Vi racconto Bishkek. 1. Kirghizistan, Asia Centrale. Com’è che sono finita a Bishkek?

Mi hanno chiesto molte volte che ci fai lì, in Asia Centrale, in Kirghizistan, a Bishkek da mesi? Con lo stupore che sottintende “In quel posto dimenticato da dio e dagli uomini!”. Subito dopo la domanda: “Kirghizistan? Ma dov’è?”….

Perché  hai scelto Bishkek? Effettivamente è una bella domanda. Ha diverse risposte:

  1.  La ragione originaria del mio viaggio non la racconto in questo post.
  2. Non ho proprio scelto niente…è un caso che sono qui a Bishkek.
  3. – 4. – 5. Sono conseguenza del punto 1.

Ero a Mosca un anno fa, volevo prendere la Transiberiana per arrivare a Vladivostok  e da lì entrare in Cina. Non ci pensavo proprio di venire in Asia Centrale, non che non m’ interessasse, era una vita che volevo andare a Samarcanda in Uzbekistan. Anch’io come molti altri ero affascinata dall’Antica Via della Seta, da Gengis Khan, Tamerlano, dal Milione di Marco Polo.

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Mosca. Cattedrale all’interno delle mura del Cremlino.

Avevo letto qualche anno fa “Il Grande Gioco” di Hopkirk.

Bellissimo, avvincente. Inizia dal 1799 con l’occupazione di Napoleone dell’Egitto e con il suo desiderio di andare verso Oriente per danneggiare gli interessi inglesi, e segue lungo tutto l’800 la definizione delle zone d’influenza tra Russia e Gran Bretania in Asia Centrale. Lo fa attraverso i resoconti di viaggio degli “esploratori”, le spie mascherate da mercanti, giornalisti, finti viaggiatori o finti venditori di cavalli in realtà ufficiali dell’Intelligence russo o inglese. Coraggiosi ufficiali mapparono questa zona del mondo allora completamente sconosciuta agli occidentali. L’impero Russo cercava uno sbocco al mare verso Sud, gli inglesi che avevano colonizzato l’India temevano l’invasione russa. Entrambi cercavano alleanze con i feroci e indipendenti Khan dell’Asia Centrale. Contro i Khanati nel volgere di un secolo, furono tessute alleanze, condotte occupazioni e dichiarate guerre.

Spesso il costo in vite umane fu altissimo come nel caso di uno dei tentativi di occupare l’Afghanistan, la spedizione inglese del 1839-1842 (Descritta da Marx in una delle voci della Encyclopedia Americana)  costò la vita a  migliaia di soldati e civili al seguito (circa 16000!), si salvò solo un medico che riuscì a ritornare in India. Alcuni ufficiali inglesi, pieni di boria, stupidità e arroganza data dall’essere soldati del grande impero inglese, nel corso del ‘800 fecero una brutta fine, infilati in buche nella sabbia del deserto e mangiati dalle formiche rosse!

Letto il libro avevo messo l’Asia Centrale tra i miei desideri, chissà, forse un giorno sarei riuscita a fare un viaggio in quelle terre misteriose.

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Mosca. Ristorante con dirigibili e palloni aerostatici nel famoso Magazzino Centrale Detskii alla Lybianka (a fianco).

Devo fare un po’ più di attenzione con i miei desideri…quando desidero intensamente qualcosa, si realizza sempre… e non sempre i risvolti sono piacevoli…

Alla fine del libro c’è una bibliografia fantastica per chi è appassionato lettore di libri di viaggio e per chi colleziona libri antichi o ottocenteschi di viaggio.

Comunque tornando a Mosca… ero lì, succede un imprevisto (conseguenza della 1a ragione di questo mio viaggio in giro per il mondo) sommato ad una festività cinese che causa la chiusura dell’ambasciata per una settimana, e ad una mia indecisione, mi ritrovo che mancano circa 8 giorni alla scadenza del visto russo! Sarei riuscita ad arrivare a Vladivostok in tempo, forse,  non avrei avuto problemi con il visto cinese, ma non avrei potuto visitare i luoghi che m’interessavano e nonostante avessi il Mito e subissi il Fascino del viaggio in treno attraverso la grande Russia, farmi 7 giorni di treno senza potermi fermare mi pareva tempo sprecato. A quel punto non mi restavano che due opzioni: chiedere Asilo politico o cambiare direzione…

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Mosca. San Basilio sulla piazza Rossa.

Cambio direzione. Decido di seguire il Volga, il più lungo fiume europeo, in treno fino alla foce. Mi fermo nelle città più importanti di quella che è la Russia Europea, la più sviluppata zona industriale russa. Bellissime città antiche e moderne.

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Nizij Novgorod. La confluenza dell’Oka nel Volga.

Vado alla stazione di Mosca, dove partono i treni verso est. La sera prima ho costruito il viaggio lungo le città del Volga grazie al sito delle ferrovie russe, un sito eccezionale, c’è tutto: tratte, tutte le varianti, le classi delle carrozze, il numero dei letti, il n° delle carrozze, i prezzi e tradotto in inglese!

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Il mio treno nella stazione di Kazan.

I problemi arrivano a questo punto…Mi ritrovo in una grande stazione, con tanti sportelli, dietro ad ogni sportello cosa c’è…? Un impiegato statale! E gli impiegati statali, come ho avuto conferma più volte, sono uguali in tutto il mondo…Cercano di fare il meno possibile…appena si presenta qualcuno che li può portare appena fuori dal loro tran tran quotidiano, inorridiscono…non hanno il gusto per la sfida, la curiosità di ogni altro essere umano…E io sono quella che non parla russo. Devono fare uno sforzo mentale, non contemplato dall’impiegato statale medio!

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Il Volga a Samara.

Dopo aver fatto la coda a 3° sportelli, c’è un sacco di gente, tutti che cercano di passarti davanti e capita l’antifona, comincio a vedere rosso e penso come risolvere la situazione: mi piazzo in una fila, e decido che giunta allo sportello non mi sposto neanche a cannonate e attacco bottone con i compagni di fila, molti non capiscono, ma come sempre trovi qualcuno che qualche parola d’inglese la conosce…e i russi sono gentili e disponibili, una mamma in fila chiama la figlia, a scuola ha studiato inglese. Si forma un capannello di gente, ne arriva altra curiosa di capire che problema ha questa straniera e nel mucchio vengono fuori un ragazzo e una ragazza fantastici, parlano inglese, mi portano allo sportello giusto, in fila con me mi fanno i biglietti, cosa lunga e laboriosa, sono 5 i biglietti con il posto letto, perdono più di mezzora e se ne vanno senza neanche prendere un caffè perché ormai sono in ritardo...i russi sono eccezionali! Non solo i russi, è la gente, la specie umana è curiosa e sempre disponibile con chi viene da lontano, salvo situazioni particolari dove viene alimentato l’odio verso l’altro a scopi politici.

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Nizij Novgorod. Il Volga visto dalla fortezza.

Da Mosca vado a Niznij Novgorod, una città famosa per la sua fortezza, un tempo il suo nome era Gor’kij, alla confluenza tra il Volga e l’Oka. Il treno attraversa i boschi e le immense foreste russe.

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Transiberiana-treno notturno andando verso Kazan.

Proseguo per Kazan, antica città tartara capitale del Tatarstan con il suo Cremlino e una delle più grandi Moschee d’Europa.  Nella sua Università studiò Lenin e lì fu arrestato per aver organizzato manifestazioni studentesche. E’ spettacolare la vista dal Cremlino sul Volga di fronte alla città nuova. Qui ho dormito  3 giorni in uno dei migliori ostelli  mai visti: il Kazanskoye Podvorye Hostel.

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La porta principale del Cremlino di Kazan.

Riprendo il treno e vado verso Samara e Saratov, rischio di perdere quello successivo a causa della differenza di fuso orario della città e l’orario del treno che segue l’ora di Mosca. Da qui in poi si viaggia attraverso la steppa, arrivo ad Astrakhan, alla foce del Volga a qualche km  dalla riva del Mar Caspio. L’antica città mi è piaciuta tantissimo per il suo Cremlino, per il clima e il cielo blu da mare del sud e l’ospitalità dei suoi abitanti.

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Divertente cartello nell’ostello di Kazan.

Ormai non ho più tempo, devo passare il confine con il Kazakistan. L’attraverso allo scadere della mezzanotte dell’ultimo giorno utile!! Qui non serve il Visa se ti fermi solo 15 giorni (ora si può restare 30 giorni senza il visto). Fino a quel momento avevo un minimo organizzato il viaggio. Da qui in poi  viaggio un po’ alla cieca. Del Kazakistan so quasi niente. In passato avevo letto qualche articolo sull’estrazione di petrolio e gas. Ho letto qualcosa su Internet, Wikipedia!! Nulla di più. Il Kazakistan era proprio l’ultimo posto al mondo dove avrei pensato di fare un viaggio! Mi procuro un biglietto per la prima città dopo il confine, Atyrau, sul Mar Caspio.

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Lungo fiume di Samara. I Burlaki o trasportatori di barche lungo il Volga. Riproduzione in bronzo del famoso quadro di I E. Repin, 1870-73, denuncia il disumano sfruttamento dell’uomo sull’uomo della società capitalista.

Qualcuno dice che a Mosca finisce l’Europa e comincia l’Asia, in parte è vero perché le città cominciano a cambiare, ma è qui ad Atyrau  alla foce del fiume Ural dove passa il confine geografico tra Asia ed Europa, nell’arida steppa, che mi sono sentita immersa nell’ Asia.

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All’interno delle mura del Cremlino di Astrakan.

Atyrau, avamposto russo costruito alla fine del ‘600 in realtà è una città nuova,  cresciuta in meno di trent’anni grazie al petrolio e al gas, estratto dalle piattaforme nel Mar Caspio. Mi ha impressionato questa cittadina, sono rimasta lì, in quel posto desolato per diversi giorni. E ho scoperto delle interessanti e vergognose storie, i problemi causati dall’inettitudine di alcune imprese italiane… (scriverò un post sui fatti accaduti qualche anno fa).

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Atyrau. La città nuova sull’altra riva del fiume Ural.

Riprendo il treno, altre due notti e 3 giorni di viaggio (2700 km) verso Almaty (Alma Ata) ex capitale e centro finanziario del paese. Arrivo alla stazione, esco e penso: ” … cazzo sono proprio in Asia” e torno dentro…prenoto per una notte all’hotel della stazione…porco schifo devo abituarmi è un mondo completamente diverso, nessuno parla inglese, non capisco un accidente di cosa dicono! La stazione è a 10 km dal centro, come capita in molte città asiatiche, 10 km di case stranissime, vecchie, disordinate, asiatiche appunto, per arrivare alla fermata della metropolitana che mi porterà allo SkyHostel. All’11 piano di un palazzo nuovo con un terrazzo enorme e una vista sulla città e sulle montagne mozzafiato!

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Almaty. Il terrazzo dell’ ostello all’11° piano, al tramonto.

Rimango ad Almaty per qualche giorno, visito la città, ricca, edifici imponenti con colonne, un po’ pacchiani, tipici da nuovi ricchi, con una splendida chiesa russo-ortodossa, un città moderna, frenetica e inquinata. Almaty è costruita ai piedi delle montagne del Tien Shan, le Montagne Celesti cinesi, e così dopo settimane passate in mezzo alla steppa russa e kazaka finalmente vado a camminare in montagna! 

A Shimbulak. A 2300 m.Alt. Fino a 2000 m. sono andata su praticamente di corsa, negli ultimi 300 m. ho rischiato l’insolazione e ancora un po’ scoppio…forse perché arrivavo dalla depressione del Mar Caspio e il dislivello era eccessivo…Boh!

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Sulla strada verso Shimbulak. L’ultimo tratto con una pendenza da paura.

Il 13 di ottobre nevica! Un sacco di neve…Devo cercarmi velocemente un piumino perchè ho solo abiti estivi! La manager dell’ostello mi accompagna al bazar. La gente kazaka è molto carina e disponibile.

Intanto cerco di procurarmi il visto per l’Uzbekistan, non ci sono problemi, ma c’è un week end in mezzo. Il permesso kazako è in scadenza, decido di passare il confine ed entrare in Kirghizistan, qui si può stare 60 giorni senza il visto.

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13 ottobre 2016. Almaty dopo la nevicata.

Dopo un viaggio di 4 ore e mezza circa in un paesaggio innevato, passando tra montagne tonde, ondulate, lisce e basse scendiamo verso la pianura con le montagne azzurre del Tian Shan sullo sfondo. Spettacolare il paesaggio.

Giunti alla frontiera tutti i passeggeri del mashrutka scendono per attraversare a piedi il confine. Io devo passare con il passaporto da tre persone differenti, nell’ultimo ufficio mi fanno aspettare. Vedo che la gente è affannata. Pochi minuti dopo capisco perché…

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Il paesaggio visto dal mashrutka scendendo verso Bishkek. Le montagne del Tian Shan sullo sfondo.

Quando riesco a riavere il passaporto esco velocemente e in lontananza…vedo il pulmino andarsene!

Il maledetto autista mi ha lasciato a piedi!

Sono qui, da sola, su un confine sconosciuto in mezzo all’Asia Centrale, non so dove andare. C’è un sacco di gente.  Tutti che urlano in lingue sconosciute. Vedo taxi, mashrutka, gente affannata mi accerchia per convincermi a salire sul proprio mezzo. Costruzioni fatiscenti. Il paesaggio è tutto grigio. Ho un attimo di smarrimento. Intanto sono sempre più incazzata. Per fortuna esce dalla dogana una ragazza asiatica che vive in Canada con cui avevo scambiato qualche chiacchera mentre eravamo in attesa del timbro sul passaporto, gli spiego la situazione e lei nella sua squisita gentilezza asiatica mi dice: “Vieni con me, andiamo a prendere un mashrutka.” Ho solo monete russe o kazake. L’autista vuole solo moneta locale. La ragazza mi paga il biglietto del minibus! E poi lei e sua zia mi accompagnano a cercare il mio ostello! Mi hanno fatto sentire al sicuro! Qui la gente è veramente speciale.

(Dall’ora ho attraversato lo stesso confino 5 volte e …mi sento quasi a casa, quando passo il confine, solo alcuni taxisti, mi chiedono timidamente se voglio un taxi! Mi sono  abituata, mi so muovere, non mi sento più in un ambiente ostile ed estraneo. E’ il bello di essere viaggiatori!)

E arrivo per la prima volta in Kirghizistan…

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Bishkek. Pranzo al ristorante Navat. Cucina kirghisa.

Bishkek è più piccola di Almaty.  E’ evidente che è un paese più povero,  le sue case non hanno l’opulenza sfrontata di Almaty ma sono eleganti. Mi piace subito.

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