo preoccuparmi io?

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Il mio primo te in terra uzbeka.

Mi faccio accompagnare alla stazione dei treni. All’ingresso delle stazioni e nelle metropolitane ci sono controlli severi, poliziotti dappertutto. Acquisto il biglietto e vado a pranzo al ristorante/caffetteria della stazione, dove mangio un plof buonissimo cucinato all’aperto e bevo il mio primo tè uzbeko. Secondo me in Uzbekistan cucinano il miglior plof dell’Asia Centrale, mettono anche l’uvetta sultanina!

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Cucina all’aperto a Andijan.

In attesa fotografo il paesaggio urbano, e scopro che non è formale il divieto di fotografare stazioni e edifici governativi. Proprio non si può! Si rischia l’arresto. Alla fine il poliziotto che mi ha bloccata, controllato i documenti, perquisito trolly e zaino, sorridendo mi dice “Se fa in fretta, una foto la può fare”. E io fotografo e viene una schifezza di foto.

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Stazione di Andijan.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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