Le cicogne di Copernico.

Polonia.

Volevo vedere Danzica, città ricca di storia antica e recente, ma soprattutto volevo andare a Frombork  il villaggio in cui Niccolò Copernico  (nato a Torun 1473-1543 morto a Frombork) astronomo, visse gli ultimi vent’anni della sua vita. Qui scrisse la sua opera, fondamentale per la  storia della scienza, il De Revolutionibus orbium celestium (Delle rivoluzioni dei corpi celesti) in cui affermava e dimostrava l’eliocentrismo contro le tesi geocentriche dominanti che sostenevano la terra fosse al centro dell’universo e sulle quali la Chiesa e la filosofia fondavano i loro principi.

Il De Revolutionibus fu pubblicato l’anno della sua morte, grazie all’insistenza di Georg Joachim Rethicus (1514-1574).

Nel 1514, Copernico aveva distribuito tra gli amici astronomi il Commentariolus, ebbe immediata notorietà negli ambienti accademici, e attirò l’attenzione della Chiesa. Copernico si spaventò al punto che continuò a lavorarci per i successivi 30 anni senza mai pubblicare nulla.

Porto di Danzica
Porto di Danzica
Porto di Danzica
Porto di Danzica

Vado alla Stazione degli autobus di Gdansk (Danzica), dietro alla stazione centrale. Chiedo informazioni e ottengo un biglietto da un’antipatica dipendente statale, disturbata dal fatto che, appunto, chiedevo un biglietto.  Evidentemente non si è ancora accorta che i tempi sono cambiati, che il Blocco dell’Est Europa non esiste più, il 1989 è finito da un pò e sono 12 anni che sono entrati in Europa.

Notturno a Danzica
Notturno a Danzica

Salgo al “perron 10”. Luogo buio in una giornata di sole con 32 gradi. Folla. Richiedo informazioni, ma qui, nessuno parla inglese o altre lingue, solo polacco.  Alla fine trovo una studentessa russa di Kaliningrad che conferma.  Aspetto. In orario arriva un autobus che per un secondo mi proietta nella Guerra Fredda. Solo per un secondo, anche i colori erano gli stessi! Piccolo, tozzo, color caffè-latte. Salgo, l’autista non capisce e io non capisco lui, parla russo! Alla fine capisco che il pulman è quello giusto. Un uomo a cui chiedo quanto dura il viaggio, mi dice 2 ore. Ancora un pò casco per terra! Ma, oso obiettare, sono solo 55 km! Lui spazientito mi dice che dipende dal traffico. Per tutto il viaggio ogni tanto mi dico, ma va, si sarà sbagliato. Sbagliato un’accidente ci abbiamo messo 2 ore e 10!

La strada è una statale a due corsie, ristrette. Stanno costruendo una grande autostrada, un’ investimento economico enorme, non ho mai visto tanti camion, gru, e macchinario vario neanche sulla Torino-Milano mentre costruivano l’Alta Velocità.

Attraversiamo la pianura polacca, immensi campi di grano e cereali fino ad Elblag, poi lentamente si comincia salire su alte terre ondulate che in alcuni punti diventano basse colline come a Frambork, passiamo in mezzo a boschi, campi, laghetti e piccoli villaggi di villette nuovissime immerse nel verde.

Boschi polacchi
Boschi polacchi
Cigni selvatici in Polonia
Cigni selvatici in Polonia

Nella pianura incolonnati, avevo incolpato il traffico per la lentezza. Giunti in mezzo ai boschi ho scoperto che per quanta buona volontà l’autista applicasse, “la corriera” arrivata direttamente dal capitalismo di stato est europeo, non poteva andare più veloce. E da brivido, appena aumentava la velocità cominciava ad ondeggiare. Lo stesso rollio di una barca con il mare mosso! L’autista aumentava la velocità fintanto che stava per capovolgersi poi rallentava…però sapeva il fatto suo, non ci siamo capovolti nei canali o giù per le rive!!!

Poco prima di Frombork, le vedo…incredibile… sono due cicogne!! Poi un’altra.

Bianche e nere, lunghe zampe come trampoli. Camminano in modo buffo.

E’ dall’Olanda in poi mi chiedo: dove sono le cicogne? Nel mio immaginario infantile le cicogne “portavano i bambini” nelle famiglie, non erano ancora i tempi dei fiori e delle api, e i semini erano ancora lontani! Nelle favole nordiche protagoniste erano le cicogne. Per cui associavo senza pensarci troppo le cicogne all’Olanda o Germania, invece niente manco una. Fino ai campi intorno a Frombork.

Campagna polacca vista dall'autobus.
Campagna polacca vista dall’autobus.

Al mio arrivo a Frombork, prima di scendere chiedo all’autista russo a che ora passa l’ultimo autobus per tornare a Danzica. Lui serafico mi dice tra 3 quarti d’ora. Lo guardo, non capisco. Mi prende per i fondelli? mi chiedo. Ho fatto 2 ore e 10 di viaggio per arrivare fin qui e ora dovrei tornare indietro subito!! E Fromboork? La Cattedrale…Copernico… il mare…

Insisto, gli dico non è possibile. Mi fa vedere l’orario. Effettivamente non ci sono altre corse. Intanto si forma una lunga coda di gente che deve salire. Mi decido a scendere, brontolano ostili.

Comincio a chiedere a tutti quelli che incontro se c’è un altro autobus più tardi, nulla. Una coppia di tedeschi sono nella mia stessa situazione. Allora penso, cavoli, voglio almeno vedere la cattedrale, vedo lì di fronte a me le mura delle fortificazioni. Salgo di corsa verso la collinetta. Entro nel grande cortile. Ci sono vari edifici, al centro la cattedrale, in fondo la torre dell’osservatorio.

Entro nella cattedrale, all’ingresso mi dicono che non si può entrare, il concerto è già iniziato! Il concerto!? Ma che mi frega del concerto… sono qui per Copernico! Impreco mentalmente, due ore di pulman ex sovietico, mi è rimasta mezzora di tempo e non mi fanno entrare nella cattedrale…

Guardo le due ragazze. Indifferenti. Hanno stampato in faccia il pensiero ” ma, che vuole questa rompiscatole” Per fortuna parlano inglese. Con il mio pessimo inglese spiego la situazione, insisto è impossibile non ci sia un altro mezzo. Si consultano alla fine,  cercano via Internet e infatti c’è un’autobus che va fino ad Elblag! Da lì ci sono varie corse per Danzica. Ho due ore di tempo!

E le due ragazze, alla fine gentili e solidali mi fanno entrare nella Cattedrale anche se c’è il concerto e mi fanno anche uno sconto sul biglietto d’ingresso.

Entro, è una strana chiesa, un pò diversa dalle nostre. Gli altari delle famiglie nobili non sono nei transetti laterali, ma su due file al centro della chiesa. Senza disturbare vado alla ricerca della tomba di Copernico. Ci sono molte pietre tombali sul pavimento e sui muri, anche recenti. Intanto ascolto la musica, l’organista è bravo, il suono della musica di Bach, Beethoven e altri si diffonde nella cattedrale. Mi fermo ad ascoltare.

Alla fine trovo l’urna con i resti di Copernico. C’è un cartellone con fotografie che racconta l’identificazione dei suoi resti. E’ proprio lui.

Sono emozionata di essere qui di fronte ai resti mortali di questo astronomo…. Da quando ho letto il libro di Owen Gingeric “Alla ricerca del libro perduto…..” sono affascinata dalla vita di Copernico e dalla storia delle edizioni del suo libro.

Esco dalla cattedrale e vorrei vedere l’Osservatorio astronomico, non lo vedrò, faranno di tutto per scoraggiarmi. La motivazione dichiarata è che tutto è scritto in polacco e io non capirei niente, la motivazione occulta credo sia che manca mezzora all’ora di chiusura e… stanno già chiudendo!

Vado a vedere il museo, interessante. Gli ultimi due piani erano già chiusi e con le luci spente. Riaprono e non mi mollano un attimo per accelerare la mia uscita. Esco, faccio un giro nel cortile del castello vescovile  e poi guardo l’ora, mancano 15 minuti all’arrivo dell’autobus, devo scendere. Invece di fare la stessa strada scendo verso la via principale, voglio vedere l’antico ospedale dei pellegrini,

Arrivo in fondo alla via, trovo l’edificio, mentre l’osservo alzo gli occhi, sul tetto, un nido enorme alto due metri, e dentro 3 cicogne, due adulti  e un cucciolo di cicogna!

Sono lì da sola non c’è nessuno. E io vorrei baciare il mondo intero.

Forse è una fortuna, perchè ero talmente felice che avrei abbracciato la prima persona che passava! E poi chiamavano la neurodeliri…

Un nido enorme sul tetto, rimango incantata, lo guardo da tutte le angolazioni e maledico la mia macchina fotografica e il mio cellulare scarichi. Poi mi ricordo del pulman. Porco schifo, corro, sono in ritardo, per fortuna l’autobus è in ritardo. Lo prendo. Sulla via del ritorno, sempre nei dintorni di Frombok, vedo altri nidi di cicogna, più piccoli, costruiti  sui tetti, altri addirittura all’incrocio di tre pali!

Tornerò a Frombork.

Le cicogne esistono, non sono un sogno infantile. Allora i sogni possono diventare realtà.

Museo Solidarnosc negli ex Cantieri Lenin a Danzica. Ossia come non deve essere un Sindacato dei Lavoratori.
Museo Solidarnosc negli ex Cantieri Lenin a Danzica. Ossia come non deve essere un Sindacato dei Lavoratori.

 

I galli di Riga.

Riga.

Da quando sono qui mi sono chiesta più volte: che ci faccio qui? Effettivamente non lo so, però la città è carina.

Ha una old town con case medioevali. E costruzioni avveniristiche come la biblioteca nazionale, la torre della televisione o il ponte sul fiume Daugava. E’ la città europea con più palazzi Art Nouveau nel mondo, per questa ragione  è considerata patrimonio dell’umanità dall’ONU.

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Ha una biblioteca nazionale modernissima, spettacolare, domina il fiume di fronte alla città vecchia.

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Ma la cosa che mi ha incuriosito sono i galli in cima ai campanili delle chiese di Riga.

Girando per la città c’erano molti galli esposti nelle vetrine. In altre città vendono gufi, elefanti, tartarughe, delfini, animali legati alla storia cittadina o con qualche significati simbolico, esoterico o religioso.

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Poi scopro un bel locale. Anzi prima scopro un gallo su un muro. Dopo averlo fotografato a lungo, abbasso lo sguardo e capisco che è l’insegna di un locale ……

Di solito sui campanili c’è una croce, simbolo della cristianità. A Riga molte chiese hanno sul campanile un gallo dorato. Ero sicura ci fosse una storia o delle leggende infatti è così.

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Dal Medioevo è d’uso in Lettonia collocare un gallo dorato sui campanili delle chiese. Un tempo utilizzato come segnavento aveva ed ha un significato simbolico.

Nella tradizione europea il gallo ha un significato positivo. Il gallo attende nel buio per annunciare il levar del sole, con il suo allegro richiamo conduce la specie umana dalla tenebra della notte alla luce del giorno.

Nel folklore lettone il gallo significa protezione e vigilanza dal Male. Quando il gallo canta tre volte il Diavolo deve tornare all’inferno!