Bishkek (2).Una città vivibile.

Giugno 2017

Mi sono trasferita in un nuovo quartiere, periferico, su verso la montagna. Essendo in alto, l’aria è notevolmente più fresca. In città ci sono oltre 40°. Tornare nel tardo pomeriggio dal centro afoso, con la pelle sudata e i rivoli di sudore che scorrono lungo le gambe, scendere dal Mashrutka affollato ed essere avvolta dall’aria fresca, mi fa scorrere un piacevole brivido lungo la schiena.

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E’ bello uscire la sera e passeggiare per le vie piene di gente alla ricerca di un po’ di fresco.  Un posto mi piace particolarmente, a circa venti minuti di strada. Una parte del quartiere si sviluppa lungo un torrente impetuoso, un canale senza nome chiamato Boga (pr. Vada, acqua in russo). E’ un quartiere di case popolari, di giorno con brutti casermoni, ma di notte diventa… magico.

Di notte lì si possono vedere le stelle…

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Lungo il torrente, il marciapiede sale dal livello stradale fino a risalire un’alta scarpata, la gente si siede sul muretto del torrente… al buio… l’unica luce proviene dalle macchine di passaggio o dalle finestre delle case… ci sono famiglie che chiacchierano con i vicini, coppiette, donne sole o in compagnia. Alte passerelle collegano l’altra sponda, ondeggiano quando attraversi, ma la gente senza timore si ferma a godere il fresco che sale dall’acqua impetuosa.  

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Queste due case rosse senza una ragione apparante mi affascinano. Credo sia l’armonia delle linee, delle forme, il colore… non so, tutte le volte che passo di là le fotografo!

A volte ci sono i pali di quelli che dovrebbero essere i lampioni… senza luci in cima… ad un certo punto ci sono 6 lampioni accesi, e in alcuni punti sulla riva opposta nel buio c’è qualche luce qui è là. Non riesco a capire il criterio dell’illuminazione cittadina. A parte sui corsi principali, nelle vie secondarie  non ci sono luci… se non in certi punti, evidentemente per risparmiare elettricità oppure la motivazione sta nella corruzione diffusa e capillare.

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Spettacolare palazzo di epoca sovietica.

E’ la prima cosa che ti dicono gli occidentali quando arrivi qua. I kirghisi ne parlano spesso, chi con tristezza e rassegnazione, chi con un sorriso furbo come se fosse un vanto.

La corruzione è diffusa in ogni paese, è endemica al sistema economico in cui viviamo, il nocciolo della questione è il livello, se è troppo alta diventa un freno allo sviluppo del sistema, e alla prima occasione cascheranno teste, tintinneranno chiavi e risuoneranno i chiavistelli… oppure la gente stanca di essere vessata si rivolterà com’ è successo qui due volte negli ultimi 10 anni.

Già nel ‘600 in Inghilterra, dopo la prima rivoluzione borghese si tentò di regolamentare “la mazzetta” con una legge ad hoc. In Italia nel 1992 con “Tangentopoli”, grazie al “fattore esterno europeo” fu dato un taglio netto, e cascarono teste eccellenti, industriali e politici di primo piano. Ovviamente il problema non è risolto in toto, perché non è eliminabile finché esiste un sistema come questo, ma non raggiunse mai più quei livelli.

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Mentre passeggi la sera o la notte, qui, nonostante tutto questo buio ti senti al sicuro, è la gente a trasmetterti questa tranquillità, perché in Kirghizistan c’è un bassissimo livello di criminalità comune e Bishkek nonostante sia una capitale è molto più sicura che qualsiasi città europea.

Torino, la città in cui ho vissuto la maggior parte della mia vita, e dove sono sempre andata in giro la notte da sola, nonostante mi dicessero tutti che era pericoloso, in confronto a Bishkek sembra la Chicago dei tempi di Al Capone!

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Le luci delle case dopo il tramonto.

Andavo da sola perché in realtà il pericolo era minimo. Il problema è la gente, terrorizzata dalle notizie, gonfiate ad arte dai giornali, per fare sensazione e per vendere più copie,  che finisce con il chiudersi in casa e guardare con diffidenza chiunque.

Nel quartiere c’è l’Orto-Sai Bazar. Si estende per un po’ d’isolati, certamente non è grande come l’Osh Bazar ed è piccolo rispetto al Dordoi Bazar, immenso, il più grande dell’Asia Centrale (dicono).

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Bishkek. Osh bazar. Banco del pane.

 

 

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