Inno alla vita e alla gioia…

2 Gennaio 2019

Ci sono dei giorni come oggi, particolarmente duri. La mia è una situazione difficile, non posso confrontarmi con nessuno, a lungo andare a parlare con se stessi e basta si diventa scemi. Poi nelle riflessioni di questi giorni, mi ricordo di cose dimenticate, o cose sepolte nel mio subconscio vengono a galla. O semplicemente realizzo che non sono sola da oggi, sono quindici anni che un po’ per volta sono stata isolata. Tradita. Non uno di quelli che in teoria avrebbe dovuto essere al mio fianco è rimasto. Compagni compresi. A volte mi sembra incredibile. Se non ne conoscessi le ragioni, sarebbe da diventare matti tanto è assurdo, ma la ragione c’è: i metodi della repressione borghese.

 A volte sono presa da una rabbia e da un odio feroce. E’ incredibile per me. Sono sempre stata la persona più mite della terra. Qualche giorno fa una donna su Facebook s’interrogava se il dolore fa diventare migliori. Direi che sono un’esperta. No, il dolore, se prolungato nel tempo, non fa diventare migliori. Fa diventare peggiori. 

La gente che ha massacrato me, i miei famigliari, i compagni e i loro cari hanno suscitato in me sentimenti che non pensavo di provare mai nella mia vita.

L’odio. Non ho mai odiato nessuno in vita mia. Essere un individuo cosciente dà dei vantaggi. Mi spiegavo il mondo, i meccanismi economici e sociali, le scelte individuali. Essere marxisti è un grande vantaggio. Non ne avevo motivo. I sentimenti che provavo erano sani. Non si odia per delle stupidaggini. Non si odia per un dispetto, per un affare andato male o per un amore finito. Si odia quando ti violentano, ti torturano, quando uccidono tuo padre o fanno del male hai tuoi famigliari. Si odia quando per farti terra bruciata intorno, violentano tua sorella che altrimenti sarebbe rimasta al tuo fianco e incolpano te o quando studiano la gente intorno a te, quando come mi ha detto qualcuno “ti mettono sotto una lente e sempre trovano qualcosa in quelli che ti stanno intorno” e poi fanno leva su piccole “invidie, gelosie, frustrazioni, vite insoddisfatte”. Piccole cose, insignificanti che riescono a far diventare macigni di rabbia.

Distruggono le famiglie perché dopo che ti hanno massacrato tu non abbia a disposizione quello che gli psicologici chiamano “ombrello protettivo”. La spalla su cui piangere, chi ti può aiutare a curare le tue ferite. O semplicemente della gente che ti fa sentire la sua solidarietà.

E se all’inizio ero disperata per quello che era successo ai miei, mi spiegavo il loro comportamento, con l’inganno, la paura, l’ignoranza (mancanza di conoscenza) e anche un po’ di stupidità. Con la Sindrome di Stoccolma: sei ostaggio di qualcuno e per timore di perdere la vita ne diventi complice. Li giustificavo. Ora molto meno. Non si va oltre certi limiti. O forse sono solo molto arrabbiata.

Senza dimenticare che sono la moglie e le figlie di un operaio e loro per quasi tutta la loro vita sono state lavoratrici dipendenti. Chi le ha massacrate sono loro nemici, non solo miei nemici.

Il sistema repressivo ha a disposizione psicologi, veri e propri apparati che studiano come rendere inoffensivi chi si oppone. La repressione è costruita in modo scientifico.

Poco fa camminavo, mentre tornavo a casa chiusa in me stessa, alzo gli occhi.  Mi vengono incontro sullo stesso marciapiede, un uomo con una bimba piccola in braccio, non arriverà ai due anni, con un berretto e due pon pon rosa che la fanno sembrare un meraviglioso coniglietto e un’altra piccola sui quattro anni che gli saltella intorno. Attirano la mia attenzione perché in quei pochi secondi in cui passo loro a fianco, vedo qualcosa di bellissimo: un vero e proprio inno alla vita e alla gioia.

La più piccolina dice DA. Sì, in russo. E’ incredibile la forza con cui ripete DA, DA, DA, quelle due lettere hanno una potenza che mi chiedo come può esserci una simile forza in una creatura così piccola. Non urla. Le ripete con forza, soddisfatta di sé. Sta imparando a parlare. La sorellina più grande ripete cantando Da, da, da. L’ha fatta diventare una filastrocca, intanto mentre cammina, i suoni e i saltelli diventano musica e una vera e propria danza. Il giovane padre kirghiso ha sulle labbra un lieve sorriso e negli occhi la gioia di un padre che osserva i progressi delle sue figlie. Quando si accorge che li sto osservando mi sorride e in inglese mi dice: “No, No, No”.

Sorridendo, mi allontano pensando che la vita è meravigliosa. La vita, il mondo è quello che ho incrociato per caso lungo la strada di casa, il resto, passerà. La storia insegna. La storia ci penserà e farà giustizia.

Repressione. 3. Ufficio dei rifugiati, militari, neonazisti e stupri di guerra.

Ad agosto 2017 dopo mesi che ricevo minacce su Facebook, dove mi prospettano sequestri, omicidi e un processo già in corso in Italia, nel quale sono accusata di qualcosa d’infamante, cerco di mettermi in contatto con un avvocato noto per il coraggio dimostrato nei processi contro dei carabinieri e poliziotti in pestaggi finiti in omicidi. Non ci riesco. Cade subito la linea. Non riesco a parlare con nessuno dei miei conoscenti in Italia. Non so ancora oggi se è vero che hanno costruito delle false accuse e un processo fasullo per screditarmi o non c’è nessun processo, ma era tutto orchestrato per terrorizzarmi.

Sono spaventata, sono sola, non so cosa fare. Decido di andare a chiedere informazioni all’Ufficio dei Rifugiati dell’ONU di Bishkek. Penso se proprio marca male almeno so come fare a chiedere rifugio politico.

E qui imparo qualcosa d’altro sul sistema in cui viviamo, molte illusioni mi erano già cadute in Italia: mi accolgono a braccia aperte, spiego cosa mi è successo, gentilissimi, appena dico che facevo parte di un partito di lavoratori, … comunisti, la trasformazione è immediata da dottor Jekyll a mister Hyde, “ah, partito di lavoratori… Comunisti”. Sanno perfettamente cosa avviene in Europa ai membri di partiti di opposizione. Vi risparmio il resto della trafila e l’attesa di un interprete di lingua italiana. L’interprete una donna kazaka, quando racconto sono stata stuprata da un gruppo di uomini dopo che tre mesi prima mi avevano detto che dovevo smettere di fare attività politica si è messa a ridere…

Già ha riso, come quel militare in borghese entrato nel mio studio Bibliografico con la scusa di voler acquistare un libro, un paio d’anni prima, mi disse sogghignando: “…ha rimosso…”, poi se ne andò. Sì, non mi ricordo nulla… probabilmente il mio cervello mi ha graziato. Mi hanno talmente massacrato che non mi ricordo nulla… provo solo un dolore immenso.

Preciso più volte che ora non voglio chiedere asilo, ma sono interessata a conoscere le procedure. Mi hanno minacciato più volte, se mi costringeranno, chiederò asilo per salvare la mia vita. Alla fine mi diranno che in quel momento non danno rifugio politico a nessuno. Però posso chiedere aiuto allo stato Kirghiso, mi dovrei rivolgere all’ufficio immigrazione e poi mi danno un indirizzo di un’associazione, una onlus immagino finanziata dagli occidentali. Non farò niente di tutto questo. Credo sia stato un errore, visto quello che è successo nei mesi successivi.

A titolo di pura informazione, nel 2017, il responsabile internazionale dell’ufficio dei rifugiati dell’ONU è italiano.

Intanto per sicurezza cambio hotel, dopo che ho scoperto che la titolare ha i parenti emigrati in Italia.

Mi trasferisco all’Hotel Alpinist. Resto lì dieci mesi. Lì sono stata narcotizzata e violentata. Credo che in questo hotel si sia saldato criminalità comune, corruzione e nazismo agli interessi della repressione europea e alla lotta tra frazioni del capitale in Italia.

Quando ero in Italia due persone differenti mi dissero che le violenze che ho subito sono “stupri di guerra”.

Stupro di guerra. Peccato che lo sapevano solo loro di essere in guerra.

Sarà che sono sempre stata una persona tranquilla, ma non capisco e mi rifiuto di capire certi metodi.  Metodi inutili in una fase storica come questa. Se ci fosse una guerra in corso o una guerra civile non lo capirei lo stesso, ma me lo spiegherei.

Dopo quello che mi è successo negli ultimi anni sono profondamente convinta che la causa dell’estremizzazione dei mussulmani in Europa oltre alle condizioni economiche e sociali pessime, sono i militari e civili annidati in associazioni sovversive e paramilitari, coperte dai servizi segreti locali e della propaganda finanziata per alimentare la paura e nascondere i problemi reali degli europei: disoccupazione, bassi salari, peggioramento delle condizioni di vita. Costruiscono dei nemici immaginari, una volta sono i mussulmani, un’altra volta gli ebrei, un’altra gli immigrati, un’altra ancora i sindacati o i comunisti,  su cui i frustrati e spaventati europei possono scaricare la rabbia invece di difendere i loro interessi. Sono una minoranza, ma una minoranza che fa rumore. Sono quelli che urlano forte per zittire i confusi.

Essendo italiana e non più giovane ho ben presente cosa fecero tra gli anni ’60 e gli anni ’90 del novecento, gruppi sovversivi di estrema destra, gruppi paramilitari come Gladio-Beyond, finanziati dalla Nato, dagli americani e servizi segreti “deviati”. Diventano sempre “devianti” quando si fanno beccare. Fecero tentativi di colpo di stato, stragi, misero bombe nelle piazze, sui treni, nelle banche, uccisero carabinieri e poliziotti e uccisero Moro. Moro fu ucciso dalle brigate rosse, terroristi controllati e manovrati dai servizi segreti italiani.

A me questa gente  fa veramente schifo. Quelli di ieri e quelli di oggi.  Di alcuni mi spiego il perché delle loro scelte, me le spiego con la forza delle ideologie borghesi, con l’incertezza economica diffusa, con la propaganda, con il mondo che è entrato in una fase storica nuova, quella generalizzata dell’acciaio dei cannoni e dei missili, con la necessità borghese di controllare le masse dei lavoratori.

In un mondo globalizzato, dove il nazionalismo è fumo negli occhi per nascondere la realtà dell’internazionalizzazione del capitale e serve a riempire le tasche di qualche predone, questi miserabili passano il tempo riempiendosi la bocca con la Patria, la Nazione…

E questo mi fa veramente incazzare: Miserabile immondizia umana, le centinaia e centinaia di persone morte nelle stragi, sui treni, nelle piazze, nelle banche, nei locali cos’erano e cosa sono? Ve lo ricordo: erano negli anni ’60/’80, italiani, i vostri compatrioti e oggi sono europei. 

Quello che scrivo in Italia è noto a tutti quelli della mia generazione.

Negli ultimi dieci anni hanno fatto circolare in Italia la voce che ” … forse, la strage di Bologna, 85 morti e decine di feriti, rovinati vita natural durante, è opera dei terroristi palestinesi!E’ un altro insulto ai morti e alle loro famiglie.

E’ sufficiente conoscere gli storici rapporti italiani con il Medio Oriente e gli arabi per sapere che è un’idiozia. Questo è buono per mistificare la storia e nascondere i crimini e confondere le idee ai giovani che la storia non l’hanno vissuto e non la conoscono.

Sono appassionata di storia, e lo studio della storia mi ha insegnato che i militari spesso sono degli emeriti imbecilli, ignoranti e disonesti oltre che pecore, ne ho avuto conferma in quello che mi è successo. E’ gente che non ragiona. A loro è richiesta l’obbedienza. Stop. E quando hanno dei margini di decisione individuale, sono degli imbecilli. Feroci imbecilli. Forse tra le poche eccezioni ci sono l’esercito Napoleonico e l’Armata Rossa, due eserciti espressione di due rivoluzioni. Una borghese e l’altra proletaria.

Un esempio per tutti: Quest’anno ricorre il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. Nel 1917 i soldati italiani furono accusati dagli Stati Maggiori e da tutti i giornali complici, di essere i responsabili della Disfatta di Caporetto, una battaglia con un costo in vite umane spaventoso, quasi 80.000 morti su i due fronti italiano e austriaco, decine di migliaia di feriti, centinaia di migliaia di prigionieri e oltre un milione di sfollati. E’ ingiurioso e falso, i responsabili furono gli ufficiali dello stato maggiore, arroganti macellai incompetenti, incapaci di impostare una tattica e una strategia mandarono al macello decine di migliaia di soldati. (E questo non lo dico io, sono stati scritti molti libri, denunciarono quegli imbecilli incompetenti e onorarono la memoria di chi a Caporetto aveva combattuto e perso la vita).

Torniamo all’hotel Alpinist.

Continua nel post successivo.

Repressione in Italia. 2. Come riuscire a farsi inseguire dai servizi segreti di mezzo mondo…

Inizio questo post con una precisazione: nell’ultimo anno mi è stato suggerito più volte di comprare un passaporto falso e sparire.

Mi sono chiesta perché? Ho due risposte: 1) Chi mi fa quella domanda registra la mia risposta, e anche un “potrebbe essere un idea” detto da me per capire dove vuole andare a parare chi mi consiglia questo, se il verme poi lo gira alle forze dell’ordine locale, mi fa passare automaticamente per criminale. 2) Vogliono effettivamente farmi sparire. Eliminano un testimone. Mi uccidono. Fanno sparire il mio cadavere. Nessuno mi cerca. E nessuno si preoccupa perché fanno sentire la registrazione e dicono “eh, si quella ha fatto un passaporto falso, ed è sparita”. Chissà in quale paese è andata?” NON HO NESSUNA INTENZIONE DI SPARIRE. Non ho nessuna intenzione di acquistare passaporti falsi, anche perché non saprei come fare. Non ci penso proprio.

Un’altra cosa: può sembrare bizzarro, ma questi ultimi vogliono indurmi a chiedere asilo politico. Perché? Semplice: così non posso rientrare in Italia e testimoniare. Sì, perché è vero che sono traumatizzata, e se mi massacrano di nuovo, come pare hanno intenzione, mi fanno impazzire, però devono aver capito che in quel caso sarò ancora più determinata a far giustizia. E magari cambio metodo e potete stare certi che l’avrò giustizia. Effettivamente essere una mammoletta con dei feroci predoni criminali non è una buona idea.

Parto il giorno dopo che mi hanno violentato così tanto da danneggiarmi un’anca. Non mi ricordo nulla, ma sto così male e oramai so, conosco il loro modus operandi perché si sono presi il disturbo di venire a dirmelo. Per umiliarmi secondo loro.

Peccato per loro, io la mia dignità non la tengo in mezzo alle gambe, ma è nelle mie scelte di vita, nei decenni di lotte, nel rifiutare di tradire, nel voler migliorare la condizione umana.

Più avanti spiegherò perchè è successo di nuovo e nonostante le mille attenzioni non ho potuto difendermi dalle violenze.

Quando ero in Italia tre persone differenti, perfettamente al corrente, mi dissero che il mio stupro era uno stupro di guerra. Sono dei veri psicopatici. E che “…con lei hanno fatto un vero e proprio lavoro da manuale…”. Uno di questi manuali era su internet fino al 2014. Ci sono manuali in cui spiegano i metodi per annientare gli oppositori politici. Li uccidono, lasciandoli vivi. Uccidono le persone mentalmente, con violenze e torture. Le destrutturano.

Una persona, mi chiese: “…Ti ricordi ancora com’eri?”, sottointeso, prima di tutte quelle violenze.

No, ho scritto una parola sbagliata, quella non è una persona, di umano non ha più nulla.

Stordita, traumatizzata, sembro uno zombie, metto 4 vestiti in valigia e un libro “La realtà non è come ci appare” di Carlo Rovelli, e parto, non pianifico nulla, voglio solo andare via e basta. Vado al mare, dopo una settimana decido di andarmene dall’Italia. Mi dirigo all’aeroporto di Milano, faccio un biglietto aereo per Parigi. Comincia il mio viaggio.

Ero tornata solo dieci giorni prima da un viaggio in Turchia. E questo è stato ” il primo errore”. Per tutto il tempo sono stata sotto controllo, in hotel erano in tre, subito ho pensato sarà normale, con i problemi che ha la Turchia con il terrorismo, controlleranno gli alberghi, dove si fermano gli stranieri, poi da una serie di cose capirò che il loro obiettivo ero io. Comunque non mi succede nulla, a parte un cane che cerca di mordermi alle porte del Mar Nero!

Vado a Parigi, dove resto oltre due mesi, vorrei fermarmi lì, ma la città è troppo cara, decido di continuare il viaggio. Vado in Belgio, ad Antwerpen, dove avevo vissuto anni prima. Il mio viaggio inizia in luoghi che avevo vissuto o già visitato in passato. Luoghi dove c’erano stati momenti belli nella mia vita, non so cosa sto cercando, voglio solo andare e basta.

“2° errore”: Non mi rendo conto che il mio viaggio passa attraverso paesi dove di recente ci sono stati attentati terroristici, Turchia, Francia, Belgio, Germania o paesi come l’Estonia e la Lettonia al confine dell’Europa, dove stanno dispiegando le armate NATO a mostrare i muscoli alla Russia e viceversa. Attraverso il Kazakistan dove c’è una forte repressione dei lavoratori. Ed io ho incollato alla schiena la patente di sovversiva.

La repressione nei confronti dei comunisti è internazionale. Quando ho chiesto il passaporto prima di partire me l’hanno fatto aspettare un po’, quando telefono per sollecitare mi rispondono “…dobbiamo fare un lavoro…”.

Ho poi capito qual era il “lavoro”, in ogni paese in cui sono entrata sono sempre stata tenuta sotto controllo dai servizi segreti locali, però dato che non sono tutti stupidi e in giro c’è gente onesta in tutti gli ambienti, in qualche paese dopo avermi controllato a lungo, mi hanno fatto sapere “Ci avevano detto che eri qui per reclutare gente per il tuo partito!” e altre cose simili. Evidentemente avevano concluso che era una stupidaggine. Com’è in realtà.  Sono sola, isolata, indifesa, talmente traumatizzata da stare appena in piedi e senza aver mai fatto nulla d’illegale, ma come si premurò di dirmi uno dei bastardi a cui devo la situazione attuale “…non conta che non fate niente d’ illegale, se vi sentono come un pericolo vi massacrano…” E così hanno fatto.

Grazie a questo biglietto da visita ho avuto un sacco di problemi.  Non so cosa hanno scritto nel mio “curriculum” ma deve essere pesante, il controllo è pesante, manco fossi una “primula rossa”.

“3° errore”: Vado in Russia. San Pietroburgo, poi Mosca. A Mosca una mattina vado per prelevare del contante, il mio conto è bloccato. Mi vengono i sudori freddi, ho solo 500 euro in tasca, cosa faccio? sono in un paese straniero, non parlo la lingua, non conosco nessuno. Mi dico calma, è venerdì, c’è il week end di mezzo. Riprovo lunedì. Niente, non posso prelevare.

Il lunedì mi telefona “casualmente” un vecchio “amore” o vecchio “amico” che un paio di anni prima dopo che mi avevano massacrato e dopo che ero andata in Procura per denunciare cosa mi era successo, ricompare dopo  25 anni, “casualmente”.

Per oltre un anno mi aveva fatto raccontare cosa mi era successo, cosa sapevo, chi erano i colpevoli, concluso che quello che sapevo non era dannoso per loro era ritornato nell’ombra. In quell’anno lì avevo capito che il mio vecchio amore era dei servizi segreti italiani e che qualche decennio prima me l’avevano messo nel letto per capire se ero legato al terrorismo, appurato che non centravo nulla con quegli squinternati, era sparito.

“4° errore”: Per telefono mi chiede come va, glielo spiego e concludo ” …trovarsi, da sola, migliaia di km da casa, senza soldi, disperata, fa veramente incazzare, sto pensando se è il caso di chiedere asilo politico ai russi”. Poche ore dopo il conto è di nuovo attivo. Ricevo un messaggio: “Sei sempre più imprevedibile. Cominci ad essere pericolosa”. (Una cosa simile).

Io intanto cambio il mio programma, volevo arrivare in Cina con la Transiberiana, ma con tutti questi problemi, non faccio più in tempo a prendere il visto cinese, ho il visto russo in scadenza. Decido di seguire il Volga. Entrare in Kazakistan, e poiché l’Uzbekistan non è lontano, voglio prendere il visto e andare a Samarcanda.

E da qui in poi comincia la seconda carrellata di guai.

Sono traumatizzata e manco della lucidità sufficiente a comprendere la situazione in cui sono.

Ci arriverò mesi dopo: Ho detto a uno dell’Intelligence italiano, che sto pensando se il caso di chiedere asilo politico ai Russi, in un momento in cui sono in corso sanzioni, scontri diplomatici, movimenti di truppe ai confini, anche se solo dimostrative.

Effettivamente è stata un’idiozia. Io ho l’attenuante di essere in stato confusionale, seguo distrattamente la politica internazionale, sto male e basta, ma il bastardo, ex amore non ne ha nessuna. Quell’uomo mi conosce da quando avevo 19 anni. Due anni prima aveva passato un anno a sentire cosa mi avevano fatto, la mia disperazione, il mio dolore e se fosse stato un uomo come si deve, ci avrebbe pensato due volte, invece, huao, aveva qualcosa da vendere, per riprendere punti.

E sì perché uno degli informatori o dei servizi che ogni tanto m’incollavano alle calcagna in Italia facendo “l’amico”, vanno tutti alla stessa scuola, agiscono tutti allo stesso modo, capito uno, capito tutti, mi disse senza fare nomi: “Il tuo “amico” aveva dovuto andarsene dall’Italia.” Ripensando alle cose che mi raccontava della sua vita mentre cercava di far parlare me, capii perché se n’era dovuto andare. (Ovviamente non mi ha mai detto di essere dell’Intelligence,  sapevo che fin da giovane  lavorava per il Ministero degli Esteri e lavorava come “tecnico” in giro per il mondo).

Probabilmente aveva un po’ di onestà: un diplomatico parente stretto di un politico aveva commesso dei crimini, lui incaricato d’indagare aveva fatto una relazione che era stata di corsa insabbiata e lui era stato costretto ad andarsene a lavorare in qualche paese di secondaria importanza per la diplomazia italiana, l’avevano trombato per troppa onestà. Con me, evidentemente, coglie l’occasione per dimostrare di essere come tutti gli altri. Un servo.

Da problema dello Stato italiano divento il problema degli Europei e di tutti gli occidentali antirussi, Americani compresi.

Mi ritrovo coinvolta in una guerra che non mi riguarda, non m’interessa e non me ne frega niente. La guerra feroce, diplomatica e non, tra le Potenze imperialiste.

“5° errore”: Attraverso il Kazakistan paese con una dittatura presidenziale. Non molto tempo prima c’era stata una forte repressione di lotte con richieste salariali. Grandi imprese italiane come ENI, AGIP e altre minori sono tra i principali partner privati del Kazakistan.  Il Kazakistan ha uno dei più alti PIL pro-capite nel mondo e i lavoratori kazaki hanno stipendi da fame. Oltretutto lavorano nei grandi impianti dell’estrazione e trasformazione del petrolio e del gas, possono mettere a confronto i loro salari con gli alti salari dei loro colleghi occidentali. Ed io sono una comunista italiana ex membro di un partito di lavoratori.

Arrivo in Kirghizistan. Prendo qui il visto per l’Uzbekistan.

Sono sempre più sfinita, vorrei fermarmi da qualche parte per provare se riesco a riprendermi. Giro per la città come uno zombie. Con il mio “curriculum”, immagino ora cosa si chiedevano: gira per la città, starà cercando contatti, informazioni o chissà che altro…

“6° errore”: La prima volta resto in Kirghizistan 15 giorni. Sono ospite di uno “strano” ostello cittadino, una sera chiedo a un ingegnere americano (Chissà chi era? La domanda è ironica.) se può provare ad aprirmi un file che non riesco ad aprire, qualcuno me l’ha inviato, un file video utile in un eventuale processo. Poi cambio idea non glielo faccio aprire.

I miserabili coglioni (scusate il grecismo, ma quando ci vuole, ci vuole) mi avevano inviato 3 volte, negli ultimi 4 anni, dei file, per spaventarmi e per ricattarmi. I miserabili mi violentano, filmano gli stupri e i poveri deficienti pensano come probabilmente hanno fatto con altre compagne o compagni (hanno violentato anche dei ragazzi) di minacciarmi di far vedere in giro cosa hanno filmato e pensano, loro, di sputtanarmi. Ho sempre ringraziato i deficienti, perché mi avevano fornito delle prove. Mi sono entrati in casa più volte, mi hanno distrutto il telefonino due volte. Mi hanno cancellato e danneggiato due computer. Tutto per riprendersi o cancellare i file.

Due mesi dopo, a gennaio 2017, quando torno qui in Kirghizistan, mi faranno sparire il file dal telefonino con una serie di Sim del telefono e quattro chiavette USB.

Due sere dopo aver parlato del file con l’ingegnere americano, sono in partenza per l’Uzbekistan. Vado alla stazione degli autobus in anticipo, cosa insolita per me, sono sempre in ritardo, ho perso mille autobus, treni e anche qualche aereo, ma lì arrivo in anticipo e posso capire la situazione.

Un vero e proprio commando tenta di sequestrarmi, solo per pura fortuna evito il sequestro. Uno sembra un russo o un tedesco, altri sembrano kazaki, c’è anche una donna asiatica, forse kirghisa.

Quando sei impegnata a salvarti la vita non hai paura, ti cade addosso quando sei fuori pericolo. Per qualche giorno resto in ostello. Ho paura, non so cosa fare. Alla fine prenderò un aereo per Osh, al confine con l’Uzbekistan.

Il 7° errore è la scelta di fermarmi per l’inverno a Bishkek, in Kirghizistan. Piccolo paese di 6,2 milioni di abitanti, un’economia arretrata, ma importante per i rapporti geopolitici mondiali. E’ al centro di quello che è stato definito “Il Nuovo Grande Gioco”. Qui siamo al confine con la Cina, e il Kazakistan, a due passi dall’Afghanistan e dal Pakistan, i Russi hanno una base militare a due passi dalla città, fino a quattro anni fa c’era una base americana d’appoggio per la guerra in Afghanistan; l’aeroporto cittadino era utilizzato da quasi tutti gli occidentali di stanza in Afghanistan. I Turchi hanno qui tradizioni e storia comune, buoni rapporti economici, finanziano università e hanno costruito una moschea immensa.

In città ci sono mille enti per la cooperazione, Europei, Americani, Giapponesi, Svizzeri, Russi, Cinesi, Tedeschi, Francesi, Canadesi, c’è l’università americana, quella turca, biblioteche e centri studi francesi e tedeschi, associazioni varie, uffici per la cooperazione e sicurezza internazionale; i Cinesi stanno ricostruendo la rete stradale; i Cinesi, Tedeschi, Russi e Svizzeri sono partner in miniere o industrie di trasformazione, o sono importanti partner commerciali. Cascate di milioni di dollari, per sviluppare l’agricoltura, la sicurezza, per “i diritti umani”, per “la democrazia”, insomma qui girano soldi a palate. E come continuano a ripetermi tutti, molti kirghisi con rassegnazione, il problema grave non è il terrorismo ma la Corruzione.

Una cosa è certa se vuoi mettere tutti d’accordo, i rappresentanti del capitale, nascosti nelle ambasciate, negli enti per la cooperazione internazionale, negli uffici della comunità europea, negli uffici per i rifugiati politici,  italiani, francesi, tedeschi, svizzeri,  russi, kazaki, turchi, kirghisi è sufficiente giri la voce che sei:  comunista ! E tutte le porte si chiudono come per magia. Ti fanno terra bruciata intorno. Per un espatriato sono estremamente importanti i contatti con gli altri espatriati, per non essere solo, avere informazioni per inserirti in un nuovo paese, ecco io sono stata isolata.

Fino a sei mesi fa ho vissuto in hotel, se affittavo un alloggio avrei risparmiato 4/5 di quello che ho speso, ma avevo paura per la mia incolumità e quella di chi avrebbe diviso con me l’alloggio. Conosco i metodi che usano e volevo evitare che rovinassero la vita a qualcuno che non centrava niente. Pensavo se sto in hotel, c’è un sacco di gente, sono visibile è più difficile farmi sparire. E in parte è vero, ma non avevo considerato la corruzione che c’è in questo paese.

Continua nel prossimo post.

Repressione in Italia. 1.

dicembre 2018

Scrivo questo post perché’ sono in pericolo. Voglio salvarmi la vita. Non permetterò più a nessuno di violentarmi. E se mi succede qualcosa di peggio, voglio che si sappia la causa.

Sono in pericolo qui in Kirghizistan. Sono stata minacciata di morte e ora mi stanno facendo terra bruciata intorno. Stanno “lavorando” sulla mia reputazione. Gente che conosco qui, sempre gentile e sorridente, è un po’ di giorni che ha cominciato a evitarmi. Non mi salutano più, senza nessuna ragione. 

Sono comunista. Me ne sono andata dall’Italia dopo essere stata massacrata e aver tentato di denunciare quella feccia umana.

Quando sono partita dall’Italia, pensavo me ne vado, vado in qualche altro paese e ricomincio una nuova vita. M’illudevo.  L’Europa non è ancora finita, ma se c’è una cosa che funziona, perfettamente, è l’apparato repressivo europeo, e i suoi rapporti internazionali sono ottimi. In Kirghizistan non c’è neanche un’ambasciata italiana, in compenso tedeschi e francesi si occupano degli interessi italiani qui.

Qualcuno in Italia mi aveva suggerito di prendere un profilo basso. Di essere più invisibile possibile per salvarmi la vita. Sono tre anni che con il profilo “più basso possibile” me ne vado in giro da sola per il mondo, e alla fine mi sono impantanata qui in Kirghizistan.

Me ne sono successe di tutti colori, mi hanno drogata, narcotizzata come si è fatto sfuggire una persona, e violentata. (Precisazione: in tutta la mia vita non ho mai usato droghe, neanche ho mai fumato uno spinello e sono una donna piuttosto seria. Se qualcuno vuole capire come la penso io, può andare a leggere l’intervista di Clara Zetkin a Lenin sulla Questione femminile ). Hanno tentato di sequestrarmi, hanno minacciato di uccidermi e di buttarmi nel lago di Issy kul se non stavo zitta, mi hanno minacciato mille volte usando internet. Sono tre anni che dico a tutto il mondo che non faccio attività politica, e voglio solo essere lasciata in pace. Niente, tutto inutile.

ONDE PER CUI ORA RACCONTO COSA MI E’ SUCCESSO.

  1. Sono stata e sono perseguitata per le mie scelte politiche da oltre un quindicennio. In Italia, in Europa e in tutto il mondo è in corso una repressione feroce dei partiti dei lavoratori marxisti leninisti e non solo, anarchici o di chiunque altro possa mettere seriamente in discussione il sistema. Il tutto eseguito in modo feroce, ma mascherato.
  2. Il motivo per cui continuano a perseguitarmi anche qui, in Kirghizistan non è perché sono comunista. Si, c’è sicuramente qualche scemo locale che si presta con la scusa dell’anticomunismo, ma in realtà semplicemente per acchiappare i dollari o gli euro versati a pioggia dagli occidentali per corrompe e ottenere ciò che gli serve e violentare una donna che altrimenti non si potrebbero permettere. Se è vero, come temo e mi hanno detto, hanno imbastito un processo fasullo e mi hanno coinvolto costruendo prove false e non posso per ora verificarlo, poiché m’impediscono di chiamare in Italia, non è perché sono comunista.

Mi sono lambiccata il cervello a lungo, non capivo il perché, dopo avermi massacrato, ridotta come uno zombi, avermi fatto terra bruciata in torno, nel Partito e in ogni luogo, non mi mollavano.  

  1. A) In questo eventuale processo ottengono di distruggermi completamente la reputazione,  distruggere la mia credibilità, tanto da impedirmi di continuare di fare attività politica se tornassi in Italia.
  2. B) Mi utilizzano come pedina in un gioco che è più grande di me e in cui non centro nulla, e soprattutto visto che non ho sufficienti informazioni non sono neanche in grado di giocare.

Quello che ho capito è questo: Sono finita inconsapevolmente nello scontro tra apparati dello stato italiano e tra due gruppi economici e politici che in Italia si stanno facendo la guerra utilizzando tutti i mezzi possibili, stupri, ricatti, omicidi, scandali e compiono i crimini più efferati. Veri e propri predoni.

Violando la legge, i diritti costituzionali e i diritti umani delle persone, cosa di cui non gliene frega niente a nessuno.

In Italia e in Europa, non sono ancora finiti gli Stati Uniti d’Europa, ma se c’è una cosa che funziona oltre la Banca Europea è l’Apparato Repressivo europeo.

Apparato repressivo che assume varie forme. In Italia: polizia, carabinieri, servizi segreti interni e per l’estero, polizia politica, i servizi “coperti”, le associazioni a delinquere come la ex Gladio, militari, piccoli imprenditori e parassiti sociali vari che campano sui soldi messi a disposizione dello stato italiano e dalla NATO per reprimere il dissenso. Tutti quelli che ai tempi dell’ex Unione Sovietica erano impegnati nel fronte anti comunista si sono riconvertiti in spioni interni e massacratori di dissidenti e intanto si fanno la guerra tra di loro.

L’Ideologia, sono soprattutto fascisti e di destra, ma non solo, come mi fece presente qualcuno anni fa, sono tutti coinvolti, è solo una copertura per fare soldi sulla pelle altrui.

Dopo il crollo dell’Impero russo e la riunificazione tedesca con tutto quello che ha comportato nella geografia politica mondiale e lo sviluppo del dragone cinese che sta mettendo in discussione i rapporti internazionali, c’è stata un’accelerazione tale della storia che ha cambiato il mondo quanto una guerra mondiale e se per decenni chi faceva attività politica in un partito dei lavoratori marxista-leninisti come me non ha mai avuto problemi ora la questione cambia. Fanno lavoro preventivo, sanno quanto me che non sono lontani i tempi di una crisi profonda e generale del capitale com’è successo due volte nel ‘900. Il loro scopo è prendere il controllo dei partiti come il mio, per controllare i lavoratori in fasi di grandi movimenti di massa o momenti rivoluzionari. Sicuramente non è una cosa nuova, l’hanno fatto molte volte nella storia dell’ultimo secolo e mezzo. E’ nuovo per me e per i compagni del mio partito, fino a quando non è incominciato tutto questo eravamo passati indenni in tutto il disordine italiano grazie ad un uso intelligente degli spazi di libertà rimasti e che oggi si stanno chiudendo.

Io, sembro un catalizzatore di guai, in serie.  Ho compreso di recente perché avevo alle costole, servizi segreti italiani, tedeschi, francesi, turchi, kazaki e russi oltre ai kirghisi, gli ultimi “giustamente” perché stavo nel loro paese. Ho fatto inconsapevolmente una serie di errori.

Che cosa succede ai comunisti e non solo a loro, in Italia, nei particolari lo racconterò in un altro post. Avete presente la tanto disprezzata Corea del Nord burattino nel grande gioco tra le potenze, le dittature africane e di alcuni paesi asiatici, bene, probabilmente sono meno feroci con gli oppositori del loro paese. La repressione è mascherata, già perché nella pacifica e benigna Europa, patria dei diritti umani “non può venire alla conoscenza degli ignari” che gli oppositori oltre ad essere picchiati, sono torturati, stuprati, “le compagne stordite con droga e psicofarmaci date in uso a dei porci schifosi”. Ti distruggono la salute. Il lavoro. La calunnia è usata a piene mani. Ti distruggono la reputazione per impedirti di essere credibile nelle tue accuse. La prima cosa che fanno a una donna dopo averla violentata è farla passare per matta, poi per puttana e poi se non basta per prostituta.  Terrorizzano i famigliari, inducono persone a compiere dei crimini per poterli ricattare, e compiono una quantità di gravi crimini, violano i diritti costituzionali e i diritti umani, ma di questo parlerò più avanti.

Scriverò della complicità diffusa negli ambienti giudiziari, di magistrati, degli avvocati, certi giri della politica e dell’imprenditoria.

Alcune associazioni femminili che dovrebbero difendere le donne e invece le loro dirigenti si preoccupano di mettere a tacere le donne che “si ricordano”, come mi ha detto un’illustre avvocatessa a capo di un’associazione femminile “… c’era una che si ricordava… chissà dov’è adesso…?”, già che fine hanno fatto fare a quella donna che si ricordava e si era rivolta a loro per avere assistenza giuridica e aiuto?

Molti sanno esattamente cosa succede agli oppositori, tanto è vero che 9 avvocati ai quali mi ero rivolta, capito quale era la questione, si sono rifiutati con varie scuse di accompagnarmi in Procura a denunciare cosa stava avvenendo. Mi sconsigliavano, “Lasci perdere.” “Se li denuncia, la massacrano”, improvvisamente erano impegnati in processi importanti, altri semplicemente non rispondevano più al telefono.

Continua nel prossimo post.

Incontro con un maniaco… No, con un ruffiano o una spia di…

Oggi ero in un caffe come capita spesso, a scrivere sul computer il libro su cui sto lavorando. Mi si avvicina un uomo che avevo già visto qui e al caffe Sierra vicino all’ambasciata russa dove si ritrovano gli occidentali di Bishkek, è anche il caffè più controllato della città, perché lì si trovano turisti di passaggio, impiegati di vari uffici occidentali e spie.

Da quando sono arrivata in questa città, ho imparato un sacco su come agiscono le spie in questo paese al centro di quello che è chiamato “Il Nuovo Grande Gioco”. Se in un paese vai quindici giorni in vacanza non ti accorgi cosa succede, se come me sei qui da due anni, vivi in hotel e ostelli a lungo, frequenti i ritrovi degli occidentali cominci a capire.

Si avvicina, mi dice di essere ucraino, russo-ucraino. Mi parla in russo, che capisco poco, mi dice che fa il giardiniere, bidello, guardiano, assistente agli anziani e se posso cercargli un lavoro su internet. Ha un aspetto dimesso, ordinato, pulito. Il viso sembra quello di una persona normale. Io, ovviamente dico va bene. Ho lavorato tutta la vita per un partito di lavoratori, sono più che disponibile.

Cerco, su job.kg, gli trovo due lavori, per uno serve la registrazione e l’email, che lui non ha. Gli apro una casella di posta su gmail, gli scrivo sulla sua agendina l’indirizzo e la password. Mentre ero presa nella mia opera di “assistente sociale”, porco schifo, avevo notato uno strano movimento, ma ero troppo presa, non ho prestato attenzione. Per mia fortuna, gmail ha un problema. Penso che forse non prenda i dati in caratteri cirillici, allora vado a chiedere al personale del caffè, se mi danno un indirizzo di un altro motore di ricerca kirghiso o russo. Mi danno mail.ru, torno a sedermi al tavolo… e quell’uomo si tocca i genitali …  finalmente capisco.

Il miserabile bastardo si toccava e lo faceva ben in evidenza, qui di fronte c’è una bella telecamera che registra tutto il giorno, come in tutti i caffè di Bishkek. Appena capisco, gli dico di andarsene e racconto a tutti nel locale cosa è successo. Mi dicono è un MANIACO.

Non credo sia casuale.

Me ne sono andata dall’Italia dopo essere stata massacrata per le mie idee politiche e ho tentato di denunciare cosa era successo a me e non solo a me e i metodi che usano contro gli oppositori politici in Italia.

Andandomene pensavo di potermi ricostruire una nuova vita, ma mi sono illusa parecchio. I miei problemi politici mi hanno seguito. Qui non c’è un’ambasciata italiana, ma i tedeschi e i francesi fanno i loro interessi. Non so se è peggio essere perseguitati da fascisti dell’apparato repressivo italiano, da sbirri neonazisti tedeschi, da fascisti francesi o nazisti kirghisi o russi nipoti di ex aristocratici inviati qui da Stalin. La persecuzione che ho subito in italia è continuata qui, si è intrecciata e complicata dalla corruzione diffusa tra i kirghisi,  lo racconterò in un altro post.

Che cosa fai se vuoi screditare qualcuno che in Italia ha tentato di denunciare di essere stata violentata per ragioni politiche? Cerchi di farla passare per puttana, per matta e poi se non ti riesce per prostituta.

Il maniaco, ruffiano bastardo, è quello che voleva fare, davanti alle telecamere del caffè cosa fa, si tocca più volte, mentre gli cerco un lavoro su internet. Secondo voi chiunque avrebbe detto ok, ti aiuto, ti cerco il lavoro, ti apro un indirizzo di posta elettronica perdendo del tempo con un perfetto sconosciuto senza lavoro?

No, solo un pirla comunista come me!

E poi tira fuori in bella evidenza la sua agendina su cui io ho scritto il suo nuovo indirizzo e mail, come se gli avessi scritto chissà che. Insomma cercava di farmi passare per puttana.

Cosa fa un occidentale tutti i giorni seduta in un caffè al computer?

Un occidentale come me, SCRIVE. 

SCRIVO SCRIVO QUELLO CHE MI E SUCCESSO E MI SUCCEDE QUI OGNI GIORNO PERCHE’ SE MI CAPITA DI PEGGIO VOGLIO CHE SI SAPPIA LA CAUSA!

SONO COMUNISTA E FIERA DI ESSERLO. E VENGO DA 15 ANNI DI FEROCE PERSECUZIONE.

VENGO DALL’EUROPA “PACIFICA” “BENIGNA” “PATRIA DEI DIRITTI UMANI” dove lasciano morire nel Mediterraneo migliaia di persone che fuggono dalla guerra e dalla miseria e dove massacrano gli oppositori politici.

Ecco chi sono!

 

Il diritto delle donne alla maternità, l’ipocrisia della propaganda politica e l’immigrazione.

7 dicembre 2018.

Ieri su internet scopro che con un emendamento approvato dalla commissione di Bilancio, il Governo attuale abolisce l’obbligo all’astensione di due mesi dal lavoro prima del parto esistente finora a tutela della salute delle donne e del nascituro.

Mi sembrava impossibile, la notizia di tre righe non era chiara, ho pensato forse non ho capito io. Comincio a cercare in internet, non una parola o una riga in proposito. Ah respiro! Penso ho capito male, forse qualche cretino irresponsabile ha fatto la proposta e nessuno l’ha preso in considerazione.

Per scrupolo, guardo sul sito della CGIL, se mai avessero approvato una simile bestialità, lì, dovrei trovare qualcosa… Infatti un misero comunicato di neanche dieci righe annuncia la manovra. Con un tono dimesso, soft per non disturbare il governo al lavoro e il padronato che starà gongolando e facendo salti di gioia.

 “… in una nota, Loredana Taddei, responsabile Politiche di genere della Cgil nazionale”.

“Quanto proposto – incalza la dirigente sindacale – mina la libertà delle donne, soprattutto di quelle più precarie e meno tutelate, che in Italia, purtroppo, sono sempre più numerose e rischierebbero così di trovarsi di fronte a veri e propri ricatti del datore di lavoro”.

“Quanto previsto in merito al congedo per le neomamme lavoratrici – conclude Taddei – è un ulteriore colpo ai diritti delle donne, alle loro tutele, per questo chiediamo che nel passaggio al Senato questa norma venga modificata”.

Sono senza parole, se non è il sindacato a difendere il diritto delle donne all’astensione dal lavoro durante la maternità, chi deve farlo?

Passeranno quattro o cinque anni o meno prima che le statistiche cominceranno a rilevare l’aumento delle morti per parto delle madri e dei bambini?

Leggevo sul sito del Ministero della Sanità che la prima causa di morte sono le emorragie, 43,6% dei decessi, poi disordini ipertensivi e trombo-embolie.

Sicuramente la gravidanza non è una malattia, ma certamente è un momento della vita in cui è necessario avere particolare cura di se stesse.

Avete mai guardato le donne negli ultimi due mesi di gravidanza con che difficoltà si muovono?

Provate a mettervi nei panni di una donna incinta all’ottavo o al nono mese costretta a lavorare 8 ore in fabbrica o in un ufficio cosa può significare per il suo fisico e per il bambino che porta in grembo.

Inoltre questo è un momento di particolare debolezza dei lavoratori, un simile emendamento alla legge mette le lavoratrici in condizioni di essere ricattate. Per conservare il posto di lavoro rischiano di mettere in pericolo la propria vita e quella del nascituro.

In Kirghizistan le donne hanno diritto a due anni d’astensione dal lavoro senza perdere il posto di lavoro. Quel che rimane della legislazione per la tutela delle donne in epoca sovietica.

Qui in realtà la situazione è tragica: muoiono 48 donne ogni centomila nati vivi. In Italia muoiono 9 donne ogni centomila nati. Sempre troppo, ma per nostra fortuna da noi la sanità per certi versi funziona. In Kirghizistan la Sanità è disastrosa.

L’anno scorso cadendo sul ghiaccio sono finita due volte in ospedale e mi sono fatta un’idea: da un lato un medico scrupoloso, dall’altro personale non molto sveglio o tipico impiegato dell’amministrazione pubblica uguale in tutto il mondo, della serie facciamo il meno possibile,  se non fosse che si occupano di esseri umani e non di sassi, visti i loro stipendi avrebbero anche ragione.

Essendo io un’ affezionata (!) cliente del CTO (Centro Traumatologico) di Torino e ospedali limitrofi a causa della quantità industriale di fratture e distorsioni avute nel corso del tempo, sono rimasta impressionata dalle attrezzature obsolete.

In una delle visite ho assistito a una cosa assurda: era gennaio, tutto il mondo ghiacciato, spessi lastroni di ghiaccio sui marciapiedi, ghiaccio fino alla porta dell’ospedale. Avevo pensato, va bè che forse non hanno i soldi per pulire i marciapiedi, ma almeno il sentiero che porta all’ingresso della Traumatologia dell’ospedale potrebbero pulirlo. Ghignando avevo pensato, forse è il metodo per procurarsi altri clienti. Con il mio braccio ingessato entro facendo ben attenzione dove metto i piedi, è tutto bagnato e scivoloso. Nella sala un ragazzo accompagna la madre con un braccio fratturato, sempre il ghiaccio. Entro per la visita di controllo. Esco e trovo il ragazzo tutto sporco di sangue, con il naso rotto e si tiene il braccio, forse rotto anche quello… è caduto salendo le scale per andare al piano superiore! Una scala interna, marcia d’acqua e di ghiaccio.  Tutto questo spiega perché 48 donne muoiono di parto su centomila nati vivi.

Personalmente non sono per niente interessata a chi va al governo. Da molti decenni in Parlamento non si decide più nulla, si limitano a rettificare decisioni prese altrove: nei consiglio d’amministrazione delle aziende, delle banche e ha livello europeo. Chi vince le elezioni (momento utile a comprendere la tenuta delle idee dominanti) se vuole mantenere il “cadreghino” in Parlamento e tenersi stretti stipendi d’oro, privilegi e relative pensioni a spese dei lavoratori devono portare avanti ciò che serve in quel momento alla classe dominante.

Però dovrebbero esserci dei limiti alla sfrontatezza. Che la propaganda politica dei vari partiti è, uno sbraitare slogan e “un gioco a chi le spara più grosse” e un “dagli agli immigrati”, per spaventare la gente preda dell’incertezza, distrarla dai problemi reali: peggioramento delle condizioni di vita, salari bassi, riduzioni delle libertà in nome del terrorismo.

Salvini nelle interviste si preoccupa delle culle vuote… e poi il suo governo fa passare un emendamento che limita il diritto delle donne alla salute e alla maternità è veramente una faccia di bronzo rappresentativo della diffusa ipocrisia.

Lo è, perché sostiene nell’intervista riportata dalla testata LINKiesta e da altri giornali che la precarietà svuota le culle, cosa verissima, e altrettanto vero che ogni culla vuota è un immigrato in più. Infatti, da noi c’è un tasso di fertilità di 1,37 figli per donna, e gli immigrati vengono a riempire i vuoti lasciati tra le file dei lavoratori dalla crisi demografica. Sono necessari e lo saranno sempre di più in futuro, quindi tutta la demagogia contro gli immigrati è semplicemente funzionale a raccogliere consenso tra piccoli commercianti, imprenditori, pensionati, lavoratori, spaventati e frustrati di fronte all’erosione dei loro conti in banca, alla disoccupazione e alla precarietà.

Senza dimenticare che l’umanità è storia di emigrazioni, dalla fine dell’800 e per un secolo oltre 18 milioni di italiani  furono costretti a emigrare per dar da vivere a se stessi e ai loro figli. Nel mondo ci sono dai 60 agli 80 milioni di loro discendenti. Mio nonno, dei prozii, e mezzo paese di dove sono originaria, migrò nelle Americhe e in Francia. Qualcuno emigrò per problemi politici, perché erano antifascisti e perseguitati, ma la maggior parte emigrò per migliorare le proprie condizioni vita.  Con il loro lavoro arricchirono il paese d’adozione e con le rimesse alle famiglie svilupparono il paese d’origine.

Io sono fiera di esse la nipote di un uomo che lasciò la sua terra, la sua famiglia, per andare a lavorare a decine di migliaia di chilometri lontano per migliorare la sua vita e quella dei suoi figli. 

Non mi ricordo chi l’ha scritto ma è indubbiamente vero: Chi parte, chi emigra è tra gli elementi migliori di un paese e della specie umana. Sono i più coraggiosi, i più determinati, quelli che amano le sfide, quelle vere, quelli che si mettono in gioco, quelli che sono disponibili ad affrontare mille difficoltà per migliorare se stessi e garantire un futuro migliore alle loro famiglie.

E’ la precarietà che svuota le culle. Giusto, quindi migliori salari, migliori condizioni di lavoro, asili e scuole materne gratis, tutela della salute nei luoghi di lavoro.

Questo riguarda tutti i lavoratori  uomini e donne, i figli si fanno insieme, e quello che svuota le culle è la precarietà d’entrambi.

 

La bufala dell’archetipo della Grande Madre, libro di cucina e repressione.

Venere di Willendorf

Devo ammetterlo sono stata sempre affascinata dalle statuette paleolitiche delle Veneri o dee o donne tettone, panciute e con dei fianchi che neanche mia nonna aveva. Non da sempre, ma da quando cercavo di avere un figlio, mi intenerivano, erano l’antichissima rappresentazione della maternità, della riproduzione della specie.

Mi piacevano i megaliti maltesi con le sculture femminili ciccione, sospetto che Botero per le sue figure sia partito da lì! La Venere di Willendorf, la Venere di Lespugue, mi parevano bellissime. Passavo quasi ogni giorno in una viuzza del centro storico, mi fermavo sempre davanti alle vetrine di un negozio d’oggettistica che aveva in vetrina una piccola Venere, non so quale, era stupenda.

E quando lessi, molti anni fa, dell’archetipo della Grande Madre mi piaceva un sacco. Non avevo capito gran chè su quali ideologie si appoggiava il mito. Più o meno consapevolmente mi sembrava una rivincita delle donne e una conferma del Matriarcato. Di quella fase della storia umana in cui il ruolo della donna era centrale nelle società di cacciatori e raccoglitori. Con lo sviluppo della proprietà privata le donne non ebbero mai più un ruolo simile. Non fa testo la singola donna. La questione femminile irrisolta non è la soluzione individuale più o meno vincente di una singola donna, ma il ruolo delle donne in generale in una società.

Quando su internet ho letto che la storiella dell’Archetipo della Grande Madre era una bufala e che l’archeologa Marija Gimbutas nascondeva o faceva sparire le statuette maschili per evidenziare la scoperta delle Veneri o figure femminili paleolitiche o neolitiche per confermare le sue tesi, un po’ ci sono rimasta male… alla faccia della serietà scientifica!

Se è vero, gli mancava qualche rotella o era una donna disgustosa.

Credo di aver capito e rifiutato il ruolo che questa società impone alle donne a sei anni, quando mia nonna mi prese dalle mani un libro che mi avevano regalato, e di cui ero fierissima, per darlo a mio cugino, maschio, di tre anni più vecchio di me. Io strillai, protestai, lei mi disse: “Lui è un maschio”. Andai piangendo da mia madre, che per mia fortuna s’incazzo come una belva con mia nonna e mandò mio padre a recuperare il libro.

In quel momento capiì alcune cose fondamentali: I maschi erano dei privilegiati. Io valevo quanto loro se non di più.

Mi confrontavo con mio cugino di cui ero segretamente innamorata e concludevo che lui per quanto bello e simpatico di sicuro non valeva più di me e di sicuro non avrei permesso un’altra volta che mi portassero via un libro. Potevano portarmi via una bambola, ma mi strapparono dalle mani un libro… avevo una curiosità e una sete di conoscenza infinita e mia nonna fece il più grosso errore della sua vita nel cercare di tarparmi le ali. Mi confermò con forza e determinazione ad andare per la mia strada. E capii che ci sono donne che accettano la loro oppressione, per ignoranza, per cultura, per paura.

Intorno ai vent’anni avevo letto diversi libri sull’origine della famiglia, delle forme sociali, sul ruolo della donna, sull’oppressione femminile e ne avevo tratto una serie di conclusioni. La questione femminile non è solo un problema femminile, ma di classe. La condizione femminile è il risultato dello sviluppo storico e ed è legato strettamente alla forma sociale in cui viviamo, quindi o cambi la società o non risolvi la condizione di oppressione delle donne. Per cui mi ci sono dedicata tutta la vita. Sono diventata marxista-leninista partendo dalla condizione femminile, e dal dolore che sentivo nella gente intorno a me (ma questa è ancora un’altra storia). E se per un po’, pur consapevole di questo, mi ero detta: ”Va bè, la condizione femminile non è risolta, ma io la mia personale condizione di donna me la risolvo” E così feci. Vita interessante, attività politica, bel lavoro, viaggi, crescita personale senza grandi limiti.

Poi FULLSTOP.

Finisco nelle maglie dell’apparato repressivo del mio paese perchè membro di un partito di lavoratori e la prima cosa che fanno mi massacrano come donna. Violenze, torture fisiche e psicologiche, calunnie, terra bruciata intorno  perchè mi sono rifiutata di tradire i miei ideali.

Dopo decenni la conferma: ho passato la vita a fare quello che pensavo fosse giusto e che volevo, per qualche decennio non le donne in generale, ma alcune donne come me, molte donne, si sono tenute strette una serie di conquiste e libertà ottenute con le lotte degli anni ’60, poi cambiano i tempi storici e la prima cosa che fanno con la scusa che sei un oppositore del sistema, ti massacrano, cercano di annientarti come donna. Su di te si accaniscono particolarmente, come mi ha detto qualcuno “con te hanno proprio esagerato un po’….” perchè vuoi cambiare il mondo, ma soprattutto sei una donna ribelle, che non vuol dire sei una che fa casino, sei arrogante, No: SEI UNA CHE VA PER LA SUA STRADA e non te ne importa un fico di cosa dice un uomo, se non ti dimostra che le sue affermazioni sono intelligenti e motivate.

Sei doppiamente colpevole: donna e comunista.

Sto scrivendo un libro di cucina, o perlomeno era iniziato così, dopo avever scoperto che qui in Kirghizistan non c’è un libro di cucina italiana, veramente ci sono pochi libri in generale. Credo sia da imputare all’origine nomade di questa gente. Bishkek la capitale ha solo 125 anni di vita, ci sono biblioteche, ma quelle che ho visto sono scarsine. Non so cosa diventerà questo libro, cucina, memorie, diario di vita e di viaggio, però sicuramente è un buon sistema per riflettere.

Volevo scrivere le ricette tradizionali italiane, descrivere i piatti semplici della cucina di montagna della mia infanzia, i piatti che ho mangiato in giro per l’Italia  e in questo viaggio. Questa mattina volevo cucinare gli gnocchi alla sorrentina per farli conoscere alla mia coinquilina kirghisa e perché sto provando tutti i piatti che inserisco nel libro. Alcuni non li cucino da anni, altri non li ho mai cucinati e solo mangiati, ma ne ho memoria del gusto, dei profumi e dei colori.

Ho cominciato a preparare gli gnocchi, mi mancava il basilico fresco, quello secco non mi piace, al grande supermercato sotto casa, tra i più forniti della città, non avevano il Parmigiano, poi la cucina a gas ha cominciato a crearmi problemi, alla fine ho messo il sedano e le erbe di Provenza, mozzarella e un formaggio russo non abbastanza stagionato, ho spento il forno e li ho rimessi in padella e alla faccia della ricetta originale sono venuti buoni!

Ho sempre pensato di avere un fondo di me tradizionalista, conservatore, la cosa fa ridere visto la vita che ho condotto. Questa parte per fortuna finisce in mare alla prima occasione, quando mi limita. Come la ricetta degli gnocchi. Ho sempre messo in discussione tutto. Senza risparmiare niente a me e a tutti gli altri che ho incrociato nella vita. Ho sempre pensato che la verità è rivoluzionaria, chi vuole cambiare il mondo, non ha niente da perdere a solo da guadagnare da un mondo nuovo, e non ha bisogno di nascondere niente a se stesso e agli altri, non ha niente da conservare di una società  come questa che mistifica tutto, storia, idee, realtà per la sua conservazione. In cui la gente senza prospettive si stordisce in mille modi per non vedere lo schifo che la circonda. E visto che una come me fa quello che crede giusto, incredibile ma vero, non ha niente da nascondere, ne da vergognarsi. E sa inquadrare cosa le capita nella vita per quello che è,  non una questione personale, ma politica.

Sì, sono una di quelle stronze coerenti. E pensavo fosse doveroso e normale, fino a due o tre anni fa, poi ho compreso che non lo era e che la mia coerenza a fatto incazzare un sacco di gente e non sto parlando solo di nemici.

Nella specie umana c’è un forte istinto alla conservazione dell’esistente, superato solo nei momenti in cui l’esistente mette a rischio la sopravvivenza della specie, o ne frena lo sviluppo e allora ci sono i grandi ribaltoni storici come la Rivoluzione francese o l’Ottobre russo.

Ho letto molti libri, tra quelli di narrativa che mi sono piaciuti molto, c’è il libro di Roy Lewis “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene”, nell’introduzione un diplomatico inglese dice che per il gran ridere ha rischiato di cadere dal cammello mentre viaggia in un deserto dell’Africa settentrionale! Avevo vent’anni quando lo letto, non sono caduta da un cammello, perché ero a Torino, seduta sul mio letto, ma mi sono scompisciata dalle risate.

Quel libro raccontava con ironia lo sviluppo della specie e mi rappresentava. Descriveva il confronto/scontro tra il conservatore e l’innovatore. Com’è accaduto spesso nei momenti cruciali della specie umana ha vinto l’innovatore, ma appena ha compiuto il suo ruolo di far progredire la specie umana: scopre il fuoco e mille altre cose, i suoi stessi figli lo uccidono perché lui vorrebbe andare ancora avanti, ma per il momento il traguardo raggiunto è sufficiente all’Orda; mi viene in mente Robespierre, rivoluzionario borghese conseguente, dopo il cosiddetto Periodo del Terrore che costo 2000 morti all’Aristocrazia, fu fermato dalla stessa borghesia che aveva ormai raggiunto il suo scopo: conquistare il potere politico, e liquidare l’aristocrazia. Per togliersi dai piedi chi guardava al futuro e cominciava a intravvedere un’altra prospettiva fece più di 15000 morti.

Tornando al Matriarcato, non so esattamente come in futuro risolveremo nella pratica la questione femminile, ma so che è necessario e urgente. E’ indecente e pura barbarie ciò che succede ogni giorno alle donne nel mondo.

Non si tratta solo degli omicidi, le violenze, gli stupri, le percosse, il terrore in cui vivono molte donne, o i salari più bassi di quelli degli uomini, la sottomissione a cui sono soggette, considerate esseri inferiori e con pochi diritti, quello che mi fa veramente incazzare è che oltre metà della popolazione umana deve chinare la testa di fronte a delle condizioni umilianti e completamente sbagliate.

Sono queste donne intelligenti che accettano la loro sottomissione, schiave non dubitano che la loro condizione sia sbagliata e non si ribellano, non rivendicano quelli che sono diritti fondamentali, buoni per qualsiasi essere umano, ma non per le donne.

E non è solo il velo mussulmano che nasconde la schiavitù mentale e culturale di molte donne. Qui in Asia le peggiori bestialità che ho sentito dalle donne, spesso simili a quelle europee, parole che pensavo non avrei mai più sentito nella mia vita, mi sono state dette da donne “emancipate”, bel lavoro, studi giusti, viaggi in Europa, vestiti europei, niente velo, ma come da noi molte donne, hanno scambiato il diventare oggetti sessuali, bambolone a disposizione di maschi ritardati, con l’emancipazione.

Non stupisce neanche troppo, viviamo in un mondo, dove spesso la licenza è spacciata per libertà: ti droghi sei libero, tratti le donne come pezze da piedi o come giocattoli perché sei libero, corri dietro le mode più sceme e sei libero, ripeti come un robot le quattro idee dominanti diffuse da giornali e televisioni e credi di essere un libero pensatore, anzi pensi di essere originale. Giustifichi la violenza sulle donne e  pensi di essere un uomo come si deve. No, non lo sei. Sei complice.

Il 25 novembre c’era su internet una quantità di post di uomini incazzati, uomini che dicono di essere dalla parte delle donne, come quelli che dicono “… non sono razzista, ma…” e appena aprono la bocca viene fuori tutto il loro razzismo, incazzati perché se ne parla “troppo”.

Non è mai troppo denunciare le violenze, la condizione di oppressione.

Le chiacchere degli ultimi mesi sulle attrici, vittime di violenze, o avance non desiderate possono essere un problema marginale perché le attrici sono un’infima minoranza, ma in questo periodo sono state la punta dell’ iceberg delle milioni di donne che subiscono violenza, hanno bassi salari e pessime condizioni nel luogo di lavoro.

Ed è significativo che in un momento in cui le condizioni delle donne sono particolarmente gravi, i giornali si occupano delle attrici, è la stessa cosa di qualche anno fa, dove c’era il problema della legalizzazione delle coppie e famiglie di fatto, e i giornali si occupavano delle coppie gay e dei diritti dei gay e si guardavano bene di affrontare la questione reale che coinvolgeva centinaia di migliaia di persone e metteva in discussione la famiglia cattolica.

Fai una gran cagnara per un problema minimo, un ottimo sistema per distogliere l’attenzione da una questione grave e importante che non vuoi affrontare.

Non mi passa neanche lontanamente nel cervello il pensiero che per gli uomini oggi sia rose e fiori, ma vorrei ricordare che le donne subiscono una doppia oppressione, una come donne e l’altra come lavoratrici. Ed è fondamentale il sostegno degli uomini in una lotta che li riguarda entrambi.

 

 

Trekking a Tash Rabat e dintorni.

Agosto 2018.

Sabato mattina siamo partiti per la montagna. Vivendo tra le montagne del Thian Shan c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Questa volta sono andata a vedere il  monastero nestoriano e poi caravanserraglio di Tash Rabat. A sud/est del Kirghizistan. Costruito prima del 9° secolo, si trova in una gorgia laterale del percorso dell’Antica Via della Seta, sulla strada del passo Torugart, ( a 84 km) sul confine con la Cina, passaggio obbligato per Kashgar. E’ uno dei due passi che dal Kirghizistan portano in Cina. Dall’autunno alla primavera è bene informarsi perché non sempre sono aperti a causa della neve, frane ecc.

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Tash Rabat e a sn. i gabinetti stile “Pra la Grangia”

Le strade principali sono generalmente buone, mentre le secondarie non sono asfaltate, a volte lo sterrato è buono altre volte no.

Siamo arrivati a destinazione dopo circa 8 ore di viaggio da Bishkek passando davanti al canyon Boom, si attraversa un colle a 3030 m. e si prosegue per Naryn poi dritti verso il confine cinese.

La nostra comitiva si è fermata per visitare At-Bashi (Ат Башы) centro amministrativo della regione di Naryn. La prima tappa è all’ingresso del distretto. Entrando in certi territori, sulle colline, ben in evidenza, ci sono dei monumenti, dei guerrieri o come qui a At Bashi, un cavallo, essi sono il simbolo del clan che domina su questa terra, indicano che stai entrando nel loro territorio. All’ingresso dei villaggi o cittadine ci sono delle vistose “porte” con il nome del luogo.

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Il cavallo che segna l’ingresso al distretto di At-Bashi.
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Areo e carro armato russi alle porte di At-Bashi (testa di cavallo) un tempo città con importante base e industria militare.
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“Porta” di At-Bashi, il significato è Testa di Cavallo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La testa di cavallo simboli di At Bashi.

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Monumento dedicato al Maestro di Manas il guerriero-leggenda simbolo del Kirghizistan.

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Bambine kirghise giocano lungo “la bialera” a AT-Bashi.
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Negozio al bazar di At-Bashi.

A Tash Rabat ci sono in tre punti differenti le yurte. Le tende rotonde dei nomadi kirghisi. Finalmente ho dormito in una grande tenda bianca colorata all’interno, 5 posti letto, tanti tappeti e una vecchia stufa, indispensabile per riscaldarsi nelle fredde notti dell’alta montagna.

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Tash Rabat.
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Yurte a Tash Rabat.
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Tash Rabat. Interno di una yurta a due letti.

Qui vivono due famiglie di allevatori di yak, anche d’inverno! A 3200 metri. Pensavo che ci fosse molta neve invece fa talmente freddo, che nevica “poco”. Normali sono i -50 gradi, come la Siberia! Non sono ancora riuscita a vedere uno yak, speravo, ma agosto a 3200 m. fa troppo caldo per loro, allora lì portano su sulle cime. Probabilmente riuscirò a vederli se andrò sul Pamir.

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Corridoio d’ingresso a Tash Rabat.

Lo scisma tra i cristiani di Roma, di Costantinopoli, e di Kiev con la teologia aveva poco a che vedere, il problema era il controllo di quello che rimaneva dell’Impero Romano d’Oriente. Il nocciolo teologico della questione era la figura di Cristo, per i seguaci del vescovo Nestorio (381-451), in Cristo esistevano due nature separate, una umana e l’altra divina e Maria non poteva essere definita “Madre di Dio” perchè solo madre della parte umana del Cristo. Il concilio di Efeso nel 431 condannò i nestoriani come eretici, fuggiti verso oriente, ebbero l’appoggio dei Persiani in funzione anti-bizantina e si diffusero in Persia, Asia Centrale, India e Cina. Cominciarono a perdere d’importanza con la diffusione dell’Islam.

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Tash Rabat. Dentro la grande sala centrale sotto la cupola.

Il Monastero e Caravanserraglio di Tash Rabat furono un luogo di culto e rifugio dei seguaci di Nestorio.

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Tash Rabat. La grande cupola. Alla base della cupola si vedono delle nicchie con i resti d’intonaco. L’interno doveva essere ben diverso qualche secolo fa.

Tash Rabat era il primo caravanserraglio, luogo di sosta delle carovane, sulle montagne del Thian Shan, dopo il passo Torugart e il terribile deserto Taklamakan, il deserto nel quale furono trovate le mummie del Tarim, che confermavano la presenza di popolazioni indoeuropee qualche millennio A.C. Nell’antichità vi erano città-oasi ormai scomparse, i viaggiatori temevano il passaggio in questo deserto, arido e infuocato, dove morivano a centinaia, la paura fece fiorire molte leggende sulle voci degli spiriti dei morti portate dal vento.

Noi oggi immaginiamo l’antica via delle seta, esistente tra il 3° sec. A.C. e la fine del XVI sec. D.C., come un’unica via, dalla Cina al Mediterraneo, in realtà era una rete di strade su cui fiorirono città importanti, insediamenti commerciali, bazar, caravanserragli dove si scambiavano spezie provenienti dall’India, preziosa seta dalla Cina, oro, argento dall’Iran, ceramiche da Afrosylab, animali e uccelli esotici.

Le carovane di uomini, cammelli e cavalli attraversavano deserti, il Taklamakan, l’Ak-Tala, Kara-Kum e Kuzyl-Kum, si fermavano nelle oasi, superavano i passi ghiacciati del Thien Shan o del Pamir, attraversavano fiumi come l’Oxus, o le sconfinate steppe e con le merci portavano idee e nuove religioni, l’Asia Centrale era una delle zone più tolleranti e aperte del mondo antico.

L’importanza dei commerci causò invasioni, battaglie, intere regioni ridotte in cenere, città, come Samarcanda rasa al suolo, rifiorirono tanto era strategica la loro posizione. Il Kirghizistan era la porta occidentale della Cina.

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I resti delle antiche mura di Koshoy-Korgon. Foto di Wikipedia.

A  circa 3 ore di strada, 170 km prima di Tash Rabat a  Koshoy Korgon  nel distretto di At-Bashi c’è un piccolo museo e i resti delle fortificazioni di una città lungo la via della Seta, qui si fermavano le grandi carovane che arrivavano dalla Cina e andavano verso l’Uzbekistan e il Mediterraneo o verso il Kazakistan o la Mongolia e poi verso il Nord.

I fedeli e mercanti nestoriani preferivano fermare le loro carovane a Tash Rabat. E’ affascinante questo edificio fortificato, in pietra con una cupola rotonda che sovrasta la stanza centrale, altri vani laterali accoglievano i viandanti, le derrate alimentari, due lunghe sale s’ipotizza fossero i luoghi di preghiera e c’è anche una prigione: un buco in terra, piccolissimo, dove poteva stare una sola persona, era chiuso da un’enorme pietra con un foro in mezzo, attraverso il quale veniva passato il cibo per il prigioniero.

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Tash Rabat. La pietra che copriva la cella della prigione.

Mi si sono rizzati i capelli in testa al commento di una della comitiva: “… serviva a tenerli tranquilli!”.

Sono passati più di mille anni… e l’affermazione di quella somara conferma la convinzione di un mio conoscente “…viviamo tempi in cui abbiamo di fronte un nuovo Medioevo.” La prigione come sistema di controllo degli “irrequieti”: manifestanti, dissidenti, emigranti, comunisti, neri delle periferie delle metropoli, zingari, femministe, ecc., ecc., ecc.

Dopo la visita, abbiamo iniziato a seguire il sentiero che sale a sinistra dietro il monastero nestoriano e va su dritto verso la montagna. Un paesaggio mozza fiato ci ha circondato lungo il percorso. Da 3200 metri siamo arrivati a 3700 metri. Il primo pezzo sale su deciso poi prosegue lungo le creste.

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Tash Rabat. Salendo verso le creste. Altitudine 3700 metri circa.

E’ facile, le pendenze sono lievi. Ero con gruppo di 9 francesi, il più giovane aveva 50 anni, era gente che si preparava per fare un 4100 metri in Cina. Poi siamo scesi di qualche centinaio di metri per raggiungere un pianoro che un tempo doveva essere un ghiacciaio, fino ad un torrente, l’abbiamo attraversato a cavallo per raggiungere una specie di alpeggio in un’altra gorgia. Qui abbiamo fatto un pic-nic con le vivande portate da un uomo a cavallo.

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Tash Rabat. Il cavaliere porta vivande.

Faceva un freddo cane ed eravamo bagnati marci!

Siamo partiti con un  bel sole. La gita era di circa cinque ore, dopo circa tre mentre eravamo sulle creste, ha cominciare a salire un vento di quelli forti e pungenti, si vedevano i nuvoloni neri in arrivo, la guida ha deciso di farci scendere velocemente di qualche centinaia di metri poi ha cominciato a piovere. Una pioggia sottile neanche troppo fastidiosa, ma sopra i 3000 metri quando piove fa freddo.

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Mentre scendevamo dalle creste molti gipeti, grandi avvoltoi e aquile volavano bassi sulle nostre teste in cerca di prede, le marmotte di guardia con fischi acuti lanciavano l’allarme al nostro passaggio e mentre fotografavamo gialle orchidee alpine.

Finito il pic-nic abbiamo attraversato un bellissimo pianoro, in una gorgia spettacolare. E qui ha cominciato a grandinare di brutto, raffiche violente di sassi ghiacciati che in faccia fanno un male cane, ogni tanto non si poteva più proseguire tanto era violenta la grandinata. I branchi di cavalli che ogni tanto incontravamo si tenevano vicini verso i fianchi della montagna e in cerchio per proteggere i puledri, per un’ora abbiamo proseguito a testa bassa fino alla fine della lunghissima gorgia dove ci attendeva il pulmino per riportarci a Tash Rabat.

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Siamo arrivati al mini bus,  dire: ” eravamo fradici…” è essere ottimisti!

Ho bagnato persino i cambi di vestiario che avevo nello zaino, ero infangata fino alle ginocchia, però il posto era splendido e ci tornerei domani… con un bel sole!

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Fiore di montagna. Sulle creste sopra Tash Rabat.

Trekking a Saimaluu Tach. Kirghizistan.

Ho passato tre giorni tra le montagne del Sud del Kirghizistan.

Abbiamo attraversato il paese da Bishkek, la capitale, fino a Naryn, poi invece di proseguire per il confine cinese siamo andate ad ovest, verso Kazarman a circa 150 km da Zalalabad ( o Jalalabad) confine con l’Uzbekistan. Eravamo quattro donne, dovevamo controllare il percorso verso Saimaluu Tach, uno dei trekking di preparazione, di acclimatazione, prima di affrontare il Pamir e il picco Domachii alto 5130 metri.

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Dintorni di Naryn.

Andando verso sud il paesaggio cambia continuamente, si passa attraverso zone climatiche molto diverse, è quasi incredibile per un’europea come me la varietà delle montagne, degli altopiani, i colori, i deserti e le vallate verdi circondate da montagne di varie forme completamente brulle, secche. Sono evidenti i movimenti della terra, ci sono alte montagne, montagne basse tondeggianti, altre sembrano dei cappelli appoggiati uno a fianco all’altro, altre sono morene lunghissime perfettamente tronche, come fosse passato un falegname con una pialla! Ci sono dei canyon sotto il livello del terreno, formazioni carsiche, onde di terra tagliate e colorate, valli verdissime nel deserto. Abbiano attraversato tutto il deserto di Ak-Tala, il deserto bianco… in realtà l’altopiano era verde, perché quest’anno ha piovuto tanto, dove di solito c’è erba secca e gialla c’erano distese di erba verde!

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Sullo sfondo la città di Naryn. Il fiume Naryn è uno dei due fiumi che va a formare il Syr-Daria.

Mi ha entusiasmato vedere cosa a prodotto il movimento della crosta terreste…

Devo ringraziare quattro cretini che ci hanno dato un’indicazione sbagliata, se ho visto un percorso tra le montagne bellissimo. I deficienti ci hanno fatto allungare il percorso di oltre 6 ore… tutto su sterrato, il viaggio doveva durare otto ore invece ne abbiamo fatte quattordici di ore. Mentre ci allontanavamo con il fuori strada mi ero voltata, avevo visto che stavano sghignazzando… Bisogna avere le pigne in testa per fare una cosa simile. Centinaia di chilometri tra le montagne, dove s’incontrano solo cavalli, qualche mucca e piccoli asinelli che stanno comodamente in mezzo alla strada e qualche rara yurta con tanti bambini curiosi che corrono felici a vedere e a dare il benvenuto a chi arriva.

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Una piccola moschea tra le montagne

Il nostro percorso in fuoristrada e stato tutto tra i 2000 e i 3030 metri.

Fino a Naryn, le strade sono asfaltate, poi sono dei begli sterrati, quando ci siamo accorte dell’errore, erano le 7 di sera, Natacha, la nostra guida e autista, tostissima donna, nascosta dietro un aspetto di delicato fiore femminile,  guidava da 10 ore, eravamo vicini a una miniera d’oro, un tempo importante, ora il villaggio nato intorno alla miniera è in decadenza. Grandi camion diretti alla miniera ci sfioravano nel tramonto.

Arrivati a Kazarman, abbiamo cenato e poi veloci a dormire, alle 6 dopo colazione siamo partite verso la nostra meta: Saimaluu Tasch.

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La nostra meta là sullo sfondo.

Abbiamo raggiuto dopo qualche chilometro tra le montagne delle yurte, dove ci attendevano le guide con i cavalli.

Dalle yurte siamo scese di qualche centinaio di metri verso un impetuoso torrente di montagna, lo abbiamo attraversato una prima volta su un traballante ponte tibetano, accomodato al momento dalle guide, poi di nuovo più avanti, questa volta a cavallo, perché era impossibile farlo a piedi. Poi per un’ora e mezza il sentiero saliva lentamente prima di diventare ripido.

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Io ero scoppiata. Non riuscivo a respirare, mai successo prima nella mia vita… ma dopo  quasi un anno senza muovermi, non è strano. Non ero allenata, ero stata in montagna solo due volte, e una volta per buona parte del tempo l’avevo passata a mangiare trote!

Sono partita dai circa 800 metri di Bishkek per arrivare intorno ai 2000 m. di Kazarman e poi cominciare a salire. Ho resistito un’ora e mezza, poi per non essere d’intralcio alle altre che erano lì per lavoro, ho deciso di montare a cavallo, non avevo mai fatto un trekking a cavallo… mi è piaciuto un sacco!

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Sul nevaio.

I cavalli in fila erano tranquilli, ho fatto delle belle foto, per tre ore mi sono goduta il paesaggio comodamente dall’alto di una sella. Siamo passati in mezzo all’erba alta, la flora che da noi è alta cinquanta centimetri, qui è alta 2 metri, abbiamo attraversato un grande nevaio, ripidi pendii erbosi e alla fine siamo arrivati a 3600 m. su un piccolo pianoro circondato dalle cime.

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Il “mio” cavallo può finalmente mangiare l’erba senza essere strattonato.

A metà strada abbiamo incontrato altre guide con i cavalli che stavano pulendo il sentiero e tagliando l’erba e abbiamo cambiato le guide.

In tre abbiamo fatto buona parte del percorso a cavallo, solo la nostra chef, Natacha, responsabile dell’agenzia la maison du voyager   ha fatto tutto il percorso a piedi.

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Famosa questa pietra simbolo degli antichi riti in onore del sole.

Arrivati a 3600 metri abbiamo lasciato i cavalli, di fronte a noi una pietraia saliva verso il colle, abbiamo passato l’ora successiva tra i pietroni alla ricerca dei Petroglifi, le iscrizioni rupestri, le più antiche hanno migliaia di anni e testimoniano il culto del sole degli antichi abitanti della regione, Sciti. Ci sono incisioni evidentemente di varie epoche successive: cervi con le grandi corna ricurve,  ghepardi delle nevi,  i serpenti simbolo della vita, scene di caccia, il ragazzo con attorno al capo i raggi del sole, ho visto su una pietra un animale identico a quelli della grotta di Altamira, scatto una foto ma si scarica la batteria, cerco un telefonino in prestito, torno indietro e in mezzo a tutti quei pietroni… non trovo più la pietra! Le iscrizioni più antiche sono anche le più belle, fatte con cura, eleganti e precise.

Al ritorno ho percorso il sentiero tutto a piedi. A parte i dieci minuti di una salita dove la guida dei cavalli ha voluto a tutti costi farmi salire a cavallo, perché riteneva che in un punto avrei avuto problemi con le scarpe che avevo…

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Nella pietraia a caccia di petroglifi.

Effettivamente ho fatto un’idiozia, sono andata in montagna con le scarpe da ginnastica, dopo aver passato la vita a criticare “gli scemi” che andavano in montagna con scarpe inadatte e poi cadevano o si ammazzavano rotolando giù dalle scarpate!

Ho attraversato il grande nevaio con le scarpe da ginnastica e come logica vuole ho rischiato di brutto di farlo tutto con il sedere, scivolavo da maledetti e non solo, raggiunta la terra era di quelle friabili che non teneva, e rischiavo continuamente di scivolare… un’idiozia, ma quando sono partita non avevo ben capito dove andavamo, pensavo fosse una passeggiatina… Accidenti alle lingue straniere! Era lo studio del percorso per l’ultimo trekking di preparazione prima di andare sulle cime del Pamir !

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Nei prati pieni di fiori blu oltre i 3000 metri.

Non ho avuto nessun problema a salire, mi hanno spiegato che salendo i cavalli in fila non possono che andare avanti, a scendere la questione cambia, bisogna saperli controllare con le redini. Cosa che non so fare. A salire non avevo nessun timore e il cavallo sentiva la mia sicurezza. A scendere, ho cambiato cavallo, sentivo che non era sicuro di se, o forse lui sentiva che non ero troppo tranquilla, anche perché pochi minuti prima avevo rischiato di scivolare sul nevaio.  Il sentiero era strettissimo, da un lato lo strapiombo di centinaia di metri, dall’altro il muro d’erba della montagna. Il cavallo ha fatto un movimento brusco con il corpo, io ero sbilanciata a sinistra verso la montagna, sono scivolata, potevo tenermi, ma nella frazione di secondo in cui è avvenuto il tutto, non ho capito bene cosa stava avvenendo e ho deciso che era meglio lasciarmi andare verso la montagna che cadere nello strapiombo, essendo strettissimo sono scivolata sotto il cavallo che mi ha scavalcato e … ho continuato a piedi!

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Petroglifi. Scena di caccia e serpente.

Intanto i kirghisi a cavallo che avevamo incontrato salendo avevano fatto un ottimo lavoro per chi sarebbe passato di lì dopo … due giorni, mentre per me con le scarpe scivolose, è stato faticoso, l’erba appena tagliata si agganciava ai piedi … ho fatto dei voli olimpionici!

Dopo quattro ore di discesa al torrente abbiamo trovato altri cavalieri ad attenderci per farci passare.

Dopo dieci minuti, il mio cavallo comincia a scalciare, infastidito dal cavallo che ci seguiva, forse erano stanchi e nervosi. L’ultimo pezzo l’ho fatto a piedi. Se voglio andare a cavallo devo imparare un po’ a conoscerli. I cavalli kirghisi sono molto quieti, ma comunque sono cavalli e un’idea di come si controllano è bene averla.

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Masha e la nostra guida dei cavalli.

Raggiunte le yurte abbiamo ripreso il fuori strada e raggiunto Kazarman per la cena. Stanche e contente abbiamo chiacchierato con altri escursionisti europei e poi a nanna. 

Il terzo giorno alle sei abbiamo fatto colazione e siamo partite in direzione di Naryn, poi Koch Kor, abbiamo fatto varie tappe per pranzare, vedere magazzini di prodotti locali, visitare guest house e dopo 16 ore abbiamo raggiunto Bishkek.

Io stanca e felice di aver fatto il mio primo vero trekking kirghiso.

 

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Afrosyob, la Samarcanda Sogdiana, la mitica Marakanda di Alessandro Magno; il complesso dei Mausolei Shihai-Zinda e il cimitero costruito sui resti dell’antica città.

L’altura di Afrosyob, la città sogdiana, costruita tra il 7° e il 5° secolo BC. a qualche centinaio di metri dalla Samarcanda ricostruita da Tamerlano tra il 1370 e l’inizio del ‘400, dopo che Gengis Khan nel 1220 l’aveva rasa al suolo, è uno dei luoghi che più mi hanno affascinato e fatto sorridere.

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La moschea Hazrat-Hizr del 7°sec., ma ricostruita sugli antichi ruderi nell’800.

Aveva un’estensione di tredici kmq, era una delle città più importanti sull’Antica Via della Seta e famosi erano i mercanti sogdiani.  Dalla madrasa di Bibi Khanoum, si vede in lontananza a sinistra la bella moschea di Hazrat-Hizr, alle sue spalle i resti della città sogdiana; di fronte la moschea, una strada che taglia di netto una collinetta, una parte dell’antica Afrosyob e sul lato destro della collinetta il cimitero.

Hanno tagliato in due parti l’antica città per far passare una strada… e su una parte dell’antica Samarcanda, abbandonata e ricostruita nella piana da Tamerlano che volle farne la capitale e perla del suo impero, sono secoli, che seppelliscono i morti. Mi è sembrato terribilmente ironico e una bella metafora della condizione umana. Per millenni città dei vivi ora è la città dei morti.

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Paesaggio. Qui inizia l’antica Afrosyob.

Se si va a destra, seguendo il muro del cimitero si arriva al bellissimo complesso di Shahi-Zinda, il cui significato è La tomba del re vivente, costruito nel XI-XII sec. attorno a quella che si crede la tomba del cugino di Maometto, Qusam ibn- Abbas, si dice abbia portato l’Islam in queste terre. Ci sono le tombe dei familiari di Timur e di Ulug-bek, di favoriti e notabili. E’ un luogo di pellegrinaggio per gli uzbeki, è necessario essere vestiti adeguatamente a un luogo religioso.

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Mausoleo a Shihai-Zinda.

Prendendo la strada che passa ai piedi della moschea Hazrat-Hizr, si arriva dopo qualche centinaio di metri al Museo di Afrosyob, all’interno gli oggetti rinvenuti nelle campagne di scavo. E’ interessante, in particolare un affresco trovato in un palazzo, con un colorato corteo di ambasciatori, una sposa su un cammello, anitre e altri animali. Uscendo sulla destra c’è uno dei passaggi per salire tra le colline in quello che resta della città sogdiana, tra i ruderi di terra grigia, muri con finestre appena accennate, colline, buchi dei tombaroli, greggi di pecore al pascolo, giovani pastori silenziosi che ti osservano, non si capisce se con curiosità o ostilità, mura di fortificazioni.

Si racconta che Alessandro Magno giunto nella città sogdiana nel 4°sec. B.C., disse che aveva sentito  molte cose sulla leggendaria Marakanda, e che in realtà era ancora più bella di come l’aveva immaginata. Qui durante un banchetto, ubriaco, uccise Clito uno dei suoi migliori generali. Clito difese dei generali macedoni sconfitti in una battaglia e gli gettò in viso una serie di verità scomode. Nei banchetti non si potevano portare armi ed era indegno anche per un Re uccidere qualcuno a un banchetto soprattutto chi come Clito gli aveva salvato la vita e con lui aveva legami di parentela. Alessandro era così addolorato per ciò che aveva fatto che tentò di suicidarsi.

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Ruderi dell’antica Marakanda.

Quando ho visitato Shihia-Zinda era una bella giornata di sole, mentre camminavo tra i mausolei ricoperti di maioliche turchesi e blu con stupendi disegni astratti di fiori, sento un profumo, mi ricorda che è ora di pranzo e ho una gran fame. Seguo il profumo, proviene da un edificio, penso forse c’è un caffè e posso pranzare, invece è una mensa dei dipendenti, non possono darmi nulla. Esco affamata, non voglio uscire dal complesso, altrimenti devo ripagare l’ingresso ed è costoso come un museo europeo… ho visitato solo una piccola parte, il sole picchia in testa feroce.

Dopo un po’ si avvicina un uomo, mi dice che ha sentito che volevo pranzare, se voglio mi accompagna dove fanno bene da mangiare. Dico Ok, ma deve essere economico. Non voglio farmi pelare solo perché sono straniera e soprattutto voglio rientrare a vedere i mausolei. Mi accompagna a circa 200 metri, di fronte, vicino alla stazione degli autobus, in un posto veramente orrendo. All’aperto ci sono dei brutti tavoli sgangherati, sotto il pavimento passa un canale, c’è un’apertura, si sente l’impetuoso rumore dell’acqua, penso, se non crolla il pavimento dissestato è perfetto, rinfresca l’aria! L’uomo che mi accompagna parla con il cuoco, mi dice che non devo dargli più di un tot. (circa 3 euro!). Lui ovviamente si prende una percentuale !

C’è in terra murato un grande pentolone e dentro cuoce il Plof, il migliore plof dell’Asia Centrale! Riso,carote, peperoni, uvetta, carne, un uova e non so’ che altro…. Squisito.

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Il miglior Plof dell’Asia Centrale.

Dopo pranzo finisco di vedere i mausolei di Shihia-Zinda, arrivo in cima al complesso, scavalco il muro, perché il cancello verso il cimitero moderno è chiuso. Mi affascina questo cimitero costruito su una città millenaria, giro un po’ tra le migliaia di tombe sotto il sole cocente, dopo un po’ vedo un uomo davanti a una tomba, ha un coltellaccio enorme in mano, lo guardo preoccupata… che intenzioni ha? Dopo qualche minuto da un sacco tira fuori… un gallo! E al gallo che si dibatte taglia la gola. Vedo uscire il sangue. Lentamente mi allontano senza perderlo di vista, mi chiedo se è matto e se rischio di fare la stessa fine del gallo!

Chissà cosa aveva da farsi perdonare dal morto che probabilmente gli tormentava il sonno?

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Sacrificio a Samarcanda.

Tempo dopo mi sono informata, non è nella religione mussulmana, ma esiste nelle tradizioni locali uzbeke e kirghise il costume di praticare riti e sacrifici di animali, per propiziarsi la buona sorte o il perdono, retaggio di religioni animistiche precedenti alla diffusione dell’islam.

Proseguendo il mio giro ho disturbato un cucciolo addormentato tra le tombe o visto un serpente e dei cespugli di capperi rigogliosi. Sulle pietre delle tombe erano impresse le foto dei defunti, mi sono stupita, gli uzbechi sono sunniti come i turchi e i kirghisi, pensavo non potessero rappresentare la figura umana.

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Cucciolo tra le tombe del cimitero moderno di Samarcanda,