Osh, in attesa di passare il confine. Kirghizistan.

Novembre 2016. Arrivo in aereo da Bishkek. 27 euro di aereo e tredici di taxi! Volevo andare a Osh, seconda città del Kirghizistan, con l’autobus per attraversare le montagne, ma un po’ per lo spavento che mi sono presa alla stazione degli autobus qualche giorno prima dove ho evitato per un soffio di essere sequestrata, un po’ perché mi avevano detto che la strada era pericolosa per la neve e perché viaggiavo da sola, alla fine ho deciso di prendere l’aereo. Gli aerei kirghisi non possono viaggiare nei cieli europei, non rispettano gli standard, non sono sicuri… ho fatto un calcolo delle probabilità… sicuramente le probabilità che cascasse l’aereo erano minori di una possibile aggressione!

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Salendo alla Suleiman Too,

35 minuti dopo sono ad Osh, e senza imprevisti. In bus sarebbero servite più di dodici ore.

All’aeroporto come al solito sono circondata da taxisti, alla fine dopo varie trattative  ne prendo uno, 300 sum, (200-250 era il prezzo giusto!). Sono arrivata alla conclusione che i taxisti kighisi e uzbeki non sanno quello che fanno… a parte lo scambiarti per un bancomat. Di solito evito di salire su un taxi, ma a volte non ci sono altri mezzi, gli dai un’indirizzo e questi non sanno mai dove portarti, alla fine devi risolvere tu la situazione, tipo scendere dall’auto e cominciare a chiedere in giro, come è successo a Osh, oltretutto a gente che non parla inglese, e io non parlo nè il russo, nè il kirghiso. In una viuzza l‘unico che dice qualche parola d’inglese è un’anziano, mi chiede se sono americana e mi dà dell’imperialista…! E’ così soddisfatto… probabilmente ha desiderato tutta la vita poter dire “Imperialista!” ad un Occidentale…Da rotolarsi dalle risate viste le mie idee politiche! Gli ho consigliato di leggere “L’Imperialismo unitario” di Arrigo Cervetto, e poi magari passare a “L’Imperialismo fase suprema del capitalismo” di Lenin, o viceversa, ma non ha capito! Quando sono andata via, lui sorrideva soddisfatto.

Alla fine trovo uno che parla solo kirghiso, ci dà l’indicazione giusta e arriviamo alla Guest house…

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Antichi petroglifi.

Passo due giorni piacevoli in questa cittadina di confine. A caccia di PETROGLIFI o incisioni rupestri e a esplorare la loro montagna sacra “Suleiman Too”, il trono di Salomone,  cinque picchi, uno dopo l’altro. Credono che qui ci sia la tomba di Salomone, profeta per i cattolici, i mussulmani e gli ebrei. E’ un luogo di pellegrinaggio antichissimo, e molto frequentato, per raggiungere la Moschea di Babur (1483-1530) fondatore della dinastia Moghul in India, c’è un ripido sentiero e delle scale sui quali si fa la coda. La gente va a pregare, chiedere grazie, per avere figli o guarire dalle malattie. Per guardare il panorama e per arrampicarsi sulla montagna. Ci sono un sacco di coppie che amoreggiano, probabilmente pensano che lì porta bene!

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Moschea di Babur della fine del ‘400 sulla cima di Suleiman Too.

Sono sparsi sulla montagna luoghi di culto, caverne sacre, una moschea della fine del Quattrocento, un museo, un luogo sacro – un buco nella roccia basso stretto e profondo qualche metro – nel quale la gente entra carponi per pregare; vari cimiteri ai piedi della montagna si inerpicano nei lati meno ripidi, la roccia credo sia marmo, liscio e lucido per quanto è praticato. E scivoloso.

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Il museo nella montagna di Suleiman Too.

Il panorama della cittadina è bello. Case basse, un mare di tetti ondulati. Diverse moschee. La più grande moschea del Kirgizistan dove non fanno entrare le donne. Sono sunniti. Una grande pianura, sullo sfondo basse montagne tondeggianti e poi le grandi montagne innevate.

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La più grande Moschea del Kirghizistan.

Cerco i petroglifi, all’inizio non riesco a vederli, tutta la montagna è ricoperta dai graffiti di moderni grafomani, nei posti più inaccessibili trovi i nomi di quelli passati di lì, ci sono date dalla fine dell’ottocento ad oggi, nonostante i cartelli che minacciano multe salate. Mi arrampico su ripidi sentieri, voglio vedere due grandi caverne, antichi luoghi di culto, ho quasi raggiunto l’ingresso della prima, mentre sto salendo vedo dei mosconi che ronzano attorno ad un cane che sembra appena morto, penso: “oh, mamma, che ci fa un cane con le zampe per aria in un posto così innaccessibile”, “la rabbia” in queste zone è diffusa, velocemente mi allontano, però mi secca ho fatto una faticaccia ad arrivare fin lì, vedo che in alto c’è un altro foro nella montagna, salgo e riesco a vedere l’interno della grotta, non vedo il cane, sento un guaito, me ne vado… manca solo che mi morda un cane rognoso con la rabbia!

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Il giorno dopo tento di entrare nell’altra grande caverna e anche lì non ci riesco, bisogna arrampicarsi su dei pietroni, i passaggi non sono difficili, ma non ho scarpe adeguate e la roccia è talmente liscia che scivolo, e mi prende la paura. Sono da sola lì in alto. Provo da un’alta parte è ancora più difficile, resto a metà di una parete alla fine mi decido a scendere e vado a vedere il museo sul sentiero.

E lì vedo i primi petroglifi. E’ una grande caverna che sale nella montagna, ha due livelli. Sarebbe interessante se ci fosse una descrizione in inglese! Capisco che ci sono manufatti originali e riproduzioni dei luoghi di culto, delle tombe e dei riti dello Zoroastrismo e dello Sciamanesimo ma non molto di più. Un kirghiso mi dice che nell’ ultima rivolta qualcuno ha rubato e venduto i manufatti originali. Della serie “Tutto il mondo è paese…”. Il secondo giorno, grazie alle indicazioni di un ragazzino che avrà nove o dieci anni, parla inglese e francese oltre al russo e al kirghiso capisco dove sono una parte dei petroglifi e vado a vederli… nascosti tra i graffiti di moderni imbecilli. Alla base della montagna sacra c’è un percorso attrezzato lungo le rocce dove ci sono le incisioni rupestri.

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Questa è la Samsa di Osh, la migliore che ho assaggiato in Asia Centrale, profumava lievemente di timo e lavanda, non sò con quali erbe è profumata ma da svenire dalla bontà!

A Osh quasi tutti i ristoranti chiudono entro le 6 di sera! Seguendo le indicazioni del proprietario dell’ostello ho pranzato in un ristorante, l’ Aidar Ata, dove ho mangiato benissimo spendendo 2 euro e 50! Un plof ottimo e un pollo squisito. E il migliore Samsa dell’Asia Centrale!

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Murales a Osh.

Samsa è un fagottino di pasta sfoglia ripieno di carne tritata o a pezzi, di agnello, montone o pollo, a cui si aggiunge, grasso o margarina, cipolla, erbe, sale e pepe, a volte  come decorazione usano il cumino. Puo avere forma triangolare, quadrata o come usa ad Oash simile ad un mini panettorne. E’ tipico cibo di strada, viene servito nei migliori ristoranti, nei caffè, in famiglia, spesso è cotto in un forno artigianale rotondo al di fuori del ristorante. Buonissimo.

 

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I fagottini di Sansa nel forno.

 

 

Bishkek.(6). Kirghizistan. Asia Centrale.

Agosto 2017. Sono ancora a Biskek, Kirghizstan, Asia Centrale. Qui, nel mio personale “Deserto dei Tartari” (vedi Dino Buzzati). Quest’inverno la città mi sembrava desolata. Una desolata città al centro dell’Asia, ora immersa nelle mille tonalità di verde, pare un altro mondo.

Una lunga primavera, calda, ventilata e fresca (media 28-35 gradi), seguita da un’estate caldissima, ma sempre ventilata, con medie da 35 a 42 gradi, normali  da queste parti. 

La città è immersa nel verde – a parte il centro amorevolmente curato e ordinato – un verde selvaggio, disordinato, rigoglioso, in ogni luogo, nei viali, nei cortili, nei parchi, con i canali lungo le strade e i marciapiedi, delle profonde “Bialere” dove l’acqua scorre allegra ed è utilizzata per irrigare i giardini, le aiuole e rinfrescare la città dall’aria bollente dell’Asia Centrale.

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Di sera, più di una volta, al buio, o quasi – sono illuminati bene i viali centrali dei corsi principali, mentre la luce che arriva sui marciapiedi o i controviali è un riflesso – ho pensato: “Qui se mi distraggo, tra i molti tombini, profondi e senza copertura  e le “bialere” aperte, mi rompo qualcosa”. Poi non sono caduta in un tombino, perché superato il primo stupore per i marciapiedi e le strade secondarie buie e disastrate, impari a fare attenzione. … In compenso mi sono incrinata due costole… un giorno incazzata e in ritardo, in un vicolo fangoso sono inciampata nelle pietre e i mattoni per l’attraversamento altrimenti impossibile.

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Bambine al ritorno da scuola.

Qui la primavera è stupenda. Ad Aprile camminare nei viali e i parchi era dolcemente divertente…non ho mai visto tanti ragazzini e ragazzine innamorati, amoreggiare allegramente con una disponibilità reciproca incredibile, non hanno l’aggressività e l’ostilità degli adolescenti italiani. Sembra che vivono l’amore, il desiderio, la passione in un modo… più sano.

E nascono tantissimi bambini. Il Kirghizstan ha circa sei milioni abitanti… ho provato a chiedere più di una volta ai kirghisi, “…ma quanti abitanti ci sono a Bishkek?” si stringono nelle spalle, e dicono “…Non so, nascono tanti bambini…”.

Quanto le città occidentali sono vecchie e con una bassa natalità tanto l’Asia è giovane e prolifica. Giri per la città e vedi ogni dove giovanissime donne con il “pancione”, bellissime, per mano o in un passeggino un/a altro/a piccola creatura di tre, quattro anni. Due o tre figli è normale per i giovani, quattro, cinque o più per le famiglie un po’ più vecchie.

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Vecchia Lada

Un giorno tornando dalla montagna ho fatto autostop, si è fermata una vecchia Lada un po’ scassata con due genitori e 4 bambini, gente così disponibile che si è pigiata per farmi posto. Con le poche parole d’inglese che conoscevano, sorridenti, cercavano di fare conversazione, la figlia adolescente come una qualunque adolescente europea chattava intensamente con qualcuno.

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In giro per i cortili cercando un pò di fresco alla calura dei 42° gradi d’agosto.

L’alta natalità è sicuramente legato al grado di sviluppo della nazione, e a una mirata propaganda, però è bellissima a vedersi.  Il Kirghizistan è un piccolo paese, indipendente da soli venticinque anni, passato nell’ ultimo decennio attraverso due rivolte sanguinose o rivoluzioni come le chiamano qui, ha l’evidente necessità di compattare la nazione, è sufficiente andare alle manifestazioni che ricordano la fine della 2° guerra mondiale o le ultime rivolte e ascoltare pochi discorsi dei politici in tv, per capire, senza conoscere una parola di kirghiso o russo che una pesante retorica alimenta intensamente lo spirito nazionale.

Per le strade vedi scorre la vita. I giardini, i cortili, i ristoranti, i grandi magazzini sono attrezzati, friendly per i bambini, hanno giochi vari e nelle grandi caffetterie o ristoranti nessuno ci fa caso se i bambini, giocano, corrono inseguendosi tra i tavoli, mentre i genitori pranzano tranquillamente. C’è una vera disponibilità collettiva nei confronti dei bambini.

I bambini non sono gioielli preziosi – perché figli unici – come in Occidente, ma si vede quanto sono amati e coccolati da tutti.

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In giro per i cortili estivi.

 

 

Asia Centrale. Bishkek. 5. Problemi culturali con i maschi asiatici …I mutandoni del tagiko.

27 Ottobre 2016.

Bishkek. Un buon ostello con standard europei. Nell’ostello ci sono soprattutto stranieri, arrivano da tutto il mondo: io dall’Italia, poi Olanda, Polonia, Russia, Nuova Zelanda, Inghilterra, Usa, Kazakistan e anche Kirghizistan.

L’ostello è di proprietà di due uomini locali (mai visti). Dalla manager che spunta ogni tanto a controllare la polvere sui mobili e la pulizia delle camere, alle receptionist, alla donna delle pulizie sono tutte ragazze. Simpatiche, parlano tutte inglese meglio di me.

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Per tutta la vita ho combattuto i pregiudizi, non penso di esserne completamente esente, viviamo in una società che massicciamente li diffonde, però ho sempre pensato che stando in guardia puoi renderti conto in tempo se cominci a dire scemenze ed evitarle.

Ora sono qui al centro dell’Asia,  viaggio da otto mesi, credo senza pregiudizi, qualcuno in viaggio mi ha definito una persona aperta, amichevole, e così è. Ho viaggiato in Europa e Russia senza problemi, alla fine la cultura è la stessa. Andando verso l’Asia ho cominciato ad essere più cauta.

Esiste uno sviluppo ineguale delle nazioni e questo implica molte cose: differenze economiche, in Asia maggiore povertà, ma anche grande ricchezza, problemi sociali diversi dall’Occidente, tradizioni differenti, idee superate dalla realtà economica e sociale ma ancora radicate nelle teste e grandi differenze culturali superabili con il massimo rispetto dell’altro. Ho trovato disponibilità e diffidenza normale verso uno straniero che arriva da un mondo molto lontano, ma superata facilmente con un sorriso, il rispetto e la disponibilità.

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In questo momento mi girano le scatole, penso che non è così semplice. Non serve che ti rispetto se non rispetti me.

Io ho problemi con gli uomini anche in Italia… intendo uomini imbecilli. Sono una donna che è sempre andata per la sua strada, facendo scelte di vita scomode, per buona parte della vita sono stata attivista politico in un partito di lavoratori e di certo non mi serve e non mi è mai servita “la protezione” di un uomo,

Si, mi sono sentita dire questo da un kazako in una notte buia, senza luna, su una scala senza luci, mentre cercavo di raggiungere un negozio a due passi senza cadere e con sta scusa cercava di mettermi le mani addosso.  Non potete vederlo ma mi escono il fumo dal naso e la bava dalla bocca al solo pensiero… 

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Ho sempre pensato di valere almeno quanto un uomo. E vista la mia esperienza di vita, soprattutto quella degli ultimi anni, sono migliore e valgo decisamente di più della media degli uomini. La mia non è presunzione. Sono una cinquantenne, se alla mia età non sapessi come sono, sarebbe assai grave.

Ovviamente in un ostello puoi trovare gente fantastica e grandi imbecilli come in qualsiasi altro luogo.

Sto cercando di migliorare il mio inglese per molte ragioni. Ad esempio, se leggo un libro, voglio poterlo raccontare e commentare non solo con frasi semplici; se vado in montagna, voglio raccontare la mia passeggiata e la natura intorno a me; voglio capire la società che mi circonda e per ultimo quando incontro un imbecille, presuntuoso, razzista e antifemminista voglio poterglielo dire, motivando a fondo la mia affermazione. Non c’è gusto a dare dell’idiota a qualcuno senza spiegargli perché lo è!

In quest’ostello c’è un buon clima, it is friendly! Fino a due giorni fa… qui gli ospiti si ritrovano e lavorano in una sala comune con larghi e comodi divani; c’è un grande tavolo, ci si siede intorno con il computer e nessuno ti disturba;  puoi guardare la TV,  e scambiare informazioni utili al tuo viaggio, puoi stare in cucina a chiacchierare oppure puoi restare nella tua camera.

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C’è gente che lavora per organizzazioni internazionali, come Tam neozelandese; Richard insegna l’inglese all’Università; un ingegnere di origini Indiane, ma naturalizzato americano, il quale disprezza profondamente gli americani che non si sono arricchiti, ossia la maggior parte dei 323 milioni dei suoi connazionali! I poveri, gli homeless negli USA sono 105milioni e 303.000. (dati presi dal libro di  Elisabetta Grande, prof.ssa di Sistemi giuridici comparati all’Università del Piemonte Orientale, ripresi da Repubblica.) Si sente parte di un’élite d’intellettuali intelligenti … e tutte le volte che apre la bocca non fa che ripetere una quantità industriale di beceri luoghi comuni!  Qui studia il russo per poi andare in Ucraina; alcuni come me e Derek sono qui per ottenere un visto per altri paesi, Micha si riposa dopo aver attraversato la Cina e il Pamir in bicicletta, c’è Abdullah… tagico (non si chiama così, la mia è  pura cattiveria!), in città per affari, compra profumate saponette Diva da rivendere in Tagikistan, almeno così dice…

Come è naturale chiacchiero con tutti. La sera, sotto il vestito mi metto il pantalone del pigiama  per sedermi o stendermi sui divani. Per stare comoda, mettere le gambe come mi pare, non avere problemi con i maschi, non creare scandalo o dare fastidio.

Anche altri ospiti si mettono in pigiama. E qui arrivo al Tagiko cinquantenne.

Due sere fa arriva e si mette in… mutandoni!!! Avete presente quelli dei nonni? Così!

Io rimango lì perplessa. Se il mio ex convivente girava per casa in mutande o in mutandoni, ovviamente non mi dava fastidio, non mi offendeva perché tra noi c’era intimità. Questo che va in giro con i suoi mutandoni e relativi attributi maschili in evidenza, mi spiazza, non so come reagire.  Subito, faccio finta di niente, continuo a parlare con lui come prima, osservo le donne, tutte fanno come se fosse vestito.

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Giuro non l’ho inventato. Ecco qui il tagiko in mutandoni! Sfocato e irriconoscibile per la privacy e perché da queste parti sono tranquilli ma permalosi  e pronipoti dei predoni dell’ Antica via della Seta!

Mi chiedo forse è normale… ma so che non è normale, vista la condizione femminile di questa parte del mondo. Nel suo paese dubito assai che di fronte a delle donne si permetta una cosa simile.

Rifletto e capisco che lui non ha capito la situazione.

Sembra anche una brava persona. Ha visto altri uomini in pigiama in mezzo alle donne e per un problema culturale si è messo… in mutandoni!  Non capisce la differenza: un pigiama, una tuta è un  vestito impersonale, neutro, asessuato, largo… un mutandone no!

Legge anche il Corano, a gambe incrociate sul divano, in… mutandoni!

Alla fine vado dalle receptionist, e chiedo: ” E’ normale che il tagiko se ne sta in mutandoni?” Risposta: “In mutandoni?” Spiego cosa sono. Il bello che la sera prima un paio di queste erano sedute vicino a me e parlavano tranquillamente con il tagiko! Quando afferrano il concetto, mi dicono “No, non è normale!” . Certo che non è normale.

E capisco che anche loro non sapendo affrontare la situazione hanno fatto finta che fosse vestito! Ma, cazzo, non lo è!!!

Mi sembra di essere nella situazione della favola “Il re nudo”. E la cosa mi fa sempre più incazzare oltre a crearmi altri problemi.

So che Mia ha parlato con il tagiko, lui gli ha detto che sono pantaloni! Un po’ perché è un cliente, un po’ perché non sa che fare, fa finta di niente e il tagiko da quando gli è stato fatto l’appunto gira imperterrito avanti indietro in mutandoni… suppongo, voglia affermare la sua mascolinità.  Non ho più scambiato una parola con il tagiko se non un Buongiorno, quando è vestito, altrimenti lo ignoro apertamente. Capirà prima o poi.

No, non capisce…

Ho chiesto a un ragazzo Americano-irlandese che sta in ostello e vive qui da due anni “Secondo te faccio bene se gli parlo?” Risposta: “Assolutamente no, vista la cultura di qui è capace che diventa violento! Una donna non può fare un’osservazione a un uomo…!”

Sono proprio tentata di fare due chiacchiere con il somaro. Lui sta offendendo me e tutte le donne presenti…

Sono entrata in cucina, me lo trovo davanti, seduto al tavolo in mutandoni… invece di uscire subito, vedo rosso… lo guardo e gli dico in perfetto italiano I tuoi non sono pantaloni, ma mutandoni…”, ha capito perfettamente, infatti è schizzato in piedi come se gli avessi piantato un ago nel culo e io me ne sono andata. Adesso sono due giorni che parla ad alta voce in tagico al cellulare. E questa sera mi ha fotografato.  Che stia preparando una vendetta…?!

Ho chiesto a Richard . “Mi devo preoccupare” Lui “No, c’è un sacco di gente in ostello, non è violento.”

Ora nell’ostello c’è una situazione un pò tesa, intanto il tagico in mutandoni e l’indiano americano hanno fatto comunella, s’intendono… hanno la stessa immondizia nella testa.

Entro in cucina, mi guardano e commentano tra di loro a bassa voce: “E’ affamata di uomini!” questa è una frase che ho già sentito…

Tu mandi a cagare un uomo, lo ignori, gli dimostri il tuo disprezzo e il coglione  dice “…deve essere affamata di uomini”! A parte la totale insensatezza, logica vuole che  se ti voglio, te lo dico o faccio in modo che capisci e se sei d’accordo, mi infilo nel tuo letto.

La conseguenza può essere grave: l’imbecille ignorato e ignorante , essendo un uomo cosa pensa di fare, dato che è un’idiota? pensa debba dominarti ed umiliarti. Poi si ricorda la frase dell’altro ” ha fame di uomini” e l’idea più intelligente che può venire in una testa bacata è quella di violentarti, di organizzare uno stupro, magari di gruppo.

E poi senti dire qualche uomo, “Ci sono delle donne cui piace essere violentate…”.  A quel punto l’unico pensiero che ti viene in mente è:  “Questi miserabili uomini di serie B vanno castrati, così non fanno più danni.”

STOP VIOLENCE 

AGAIN WOMAN

Alla fine ho preso il traduttore italiano-russo gli ho scritto che mi dava fastidio, spiegandogli perchè, lui: “Karasciof”, va bene, e non si è più messo in mutandoni!

Forse ho sbagliato io, per paura di offendere ho chiesto alla receptionist d’intervenire e lui si è offeso, se glielo dicevo, educatamente, forse sarebbe stato subito risolto, o forse no… accidenti, mai troppo tardi per imparare.

Tra l’altro qui in Kirghizistan gli uomini kirghisi sono molto rispettosi con le donne, finora mai avuto un problema. (Però… fino a 3 o 4 anni fa era legale rapire una donna non consenziente per obbligarla a sposare un uomo che non voleva = alla Sicilia di 50 anni fa!). Diversa  credo sia la situazione in Tagikistan, in Uzbekistan e Kazakistan, vivono una condizione peggiore. (In un altro post ne spiegherò la ragione).

STOP VIOLENCE

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Vi racconto Bishkek. Bazar (4). La frutta… fresca e secca. Orto Sai Bazar.

Un’altra delle belle sorprese di questa città, nel bollente inizio d’estate è la …FRUTTA. Nel tardo pomeriggio di solito passavo attraverso l’Orto-Sai Bazar, ma senza far troppo caso alla merce sulle bancarelle, finché un giorno la mia attenzione è stata attratta dal colore delle albicocche e inchiodo come un cane da caccia che ha fiutato la preda!

Era il colore giusto!

Sono anni che non mangio albicocche perché in Italia fanno veramente schifo, totalmente insipide. Sono raccolte acerbe chissà dove, messe nei frigo e spedite nei mercati e supermercati. Negli anni ogni tanto facevo un tentativo…totalmente inutile. Già il colore tradiva la loro insipienza.

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Timidamente ne acquisto quattro o cinque, memore delle fregature italiane. Mi allontano di un passo e le annuso…siiiii, hanno quell’odore dolce, ne mangio una… sono gustosissime, hanno il sapore delle albicocche…quelle della mia infanzia, quelle che raccoglievo da un albero di albicocche in un campo di mia nonna.

E da lì inizia la mia immersione serale nella frutta locale…Faccio l’assaggiatore di frutta kirghisa! Squisita.

Intanto ci sono almeno 5 tipi diversi di albicocche. Un tipo senza la pelle porosa e morbida bensì con la pelle liscia e il colore con sfumature rosate e gialle sa di albicocca e liquirizia.

Le ciliegie di varie qualità sono enormi, succose. I primi giorni le acquistavo a 100 sum ora le vendevano anche a 200, però sono le ciliegie più grandi e gustose che abbia mai visto.

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More.

 

Le fragole, profumate, non molto grandi, mentre passavo tra i banchi immersa nel profumo di fragole… mi facevano camminare dieci centimetri da terra, come Snoopy e ne ho fatte scorpacciate, per fortuna non sono allergica come mia sorella altrimenti non mi sarebbe venuta un’eruzione cutanea, ma un’eruzione vulcanica!

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Squisite, profumate fragole.

 

Una sera ho comprato mezzo kilo di “Ampoule” (franco-provenzale) i lamponi, erano talmente colorate, grosse, sode e gustose che me le sono mangiate quasi tutte per strada.

E dopo la frenesia dei primi minuti…come il solito….mi sveglio, “Shit”, anche questa volta ho mangiato la frutta senza lavarla! Praticamente non l’ho mai lavata.

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I primi grappoli d’uva.

 

Ogni frutto, le prugne, le pesche….ha il suo sapore originale. Finora, mai una volta, ho mangiato un frutto insipido. Un paradiso!

Poi è cominciata la stagione delle angurie e dei meloni e si vedono grandi cataste di angurie.  Da una ventina di giorni sono arrivate l’uva bianca e nera. Ora si sono aggiunte le pesche.

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Angurie e Meloni.

 

Per tutto l’inverno avevo mangiato mele e banane. Ci sono tante varietà di mele. Le mele originarie provengono da qui, dal Kirghizistan e dal Kazakistan.

Nei Bazar e nei supermercati ci sono immensi banchi di frutta secca. Grandi contenitori strabordanti di gherigli di noci, mandorle, albicocche – famose quelle uzbeche – fichi secchi, prugne, datteri, uvetta – almeno di tre tipi diversi- mele, arachidi , noci, mele a fette….., e molto altro.

In tutta l’Asia Centrale è molto diffusa, già in Russia la gente nelle lunghe ore di viaggio sui treni russi mangiava pane, frutta secca e pesce affumicato.

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Frutta secca.

 

Così ho preso l’abitudine di comprare la frutta secca. Buona, è molto nutriente, leggera e occupa poco spazio. Con piccole quantità vanno avanti giorni. Quando vado in montagna porto solo quella. Lo zaino è leggero e sei subito sazio. D’altronde i nostri nonni in tutto il mondo, quando viaggiavano o andavano al lavoro, spesso mangiavano pane e qualche frutto secco.

Tempo fa in un altro Hotel conversando con un esportatore europeo avevo scoperto alcune cose interessanti: il Kirghizistan è un grande esportatore di noci, mandorle frutti di bosco e funghi in tutta Europa e Russia.

Sulla tavola imbandita sempre a fine pranzo, è offerta frutta secca. E’ di buon augurio.

Molte volte nei lunghi viaggi in treno, in Russia, Kazakistan e in Uzbekistan la gente mi ha offerto pane e frutta secca.

 

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Frutti di bosco.

 

Le foto sono del mese di agosto 2017. Non ho foto di giugno e luglio perchè a fine maggio ho dimenticato la macchina fotografica su una panchina e naturalmente quando sono tornata ne ho trovate….due! Negli stessi giorni in un caffè vado in bagno, appoggio il cellulare, torno dopo 15 minuti… ovviamente non c’era più.  Avrò avuto anche dei buoni motivi per essere distratta,  ma lì ho deciso che dovevo “curare ” la mia sbadataggine e per due mesi non ho ricomprato nè il cellulare, nè la macchina fotografica…e mi sono persa un mucchio di foto favolose perchè a giugno e luglio la luce è stupenda, non ho mai visto dei tramonti così belli…ma quando ci vuole, ci vuole!

Bishkek. 3. Dordoi Bazar.

Fine ottobre 2016.

Al Dordoi Bazar a detta di tutti il più grande bazar dell’Asia, (non sò se è vero… grande è grande.) ricco di merci, da quelle scadenti a quelle di grande qualità e ottimi prezzi, sono stata una sola volta, con un inglese-americano un po’ cretino, con seri problemi nei confronti delle donne. Insegnante d’inglese all’Università di Bishkek. Molto più giovane di me, sportivo, habitué di una palestra locale.

Mi dice: “Sono già stato là altre volte a piedi.”

 

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Foto del bazar di Korday, Kazakistan.

 

Non so cosa volesse dimostrare… mi dice ci saranno 5-6 km a piedi, io : “Ok, mi piace camminare, 5 km a piedi li faccio spesso, quando perdo l’autobus, dalla stazione del treno al paese di mia madre, in montagna e in salita.” Andiamo.

Partiamo con un buon passo, già dopo qualche isolato aumenta l’andatura e cerca di distanziarmi. Io penso: “Boh? Cosa va cercando questo?”.

Aumento l’andatura, ma senza esagerare…se sono 5 km, non voglio scoppiare.

Dopo un po’ capisco che è una sfida, non ne comprendo la ragione, ma lo è… E decido di divertirmi. In fondo sono “solo” 5 km. Posso farli senza problemi. Intanto lui continua ad aumentare il passo, cammina qualche metro avanti a me, non gli lascio mai più di due o tre metri di distanza, ma non modifico la mia andatura, intanto passano il tempo e i km, comincio a chiedergli “ma sei sicuro che siano solo 5 km?” “Sì, fra un po’ arriviamo”. Penso che si sbagli di grosso, però ho accettato silenziosamente la sfida. Lui aumenta ancora l’andatura, è sempre più rosso in viso e non ha più il sorrisino sulle labbra.

 

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Tre simpatiche donne felici di farsi fotografare. Bazar di Korday. Kazakistan.

 

A un certo punto – dopo…10 kilometri….sì porca zozza, alla fine erano più di dieci km!! Se l’avessi saputo prima con il cavolo che mi facevo acchiappare in questa stupida sfida! – taglio una curva e lo sorpasso, ho visto il timore sul suo viso… mi sorpassa di nuovo.

Arriviamo al Dordoi Bazar, giriamo un po’, ci fermiamo a mangiare dei Manthi, tipico piatto locale a base di pasta ripiena di carne, e tè.

A un certo punto mi dice che ha “mal di testa”, dopo la terza volta che me lo dice, io con la più grande faccia di bronzo: “ …Se non ti senti bene, possiamo tornare in autobus.” Lui: “Si, Sì”. Cerchiamo la fermata”.

Non aspettava altro! Sogghigno, soddisfatta…

In realtà non avrei mai potuto tornare indietro a piedi e rifarmi a passo di corsa altri 10 Km. Sarei morta stecchita dopo 50 metri…!!!

Nei giorni successivi gli ho chiesto più volte, “… allora ti va di fare una passeggiata?.”

”Stranamente” ha sempre rifiutato!!! AH, AH, AH.

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P.s. non ho foto del Dordoi Bazar. Le foto sono dei bazar dei dintorni.

Il lago di Issyk-kul. Kirghizistan. La leggenda del lago.

Non sono ancora andata a vedere il Lago di Issyk-Kul, luogo di sosta delle carovane lungo l’Antica via della Seta.

Qui tutti ne parlano come di un gioiello paesaggistico. Occidentali di passaggio e locali. E’ uno dei luoghi della villeggiatura estiva degli abitanti di Bishkek e stazione sciistica invernale.

Famose sono Cholponata cittadina balneare e museo a cielo aperto di Antichi Petroglifi Karakol  con la cattedrale russo ortodossa e la moschea Dougan e il Museo Prjevalski, grande esploratore russo-polacco.

E’ il più grande lago montano dopo il lago Titicaca, si trova a 1607 metri di altitudine, è profondo 668 metri.  La sua acqua è salata, è il più grande lago salato dopo il Mar Caspio e nonostante l’altitudine d’inverno non gela, le sue acque sono “calde”. E’ lungo 183 km e largo 60 km.  https://en.wikipedia.org/wiki/Issyk-Kul

E’ circondato da alte montagne, la catena del Tian Shan, le Montagne Celesti che  i kirghisi condividono con la Cina. Le più alte superano i 7000 metri come il Picco Podeby.

 La parte più turistica è a Nord mentre il lato Sud è selvaggio, con il  canyon  Skazka, (Fiaba) come le sue rocce che assumono forme fiabesche  e una valle con innumerevoli cascate. Ho sentito raccontare tante cose del lago perché a Bishkek vive molta gente originaria di Issyk-kul. Molti giovani che studiano, vivono o sono sposati in città hanno le famiglie ancora sul Lago.

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Strada tra le montagne del Kirghizistan.

Molte sono le leggende sul lago.

Vi racconto quella dei Venti…

Molti secoli fa nel luogo dove ora c’è il lago c’era una valle e qui viveva una bellissima ragazza di nome Issyk. Era corteggiata da due giovani pazzamente innamorati di lei…ma lei non sapeva decidersi… I due ragazzi Shantash e Ulan si sfidarono, chi avesse vinto il combattimento avrebbe avuto la ragazza.

La sfida iniziò, nessuno dei due riusciva ad abbattere l’altro, avevano la stessa forza, andarono avanti a lottare per giorni e giorni, poi per settimane…erano sporchi e insanguinati per le ferite…ma nessuno dei due cedeva… Issyk cominciò a supplicarli di smetterla, loro niente, non le davano ascolto, testardi come solo può essere la gente di montagna, amavano e volevano la ragazza con tutte le loro forze. La ragazza disperata piangeva, intanto il combattimento continuava, le lacrime di Issyk cominciarono a riempire la valle, lei pianse e pianse finche si formò il grande lago, salato come le lacrime di Issyk,  lei sfinita, morì e diventò parte del lago. Shantash e Ulan, ora disperati e pieni di rabbia per la morte della ragazza continuarono a lottare senza tregua fino a quando gli dei ebbero pietà di loro e li trasformarono in Vento.

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Kirghizistan. Tomba in un cimitero mussulmano.

I due venti che ancora oggi soffiano l’uno contro l’altro ogni giorno sul lago. Il vento dell’Est, Santash, soffia nella prima parte del giorno, a mezzogiorno cambia e comincia a soffiare il vento Ulan da Ovest.  Così ogni giorno, da secoli, e per l’eternità i due giovani continuano la loro lotta senza tregua per il loro amore perduto.

P.S. Non ho foto di Isykul Lake. Le foto del post sono di paesaggi montani del Kirghizistan in dicembre.

Bishkek (2).Una città vivibile.

Giugno 2017

Mi sono trasferita in un nuovo quartiere, periferico, su verso la montagna. Essendo in alto, l’aria è notevolmente più fresca. In città ci sono oltre 40°. Tornare nel tardo pomeriggio dal centro afoso, con la pelle sudata e i rivoli di sudore che scorrono lungo le gambe, scendere dal Mashrutka affollato ed essere avvolta dall’aria fresca, mi fa scorrere un piacevole brivido lungo la schiena.

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E’ bello uscire la sera e passeggiare per le vie piene di gente alla ricerca di un po’ di fresco.  Un posto mi piace particolarmente, a circa venti minuti di strada. Una parte del quartiere si sviluppa lungo un torrente impetuoso, un canale senza nome chiamato Boga (pr. Vada, acqua in russo). E’ un quartiere di case popolari, di giorno con brutti casermoni, ma di notte diventa… magico.

Di notte lì si possono vedere le stelle…

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Lungo il torrente, il marciapiede sale dal livello stradale fino a risalire un’alta scarpata, la gente si siede sul muretto del torrente… al buio… l’unica luce proviene dalle macchine di passaggio o dalle finestre delle case… ci sono famiglie che chiacchierano con i vicini, coppiette, donne sole o in compagnia. Alte passerelle collegano l’altra sponda, ondeggiano quando attraversi, ma la gente senza timore si ferma a godere il fresco che sale dall’acqua impetuosa.  

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Queste due case rosse senza una ragione apparante mi affascinano. Credo sia l’armonia delle linee, delle forme, il colore… non so, tutte le volte che passo di là le fotografo!

A volte ci sono i pali di quelli che dovrebbero essere i lampioni… senza luci in cima… ad un certo punto ci sono 6 lampioni accesi, e in alcuni punti sulla riva opposta nel buio c’è qualche luce qui è là. Non riesco a capire il criterio dell’illuminazione cittadina. A parte sui corsi principali, nelle vie secondarie  non ci sono luci… se non in certi punti, evidentemente per risparmiare elettricità oppure la motivazione sta nella corruzione diffusa e capillare.

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Spettacolare palazzo di epoca sovietica.

E’ la prima cosa che ti dicono gli occidentali quando arrivi qua. I kirghisi ne parlano spesso, chi con tristezza e rassegnazione, chi con un sorriso furbo come se fosse un vanto.

La corruzione è diffusa in ogni paese, è endemica al sistema economico in cui viviamo, il nocciolo della questione è il livello, se è troppo alta diventa un freno allo sviluppo del sistema, e alla prima occasione cascheranno teste, tintinneranno chiavi e risuoneranno i chiavistelli… oppure la gente stanca di essere vessata si rivolterà com’ è successo qui due volte negli ultimi 10 anni.

Già nel ‘600 in Inghilterra, dopo la prima rivoluzione borghese si tentò di regolamentare “la mazzetta” con una legge ad hoc. In Italia nel 1992 con “Tangentopoli”, grazie al “fattore esterno europeo” fu dato un taglio netto, e cascarono teste eccellenti, industriali e politici di primo piano. Ovviamente il problema non è risolto in toto, perché non è eliminabile finché esiste un sistema come questo, ma non raggiunse mai più quei livelli.

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Mentre passeggi la sera o la notte, qui, nonostante tutto questo buio ti senti al sicuro, è la gente a trasmetterti questa tranquillità, perché in Kirghizistan c’è un bassissimo livello di criminalità comune e Bishkek nonostante sia una capitale è molto più sicura che qualsiasi città europea.

Torino, la città in cui ho vissuto la maggior parte della mia vita, e dove sono sempre andata in giro la notte da sola, nonostante mi dicessero tutti che era pericoloso, in confronto a Bishkek sembra la Chicago dei tempi di Al Capone!

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Le luci delle case dopo il tramonto.

Andavo da sola perché in realtà il pericolo era minimo. Il problema è la gente, terrorizzata dalle notizie, gonfiate ad arte dai giornali, per fare sensazione e per vendere più copie,  che finisce con il chiudersi in casa e guardare con diffidenza chiunque.

Nel quartiere c’è l’Orto-Sai Bazar. Si estende per un po’ d’isolati, certamente non è grande come l’Osh Bazar ed è piccolo rispetto al Dordoi Bazar, immenso, il più grande dell’Asia Centrale (dicono).

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Bishkek. Osh bazar. Banco del pane.

 

 

Vi racconto Bishkek. 1. Kirghizistan, Asia Centrale. Com’è che sono finita a Bishkek?

Mi hanno chiesto molte volte che ci fai lì, in Asia Centrale, in Kirghizistan, a Bishkek da mesi? Con lo stupore che sottintende “In quel posto dimenticato da dio e dagli uomini!”. Subito dopo la domanda: “Kirghizistan? Ma dov’è?”….

Perché  hai scelto Bishkek? Effettivamente è una bella domanda. Ha diverse risposte:

  1.  La ragione originaria del mio viaggio non la racconto in questo post.
  2. Non ho proprio scelto niente…è un caso che sono qui a Bishkek.
  3. – 4. – 5. Sono conseguenza del punto 1.

Ero a Mosca un anno fa, volevo prendere la Transiberiana per arrivare a Vladivostok  e da lì entrare in Cina. Non ci pensavo proprio di venire in Asia Centrale, non che non m’ interessasse, era una vita che volevo andare a Samarcanda in Uzbekistan. Anch’io come molti altri ero affascinata dall’Antica Via della Seta, da Gengis Khan, Tamerlano, dal Milione di Marco Polo.

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Mosca. Cattedrale all’interno delle mura del Cremlino.

Avevo letto qualche anno fa “Il Grande Gioco” di Hopkirk.

Bellissimo, avvincente. Inizia dal 1799 con l’occupazione di Napoleone dell’Egitto e con il suo desiderio di andare verso Oriente per danneggiare gli interessi inglesi, e segue lungo tutto l’800 la definizione delle zone d’influenza tra Russia e Gran Bretania in Asia Centrale. Lo fa attraverso i resoconti di viaggio degli “esploratori”, le spie mascherate da mercanti, giornalisti, finti viaggiatori o finti venditori di cavalli in realtà ufficiali dell’Intelligence russo o inglese. Coraggiosi ufficiali mapparono questa zona del mondo allora completamente sconosciuta agli occidentali. L’impero Russo cercava uno sbocco al mare verso Sud, gli inglesi che avevano colonizzato l’India temevano l’invasione russa. Entrambi cercavano alleanze con i feroci e indipendenti Khan dell’Asia Centrale. Contro i Khanati nel volgere di un secolo, furono tessute alleanze, condotte occupazioni e dichiarate guerre.

Spesso il costo in vite umane fu altissimo come nel caso di uno dei tentativi di occupare l’Afghanistan, la spedizione inglese del 1839-1842 (Descritta da Marx in una delle voci della Encyclopedia Americana)  costò la vita a  migliaia di soldati e civili al seguito (circa 16000!), si salvò solo un medico che riuscì a ritornare in India. Alcuni ufficiali inglesi, pieni di boria, stupidità e arroganza data dall’essere soldati del grande impero inglese, nel corso del ‘800 fecero una brutta fine, infilati in buche nella sabbia del deserto e mangiati dalle formiche rosse!

Letto il libro avevo messo l’Asia Centrale tra i miei desideri, chissà, forse un giorno sarei riuscita a fare un viaggio in quelle terre misteriose.

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Mosca. Ristorante con dirigibili e palloni aerostatici nel famoso Magazzino Centrale Detskii alla Lybianka (a fianco).

Devo fare un po’ più di attenzione con i miei desideri…quando desidero intensamente qualcosa, si realizza sempre… e non sempre i risvolti sono piacevoli…

Alla fine del libro c’è una bibliografia fantastica per chi è appassionato lettore di libri di viaggio e per chi colleziona libri antichi o ottocenteschi di viaggio.

Comunque tornando a Mosca… ero lì, succede un imprevisto (conseguenza della 1a ragione di questo mio viaggio in giro per il mondo) sommato ad una festività cinese che causa la chiusura dell’ambasciata per una settimana, e ad una mia indecisione, mi ritrovo che mancano circa 8 giorni alla scadenza del visto russo! Sarei riuscita ad arrivare a Vladivostok in tempo, forse,  non avrei avuto problemi con il visto cinese, ma non avrei potuto visitare i luoghi che m’interessavano e nonostante avessi il Mito e subissi il Fascino del viaggio in treno attraverso la grande Russia, farmi 7 giorni di treno senza potermi fermare mi pareva tempo sprecato. A quel punto non mi restavano che due opzioni: chiedere Asilo politico o cambiare direzione…

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Mosca. San Basilio sulla piazza Rossa.

Cambio direzione. Decido di seguire il Volga, il più lungo fiume europeo, in treno fino alla foce. Mi fermo nelle città più importanti di quella che è la Russia Europea, la più sviluppata zona industriale russa. Bellissime città antiche e moderne.

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Nizij Novgorod. La confluenza dell’Oka nel Volga.

Vado alla stazione di Mosca, dove partono i treni verso est. La sera prima ho costruito il viaggio lungo le città del Volga grazie al sito delle ferrovie russe, un sito eccezionale, c’è tutto: tratte, tutte le varianti, le classi delle carrozze, il numero dei letti, il n° delle carrozze, i prezzi e tradotto in inglese!

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Il mio treno nella stazione di Kazan.

I problemi arrivano a questo punto…Mi ritrovo in una grande stazione, con tanti sportelli, dietro ad ogni sportello cosa c’è…? Un impiegato statale! E gli impiegati statali, come ho avuto conferma più volte, sono uguali in tutto il mondo…Cercano di fare il meno possibile…appena si presenta qualcuno che li può portare appena fuori dal loro tran tran quotidiano, inorridiscono…non hanno il gusto per la sfida, la curiosità di ogni altro essere umano…E io sono quella che non parla russo. Devono fare uno sforzo mentale, non contemplato dall’impiegato statale medio!

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Il Volga a Samara.

Dopo aver fatto la coda a 3° sportelli, c’è un sacco di gente, tutti che cercano di passarti davanti e capita l’antifona, comincio a vedere rosso e penso come risolvere la situazione: mi piazzo in una fila, e decido che giunta allo sportello non mi sposto neanche a cannonate e attacco bottone con i compagni di fila, molti non capiscono, ma come sempre trovi qualcuno che qualche parola d’inglese la conosce…e i russi sono gentili e disponibili, una mamma in fila chiama la figlia, a scuola ha studiato inglese. Si forma un capannello di gente, ne arriva altra curiosa di capire che problema ha questa straniera e nel mucchio vengono fuori un ragazzo e una ragazza fantastici, parlano inglese, mi portano allo sportello giusto, in fila con me mi fanno i biglietti, cosa lunga e laboriosa, sono 5 i biglietti con il posto letto, perdono più di mezzora e se ne vanno senza neanche prendere un caffè perché ormai sono in ritardo...i russi sono eccezionali! Non solo i russi, è la gente, la specie umana è curiosa e sempre disponibile con chi viene da lontano, salvo situazioni particolari dove viene alimentato l’odio verso l’altro a scopi politici.

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Nizij Novgorod. Il Volga visto dalla fortezza.

Da Mosca vado a Niznij Novgorod, una città famosa per la sua fortezza, un tempo il suo nome era Gor’kij, alla confluenza tra il Volga e l’Oka. Il treno attraversa i boschi e le immense foreste russe.

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Transiberiana-treno notturno andando verso Kazan.

Proseguo per Kazan, antica città tartara capitale del Tatarstan con il suo Cremlino e una delle più grandi Moschee d’Europa.  Nella sua Università studiò Lenin e lì fu arrestato per aver organizzato manifestazioni studentesche. E’ spettacolare la vista dal Cremlino sul Volga di fronte alla città nuova. Qui ho dormito  3 giorni in uno dei migliori ostelli  mai visti: il Kazanskoye Podvorye Hostel.

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La porta principale del Cremlino di Kazan.

Riprendo il treno e vado verso Samara e Saratov, rischio di perdere quello successivo a causa della differenza di fuso orario della città e l’orario del treno che segue l’ora di Mosca. Da qui in poi si viaggia attraverso la steppa, arrivo ad Astrakhan, alla foce del Volga a qualche km  dalla riva del Mar Caspio. L’antica città mi è piaciuta tantissimo per il suo Cremlino, per il clima e il cielo blu da mare del sud e l’ospitalità dei suoi abitanti.

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Divertente cartello nell’ostello di Kazan.

Ormai non ho più tempo, devo passare il confine con il Kazakistan. L’attraverso allo scadere della mezzanotte dell’ultimo giorno utile!! Qui non serve il Visa se ti fermi solo 15 giorni (ora si può restare 30 giorni senza il visto). Fino a quel momento avevo un minimo organizzato il viaggio. Da qui in poi  viaggio un po’ alla cieca. Del Kazakistan so quasi niente. In passato avevo letto qualche articolo sull’estrazione di petrolio e gas. Ho letto qualcosa su Internet, Wikipedia!! Nulla di più. Il Kazakistan era proprio l’ultimo posto al mondo dove avrei pensato di fare un viaggio! Mi procuro un biglietto per la prima città dopo il confine, Atyrau, sul Mar Caspio.

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Lungo fiume di Samara. I Burlaki o trasportatori di barche lungo il Volga. Riproduzione in bronzo del famoso quadro di I E. Repin, 1870-73, denuncia il disumano sfruttamento dell’uomo sull’uomo della società capitalista.

Qualcuno dice che a Mosca finisce l’Europa e comincia l’Asia, in parte è vero perché le città cominciano a cambiare, ma è qui ad Atyrau  alla foce del fiume Ural dove passa il confine geografico tra Asia ed Europa, nell’arida steppa, che mi sono sentita immersa nell’ Asia.

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All’interno delle mura del Cremlino di Astrakan.

Atyrau, avamposto russo costruito alla fine del ‘600 in realtà è una città nuova,  cresciuta in meno di trent’anni grazie al petrolio e al gas, estratto dalle piattaforme nel Mar Caspio. Mi ha impressionato questa cittadina, sono rimasta lì, in quel posto desolato per diversi giorni. E ho scoperto delle interessanti e vergognose storie, i problemi causati dall’inettitudine di alcune imprese italiane… (scriverò un post sui fatti accaduti qualche anno fa).

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Atyrau. La città nuova sull’altra riva del fiume Ural.

Riprendo il treno, altre due notti e 3 giorni di viaggio (2700 km) verso Almaty (Alma Ata) ex capitale e centro finanziario del paese. Arrivo alla stazione, esco e penso: ” … cazzo sono proprio in Asia” e torno dentro…prenoto per una notte all’hotel della stazione…porco schifo devo abituarmi è un mondo completamente diverso, nessuno parla inglese, non capisco un accidente di cosa dicono! La stazione è a 10 km dal centro, come capita in molte città asiatiche, 10 km di case stranissime, vecchie, disordinate, asiatiche appunto, per arrivare alla fermata della metropolitana che mi porterà allo SkyHostel. All’11 piano di un palazzo nuovo con un terrazzo enorme e una vista sulla città e sulle montagne mozzafiato!

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Almaty. Il terrazzo dell’ ostello all’11° piano, al tramonto.

Rimango ad Almaty per qualche giorno, visito la città, ricca, edifici imponenti con colonne, un po’ pacchiani, tipici da nuovi ricchi, con una splendida chiesa russo-ortodossa, un città moderna, frenetica e inquinata. Almaty è costruita ai piedi delle montagne del Tien Shan, le Montagne Celesti cinesi, e così dopo settimane passate in mezzo alla steppa russa e kazaka finalmente vado a camminare in montagna! 

A Shimbulak. A 2300 m.Alt. Fino a 2000 m. sono andata su praticamente di corsa, negli ultimi 300 m. ho rischiato l’insolazione e ancora un po’ scoppio…forse perché arrivavo dalla depressione del Mar Caspio e il dislivello era eccessivo…Boh!

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Sulla strada verso Shimbulak. L’ultimo tratto con una pendenza da paura.

Il 13 di ottobre nevica! Un sacco di neve…Devo cercarmi velocemente un piumino perchè ho solo abiti estivi! La manager dell’ostello mi accompagna al bazar. La gente kazaka è molto carina e disponibile.

Intanto cerco di procurarmi il visto per l’Uzbekistan, non ci sono problemi, ma c’è un week end in mezzo. Il permesso kazako è in scadenza, decido di passare il confine ed entrare in Kirghizistan, qui si può stare 60 giorni senza il visto.

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13 ottobre 2016. Almaty dopo la nevicata.

Dopo un viaggio di 4 ore e mezza circa in un paesaggio innevato, passando tra montagne tonde, ondulate, lisce e basse scendiamo verso la pianura con le montagne azzurre del Tian Shan sullo sfondo. Spettacolare il paesaggio.

Giunti alla frontiera tutti i passeggeri del mashrutka scendono per attraversare a piedi il confine. Io devo passare con il passaporto da tre persone differenti, nell’ultimo ufficio mi fanno aspettare. Vedo che la gente è affannata. Pochi minuti dopo capisco perché…

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Il paesaggio visto dal mashrutka scendendo verso Bishkek. Le montagne del Tian Shan sullo sfondo.

Quando riesco a riavere il passaporto esco velocemente e in lontananza…vedo il pulmino andarsene!

Il maledetto autista mi ha lasciato a piedi!

Sono qui, da sola, su un confine sconosciuto in mezzo all’Asia Centrale, non so dove andare. C’è un sacco di gente.  Tutti che urlano in lingue sconosciute. Vedo taxi, mashrutka, gente affannata mi accerchia per convincermi a salire sul proprio mezzo. Costruzioni fatiscenti. Il paesaggio è tutto grigio. Ho un attimo di smarrimento. Intanto sono sempre più incazzata. Per fortuna esce dalla dogana una ragazza asiatica che vive in Canada con cui avevo scambiato qualche chiacchera mentre eravamo in attesa del timbro sul passaporto, gli spiego la situazione e lei nella sua squisita gentilezza asiatica mi dice: “Vieni con me, andiamo a prendere un mashrutka.” Ho solo monete russe o kazake. L’autista vuole solo moneta locale. La ragazza mi paga il biglietto del minibus! E poi lei e sua zia mi accompagnano a cercare il mio ostello! Mi hanno fatto sentire al sicuro! Qui la gente è veramente speciale.

(Dall’ora ho attraversato lo stesso confino 5 volte e …mi sento quasi a casa, quando passo il confine, solo alcuni taxisti, mi chiedono timidamente se voglio un taxi! Mi sono  abituata, mi so muovere, non mi sento più in un ambiente ostile ed estraneo. E’ il bello di essere viaggiatori!)

E arrivo per la prima volta in Kirghizistan…

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Bishkek. Pranzo al ristorante Navat. Cucina kirghisa.

Bishkek è più piccola di Almaty.  E’ evidente che è un paese più povero,  le sue case non hanno l’opulenza sfrontata di Almaty ma sono eleganti. Mi piace subito.