Viaggio a Istanbul

Erano anni che sognavo di fare un viaggio ad Istanbul…e finalmente decido. Dopo 2 giorni, partenza!

Un trolley leggero, un biglietto areo, una prenotazione all’ospitale Diva’s hotel a poche decine di metri dalla Moschea Blu, dieci giorni da dedicare ad Istanbul …e in testa la storia: Bisanzio, Costantinopoli, Giustiniano, l’Impero Romano d’Oriente, l’Orient-Espress tra  Parigi-Istanbul,  Balata, i Genovesi a Pera, la Via delle Spezie, il libro Costantinopoli  scritto da De Amicis nella seconda metà dell’ottocento che mi ha fatto sognare, tra le pagine la descrizione del ponte di Galata che attraversa il Corno d’Oro, i vicoli che si snodano dalle rive del Bosforo e del Corno d’Oro verso i 7 colli sui quali si dispiega la città, la folla multicolore e multietnica incontro tra Europa, Asia e Africa. La condizione delle donne che meravigliano ed emozionano De Amicis.

Il fascino della misteriosa Istanbul porta dell’Oriente.

Non sono rimasta delusa.

E’ bella. Caotica. Disordinata. Pulita. 16 milioni di abitanti! (ufficiali,  in realtà mi hanno raccontato che raggiunge i 20 milioni, con immigrati interni non registrati proveniente dall’Anatolia, dalle zone curde e dall’estero, Siria, Pakistan, Est Europa, ecc.).

Miscuglio di antico, di storia,  modernità e futuro. Città europea e insieme città asiatica.

Stupende moschee, case cadenti, palazzi in fase di restauro e grattacieli futuristi che non trovi neanche a Milano. Donne intabarrate nel nero niqab e soprattutto donne in jeans, magliette e capelli al vento. L’unica costante sono i colori scuri della folla. Ci sono luoghi come al porto dei traghetti di Eminou  o vie come Istikal, dove il giorno dopo il mio ritorno un terrorista si è fatto saltare in aria in mezzo alla folla, causando 5 morti,  per fortuna in un’ora non di punta, qui, dove scorre  una marea di gente, una marea di giovani, di vita. Ecco Istanbul è questo: gente, la vita che pulsa.

Ti senti accolto, la gente è ospitale.

La Turchia, come l’Italia è un paese che per molto tempo ha esportato manodopera in tutta Europa. I camerieri nei ristoranti o il personale degli hotel parlano generalmente  inglese,  ma poi comunicano in francese, tedesco, spagnole, turco e qualcuno anche in italiano. Insomma comunicano!

Chiedo informazioni  e trovo la signora che mi accompagna per un pezzo di strada parlando per tutto il tempo in turco, non capisco una parola,  a parte ciaj=tè, però senza sapere il turco ci intendiamo benissimo, o il pensionato emigrato in Francia, operaio per 10 anni alla Renault, felicissimo di parlare un pò in francese, o ancor la giovane, giornalista berlinese di origine turca che ogni mese torna  a Istanbul dal suo innamorato e  mi racconta le contraddizioni della sua condizioni di giovane donna in carriera, donna berlinese con famiglia turca che a fatica capisce le sue scelte di vita. Molto indignata per la condizione femminile in Italia, per le discriminazioni diffuse da noi contro le donne. In Turchia forse la loro condizione è migliore.

Sono arrivata di notte in traghetto da Kadikoy nella parte asiatica, la città illuminata immersa nella notte è qualcosa di incredibile, lascia incantati, il Topkapi, Agia Sofia, le grandi moschee, credo sia il modo migliore per avvicinarsi ad Istanbul.

2 pensieri su “Viaggio a Istanbul

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