Bosforo e cani che odiano i fotografi

Quando sono arrivata ad Istanbul non avevo in programma di fare il tour del Bosforo, mi sembrava un “acchiappa turisti”.

Pensavo che eravamo in primavera, ossia quel tepore delizioso dopo il freddo inverno. E’ vero che era il 9 marzo, però cavolo ero al mare, tra il Mar di Marmara e il Mar Nero non sul Mar Baltico!

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Insomma speravo nella imminente primavera. Niente, un freddo che neanche al Polo!

Ogni tanto il sole faceva capolino, per breve tempo – e in quei momenti dava l’idea di come sarebbe stato se fossi stata lì l’anno passato o il prossimo anno nello stesso periodo – invece giorni e giorni di cielo grigio, pioggia sottile, e un maledetto vento di mare, gelido.

Naturalmente ho continuato imperterrita il mio giro alla scoperta di Istanbul, però difficilmente mi ricapiterà  di bere i litri e litri di cay , il tè locale, che ho bevuto per scaldarmi.

Mi alzo una mattina, piove a dirotto, però è calato il vento, decido di andare a vedere il Museo dei tappeti, per stare al caldo. Impossibile, è  lunedì, il giorno di chiusura!

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Piuttosto arrabbiata mi dico dove cavolo vado con questo freddo cane e mi viene in mente la gita sul Bosforo. Raggiungo il molo dei traghetti di Eminonu, compro il biglietto per l’intero tragitto giusto in tempo. Il traghetto è in partenza. Se non ho capito male ci sono solo due corse al giorno. Salgo ed è piacevole, sono al caldo, bevo tè,  le rive del Bosforo sono belle, anche se preferisco il Corno D’Oro. Per due ore navighiamo lasciandoci alle spalle le moschee e i ponti di Istanbul .

Arriviamo a Anadolu Kavagi IMG_0712

quasi all’imbocco del Mar Nero. C’è l’ultimo ponte e poi il mare. L’ultima fermata è un brutto paesino, un tempo di pescatori, oggi riconvertiti in acchiappa turisti.  La fermata dura tre ore. L’unica cosa da vedere è una fortezza medioevale diroccata, sulle alture alle spalle del paese. Ci vado, voglio vedere il Mar Nero, almeno dall’alto.

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Arrivo, la fortezza è chiusa.  E’ uscito un pò di sole, il panorama al termine del Bosforo è blu, grigio e verde, vedo lontano, giù in basso, in mezzo alla vegetazione una bella insenatura con degli edifici bassi, penso sarà una spiaggia attrezzata. E’ lontanuccia, però ho tempo. M’incammino facendo fotografie al paesaggio, ai fiori, alla vegetazione. E’ vero che all’inizio della discesa avevo visto un furgone con dentro un tipo che faceva quello che è li per caso, ma non lo è.  E poco più avanti un paio di macchine in un posto dove non aveva senso che ci fossero, a parte forse per uno scomodo convegno amoroso. Mi dico, chi se ne frega, sono in vacanza. E scendo, scendo. In mezzo alla strada un cartello in turco con transenne vuole comunicarmi qualcosa, ma non capisco il turco. E’ evidentemente un divieto, penso chi se ne frega, mica ho la macchina, sono un pedone e proseguo, nel giro di pochi minuti passano delle macchine una dopo l’altra con dei brutti ceffi che mi osservano con l’aria tesa, alla fine arrivano due militari, che mi comunicano che sono entrata in una base militare!!

Non mi arrestano solo perchè è troppo evidente che sono una turista svanita. Mi lasciano tornare in dietro a piedi, in cima sono arrivate altre due macchine con dei tipacci che mi osservano in cagnesco.

Naturalmente non torno in paese, volevo vedere il Mar Nero da vicino. Sì, quando mi metto una cosa in testa sono un pò ostinata… riparto verso l’interno, costeggiando la costa, faccio chilometri. Arrivo ad un cimitero in alto sul mare,  assisto ad un funerale mussulmano. Con discrezione osservo stupita: gli uomini intorno alla bara, lontano le donne, un gruppo di donne, tra le quali la moglie in lacrime, le figlie e altre donne che porgono le condoglianze,

non possono avvicinarsi alla bara. Sono senza parole.IMG_0743Proseguo, cammino fino a quando mi rendo conto che è tardissimo, sono lontana parecchi km e dopo mezzora riparte il traghetto. Torno indietro di corsa.

Eh si, ottima giornata, prima il tempo da cani, poi i tipi che mi guardano in cagnesco, la polizia militare manca poco mi arresta, corro per km per non perdere il traghetto, poi ….

i brutti cani rognosiI brutti cani rognosi.

Arrivo in paese che mancano dieci minuti, mi avvio al molo, passo davanti ad una via secondaria, sullo sfondo una casa tipica, penso sarà una bella fotografia, mi avvicino, vedo 5 0 6 cani sdraiati a crogiolarsi al sole. Non mi preoccupo in Turchia i cani sono dappertutto. Li sorpasso, fotografo, fotografo anche loro, ritorno indietro fotografando la casa quando vedo dei siluri arrivarmi addosso uno mi addenta una coscia e tira, urlo, in tanto prendo la borsa per dargliela in testa, pesante com’è lo stendo, evidentemente capisce, molla la presa, una signora esce urlando. Io per fortuna ho un lungo piumino imbottito da polo nord che mi salva, però è strappato. La donna si accerta che non sono ferita, poi mi dice: Odiano i fotografi!!!

I tuoi maledetti cani rognosi odiano i fotografi, i turisti, gli stranieri e tu… βϖ→♦¿Ø…li lasci in giro senza museruola!!!

Fortuna sua che il traghetto sta partendo e non voglio perderlo. Me ne vado.

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Cucina turca

 

 La cucina di Istanbul mi piace.  Essendo storicamente un crocevia, un miscuglio di popoli, nei suoi piatti si trova il Mediterraneo, l’Europa continentale, l’Asia, il Medio Oriente.

Qualche hanno fa avevo già apprezzato la cucina turca. Ho vissuto per un  periodo in Germania, in diverse città tedesche.  A  Wolfsburg, nello stesso isolato dove avevo casa, c’era un rinomato ristorante turco. Nonostante non fosse un ristorante economico ci andavamo spesso,  la sua cucina era ottima, i piatti di carne favolosi.

Potrei elencare molti piatti, ad Istanbul seguendo le indicazioni della Guida Lonely Planet ho frequentato locana, ristoranti e tuguri orrendi ma dalla cucina deliziosa nei quali non sarei mai entrata se non avessi avuto fiducia nella guida, ho mangiato cibo di strada, pesce, carne, carne di agnello, antipasti, verdure, dolci, ma come preparano le melanzane mi fa sentire in paradiso!

Una sera sono andata alla ricerca di un ristorante……, volevo mangiare pesce fresco, mi sono infilata nei vicoli che dalla Moschea Blu scendono verso il mare, cartina in mano, chiedendo informazioni, sbagliando strada due volte in quel groviglio di viuzze senza nome, mentre il sole tramontava e tutto intorno a me diventava sempre più buio, le vie si spopolavano e tra le case sempre più cadenti cominciavo a chiedermi “ma, dove cavolo sono finita?”.

Nel freddo della sera i pochi passanti mi osservavano curiosi, probabilmente si chiedevano che ci fa qui quella turista!

Nessuno aveva mai sentito il nome della piccola via e tanto meno del ristorante. Alla fine in uno slargo, non oso chiamarla piazzetta, trovo una coppia che conosce benissimo il ristorante, anzi mi dicono che si mangia molto bene e non è caro. Devo passare sotto un ponticello ed attraversare la ferrovia. Seguo le indicazioni e arrivo in una via di minuscoli, ma proprio minuscoli ristorantini o forse sono locana, comunque trovo il locale che cercavo. Qui c’è un anziano proprietario… muto…nel senso che parla benissimo in turco, ma non comunica e visto che non capisco la sua lingua non mi parla più, in compenso il cameriere è un chiacchierone, gli dico che sono italiana, parla con l’anziano turco, questo comincia a telefonare… e al dolce arriva un giovane che capisce un po’ d’italiano a consigliarmi il dolce! Sono veramente ospitali! 

Scelgo e mangio un pesce freschissimo, ma quello che mi ha folgorato è l’antipasto di melanzane, semplicissime, squisite, eccezionali. Tornerò ad Istanbul per molte ragioni, una di queste sono le melanzane che ho gustato lì.

I CIMITERI DI ISTANBUL

IMG_0235 Intorno alle mosche vi sono le grandi tombe dei principi, dei pasha, delle madri dei sultani (Madri terribili e con grande potere, la sepoltura rende palese il loro ruolo, nei secoli). Stupende quelle progettate da Mimar Sinan (1489-1588) il più grande architetto ottomano del 1500. Sono senza fronzoli, lineari, di una grande armonia che incanta.

Spesso sono tombe di famiglia, all’interno, la grande bara del signore, con bare di varie dimensioni, sono i figli di tutte le età. In una ne ho contati 27, 27 bambini. E’ impressionante. Questi erano figli della nobiltà, quindi con condizioni di vita molto migliori da quelle della popolazione. Da’ un’idea dell’enorme tasso di mortalità infantile dell’epoca.

antico cimitero della moschea di Sokollu

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Intorno alla grande tomba, le tombe di marmo del cimitero, sono belle. I menhir inseriti nella tomba sono scolpiti con scritte dalla splendida calligrafia, soli, barche con le vele ammainate, fiori, rose. Molti menhir in cima hanno un turbante, la sua fattura indica il ruolo sociale. Da un turbante sporge una piccola rosa. I gatti si crogiolano sonnacchiosi sui marmi bianchi.

antico cimitero a Istanbul
antico cimitero a Istanbul

C’è un  cimitero in cima a uno dei sette colli della città (non mi ricordo il nome del luogo e quando sono arrivata lì avevo esaurito la batteria della macchina fotografica!) molto particolare: le tombe  e i menhir sono piegati di qua e di là, sembra che qualche gigante abbia preso la zolla di terra sottostante il cimitero e scuotendola  come una tovaglia abbia generato un’onda sconvolgendo la terra. Tra il verde degli alberi e il disordine quieto le tombe sembrano levare una muta protesta.

Il gigante è la faglia Nord-Anatolica, passa a 15/20 km dal centro storico Istanbul, nel corso dei secoli ha causato terremoti devastanti come quello di Izmit, del 1999, con 17.000 morti.

In realtà è una piccola placca incuneata tra le placche continentali Euro-asiatica a nord e  quelle Africana e Arabica a sud, con la loro pressione la fanno schizzare verso ovest, vaso di coccio tra vasi di ferro.

Muezzin a Istanbul

Manca poco a mezzogiorno. Il mio primo giorno ad Istanbul, passeggio nel giardino tra Hagia Sofia (Santa Sofia o Aja Sofia) e la Moschea Blu (Sultanhemt Camii) felice di essere lì.

Minareto di Aja Sofia
Minareto di Santa Sofia

Improvvisamente una voce dalla Moschea Blu lentamente sale, diventa una preghiera, un canto, poi da Hagia Sofia un’altra voce risponde, per un attimo sono sorpresa, poi capisco, i muezzin chiamano i mussulmani alla preghiera.  Le voci rimbalzano da una moschea all’altra. Un salire e scendere di toni, è musica. E’ così inaspettato che mi emoziono profondamente. Sono lì tra le due moschee, nel cuore di questa città millenaria, le voci rimbalzano su di me, mi attraversano, sono così belle, un suono ancestrale raggiunge la profondità di ciò che è rimasto della mia umanità. Le voci dei muezzin e questa città sospesa tra Occidente ed Oriente mi fanno sentire di essere nella storia, di essere la storia, di appartenere alla specie umana. Ho sentito l’eternità dell’Umanità.

Devo fare uno sforzo per non piangere… di sollievo.

Viaggio a Istanbul

Erano anni che sognavo di fare un viaggio ad Istanbul…e finalmente decido. Dopo 2 giorni, partenza!

Un trolley leggero, un biglietto areo, una prenotazione all’ospitale Diva’s hotel a poche decine di metri dalla Moschea Blu, dieci giorni da dedicare ad Istanbul …e in testa la storia: Bisanzio, Costantinopoli, Giustiniano, l’Impero Romano d’Oriente, l’Orient-Espress tra  Parigi-Istanbul,  Balata, i Genovesi a Pera, la Via delle Spezie, il libro Costantinopoli  scritto da De Amicis nella seconda metà dell’ottocento che mi ha fatto sognare, tra le pagine la descrizione del ponte di Galata che attraversa il Corno d’Oro, i vicoli che si snodano dalle rive del Bosforo e del Corno d’Oro verso i 7 colli sui quali si dispiega la città, la folla multicolore e multietnica incontro tra Europa, Asia e Africa. La condizione delle donne che meravigliano ed emozionano De Amicis.

Il fascino della misteriosa Istanbul porta dell’Oriente.

Non sono rimasta delusa.

E’ bella. Caotica. Disordinata. Pulita. 16 milioni di abitanti! (ufficiali,  in realtà mi hanno raccontato che raggiunge i 20 milioni, con immigrati interni non registrati proveniente dall’Anatolia, dalle zone curde e dall’estero, Siria, Pakistan, Est Europa, ecc.).

Miscuglio di antico, di storia,  modernità e futuro. Città europea e insieme città asiatica.

Stupende moschee, case cadenti, palazzi in fase di restauro e grattacieli futuristi che non trovi neanche a Milano. Donne intabarrate nel nero niqab e soprattutto donne in jeans, magliette e capelli al vento. L’unica costante sono i colori scuri della folla. Ci sono luoghi come al porto dei traghetti di Eminou  o vie come Istikal, dove il giorno dopo il mio ritorno un terrorista si è fatto saltare in aria in mezzo alla folla, causando 5 morti,  per fortuna in un’ora non di punta, qui, dove scorre  una marea di gente, una marea di giovani, di vita. Ecco Istanbul è questo: gente, la vita che pulsa.

Ti senti accolto, la gente è ospitale. Continua a leggere Viaggio a Istanbul